Maternità Anticipata: Normativa e Procedura per la Tutela della Gestante e del Nasciuturo

La gestazione è un periodo di profonda trasformazione e attesa, ma può anche presentare condizioni di salute precarie, tali da compromettere, potenzialmente, il suo naturale decorso. In questi casi, si parla di gravidanza a rischio. L'ordinamento giuridico del nostro Paese tutela le donne in gravidanza, in particolare le donne lavoratrici, anche in caso di gravidanza a rischio. Secondo la normativa vigente, infatti, la gestante è tenuta a rispettare il cosiddetto periodo di maternità obbligatoria a cavallo fra il termine della gestazione e i primi mesi dopo il parto. La sospensione dal lavoro per maternità è attualmente prevista normalmente per il periodo che va da due mesi prima del parto a tre mesi successivi al parto, per un totale massimo di 5 mesi. Tuttavia, in alcune situazioni specifiche, è possibile richiedere un'astensione dal lavoro prima di tale termine, denominata maternità anticipata o interdizione anticipata dal lavoro. Questo significa che la futura mamma può astenersi dal lavoro prima del periodo di congedo obbligatorio che scatta all’ottavo mese di gravidanza. La maternità anticipata è un diritto per tutte le donne lavoratrici sia del settore pubblico che privato, ed è una misura voluta per tutelare la salute sia della madre che del nascituro e gestire in maniera opportuna le situazioni a rischio durante l’attesa. Nel corso dell'articolo verranno fornite le principali informazioni in merito alla maternità anticipata e alla modalità con cui è possibile richiederla, approfondendo sia gli aspetti sanitari che quelli legislativi.

Donna incinta che riposa a casa

Cos'è la Maternità Anticipata: Una Panoramica Legale

La maternità anticipata è una misura prevista dal D.Lgs. 151/2001, conosciuto come "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità". Questa normativa consente alle donne in gravidanza di astenersi dal lavoro in anticipo rispetto ai tempi previsti dal congedo obbligatorio di maternità, che solitamente scatta 1-2 mesi prima del parto. La maternità anticipata si applica quando si presentano particolari condizioni di salute della donna o ambienti lavorativi che mettono a rischio la gravidanza. Lo scopo principale di questa disposizione è tutelare la salute della madre e del bambino e gestire situazioni di rischio durante l’attesa. La normativa infatti prevede per legge un periodo di 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro per tutte le donne in gravidanza durante l'arco temporale che precede e segue il momento del parto. Questo congedo di maternità obbligatorio deve iniziare 2 mesi prima della data presunta del parto ed estendersi fino ai 3 mesi successivi al parto. Grazie alla norma della maternità flessibile la lavoratrice madre può fare domanda per ottenere l'astensione dal lavoro a partire da 1 mese precedente al parto fino ai 4 mesi successivi. A partire dal 2019 la legge ha introdotto la possibilità di svolgere tutti e 5 i mesi di congedo obbligatorio nel periodo successivo al parto.

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Le Condizioni per Richiedere la Maternità Anticipata: Gravidanza a Rischio e Mansioni Incompatibili

Per accedere alla maternità anticipata, bisogna verificare che sussistano determinati requisiti. Ci possono essere due condizioni fondamentali perché la lavoratrice madre possa fare richiesta di maternità anticipata: la presenza di condizioni mediche avverse o complicanze che mettono a rischio la salute della donna o del feto, oppure condizioni di lavoro e ambientali non idonee, che rendono il lavoro faticoso, insalubre o pericoloso per la gravidanza.

Gravidanza a Rischio: Definizione, Cause e Sintomi

La gravidanza a rischio si riferisce a una gestazione caratterizzata da una maggiore esposizione a possibili complicazioni per la madre o per il feto. Durante la gestazione possono presentarsi condizioni di salute precarie, tali da compromettere, potenzialmente, il suo naturale decorso. Sono molti i fattori coinvolti che possono minacciare una gravidanza, alcuni prevenibili altri, invece, da gestire in modo accurato.

Tra le principali cause di una gravidanza a rischio troviamo:

  • Età avanzata della futura mamma: Le donne con più di 35 anni hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza, come ad esempio il diabete gestazionale, l’ipertensione, il parto prematuro o alcune malattie congenite, come la sindrome di Down o la spina bifida. Rispetto al passato, questo riferimento anagrafico è decisamente meno problematico, poiché sempre più donne giungono alla prima gravidanza a questa età, o anche dopo, ma con le giuste precauzioni è possibile ridurre sensibilmente il rischio.
  • Problemi di salute pregressi: Le donne con problemi di salute pregressi, in particolare il diabete, l’ipertensione, la trombosi, la depressione o l’obesità, hanno maggiori probabilità di sviluppare complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo è importantissimo comunicare al ginecologo la propria condizione e seguire pedissequamente le terapie in atto per il trattamento delle stesse, magari con delle variazioni necessarie per non minacciare la salute del feto.
  • Gravidanza multipla: Le gravidanze multiple (gemelli, trigemini, ecc.) sono a maggior rischio di complicazioni come l’aborto spontaneo, il parto prematuro o la crescita rallentata dei feti.
  • Storia di complicanze in gravidanze precedenti: Le donne che hanno avuto problemi in gravidanze precedenti, come ad esempio la preeclampsia, il parto prematuro o la crescita rallentata del feto, hanno maggiori probabilità di svilupparli anche in gravidanze successive.
  • Stile di vita poco salutare: Le donne che fumano, bevono alcolici, assumono droghe o seguono diete poco salutari hanno maggiori probabilità di incorrere in una condizione di gravidanza a rischio, come la sindrome fetoalcolica.
  • Patologie della gravidanza in corso: Alcune complicanze che possono insorgere durante la gravidanza, come ad esempio la placenta previa, la placenta accreta o la rottura prematura delle membrane, possono aumentare il rischio.
  • Infezioni: Alcune infezioni, come ad esempio la toxoplasmosi, la listeriosi o la citomegalovirus, possono aumentare il rischio di complicanze durante la gravidanza. Per questo motivo è importante eseguire il Pap Test nella fase iniziale della gestazione.

Come si può leggere, alcuni fattori sono frutto di uno stile di vita poco sano, che può e deve essere modificato al fine di garantire la salute della donna e del bambino. Altri, invece, vanno gestiti affidandosi alle cure di medici specialisti. Le gravidanze a rischio richiedono una maggiore attenzione medica e una gestione e un monitoraggio più intensivi. È importante, quindi, che le donne incinte informino il proprio medico su qualsiasi fattore che possa minacciare la gravidanza in modo che possano essere fornite le cure e l’assistenza adeguata.

I sintomi di una gravidanza a rischio possono variare a seconda delle cause che la minacciano; tuttavia, è possibile prestare particolare attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare la presenza di complicanze durante la gravidanza. I principali sono:

  • Pressione alta: È un sintomo comune di preeclampsia, una complicanza della gravidanza che può essere pericolosa per la salute della madre e del feto.
  • Sanguinamento vaginale: Può essere un segno di diverse complicanze della gravidanza, come ad esempio la rottura prematura delle membrane o la placenta previa.
  • Contrazioni dolorose: Possono essere un segno di un parto prematuro o di una placenta che si stacca prima del termine della gravidanza.
  • Movimenti fetali ridotti: Possono indicare una crescita rallentata del feto o una sofferenza fetale.
  • Dolore addominale o pelvico: Può essere un segno di diverse complicanze, come ad esempio la rottura o la torsione di un’ovaia o una gravidanza extrauterina.
  • Infezioni: La febbre alta, la diarrea, la nausea o il vomito, possono essere un segno di infezioni come la listeriosi o la toxoplasmosi.

È importante che le donne incinte conoscano i sintomi di una gravidanza a rischio e che informino il loro medico se notano qualunque cambiamento nel loro stato di salute. Un monitoraggio regolare da parte del medico può aiutare a individuare precocemente eventuali complicanze e ad affrontarle in modo tempestivo.

Illustrazione di una donna incinta con sintomi di rischio

Mansioni Incompatibili con lo Stato di Gravidanza

L'astensione anticipata dal lavoro può essere richiesta anche per rischi che derivano dalle mansioni lavorative svolte. Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, individua una serie di rischi ai quali è necessario non esporre le donne lavoratrici incinta, stabilendo ad esempio il cambio di mansione per la durata della gravidanza. In questi casi, la maternità anticipata è disposta quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino, o quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni. I datori di lavoro devono valutare preventivamente i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento al fine di individuare quelle lavorazioni o mansioni particolari a cui non devono essere adibite le lavoratrici gestanti o puerpere, nonché i processi o le condizioni di lavoro, individuando le misure di prevenzione o protezione da adottare.

L’art. 7 del D.lgs. 151/2001 prevede il divieto di adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. I lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono indicati nell’allegato A del decreto. Tra questi, risultano particolarmente pericolose e faticose attività come:

  • Lavori che comportano una posizione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante o scomoda: Per stazionamento eretto, devono intendersi non soltanto le ipotesi in cui la mansione della lavoratrice comporti in maniera continuativa la posizione eretta, ma anche le ipotesi in cui la lavoratrice possa deambulare. Ad esempio, la mansione di commessa-addetta alla vendita può rientrare in questa casistica, anche se la lavoratrice può deambulare all’interno del punto vendita, rimanendo comunque costretta ad una posizione particolarmente affaticante. Il limite di "più di metà dell'orario di lavoro" per la stazione in piedi non coincide necessariamente con le quattro ore giornaliere, ma potrà essere di durata inferiore in rapporto all’orario effettivo normale giornaliero praticato. Anche nel caso di contratti a tempo parziale in cui la riduzione della prestazione non sia giornaliera, ma comporti l’attività lavorativa per l’intero orario di lavoro giornaliero limitatamente ad alcuni giorni della settimana o per periodi più lunghi (part-time verticale) nei confronti delle lavoratrici gestanti dovrà trovare applicazione la disposizione in argomento. L’astensione prevista dalla lettera G) dell’Allegato A del d.lgs. 151/2001 termina allo scadere del congedo obbligatorio di maternità.
  • Lavori su scale ed impalcature mobili e fisse, con pericolo di caduta.
  • Trasporto e sollevamento di pesi: L’Allegato A specifica che il divieto di trasporto va inteso come divieto di adibire la lavoratrice al trasporto, sia a braccia sia a spalle, sia con carretti a ruote su strada o su guida e al sollevamento dei pesi, compreso il carico, scarico e ogni altra operazione connessa. Ai fini dell’adozione dei provvedimenti di tutela della lavoratrice nel periodo ante e post partum, si ritiene sufficiente la mera constatazione della adibizione della lavoratrice madre a mansioni di trasporto e al sollevamento di pesi, ferma restando una valutazione circa l’impossibilità di adibizione ad altre mansioni. Per “carico” si intende un peso superiore ai 3 Kg che venga movimentato in via non occasionale nella giornata lavorativa tipo. Per spostamenti di pesi inferiori ai 3 kg non si applicano i criteri relativi alla movimentazione manuale carichi; in tale contesto vanno valutati altri rischi quali la stazione eretta, le posture incongrue, i ritmi lavorativi. Nella fase post-partum, alla ripresa dell’attività lavorativa, alla lavoratrice madre dovrà essere evitata la movimentazione manuale di carichi qualora l’indice di rischio (UNI ISO 11228-1) sia superiore o uguale a 1.
  • Lavori con macchina mossa a pedale quando il ritmo sia frequente ed esige sforzo.
  • Uso di macchine o strumenti che trasmettono intense vibrazioni.
  • Lavori a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto: Ad esempio, aerei, navi, treni, autobus.
  • Lavori che espongono a temperature troppo basse o troppo alte.
  • Lavoro notturno.
  • Esposizione a radiazioni ionizzanti: Ai sensi dell’art. 8, le donne, durante la gravidanza, non possono essere esposte a radiazioni ionizzanti e svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza. È altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività comportanti un rischio di contaminazione.
  • Lavorazioni che espongono ad Agenti fisici, Sostanze pericolose e Agenti biologici: L’art. 41 del D.lgs. 81/08 stabilisce che sono vietati alla lavoratrici durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto le lavorazioni che, esponendo ai predetti agenti, prevedono l’obbligo di sorveglianza sanitaria per i lavoratori addetti, nei casi stabiliti dalla legge (lett. B dell’Allegato A).
  • Lavorazioni che espongono al rischio di contrarre malattia professionale: Le lavorazioni identificate negli allegati 4 e 5 del D.P.R. 1124/1965 che espongono la lavoratrice al rischio di contrarre malattia professionale sono vietate durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto, indipendentemente dalla sussistenza di un livello di rischio tale da imporre l’obbligo di sorveglianza sanitaria (lett. C dell’Allegato A).
  • Attività e mansioni che espongono alla silicosi e all’asbestosi.
  • Mondatura del riso.
  • Ambienti a contatto con malattie infettive, sostanze tossiche o nocive.

Quando i risultati della valutazione rivelino rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici, il datore di lavoro deve evitarne l’esposizione a rischio modificando temporaneamente le condizioni e/o l’orario di lavoro. Se tale modifica non è possibile deve provvedere a spostare le lavoratrici ad altre mansioni. L’inosservanza di tali disposizioni è punita con l’arresto fino a sei mesi.

Icona di divieto per lavoro rischioso in gravidanza

Procedura per la Richiesta di Maternità Anticipata: Passaggi e Documentazione

La richiesta di maternità anticipata può essere effettuata da tutte le donne lavoratrici nel settore sia pubblico che privato; tuttavia, la domanda trova approvazione solo se sussistono le basi - determinate dalla legge vigente in materia - per consentire un'interruzione dal lavoro prima del tempo. Per richiedere l’interdizione dal lavoro per gravidanza a rischio è necessario un certificato da parte di un ginecologo che attesti la condizione di particolare fragilità della donna lavoratrice.

Documentazione Necessaria

La documentazione richiesta varia leggermente a seconda che la richiesta sia motivata da condizioni di salute della gestante o da rischi legati alle mansioni lavorative.

Per gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose (motivazioni sanitarie):

La lavoratrice deve fare richiesta attraverso la presentazione di una serie di documenti. Questi ultimi devono essere consegnati al servizio ispezione dell'ispettorato del lavoro competente in base alla propria residenza abituale.

  1. Certificato medico di gravidanza: Tale certificato deve essere redatto dal medico della ASL (Azienda Sanitaria Locale). Questo documento è SEMPRE necessario al fine di garantire l'accettazione della domanda di maternità anticipata. Difatti, l'accertamento medico effettuato dall'ASL costituisce un documento tecnico vincolante per l'ispettorato del lavoro per l'emanazione del provvedimento a favore del congedo anticipato.
  2. Certificato medico del ginecologo: Questo certificato deve attestare la presenza di complicanze gravi e/o di preesistenti condizioni morbose che si presume possano essere aggravate dalla gravidanza. È fondamentale che il ginecologo sia accreditato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) o che il certificato rilasciato da un ginecologo privato venga convalidato. Se il certificato di gravidanza a rischio viene rilasciato da un ginecologo privato la donna ha un periodo di tempo limitato entro il quale fare la richiesta di visita medica ginecologica presso una struttura pubblica del SSN.
  3. Documento d'identità: Necessario per l'identificazione della richiedente.

Per condizioni di lavoro a rischio (motivazioni lavorative):

In questi casi, è lo stesso datore di lavoro a dover constatare l'incompatibilità del lavoro con la gravidanza. Il processo inizia con la valutazione del rischio da parte del datore di lavoro e, se non è possibile riassegnare la lavoratrice a mansioni non a rischio, la domanda per l'interdizione viene inoltrata all'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). Il datore di lavoro dovrà tempestivamente avanzare istanza di astensione ante partum/post partum, all’ITL competente per territorio, al fine di ottenere il conseguente provvedimento autorizzativo.

Come Presentare la Domanda

La presentazione della domanda di maternità anticipata può avvenire tramite diverse modalità, a seconda della causa che la motiva e della residenza della lavoratrice.

In caso di gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose:

  • Presso uno sportello CUP (Centro Unico di Prenotazione): Se si è seguite da un ginecologo privato ed si è domiciliate, ad esempio, nelle zone di Firenze, Firenze Sud Est, Firenze Nord Ovest ed Empoli, occorre recarsi con il relativo certificato del ginecologo privato presso uno sportello CUP per compilare la domanda di maternità anticipata per gravidanza a rischio. Gli operatori dello sportello rilasceranno una ricevuta di avvenuta ricezione della domanda che la gestante dovrà inoltrare al datore di lavoro. Allo stesso tempo, l’operatore CUP effettuerà per la signora una prenotazione CUP presso un consultorio per la convalida del certificato privato.
  • Presso l'Azienda USL di riferimento: Le lavoratrici residenti o domiciliate in provincia di Modena, qualora sussistano “gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza” (art.17 del D.Lgs 26.03.01), devono richiedere l’interdizione dal lavoro all’Azienda USL presentando l’apposita modulistica e il relativo certificato attestante la gravidanza a rischio rilasciato da una struttura pubblica (Consultori familiari o Ospedali pubblici). La richiesta sarà presa in carico dal personale incaricato per l'emissione del provvedimento di astensione. Se la gestante è seguita presso un consultorio è sufficiente rivolgersi al personale per l’appuntamento per la certificazione.
  • Via telematica o tramite Patronati locali: La domanda di maternità anticipata in caso di parto prematuro (prima dell'8° mese) deve essere presentata dalla donna direttamente all'ASL, per via telematica oppure tramite i patronati locali.
  • Direttamente all'INPS (per alcune categorie e per lavoro a rischio): È l’INPS a gestire le richieste di maternità anticipata per gravidanza a rischio. Si può procedere online attraverso il sito dell’INPS; accedendo con le proprie credenziali (SPID, CNS o CIE) è possibile compilare e inviare la domanda in via telematica. In alternativa, si può contattare il call center (803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento) o recarsi di persona presso gli uffici dell'INPS o tramite un patronato. È necessario allegare il certificato rilasciato dal medico specialista di una struttura pubblica o convenzionata con il SSN (Sistema Sanitario Nazionale) che attesta la necessità del congedo anticipato.

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Tempi e Approvazione

Dopo aver consegnato la documentazione, alla gestante verrà rilasciata una ricevuta in duplice copia. La legge prevede che siano la Direzione territoriale del lavoro e la ASL gli unici due enti autorizzati a disporre l’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, in presenza di quelle condizioni prima menzionate e con certificato medico attestante la gravidanza a rischio. Per fare domanda non c’è bisogno di altro se non di un certificato che attesti la gravidanza in atto e il certificato medico che dichiari la gravidanza a rischio. Il certificato rilasciato dal ginecologo dell’ASL ha una validità per tutta la durata della gravidanza, mentre quello del medico privato vale solo 30 giorni.

Sarà l’ASL a certificare lo stato della donna lavoratrice in gravidanza, dopodiché è sufficiente presentare la domanda tramite la Direzione territoriale del lavoro di competenza, che dovrà rispondere entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione. Trascorsi i quali la richiesta è accettata in modo implicito (silenzio-assenso). Nel caso in cui la richiesta venga respinta, è necessario comunicare i motivi alla lavoratrice. Quando l'astensione anticipata è disposta dall'ASL il provvedimento decorre a partire dalla data del rilascio del certificato medico. Nel caso di condizioni di lavoro rischiose l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) può disporre la maternità anticipata immediata. L'INPS paga l'indennizzo a partire dalle date indicate nei rispettivi provvedimenti.

Diagramma di flusso della procedura di richiesta maternità anticipata

Cosa Fare se il Ginecologo Rifiuta il Certificato

Se le condizioni mediche della donna in gravidanza mettono a rischio la salute della donna o del feto e se il tipo di lavoro che si svolge è troppo faticoso oppure insalubre è fondamentale parlarne con il proprio ginecologo. Al ginecologo bisognerà spiegare i sintomi, le preoccupazioni e il tipo di lavoro svolto. In alcuni casi, il ginecologo potrebbe rifiutarsi di rilasciare il certificato non riconoscendo validi motivi per richiedere l'astensione anticipata dal lavoro. In queste situazioni è possibile chiedere un secondo parere ad un altro medico o rivolgersi direttamente all'INPS per avere ulteriori informazioni sulle condizioni che giustificano la maternità anticipata.

Chi Può Richiederla: Categorie di Lavoratrici Coinvolte

La richiesta di maternità anticipata può essere effettuata da donne lavoratrici appartenenti a differenti categorie contrattuali. Tutte le lavoratrici, dipendenti e autonome, possono richiederla nel momento in cui si presentano particolari condizioni di salute o di lavoro che possano mettere in pericolo la futura mamma e il nascituro.

Le categorie di lavoratrici che possono beneficiare della maternità anticipata includono:

  • Lavoratrici dipendenti: Sia nel settore pubblico che privato.
  • Lavoratrici autonome: A partire dal 2023, la maternità anticipata può essere richiesta anche dalle lavoratrici autonome grazie al D. Lgs. 105/2022 che modifica il D. Lgs. 151/2001. Per le lavoratrici autonome e le lavoratrici iscritte alla gestione separata, la maternità anticipata può essere concessa solo in presenza della condizione di gravi complicanze della gravidanza e/o per la presenza di pregresse condizioni morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza stessa (punto 1 del sopra riportato elenco numerato).
  • Lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS: Incluse artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o imprenditrici agricole, impiegate nella pesca marittima che svolgono lavori considerati a rischio, tutte iscritte alla Gestione separata Inps di riferimento. Con il messaggio n. 572 del 7 febbraio 2023 l'INPS ha comunicato che la maternità anticipata per lavoro a rischio è estesa a tutte le donne lavoratrici sia con contratti di lavoro dipendente che libere professioniste.
  • Lavoratrici occasionali, con contratto a progetto, libere professioniste o dipendenti con contratto part-time.

Diritti Economici e Previdenziali Durante la Maternità Anticipata

Durante la maternità anticipata, l’indennità corrisposta rimane la stessa che verrebbe corrisposta in condizioni normali. L'interdizione anticipata dal lavoro garantisce una paga pari all'80% dello stipendio, come avviene per l'astensione obbligatoria. Questo significa che anche per le lavoratrici autonome l’indennità per gravidanza a rischio è sempre dell’80% della retribuzione giornaliera. Viene versata direttamente dall’ente solo in presenza di una regolarità contributiva. A seconda dei casi questo importo è versato direttamente alla lavoratrice o tramite il datore di lavoro. La gestione delle richieste di maternità anticipata è a carico dell'INPS. Durante il periodo di astensione anticipata la lavoratrice mantiene il diritto a tutti i benefici e contributi sociali previsti dal suo contratto di lavoro.

Un aspetto importante da sottolineare è che durante la maternità anticipata, la donna non è soggetta a visita medica fiscale e può pertanto ritenersi libera di uscire in qualsiasi momento della giornata. Tuttavia, deve presentare la domanda per la maternità obbligatoria alla metà del 7° mese di gestazione.

Il Ruolo del Datore di Lavoro e la Valutazione dei Rischi

La Comunicazione della Commissione delle Comunità Europee del 05/10/2000 sottolinea che “la gravidanza non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana”; tuttavia “condizioni suscettibili di essere considerate accettabili in situazioni normali possono non esserlo più durante la gravidanza”, lo stesso dicasi per il periodo dell’allattamento che la normativa tutela fino al VII mese dopo il parto. Pertanto, i datori di lavoro hanno obblighi specifici.

Valutazione del Rischio e Misure di Prevenzione

L’art. 11 del D.lgs. 151/2001 stabilisce che il datore di lavoro valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in condizioni di lavoro di cui all’allegato C. Questa valutazione deve essere effettuata in collaborazione con le figure aziendali previste dal D. Lgs. 81/08, in particolare il Medico Competente che riveste un ruolo decisivo nell’individuazione delle mansioni pregiudizievoli e delle conseguenti misure di tutela da adottare, e il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, consultando il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

In sintesi, il datore di lavoro deve:

  1. Identificare le mansioni/lavorazioni vietate: Per le quali è previsto l’allontanamento durante la gravidanza e, in alcuni casi, fino a sette mesi dopo il parto.
  2. Individuare i possibili fattori di rischio residuo: Relativamente ai restanti lavori (per esempio: l’orario, i turni, la postura fissa, ecc.), per i quali devono essere adottate misure protettive.
  3. Integrare il documento di valutazione del rischio (DVR): Con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando per ognuna di tali mansioni a rischio le misure di prevenzione e protezione che intende adottare: modifica delle condizioni di lavoro e/o dell’orario di lavoro; spostamento della lavoratrice ad altra mansione non a rischio; richiesta all’ITL di interdizione anticipata dal lavoro.
  4. Informare tutte le lavoratrici in età fertile: Sui risultati della valutazione e della necessità di segnalare lo stato di gravidanza non appena ne vengano a conoscenza. Anche nel caso di aziende con meno di 10 dipendenti, è opportuno che resti in azienda una traccia scritta sia della valutazione del rischio che dell’informazione alle lavoratrici.

Obblighi del Datore di Lavoro in Caso di Rischio Accertato

È fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato. Il datore di lavoro, qualora i risultati della valutazione di cui all’art. 11 comma 1 rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, deve adottare le misure necessarie affinché l’esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitata modificandone temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro.

Ove la modifica delle condizioni o dell’orario di lavoro non sia possibile per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro deve applicare quanto stabilito dall’art. 7, commi 3, 4 e 5 dandone contestuale informazione scritta al servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio, che può disporre l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui all’art. 6, comma 1.

Pertanto, è evidente che laddove non sia possibile eliminare il rischio e non sia praticabile lo spostamento della lavoratrice ad altra mansione compatibile, l’Ufficio dovrà procedere all’emanazione dell’apposito provvedimento di interdizione dal lavoro così come disposto dall’art. 7 co. 6 del d.lgs. 151/2001. Diversamente, se sussiste la possibilità di spostamento il datore di lavoro collocherà la lavoratrice alla mansione non pregiudizievole al suo stato. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle abituali conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originale.

Dei risultati della valutazione dei rischi e sulle conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate devono essere informate tutte le lavoratrici ed i rappresentanti per la sicurezza (art.11 co.2 d.lgs. 151/2001). Le lavoratrici vanno altresì informate che tutte le misure di tutela previste dal d.lgs. n. 151/2001 saranno attivate solo dopo aver comunicato al datore di lavoro lo stato di gravidanza anche mediante la presentazione del certificato medico che lo attesta. Analogamente, in caso di affidamento o di adozione di un minore, la comunicazione al datore di lavoro sarà rappresentata dal provvedimento emesso.

Rappresentazione grafica della valutazione dei rischi in azienda

Casi Speciali e Approfondimenti

La normativa sulla maternità anticipata si estende a diverse situazioni, garantendo una protezione ampia alla lavoratrice madre.

Maternità Anticipata per Parto Prematuro

La maternità anticipata è prevista anche in caso di parto prematuro, ossia quando il bambino nasce prima dell'inizio del congedo di maternità obbligatorio, che generalmente inizia dall'8° mese di gravidanza. In una simile situazione, la madre potrà godere di un periodo di astensione dal lavoro pari al numero di giorni compresi fra la data effettiva del parto e la data presunta, sommati ai cinque mesi di maternità obbligatoria "ordinaria" prevista dalla legge.

Interdizione Posticipata

Se le condizioni di lavoro rimangono pregiudizievoli e non è possibile un trasferimento di mansioni, gli ispettorati possono adottare un provvedimento di interdizione posticipata fino a 7 mesi dopo il parto. Questo garantisce la tutela della madre e del neonato anche nel periodo successivo alla nascita, specialmente in contesti lavorativi che possono compromettere la salute durante l'allattamento o la fase di recupero post-parto. L’astensione prevista dalla lettera G) dell’Allegato A del d.lgs. 151/2001 termina allo scadere del congedo obbligatorio di maternità, non invece al compimento dei sette mesi di vita del bambino; infatti, ogni qualvolta il legislatore abbia voluto riferirsi al prolungamento del congedo fino a sette mesi del figlio, lo ha fatto espressamente.

L'Importanza del Sostegno Psicologico per Affrontare la Maternità

Affrontare la maternità e la paternità è un'esperienza emozionante che talvolta può provocare stress e preoccupazioni. Non bisogna dimenticare che a volte ci possono essere condizioni stressanti sul lavoro o problemi familiari che impediscono alla donna di vivere serenamente il periodo della gravidanza o i mesi immediatamente successivi al parto come ad esempio i casi di burnout genitoriale o condizioni che mettono in crisi il neopapà o la neomamma. Fortunatamente in tutte queste situazioni il sistema previdenziale italiano offre alle mamme lavoratrici la possibilità di chiedere l'attuazione della misura della maternità anticipata. Il periodo di sospensione del lavoro può essere utile non solo per tutelare la salute della donna e del nascituro ma anche per prepararsi psicologicamente a diventare neogenitori e intraprendere il percorso della genitorialità. È opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti per qualsiasi esigenza di supporto.

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