Il Ruolo del Microbiota Intestinale nella Salute Riproduttiva e le Implicazioni per la Procreazione

L’infertilità è una mancanza che non si misura soltanto nei numeri, nei mesi, nelle analisi. È una distanza che si avverte, anche quando nessuno la nomina. Riguarda ciò che non accade, ma che si desidera. Talvolta si insinua in silenzio, senza allarmi visibili, mentre altre volte si manifesta come un accumulo di attese disattese, o come la fatica di percorsi che sembrano sempre ricominciare da capo. In questo paesaggio intimo e complesso, la medicina ha il compito - e la responsabilità - di cercare risposte che non siano semplicemente protocollari. Ed è in questa direzione che, negli ultimi anni, la ricerca ha iniziato a osservare prospettive nuove, legami prima trascurati e sistemi di connessione che fino a poco tempo fa non erano nemmeno contemplati.

Sul piano clinico, si parla di infertilità quando una coppia non riesce a concepire dopo dodici mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti. Tuttavia, questa definizione, per quanto utile, non basta a raccontare la complessità delle vite coinvolte. L’infertilità maschile e quella femminile percorrono strade diverse, radicate in biologie distinte, ma spesso convergenti nel dolore che generano. Eppure, i numeri non sempre raccontano tutto, e le diagnosi, per quanto accurate, non bastano quando restano isolate. È per questo che la medicina della fertilità sta cominciando a riconoscere il valore di una visione più ampia: non una semplice sommatoria di organi e funzioni, ma un intreccio di sistemi, segnali e interazioni. Il tempo, in medicina riproduttiva, non è mai neutro. Quando una coppia cerca una gravidanza da oltre un anno senza successo - o da più di sei mesi, nel caso in cui la donna abbia superato i trentacinque anni - è il momento di approfondire la situazione.

Comprendere l'Infertilità: Segnali, Cause e Diagnosi Tradizionale

L’infertilità, sia maschile che femminile, può presentarsi con modalità differenti e avere origini diverse. Una corretta identificazione dei segnali e un percorso diagnostico approfondito sono passaggi fondamentali per affrontare la problematica.

L'Infertilità Maschile: Spesso Silenziosa, ma con Indizi Preziossissimi

Nella maggior parte dei casi, l’infertilità maschile si sviluppa senza segnali evidenti. Accade spesso che venga rilevata solo quando, dopo numerosi tentativi, il concepimento non si verifica. Tuttavia, ci sono situazioni in cui alcuni sintomi possono offrire indizi importanti, che non devono essere trascurati. Tra questi, si possono annoverare alterazioni della libido, problematiche erettili, dolore scrotale, variazioni del volume testicolare e infezioni urogenitali ricorrenti. È cruciale prestare attenzione a questi segnali, poiché quando si interviene in fase avanzata, molte delle risorse terapeutiche disponibili potrebbero essere già compromesse o meno efficaci. La tempestività nella diagnosi e nell'intervento può fare una differenza significativa nel percorso di cura.

Segnali di infertilità maschile

L'Infertilità Femminile: Segnali Riconoscibili e la Necessità di Attenzione Mirata

Nel caso della donna, l’infertilità si accompagna più spesso a segni riconoscibili. Irregolarità del ciclo mestruale, amenorrea (l'assenza di mestruazioni), dolori pelvici cronici, acne, irsutismo (eccessiva crescita di peli) e alterazioni ovulatorie sono tutti elementi che, presi singolarmente, potrebbero sembrare disturbi isolati. Tuttavia, quando si presentano con frequenza, o si associano tra loro, meritano un’attenzione mirata. Questi sintomi possono essere il campanello d'allarme di condizioni sottostanti che influenzano la fertilità.

Il Percorso Diagnostico: Oltre la Superficie

Il problema dell'infertilità non è solo clinico, ma richiede un approccio metodico e un’accurata valutazione. Il percorso diagnostico richiede metodo, esperienza e ascolto. Strumenti come ecografie, monitoraggi ovulatori, valutazioni ormonali, dosaggi dell’ormone antimulleriano (AMH), isterosalpingografia ed esami immunologici sono ciascuno una lente che consente di osservare ciò che a occhio nudo non si vede. Ma neanche i test più raffinati bastano se ci si ferma alla superficie.

Oltre ai segnali clinici evidenti, ci sono altri indizi, più sottili, che possono far sospettare una difficoltà nella procreazione. Tra questi si annoverano l’anamnesi familiare, la presenza di patologie endocrine o autoimmuni, pregressi interventi chirurgici, infezioni genitali non trattate, o uno stile di vita che compromette l’equilibrio ormonale. L’infertilità femminile riconosce molteplici cause: disfunzioni ovulatorie, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), endometriosi, insufficienza ovarica precoce, patologie tiroidee, malformazioni uterine e alterazioni tubariche.

E poi ci sono tutti quei casi che, pur in presenza di esami apparentemente nella norma, restano inspiegabili. È a partire da questi che la scienza ha iniziato a guardare altrove: verso il sistema immunitario, verso la sfera metabolica, ma anche - e sempre più spesso - verso la composizione del microbiota.

Il Microbiota Intestinale: Un Regolatore Olistico della Salute

L’intestino, in questo nuovo scenario, non è un colpevole, ma un possibile custode di risorse biologiche ancora poco esplorate. Per anni è stato considerato un organo di secondo piano. Oggi, invece, sappiamo che l’intestino ha un’influenza sorprendente sulla salute complessiva: non solo perché digerisce, ma perché partecipa attivamente alla regolazione di funzioni immunitarie, ormonali, neurologiche e metaboliche.

Composizione e Funzioni del Microbiota

Al suo interno vive un mondo invisibile - il microbiota intestinale - che contribuisce in modo determinante agli equilibri dell’organismo. All’interno dell’intestino di ciascun essere umano è presente un insieme di microrganismi, una comunità batterica piuttosto eterogenea che prende il nome di microbiota intestinale. Esso comprende batteri, funghi, virus e altri microbi. Il microbiota è l’insieme di tutti i microrganismi che popolano il nostro intestino, consta di un numero così elevato di microrganismi che si stima possa addirittura raggiungere il peso di 2 kg!

Nel suo stato fisiologico, il microbiota è una comunità di microrganismi in perfetta sinergia. Batteri, virus, lieviti e archea convivono su un confine delicato, regolando l’assorbimento dei nutrienti, la risposta immunitaria e il metabolismo. Il microbiota esercita le sue funzioni attraverso una rete complessa di segnali chimici e bioelettrici. Produce metaboliti attivi, influenza la produzione di ormoni e condiziona l’attività delle cellule immunitarie. Tra le funzioni più affascinanti del microbiota vi è la sua capacità di modulare l’espressione genica, l’assorbimento dei micronutrienti e la sintesi di molecole chiave per il benessere riproduttivo.

Eubiosi e Disbiosi: L'Equilibrio Essenziale

Quando il nostro microbiota è sano e la presenza dei vari ceppi batterici è in equilibrio si definisce stato di eubiosi. Al contrario, quando il microbiota intestinale è alterato, si dice che siamo in uno stato di disbiosi. La comunità microbica si evolve e si trasforma continuamente, allo scopo di rispondere sempre più attivamente all’organismo che la ospita, ma il suo equilibrio è delicato. La disbiosi non si manifesta sempre con segnali netti; in molti casi, i sintomi correlati vengono trattati come disturbi isolati, senza coglierne la radice comune.

Eubiosi vs Disbiosi

Le Conseguenze della Disbiosi Intestinale sulla Salute Generale

Quando l'assetto del microbiota intestinale cambia, l’intero organismo ne risente: si attivano risposte infiammatorie, si alterano le soglie di tolleranza immunologica e si modificano le secrezioni endocrine. Le conseguenze della disbiosi intestinale, dunque, si estendono ben oltre il tratto digerente. La presenza di disbiosi può comportare una ridotta biodisponibilità di nutrienti essenziali, l’accumulo di metaboliti tossici e l’attivazione di pathway infiammatori.

La mucosa intestinale svolge una funzione di filtro intelligente: lascia passare ciò che serve e trattiene ciò che può danneggiare. Ma quando si indebolisce, la sua permeabilità aumenta. È questa infiammazione cronica a bassa intensità, ormai ben documentata, ad essere considerata un fattore potenzialmente decisivo anche per l’infertilità.

Il Microbiota e la Fertilità Maschile: Oltre i Parametri Tradizionali

Negli ultimi anni, il legame tra intestino e fertilità ha guadagnato uno spazio crescente nella letteratura scientifica, estendendosi anche all'ambito maschile. Le strategie per affrontare l’infertilità maschile non possono più limitarsi agli ormoni o agli interventi chirurgici. La qualità dello sperma è influenzata anche da fattori sistemici e ambientali, tra cui l’equilibrio intestinale.

Scoperte Recenti e Ruolo dei Batteri Specifici

Nel 2023, un’équipe dell’Università di Pechino, in collaborazione con centri di ricerca internazionali, ha pubblicato sulla rivista Scientific Reports uno studio destinato a ridisegnare il perimetro della medicina riproduttiva. Per affrontare la complessità del quesito, i ricercatori hanno adottato una metodologia rigorosa e innovativa: la Mendelian Randomization, una tecnica che sfrutta varianti genetiche stabili per identificare associazioni di tipo causale, e non solo correlazioni. Lo studio ha analizzato i dati di uomini e donne provenienti da Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Corea del Sud e Israele, con un’età compresa tra i 50 e i 62 anni. I ricercatori hanno preso in esame 196 specie batteriche presenti nel microbiota intestinale. Per comprendere se una determinata composizione batterica contribuisca alla fertilità, è essenziale evitare l’interferenza di fattori esterni come alimentazione, farmaci o stili di vita.

Grazie a questa impostazione, lo studio ha dimostrato che alcuni batteri intestinali partecipano attivamente alla regolazione della funzione riproduttiva, in modo indipendente da variabili ambientali. Tra i gruppi benefici più solidamente documentati, spiccano Bacteroidaceae, Enterobacteriales ed Escherichia coli per gli uomini. I primi sono stati associati a una maggiore concentrazione spermatica e a una migliore motilità. Lo studio ha evidenziato anche la presenza di un ceppo potenzialmente sfavorevole: Allisonella è stato correlato a un ambiente testicolare meno favorevole, con aumento dello stress ossidativo e peggioramento della morfologia spermatica. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che non si tratta di “batteri buoni” o “batteri cattivi” in senso assoluto. Il loro impatto dipende dall’insieme in cui operano, dalla diversità del microbiota e dall’equilibrio tra i vari ceppi.

L'Impatto sulla Qualità Spermatica e la Disfunzione Erettile

La frammentazione del DNA spermatico rappresenta uno dei principali ostacoli al concepimento. In queste condizioni, la capacità fecondante del liquido seminale può diminuire sensibilmente, anche in assenza di anomalie cliniche evidenti. La popolazione batterica dell’intestino ha la capacità di intervenire sulla regolazione degli ormoni sessuali, migliorando o peggiorando la risposta del sistema endocrino.

La disfunzione erettile, secondo i dati della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, riguarda circa 3 milioni di persone in Italia, prevalentemente in età avanzata. Dietro questo disturbo ci sono fattori ad eziologia eterogenea: psicologica, ormonale, vascolare, neurologica. Ancora una volta, lo stile di vita è determinante, così come l’eventuale presenza di diabete, ipertensione, insufficienza renale o problemi ormonali. La patogenesi della disfunzione erettile risente anche della presenza di uno stato infiammatorio che a sua volta può dipendere dalla presenza di alcuni batteri intestinali, gli streptococchi.

Un esempio di come il microbiota possa influenzare indirettamente la fertilità maschile è dato dal batterio Helicobacter pylori. Questo microrganismo, che risiede nello stomaco ed è associato a problemi digestivi come gastrite e ulcera, può influenzare l’equilibrio ormonale e alterare la salute generale del sistema riproduttivo, aumentando il rischio di infertilità. In particolare, la qualità dello sperma negli uomini infettati da ceppi di H. pylori è ridotta. Inoltre, uno squilibrio del microbiota intestinale può contribuire alla disbiosi anche nel sistema riproduttivo.

Microbiota, Neuroinfiammazione e Salute Mentale | Psicobiotica Aggiornamento 2023

Il Microbiota e la Fertilità Femminile: Un Complesso Dialogo con il Corpo

Nel corpo femminile, il legame tra intestino e funzione riproduttiva è ancor più articolato, coinvolgendo un complesso dialogo tra ormoni, sistema immunitario e diversi distretti del microbiota.

L'Estroboloma e la Regolazione Ormonale

L’equilibrio tra estrogeni e progesterone dipende anche dall’attività enzimatica del microbiota. Dagli ultimi studi scientifici si evince che uno dei principali regolatori degli estrogeni circolanti è proprio il nostro intestino. Si parla infatti di “estroboloma”. Alcuni batteri presenti a livello intestinale, infatti, sono in grado di produrre veri e propri operai, definiti scientificamente come enzimi chiamati Beta-glucuronidasi. Questi enzimi rendono gli estrogeni liberi dalle loro proteine di trasporto, trasformandoli nella loro forma attiva. L’influenza dell’estroboloma sul livello degli estrogeni circolanti permette di determinare un buon equilibrio ormonale. Alcuni ceppi intestinali, se presenti in eccesso, possono intensificare l’azione della β-glucuronidasi, alterando così i livelli ormonali.

Il microbiota non agisce solo per via biochimica. I suoi segnali raggiungono l’ipotalamo anche attraverso vie neurali dirette, come il nervo vago, modulando la secrezione di ormoni gonadotropi, che sono fondamentali per la regolazione del ciclo mestruale e dell'ovulazione.

L'Interconnessione tra Microbiota Intestinale, Vaginale e Uterino

Il circolo sanguigno connette i due distretti (intestinale e vaginale) e gli estrogeni, legandosi ai loro recettori specifici, determinano la crescita dei Lactobacilli (o Lactobacillus) a livello vaginale. Questi batteri sono i maggiori componenti del microbiota vaginale, che a sua volta è condizionato dal microbiota intestinale. Lo stato di salute della vagina è quindi orientato da un ambiente adeguatamente acido. I batteri del genere Lactobacillus (specie come L. crispatus, L. iners, L. jensenii e L. gasseri) sono i più comuni e proteggono dagli agenti patogeni producendo acido lattico, mantenendo un pH vaginale acido che previene le infezioni. Molte di queste infezioni possono compromettere la fertilità se raggiungono le tube o l’endometrio.

Anche l’utero, sebbene in quantità molto minori, è popolato da alcune tipologie di batteri, in particolare Lactobacilli e Prevotella, ed è un elemento da non sottovalutare. Studi recenti suggeriscono che un microbioma endometriale equilibrato è fondamentale per un corretto impianto embrionale. Al contrario, in caso di disbiosi dell’endometrio, alcuni batteri patogeni possono proliferare, causando infertilità. È stato osservato che quando i batteri Lactobacillus non sono dominanti nell’endometrio, le possibilità di impianto e di successo della gravidanza diminuiscono. Possiamo sottolineare che la presenza significativa di batteri diversi dal Lactobacillus potrebbe essere un fattore alla base dei fallimenti dell’impianto e degli aborti spontanei, evidenziando l’importanza dell’equilibrio microbico per la fertilità. Le donne con una flora lattobacillare dominante nella cavità uterina hanno tassi di impianto, gestazione e parto vivo migliori rispetto alle donne con una bassa popolazione di lattobacilli.

Microbiota e Patologie Ginecologiche

Alcune patologie ginecologiche associate all’infertilità presentano profili specifici di disbiosi intestinale. L’endometriosi è una delle patologie che, in casi molto gravi, può causare infertilità femminile. È una disfunzione estrogeno-dipendente, il che vuol dire che è causata da un’elevata presenza di estrogeni nell’organismo. Il Ministero della Salute definisce l’endometriosi come: “La presenza di endometrio, mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina, all’esterno dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa.” Questa condizione è legata a una maggiore espressione degli estrogeni e si manifesta con forti dolori addominali e nel basso ventre, ed è causa di sub-fertilità o infertilità (30-40% dei casi). Potrebbe essere confusa con la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), poiché anch’essa causa diarrea, costipazione e crampi addominali. In molte donne, la sindrome dell’intestino irritabile può accompagnare l’endometriosi, rendendola ancora più complessa da diagnosticare. Questa malattia cronica invalidante per la donna è causata da una presenza maggiore, nel microbiota intestinale, di batteri produttori di beta-glucuronidasi che portano a livelli alti di estrogeni circolanti, che, come abbiamo detto, è una delle cause dell’endometriosi.

Allo stesso modo, i pazienti con Sindrome dell'Ovaio Policistico (PCOS) ed endometriosi presentano un profilo ormonale alterato che si manifesta con cicli irregolari, disfunzioni e sindromi premestruali dolorose che possono a lungo termine causare sterilità. In tutti questi casi, la composizione del microbiota intestinale è alterata!

L'Influenza del Peso Corporeo

Il peso corporeo incide notevolmente sulla capacità di rimanere incinta. È dimostrato, infatti, che l’obesità è associata a tassi più bassi di gravidanza spontanea, per questo è importante mantenere l’equilibrio del peso corporeo. Il sovrappeso o, al contrario, un’eccessiva magrezza possono determinare difficoltà di concepimento o un’abortività ricorrente, e ridurre il tasso di successo della fecondazione in vitro.

Il Microbiota in Gravidanza e Nascita: Oltre il Concepimento

L'influenza del microbiota non si esaurisce con il concepimento, ma si estende a tutta la durata della gravidanza e ha un ruolo fondamentale nella salute del neonato.

Trasformazioni del Microbiota Materno

Durante la gravidanza, si trasformano sia il microbiota vaginale, che ospita una comunità batterica più stabile e dominata dai Lactobacilli, sia il microbiota intestinale. Quest’ultimo vede aumentare i Firmicutes, che supportano la produzione e l’accumulo di energia, e i batteri delle famiglie Akkermansia e Bifidobacterium, legati alla risposta immunitaria.

È inoltre emerso che placenta e liquido amniotico, un tempo considerati sterili, sono al contrario caratterizzati da una popolazione batterica. Questo suggerisce un ruolo ancora più profondo del microbiota materno nella creazione di un ambiente sano per il feto.

La Colonizzazione Batterica del Neonato al Parto

Particolare attenzione richiede il momento del parto, durante il quale prosegue la colonizzazione batterica del feto. Le conseguenze sono ragguardevoli: in caso di parto naturale, il bambino assimila la flora batterica vaginale materna, che è ricca di specie utili per lo sviluppo del suo sistema immunitario e digestivo. In caso di parto cesareo, invece, il bambino assimila i batteri della pelle del ventre materno, con una composizione microbica iniziale differente.

Anche dopo la gravidanza, lo stesso microbiota intestinale del bambino può subire variazioni rilevanti a seconda del tipo di alimentazione che riceve, se artificiale o con allattamento al seno, sottolineando l'importanza delle prime interazioni con i microrganismi per la salute futura.

Microbiota e Complicanze della Gravidanza

Secondo i più recenti studi, sia il microbiota intestinale che quello vaginale influiscono in modo significativo su eventuali complicanze. Fra queste, la prima è certamente il parto pre-termine, quindi prima della trentasettesima settimana di gestazione. Questa eventualità è favorita da Ureaplasma all’interno del microbiota vaginale. In questi casi, la disbiosi, ovvero lo squilibrio della flora batterica, all’interno della vagina è già presente al momento del concepimento. Essa riduce l’azione protettiva del muco cervicale, causando la colonizzazione dell’endometrio da parte dei batteri, prima che le membrane fetali si formino. Questo porta a un’infiammazione di decidua, placenta e membrane fetali, prima moderata e in seguito cronica. Di conseguenza, il sistema immunitario innato si attiva e si può giungere al parto pre-termine.

Sono dunque da considerare i livelli di Lactobacillus crispatus nel microbiota cervicale, da mettere in relazione a un minore rischio di complicazioni intra-amniotiche e di sepsi del neonato, ovvero una seria reazione all’infezione. Se presenti in misura opportuna, i Lactobacilli del microbiota vaginale contribuiscono invece a proteggere il feto, producendo batteriocine e acido lattico e facendo quindi abbassare il pH vaginale.

Microbiota in gravidanza

Fattori Che Alterano il Microbiota e Strategie per Migliorarlo

Un microbiota equilibrato è un alleato fondamentale per la fertilità e la salute riproduttiva. Tuttavia, numerosi fattori possono comprometterne l'armonia, ma esistono strategie concrete per ripristinarla.

Agenti Danneggianti per il Microbiota

In qualità di specialisti della riproduzione assistita, è importante riconoscere i fattori che possono danneggiare il microbiota e influire sulla fertilità. Alcuni di questi includono l’uso eccessivo di antibiotici, che, sebbene a volte siano necessari, possono alterare l’equilibrio microbico. Una dieta inadeguata, uno stress cronico e l'abitudine all'alcol e al fumo sono altresì determinanti. In primis, lo stile di vita, comprensivo di fumo, obesità, sedentarietà e un’alimentazione scorretta, è un fattore primario di squilibrio. Anche l’assunzione di farmaci o i fattori ambientali giocano un ruolo significativo.

Lo stress cronico può influire negativamente sul microbiota a causa della connessione dell’asse intestino-cervello; il cortisolo cronico altera il microbiota intestinale.

Gli Interferenti Endocrini: Una Minaccia Silenziosa

Arriva una nuova prova scientifica ad avvalorare la stretta correlazione tra l'esposizione a sostanze interferenti endocrine, la disbiosi intestinale (cioè uno squilibrio della flora batterica dell'intestino) e l'infertilità. Una nuova analisi realizzata del gruppo GeneraLife, in collaborazione con il Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell'Università di Pavia, pubblicata sulla rivista Cells, offre un'inedita panoramica sull'intricata relazione tra sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, microbiota intestinale e salute riproduttiva.

Gli interferenti endocrini sono presenti in solventi, plastiche, pesticidi e anche in alcuni alimenti, in particolare nei dolcificanti artificiali come l'aspartame e nei cibi di origine industriale. Queste sostanze inducono danni all'intestino attraverso diversi meccanismi d'azione, portando a disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione cronica di basso grado, condizioni legate a diverse malattie, compresa l'infertilità. Inoltre, quando si verifica una condizione disbiotica durante la gravidanza o nel primo periodo post-natale, questo può portare a effetti dannosi ancora peggiori, incidendo sulla formazione nel bambino di un microbiota intestinale sano, con conseguenti implicazioni per la sua salute.

«Secondo la nostra tesi - evidenzia Gemma Fabozzi, primo autore del lavoro e responsabile area Nutrizione e fertilità del gruppo GeneraLife - lo squilibrio del microbiota intestinale potrebbe essere l'anello di collegamento tra l'azione degli interferenti endocrini e l'infertilità maschile e femminile. Ma è possibile intervenire, attraverso l'adozione di strategie nutrizionali specifiche da parte della donna alla ricerca di una gravidanza, con l'integrazione specifica e mirata di probiotici e prebiotici».

Il Bisfenolo A (BPA): Una Sostanza Chimica da Monitorare

Tra le sostanze chimiche più utilizzate anche in campo alimentare c'è il bisfenolo A (BPA), impiegato nella produzione delle plastiche in policarbonato, utilizzate nei recipienti per uso alimentare, e nelle resine epossidiche che compongono il rivestimento protettivo interno presente nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande. Il BPA è considerato un interferente endocrino, ovvero una sostanza in grado di danneggiare la salute alterando l'equilibrio endocrino, soprattutto nella fase dello sviluppo all'interno dell’utero e nella prima infanzia.

Una miniguida, stilata dalla nutrizionista Gemma Fabozzi, aiuta a prevenire il rischio di assorbirne la tossicità:

  1. Evitate il lavaggio ad alta temperatura: Non lavate la plastica con acqua troppo calda o detergenti aggressivi in quanto è stato dimostrato che la plastica usurata perde maggiormente sostanze chimiche tossiche come il BPA, ma non solo. Preferite il lavaggio a mano in acqua fredda e non usate mai tali contenitori nel microonde o con cibi e bevande troppo caldi, anche se riportano la dicitura «BPA free».
  2. Attenzione al cibo d'asporto: Fate attenzione ai cibi delle rosticcerie/pizzerie e altri negozi che consegnano cibo da portare a casa in contenitori di plastica. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che mangiano con più frequenza questa tipologia di alimenti presenta in media livelli più alti di BPA nel sangue. La scelta migliore per la propria salute resta sempre preparare il cibo a casa e portarlo con sé in contenitori di vetro.
  3. Monitorare il cibo in lattina: Attenzione al consumo di cibo in lattina come pomodori, legumi, frutta. Il BPA è una delle componenti che riveste le lattine e, quanto più l’alimento è acido, maggiore è la probabilità che il BPA migri nel cibo.
  4. Gestione della carta termica: Attenzione a maneggiare carta termica, come quella utilizzata per gli scontrini. Si tratta di un’ulteriore fonte di BPA, per cui è bene lavarsi le mani il prima possibile dopo averli toccati.
  5. Plastica morbida e PVC: Attenzione a tutto ciò che è fatto con la plastica morbida, ad esempio il polivinilcloruro o PVC. Tutto ciò che di plastica è flessibile di solito contiene PVC e dunque ftalati. Ecco alcuni esempi: tovagliette per la tavola e tappetini delle palestre che possono rilasciare ftalati nell’aria per poi essere inalati, oppure confezioni degli alimenti che a contatto diretto con il cibo lo trasmettono per via diretta.

Come Migliorare il Microbiota per la Fertilità

Migliorare il microbiota è possibile e può influenzare positivamente la fertilità. Ecco alcuni punti chiave:

  • Adottare una dieta equilibrata: La dieta svolge un ruolo fondamentale per la salute del microbiota. Molti studi scientifici indicano come la qualità dell’alimentazione influenzi la fertilità della donna. Seguire un’alimentazione ricca di fibre, antiossidanti e grassi sani è cruciale. Per questo ed altri motivi è fondamentale assicurare lo stato di equilibrio del nostro microbiota attraverso una buona dose di prebiotici (es. inulina, frutto-oligosaccaridi) e, se necessario, integratori specifici.
  • Evitare l’uso eccessivo di antibiotici: Anche se a volte sono necessari, gli antibiotici possono alterare l’equilibrio microbico.
  • Mantenere un peso salutare: Un peso salutare è associato a una migliore composizione microbica. L’obesità, ad esempio, è associata a tassi più bassi di gravidanza spontanea.
  • Evitare abitudini dannose: Il fumo e l’alcol possono alterare il microbiota. Ridurne il consumo è utile per la salute riproduttiva.
  • Gestione dello stress: Lo stress cronico può avere un impatto negativo sul microbiota. Pratiche come la meditazione o lo yoga possono essere utili per la gestione dello stress.

È importante consultare uno specialista della fertilità per un piano personalizzato che includa strategie per migliorare il microbiota e quindi la fertilità.

Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) e Gravidanza

Per le donne affette da Morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa, la possibilità di affrontare una gravidanza è un tema di grande importanza, spesso accompagnato da dubbi e preoccupazioni.

Gravidanza Possibile con MICI in Remissione

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) non impediscono alle donne di rimanere incinte. Tuttavia, è necessario qualche accorgimento in più. Se l'obiettivo è quello di affrontare una gravidanza, è meglio considerare come periodo più opportuno quello in cui la malattia è in remissione. In estrema sintesi, questo è il messaggio che emerge da un documento redatto dall'Associazione Italiana dei Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO). «La gravidanza è possibile, purché la si affronti quando la malattia è in remissione almeno da tre mesi. In questo modo si azzerano i rischi che maturano quando la malattia invece è in corso: l'abortività, il parto pretermine e il basso peso alla nascita» - afferma Aurora Bortoli, gastroenterologa all'istituto Auxologico e autore del documento.

Le errate convinzioni dei pazienti, frutto di un'informazione finora carente sul tema, hanno portato spesso a considerare le persone affette da una malattia infiammatoria cronica intestinale a maggior rischio di infertilità, ma le risposte alle domande delle donne malate di Crohn o di rettocolite ulcerosa sono dunque confortanti.

Gestione delle Terapie Durante la Gravidanza

«Le cure devono essere portate avanti anche durante la gravidanza, pur se la malattia è in remissione - prosegue la specialista -. Le uniche controindicazioni, valide anche durante l'allattamento, riguardano l'uso del talidomide e del metotrexate, che vanno sospesi almeno tre mesi prima di una gravidanza. Nel primo trimestre, invece, il consiglio è di evitare due antibiotici: il metronidazolo e la ciprofloxacina. I controlli vanno effettuati comunque ogni tre mesi, oltre che al bisogno, per rivalutare il decorso della malattia e la terapia in corso».

Per quel che riguarda gli anti-TNF alfa, i farmaci biologici usati quasi sempre come seconda linea (dopo aver registrato il fallimento di altre terapie), «dato il passaggio placentare, dal secondo e, in particolare, nel terzo trimestre, è consigliabile sospendere il farmaco a partire dalla 24-26esima settimana, sopratutto se la remissione della malattia è stabile».

Chirurgia, Parto e Rischio di Trasmissione

Quando la colite severa non risponde al trattamento farmacologico, il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa richiedono il ricorso alla chirurgia. In questi casi, un basso rischio di subfertilità esiste, mentre nel corso della gravidanza una precedente operazione può determinare un aumento della motilità intestinale e incontinenza fecale. «In questi casi tocca al ginecologo decidere la modalità di parto migliore», prosegue Bortoli.

Lo stesso si può dire per il rischio di trasmettere la stessa condizione al figlio. «La genetica esercita un ruolo nel rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale, ma diversi fattori ambientali sono coinvolti e possono avere un ruolo importante - aggiunge la specialista -. La possibilità di trasmissione di una delle due malattie alla prole è leggermente più alta, rispetto alla diffusione nella popolazione generale, ma sempre discretamente bassa».

Verso una Medicina Riproduttiva Integrata e Personalizzata

Nel labirinto dell’infertilità, ogni dettaglio può orientare il cammino. È possibile proporre un modello clinico che non si accontenta delle evidenze più immediate, ma cerca le connessioni profonde che legano la genetica, il microbiota, l’endocrinologia e l’ambiente. Questo approccio è quello di una medicina che ascolta, analizza, interpreta.

L'Importanza di una Visione Olistica

Per molto tempo, l’infertilità è stata raccontata attraverso assenze: l’assenza di risposte, l’assenza di cause evidenti, l’assenza di una diagnosi certa. Oggi, però, la medicina ha iniziato a leggere questo tema con occhi nuovi. Abbiamo cominciato a capire che l’intestino parla, che il microbiota modula ormoni, infiammazioni e risposte immunitarie, e che la genetica non traccia solo destini, ma offre mappe.

Chi affronta un percorso di fertilità oggi ha più strumenti, più possibilità, più consapevolezze. Ha bisogno di essere accompagnato con rigore, ma anche con attenzione, e ha diritto a una medicina che spieghi, esplori, suggerisca. Ed è proprio in questo sguardo allargato, in questa capacità di osservare oltre i confini tradizionali, che si apre un orizzonte nuovo.

Quando si affronta il tema della fertilità, ogni variabile biologica merita attenzione. Il sistema intestinale, in questo equilibrio complesso, ha un ruolo chiave: influenza l’assorbimento dei nutrienti, la regolazione ormonale e il profilo infiammatorio. In alcuni casi, le cause dell’infertilità non si rivelano agli esami standard. Una lettura complessa dei dati clinici è spesso l’unica via per risolvere un caso di infertilità. Esistono situazioni in cui la valutazione tradizionale non basta. Rivolgersi a un’équipe che adotti modelli di medicina integrata significa avere accesso a una lettura più profonda e precisa del proprio stato di salute. In questo modo, anche le situazioni più elusive possono trovare finalmente una spiegazione.

La Ricerca Continua e le Prospettive Future

In quest'era della medicina di precisione, una migliore comprensione del ruolo del microbiota intestinale nella riproduzione apre la possibilità di sviluppare nuove strategie per prevenire o curare l'infertilità. Sebbene sembri esistere una chiara relazione tra microbiota e fertilità, la verità è che devono essere condotte ancora molte ricerche al riguardo per poter disporre di prove certe. Nel campo della riproduzione assistita, la comprensione e la manipolazione del microbiota offrono nuove possibilità di migliorare i tassi di successo dei trattamenti di fertilità.

Medicina della fertilità integrata

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