La musica rappresenta una delle espressioni umane più profonde e complesse, capace di agire non solo come forma di intrattenimento, ma come un vero e proprio linguaggio evolutivo. L’approccio alla musica durante la prima infanzia non è mai un atto precoce, poiché l’attitudine musicale è un potenziale innato in ognuno di noi, che richiede però stimoli adeguati per trasformarsi in competenza e consapevolezza.

Le basi neuroscientifiche dell'apprendimento musicale
Uno studio di Gottfried Schlaug ha dimostrato, attraverso la neuroimaging, che la dimensione delle aree cerebrali devolute all’analisi uditiva e alla programmazione motoria si ingrandiscono in bambini che apprendono la musica. Ciò che di fatto è stato dimostrato è che l’esposizione alla musica o alla pratica musicale, iniziata in tenera età e condotta per un tempo significativo, porta a modificazioni nella struttura cerebrale proprio in forza della plasticità cerebrale.
Si è inoltre scoperto che la musica contribuisce a migliorare la costruzione del complesso sistema neuronale a livello cerebrale e aiuta il bambino a delineare la propria identità, a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, a conoscere e a controllare i propri stati emotivi. Attraverso questo processo, il bambino riesce a costruire più facilmente relazioni emotive significative con gli altri bambini e con gli adulti, ad accrescere la motivazione all’impegno scolastico e a prevenire disturbi a livello di coordinamento motorio, di padronanza dello schema corporeo e disturbi del linguaggio sia scritto che orale. Non da ultimo, la pratica musicale aiuta moltissimo a esercitare e potenziare la memoria, influenzando positivamente lo sviluppo cognitivo e socio-affettivo del bambino.
La vita prenatale: il primo contatto con il suono
Non dobbiamo poi assolutamente dimenticare che l’apparato uditivo è il primo organo sensoriale a formarsi; infatti, il padiglione auricolare compare già alla quarta settimana di gestazione e, a metà del quarto mese, la coclea, preposta alla sintesi delle altezze dei suoni, è già operativa. Il feto è dunque sensibile alla prosodia della lingua nonché al contorno melodico dei brani musicali. Siamo poi pressoché certi del fatto che il feto riconosca il ritmo e l’intonazione della voce materna. Questo significa che, alla nascita, l’orecchio è pronto a percepire qualsiasi tipo di suono, avendo iniziato a farlo già nel corso della vita intrauterina. Del resto, il linguaggio stesso si presenta come ritmo e come melodia e il parlare ha comunque una sua musicalità.
È sufficiente osservare un bimbo piccolo che, impadronitosi del cucchiaio, inizia a batterlo sul tavolo scoprendo come questo gesto provochi un suono e come il suono provochi godimento in lui, per comprendere che i servizi per l’infanzia, le scuole e le biblioteche dovrebbero offrire la possibilità di produrre, ascoltare e godere dei suoni e della musica.
La metodologia Musica in Culla®: tra teoria e prassi
La metodologia Musica in Culla®, nata dalle ricerche di Edwin E. Gordon sulla Music Learning Theory, non si riferisce a un vero e proprio "metodo" rigido, ma a una teoria dell’apprendimento applicata alla didattica musicale, rivolta ai bambini da 0 a 9 anni. La metodologia si basa sul presupposto che la musica sia una forma di comunicazione, un linguaggio e non una semplice forma di intrattenimento, che può essere appreso attraverso gli stessi meccanismi con cui un bambino impara a parlare.
Il progetto, la cui associazione internazionale è stata fondata a Roma presso la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, si fonda su tre pilastri:
- Educazione: l'obiettivo non è l'intrattenimento, ma lo sviluppo di una competenza.
- Accoglienza: ogni bambino è unico, con il suo carattere, le sue preferenze e le sue peculiarità.
- Relazione: lo strumento principale attraverso cui si educa, si ascolta e si accoglie.

Lo sviluppo dell'Audiation
Il cuore pulsante dell’apprendimento secondo la Music Learning Theory è l’Audiation. L'obiettivo non è che il bambino impari una musica, ma che si appropri di un linguaggio con il quale essere autonomo e creativo nell'esprimersi, attraverso la voce e il corpo, come un vero e proprio compositore. L'apprendimento avverrà secondo stadi e fasi, portando il bambino a passare dall'assorbimento all'imitazione, fino all'assimilazione.
Il bambino apprende il linguaggio musicale nella spontaneità e attraverso la relazione. Negli incontri, i bimbi sono accompagnati dalla propria educatrice di riferimento o dal genitore in una stanza libera, accogliente e abbastanza ampia, isolata dai suoni e dove è possibile sperimentare il silenzio. La musica che viene eseguita non ha lo scopo di essere solo semplice perché il bambino possa ripeterla: così come nell'apprendimento del linguaggio verbale, la comprensione del bambino è più alta della sua produzione e per questo la musica può essere complessa e varia. È necessario che lo sia per stimolare la capacità discriminatoria.
Il ruolo degli operatori e i contesti educativi
La sensibilizzazione nei confronti della musica si attua grazie agli operatori che si occupano di prima infanzia come bibliotecari, educatori, musicisti, pediatri e ostetriche. Contesti come l’asilo nido comunale e la biblioteca possono divenire luoghi privilegiati. La biblioteca, pur essendo il luogo del silenzio e della concentrazione, può trasformarsi in un palcoscenico naturale per concerti specificamente rivolti alle diverse fasce di età, all’eterogeneità dei gusti musicali e al territorio.
Il nido, dal canto suo, può attrezzarsi per creare una zona musicale e aprire le porte a chiunque abbia desiderio di suonare per i bambini. Perché suonare per i bambini? Perché è il modo migliore per formare i più piccoli a un contatto veramente positivo con la musica, offrendo il massimo coinvolgimento trasmesso nell’ascolto di musica dal vivo. In un mondo sempre più virtuale, è necessario che i più piccoli abbiano l’opportunità di coltivare una relazione con la concretezza materica dell’arte.
L'importanza della presenza e della varietà musicale
Per suonare davanti ai bambini non serve essere grandi virtuosi, ma conoscere la musica, amarla e saper trasmettere l'amore che si prova. Musica in Culla® si avvale spesso di due educatori musicali compresenti, una scelta di qualità educativa: i bambini hanno così due figure con cui relazionarsi e dialogare musicalmente. L'adulto non è altro che esempio e guida, una "guida informale" che non richiede prestazioni ma offre stimoli.
Spesso, il panorama degli stimoli musicali negli ambienti frequentati dai bambini è povero di varietà: la maggior parte delle canzoncine e ninne nanne sono nella stessa tonalità (maggiore) e nello stesso metro (binario). Questo impedisce al bambino di apprendere dalle differenze. Tanti più stimoli diversi avrà l'opportunità di vivere - musica classica, jazz, blues, etnica - tanto più affinerà la sua capacità discriminatoria.
Musica e quotidianità: consigli per i genitori
Molti genitori chiedono come poter diventare più musicali a casa. Come disse Gordon, ognuno di noi nasce con l’attitudine musicale ma dipende dall’ambiente esterno mantenerla o perderla pian piano. Spesso i bambini cantano per la maggior parte della giornata; basterebbe ripetere quello che stanno cantando oppure inventare una canzone simile in risposta per vederli illuminarsi, confermandoli nella loro musicalità.
Non è necessario cantare solo canzoni per bambini, ma anche condividere la musica che piace ai genitori. Ballare, muoversi e giocare con il suono, estraendo i brani dalle creazioni improvvisate dai bambini stessi, permette di trasformare ogni momento in un’esperienza globale che attiva corpo, mente ed emozioni. Anche se, successivamente, la competenza musicale non sarà coltivata a livello professionale, avvicinarsi con queste modalità alla musica aiuterà a sviluppare capacità cognitive, emotive e relazionali che perdureranno lungo tutta l’esistenza.

La musica nel nido e in casa, dunque, non è mai una "iper-stimolazione". È, al contrario, lo sfruttamento del periodo migliore e unico affinché l’apprendimento del linguaggio musicale avvenga in modo spontaneo, naturale e profondamente connesso alla vita relazionale di ogni essere umano.