La cronaca nera degli ultimi mesi nel ponente ligure è stata profondamente scossa da un evento tragico che solleva interrogativi devastanti sulla sicurezza e il benessere dei minori all'interno del nucleo familiare. La morte di Beatrice, una bambina di soli due anni, avvenuta a Bordighera lo scorso 9 febbraio, si è trasformata rapidamente da un presunto incidente domestico a una complessa indagine per omicidio preterintenzionale, coinvolgendo non solo la madre, Manuela Aiello, ma anche il suo compagno, Emanuel Iannuzzi.

Il sopralluogo dei Ris e le prove biologiche
Dopo il lungo e minuzioso sopralluogo effettuato lunedì, i carabinieri del reparto di investigazioni scientifiche sono tornati nella villetta di Montenero per ulteriori accertamenti. L’attenzione degli inquirenti, coordinata dal Ris di Parma, si è focalizzata non solo sull'abitazione di Bordighera, ma anche sulla vettura utilizzata dalla Aiello. È quanto risulta nel sopralluogo sulla vettura di Manuela Aiello effettuato dai carabinieri del Ris di Parma: tracce di sangue sono emerse con il luminol, nella parte bassa della portiera posteriore, lato sinistro, insieme a un grave stato igienico sanitario in tutto l’abitacolo.
L’auto della donna, accusata di omicidio preterintenzionale per la morte della figlioletta di due anni, era stata sequestrata quel 9 febbraio e trasferita alla caserma di Imperia. Si tratta del mezzo con cui la Aiello era rientrata nella sua casa di Bordighera da Perinaldo, dove aveva trascorso con le tre figlie il fine settimana a casa del compagno Emanuel Iannuzzi. Al sopralluogo erano presenti anche il legale del 42enne, Cristian Urbini, e il consulente di parte Marco Puppo. Tracce biologiche, fazzoletti, scarpe, il bucato dell’ultima lavatrice: tutto ciò che è stato raccolto nella villetta sarà repertato dal Ris. Secondo gli ultimi sviluppi delle indagini, gli investigatori avrebbero rinvenuto tracce ematiche su un paio di pantaloncini da bambina presenti all’interno dell’abitazione di Montenero.
Dinamiche familiari e incongruenze temporali
La ricostruzione fornita dalla madre, che sostiene la tesi di una caduta accidentale dalle scale, appare agli occhi degli inquirenti del tutto inverosimile. Il giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti, nell'ordinanza che dispone l'arresto per Manuela Aiello, rende chiaro il pensiero degli inquirenti: "fin dall'inizio, Manuela A…". È impressionante il passaggio in cui si dice che la donna avrebbe caricato in auto la bimba quando era già morta da ore.
La bimba sarebbe morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, tra la mezzanotte e le 2, quando la donna con le sue tre figlie era a casa dell'altro indagato (a piede libero) Manuel Iannuzzi. Il rientro a casa avveniva in un contesto di apparente normalità che, secondo il Gip, nascondeva una realtà drammatica: "Appare inverosimile che nel prelevare dal letto, nel metterla in macchina, nel riprenderla in braccio nel momento dell'arrivo a casa e nel metterla nella culla non se ne sia resa conto". Inoltre, dal rientro a casa ci metteva sette minuti prima di richiedere l'intervento al personale sanitario. Nella telefonata al 112, la donna fingeva di essersi appena svegliata, un comportamento definito "distonico rispetto alla gravità dei fatti" che depone per la sussistenza di una sua responsabilità nella causazione del decesso della figlia.
Le prove fisiche e le testimonianze
A contraddire la tesi della caduta accidentale è soprattutto l'analisi del medico legale, che ha descritto un quadro di ecchimosi diffuse su più parti del corpo non compatibili con una caduta, bensì con l'azione di un corpo contundente. Particolarmente agghiacciante è il ritrovamento di un'impronta di scarpa su una gamba della piccola.
Chi conosceva la donna parla di maltrattamenti continui. Una badante, che assisteva il suocero della 43enne, ha riferito: "La mamma era violenta, picchiava sempre la bambina". Secondo la testimonianza, la minore presentava lividi in viso già dal 30 gennaio. La piccola sarebbe stata vittima di maltrattamenti prolungati, culminati nel decesso avvenuto, secondo l'ipotesi investigativa, nel casolare di Perinaldo, per poi essere riportata a Bordighera cadavere. In auto, oltre al corpicino della bambina, vi erano anche le sorelline di 10 e 9 anni, ora al centro di un delicato percorso di audizione protetta con l'ausilio di psicologi.
Distinzioni nel contesto: un evento differente
È necessario operare una distinzione netta tra questo tragico fatto di cronaca e altri eventi occorsi nella medesima area geografica, per evitare sovrapposizioni mediatiche. Recentemente, a Sanremo, si è verificato un lieto evento di segno opposto. Una giovane donna marocchina di 22 anni ha partorito in auto nel parcheggio del Grand Hotel del Mare. Il marito, alla guida, non ha avuto il tempo di chiamare i soccorsi che la moglie ha dato alla luce una femminuccia. Successivamente sono intervenuti sul posto l’automedica Alfa 3 del 118 e un equipaggio di Ospedaletti Emergenza. Mamma e figlia sono stati così accompagnati in ambulanza al reparto di Ostetricia e Ginecologia di Sanremo. La coppia, residente a Bordighera, stava andando verso Sanremo quando la donna ha avvertito le doglie. Questo evento, pur nella sua drammaticità logistica, si colloca agli antipodi rispetto alla vicenda della piccola Beatrice, in cui l'intervento sanitario è stato purtroppo richiesto solo dopo che il decesso era già avvenuto da molte ore.

Il ruolo degli indagati e gli sviluppi processuali
Manuela Aiello si trova attualmente in carcere, mentre il compagno Manuel Iannuzzi è indagato a piede libero. Le indagini proseguono per comprendere l'esatta dinamica delle percosse e il livello di consapevolezza di entrambi riguardo alle condizioni della bambina nelle ore precedenti alla telefonata al 112. Il medico legale, oltre ai lividi su braccia, gambe e schiena, ha evidenziato lesioni al labbro superiore. I Ris di Parma sono impegnati nel capire se nel casolare di Perinaldo siano presenti ulteriori tracce di materiale organico che possano confermare il luogo esatto dell'aggressione mortale.
La figura del padre delle bambine, detenuto per altri reati, è stata chiamata in causa da alcuni testimoni che sostengono fosse a conoscenza della situazione di violenza domestica. Gli investigatori continuano a confrontare le testimonianze, gli orari registrati dalla centrale operativa del 118 e le risultanze della videosorveglianza territoriale per delineare con precisione chirurgica le azioni compiute dalla Aiello in quelle fatidiche ore. La verità giudiziaria, che emergerà dall'esito dell'autopsia atteso a breve, sarà determinante per chiarire se il quadro accusatorio di omicidio preterintenzionale verrà confermato o eventualmente aggiornato alla luce delle nuove prove scientifiche rinvenute sulle tracce biologiche e gli indumenti sequestrati.
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