Gestazione per altri: Analisi normativa ed etica di una pratica complessa

La gestazione per altri (GPA), comunemente nota come maternità surrogata, rappresenta una delle frontiere più controverse del diritto contemporaneo, della bioetica e della sociologia. Essa si configura come un percorso di fecondazione assistita in cui una donna, detta gestante, accetta di portare avanti una gravidanza per conto di terzi, i cosiddetti genitori intenzionali, che accoglieranno il nascituro come proprio figlio al momento del parto. Il dibattito attorno a questa pratica è denso di sfumature semantiche e posizioni etiche inconciliabili.

La complessità terminologica: tra "gestazione" e "utero in affitto"

Nella nebbia semantica causata dallo scontro delle parole, la distinzione tra "gestazione per altri" e "utero in affitto" non è puramente formale. Il ricorso a tale metodo viene solitamente sancito attraverso un contratto, in cui il futuro genitore (o i futuri genitori) e la gestante dettagliano il procedimento, le sue regole, le sue conseguenze, il contributo alle spese mediche della gestante e, solo in alcuni Paesi, l'eventuale retribuzione della gestante stessa per il servizio offerto: in quest'ultimo caso è usata anche la locuzione «utero in affitto», talvolta impropriamente con intento di indicare in senso negativo la surrogazione di maternità in generale. Ma tale affermazione non è evidentemente obiettiva, in quanto si potrebbe dire, dall'altro punto di vista, che la locuzione "maternità surrogata" è un termine improprio con l'intento di indicare in senso positivo la pratica dell'affitto dell'utero. Ci si riferisce alla surrogazione di maternità come "altruistica" per descrivere le leggi dei paesi dove non è permesso un contributo pecuniario alla gestante, come ad esempio negli Stati membri dell'Unione europea ove è legale la pratica; per contro, dove esistono leggi che permettono la remunerazione, essa si definisce "retribuita" o "lucrativa".

rappresentazione concettuale del dibattito bioetico sulla gestazione per altri

Il panorama normativo internazionale: tra divieti e aperture

La legislazione globale in materia di GPA è estremamente eterogenea, riflettendo le diverse sensibilità culturali e giuridiche degli Stati. In India, ad esempio, il processo di gestazione surrogata è legale, e ha un costo che oscilla tra i 20.000 e i 40.000 dollari. La legislazione di questo Paese è molto flessibile dal 2002, ed è nel 2008 che, con il caso Manji, la Corte Suprema indiana ha ufficializzato la legalità della maternità commerciale.

Nel Regno Unito, la surrogazione di maternità commerciale non è legale, mentre lo è la "forma altruistica", introdotta dal Surrogacy Arrangements Act nel 1985. Il quadro giuridico, iniziato nel 1985, è andato raffinandosi con diverse modificazioni, regolando soltanto il trasferimento di paternità in un tempo successivo alla nascita. La legge prevede il divieto dell'interposizione o intermediazione di soggetti terzi con scopo di lucro, l'inesigibilità dei contratti di surrogazione fra privati, e sottopone al sindacato di merito del giudice l'entità di qualsiasi trasferimento economico esistente fra le due parti, limitandosi ad un "ragionevole rimborso" delle spese sostenute. L'Human Fertilisation and Embryology Act 2008 dispone che per ogni caso sia necessaria un'ordinanza del giudice che trasferisca la "piena titolarità" dei diritti del minore in capo alla famiglia surrogante. Fino a tale termine, il neonato è figlio della madre surrogata e di suo marito o del di lei partner, a tutti gli effetti di legge.

In Ucraina, la maternità surrogata, inclusa quella commerciale, è legale. Il nuovo codice della Famiglia (art. 123, punto 2) dispone che, nei casi in cui l'embrione generato da due coniugi viene trasferito a un'altra donna, sono comunque i due coniugi i genitori riconosciuti del bambino. Il punto 3 dell'articolo permette inoltre ai coniugi di ricorrere alla fecondazione in vitro con ovociti donati. In qualunque caso, avendo dato il loro consenso all'applicazione delle tecniche di riproduzione assistita, è riconosciuta ai coniugi la piena potestà genitoriale sui bambini nati da queste tecniche.

mappa concettuale delle legislazioni mondiali sulla maternità surrogata

Il contesto italiano: dal divieto alla configurazione di "reato universale"

In Italia, la surrogazione di maternità costituisce una pratica medica vietata con la legge 19 febbraio 2004, n. 40. L'articolo 12, comma 6, stabilisce che chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

Tuttavia, il quadro è mutato radicalmente il 16 ottobre 2024, quando il Senato ha approvato un disegno di legge che rende la maternità surrogata ufficialmente "reato universale". La novità legislativa consiste nell’aggiunta di un nuovo paragrafo al comma 6 dell’articolo 12 della legge n. 40/2004: «Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana». Questa modifica comporta che i cittadini italiani che ricorrono alla maternità surrogata anche in Paesi dove tale pratica è legale e regolamentata possono essere perseguiti penalmente al loro rientro in Italia, rischiando la reclusione e una sanzione pecuniaria significativa. L’aspetto dell’universalità previsto dalla legge italiana ha sollevato un dibattito profondo sia sul piano giuridico che su quello morale. L’introduzione del cosiddetto “reato universale” è un passo che, per molti, va ben oltre la volontà di regolare una materia complessa come la maternità surrogata.

Maternità surrogata: un reato universale?

Questioni di filiazione e diritti del minore

Stante l'insussistenza di una disciplina che permetta l'instaurarsi del legame parentale tra il neonato e il genitore d'intenzione, alcune famiglie si sono rivolte alla magistratura evidenziando come il quadro normativo precluda il diritto del minore a vedere riconosciuto il suo rapporto con il genitore d'intenzione. Nel 2019, la Cassazione ha negato ad una coppia di uomini la possibilità di trascrizione anagrafica dell'atto di filiazione straniero (canadese) includente entrambi come padri. Il divieto di surrogazione di maternità entro i confini nazionali ha indotto alcune coppie italiane che non possono avere figli ad avvalersi della surrogazione di maternità in Paesi esteri.

In Italia la legge 40 prevede che i nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime. Tuttavia, per i bambini nati all'estero, la trascrizione dell'atto di nascita non è automatica. La Corte di Cassazione, anche a Sezioni Unite (sentenza n. 12193/2019), ha affermato che il divieto integra un principio di ordine pubblico, con la conseguenza che non può essere automaticamente riconosciuto in Italia un provvedimento straniero che attribuisca lo status genitoriale al soggetto privo di legame biologico.

schema del processo di riconoscimento della filiazione per nati da gestazione per altri

Prospettive etiche e la voce dei protagonisti

Tra le ragioni invocate dai critici della gestazione per altri c’è l’asserzione che diventare genitori non è un diritto. Piuttosto è l’idea di che cosa significa oggi essere genitori che evolve in maniera disuguale nella società e il richiamo alla cosiddetta famiglia “naturale” serve a tranquillizzare chi non è disposto a riconoscere i cambiamenti. Al contrario, figure come il Dottor Marcello Pili, specialista in cardiologia, sostengono che la gestazione per altri rappresenti un'opzione medica sicura ed efficace che consente a coppie infertili - affette ad esempio da Sindrome di Rokitansky o gravi patologie sistemiche - di avere figli biologicamente propri in un contesto giuridico perfettamente normato.

Le associazioni come l'Associazione Luca Coscioni hanno promosso proposte di legge sulla gravidanza solidale, sostenendo che sia necessario definire i limiti entro cui la gravidanza solidale sia lecita, tutelando i diritti di tutti i soggetti coinvolti e, in particolar modo, dei minori nati a conclusione di tale percorso. Il dibattito resta aperto, sospeso tra il timore della mercificazione del corpo della donna e l'istanza di autodeterminazione e di realizzazione del desiderio di genitorialità che caratterizza le società moderne. Le evidenze degli studi scientifici internazionali riguardanti il benessere psico-fisico dei bimbi partoriti da donna estranea alla coppia e cresciuti dai propri genitori biologici giungono a conclusioni che suggeriscono come il benessere di tali figli sia determinato dalla qualità delle cure e dell'amore ricevuto, indipendentemente dalle modalità con cui sono venuti al mondo.

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