Sin dal principio, ossia durante tutto l’arco del suo sviluppo intrauterino, il feto memorizza ciò che la madre gli trasmette. Aspettative, desideri, sogni e modelli genitoriali vengono trasmessi al bambino e da questi introiettati acriticamente, delineando un mondo di percezioni precoci che plasmeranno il suo essere. Negli ultimi decenni la conoscenza del neonato si è enormemente approfondita ed affinata, portandoci da un’idea di neonato come “tabula rasa” a quella di “bambino competente” fin dalla nascita. La ricerca in ambito prenatale e perinatale, poi, è andata oltre, portando un contributo estremamente significativo di “feto competente”. È ormai ampiamente dimostrato che il bambino, fin dal grembo materno, non solo acquisisce competenze a livello delle sue capacità visive, uditive, olfattive, tattili e gustative, ma sviluppa anche capacità di apprendimento e un precoce orientamento all’interazione. Molti ricercatori hanno, infatti, dimostrato come i bambini, già alla nascita, siano degli esseri umani consapevoli, nonostante la loro ”immaturità fisica”, ed in grado di fare piena esperienza della realtà che li circonda in modo sorprendentemente preciso.
Il Primo Ambiente: L'Acqua e le Sue Impronte Emozionali
L'acqua è l'elemento primordiale che accompagna la vita fin dal concepimento. L’elemento acquatico, infatti, è il primo con cui l’embrione viene a contatto, quello nel quale si sviluppa e cresce all’interno dell’utero materno. Per ben nove mesi ognuno di noi ha vissuto immerso nell’ambiente acquatico e, sebbene nessuno ne abbia memoria cosciente, l’acqua rappresenta per il neonato l’ambiente più confortevole e rilassante. Durante la gravidanza il bambino è protetto dal liquido amniotico e in quel dolce cullare impara a percepire la luce, il sapore e i suoni. Vive in un ambiente in cui si sente al sicuro, mentre una volta nato viene proiettato in un mondo con forti rumori e luci in cui non c’è più il pancione della mamma a proteggerlo. Questa profonda familiarità con l'elemento liquido è una delle ragioni per cui il benessere che i neonati percepiscono durante l’immersione in acqua è davvero molto consistente, in quanto hanno “nuotato” nove mesi nel ventre della mamma. La prima esperienza degli esseri umani nel grembo materno è anche la nostra prima esperienza immersiva ed è la nostra prima esperienza uditiva in acqua.

L'Orecchio Fetale e la Voce Materna: Prime Sinfonie di Vita
Sullo sviluppo del senso dell’udito dell’orecchio del feto è di rilievo ciò che dice A. Tomatis nel suo libro “La notte uterina”: è l’orecchio che scolpirà in un essere vivente il “Verbo” che s’incarna. Il feto percepisce attivamente i suoni, e tra questi, la voce della madre occupa un ruolo centrale. Durante la gravidanza, i suoni vengono filtrati attraverso il liquido amniotico e si verificano modificazioni nelle vibrazioni sonore. I suoni acuti vengono trasformati attraverso questo effetto filtro, mentre i suoni superiori a 500 hertz restano invariati. Il feto sembra reagire più fortemente alle basse frequenze, come quelle del violoncello e contrabbasso, e meno a quelle di violini e flauti. I suoni bassi, vengono condotti per mezzo della conduzione ossea ed hanno, secondo Tomatis, un potere ipnotico e per certi versi paralizzante ed angosciante, agendo prevalentemente sul labirinto, sull’autopercezione spaziale e sullo schema corporeo. La voce della madre si origina nella laringe, si diffonde lungo le vertebre per conduzione ossea, si diffonde nell’amnios e infine giunge all’orecchio del bambino. L’apprendimento della lingua è, prima di tutto, un apprendimento musicale prenatale avvenuto in immersione. La cultura orientale aveva intuito ciò che la scienza ha recentemente scoperto: i primi nove mesi di vita influenzano il resto della nostra esistenza anche dal punto di vista linguistico; i bambini imparano la lingua sin dal grembo materno. Voci e brani musicali possono infatti essere ascoltati dal bambino a partire dal terzo trimestre di vita intrauterina.
L'attività mentale del feto è quindi centrata sull'ascolto. La mente va appresa e, in quello che possiamo definire "maternese", il messaggio è rappresentato dalla melodia stessa. In questa modalità di comunicazione, i sentimenti e le intenzioni del relatore sono, in tal modo, facilmente interpretabili. "In principio era il suono", dicono le prime parole del Vangelo di San Giovanni. Le ultime evidenze dimostrano come i neonati ‘assorbono’ il linguaggio materno già dalla decima settimana di gestazione. Bignorebbe altresì evitare di posizionare cuffie con la musica sul pancione perché l’utero è già un ambiente ‘rumoroso’. Patricia K. sottolinea che il suono della mamma è associato al movimento, poiché questa si muove mentre parla e lo fa anche il suo diaframma. A conferma di ciò, uno studio condotto da Spence e DeCasper ha dimostrato l’importanza della lettura ad alta voce della madre durante la gravidanza (J. DeCasper and M. Spence, 1986). A tal proposito, gli studiosi Spence e DeCasper fecero leggere uno stesso brano due volte al giorno nelle ultime sei settimane di gestazione ad alcune mamme. Una volta nati, questi bambini furono sottoposti ad un esperimento sia con quello stesso brano, che con un altro dello stesso autore e con caratteristiche simili, rivelando una chiara preferenza per il racconto già udito in utero.
Perciò, leggete ad alta voce ai vostri bimbi, mamme! Costruite ricordi felici intrauterini! La stessa cosa accade anche quando una mamma parla al suo bambino appena nato. I bambini che sentono la loro mamma parlare loro dolcemente così come faceva quando erano nel pancione, riconoscono questa voce e si calmano, sentendosi al sicuro perché riconoscono un pezzo di quel mondo che hanno lasciato quando sono nati. Non solo, è stato dimostrato che i bambini dimostravano di riconoscere le parole del loro papà e, infatti, se erano agitati si calmavano immediatamente non appena le sentivano, dopo che lo sperimentatore aveva fatto ascoltare loro, in utero, alcune parole registrate dai papà.
Sapori e Odori: Il Primo Apprendimento Sensoriale
La memoria non funziona solo per le parole, le voci e i suoni, ma anche per altri stimoli, come gli odori e i sapori. Noi sappiamo che il liquido amniotico non ha sempre lo stesso odore e sapore, ma varia a seconda di ciò che la mamma mangia e a seconda dei momenti della giornata. Sappiamo anche che il bambino prenatale è in grado di percepire odori e sapori, quindi una volta fuori dall’utero si ricorderà e riconoscerà gli odori ed i sapori che ha già incontrato. Un esempio emblematico di questo fenomeno è stato osservato in una zona della Francia in cui si condiscono i cibi con una particolare salsina dal sapore molto deciso che si chiama aïoli. Ebbene, se questa salsa veniva applicata al capezzolo di una mamma di questa regione della Francia che la aveva consumata in gravidanza, il suo bambino si attaccava con gusto al seno per mangiare. Se la stessa procedura veniva ripetuta con una mamma di Parigi che non aveva consumato la salsina in gravidanza, il bambino si scostava subito dal seno.
I sapori che la mamma consuma durante la gravidanza sono trasmessi al feto tramite il liquido amniotico. Lo stesso discorso vale con il latte materno. La donna che allatta può mangiare di tutto, come suggerito dalle linee guida. Seguendo questo principio, è stato dimostrato come questa ‘sperimentazione’ del gusto modifichi l’accettazione e il godimento da parte del bambino del cibo durante lo svezzamento. Probabilmente, alcune delle nostre abitudini con i bambini sono dettate dal fatto che il sapere comune insito a tutti noi ha sempre saputo che esiste una memoria prenatale dei bambini, ancora prima che cominciassimo a volerla dimostrare scientificamente.
Il Trauma della Nascita e il Ritorno all'Acqua
La nascita rappresenta un passaggio epocale per il neonato. Vive in un ambiente in cui si sente al sicuro, mentre una volta nato viene proiettato in un mondo con forti rumori e luci in cui non c’è più il pancione della mamma a proteggerlo. L'uscita dall'utero e la presenza dell'aria possono rappresentare un vero e proprio trauma per il bambino. Perché non ricreare per lui un ambiente pronto ad infondergli sicurezza? Per questo motivo, sempre più donne scelgono di partorire in acqua. Immerso nell’acqua il corpo è più leggero e continuamente massaggiato dalle piccole ondulazioni del liquido all’interno della vasca. Con il corpo immerso, inoltre, i movimenti sono più fluidi e leggeri, e ciò consente alla donna di avere un ruolo più attivo durante il parto. Per il bambino il trauma della nascita, dato dall’uscita dall’utero e dalla presenza dell’aria, in acqua risulta attutito perché il bebè sente un ambiente simile a quello dal quale proviene.

Anche dopo la nascita, l'acqua continua a rappresentare un ambiente di grande benessere. Proprio per questo motivo, avete mai pensato di portare con voi in piscina, già dai primi mesi di vita, il nuovo arrivato in famiglia? Il contatto con l’acqua rappresenta per i neonati un momento di relax e di crescita, perché in quel contesto sperimentano nuove capacità motorie che torneranno utili nella vita di tutti i giorni. Dal punto di vista fisico, nuotare quotidianamente stimola lo sviluppo neuromotorio, il sistema circolatorio e l’impalcatura ossea e anche l’aspetto dell’apprendimento, della concentrazione e della coordinazione viene stimolato e migliorato. Lo sapevate che i neonati che vanno in piscina dormono meglio? Il movimento dell’acqua stimola anche la produzione di endorfine e regala al bambino un dolce massaggio su tutto il suo corpo. Familiarizzare con l’acqua protetti dalle robuste braccia di mamma e papà è il primo passo per far nascere fin da subito un forte legame di fiducia e imparare ad essere confidenti con l’elemento acqua in maniera graduale. E non dimentichiamoci che nuotare rende felici anche le mamme e i papà. La pelle dei bambini è decisamente più sensibile rispetto a quella degli adulti e richiede una maggior cura e attenzione.
5 benefici del nuoto per i neonati
La Memoria Implicita e le Esperienze Prenatali in Ipnosi
Le esperienze intrauterine non lasciano solo impronte sensoriali, ma sembrano essere conservate in una forma di memoria più profonda. Possiamo quindi ipotizzare che le esperienze dei nostri primi due anni di vita siano memorizzate come "memoria implicita" nell'amigdala, nuclei neuronali situati in profondità all'interno dei lobi mediali temporali del cervello. La ricerca ha dimostrato che è nell'amigdala che si svolgono primariamente la memorizzazione delle reazioni emotive.
Alcuni autori si sono spinti ben oltre nel parlare di memoria prenatale. Ad esempio, Chamberlain è uno studioso che ha raccolto molte testimonianze di adulti che durante alcune sedute di ipnosi sono riusciti a ricordare alcuni avvenimenti della loro gestazione dei quali sostenevano di non essere mai stati a conoscenza e che poi sono stati confermati dalle loro madri. Ma, ancora più interessante, sono le testimonianze che Chamberlain ha raccolto con le madri di bambini al di sotto dei tre anni. David Chamberlain, nel suo libro “I bambini ricordano la nascita” (ed. Bonomi), documenta, attraverso numerosi resoconti a due voci (mamma e figlio) raccolti in ipnosi, la precisione dei ricordi riguardanti la nascita. Alla nascita, madri e figli fanno diverse esperienze insieme (il parto, gli incontri in ospedale ed il ritorno a casa, etc). Le narrazioni di tali episodi da parte delle madri e dei figli possiedono una coerenza impressionante, tale da escludere invenzione o fantasticheria. Chiaramente i loro racconti portano punti di vista diversi, come è ovvio che sia, ma i fatti coincidono in modo sorprendente.
Chamberlain riporta diverse testimonianze, tra cui quella di Linda e sua madre. Inizia il travaglio, con la madre che dichiara: “mio marito non voleva credere che il travaglio fosse cominciato (…) Ero contenta che fosse giunto il momento. Mio marito mi ha accompagnata in macchina.” Linda, dal canto suo, ricorda: “(la mamma) sta camminando…si siede dentro una macchina o qualcosa del genere. Sono in una strana posizione. Posso sentire le vibrazioni della macchina. È veramente scomodo perché io sono già in una posizione molto scomoda…sono tutta stretta.” In sala parto, Linda dice: “credo che adesso sia sul lettino. La mamma ce l’ha con qualcuno, ma non con me. È arrabbiata. Penso con una donna, non con il dottore.” La madre conferma: “una donna sta gridando, in un’altra stanza. Continua a gridare e mi fa venire voglia di gridare! Ho i nervi a fior di pelle. (… )Volevo gridare e dirle di tacere!” Riguardo il parto, Linda riporta: “ho girato la testa, non so come (…)Il dottore mi mette le mani sulle tempie. Voglio che mi lasci. (…)Non sembrava molto gentile. Cercava solo di finire prima possibile. Poi tirava! (…) Mi ha tirata fuori (…)poi mi ha sculacciata -non molto forte - e mi sono messa a piangere. (…) C’è una macchina o qualcosa di simile..me la mettono sulla bocca, una macchina con un tubo bianco (…)Penso che servisse per tirare fuori della roba dai miei polmoni o qualcosa del genere.” La madre, nello stesso momento, descrive: “(…)La testa della bambina è uscita. (…)Lui (il dottore) le ha messo un dito in bocca per tirarle fuori qualcosa. Poi l’infermiera gli ha passato una siringa bianca che lui le ha messo in bocca per aspirare dei liquidi. La bambina è nata e mi dice che è una bimba. È bello. Sono felice!” Infine, a casa, Linda ricorda: “guardo all’interno dell’appartamento, stiamo salendo le scale…mi hanno messa in camera da letto. Non era solo mia…Sembra che ci siano altre persone. Stavo molto meglio lì che in ospedale.” La madre conferma: “avevamo affittato il piano superiore di una grande casa a Whittier. Mio padre e mia madre sono lì. Ted ha portato su la bambina (all’interno della casa)…Mio padre mi dice quanto è carina la bambina. Sembra molto orgoglioso. Ho messo la bambina nella culla. Era vicino al mio letto.” Come possiamo notare, la precisione del ricordo di Linda è davvero significativa, non solo sul piano dei fatti, ma anche rispetto alla sensibilità con cui avverte gli stati emotivi propri ed altrui.
La "Mente Consapevole" del Neonato: Testimonianze e Studi
Altre testimonianze sono state raccolte dal ginecologo giapponese Akira Ikegawa, il quale ha condotto uno studio su bambini tra gli uno ed i sei anni per verificare i loro ricordi prenatali e perinatali. Lo studio, condotto in due fasi (la prima tra agosto e dicembre 2000 e la seconda tra agosto e settembre 2002), ha evidenziato che, nella prima fase, il 53% (42 su 79) dei bambini aveva ricordi della vita prenatale ed il 41% (32 su 79) ricordava il momento della nascita. Dalla seconda fase dello studio è emerso che il 35% dei bambini (288 su 878) ricordava la vita prenatale, mentre il 24% (197 su 878) ricordava la nascita. Questi brevi resoconti, tratti da “Quando ero nella pancia della mamma” (Cairo editore), illustrano la profondità di tali memorie:
- Ryuhsei Suzuki, 2 anni e 7 mesi: “Dalla pancia della mamma vedevo fuori. C’erano alberi, case e luci. Era come una tenda e io giocavo. Dentro c’erano anche i pesciolini e giocavo con loro. Da lì le nuvole erano arancioni come il tramonto. Anche le strade erano arancioni. Mamma e papà davano carezze e colpetti alla pancia della mamma. E parlavano.” Sua mamma riporta: “Un giorno mio figlio ha iniziato a dirmi queste cose. Mi sono ricordata che, quando ero incinta, spesso la sera andavo a fare una passeggiata in un parco vicino al mare. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di rivedere il sole che tramontando tingeva tutto di arancio. Era bellissimo.”
- Kazuma Mukai, 4 anni: “Mami era divertente vero? Tanto tempo fa hai guardato un film di paura in tv. Era tanto tempo fa. Lo stavi guardando con nonno e nonna. Io lo sentivo da dentro il pancione.” Sua mamma riporta: “Quando mio figlio ha fatto questo commento mi sono resa conto che, durante la gravidanza, guardavo in televisione con i miei genitori film ad ‘alta tensione’.”
- Shintaro Saito, 3 anni e 3 mesi: “Quella roba verde gelatinosa è fredda, vero? Quando te l’hanno messa sul pancione ho fatto un salto!” Sua mamma commenta: “Aspetto il mio secondo bambino. Una volta ho portato Shintaro con me a fare un’ecografia di controllo, e il giorno dopo se n’è uscito con questa frase. Quando ci hanno comunicato che il suo fratellino è podalico, ha detto: ‘Io sono uscito prima con la testa’ , sebbene non l’abbia saputo da me. Dice anche cose tipo: ‘Ho aperto tutte le porte e sono uscito’.”
- Ririko Akagi, 4 anni: “Conosco questo posto. L’ho visto da dentro il pancione di mamma.” Sua mamma commenta: “E’ quello che mi ha detto quando l’ho portata per la prima volta al parco dove ero solita passeggiare durante la gravidanza. Adesso è come se non ricordasse di averlo detto.”
Le ricerche nell’ambito prenatale e perinatale portano quindi ad un nuovo punto di vista sui bambini, dimostrando l’esistenza di una mente consapevole, di una forma di coscienza, indipendente dall’immaturità del cervello alla nascita. Questa prospettiva apre nuovi spazi di riflessione rispetto alle competenze e capacità dei neonati e rispetto alle modalità di entrare in relazione con loro. La nostra idea di “chi è un neonato” ci porta a relazionarci a lui in un modo piuttosto che in un altro. Pensare che un neonato “non capisce” porta ad un certo tipo di interazione con lui; pensare che, invece, è una persona consapevole, un soggetto in grado, fin da subito, di percepire ciò che gli sta intorno, provare emozioni, sentire quelle degli altri, interagire, porta a tutt’altro tipo di relazione. Un esempio di questo fenomeno risiede anche nella famosa osservazione che alcuni studiosi fecero a Itami, una città vicina all’aeroporto di Osaka. I bambini che avevano trascorso la gravidanza in questa città, una volta nati sembravano non interessarsi del continuo e rumoroso passaggio di aerei e continuavano a dormire come se nulla fosse: si erano “abituati” a quel rumore già durante la vita prenatale.
Stimolazioni Prenatali: Oltre il Semplice Ascolto
La comprensione di questa mente fetale competente ha sollevato interrogativi sulla possibilità e l'opportunità di stimolazioni prenatali intenzionali. Un esempio è il programma di Van de Carr, un ostetrico americano che ha approntato un vero e proprio programma alla Prenatal University in California. Egli propone il “Gioco dei calci” in cui spiega come insegnare al bambino a scalciare in determinati momenti, ma si spinge anche oltre aggiungendo alle stimolazioni parole, musiche e lettere dell’alfabeto. Ora, forse in alcune circostanze l’idea di sottoporre i bambini prenatali ad una stimolazione mentale così organizzata potrebbe divenire persino rischiosa, poiché creerebbe delle aspettative, potrebbe sfociare in sovrastimolazione, potrebbe trasformarsi in un mero condizionamento e non in un apprendimento inserito in un contesto che è anche emotivo. Ciò non toglie che un mondo diverso si costruisce con ricordi felici, prima e dopo la nascita, accarezzando il bambino, parlandoci, leggendogli libri ad alta voce.
L'Esperienza del Galleggiamento e la Ricerca di John Lilly
La profonda connessione tra l'uomo e l'acqua si estende oltre la nascita, arrivando a toccare la ricerca della dimensione inconscia della mente in età adulta. In immersione usiamo le nostre orecchie per percepire elementi che non possiamo vedere, sebbene va detto che in acqua il pieno potenziale della nostra percezione distale è offuscato. Secondo Gargiulo, mentre a terra non sentiamo la resistenza dell'aria, in immersione, diversamente, sentiamo la presenza dell’acqua attraverso la pressione sulla nostra pelle. Quest’esperienza percettiva prossimale ci obbliga a una percezione “dell’altro da noi” a cominciare dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente. L’esperienza tattile subacquea della percezione della presenza e della pressione dell’acqua sulla pelle fa pensare a quello che Didier Anzieu ha descritto nel suo famoso saggio sull’Io-Pelle. L’esperienza sonora acquatica potrebbe essere stata primariamente un’esperienza tattile anche in osservanza agli aspetti ontogenetici ed embriogenetici che vogliono sia la pelle - il primo organo di relazione con il mondo - a formarsi per primo, nascendo dallo stesso foglietto embrionario da cui originerà il sistema nervoso. In particolare, l’esperienza sonora della voce della madre potrebbe aver costituito una prima esperienza di abbraccio sonoro in grado di iniziare a definire dei confini mentali e somatici, una proto-identità, un primo abbozzo dell’Ego. Attraverso il tatto, dunque, sentiamo prima e meglio l’esistenza dell’altro da noi, ma anche la dipendenza e l’autonomia da esso.
Per tornare all’esperienza subacquea, sentiamo maggiormente l’esistenza dell’acqua, dobbiamo costruirci sopra il nostro assetto immersivo (che i più esperti sanno bene non essere solo conseguenza di tecnica posturale ma anche di stato mentale-cardio-respiratorio), ma sentiamo anche i nostri potenti sentimenti di dipendenza dall’acqua e la possibile ansia che questo può generare. Con queste considerazioni ci si può inserire nel dibattito aperto da Gargiulo con il suo recente saggio sull’esperienza della paura in acqua. Se, infatti, la fisiologica interconnessione e interdipendenza degli esseri umani non viene accettata sufficientemente, può non essere bene accetta neanche la fondamentale dipendenza della nostra vita dall’acqua nel periodo dell’immersione, originando vissuti claustrofobici generatori di panico (essere costretti a restare lì, in acqua, specie se a importanti profondità per il tempo consentito dalle tabelle di decompressione ecc.). Come diceva una volta un istruttore subacqueo, “dobbiamo imparare a soffrire di più lì in fondo” (cosa più difficile per i maschi, meno geneticamente dotati delle femmine delle endorfine ansiolitiche e antidolorifiche), perché se stiamo male in acqua in profondità non possiamo che dare fondo alla paziente accettazione della dipendenza forzata dall’ambiente in cui ci troviamo se vogliamo riemergere sani e salvi.
In età adulta, ci possiamo cimentare con altre esperienze di immersione come quella subacquea e quella delle vasche di galleggiamento intese non solo come attività sportive o di rilassamento ma soprattutto come attività di ricerca e scoperta della dimensione inconscia della mente. È interessante per un subacqueo interessato agli aspetti mentali di questa esperienza, oltre che a quelli tecnici, proporre la conoscenza dell’esperienza di galleggiamento per quanto essa non sia un’esperienza immersiva, perché essa ha indubbi elementi in comune con l’esperienza subacquea dal punto di vista mentale (la risposta parasimpatica di rilassamento per esempio), sebbene l’esperienza del galleggiamento secondo Lilly si spinga ben oltre queste similitudini verso gli orizzonti della deprivazione sensoriale, della modificazione dello stato di coscienza e del funzionamento neurovegetativo.
John Lilly, psichiatra, psicoanalista e neurofisiologo statunitense (1915-2001), lavorando nei laboratori del National Institute of Mental Health (NIMH), trovò una grande vasca usata durante la seconda guerra mondiale per lo studio sui sommozzatori. Decise di adattarla ai suoi scopi al fine di studiare meglio gli effetti della deprivazione sensoriale sul cervello umano e sugli stati alterati di coscienza. Il dibattito scientifico a quell'epoca verteva sulla possibilità che il cervello umano smettesse di funzionare in assenza di stimoli sensoriali. Per investigare su questa possibilità, John Lilly cercò di trasformare questa vasca in uno strumento in grado di ridurre al minimo gli stimoli esterni. Originariamente la vasca permetteva allo sperimentatore di restare in una posizione verticale, ma successivamente gli studi proseguirono su una ad assetto orizzontale. La vasca era piena di acqua satura di sale solfato di magnesio, mantenuta costantemente a temperatura corporea in modo da eliminare la sensazione tattile. Il corpo dello sperimentatore si trovava così a galleggiare in assenza di gravità in un liquido isotermico. L'assenza degli altri stimoli veniva garantita isolando la vasca da luce e rumori esterni.
John Lilly sperimentò in segreto la vasca su se stesso, portando il suo organismo in assenza di stimoli per molte ore di seguito. Da queste esperienze capì che non solo il cervello non smetteva di funzionare, anzi il galleggiamento gli aveva conferito la sensazione di riposo più profonda che avesse mai provato. Inoltre in assenza di stimoli esterni il cervello tendeva a indurre uno stato onirico profondo, in cui a volte si manifestavano anche allucinazioni. Ulteriori esperienze gli hanno consentito di esplorare i recessi più profondi della sua coscienza, e di spingersi là dove pochi altri esseri umani hanno osato. Nelle sue parole: “Galleggiando, senza alcuna altra distrazione ci si inizia a concentrare subito sulle proprie percezioni interiori e ci si immerge nella propria mente. Dopo qualche decina di ore di esperienza, incontrai fenomeni che erano stati descritti in precedenza da varia letteratura. Passai attraverso stati come di sogno, stati come di trance, stati mistici. In tutti questi stati ero totalmente intatto, centrato; ero lì. In nessun momento persi la consapevolezza dell'esperimento. Passai attraverso esperienze in cui altra gente apparentemente si univa a me in questo ambiente scuro e silenzioso. Potevo davvero vederli, sentirli, ed ascoltarli. Altre volte passai attraverso sequenze di sogno, sogni ad occhi aperti, come li chiamano ora, in cui guardavo le cose succedere." Nei tardi anni cinquanta Lily indagò anche la comunicazione uomo-delfino, creando un centro, presso le Isole Vergini, nel quale avviare questo tipo di ricerca.
Recenti ricerche mostrano effetti del galleggiamento sulla memoria e l’apprendimento: quando, infatti, i neuroni dei circuiti mnestici lavorano in sincronizzazione con i neuroni dei circuiti responsabili della produzione di onde elettroencefalografiche theta (risposta parasimpatica trofo-trofica di rilassamento, sogni ad occhi aperti, sonnolenza, modalità ideativa associativa, apprendimento e formazione della memoria), pare che i ricordi possano presentarsi alla coscienza più vividi e duraturi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che il galleggiamento aumenta la secrezione di endorfina, e ciò accade nel momento in cui diminuiscono i neuro-chimici portatori di stress, come per esempio l’adrenalina, nord-pinefrina, ACTH ed il cortisolo - sostanze che possono causare tensione, ansia e irritabilità, portare a ipertensione e ad un aumento del livello del colesterolo. Un’altra teoria neurochimica è quella endorfinergica. Quando una donna è incinta, produce una quantità di endorfina 8 volte maggiore al normale, per questo motivo il feto prova una beatitudine prenatale. Quando un soggetto prova l’esperienza del galleggiamento ed è sospeso nella parte densa, nella soluzione calda, circondato dal buio, il cervello rilascia endorfina: è possibile che questo stato neurochimico e lo stato somatico corrispondente possa far rivivere (le esperienze della memoria implicita possono essere solo rivissute, non ricordate nel senso classico del termine) percezioni somatiche arcaiche protomentali.
Acqua e Suono: Un Legame Primordiale e la Kinesis
I suoni legati all'acqua e al suo flusso sono imitati da innumerevoli strumenti indigeni provenienti da tutto il mondo, come i bastoni della pioggia, le campane di legno e osso, i vasi nigeriani a due fori (Udu) o le zucche immerse in acqua, le Calabash o tamburo ad acqua. Si tratta di una mezza zucca svuotata e disseccata tenuta capovolta nell’acqua e percossa. La Calabash è uno strumento molto diffuso tra le popolazioni dell’Asia, dell’Africa occidentale e centrale e dell’America. In America centrale il Calabash è presente presso gli Yaqui, una popolazione indigena messicana assai antica dello stato di Sonora, che conserva molti tratti della cultura tradizionale messicana. Il tamburo ad acqua è utilizzato anche da altri gruppi etnici vicini agli indiani Yaqui: i Maya, i Seri e i Tarahumaras. In Africa il tamburo ad acqua è chiamato Filendundun e Jidundun e solitamente suonato dalle donne delle popolazioni Senofo e Malinke. Nel Mali è suonato durante le cerimonie nuziali mentre in Guinea Bissau e Guinea Conakry è usato per invocare la pioggia. In alcune etnie africane del Burkina Faso è suonato esclusivamente in occasione di funerali. Questo legame tra acqua e suono riporta all'esperienza uditiva primordiale nel grembo materno.
Si potrebbe aggiungere, con Franco Fornari, che possiamo esperire, quando ci immergiamo, uno stato di rilassamento, sonnolenza o paura. Un mio interesse scientifico, per molti anni, è stato lo studio degli stati di coscienza non ordinari e degli effetti dei suoni sulla mente. In questo genere di studi, e per una più approfondita comprensione dell’esperienza percettiva subacquea, l'esperienza della modificazione dello stato mentale (Manìa) potrebbe essere equiparata all'esperienza di una specie di movimento interno che chiamò Kinesis. Il nostro sangue dovrebbe scorrere come un fiume e purificarsi continuamente, ma invece ciò non accade a causa del ristagno di emozioni spiacevoli. Ciò vuol dire che se il flusso sanguigno trasporta la parola amore, ciberà le cellule di cristalli di intrisi di grazia e bellezza e il flusso potrà scorrere liberamente senza intoppi, permettendo così la purificazione continua.
Implicazioni della Memoria Prenatale: Dalla Nascita all'Apprendimento
La vita sensoriale del bambino durante il periodo prenatale è ricca, e la domanda è: a cosa serve? Che influenza ha sull’allattamento, sull’attaccamento materno o sull’acquisizione del linguaggio? E persiste? Come abbiamo visto, l'influenza è profonda e duratura. Le ricerche contemporanee dimostrano che i neonati ‘assorbono’ il linguaggio materno già dalla decima settimana di gestazione. Non è solo questione di parole, ma di costruire ricordi felici intrauterini che possono influenzare positivamente lo sviluppo post-natale.
Per concludere: “le rievocazioni della nascita sono qualcosa di straordinariamente intimo e rivelatore e ci mettono a confronto con una insospettata intelligenza, suggerendo che i neonati meritano un nuovo status: lo status di persone coscienti. I ricordi della nascita ci comunicano che il bambino possiede una mente. Alcuni di voi troveranno inverosimile l’idea che i neonati siano così consci. Altri diranno: ‘L’ho sempre saputo!’” (D. Chamberlain). Questa consapevolezza ci spinge a riconsiderare il neonato non come una "tabula rasa", ma come un essere competente, dotato di una mente e di una memoria fin dai primi istanti della sua esistenza, capace di sentire, percepire e interagire con il mondo circostante in modi sorprendentemente complessi.