Lo stalking, termine di origine inglese che significa "inseguire", è entrato prepotentemente nel linguaggio comune e in quello giudiziario, configurandosi come un reato previsto dall'articolo 612 bis del codice penale. Questo reato, appartenente alla categoria dei delitti contro la libertà individuale, tutela il bene giuridico della libertà personale e morale della persona. L'avvento della tecnologia ha ulteriormente facilitato la commissione di questo reato, che può oggi essere perpetrato anche attraverso strumenti quali il telefono o i social network.
Cosa si intende per Stalking e quando si configura il Reato
Per comprendere appieno il reato di stalking, è fondamentale definire il soggetto che pone in essere tali condotte, ovvero lo stalker. Lo stalking è diventato ufficialmente un reato nel nostro ordinamento nel 2009, con l'introduzione dell'articolo 612 bis del codice penale ad opera del D.L. n. 11/2009, convertito dalla L. n. 38/2009. Questa normativa è stata introdotta per fornire una risposta più concreta alla crescente violenza nei confronti delle donne.
L'articolo 612 bis c.p. rubricato "atti persecutori" prevede una specifica pena per determinate condotte tenute dallo stalker. Nello specifico, commette il reato di atti persecutori chiunque, con condotte ripetute nel tempo, minaccia o molesta qualcuno, provocando un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ingenerando un fondato timore per la propria incolumità o di un prossimo congiunto, oppure costringendo la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita.
È importante sottolineare che, per configurare lo stalking, sono necessarie condotte reiterate che producano conseguenze precise sulla vittima. La Cassazione ha chiarito che anche due sole condotte di molestie, minacce o lesioni, commesse in un breve arco di tempo, sono idonee a configurare il reato, non essendo indispensabile una prolungata sequenza temporale di atti persecutori.

Esempi di Stalking e le sue Manifestazioni
Per chiarire ulteriormente il concetto, si possono fornire alcuni esempi concreti di stalking. Un ex partner, ancora turbato dalla fine della relazione, che inizia a seguire la persona, inviarle messaggi insistenti e attenderla all'uscita dal lavoro, creando stress, ansia e paura per la propria incolumità, tanto da costringere la vittima a cambiare strada o orari.
Il reato di stalking può essere realizzato attraverso varie modalità: pedinamenti, appostamenti, invio ripetuto di messaggi, o più in generale, atti di molestia o minaccia. La tecnologia, come già accennato, gioca un ruolo sempre più rilevante, con il telefono e i social network che diventano strumenti privilegiati per la perpetrazione di tali reati.
Un esempio specifico di stalking che ha guadagnato attenzione è lo "stalking condominiale". Questo si verifica quando, all'interno di un contesto di convivenza, uno o più condomini mettono in atto condotte moleste e persecutorie nei confronti di altri, come bloccare l'ascensore per dispetto, suonare continuamente il campanello, o recapitare messaggi intimidatori. Tali azioni possono portare la vittima a modificare le proprie abitudini, ad esempio controllando lo spioncino prima di uscire sul pianerottolo per evitare incontri indesiderati.
Un'altra forma di stalking degna di nota è lo "stalking giudiziario", una prassi sempre più diffusa in cui una persona utilizza strumenti legali in modo pretestuoso e sistematico per molestare un'altra. Ciò può tradursi nell'avanzare infondate querele o nell'avviare una serie di procedimenti penali, civili o amministrativi a carico di un soggetto, generando ansia, turbamento e spese legali. In casi estremi, la Cassazione ha inflitto a professionisti, come avvocati, il divieto di esercitare l'attività per aver commesso reati di atti persecutori tramite la proposizione sistematica di atti di querela.
Stalking: quando e perché chiedere aiuto
Conseguenze Legali e Procedure
La pena prevista per il reato di stalking è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. La pena originaria, introdotta nel 2009, era compresa tra sei mesi e cinque anni, ma è stata successivamente innalzata dalla L. 69/2019 (c.d. Codice rosso). Lo stalking può inoltre comportare l'applicazione di misure cautelari già nella fase delle indagini preliminari.
Per quanto riguarda la procedibilità, lo stalking è, di base, un reato perseguibile a querela di parte. Ciò significa che è necessaria la presentazione di una querela da parte della vittima per avviare il processo penale. Tuttavia, esistono delle eccezioni: nei casi in cui le condotte siano poste in essere nei confronti di un minore, di una persona con disabilità, o se il fatto è commesso unitamente ad altro reato per cui si deve procedere d'ufficio, lo stalking diventa procedibile d'ufficio, non richiedendo la querela.
Il termine per la presentazione della querela per stalking è di sei mesi dal momento in cui si ha conoscenza del fatto, termine più lungo rispetto ai tre mesi previsti per altri reati. Nelle ipotesi aggravate, come quelle che vedremo a seguire, la querela non è necessaria e il procedimento penale può iniziare anche a seguito di una segnalazione alle forze dell'ordine.

Lo Stalking Aggravato nei Confronti di Donne Incinte o Neo-Mamme
Una particolare attenzione è riservata dalla legge e dalla giurisprudenza ai casi di stalking che vedono come vittime donne in stato di gravidanza o che hanno appena partorito. La legge prevede infatti un'ipotesi aggravata per questi casi, con un aumento della pena sino alla metà.
La Corte di Cassazione, con diverse pronunce, ha chiarito la rilevanza di tale condizione. Sebbene la Corte d'Appello di Genova, con una sentenza del 19 dicembre 2014, avesse escluso l'aggravante nel caso in cui i fatti persecutori fossero stati posti in essere successivamente al parto, la Cassazione ha successivamente avuto modo di pronunciarsi su questioni analoghe.
Un caso emblematico è quello deciso dalla Cassazione con sentenza n. 2325/2016, depositata il 20 gennaio 2016. In questa circostanza, il ricorrente era stato condannato per atti persecutori e lesioni personali ai danni dell'ex fidanzata e dei suoi genitori, soprattutto dopo la nascita della figlia. Pur non pronunciandosi direttamente sull'aggravante, la Cassazione pose in evidenza come i plurimi episodi di aggressione fisica e vessazioni nei confronti della ex compagna fossero da considerarsi "particolarmente gravi in ragione del fatto che la vittima degli atti persecutori era all'epoca una puerpera".
Questo significa che, anche se la donna non è più in stato di gravidanza, la condizione di neo-mamma deve essere valutata in modo più rigoroso, configurando una maggiore gravità della condotta persecutoria. La legge mira a tutelare maggiormente la vulnerabilità della donna in un momento così delicato della sua vita.
Un caso di cronaca recente ha visto una trentenne condannata a Roma a un anno e quattro mesi per stalking aggravato, per aver simulato due gravidanze e un parto al fine di riconquistare l'ex partner, tempestandolo di messaggi e molestie. La condanna è stata sospesa a condizione della partecipazione a un percorso di recupero psicologico e al pagamento di un risarcimento danni. Questo caso evidenzia come lo stalking possa manifestarsi anche con dinamiche complesse e talvolta "invertite", dove la donna assume il ruolo di stalker.
Mobbing e Discriminazione sul Lavoro in Gravidanza
Oltre allo stalking, le donne in gravidanza o rientranti dalla maternità possono subire altre forme di discriminazione e vessazione sul posto di lavoro, come il mobbing. Il mobbing, sebbene non regolamentato in modo specifico come reato autonomo, costituisce una violazione dei diritti dei collaboratori e può configurare una violazione dell'articolo 2087 del codice civile, che impone al datore di lavoro l'obbligo di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
La giurisprudenza definisce il mobbing come la condizione in cui la vittima diventa un "bersaglio particolare" di condotte vessatorie, che possono portare a un grave stato di ansia, depressione o altre patologie, con conseguente diritto al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale.
L'ordinamento italiano prevede una tutela rafforzata per le lavoratrici madri attraverso il Testo Unico sulla Maternità (D.Lgs. 151/2001) e il Codice delle Pari Opportunità. Il divieto di licenziamento vige dall'inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Tuttavia, la discriminazione può manifestarsi in forme più subdole, come il rifiuto di promozioni, il mancato riconoscimento di premi, trasferimenti ingiustificati o demansionamenti al rientro dalla maternità.

Risarcimento del Danno da Stalking e Discriminazione
In tutti i casi di stalking e di discriminazione sul lavoro legata alla gravidanza o alla maternità, la vittima ha diritto al risarcimento dei danni subiti. Questo può includere il danno biologico (per le patologie psicofisiche causate), il danno morale (per la sofferenza interiore) e il danno esistenziale (per la compromissione delle attività quotidiane e delle relazioni sociali).
Per ottenere il risarcimento, è fondamentale raccogliere prove documentali e testimoniali solide che dimostrino il nesso causale tra le condotte persecutorie o discriminatorie e il pregiudizio subito. È consigliabile farsi assistere da professionisti del settore, come avvocati esperti in risarcimento danni, che possano guidare la vittima attraverso le complesse procedure legali.
Il Tribunale di Ferrara, ad esempio, si è pronunciato in materia di stalking e risarcimento del danno, valutando le condotte poste in essere come integranti il reato ex art. 612 bis c.p. e riconoscendo il diritto al risarcimento. La giurisprudenza consolidata chiarisce che il "perdurante e grave stato d'ansia o di paura" non deve necessariamente configurare uno stato patologico clinicamente accertato, ma può consistere in uno stato d'animo della persona offesa, caratterizzato da sentimenti di esasperazione e prostrazione, concretamente accertabili e non transitori. Gli atti persecutori, in sintesi, non devono necessariamente portare a una situazione patologica, ma devono produrre un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima.
Affrontare una situazione di stalking o di discriminazione sul lavoro, soprattutto in un momento delicato come la gravidanza, richiede consapevolezza dei propri diritti e il coraggio di intraprendere le azioni legali necessarie per ottenere giustizia e ristabilire la propria dignità.