La regione che alcuni chiamano la Mezzaluna Fertile, ossia la regione che si stende tra il golfo persiano e il Mediterraneo palestinese, rappresenta da millenni il crocevia delle civiltà umane. Gli storici hanno chiamato così questa regione, perché ha la forma di una mezzaluna e perché è caratterizzata dalla presenza di alcuni fiumi, come il Nilo, il Giordano, il Tigri e l’Eufrate che rendevano fertili i terreni, favorendo così l’agricoltura e l’allevamento e quindi l’insediamento umano.

Questo territorio è stato testimone di flussi migratori incessanti, popolato da genti che sfuggivano i deserti, i semiti del Sud. Per primi erano arrivati gli accadi e i babilonesi; mille anni dopo, gli amoriti, tra cui i cananei; mille anni dopo ancora, gli aramei, e con loro gli ebrei.
La civiltà della Mesopotamia e le prime grandi strutture statali
Le prime civiltà a noi note si svilupparono in Mesopotamia, una regione che oggi è compresa in gran parte nell’Iraq. I Sumeri, organizzati in un sistema di città-Stato, tra cui ricordiamo Ur e Uruk, posero le basi per l'urbanizzazione e la scrittura. A loro seguirono gli Accadi, che, sotto i re Sargon e Naram-Sin, danno vita al primo “impero universale” della storia. Successivamente, i Babilonesi di Hammurabi, re saggio e sapiente, ci hanno lasciato in eredità un celebre codice di leggi che ha influenzato il diritto antico.
Non meno influenti furono gli Assiri, popolo bellicoso e feroce, che in breve tempo diedero vita a un vasto ma fragile impero. Più tardi, i Persiani, grazie alle capacità politico-organizzative dei sovrani, imposero la loro egemonia sull’area che va dalla valle dell’Indo all’Egitto. Nell’altopiano anatolico, a metà del II millennio a.C., parte l’espansione degli Ittiti; essi, grazie alla superiorità militare, conquistano la Mesopotamia e la Siria ed entrano in conflitto con la vicina potenza egizia. Lungo il fiume Nilo, sin dal IV millennio a.C., nasce e si sviluppa la civiltà egizia, destinata a durare per 40 secoli, nonostante molteplici invasioni di altri popoli e la continua alternanza tra periodi di stabilità politica e periodi di crisi.
Ugarit e il legame tra letteratura cananea e tradizioni bibliche
A partire dal 1200 a.C. sulla costa siro-palestinese, i Fenici, popolo di mercanti e navigatori, si organizzarono in città-Stato autonome intraprendendo una politica di espansione commerciale nel Mediterraneo. I cananei che non avevano voluto accettare gli invasori se ne erano andati verso il mare, e dai greci furono chiamati fenici. Le più importanti città fenicie, Tiro, Sidone, Acri, Beirut, sono state troppe volte distrutte e rioccupate per poter conservare chiare tracce della civiltà cananea.
Tuttavia, Ugarit rimaneva nascosta e abbandonata, sotto il monticello di Ras Shamra; non molti anni fa venne ritrovata, e con essa alcuni saggi della letteratura cananea, scritti in caratteri cuneiformi. Questi testi sono stati in gran parte decifrati, e se da un canto servono a riempire in qualche modo l’abisso che da sempre separava Omero dalla Bibbia, cioè la cultura minoica o minoana da quella ebraica, dall’altro canto ci offrono pure qualche luce sulle complesse origini di Jahveh.
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Tra i testi ugaritici più noti, è la Leggenda di re Keret, o Kret. Questo Kret (da osservare la similitudine col nome stesso dell’isola di Creta), uno dei primi re di Sidone, è nel poema un personaggio che ha avuto la sventura di perdere tutta la sua famiglia: fratelli, moglie e figli. Il re colpito invoca El, divinità principale di Ugarit, e riceve indicazioni per marciare con un grande esercito verso la città di Udum per ottenere la bella Hurrai, primogenita del re Pabel.
Cyrus Gordon afferma di scorgere in questo poema una prima versione della leggenda di Elena e Menelao, e allo stesso tempo accenni alla storia non meno regale di Sara e Abramo. Ogni confronto tra la letteratura ugaritica e i testi sacri ebraici rivela subito notevoli similitudini di linguaggio, di stile e di contenuto ideologico. Sia gli ebrei che gli ugaritici adoperano continuamente nei loro scritti la descrizione parallela o antitetica; inoltre ci sono riferimenti a un Sancta Sanctorum nel Tempio; a un eroe popolare chiamato Daniele che decide le cause delle vedove e giudica i casi degli orfani; a Baal, figlio di Dio (Ben-Elm) il quale viene ucciso e poi risorge. È abbastanza probabile che gran parte delle credenze religiose dei cananei abbiano contribuito a integrare la susseguente religione ebraica.
L'ascesa degli Aramei: lingua, potere e diplomazia
Tribù nomadi semite presenti nelle regioni tra la Palestina e il fiume Eufrate si imposero dal III millennio A.C. in Mesopotamia e in Siria, tuttavia preferirono fondersi con le popolazioni locali, cercando di entrare nelle classi agiate. Il loro periodo migliore cade tra il 13° e il 12° secolo a.C. con la conquista di Babilonia e la relativa diffusione della loro civiltà (aramaica) ai successivi Assiri, che adottarono la lingua e la scrittura aramaica come lingua diplomatica mediorientale del I millennio a.C. Il loro potente Stato Aram, con capitale a Damasco, visse un periodo particolarmente fortunato tra il 12° e il 7° secolo a.C.

Il peso di questa cultura rimane profondo nei secoli successivi. Nel corso del primo millennio a.C. il Talmud babilonese, che è stato formulato nel corso dei primi cinquecento anni dell’era volgare, è pieno di aramaico, così come la scrittura ebraica del periodo geonico a partire dal IX secolo.
Il retaggio culturale e le denominazioni religiose nel Levante
Nel VII secolo, le tribù arabe musulmane conquistarono l’area, obbligando la maggior parte della popolazione a convertirsi all’islam e a fondersi nella cultura arabo-islamica. Il popolo siriaco-arameo appartiene alla chiesa ortodossa orientale, ma nel corso degli anni si è suddiviso in diverse denominazioni: maroniti, greco-ortodossi, greco-cattolici, siro-cattolici e siro-ortodossi di Antiochia. Queste nomenclature sono il risultato di distanze geografiche e alleanze sviluppate nel tempo con uno dei tre patriarcati: Roma, Costantinopoli e Antiochia.
Nel 1942, Edmond Mayer scrisse un saggio sui maroniti libanesi e assiri in cui affermava chiaramente che si tratta di discendenti dei popoli assiro-aramei presenti nella zona durante la conquista musulmana del VII secolo. I Paesi limitrofi hanno ancora oggi comunità cristiane in cui la lingua parlata - e non solo quella liturgica - è l’aramaico. In Siria troviamo Maalula, Bakhia, Hassake, Qamishli. In Turchia, Tur-Abdin e Mardin. Nel nord dell’Iraq, Qaraqoush, Alqosh, Irbil e Ankawa.
L’arabo parlato nelle comunità cristiane del Levante si differenzia da quello delle comunità musulmane druse e alawite e sottolinea la segregazione culturale dei cristiani a partire dalla dominazione arabo-islamica nella regione. Questi attributi culturali hanno dato origine al nome siro-arameo o, più in breve, assiro. Il più famoso dei gruppi siriaci sono i maroniti, la maggior parte dei quali vive in Libano, custodi di una continuità storica che affonda le radici nelle antiche civiltà della Mezzaluna fertile.