Il monitoraggio del benessere fetale consiste nel modo con cui si cerca di comprendere, dall'esterno, come sta il piccolo paziente all'interno dell'utero, seguendolo nella sua evoluzione dalle primissime fasi del suo sviluppo fino a termine. Questo processo si avvale di tecniche e metodiche talora molto sofisticate. L'obiettivo principale del monitoraggio del benessere fetale è quello di prevenire la morte in utero o un danno permanente del feto, situazione poco rassicurante, in cui il feto si trova in carenza di ossigeno.

La Cardiotocografia: Principi e Strumentazione
La cardiotocografia, indicata anche con la sigla CTG, è il rilevamento dell'attività cardiaca fetale e della contrazione uterina mediante trasduttori. Questo esame diagnostico è ampiamente diffuso ed è stato il primo ad essere impiegato di routine nel monitoraggio del benessere fetale. La cardiotocografia è l’esame che registra il battito cardiaco del feto e le contrazioni uterine nelle ultime settimane di gravidanza e durante il travaglio. Essa consiste nel rilevamento e nella registrazione del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine tramite un tocografo.
L'apparecchio ad ultrasuoni è basato sull'effetto Doppler per il rilevamento della frequenza cardiaca fetale (FCF), mentre il tocografo si basa su variazioni di pressione tramite un sistema meccanico e non con ultrasuoni, per il rilevamento delle contrazioni uterine. Il cardiotocografo utilizza due sensori distinti che vengono posizionati sull’addome materno e fissati con fasce elastiche. Il primo è un trasduttore a ultrasuoni, collocato in corrispondenza del dorso fetale, dove il battito cardiaco risulta più percepibile. L'altro è un sensore, in grado di monitorare le contrazioni uterine. Nel caso di gravidanze gemellari, si utilizzano tre sonde: una per le contrazioni e due per controllare i battiti cardiaci di entrambi i bambini. I segnali elaborati vengono presentati su una striscia di carta come tracciato continuo della FCF e del tono uterino, oppure appaiono su monitor digitale. La linea superiore registra la frequenza cardiaca fetale. L'esame CTG è uno strumento prezioso, ma non privo di limiti. L'evoluzione moderna di questa tecnica è appunto la cardiotocografia.

Per effettuarla, vengono utilizzati strumenti diagnostici sofisticati, che non comportano né dolore né alcun rischio per la mamma o per il feto. Le sonde, una volta posizionate a livello dell’utero (una all’altezza del feto, per la frequenza cardiaca; una sulla zona corrispondente al fondo dell’utero, per le contrazioni uterine), vengono bloccate con delle fasce. La donna viene fatta sdraiare su un lettino o su una poltrona reclinabile. Un altro tipo di monitoraggio è quello interno, che viene eseguito con l’applicazione nel cuoio capelluto del feto di una sonda; per questo è necessario che le membrane amniocoriali siano rotte. La sonda è collegata al macchinario che riporta la frequenza fetale nel foglio dove vengono riportate anche le contrazioni uterine. Il monitoraggio interno può essere fastidioso per la mamma ed è una procedura invasiva anche per il feto. Generalmente, il monitoraggio esterno e quello interno sono egualmente affidabili. Per le donne in travaglio normale vengono utilizzati i dispositivi esterni; i dispositivi interni sono usati quando il monitoraggio esterno non fornisce sufficienti informazioni circa lo stato di benessere del feto o l'intensità delle contrazioni uterine.
Parametri di Valutazione nel Tracciato Cardiotocografico
Nel tracciato l’ostetrica e il medico valutano diversi parametri per comprendere il benessere fetale.
Frequenza Cardiaca Basale (FCF)
La frequenza cardiaca basale si osserva guardando la linea di base, cioè la linea ideale che taglia a metà le varie oscillazioni. Essa dà la frequenza cardiaca di base e la si trova fra le due linee che indicano 120 e 160 se si tratta di un feto a termine, ma è maggiore se il feto è prematuro. La frequenza cardiaca basale dovrebbe mantenersi tra 110 e 160 battiti per minuto (bpm). Se è inferiore a 110 bpm si parla di bradicardia (frequenza cardiaca troppo bassa), se è superiore a 160 bpm tachicardia (frequenza troppo elevata). La bradicardia e la tachicardia, se durano per troppo tempo, indicano una condizione fetale non rassicurante. In un tracciato normale, la frequenza basale è tra 110 e 160 bpm.
Variabilità della Frequenza Cardiaca
La variabilità è la differenza fra la frequenza massima e quella minima. Nel feto non c'è una frequenza fissa, ma essa si aggiusta in base a stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale, in base ad informazioni derivanti dai chemocettori e dai barocettori. La differenza fra una rivoluzione cardiaca e la successiva (differenza fra un battito ed il successivo) è detta "variabilità a breve termine". Poiché tutto ciò è sotto controllo centrale (simpatico e parasimpatico), nel momento in cui si viene a perdere il controllo sulla frequenza da parte delle strutture ipotalamiche, è segno che queste sono in sofferenza. La perdita della variabilità è quindi strettamente correlata alla sofferenza ipossica delle strutture centrali superiori, in quanto la frequenza è legata al livello dell'ossigenazione centrale.
La variabilità è l'elemento forse più importante per la valutazione del benessere fetale: un battito non più variabile indica un grave stato di sofferenza neurologica del feto, mentre tanto maggiore è la variabilità, tanto meglio sta il bambino. La variabilità è stata quantificata: è tale se supera 5 battiti al minuto; normalmente oscilla sui 15 battiti al minuto. Secondo le linee guida FIGO, la variabilità è considerata normale tra 6 e 25 bpm, mentre altre società scientifiche indicano 5-25 bpm. Questa differenza di un solo battito può cambiare la classificazione dell’intero tracciato. La variabilità ridotta può indicare sonno fetale, ma anche ipossia iniziale. Un pattern anomalo è caratterizzato da variabilità assente della frequenza cardiaca basale.
Accelerazioni
Le accelerazioni sono aumenti transitori della frequenza cardiaca di almeno 15 bpm per almeno 15 secondi. Corrispondono di solito ai movimenti fetali e si accompagnano sul tracciato a delle righe, che sono dovute allo schiacciamento di un pulsante da parte della donna quando avverte i movimenti del feto. La loro presenza è rassicurante, ma la loro assenza non è necessariamente patologica, soprattutto se il feto dorme. In un tracciato rassicurante devono essere presenti accelerazioni.
Decelerazioni
Le decelerazioni sono variazioni in basso della frequenza, caratteristiche del travaglio e definite in base al rapporto con le contrazioni uterine. Si classificano in precoci, variabili e tardive.
- Decelerazioni precoci (o Dip 1): Sono assolutamente speculari alle contrazioni, cioè iniziano e terminano contemporaneamente. Sono dovute ad un riflesso vagale per compressione della testa del feto e sono generalmente benigne.
- Decelerazioni tardive (o Dip 2): Sono sfasate rispetto alla contrazione, iniziando dopo la contrazione. Sono decelerazioni ripetitive che iniziano dopo l’inizio della contrazione, con ritorno alla linea di base dopo la fine della contrazione; l’apice della decelerazione è differito rispetto all’apice della contrazione da un intervallo di tempo (lag-time). Le decelerazioni tardive sono dovute ad insufficienza placentare e sono le più preoccupanti.
- Decelerazioni variabili: Hanno forma diversa l’una dall’altra, il momento di inizio e i rapporti con la contrazione variabili. Sono dovute a compressione sul funicolo ombelicale.
Le decelerazioni tardive e variabili sono quindi espressione di ipossia cerebrale. Le contrazioni uterine riducono l'ossigenazione e, se il bambino è già in uno stato di sofferenza fetale cronica, si vede che, con la contrazione, si scompensa (sofferenza fetale acuta). Le decelerazioni possono essere presenti ma non devono essere troppo prolungate e devono essere in corrispondenza della contrazione.
08.07.2020 - Cardiotocografia
Sofferenza Fetale e Risposta Fisiologica
L'ipossia fetale può manifestarsi attraverso pattern specifici del tracciato che richiedono riconoscimento immediato e azione tempestiva. Le decelerazioni tardive ripetute sono il segnale più preoccupante, poiché indicano che la placenta non riesce più a garantire ossigenazione adeguata durante le contrazioni. La variabilità ridotta o assente per oltre 50 minuti è altrettanto allarmante, potendo significare che il sistema nervoso centrale non risponde più normalmente. La bradicardia prolungata sotto i 100 bpm per più di 3 minuti richiede intervento immediato.
Un pattern sinusoidale, raro ma grave, si presenta come un’onda regolare senza variabilità e può indicare anemia fetale severa o ipossia profonda. Questi segnali, se non riconosciuti, possono portare a conseguenze gravi come ipossia fetale e danni permanenti. Un feto sano può tollerare l’ipossia acuta per circa 10-20 minuti prima che inizino i danni cerebrali.
Un meccanismo fondamentale di difesa del feto in situazioni di ipossia è la cosiddetta "centralizzazione del circolo", cioè la riduzione del circolo nel distretto corporeo "meno nobile" nel tentativo di mantenere un circolo più o meno normale a livello cardiaco e cerebrale. In caso di sofferenza fetale, si deve ricercare questo segno tramite la flussimetria, che evidenzia la riduzione del circolo nell'aorta discendente, e tramite l'amnioscopia, che evidenzia l'emissione del meconio.
La prova con ossitocina si basa sul principio che l'ossitocina determina una contrazione uterina e conseguentemente ipossia fetale acuta. Si fa contemporaneamente una registrazione cardiotocografica, che evidenzia una diminuzione della frequenza cardiaca. L’ipossia, ovvero la carenza di ossigeno, può portare all’encefalopatia ipossico-ischemica. Le cellule che per prime risentono della mancanza di ossigeno sono le cellule cerebrali; la necrosi (morte) può comportare l’encefalopatia ipossico-ischemica.
Stati Comportamentali Fetali e Maturazione Neurologica
Un importante parametro da tenere sempre presente è costituito dai cosiddetti "stati comportamentali del feto": esso infatti alterna periodi di attività e di quiete, durante i quali il tracciato è decisamente più basso. Studi condotti su neonati a termine e pretermine hanno consentito di identificare, con l'osservazione prolungata del comportamento neonatale, una serie di parametri che permettono di valutare l'integrità neurologica di un neonato. Questi "stati di comportamento neonatali" vengono definiti in base alla coincidenza di tono muscolare, motilità oculare, tracciato elettroencefalografico, frequenza cardiaca, stato di sonno-veglia e pianto.
Il meccanismo maturativo del feto non viene modificato nella sua evoluzione dal "momento" del parto, ma prosegue nelle sue tappe sia in utero che fuori. Dopo la 36a settimana di gravidanza, il feto presenta un'alternanza dei 4 stati comportamentali (tono muscolare, respiro - dato dai movimenti diaframmatici -, movimenti oculari, movimenti fini degli arti), testimonianza della maturazione del sistema nervoso centrale che finisce nel primo anno di vita, con un livello di stabilità ed una percentuale di coincidenza elevati. La coincidenza è valutata su periodi di 3 minuti. In condizioni di ipossia cerebrale, il feto perde successivamente, in ordine inverso, questi parametri che aveva acquisito.
Con il profilo biofisico (valutazione di tali parametri di motricità) si hanno delle risposte più immediate, rispetto all'ecografia, sullo stato di benessere del feto. Esistono anche dei parametri accessori, che sono: movimenti di espansione della gabbia toracica (presenti nella veglia), svuotamento della vescica (anche questo può essere presente nel periodo di veglia), suzione (presente nel sonno e non nella veglia). L'osservazione si fa in un tempo di 30 minuti e si dà un punteggio da 0 a 2 per ognuno dei parametri indicati, così che il massimo punteggio raggiungibile è 10.
Altri Metodi di Monitoraggio e Valutazione Fetale
Oltre alla cardiotocografia, esistono diverse altre metodologie per monitorare il benessere fetale.
Flussimetria Doppler
La flussimetria è la determinazione del flusso del sangue in un vaso. La tecnica flussimetrica Doppler è una metodica utile per lo studio dell'emodinamica fetale, feto-placentare ed utero-placentare. Esistono due tipi di apparecchi: il "Doppler continuo" ed il "Doppler pulsato". Alterazioni dell'emodinamica in questi distretti possono mettere in evidenza una sofferenza fetale cronica. Con la flussimetria si valuta il rapporto fra sistole e diastole e sono stati proposti vari indici, che dovrebbero rispecchiare il grado di distensibilità del vaso e quindi dare un'idea delle resistenze periferiche. Questi indici vanno a diminuire con il passare delle settimane, mentre si mantengono abbastanza costanti nell'aorta.

Determinazione del pH Fetale
Il rilevamento del pH fetale si esegue in travaglio, quando si hanno dei dubbi con la cardiotocografia. Il sangue per la determinazione del pH (che in caso di acidosi è circa 7.15) viene prelevato dalla testa del bambino. L'acidosi può essere sia respiratoria, perché diminuisce la pressione di ossigeno ed aumenta quella di anidride carbonica trattandosi di ipossia respiratoria del feto, sia metabolica, perché il feto attiva la glicolisi anaerobia.
Amnioscopia
L'amnioscopia serve a valutare il colore del liquido amniotico contenuto nella borsa al davanti della parte presentata: questo esame presuppone un certo grado di dilatazione del collo dell'utero. L'emissione del meconio, evidenziata tramite l'amnioscopia, è un segno di sofferenza fetale.
Ecografia Biometrica
Il primo esame ecografico va fatto fra l'8a e la 12a settimana ed ha lo scopo principale di ottenere l'epoca gestazionale in base al CRL (Crown-Rump Length). Il CRL è la lunghezza fra la testa ed il podice escludendo gli arti. La variabilità delle misure fetali va ad aumentare dall'inizio alla fine della gravidanza e quindi la misura del CRL alla 12a settimana dà, con buona approssimazione, l'epoca gestazionale. Questo serve anche per confronti successivi. Valutare il luogo di inserzione della placenta ha senso in genere solo dopo la 20a settimana, perché prima la placenta tende a spostarsi verso l'alto via via che l'utero cresce.
Il terzo esame va fatto alla 32a settimana ed il suo scopo principale è quello di valutare l'accrescimento del feto. L'apparecchio ha un sistema che permette di fissare l'immagine: sullo schermo compaiono delle crocette che sono messe nei punti da misurare e l'apparecchio dà la misura; per misurare la circonferenza si fa il giro con la crocetta e l'apparecchio indica la misura. In base alle misure si vede se un feto si accresce regolarmente oppure se ci sono dei difetti di crescita. Il liquido amniotico, nel feto a termine, è formato in gran parte dalle urine fetali. In caso di centralizzazione del circolo diminuisce la minzione e si ha la riduzione del liquido amniotico.
Applicazione Clinica della Cardiotocografia
Il tracciato CTG non è sempre stato parte della routine ostetrica. La sua introduzione massiva negli anni ’70 avvenne sull’onda di grandi aspettative: si credeva potesse dimezzare la mortalità perinatale e ridurre del 50% i casi di danno neurologico neonatale. Oggi la cardiotocografia è diventata prassi consolidata in ogni reparto maternità italiano. La cardiotocografia è un esame utilizzato per valutare il benessere fetale, registrando il battito cardiaco del feto e le eventuali contrazioni uterine. Viene spesso prescritta nel terzo trimestre o in situazioni specifiche, ma non sempre è chiaro ai genitori quando è necessaria la cardiotocografia, quanto dura e che tipo di informazioni fornisce.
Quando si esegue il Tracciato
Il tracciato può iniziare già dalla 27ª settimana, con frequenza variabile in base alla situazione clinica. In questi casi, la CTG diventa uno strumento prezioso per identificare precocemente segni di sofferenza fetale. Generalmente il tracciato in gravidanza si fa intorno alla data presunta del parto, indicativamente da 38 settimane in poi. Ma non è una regola: ci sono casi in cui si aspetta anche di arrivare a 40 settimane, quindi al termine della gestazione. Quando, per varie ragioni, c’è l’esigenza di verificare contrazioni e battito cardiaco fetale, il tracciato viene anticipato anche a 27-30 settimane.
Esempi di situazioni in cui può essere richiesta includono rischio di parto pretermine, malformazioni presunte o accertate del feto, pressione alta della mamma, diabete gestazionale, ritardo della crescita del bambino, rottura delle membrane, patologie cardiache materne, malattie fetali, sospetto di preeclampsia, o in presenza di riduzione dei movimenti fetali. In travaglio, il tracciato è essenziale per valutare l’andamento del battito cardiaco fetale, che può essere influenzato dalle contrazioni, e per monitorare l'attività contrattile dell'utero. L’interpretazione del tracciato cardiotocografico varia a seconda se questo viene effettuato durante il travaglio o durante le ultime 4 settimane di gravidanza. In travaglio si dà più importanza alle decelerazioni e si valuta se sono sfasate rispetto alle contrazioni uterine; fuori travaglio si dà importanza alla variabilità ed alle accelerazioni, invece le decelerazioni sono sempre considerate patologiche.
Durata dell'Esame
L'esame dura generalmente tra 30 e 90 minuti, anche se può protrarsi quando il feto dorme. Il tracciato cardiotocografico in gravidanza, quando tutto è nella norma, dura dai 20 ai 40 minuti. I tempi possono dilatarsi perché, nel corso del tracciato, è essenziale rilevare la reattività del feto. Durante il sonno - le cui fasi REM durano circa 40 minuti - è fisiologicamente impossibile riuscirci. Nei casi in cui, con il feto sveglio, non si dovesse rilevare la reattività del cucciolo, lo si può stimolare con sollecitazioni manuali o vibroacustiche.
Classificazione dei Tracciati
Le linee guida italiane SIGO-AOGOI-AGUI del 2018 hanno adottato la classificazione FIGO 2016, che a sua volta si basa sul sistema a tre categorie sviluppato dall’ACOG americano. Questa classificazione riconosce parecchie tipologie di frequenza cardiaca fetale, che di solito sono correlate allo stato acido-base del feto:
- Categoria I - Tracciato rassicurante (normale): Frequenza basale 110-160 bpm, variabilità moderata (da 6 a 25 battiti), assenza di decelerazioni tardive o variabili, possibili accelerazioni. Questo modello predice fortemente uno stato normale acido-base del feto. Le decelerazioni e le accelerazioni iniziali appropriate all'età possono essere presenti o assenti.
- Categoria II - Tracciato indeterminato (non rassicurante): Comprende tutto ciò che non rientra nelle categorie I o III. Questa zona grigia include l’80% dei tracciati e rappresenta il vero dilemma clinico. Un tracciato di categoria II può evolvere verso la normalità o precipitare verso la patologia. La categoria II è diventata un contenitore troppo ampio che include situazioni cliniche profondamente diverse: dalla bradicardia moderata isolata alle decelerazioni variabili complicate. Un modello indeterminato è qualunque modello non chiaramente classificato come normale o anormale.
- Categoria III - Tracciato patologico (anomalo): Assenza di variabilità con decelerazioni tardive ricorrenti, decelerazioni variabili ricorrenti o bradicardia, pattern sinusoidale. Questo modello indica di solito un'acidosi metabolica fetale al momento dell'osservazione e richiede azioni immediate per correggerlo o la preparazione per un travaglio celere.
Il tracciato cardiotocografico indeterminato può rilevare meno di 100 battiti al minuto, decelerazioni e variazioni non regolari della frequenza cardiaca. Il tracciato anomalo si contraddistingue per bradicardia costante, nessuna variabilità e assenza di accelerazioni anche a seguito di stimolazioni specifiche. In tali circostanze, è a rischio la vita del feto ed è indicato procedere immediatamente all’induzione del parto.
Limiti e Controversie della Cardiotocografia
A dire il vero, l’uso sistematico del monitoraggio continuo risponde spesso più a logiche di medicina difensiva che a reali indicazioni cliniche. La cardiotocografia non si è confermata utile nel ridurre il rischio di morte perinatale e di danno neurologico fetale. Uno studio del 2008, diventato poi un manuale di riferimento per i professionisti, dimostra come nelle gravidanze a basso rischio e a termine la cardiotocografia non rappresenti uno strumento più efficace rispetto all’auscultazione intermittente con stetoscopio o sonda doppler durante il travaglio.
Il valore dell'uso di routine del monitoraggio elettronico nei parti a basso rischio è spesso dibattuto. Il monitoraggio elettronico fetale non ha mostrato di ridurre i tassi globali di mortalità in ampi studi clinici e ha dimostrato di aumentare le percentuali di parto cesareo, probabilmente perché molte apparenti anomalie sono falsi positivi. Per tanto, il tasso di parti cesarei è maggiore tra le pazienti monitorate con il cardiotocografo computerizzato rispetto a quelle monitorate con l'auscultazione. I tracciati spesso portano a un numero elevato di falsi positivi, a discordanze sulla valutazione dei risultati e a un aumento di interventi non necessari. Molte cliniche ostetriche utilizzano però tuttora il monitoraggio continuo perché rassicura i professionisti sanitari, anche se è stato notato un aumento dei falsi positivi (ovvero il tracciato rileva la sofferenza del feto, ma in realtà il feto non è realmente in sofferenza).
La cardiotocografia non è un esame privo di limiti. Per esempio, evidenze scientifiche dimostrano che, nelle gravidanze a basso rischio, il tracciato non è in grado di prevenire alcuni rischi neurologici per il bambino. La ragione sta nel fatto che non è in grado di prevedere eventi acuti improvvisi, ma mostra solo quello che accade nel momento preciso in cui viene effettuata. Nelle gravidanze a rischio è opportuno associare anche altri esami, come l’ecografia e la flussimetria.
Aspetti Medico-Legali e Responsabilità
Il mancato riconoscimento o la sottovalutazione dei segnali di ipossia rientra tra le principali cause di responsabilità medica in ostetricia. Un ritardo anche di pochi minuti può determinare la differenza tra la nascita di un bambino sano e un danno permanente. Il tracciato cardiotocografico di categoria II non è chiaramente normale, ma nemmeno patologico. La presenza di un tracciato non rassicurante, da sola, non dimostra la colpa del sanitario. Il contesto clinico complessivo, come febbre materna, liquido amniotico tinto di meconio, ritardo di crescita intrauterino o altre patologie, incide sul grado di urgenza esigibile. Ciò che conta non è solo il tracciato, ma come viene gestito il processo assistenziale. Analisi controfattuale, con l’ausilio dei periti, permette al giudice di valutare cosa sarebbe accaduto se fosse stata adottata la condotta corretta.
Il tracciato cardiotocografico è un documento medico-legale che deve essere conservato come parte integrante della cartella clinica. L’importanza della conservazione emerge in caso di complicanze. Il tracciato documenta cosa è stato registrato e quando, permettendo eventualmente una valutazione indipendente successiva. Il consenso alla cardiotocografia rappresenta il momento in cui la donna comprende benefici e limiti dell’esame, potendo partecipare consapevolmente alle decisioni sul proprio percorso di assistenza. È fondamentale che l’equipe che assiste il travaglio sia in grado di leggere il tracciato e di valutarlo secondo i parametri.
L'errore medico nel ritardare l’intervento può causare complicanze fetali; in poco tempo le cellule cerebrali in mancanza di ossigeno subiscono danni irreparabili. Un tracciato patologico non riconosciuto o mal gestito può configurare responsabilità professionale. Al contrario, un tracciato normale ben documentato può dimostrare l’appropriatezza dell’assistenza. La documentazione scritta dell’interpretazione, le tempistiche di valutazione e le decisioni prese diventano prove decisive.
Fattori di Rischio e Complicanze che Causano Ipossia
Esistono altri campanelli d’allarme che fanno pensare ad una condizione del feto poco rassicurante, come il liquido amniotico tinto (il bambino emette meconio prima del parto, e normalmente il meconio dovrebbe essere emesso dopo il parto) oppure il travaglio prolungato con arresto della progressione della testa fetale nel canale del parto. Il monitoraggio delle condizioni fetali dunque viene fatto valutando tanti fattori assieme, il team ospedaliero dovrebbe essere in grado di sospettare delle situazioni potenzialmente rischiose che richiedono il parto immediato, spesso l’unica alternativa per rianimare il bambino è farlo nascere.
Tra le cause che possono portare a condizioni fetali poco rassicuranti e dunque all’asfissia e all’encefalopatia ipossico-ischemica consideriamo:
- Rottura d’utero: La donna potrebbe subire una rottura d’utero durante il travaglio o in prossimità di questo. La rottura può essere causata dalle contrazioni uterine troppo violente che comportano la lacerazione del tessuto uterino, oppure l’utero può lacerarsi in corrispondenza di una precedente cicatrice. La rottura dell’utero comporta un arresto del flusso di sangue che giunge al feto.
- Ipercinesia uterina: L’utero in travaglio si contrae troppo frequentemente e rimane contratto per troppo tempo, questo comporta la restrizione dei vasi placentari.
- Utilizzo eccessivo di farmaci: Farmaci come l’Ossitocina o le Prostaglandine, usati per indurre o accelerare il travaglio, possono causare contrazioni troppo forti e ravvicinate che impediscono il giusto flusso di sangue al feto.
- Anomalie del cordone ombelicale: La compressione del funicolo, il prolasso del funicolo in vagina o i giri di cordone attorno al collo del neonato possono arrestare il flusso di sangue nel funicolo, mettendo a rischio la salute del bambino.
- Distacco intempestivo di placenta normoinserita: La placenta si distacca dall’utero prima del parto, interrompendo il defluire del sangue verso il feto. Il distacco può essere parziale o totale, con il secondo più grave perché non arriva più sangue al feto.
- Altre cause: Ipotensione materna (pressione sanguigna bassa), ipertensione materna (pressione sanguigna elevata), emorragie materne, infezioni materne che compromettono il corretto flusso sanguigno al feto.
In presenza di bradicardia, se questa durasse per più di 3-5 minuti, i professionisti sanitari devono intervenire immediatamente per far nascere il feto. La bradicardia così come la tachicardia può essere dovuta alle condizioni materne, a certi farmaci o certe condizioni patologiche della mamma che possono far aumentare o diminuire i battiti fetali al minuto.