La meningoencefalite nel neonato rappresenta una condizione patologica di estrema gravità, caratterizzata da un'infiammazione combinata delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, e dell'encefalo stesso. Questa infezione del sistema nervoso centrale può avere conseguenze molto serie per i più piccoli, il cui sistema immunitario non è ancora pienamente sviluppato per combattere efficacemente gli agenti patogeni. La sua insorgenza alla nascita o nei primi giorni di vita rende la diagnosi e il trattamento tempestivi cruciali per scongiurare danni permanenti o esiti fatali. È una malattia di natura prevalentemente infettiva che, quando colpisce i più piccoli, necessita di uno specifico percorso terapeutico per essere debellata, scongiurando così serissime conseguenze sulla salute del paziente.
L'Anatomia del Sistema Nervoso Centrale e il Ruolo delle Meningi
Per comprendere appieno la meningoencefalite, è fondamentale avere chiarezza sull'anatomia del sistema nervoso centrale e sulle strutture che lo proteggono. Il cervello è avvolto da tre membrane protettive, chiamate meningi, che si estendono anche ad avvolgere il midollo spinale. Queste membrane sono, dalla più esterna alla più interna: la dura madre, l’aracnoide e la pia madre. Chiamiamo meningi un sistema di membrane che ricoprono il sistema nervoso centrale, cioè encefalo e midollo spinale. La loro funzione principale è quella di rivestire e proteggere il sistema nervoso centrale insieme alla barriera emato-encefalica.
La barriera emato-encefalica è una struttura posta tra il tessuto nervoso e il sangue che regola in modo selettivo il passaggio di sostanze da e verso il cervello. Le meningi sono situate tra il tessuto nervoso e il tessuto osseo e suddividono questo spazio in tre parti: lo spazio epidurale, compreso tra il rivestimento interno del cranio e la dura madre; lo spazio subdurale, compreso tra dura madre e aracnoide; e lo spazio subaracnoideo, compreso tra aracnoide e pia madre.
Lo spazio tra aracnoide e pia madre contiene un liquido chiamato liquido cerebrospinale o semplicemente liquor. Questo liquido porta nutrienti al sistema nervoso centrale, lo protegge da eventuali traumi e mantiene un ambiente ottimale per il funzionamento delle cellule nervose. Le meningi contribuiscono alla produzione e al riassorbimento del liquido cerebrospinale. L'infiammazione della pia madre, dell’aracnoide e dello spazio subarcnoideo è ciò che si intende per meningite, più specificamente leptomeningite. Se l’infiammazione interessa anche la dura madre, si parla di pachimeningite, e se si estende all'encefalo, si ha la meningoencefalite.
La Meningoencefalite nel Neonato: Definizione e Incidenza
La denominazione meningoencefalite deriva dal fatto che si tratta di una infiammazione del sistema nervoso centrale che intacca i tessuti cerebrali (encefalite) e le meningi. Nei neonati, la meningite è acquisita durante il passaggio nel canale del parto o nei primissimi giorni di vita. L'incidenza è maggiore nei bambini di età inferiore ai quattro anni, con picchi prima dell’anno di vita, e negli adolescenti. La meningite batterica neonatale si verifica in 3 neonati su 10.000 a termine e in 1 su 1.000 neonati di basso peso alla nascita. Il rischio di meningite è maggiore nei neonati con sepsi, ma occasionalmente può verificarsi indipendentemente da essa. L'incidenza della meningite neonatale è diminuita significativamente negli Stati Uniti grazie alla prevenzione della malattia precoce da streptococco di gruppo B.

Le Cause della Meningoencefalite Neonatale
A provocare una meningoencefalite nei bambini possono essere diversi fattori, che possono avere decorso alquanto differenti. La forma più comune è quella parotitica, degli orecchioni, con il virus che li provoca a raggiungere il sistema nervoso. Può scatenarsi in ogni fase della malattia (prima, durante o dopo) e dura giusto qualche giorno. La meningite batterica è un’infiammazione degli strati di tessuto che rivestono il cervello e il midollo spinale causata da batteri. La meningite batterica nei neonati deriva generalmente da un’infezione del sangue, o sepsi, ed è causata in particolare da alcuni batteri.
Tra i patogeni predominanti si annoverano lo Streptococco del gruppo B (SGB), l'Escherichia coli (in particolare quei ceppi che contengono il polisaccaride k1) e la Listeria monocytogenes. Altri patogeni segnalati comprendono enterococchi, streptococchi di gruppo D non enterococcici, streptococchi alfa-emolitici, Staphylococcus aureus, stafilococchi coagulasi-negativi, microrganismi enterici Gram-negativi (come Klebsiella spp, Enterobacter spp, Citrobacter diversus), Haemophilus influenzae, Neisseria meningitidis e Streptococcus pneumoniae. La meningite può essere dovuta anche a vari altri batteri. Nel periodo neonatale più dei due terzi di meningite sono dovuti allo Streptococco beta emolitico di gruppo B (GBS) ed a bacilli gram negativi (la definizione riguarda la colorazione che assumono dopo esser stati trattati con la colorazione di Gram) presenti nell’intestino.
Il più pericoloso tra le varie infezioni batteriche è quello da N. meningitidis. La meningite da streptococco del gruppo B è la causa più comune di meningite nei neonati ed è presente nel 20-40% delle donne. Le donne incinta dovrebbero essere testate per SGB in modo da potersi sottoporre a terapia antibiotica alla nascita per evitare la trasmissione al neonato. Lo streptococco beta emolitico è un batterio innocuo, presente a livello vaginale e a livello rettale, ma potenzialmente pericoloso al momento del parto in quanto causa complicanze materne e perinatali.
Ma la meningoencefalite può essere anche di natura virale e avere nei fattori scatenanti i virus contagiosi del morbillo, dell’herpes (Enterovirus Herpes simplex o Virus Epstein-Barr), della varicella, o dell’HIV. L’encefalite è un’infiammazione del cervello provocata da un virus, spesso quello dell’herpes simplex. Se una donna incinta ha il virus può trasmetterlo al bambino tramite il canale del parto infetto. Una donna gravida che contrae il virus nel terzo trimestre di gravidanza ha il 33% delle possibilità di trasmetterlo al neonato. Per una donna incinta che ha già avuto l’herpes simplex da tempo e ha un’eruzione ricorrente, il rischio di trasmissione è del 3%. Circa l’80% delle donne con herpes simplex avranno un’eruzione durante la gravidanza (in genere sono 3 le eruzioni durante la gravidanza).
Al tempo stesso, la patologia può essere originata dalla puntura di una zanzara o di una zecca (Tick Borne Encephalitis), o da un fungo particolarmente invasivo con le persone immunocompromesse. Infine, in rari casi, la patologia può essere amebica primitiva, veicolata cioè da protozoi con cui si entra in contatto attraverso alimenti o acqua contaminati. I patogeni sono acquisiti principalmente durante il passaggio attraverso il canale del parto, ma anche la prolungata degenza nella nursery espone facilmente ai molti germi presenti nell’ambiente nosocomiale.
Fisiopatologia della Malattia
L’intensa infiammazione degli spazi subaracnoidei e il risultante danno neurologico sono dovuti principalmente ai processi infiammatori innescati dall’ospite contro il microrganismo. I patogeni penetrati nel sistema nervoso centrale si moltiplicano rapidamente e liberano molte sostanze presenti sulla parete batterica, scatenando la risposta infiammatoria dell’ospite e la formazione di essudato, un liquido infiammatorio. I globuli bianchi liberano enzimi proteolitici e radicali dell’ossigeno, sostanze tossiche e lesive per i batteri ma anche per il tessuto circostante.
Queste sostanze sono sicuramente tossiche e contribuiscono alla distruzione di tessuto. Le lesioni dell’endotelio inducono alterazioni della barriera emato-encefalica con formazione di edema vasogenico, cioè legato all’aumento della permeabilità capillare. Questo, unito all’ipertensione intracranica, alle alterazioni del metabolismo cerebrale e al ridotto flusso ematico cerebrale, crea un danno ipossico-ischemico. In corso di meningite si possono dunque verificare importanti lesioni parenchimali: gliosi reattiva nelle regioni adiacenti all’essudato infiammatorio; perdita neuronale a livello della corteccia e di altre zone; leucomalacia periventricolare legata al danno ipossico ischemico. Questi radicali dell'ossigeno, insieme all'edema vasogenico, portano a una condizione di ridotto flusso ematico cerebrale.
Riconoscere i Segni: Sintomi della Meningoencefalite nel Neonato
I sintomi della meningoencefalite possono essere leggermente diversi a seconda dell’età in cui si verifica il contagio. I neonati, tuttavia, non sviluppano rigidità del collo con la stessa frequenza dei bambini più grandi e degli adulti e non sono in grado di comunicare informazioni sul fastidio che accusano. Nelle prime fasi della malattia, i sintomi della meningoencefalite sono spesso sovrapponibili a quelli di un’influenza, con febbre, disturbi gastrointestinali e, nei bambini, pianto continuo e senza apparente motivo e irritabilità.
Nei più piccoli, la malattia può essere poco evidente e si manifesta con inappetenza, irritabilità e febbre lieve. I segni della meningite nei neonati e nei lattanti possono essere meno specifici rispetto ai bambini più grandi. Nei neonati, alcuni segni importanti di malattia che devono allertare il personale sanitario o i genitori su un problema potenzialmente grave sono segni di sepsi (per esempio temperatura troppo alta o troppo bassa, difficoltà di respirazione, ingiallimento della cute e degli occhi, o ittero, e pause nella respirazione, o apnea), sonnolenza anomala (letargia), convulsioni, vomito e agitazione e irritabilità insolite, soprattutto se il neonato non si calma quando è tenuto in braccio.
Il pianto inconsolabile è un altro sintomo frequente. Talvolta si osservano vomito, rigidità del corpo o una fontanella (la parte morbida della testa) più tesa del normale. In alcuni neonati con meningite l’aumento della pressione del liquor intorno al cervello può far protrudere o irrigidire le fontanelle (le parti molli tra le ossa della teca cranica). La cosiddetta irritabilità paradossale, in cui coccole e il conforto da un genitore irrita e non consola il neonato (perché il movimento delle meningi infiammate è doloroso), è più specifico per la diagnosi. A bulging fontanelle or nuchal rigidity occurs in only approximately 20% of infants; the younger the patient, the less common are these findings.
Che cos'è la meningite e come si riconoscono i sintomi.
A queste sintomatologie, che si presentano generalmente qualche giorno dopo essersi ammalati, si associano poi - specie nei bambini più grandi - difficoltà di linguaggio, torcicollo, rigidità nucale, inappetenza, labirintite, fotofobia ed eruzioni violacee sulla cute, tipiche di meningoencefalite meningococcica. Con il progredire della malattia, i pazienti possono accusare contrazioni involontarie dei muscoli (mialgie), crisi epilettiche, convulsioni, svenimenti, letargia, o funzionalità neurologiche alterate. Al contempo, la febbre si alza e anche il normale comportamento viene alternato, con non poco frequenti improvvisi scatti di rabbia e alterazioni dello stato di coscienza. Questi segni sono comuni a tutti i tipi di meningite.
La meningite dovuta allo streptococco di gruppo B (meningite da streptococco di gruppo B) può verificarsi nella prima settimana di vita, accompagnandosi a una sepsi neonatale a esordio precoce e frequentemente manifestandosi inizialmente come una malattia sistemica con sintomatologia prominente di tipo respiratorio. Spesso, tuttavia, la meningite da streptococco di gruppo B si verifica dopo tale periodo (in genere nei primi 3 mesi di vita) come malattia isolata caratterizzata dall'assenza di precedenti complicanze ostetriche o perinatali e dalla presenza di segni più specifici di meningite (p. es., febbre, letargia, convulsioni).
Il sospetto diagnostico deve essere confermato con gli esami del sangue, ecografia, TC, RM ma la diagnosi definitiva è data dall’esame del liquido cerebrospinale, prelevato attraverso una puntura a livello lombare. La ventricolite accompagna frequentemente la meningite batterica neonatale, soprattutto se causata da batteri intestinali Gram-negativi. Un precoce segno clinico di ascesso cerebrale è un aumento della pressione endocranica, che si manifesta comunemente con vomito, protrusione delle fontanelle e talvolta aumento della circonferenza cranica.
La Diagnosi Tempestiva: Metodologie e Importanza
La diagnosi di meningite batterica deve essere tempestiva, per quanto questo possa essere molto difficile. Rivolgersi al medico in modo tempestivo è fondamentale per avviare le pratiche diagnostiche e prendere in tempo le giuste contromisure. La diagnosi, specie nei più piccoli, non è sempre semplice o immediata. In un neonato febbrile, la sepsi, e l’eventuale presenza di meningite, va sempre sospettata ed indagata. I medici in genere eseguiranno esami sui fluidi, sangue e colture prelevate sia dalla madre che dal bambino per diagnosticare l’infezione.
Per formulare la diagnosi di meningite batterica il medico preleva un campione di liquor cerebrospinale mediante una procedura nota come puntura lombare (rachicentesi). La puntura lombare è il principale mezzo diagnostico. La diagnosi di meningite nei neonati viene effettuata tramite il prelievo di un campione di liquido cerebro spinale. Il liquido viene analizzato e gli eventuali batteri contenuti nel campione vengono esaminati e coltivati in laboratorio (coltura batterica) per essere identificati. Questo dimostra già un aumento dei leucociti. Il percorso di indagine prevede comunque esami specifici, a partire da risonanza magnetica, elettroencefalografia e analisi delle urine e del sangue.
Inoltre i medici prelevano un campione di sangue da sottoporre a coltura e analizzare. La coltura è d'obbligo. I medici possono anche eseguire un test mediante PCR (Polymerase Chain Reaction) su un campione di liquido spinale. Il test mediante PCR consente di individuare il materiale genetico dei batteri e di identificarli rapidamente. Per accertarsi che sia sicuro procedere alla puntura lombare, il medico può effettuare un esame di diagnostica per immagini come un’ecografia, una TC o una RMI del cervello. Spesso sono necessari esami del sangue e del liquido spinale per effettuare una diagnosi.
Per effettuare la diagnosi di encefalite nei neonati i medici li sottoporranno ad esami del sangue, TAC, risonanza magnetica, elettroencefalogramma e a volte un prelievo di liquido spinale. La diagnosi definitiva di meningite batterica neonatale viene stabilita tramite esame del liquor. La puntura lombare (PL), che deve essere eseguita in ogni neonato con sospetta sepsi o meningite. Tuttavia, la puntura lombare può essere difficile da eseguire in un neonato, e vi è un certo rischio che la procedura causi ipossia. Condizioni cliniche precarie (p. es., distress respiratorio, shock, trombocitopenia) possono aumentare il rischio. Un ago con mandrino deve essere usato per la puntura lombare per evitare l'introduzione di residui epiteliali e il conseguente sviluppo di epiteliomi.
Basso glucosio, proteine elevate e conta dei globuli bianchi elevata nel liquor suggeriscono meningite batterica. I parametri normali del liquido cerebrospinale sono controversi e in parte correlati all'età. In generale, sia i neonati a termine che quelli pretermine senza meningite hanno da 10 a 14 globuli bianchi/mcL nel loro liquor, un quinto dei quali può essere costituito da leucociti polimorfonucleati. Livelli di proteine nel liquido cerebrospinale in assenza di meningite sono più variabili; neonati a termine hanno livelli di < da 110 a 160 mg/dL, mentre i neonati pretermine hanno livelli fino a 210 mg/dL. Livelli di glucosio nel liquido cerebrospinale in assenza di meningite sono > 75% del valore misurato nel siero allo stesso tempo. Questi livelli possono partire da 20 a 30 mg/dL. La meningite batterica è stata identificata dalla coltura in neonati con normali indici di liquido cerebrospinale, dimostrando che i valori normali di liquido cerebrospinale non escludono una diagnosi di meningite.
Se la puntura lombare è ritardata, i risultati del liquido cerebrospinale sono meno affidabili; tuttavia, anche dopo che le condizioni cliniche migliorano, la presenza di cellule infiammatorie e livelli anormali di glucosio e proteine nel liquido cerebrospinale giorni dopo l'insorgenza della malattia possono suggerire la meningite. Il liquor deve essere sottoposto a coltura, anche se ematico o acellulare. In alcuni casi, specialmente se il liquor viene prelevato dopo l'inizio degli antibiotici (pretrattamento), i pannelli PCR multiplex possono fornire un ulteriore valore diagnostico.
Ripetere l'analisi del liquido cerebrospinale aiuta ad indirizzare sulla durata della terapia e a predire la prognosi. La puntura lombare può essere ripetuta da 24 a 48 ore se la risposta clinica è dubbia; a 24-48 ore nei neonati con meningite da streptococco di gruppo B e a 72 ore quando sono coinvolti microrganismi Gram-negativi. La puntura lombare non deve essere ripetuta alla fine del trattamento se il neonato sta bene. La ventricolite è sospettata in un neonato che non risponde in modo appropriato alla terapia antibiotica. La diagnosi è effettuata quando una puntura ventricolare evidenzia un numero di globuli bianchi superiore a quello della puntura lombare, dalla colorazione di Gram o dalla coltura del liquido ventricolare o se è aumentata la pressione ventricolare. Quando si sospetta una ventricolite o un ascesso cerebrale, può essere utile per la diagnosi l'esecuzione di un'ecografia, una RM o una TC con contrasto; ventricoli dilatati confermano anche ventricolite.

Il Trattamento della Meningoencefalite Neonatale
La cura è farmacologica e prevede la somministrazione di una terapia antibiotica. La terapia per la meningite batterica avviene in regime di terapia intensiva e il rischio di mortalità varia a seconda della tempestività dell’intervento e della diagnosi. In attesa dei risultati della coltura, si somministrano al neonato antibiotici (spesso ampicillina più gentamicina, cefotaxima o entrambi) in vena, o per via endovenosa. Non appena sono disponibili i risultati della coltura i medici possono modificare la terapia antibiotica, se necessario, con una appropriata per il tipo di batterio che causa la meningite.
Se gli esami risultano positivi, si procede con la prescrizione di antibiotici ed il neonato viene monitorato attentamente in un reparto di terapia intensiva neonatale. La terapia iniziale è empirica ed è modificata quando sono noti i risultati della coltura del liquido cefalorachidiano e dell’antibiogramma sul quale deve basarsi la terapia antibiotica. Per i neonati, molti esperti raccomandano ampicillina più un aminoglicoside (p. es., gentamicina). Una cefalosporina di 3a generazione (p. es., cefotaxime) si aggiunge anche fino a quando sono disponibili i risultati della coltura e della sensibilità se si sospetta una meningite causata da un microrganismo Gram-negativo. Tuttavia, la resistenza si può sviluppare più rapidamente quando il cefotaxime viene utilizzato di routine per la terapia empirica, e l'uso prolungato di cefalosporine di terza generazione è un fattore di rischio per la candidosi invasiva.
L'ampicillina è attiva contro i microrganismi come streptococco di gruppo B, enterococchi e Listeria. La gentamicina offre una sinergia contro questi microrganismi e tratta anche molte infezioni Gram-negative. Le cefalosporine di terza generazione offrono una copertura adeguata per la maggior parte dei patogeni Gram-negativi. I neonati ricoverati che precedentemente hanno ricevuto antibiotici (p. es., per la sepsi a esordio precoce) possono avere microrganismi resistenti; una malattia fungina deve essere anche considerata nel neonato apparentemente settico dopo un'ospedalizzazione prolungata. I neonati con infezione nosocomiale devono ricevere inizialmente vancomicina più un aminoglicoside con o senza una cefalosporina di 3a generazione o un carbapenem con attività contro la Pseudomonas aeruginosa, come il cefepime o il meropenem, a seconda del sospetto di meningite.
Gli antibiotici vengono modificati quando i risultati della coltura del liquido cerebrospinale e l'antibiogramma sono noti. I risultati della colorazione di Gram non devono essere utilizzati per ridurre la copertura prima che i risultati colturali siano disponibili. Il trattamento iniziale raccomandato per la meningite da streptococco di gruppo B nei neonati < 1 settimana di vita è la penicillina G o l'ampicillina. Inoltre, la gentamicina viene somministrata per la sinergia con un dosaggio appropriato per età. La gentamicina può essere interrotta se si verifica un miglioramento clinico, il microrganismo infettante è sensibile alla penicillina in uso, e la sterilizzazione del liquido cerebrospinale è documentata.
Per gli enterococchi o per L. monocytogenes, il trattamento è generalmente l'ampicillina più la gentamicina, per l'intera durata. Nella meningite batterica da Gram-negativi, il trattamento è difficile. Se la suscettibilità è sconosciuta, deve essere utilizzata empiricamente una cefalosporina ad ampio spettro come il cefotaxime. Una volta nota la suscettibilità, si raccomanda una terapia mirata con un agente efficace. Gli aminoglicosidi possono generalmente essere sospesi se il liquido cerebrospinale è sterile.
La terapia parenterale viene somministrata per un minimo di 14 giorni per la meningite da Gram-positivi e viene somministrata per un minimo di 21 giorni per le meningiti complicate da Gram-positivi o Gram-negative. L'instillazione intraventricolare di antibiotici non è raccomandata. L'encefalite causata da herpes è estremamente pericolosa per un neonato, pertanto, spesso i medici procedono alla somministrazione della terapia senza attendere il risultato degli esami di laboratorio. Ai neonati con encefalite viene somministrato per endovena l’aciclovir per 2-3 settimane. Le cure devono essere tempestive e passano necessariamente dalla natura della patologia, con antibiotici in caso di infezione batterica e antivirali per contrastare le forme virali di meningoencefalite. Nei casi più acuti può essere necessario il ricovero in terapia intensiva o in rianimazione.
Poiché la meningite può essere considerata un continuum della sepsi neonatale, le misure aggiuntive usate per prevenire e trattare la sepsi neonatale devono essere usate anche per prevenire e trattare la meningite neonatale. I corticosteroidi non sono utilizzati nel trattamento della meningite neonatale. I pazienti devono essere monitorati attentamente per le sequele neurologiche durante la prima infanzia, inclusa la perdita dell'udito neurosensoriale.
Prognosi e Complicanze a Lungo Termine
Quando viene effettuata una diagnosi accurata e viene somministrata la terapia giusta, la maggior parte dei bambini guarisce senza subire conseguenze gravi. Un ritardo nella diagnosi od una diagnosi errata possono comportare lesioni gravi e permanenti sia fisiche che mentali od anche lesioni letali. Senza trattamento, il tasso di mortalità della meningite batterica neonatale si avvicina al 100%. Con il trattamento, il tasso di mortalità per la meningite batterica neonatale è dal 5 al 20%. Se l’infezione non viene trattata o viene trattata in maniera errata il tasso di mortalità potrebbe essere del 50%. La prognosi dipende dal numero di microrganismi presenti. Il tasso di mortalità è fortemente ridotta nonostante i miglioramenti nel trattamento. Negli adulti è di circa il 15% (dal 10 al 30%).
La prognosi per i neonati a cui viene somministrata la terapia appropriata è buona e non vengono generalmente riscontrati problemi residui mentali o fisici. Tuttavia, la meningoencefalite - specie quella batterica - può condurre a complicazioni importanti. I pazienti possono, infatti, sviluppare epilessia, perdere l’udito o la vista. Nei casi più gravi, si arriva anche a danni cerebrali e cognitivi permanenti e al decesso. Le complicanze a distanza, in caso di guarigione, possono essere anomalie neurologiche (ritardo mentale, sordità, cecità, epilessia, paralisi), amputazioni in caso di gangrena delle estremità, e conseguenze di tipo psicologico come ansia, depressione e disturbi post traumatici da stress. Si sviluppano sequele neurologiche (p. es., idrocefalo, perdita dell'udito, disabilità intellettiva) nel 20-50% dei neonati che sopravvivono, con una prognosi peggiore quando gli enterobacilli Gram-negativi sono la causa.

Dal 20 al 50% dei neonati che sopravvivono sviluppa gravi problemi cerebrali e del sistema nervoso, come ad esempio l’accumulo di liquido in eccesso negli spazi endocerebrali aperti (idrocefalo), perdita dell’udito e deficit intellettivi. L'idrocefalo è un aumento eccessivo del liquido cefalorachidiano. Questo si associa a una cattiva prognosi. I neonati con meningite grave possono sviluppare vasculite occlusiva o trombosi delle vene cerebrali. Il danno permanente si verifica nel 5-30% dei pazienti ed è più frequente nei bambini più piccoli, colpendo circa un terzo degli ammalati. Le crisi epilettiche sono spesso difficili da controllare. La durata della positività delle colture del liquido cerebrospinale è direttamente correlata all'incidenza delle complicanze.
Prevenzione: Strategie per Proteggere il Neonato
Per minimizzare il rischio di trasmissione al bambino, le donne incinta si devono sottoporre a test per l’herpes simplex e, se positive, devono essere sottoposte ad un’adeguata terapia. Una donna incinta che ha il virus deve ricevere farmaci antivirali come l’aciclovir verso la 36º settimana di gravidanza e durante il travaglio. Donne con lesioni attive alla nascita - sia che si tratti di un’eruzione primaria che ricorrente - devono necessariamente sottoporsi a taglio cesareo per ridurre le possibilità di trasmissione al neonato.
Le gestanti che presentano un certo tipo di batteri (streptococchi del gruppo B) ricevono antibiotici durante il parto, per prevenire la trasmissione dei batteri al neonato. Le gestanti vengono normalmente sottoposte a screening per gli streptococchi del gruppo B (GBS) verso la fine del terzo trimestre, utilizzando campioni vaginali e rettali. Per ridurre sensibilmente i rischi che i bambini contraggano meningoencefalite è indispensabile sottoporre i piccoli ai vaccini dell’età pediatrica raccomandati dal Servizio sanitario nazionale. Il vaccino è, infatti, l’unico strumento di prevenzione efficace e sicuro.
Tra i trattamenti immunitari fondamentali quelli contro il morbillo e la parotite, ma anche quelli contro la varicella, il meningococco, la rosolia, lo pneumococco e quello specialistico contro la meningite (Haemophilus Influenzae di tipo B). Nel calendario vaccinale sono previsti diversi vaccini che proteggono da batteri responsabili di forme gravi di meningite. Tra questi ci sono il vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo b, quello contro lo pneumococco e quelli contro diversi tipi di meningococco. Le vaccinazioni vengono proposte nei primi mesi e anni di vita secondo il calendario vaccinale nazionale. Molti genitori si mostrano esitanti sul numero di vaccini o sull’“utilità” per il proprio bambino ma la scelta di inserire nel calendario vaccinale del primo anno quelli che proteggono da alcune forme di meningite è legato all’età tipica di acquisizione (e pericolosità) di tali malattie.
Implicazioni Legali e Responsabilità Medica
Quando infezioni nei neonati determinano danni gravi, e in particolare quando un ritardo nella diagnosi od una diagnosi errata possono comportare lesioni gravi e permanenti sia fisiche che mentali od anche lesioni letali, possono sorgere questioni di responsabilità medica. Avvocati con esperienza in danni al neonato durante e dopo il parto offrono assistenza legale per il risarcimento per errori nel trattamento della meningite. La meningoencefalite nel neonato è una condizione che può avere conseguenze devastanti, e la gestione della stessa richiede un comportamento medico impeccabile. Il medico deve riconoscere i segni e i sintomi che precedono e accompagnano la meningite.
Gli avvocati di GRDLEX, specializzati in lesioni del neonato, hanno le capacità e l’esperienza per determinare la causa della meningoencefalite del neonato e per fare ottenere ai propri clienti il dovuto risarcimento nel caso in cui la causa sia riconducibile ad un errore del medico. Il danno economico dei genitori (spese future per la cura ed assistenza del figlio) si tratta delle spese che la famiglia del bambino affetto dalla condizione menomativa dovrà sostenere per l’assistenza e la cura del bambino durante tutta la sua vita. Per ottenere il risarcimento dei danni, è possibile contattare GRDLEX attraverso il loro modulo online o telefonandoli. Tutta la procedura non ha alcun costo.
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