La Mezzaluna Fertile: Culla di Civiltà Antiche e Sfide Contemporanee

Il concetto di "Mezzaluna fertile" evoca immagini di terre rigogliose, dove l'umanità mosse i primi passi verso la civilizzazione, abbandonando la vita nomade per abbracciare l'agricoltura e fondare le prime città. Per generazioni di studenti, questo termine ha rappresentato il primo incontro con le radici profonde della storia umana, un viaggio in una regione che, a dispetto del suo nome evocativo, si presenta oggi con sfide ambientali e geopolitiche di straordinaria complessità. Questa vasta area, a forma di luna crescente, si estende dalla valle del Nilo fino al fiume Tigri e, come gli storici hanno chiamato questa regione, perché ha la forma di una mezzaluna e perché è caratterizzata dalla presenza di alcuni fiumi, come il Nilo, il Giordano, il Tigri e l’Eufrate che rendevano fertili i terreni, favorendo così l’agricoltura e l’allevamento e quindi l’insediamento umano. È qui che nacquero le prime grandi civiltà della storia, popoli che abbandonarono i riti magici dell'era preistorica per sviluppare le prime religioni politeiste e costruire vere città con mura, torri e templi. Parallelamente si diffuse l'uso della scrittura, utilizzata per preghiere, leggi e opere letterarie.

L'Alba dell'Agricoltura e l'Addomesticamento: I Semi del Progresso Umano

Attorno al 10.000 a.C. i cambiamenti climatici nella zona della “Mezzaluna fertile” diffusero un cereale selvatico (l’antenato del grano) che attirò l’attenzione di piccole comunità di cacciatori e raccoglitori. Questo cereale aveva l’incredibile vantaggio di poter essere conservato per lungo tempo e quindi sfamare una comunità nei periodi in cui la caccia o la raccolta erano impossibili. La scoperta della capacità di conservazione dei cereali rappresentò una svolta fondamentale, fornendo una fonte di cibo più stabile e prevedibile rispetto alla caccia e alla raccolta, attività spesso incerte e stagionali. Questa nuova disponibilità alimentare non solo garantiva la sopravvivenza ma poneva anche le basi per una crescita demografica e una maggiore complessità sociale.

Mappa della Mezzaluna Fertile con i siti archeologici principali e i fiumi

Parallelamente all'osservazione e alla raccolta dei cereali selvatici, l'ingegno umano iniziò a produrre strumenti più sofisticati. Attorno alla stessa epoca, furono realizzati i primi mortai in pietra: servivano a macinare i cereali e a trasformarli in farina, con cui si cuocevano i pani e focacce. Questi strumenti, apparentemente semplici, rivoluzionarono il modo in cui il cibo veniva preparato e consumato, rendendo i cereali più digeribili e versatili. Poco dopo, sono documentate le prime falci per mietere. La disponibilità di strumenti efficienti per la raccolta e la lavorazione del cibo permise ad alcune comunità umane di scegliere di insediarsi nei luoghi in cui la crescita spontanea del cereale era più abbondante ed era più facile conservarlo, e i villaggi si andarono moltiplicando. Questa transizione da un'esistenza nomade a una sedentaria fu il pilastro su cui si edificarono le future civiltà.

In quel periodo, il clima nella regione si riscaldò; le zone in cui crescevano i cereali selvatici si ampliarono, creando condizioni ancora più favorevoli per l'espansione di queste colture. L’indagine paleobiologica ha dimostrato che, attorno al 7700 a.C. a Gerico, in Palestina, i cereali selvatici si erano modificati: l’uomo aveva imparato a selezionare quelli più adatti alla semina e a incrociarli. Questo processo di selezione artificiale, durato millenni, portò alla nascita delle varietà coltivate che conosciamo oggi, molto più produttive e resistenti. Più o meno in quell’epoca appaiono i legumi domestici: piselli e lenticchie, che, ricchi di proteine, andarono a integrare la dieta a base di cereali, contribuendo ulteriormente alla salute e alla crescita delle popolazioni.

Contemporaneamente all'evoluzione dell'agricoltura, si perfezionava un'altra pratica rivoluzionaria: l'addomesticamento degli animali. Nelle regioni della “Mezzaluna fertile” il maiale fu addomesticato attorno al 7000 a.C., capre e pecore prima ancora. Questi animali fornivano non solo carne e latte, ma anche lana e pelli, e rappresentavano una risorsa preziosa e riproducibile. L’ultimo arrivato è il bue: attorno al 4000 a.C. i bovini erano usati per la carne e per l’aratura dei campi. L'introduzione dell'aratro trainato dai buoi aumentò esponenzialmente la capacità produttiva dei campi, permettendo di coltivare aree più vaste con minore sforzo umano. Nello stesso periodo vennero addomesticati gli asini (che prima erano oggetti di caccia), i quali divennero gli animali da tiro per eccellenza, prima del cavallo, essenziali per il trasporto di merci e persone. Questi progressi avvennero in tempi diversi nelle diverse regioni della Mezzaluna Fertile, ma segnarono collettivamente il passaggio a un'economia agricola e pastorale che avrebbe cambiato per sempre il corso della storia umana.

L'Acqua, Motore della Civiltà: Dalla "Economia Idraulica" alle Città-Stato

L’agricoltura, in particolare quella su larga scala, richiede l’utilizzo dell’acqua per irrigare i campi: perciò i fiumi e in generale il controllo delle acque sono elementi decisivi. In una regione dove le precipitazioni potevano essere scarse o irregolari, la gestione dell'acqua divenne la chiave di volta per la sopravvivenza e la prosperità. I grandi fiumi come il Tigri, l'Eufrate e il Nilo, con le loro inondazioni annuali, depositavano limo fertile sui terreni circostanti, ma richiedevano anche un'organizzazione complessa per sfruttarne appieno il potenziale.

L’agricoltura innescò un circolo virtuoso di straordinaria importanza per lo sviluppo della civiltà: la popolazione era nutrita meglio, perciò cresceva di numero. Con più bocche da sfamare e una maggiore disponibilità di manodopera, i campi bagnati da fiumi non bastavano, bisognava cercarne altri più lontani. Questo portò a una forma di organizzazione più vasta: dai singoli villaggi, ognuno autonomo, a un territorio più ampio in cui più villaggi potessero coesistere. La necessità di coordinare la costruzione e la manutenzione di canali, dighe e bacini idrici che potessero raggiungere anche le terre più distanti richiedeva una leadership centrale e una capacità di pianificazione che andava oltre le possibilità del singolo villaggio.

Le civiltà della Mesopotamia

Su queste basi, gli storici hanno coniato la definizione di “economia idraulica”, perché basata sul controllo delle acque. Questo sistema non riguardava solo l'irrigazione dei campi, ma anche la prevenzione delle inondazioni e la fornitura di acqua potabile. In teoria, sarebbe possibile immaginare una confederazione di villaggi che si associano per la costruzione di canali, collaborando per un beneficio comune. Tuttavia, nella realtà storica, in Mesopotamia e altrove, appare invece un’organizzazione di tipo statale (la città-Stato) che dispone degli strumenti e della forza per pianificare, dirigere e imporre opere idrauliche anche di vasta portata, diramate su tutto il villaggio non potevano arrivare. Le città, spesso fortificate e con una struttura sociale più complessa, divennero i centri di potere che detenevano il controllo sulle risorse idriche e, di conseguenza, sulla produzione agricola. Così i villaggi finiscono per accettare il dominio delle città, e queste a loro volta rafforzarono il dominio sulla campagna pianificando nuovi lavori di bonifica e di espansione dei sistemi di irrigazione. Questo processo non solo garantì la prosperità agricola ma consolidò anche la struttura gerarchica delle prime società, con re, sacerdoti e amministratori che gestivano le risorse e la manodopera.

Le Prime Grandi Civiltà della Mezzaluna Fertile

La Mesopotamia è importante perché è il luogo dove si insediarono le prime civiltà. Rappresenta quindi il primo capitolo della storia dell'uomo che probabilmente affronterai a scuola. Il termine "Mesopotamia" indica la terra tra due fiumi - il Tigri e l’Eufrate - culla di antiche e gloriose civiltà. É un territorio molto vasto, che ospita a Nord una zona completamente deserta, delimitata dai Monti Zagros, mentre a Sud-Est confina con l’altopiano arabo. La Mesopotamia, grazie proprio alle inondazioni costanti dei fiumi, che rendevano il suolo adatto all’agricoltura, fu terra di insediamento umano. Durante l'età del bronzo, ospitò imperi come quello assiro, accadico, babilonese e sumero.

Mesopotamia, la Terra tra Due Fiumi

Le prime civiltà a noi note si svilupparono in Mesopotamia, una regione che oggi è compresa gran parte nell’Iraq. Fu qui che l'innovazione della scrittura, il cuneiforme, facilitò la strada verso l’alfabetizzazione. É anche terra di biblioteche che consentirono alla popolazione di imparare a leggere e scrivere, diffondendo la conoscenza e l'organizzazione amministrativa. I materiali intendono mettere in evidenza gli elementi che portarono alcune aree del mondo a superare le modalità di vita proprie del Neolitico e a veder emergere grandi civiltà urbane: il sistema dell'agricoltura irrigua, il diffondersi della metallurgia, la nascita delle prime città, l'utilizzo della scrittura.

I Sumeri: Pionieri Urbani e Culturali

I Sumeri si stabilirono nella Mesopotamia meridionale intorno al 4000-3500 a.C., fondando le prime grandi città della storia come Ur, Uruk e Lagash. Crearono un sistema di città-Stato autonome e indipendenti, spesso in guerra tra loro, ma unite da una cultura e una lingua comuni. Ogni città era protetta da imponenti mura rinforzate da torri, testimonianza delle continue rivalità e della necessità di difesa. Poiché la regione era povera di pietre, i Sumeri furono costretti a inventare un nuovo materiale da costruzione: il mattone, realizzato con fango e paglia essiccati al sole o cotti, che rivoluzionò l'architettura. Con questo materiale edificarono tanto le mura cittadine quanto le maestose ziggurat, templi a gradoni dedicati alle loro divinità. I Sumeri svilupparono una delle prime vere religioni della storia, un pantheon di dei e dee legati alle forze naturali e al destino umano.

Ricostruzione artistica di una Ziggurat sumera

L'arte sumera era strettamente legata alla religione: le sculture raffiguravano divinità con aspetto umano o persone in preghiera. Un tipico esempio di scultura votiva è la statuetta di Eannatum, re di Lagash, rappresentato in atteggiamento di preghiera con enormi occhi sbarrati, simbolo di devozione e attenzione divina. Tra le opere d'arte sumere più significative troviamo gli stendardi, pannelli decorati su entrambi i lati con materiali pregiati. Lo Stendardo di Ur, ad esempio, è composto da quattro pannelli in legno, ricoperti di bitume e decorati ad intarsio con conchiglie, madreperla e calcare rosso, su un fondo di lapislazzuli. I due pannelli principali sono conosciuti come "della pace" e "della guerra". Ogni pannello è diviso in tre registri (livelli) sovrapposti, separati da fasce ornamentali. Nel pannello "della pace" dello Stendardo di Ur, il sovrano è rappresentato a banchetto con dignitari, mentre nei registri inferiori sono mostrati animali sacrificali in ordinata processione. Le figure sono ben definite contro lo sfondo blu e rappresentate in modo schematico e bidimensionale, con parti viste di fronte e di profilo. Nel pannello della guerra, nonostante la battaglia sia raffigurata, l'intera composizione è subordinata all'idea dell'omaggio al sovrano, con i soldati disposti in successione regolare verso la figura regale al centro. I Sumeri furono tra i primi a capire il potere delle immagini per raccontare storie e comunicare messaggi politici, usando l'arte come veicolo di propaganda e di espressione del potere. In seguito alle invasioni di popolazioni nomadi, la civiltà sumerica scomparve, lasciando un'eredità culturale e tecnologica immensa.

Gli Accadi, Babilonesi e Assiri: Imperi e Codici

Dopo i Sumeri, altre civiltà emersero e si affermarono in Mesopotamia. Gli Accadi, sotto i re Sargon e Naram-Sin, danno vita al primo “impero universale” della storia, unificando le diverse città-Stato sumere sotto un unico dominio e introducendo la lingua accadica. Ai Sumeri succedette l'impero achemenide, prima che la zona fosse conquistata da Alessandro Magno nel 332 a.C.

I Babilonesi di Hammurabi, re saggio e sapiente, cui si deve un celebre codice di leggi, rappresentano un'altra fase cruciale. Uno dei monumenti più significativi di questa civiltà è la Stele di Hammurapi, un blocco di basalto alto oltre 2 metri. La parte superiore della stele è decorata con un bassorilievo che raffigura il re Hammurapi, con una veste pieghettata, nell'atto di ricevere simbolicamente le leggi dal dio del Sole e della giustizia, Shamash, che indossa una veste a balze. Questa stele non è solo un capolavoro artistico ma un documento giuridico fondamentale, che offre uno sguardo sulla società e la giustizia dell'epoca. Dopo un periodo di dominio assiro, l'impero babilonese rinacque tra il 700 e il 500 a.C. circa, con la costruzione della Nuova Babilonia. La Porta di Ishtar era delimitata da quattro grandi torrioni merlati ed era rivestita da mattonelle di ceramica invetriata di un intenso colore azzurro. Sulle pareti della porta erano raffigurati in fila vari animali mostruosi, con la funzione simbolica di proteggere la città. La Porta di Ishtar, con il suo blu brillante, doveva essere uno spettacolo mozzafiato per i visitatori dell'antica Babilonia, un simbolo della potenza e della ricchezza della capitale.

Ricostruzione della Porta di Ishtar

Gli Assiri, popolo bellicoso e feroce, che in breve tempo dà vita a un vasto ma fragile impero, furono noti per la loro efficienza militare e la brutalità delle loro conquiste, ma anche per le loro grandiose opere architettoniche e le loro ricche biblioteche, come quella di Ninive. Infine, i Persiani, che grazie alle capacità politico-organizzative dei sovrani impongono la loro egemonia sull’area che va dalla valle dell’Indo all’Egitto, concludendo un lungo ciclo di imperi in Mesopotamia.

Oltre la Mesopotamia: Egitto, Ittiti, Fenici ed Ebrei

L'influenza della Mezzaluna Fertile si estese ben oltre i confini della Mesopotamia. Nell’altopiano anatolico (odierna Turchia), a metà del II millennio a.C., parte l’espansione degli Ittiti. Essi, grazie alla superiorità militare, conquistano la Mesopotamia e la Siria ed entrano in conflitto con la vicina potenza egizia, diventando una delle grandi potenze dell'epoca.

Lungo il fiume Nilo, sin dal IV millennio a.C., nasce e si sviluppa la civiltà egizia, destinata a durare per 40 secoli, nonostante molteplici invasioni di altri popoli e la continua alternanza tra periodi di stabilità politica e periodi di crisi. L'architettura, la scultura e la pittura egizie hanno sempre mantenuto uno stretto legame con la religione. Gli Egizi credevano che la vita continuasse oltre la morte solo se veniva conservato il corpo del defunto, che doveva essere quindi mummificato. I più antichi esempi di architettura funeraria egizia (dal 3000 a.C. circa) sono tombe monumentali chiamate mastabe. La parola "mastaba" deriva dall'arabo e significa "panca" o "sedile", perché queste tombe, viste da lontano, sembravano grandi panchine rettangolari nel deserto. Le prime piramidi compaiono durante l'Antico Regno (2682−2191 a.C.) e costituiscono i luoghi di sepoltura del faraone e dei suoi familiari. Inizialmente sono piramidi a gradoni, formate da più mastabe sovrapposte. La più famosa è la piramide di Cheope, che occupava lo spazio di 7 campi da calcio e raggiungeva un'altezza di 150 metri. In origine, la piramide aveva un rivestimento in lastre di calcare bianco (oggi quasi del tutto perduto) che la faceva risplendere quando veniva colpita dai raggi del sole. Nonostante le leggende sui "poteri mistici" delle piramidi, queste erano essenzialmente enormi tombe, simboli del potere divino del faraone e della sua immortalità. Per gli Egizi i templi non erano luoghi di preghiera ma rappresentavano l'abitazione terrena degli dèi. Il tempio egizio è definito "a cannocchiale", poiché il percorso interno procede in linea retta e in costante salita, dall'ingresso fino al santuario, restringendosi progressivamente, creando un'esperienza di avvicinamento al divino.

A partire dal 1200 a.C. sulla costa siro-palestinese, i Fenici, popolo di mercanti e navigatori, si organizzano in città-Stato autonome e intraprendono una politica di espansione commerciale e coloniale nel Mediterraneo, fondando importanti empori e città come Cartagine. La loro invenzione dell'alfabeto fonetico rappresentò un'altra pietra miliare nella storia della comunicazione. Contestualmente in Palestina si insediano gli Ebrei, la cui storia e cultura avrebbero avuto un'influenza duratura sulle civiltà successive.

Dal "Giardino dell'Eden" al Paesaggio Arido: I Cambiamenti Climatici Storici

Durante le nostre prime lezioni di storia a scuola, tutti abbiamo sentito parlare della Mezzaluna fertile: una regione che comprendeva il Mediterraneo orientale e il nord d'Africa, bagnata dai grandi fiumi Tigri, Eufrate e Nilo. Una terra rigogliosa, dove nacquero l'agricoltura e le prime grandi città. Ma se guardiamo oggi una qualsiasi mappa satellitare, ci rendiamo subito conto che gran parte di quella regione è semiarida o desertica. Sembra strano, vero? Che cosa c’è di fertile in quel luogo? Oggi no, ma migliaia di anni fa quella vasta regione era davvero un rigoglioso giardino. Alcuni studiosi di miti e culture antiche vedono in questo cambiamento così drastico l'origine del mito dell'espulsione dal paradiso, presente nella Bibbia e in altri racconti antichi.

Ma come si è passati da un paradiso agricolo a un paesaggio arido e ostile? La ragione è tanto curiosa quanto inevitabile: il movimento del nostro pianeta. Circa 5.000 o 6.000 anni fa, cambiamenti quasi impercettibili nell'orientamento della Terra hanno fatto sì che l'asse terrestre si raddrizzasse leggermente e che la sua orbita diventasse meno eccentrica. Questo fenomeno è dovuto ai cosiddetti cicli (orbitali) di Milanković, i quali influenzano i movimenti del nostro pianeta su scale temporali di decine, se non centinaia, di migliaia di anni. Questi cambiamenti influenzano la quantità di radiazione solare che il nostro pianeta riceve in diverse regioni, determinando il clima su larga scala e provocando, ad esempio, l'inizio e la fine delle ere glaciali.

Il risultato di questi cambiamenti fu che le estati nell’emisfero settentrionale divennero meno calde e, di conseguenza, si ridusse la quantità di piogge che irrigavano il nord d'Africa e il Mediterraneo orientale, a causa della minore presenza di vapore acqueo nell’atmosfera. L’impatto sulla Mezzaluna fertile fu graduale ma profondo: il Sahara, un tempo un’immensa savana rigogliosa, si trasformò progressivamente in un deserto, le foreste si ritirarono e i terreni persero lentamente la loro fertilità.

Grafico semplificato dei cicli di Milanković che mostrano l'eccentricità dell'orbita terrestre

A dire il vero, questo fenomeno non fu l'unico responsabile del cambiamento climatico. Le società antiche, nel tentativo di migliorare i raccolti, costruirono canali d'irrigazione che provocarono effetti dannosi a lungo termine. Inondando eccessivamente i campi in un contesto già arido, nel terreno cominciarono a formarsi croste saline, che ostacolavano l’assorbimento dell’acqua e compromettevano la nutrizione delle piante. Così, mentre l’agricoltura favoriva lo sviluppo e la prosperità di grandi civiltà, la terra, silenziosamente, iniziava a deteriorarsi.

L'era degli imperi vide un'accelerazione di questo deterioramento con il passare dei secoli, soprattutto quando imperi come quello neobabilonese o assiro si espansero: la deforestazione, l'agricoltura e il pascolo eccessivo aumentarono l'erosione e la desertificazione. La necessità di legname per costruzioni, combustibile e la creazione di nuovi pascoli per il bestiame portò a un disboscamento massiccio, alterando l'equilibrio ecologico. Di generazione in generazione, il paesaggio cambiò lentamente ma costantemente per le generazioni che vivevano nell'antica Mezzaluna fertile, e questo andò di pari passo con l'ascesa e la caduta degli imperi. Alcune culture hanno saputo reagire in tempo, ma altre sono rimaste indietro. Mentre le prime culture della Mesopotamia crollavano e altre sorgevano al loro posto, civiltà come quella egizia sopravvissero utilizzando le loro conoscenze tecniche per adattarsi alla nuova situazione. Le società scoprirono nuovi modi per sopravvivere utilizzando l'acqua disponibile, cambiando le colture e sviluppando nuovi metodi di irrigazione, dimostrando una notevole resilienza e capacità di adattamento.

La Mezzaluna Fertile Oggi: Siccità, Conflitti per l'Acqua e Conseguenze Umanitarie

Oggi, la Mezzaluna fertile è ancora la patria di milioni di persone, ma la sua capacità produttiva è molto inferiore rispetto a millenni fa. La sua storia ci insegna che anche le grandi civiltà sono in balia di eventi cosmici, e infatti nella storia recente ci sono testimonianze di «piccole ere glaciali» che hanno messo in difficoltà società in teoria molto più preparate di quelle antiche. Purtroppo, chi dovesse visitare oggi quell’area rimarrebbe deluso. Sono quattro i Paesi della regione afflitti da una siccità, che ormai dura da tre anni e minaccia di rendere inabitabile una buona parte del Medio Oriente. Siria, Turchia, Iran e Iraq sono alle prese con gli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici e devono condividere risorse idriche via via più esigue.

Le civiltà della Mesopotamia

La scarsità di acqua, aggravata dalle carenze infrastrutturali e dall’inquinamento, ha pesanti conseguenze sull’agricoltura e sull’ambiente. Le temperature estive, vicine ai 50° C per periodi sempre più lunghi, e l’evaporazione elevata aggravano la situazione, contribuendo a un'accelerata perdita delle riserve idriche superficiali e sotterranee. Molte province irachene non sono in grado di garantire ai cittadini l’acqua potabile per più di una o due volte a settimana, una situazione di emergenza umanitaria che colpisce milioni di persone. Vaste aree, un tempo dedite all’agricoltura, sono ora distese polverose e bruciate dal sole, trasformando quello che era un granaio in un deserto. Nemmeno le centrali elettriche possono funzionare, a causa dell’impossibilità di attivare i sistemi di raffreddamento ad acqua, e le interruzioni di corrente sono lunghe e frequenti, paralizzando ulteriormente la vita quotidiana e l'economia.

Nell’anno in corso, il raccolto di riso ambrato, che deriva il suo nome dall’aroma simile a quello della resina, sarà soltanto simbolico. La coltivazione di questo cereale, che è alla base della dieta dei 41 milioni di iracheni, si concentra a sud di Baghdad, intorno alle città di Najaf e Diwaniya. La produzione raggiungeva 300mila tonnellate un decennio fa, richiedendo tra i 10 e i 12 miliardi di metri cubi d’acqua, durante i cinque mesi del ciclo vitale delle piante. La superficie coltivata era di 35mila ettari. L’agricoltura occupa ancora un quinto della forza lavoro e contribuisce alla ricchezza nazionale per un ammontare secondo solo ai proventi derivanti dal petrolio. Nel 2021, la produzione si è ridotta del 17,5 % rispetto all’anno precedente. Il raccolto di grano che, nel 2019 e nel 2020, si era assestato sui 5 milioni di tonnellate, quest’anno sarà quasi dimezzato, attestandosi tra i 2,5 e i 3 milioni di tonnellate. Una quantità insufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. L’Iraq dovrà quindi aumentare le importazioni cerealicole, mettendo a rischio la sicurezza alimentare del Paese.

La riduzione della piovosità è tra le cause principali della contrazione delle attività agricole nell’antica Mezzaluna fertile. Dopo un inverno e una primavera avari di precipitazioni, la portata dei fiumi si è ridotta di parecchio. Ad esempio, la provincia di Diwaniya è irrigata dall’Eufrate, che ad agosto trasportava 90 metri cubi d’acqua al secondo, a fronte dei 180 della media del periodo. Tale situazione è il risultato dei cambiamenti climatici, che nella regione sono particolarmente evidenti. Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale pubblicato a marzo, in Medio Oriente e Asia Centrale le temperature medie sono aumentate di 1,5° C dal 1990, rispetto a una crescita a livello globale di 0,7° C. Disastri naturali, come tempeste di sabbia e inondazioni lampo causate da precipitazioni intense e concentrate, sono più frequenti, coinvolgendo 7 milioni di persone dall’inizio del secolo.

L'Acqua come Strumento Geopolitico: Turchia, Iran, Siria e Iraq

Non sorprende quindi che siano sempre più frequenti gli attriti per accaparrarsi la poca acqua disponibile. La competizione per l'acqua si è trasformata in una questione geopolitica di prim'ordine. Ankara e Teheran hanno maggiore capacità di imporre i propri interessi in quanto potenze regionali di primo livello. Inoltre, la vastità e la complessità dei territori turco e iraniano fanno sì che solo alcune aree siano sottoposte a stress idrico, permettendo loro una maggiore flessibilità strategica. Per la loro fragilità interna, Siria e Iraq faticano a difendere i propri interessi e spesso vedono le loro posizioni soccombere dinanzi all’assertività dei vicini. In particolare, Baghdad è vittima dei progetti infrastrutturali, soprattutto turchi, e dei prelievi d’acqua degli iraniani dagli affluenti del Tigri.

La foce del Tigri e dell’Eufrate, che si congiungono a 150 Km dal Golfo dando vita allo Shatt al Arab, si presenta come un vasto ecosistema umido. Gli autori biblici avevano identificato il giardino dell’Eden proprio tra i palmeti di questa zona. Nel 2016, l’UNESCO ha inserito le paludi dell’Iraq meridionale tra i siti patrimonio dell’umanità. Il riconoscimento premiava la straordinaria biodiversità del territorio e la sua antica storia, arrivando al termine di un lungo processo di ricostituzione degli acquitrini. Infatti, nel 1991, Saddam Hussein aveva ordinato il prosciugamento di vaste aree inondate come punizione alle comunità locali, che avevano dato rifugio e protezione a forze ostili al regime. La siccità attuale ha riportato le lancette dell’orologio indietro di trent’anni. L’inaridimento delle paludi del sud iracheno mette in difficoltà migliaia di famiglie dedite all’agricoltura e all’allevamento dei bufali. Sono già in molti quelli che hanno perso la speranza, abbandonando una delle regioni più povere del Paese per cercare fortuna nelle grandi città, alimentando flussi migratori interni.

La situazione è particolarmente grave nelle zone umide di Huwaizah, a ridosso della frontiera iraniana. Queste paludi sono alimentate da due affluenti del Tigri, impoveriti dai prelievi d’acqua e dalla costruzione di sbarramenti ordinati da Teheran. Il regime degli ayatollah è infatti impegnato a favorire lo sviluppo dell’agricoltura e la produzione di energia idroelettrica nella provincia del Khuzestan. Questa è abitata in prevalenza da arabi sciiti, percepiti dai gruppi etnici di ceppo persiano come una sorta di corpo estraneo da controllare. La paura costante di rivolte spinge Teheran a non trascurare troppo il livello di benessere di questa regione agli estremi confini sud-occidentali della Repubblica islamica. Ma la realizzazione di dighe e invasi per la raccolta dell’acqua finisce per sottrarre risorse al ben più debole vicino.

Immagine satellitare che mostra la riduzione delle paludi irachene

Anche la Turchia ha un ruolo centrale in questa dinamica. Un complesso sistema di opere infrastrutturali, noto come Progetto dell'Anatolia Sud-orientale (GAP), è stato concepito a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso per favorire lo sviluppo dell’Anatolia sud-orientale. L’area è ancora oggi molto arretrata sul piano economico rispetto ad altre province. Ma Suleiman Demirel, primo ministro e poi presidente della Turchia, vi intravide la possibilità di sfruttare le acque del Tigri e dell’Eufrate su larga scala. I lavori di costruzione durano da decenni. L’obiettivo è di accrescere la produzione agricola attraverso 2 milioni di ettari aggiuntivi di terre irrigue. A questo si aggiunge il miglioramento della capacità di generare energia idroelettrica, così da trasformare Ankara in esportatore netto di corrente e derrate alimentari, rafforzando la sua autonomia e influenza regionale. Non è chiaro se il SAP sarà ultimato in tempo per il centesimo anniversario della Repubblica turca. Ma il presidente Erdoğan è intenzionato a portare a termine il lavoro. Anche perché l’autosufficienza alimentare e un miglioramento importante sul piano della sicurezza energetica sono funzionali alle ambizioni imperiali della Turchia contemporanea. Tutti i soggetti geopolitici con tali aspirazioni cercano l’indipendenza in questi due ambiti per non essere esposti alle conseguenze della altrui volontà. E Ankara sembra essere intenzionata a rispettare questa regola fondamentale delle relazioni internazionali. Poco importa che le infrastrutture non abbiano una ricaduta positiva rilevante sulla vita delle popolazioni curde, prevalenti nell’Anatolia profonda.

La costruzione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche in territorio turco non è cosa da poco. Non stupisce quindi che i progetti di Ankara suscitino da tempo preoccupazione in Siria e in Iraq. Le operazioni di riempimento degli invasi, unite alla diminuzione delle precipitazioni, sono alla base della già citata riduzione della portata dei grandi fiumi. Anche Teheran ha manifestato irritazione, accusando la Turchia di essere responsabile delle difficoltà di Damasco e Baghdad, ma anche di un aumento della frequenza delle tempeste di polvere in Iran. Le accuse sono state respinte come prive di qualsiasi fondamento scientifico.

Assetare la Siria e l’Iraq significa soffiare sul fuoco immenso della rabbia popolare, frutto di decenni di guerra, corruzione, povertà e sottosviluppo. Il patrocinio iraniano sui regimi siriano e iracheno resta solido. Ad Ankara però non dispiacerebbe se, con i suoi piani di sfruttamento dei grandi fiumi mesopotamici che nascono nel suo territorio, suscitasse ulteriore malessere verso Damasco e Baghdad e, di riflesso, verso Teheran. Turchia e Iran sono in competizione per ritagliarsi spazi di egemonia in Medio Oriente e l’acqua rappresenta un’arma di questa sfida, che non esclude colpi bassi, trasformando una risorsa vitale in uno strumento di potere e conflitto.

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