La Sperimentazione Animale in Italia e in Europa: Politiche, Etica e la Voce dei Cittadini

La discussione sulla sperimentazione animale e sulla sua regolamentazione è un tema complesso, che intreccia considerazioni etiche, progressi scientifici, scelte politiche e la crescente sensibilità della società civile. La tutela degli animali ha subito un’evoluzione significativa attraverso i secoli, influenzata da sviluppi filosofici, scientifici e giuridici. Che la preoccupazione nei confronti del benessere degli animali sia profondamente cambiata nel corso del tempo è evidente.

Microscopio e animali da laboratorio

Il Quadro Normativo Italiano ed Europeo sulla Sperimentazione Animale

In Italia, la sperimentazione animale è regolata dal d.lgs.vo 26/14, attuativo della direttiva CE 63/2010. Questa normativa ha sostituito la precedente e ha introdotto un articolato sistema di controllo per chi intende porre in essere attività di sperimentazione animale nel rispetto di requisiti, limiti e condizioni stabiliti in ciascuna fase di utilizzazione degli animali. Il decreto suddetto definisce chiaramente i contorni entro cui tali pratiche possono essere condotte, cercando di bilanciare le esigenze della ricerca scientifica con la necessità di garantire il benessere degli animali.

Un aspetto fondamentale della legislazione italiana è il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza. La legge 12 ottobre 1993, n. 413, riconosce il diritto all’obiezione di coscienza ad ogni atto connesso con la sperimentazione animale ai cittadini che “nell’esercizio del diritto di libertà di pensiero, coscienza e religione, si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi”. Coloro che abbiano dichiarato la propria obiezione di coscienza non sono tenuti a prendere parte direttamente alle attività e agli interventi specificamente diretti alla sperimentazione animale. Questo principio etico riflette una crescente consapevolezza individuale e collettiva riguardo alle implicazioni morali dell'utilizzo degli animali nella ricerca.

All’interno delle istituzioni accademiche, come l’Ateneo di Pisa, in applicazione dell’art. 25 del decreto suddetto è operante l’Organismo Preposto al Benessere Animale (OPBA), un organo collegiale di nomina rettorale comprensivo dei ruoli previsti dalla legge. L'OPBA svolge un ruolo cruciale nel garantire il rispetto delle normative sul benessere animale, supervisionando le procedure e assicurando che vengano adottate le migliori pratiche per ridurre al minimo la sofferenza.

Tuttavia, il panorama normativo è in continua evoluzione e soggetto a dibattiti. I divieti sulla sperimentazione animale, in particolare per alcune aree, erano stati introdotti con il decreto legislativo 26/2104 in recepimento della direttiva 2010/63/UE sulla tutela degli animali utilizzati a fini scientifici. Recenti proposte legislative, come il decreto Milleproroghe, ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge entro il 1° marzo 2026, hanno sollevato preoccupazioni. La scelta di riportare l’Italia a una disciplina più permissiva rispetto a modelli animali di ricerca, specialmente nelle aree degli xenotrapianti e degli studi sulle sostanze d’abuso, rappresenta un arretramento per molte associazioni e cittadini.

Criticità Scientifiche e Inadeguatezza dei Modelli Animali

Le argomentazioni contro l'uso di animali nella sperimentazione non si basano unicamente su principi etici, ma anche su solide basi scientifiche che mettono in discussione l'efficacia e la pertinenza di certi modelli animali. Per esempio, gli xenotrapianti - ovvero il trapianto di organi da una specie all’altra, prevalentemente dal maiale all’uomo - vengono spesso presentati come una possibile risposta alla carenza di organi. Tuttavia, i tentativi di trapianto nell’uomo di organi animali, prevalentemente suini, hanno evidenziato criticità significative, tra cui rigetti frequenti e infezioni gravi, come afferma l’Osa, che sul tema ha pubblicato un approfondito position paper. Queste criticità suggeriscono che i benefici attesi potrebbero non giustificare i rischi e la sofferenza inflitta agli animali.

Analogamente, nel campo delle dipendenze, secondo l’associazione “l’utilizzo di modelli animali si è dimostrato inadeguato a rappresentare la complessità del fenomeno umano, che coinvolge dimensioni cognitive, psicologiche, relazionali e sociali non riproducibili in laboratorio”. La complessità del comportamento umano e delle sue patologie rende difficile la trasposizione dei risultati ottenuti da esperimenti su animali, evidenziando la necessità di metodi di ricerca più sofisticati e pertinenti all'uomo.

Un ulteriore elemento a supporto di queste critiche viene dalla recente ricerca sulla coscienza animale. Interviene nel dibattito anche la Lndc Animal Protection sottolineando che “nel 2024, centinaia di scienziati di diverse discipline, dalla neurologia alla biologia, dalle neuroscienze alla zoologia, dalla filosofia alla veterinaria, hanno sottoscritto la Dichiarazione di New York sulla Coscienza Animale per affermare, in maniera scientifica sulla base di dati e di ricerche, che gli esseri umani non sono gli unici animali ad avere una coscienza, ma che questo tratto, che sembrava distinguerci dagli altri animali, ci accomuna invece a tutti gli altri, vertebrati e non”. Questo riconoscimento scientifico della coscienza negli animali rafforza l'argomento etico contro la loro sofferenza in laboratorio. Milioni di animali ogni anno sono utilizzati nella ricerca e nella sperimentazione, per procedure che causano loro atroci sofferenze.

Grafico sui numeri di animali utilizzati in sperimentazione

L'Impegno Cruelty-Free dell'Unione Europea e le Sfide Attuali

L'Unione europea ha assunto un ruolo di leadership nell'eliminazione della sperimentazione animale in specifici settori. Da quasi venti anni l’Unione europea porta avanti il suo impegno cruelty-free, ottenuto grazie alle richieste di consumatori, organizzazioni animaliste e aziende del beauty. Questo impegno si è concretizzato in tappe significative: nel 2004 ha vietato i test sugli animali per i prodotti di bellezza, nel 2009 quelli per gli ingredienti dei cosmetici e, infine, nel 2013 la vendita di prodotti di cosmetica testati sugli animali. L’approccio dell’Ue è così diventato il modello da seguire, l’esempio per l’ottenimento di un cambiamento normativo nei Paesi di tutto il mondo.

Nonostante questi progressi, l'impegno cruelty-free dell'UE è attualmente sotto minaccia. L’Agenzia europea delle Sostanze chimiche (Echa) ha infatti iniziato a richiedere nuovi test che sono in contrasto con i divieti in vigore e ostacolano l’ulteriore progresso per il quale il Parlamento europeo si sta coraggiosamente spendendo dal 2018: un divieto globale di tutti i test cosmetici sugli animali entro il 2023. Oltretutto, questi test sono fatti per sostanze e ingredienti che vengono usati dai consumatori e manipolati dai produttori in modo sicuro da moltissimi anni. Non sono quindi solamente crudeli, ma anche inutili di fronte a metodi alternativi già in uso da decenni che permettono di ottenere i dati sulla sicurezza richiesti, risultando altresì molto più rilevanti per l’essere umano.

La popolazione europea ha reso chiaro qual è il compito della Commissione: cambiare in maniera inequivocabile rotta sulla sperimentazione e nella ricerca. La Commissione deve quindi presentare proposte legislative concrete per eliminare gradualmente gli esperimenti sugli animali e la sofferenza che provocano. Una sofferenza di cui si è fatto portavoce anche Ralph, il coniglio animato del pluripremiato cortometraggio “Save Ralph” realizzato da Humane Society International per accendere i riflettori sulla condizione di tutti gli animali nei laboratori tossicologici.

Salva Ralph - Un cortometraggio con Taika Waititi

La Mobilitazione dei Cittadini e delle Organizzazioni

Di fronte a queste sfide, la mobilitazione della società civile è diventata un fattore determinante. Le associazioni impegnate nella tutela degli animali e nella promozione di una scienza più avanzata annunciano battaglia: emendamenti, campagne di sensibilizzazione e mobilitazione dell’opinione pubblica. Ció che é certo peró é che dal 2004 l’Unione Europea ha bannato la sperimentazione animale per prodotti cosmetici e qualche anno dopo anche la loro circolazione nel mercato comunitario. Recentemente però, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) avrebbe chiesto di modificare la normativa che regola tale divieto per poter ottenere il via libera alla sperimentazione di ingredienti di uso cosmetico su animali come topi e conigli. L’iniziativa ha scatenato la reazione di migliaia di cittadini europei, organizzazioni per la tutela dei diritti degli animali capitanate da PETA e numerosi brand cruelty-free, tra cui Dove e The Body Shop.

In poco tempo oltre 120 mila cittadini europei hanno firmato la petizione online lanciata da PETA sul portale dell’Unione Europea per fermare la sperimentazione animale e le modifiche alla normativa vigente a tutela degli animali. L’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) è un meccanismo di democrazia partecipativa, consolidato e rispettato, introdotta dal trattato di Lisbona nel 2007 per facilitare la partecipazione dei cittadini dell’Ue all’elaborazione delle politiche europee. La Commissione europea è tenuta a rispondere entro sei mesi se le firme raccolte e validate superano quota un milione. L’iniziativa “Per un’Europa senza test sugli animali” si prefigge di mobilitare almeno un milione di cittadini europei entro il 31 agosto 2022 e lanciare cosí un messaggio forte alle autorità comunitarie. Gli organizzatori dell’iniziativa hanno ora tre mesi per presentare le firme alle autorità competenti degli Stati membri per la convalida, prima di poterla sottoporre alla Commissione europea e al Parlamento europeo. Ad oggi, solo sei Iniziative dei cittadini europei su un totale di novanta registrate hanno superato con successo questo requisito; altre quattro sono attualmente in fase di convalida.

Attraverso la petizione i consumatori europei chiedendo infatti alla Commissione di mantenere il divieto totale precedentemente imposto, trasformare la normativa europea in materia di sostanze chimiche e modernizzare la ricerca scientifica con l’obiettivo di eliminare gradualmente tutti i test sugli animali nell’UE prima della fine dell’attuale mandato. Al momento oltre l’80% delle migliaia di firme raccolte proviene dalla Finlandia, seguita da Olanda, Polonia, Germania e Svezia. Alla petizione cittadina si aggiunge anche la lettera di PETA e centinaia di brand cruelty-free indirizzata al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione europei in cui si criticano le autorità comunitarie per aver infranto il divieto imposto dal Regolamento sui Cosmetici e aggirato la normativa vigente in materia di sperimentazione animale. Secondo i firmatari inoltre, l’approccio dell’ECHA e della Commissione Europea sarebbero in netto contrasto con l’appello del Parlamento Europeo alla comunità internazionale. E avrebbero conseguenze sui cittadini che vogliono astenersi dall’acquisto di prodotti non cruelty-free.

Nel 2018 infatti, il Parlamento Europeo aveva avviato un’iniziativa diplomatica per chiedere alla comunità internazionale non solo il divieto globale di sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali entro il 2023, ma anche la creazione di un’apposita convenzione internazionale nel quadro delle Nazioni Unite. La risoluzione legislativa era stata approvata in parlamento con 620 voti favorevoli, 14 contrari e 18 astensioni. Già allora un sondaggio realizzato da Eurobarometer in 28 Paesi europei aveva evidenziato che per il 90% dei cittadini europei sarebbe stato importante stabilire degli standard mondiali in materia di benessere e di tutela degli animali. L’analisi rivelava inoltre che l’89% dei cittadini riteneva necessaria una maggiore azione di sensibilizzazione da parte dell’UE su questi temi. Come si legge in una nota stampa della Commissione Europea alla vigilia del divieto totale di sperimentazione dei cosmetici sugli animali, tra il 2007 e il 2011 l’EU aveva già stanziato circa 238 milioni per “sostenere la ricerca e l’innovazione in questo settore promovendo allo stesso tempo il benessere degli animali in tutto il mondo”. In una recente indagine condotta dall’organizzazione benefica FRAME con l’intento di mappare gli atteggiamenti e la percezione pubblica sul tema si evince inoltre che oltre l’80% dei cittadini europei non comprerebbe prodotti per la cura della persona e della casa se sapesse che questi sono stati testati sugli animali.

Le Scelte del Consumatore e l'Importanza delle Certificazioni

Nonostante il divieto europeo per i cosmetici, i risultati incoraggianti dei sondaggi ai cittadini e i fondi europei stanziati per la ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione animale, sono ancora moltissimi i brand che continuano a testare i loro prodotti cosmetici sugli animali all’estero per poi popolare gli scaffali dei negozi e delle profumerie di tutta l’UE. È importante ricordare che il divieto non include tutti i prodotti per la pulizia della casa e molti altri di uso quotidiano. Oltre ai farmaci, anche prodotti chimici, detersivi, pesticidi, additivi devono essere per legge testati sugli animali prima di essere commercializzati. I test prevedono che l’animale venga forzato ad ingerire o respirare la sostanza fino all’avvelenamento e alla morte o che se ne sperimentino gli effetti sugli occhi o sulla pelle nuda. Ogni anno a causa di questi esperimenti trovano una morte orribile milioni di animali di tutte le specie.

Etichette e simboli cruelty-free

Le nostre scelte quotidiane sono importanti per promuovere un futuro senza crudeltà. Per fare luce sulle tante ombre che avvolgono la vicenda normativa e che toccano da vicino molti dei più noti marchi attualmente in commercio, PETA e altre organizzazioni per la tutela dei diritti degli animali hanno iniziato a rendere pubblici i risultati delle loro inchieste. Il programma “Global beauty without bunnies”, ad esempio, mette a disposizione del consumatore un database di brand del mondo della cosmesi e non solo, permettendogli cosí di individuare i marchi cruelty-free e distinguerli da quelli che praticano test sugli animali. Lista aggiornata al 2021.

Ci sono aziende italiane ed europee che hanno deciso di aderire ad uno standard Cruelty Free e non testano i propri prodotti finiti e nemmeno gli ingredienti (utilizzando esclusivamente ingredienti in commercio da lunghi anni, parte di una lista dichiarata sicura già nel 1976 e quindi non più oggetto di sperimentazione). Si tratta delle famose POSITIVE LIST.

È fondamentale imparare a leggere criticamente le etichette per evitare inganni. Per esempio, la dicitura "Prodotto finito non testato su animali" significa che gli ingredienti con cui è composto il prodotto possono però essere stati testati su animali. "Prodotto non testato su animali" equivale alla scritta sopra, non dà nessuna informazione specifica, il prodotto è l’insieme dei vari componenti, che se di nuova formulazione sono stati testati. "Testato clinicamente" significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma potrebbe essere stato testato anche sugli animali (o potrebbero esserlo stati gli ingredienti). Infine, "Testato dermatologicamente" significa che il prodotto (o gli ingredienti) è stato testato sulla pelle, ma non specifica se di uomini o animali.

Le ditte indicate nelle liste positive non testano il prodotto finito, non commissionano test su prodotto finito e ingredienti, e non usano ingredienti testati dai produttori. Nella lista segnaliamo inoltre la presenza o meno di prodotti di origine animale (grassi animali, olii animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d’api). Questa lista comprende tutti i prodotti che sono facilmente reperibili in Italia, nei negozi oppure on line, aderenti al programma Leaping Bunny (controllati in Italia da ICEA-LAV), PETA e Naturewatch.

Le certificazioni giocano un ruolo chiave nel garantire l'affidabilità delle dichiarazioni cruelty-free:

  • Lo standard Leaping Bunny garantisce l’indicazione della data oltre la quale non sono più stati prodotti, commissionati, acquistati e utilizzati prodotti e singoli ingredienti testati su animali. Assicura l’assenza di test su animali per il prodotto o sui singoli ingredienti in ogni parte del mondo, e un sistema di monitoraggio continuo sull’azienda e sui loro fornitori almeno ogni 12 mesi, attraverso controlli indipendenti regolari, per garantire che sia mantenuto il rispetto degli standard. ICEA opera come ente di controllo per conto di LAV, unico membro italiano che, insieme ad altre associazioni europee, ha condiviso i criteri per la certificazione Leaping Bunny. I prodotti certificati da ICEA-LAV garantiscono una politica aziendale crueltyfree, applicata a tutti i propri cosmetici o detergenti sia per il prodotto finito che sui singoli ingredienti. Garantiscono inoltre l’assenza di materie prime derivanti da parti di animali vivi, macellati o derivate dalla loro soppressione e sofferenza, e un impegno nel disincentivare la sperimentazione animale sugli ingredienti, selezionandoli secondo specifici criteri.
  • La certificazione PETA, con il Global Beauty Without Bunnies program, garantisce che il marchio non conduce, non commissiona, non finanzia e non consente test su animali in nessuna fase dello sviluppo, sia per i singoli ingredienti che in merito al prodotto finale dal momento della firma dell’accordo con PETA. Le aziende devono accertarsi che neanche i loro fornitori conducano, commissionino o consentano i test. PETA utilizza due certificazioni differenti sui propri prodotti, il coniglietto “crueltyfree” e quello con la dicitura “crueltyfree and vegan”, indicando con l’ultimo i cosmetici e detergenti senza alcun ingrediente di origine animale.
  • La certificazione Naturewatch garantisce che i produttori hanno fissato una data oltre la quale non sono più stati effettuati test sugli animali. Inoltre, i marchi non sono di proprietà di altre società o non fanno parte di società controllate che effettuano test su animali. E i prodotti non vengono esportati per la vendita in Cina, dove i test sugli animali sono richiesti dalla legge.

Questa è solo una guida e non raccoglie la totalità dei prodotti non testati su animali. Ci sono anche tanti altri produttori che non effettuano test su animali, ma che sono privi di certificazione. Se hai dubbi su un prodotto, contatta la casa produttrice chiedendo informazioni in merito ai test.

Per coloro che cercano un orientamento, si propone qui una selezione di marchi e prodotti per l'igiene e la cura della persona, certificati cruelty-free:

Prodotti Cruelty-Free Certificati:100% PURE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIABICÌ KIDS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOADESSA - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIAESOP - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOAKAMUTI - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIALKEMIE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIALKEMILLA - Certificazione ICEA-LAV e PETA, ingredienti animali: SIALLEGRO NATURA - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NOALTER/NATIVE (Suma) - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIAMLY BOTANICALS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIANASTASIA BEVERLY HILLS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIAPPLE&BEARS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIARGITAL - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIAVRIL - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIBAKEL - Certificazione ICEA-LAV e PETA, ingredienti animali: NOBALM BALM - Certificazione Leaping Bunny e Naturewatch, ingredienti animali: SIBAREFACED BEAUTY - Certificazione Leaping Bunny e Naturewatch, ingredienti animali: NOBAREMINERALS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIBARRY M - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIBAYLIS & HARDING - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOBEAUTY WITHOUT CRUELTY - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOBELLA’ PIERRE - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIBIOFFICINA TOSCANA - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIBIORGANICS (prodotti per parrucchieri) - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOBENTLEY ORGANIC - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIBLINC - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIBLOOM NATURALS - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIBOMB COSMETICS - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOBOTTEGA VERDE - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIBULL DOG SKINCARE FOR MAN - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOBYBI BEAUTY - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOCEBRA ETHICAL SKINCARE - Certificazione NatureWatch, ingredienti animali: NOCOLORISI - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOCELEB LUXURY - Certificazione PETA, ingredienti animali: NODELIBEL (MGA) - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: non notoDERBE - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NODIVA INTERNATIONAL - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NODOVE (Unilever) - Certificazione PETA, ingredienti animali: non notoDR. BOTANICALS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NODR. PAWPAW - Certificazione PETA, ingredienti animali: NODR. TAFFI - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIEARTHLY BODY - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOEARTHNICITY MINERALS - Certificazione Peta, ingredienti animali NOELLIS FAAS - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOEMBLA’ - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOESSENCE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIFAITH IN NATURE - Certificazione Leaping Bunny e NatureWatch, ingredienti animali: NOFANTASTIKA - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOFARRYN AMBER - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOFLORA - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIFRAGILE COSMETICS - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NOFRANCES PRESCOTT - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIFRENCH GIRL - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOFRIENDLY ORGANIC (anche per bambini) - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOGARNIER - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIGLOSSWORKS (smalti per unghie) - Certificazione NatureWatch, ingredienti animali: NOGREEN PEOPLE, Certificazione NatureWatch, ingredienti animali: NOHELAN - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIHERBAL ESSENCES - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIHONESTY COSMETICS - Certificazione Leaping Bunny e NatureWatch ingredienti animali: NOI PROVENZALI (Saponificio Gianasso) - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NoINLIGHT BEAUTY - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIINSIUM - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOIPRO (NaturErb) - Certificazione ICEA - LAV, ingredienti animali: NOISLA APOTHECARY- Certificazione PETA, ingredienti animali: NOIT COSMETICS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIJ BEVERLY HILLS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIJASON NATURAL COSMETIC - Certificazione ICEA-LAV e Leaping Bunny, ingredienti animali: SIKESTER BLACK (smalti per unghie) - Certificazione Leaping Bunny e NatureWatch, ingredienti animali: NOKING OF SHAVES - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOKAT VON D BEAUTY - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOKEYS SOULCARE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIKOSMOLIFE - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOKSONI - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOL’ERBOLARIO - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SILABORATOIRE INNOV’EFFETS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOLADY GREEN (LYSEA), Certificazione PETA, ingredienti animali: SILAMAZUNA - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOLEFAY - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NOLIGHT MOUNTAIN NATURAL HAIR COLOR - Certificazione NatureWatch, ingredienti animali: NOLIQUID FLORA - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SILILY LOLO - Certificazione ICEA-LAV e PETA ingredienti animali: SILIME CRIME - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOLITTLE BUTTERFLY LONDON (anche per bambini) - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SILIZ EARLE - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SILONDON COPYRIGHT COSMETICS - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SILOTTIE LONDON - Certificazione PETA, ingredienti animali: SILUSH - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIMAMA MIO - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIMARC JACOBS BEAUTY - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIMARIA NILA - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOMARTINA GEBHARDT, Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIMAVALA - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIMENDITTOROSA PROFUMI ARTISTICI - Certificazione ICEA-LAV e Leaping Bunny, ingredienti animali: SIMESAURA MILANO - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIMINERALISSIMA - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOMO NAILS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOMODERE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIMOLTON BROWN LONDON - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIMONTAGNE JEUNESSE (7th heaven) - Certificazione Leaping Bunny, PETA, ingredienti animali: SIMULONDON - Certificazione PETA e Leaping Bunny, ingredienti animali: NONABLA COSMETICS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SINAKIN - Certificazione Leaping Bunny e Naturewatch, ingredienti animali: SINATURKOSMETIK - Certificazione Leaping Bunny, Ingredienti animali: SINEEDCRYSTALS (JMB Products), certificazione PETA, ingredienti animali: NONAISSANCE- Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SINOURISH LONDON - Certificazione Leaping Bunny e Naturewatch, ingredienti animali: NOODACITÉ - Certificazione PETA, disponibile online, ingredienti animali: SIODYLIQUE - Certificazione PETA e NatureWatch, ingredienti animali: SI (unico ingrediente: cera d’api)ONIRICA COSMETICS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIORGANIC WAY - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIPAI SKINCARE - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOPASTICCERIA DA BAGNO (La Cosmetica) - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIPAULA’S CHOICE - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SIPURE CHIMP - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOPURO BIO - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOPRIMARK - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIPRIMAVERA (Flora) - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SIPULPE DE VIE (Bio Provence) - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIQUALIKOS CONTEMPORARY LAB - Certificazione Leaping Bunny , ingredienti animali: SIRINGANA - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOROKAI ALL NATURAL SUNSCREEN - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SISAACH ORGANICS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SISALT OF THE EARTH, Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOSANCTUARY PRODUCTS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOSANTAVERDE, certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOSAPONE VERDE BIO (NaturErb) - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: SISAPONIFICIO GIANASSO - Certificazione ICEA-LAV, ingredienti animali: NOSAVONNERIE DE BORMES - Certificazione PETA, ingredienti animali: SISECRETS DES FÉEES (Laboratoire Innov’effets) - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOSKIN&CO - Certificazione PETA, ingredienti animali: SISMITH ENGLAND - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: SISUNSILK (Unilever) - Certificazione PETA, ingredienti animali: SITHE BODY SHOP - Certificazione ICEA-LAV e NatureWatch, ingredienti animali: SITHE ORDINARY (Deciem) - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOTOO FACED COSMETICS (Estee Laurder): certificazione PETA, ingredienti animali: SITOPSHOP - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SITREACLEMOON - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SITRILOGY - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: SIURBAN DECAY - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIVANTA - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOVEGAN FOX - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOVICHY (L’Oreal) - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIVILLAGE COSMETICS - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOWELEDA - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOWET N WILD - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIWHAT’S UP BEAUTY - Certificazione PETA, ingredienti animali: NOWILD NORDIC - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NOYES TO - Certificazione Leaping Bunny e PETA, ingredienti animali: NOYOU ARE THE PRINCESS - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIYOUNIQUE - Certificazione PETA, ingredienti animali: SIZARU - Certificazione Naturewatch, ingredienti animali: NOZUIJI - Certificazione Leaping Bunny, ingredienti animali: NO

Invitiamo però a seguire ancora i consigli della Positive List per non finanziare multinazionali che hanno dovuto adeguare parte della loro produzione per il mercato europeo ma continuano a finanziare test su animali in altri paesi del mondo o che sono coinvolte nella sperimentazione animale in altri settori.

Le Radici Storiche e Filosofiche della Sensibilità al Benessere Animale

La crescente opposizione alla sperimentazione animale non è un fenomeno recente, ma affonda le sue radici in un percorso storico e filosofico di lunga data. Almeno in parte, alcune ragioni di questo cambiamento possono essere intuitive. Per esempio, soprattutto nei paesi a più alto reddito, dipendiamo molto meno dagli animali: non è il gatto a proteggere gli alimenti dai topi perché ci pensano i ratticidi, per la guardia un antifurto può prendere il posto del cane, lo spostamento in automobile è più efficiente di quello a cavallo eccetera. Ma anche le scoperte scientifiche hanno dato (e danno sempre di più) un notevole contributo a questa aumentata sensibilità per il benessere animale, evidenziando come anche specie di animali non umani mostrino comportamenti altruistici, forme di senso di giustizia, capacità di usare gli strumenti e via via varie abilità cognitive ed emotive che evidenziano più le vicinanze che le distanze tra noi umani e gli altri animali. Non ultima la capacità di provare emozioni, compresi dolore e sofferenza.

Ritratto di Jeremy Bentham

Dal punto di vista filosofico, quella dello status degli animali è una questione antica. Nel mondo occidentale è presente fin dalle origini della filosofia stessa: per esempio, già i pensatori della scuola pitagorica, o trattati di Plutarco, per citare i più famosi, sostenevano un’alimentazione vegetariana. Di fatto, gli animali hanno accompagnato tutto il pensiero filosofico in modo continuo - anche se molto spesso incentrandosi sulle differenze tra la nostra e le altre specie. Una visione molto nota (ma oggi del tutto smentita dalle conoscenze scientifiche) fu quella di Cartesio che, nella sua divisione del mondo tra res cogitans e res extensa, poneva gli animali non umani esclusivamente in quest’ultima realtà: inconsapevole e priva di sensibilità; sostanzialmente, macchine che rispondevano agli stimoli esterni. La mente, cioè la res cogitans, sarebbe stata prerogativa esclusiva degli esseri umani.

Nonostante questa presenza continua degli animali nel pensiero filosofico, però, è solo negli ultimi due secoli e mezzo circa che si stabiliscono le basi di quella che è la sensibilità (sociale, ma anche politica e legislativa) che conosciamo oggi. Due sono gli aspetti principali del cambiamento. La prima è una trasformazione culturale del sentire, ma anche nella filosofia, che, a partire dal XVIII secolo, inizia a riconoscere il valore morale del piacere e della felicità, e il disvalore del dolore e della sofferenza. È l’epoca di Jeremy Bentham, uno dei primi e più noti esponenti della corrente filosofica dell’utilitarismo - ma anche dei diritti degli animali: «La domanda non è: possono ragionare? E nemmeno: possono parlare? Ma piuttosto: possono soffrire?», scriveva il filosofo nel 1789. Pur senza per questo porsi contro ogni forma di uso degli animali, la filosofia di Bentham è in qualche modo fra le idee che hanno ispirato i primi movimenti protezionisti, nati nel XIX secolo. È infatti nel 1824 che viene fondata la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA) in Inghilterra, la prima organizzazione per la protezione degli animali al mondo e tutt’ora in attività.

Ma quel percorso di sensibilità crescente non è solo filosofico. Ha, invece, anche un importante contributo scientifico nella teoria dell’evoluzione di Darwin, nella metà dell’’800. La rivoluzione scientifica del darwinismo tolse ogni plausibilità alla possibilità di separare gli esseri umani dagli animali. E gli appunti nei suoi taccuini indicano come già lo stesso Darwin fosse consapevole delle conseguenze morali e politiche che la sua teoria avrebbe potuto avere. La teoria di Darwin non è quindi un motore solo scientifico; in effetti, penetra anche nel pensiero filosofico più recente.

In particolare, nella seconda metà del XX secolo nasce il concetto di antispecismo, cioè il rifiuto della discriminazione in base alla specie. Dopo Darwin, hanno iniziato a sostenere alcuni filosofi a partire dagli anni Settanta, l’appartenenza di specie non poteva essere un criterio valido per la discriminazione e le diseguaglianze. È un concetto fondamentale, perché porta definitivamente la questione animale nel terreno della politica e dà l’avvio all’animalismo come lo conosciamo oggi. Gradualmente, il mutamento di prospettiva nei confronti degli animali ha fatto sempre più passi avanti nella società. Il cambiamento di prospettiva, motivato anche dalle conoscenze scientifiche, che vediamo e viviamo nei confronti degli animali è un processo di lunga data, ma non certo terminato. È ancora in corso e non possiamo sapere cosa implicherà a livello sociale e politico. Di certo ci ha portati ad avviare un processo di "de-reificazione" delle altre specie, ovvero di non considerarli semplici cose a nostra disposizione, essendo esseri senzienti. Se ciò non significa certo mettere in pratica una forma di antispecismo forte e non implica il garantire loro i nostri stessi diritti fondamentali, pur tuttavia implica il riconoscere la necessità di assicurarne il benessere, conclude Pollo. Questo percorso continuo evidenzia come la questione della sperimentazione animale sia un campo dinamico, in cui la politica, la scienza e l'etica sono in costante dialogo per ridefinire il rapporto dell'umanità con gli altri esseri viventi.

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