Il cinema, nella sua capacità di esplorare le sfumature più intime dell'animo umano, ci regala talvolta opere di rara intensità. Tra queste spicca "Maternal", il primo lungometraggio narrativo della regista e sceneggiatrice Maura Delpero, nata a Bolzano nel 1975. Questo film, una produzione italo-argentina del 2019, si impone come un toccante melodramma che affronta il complesso e spesso contraddittorio travaglio della maternità, un tema universale indagato attraverso lenti inedite e uno sguardo acuto. "Maternal" è stato ampiamente riconosciuto per il suo valore artistico, presentato al Locarno Film Festival e successivamente in altri 130 festival, raccogliendo diversi premi, tra cui una candidatura ai Nastri d’Argento e una ai David di Donatello per Delpero, all'esordio in un lungometraggio.

Dove Vedere "Maternal": Le Opzioni di Streaming e Trasmissione
Per chi desidera immergersi in questa storia avvincente, "Maternal" è disponibile attraverso diverse piattaforme, sia in chiaro che a pagamento, offrendo molteplici opportunità per la visione.
Una delle più immediate possibilità di fruizione si è presentata in televisione. Il film è arrivato in prima TV su Rai 5, andando in onda in prima serata alle 21.15, rendendolo accessibile a un vasto pubblico senza costi aggiuntivi.
Per quanto riguarda lo streaming, "Maternal" è disponibile su Rai Play, dove può essere guardato gratuitamente, sebbene con avvisi pubblicitari. Questa opzione è particolarmente conveniente per chi predilige la flessibilità della visione on-demand.
Inoltre, il film può essere noleggiato o acquistato su diverse piattaforme digitali. Adesso è possibile noleggiare "Maternal" scaricandolo da Rakuten TV, Timvision, Apple TV Store e Amazon Video. Allo stesso modo, si può optare per l'acquisto digitale su questi stessi servizi, garantendo una disponibilità illimitata del film.
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MATERNAL de Maura Delpero / BANDE-ANNONCE OFFICIELLE
La Trama Avvincente di "Maternal": Un Hogar di Storie e Contrasti
"Maternal" ci trasporta a Buenos Aires, in un hogar, un centro d’accoglienza per ragazze madri di estrazione sociale bassa, gestito da suore. Qui, in un ambiente che è allo stesso tempo rifugio e crocevia di destini, vivono Lu e Fati, due adolescenti di diciassette anni, madri a un'età in cui la vita dovrebbe ancora essere spensierata. Sono diminutivi di Luciana e Fatima, e sono interpretate rispettivamente da Agustina Malale e Denise Carrizo, entrambe capaci di rendere con grande autenticità la complessità dei loro personaggi.
Le ragazze sono ospiti di questo centro religioso italo-argentino, un luogo e una situazione che si rivelano paradossali: dove donne che hanno deciso di donare la propria vita casta e retta a Dio si trovano ad accudire madri adolescenti, cercando una quadratura apparentemente impossibile tra vocazione e maternità. L'arrivo di Suor Paola dall'Italia, interpretata dall'attrice ucraina Lidiya Liberman, in procinto di prendere i voti perpetui, funge da catalizzatore per le dinamiche interne all'hogar. Sorella Paola è giunta per prendere i suoi voti finali in questo centro religioso per ragazze madri, e il suo ingresso sconvolge gli equilibri faticosamente raggiunti.
Le due amiche, Lu e Fati, presentano a Paola molte situazioni stimolanti e complesse. Lu, in particolare, è un personaggio irrequieto e sembra quasi infastidita dalla sua bambina Nina, mostrando una difficoltà ad accettare pienamente la sua condizione di madre. Fati, d'altro canto, ha un atteggiamento più materno sia con il figlio Michael sia con il bambino in arrivo, rivelando una maggiore predisposizione e accettazione della sua maternità.
La giovane suora, Suor Paola, si lega con la piccola Nina con una dedizione particolare, quasi eccessiva. Questo legame, in uno stato ambiguo tra desiderio di maternità e vocazione, porta Paola a diventare una sorta di madre surrogata per la bambina, creando non poche frizioni con Lu, la madre biologica. Il culmine delle tensioni si raggiunge quando Lu scappa dal centro, lasciando dietro di sé sua figlia, Nina, un evento che mette alla prova tutti i personaggi e le loro convinzioni. L'incontro tra le tre donne - Lu, Fati e Suor Paola - e il loro rapporto con la maternità scateneranno reazioni inaspettate, influenzando reciprocamente le loro vite e il loro modo di percepire l'amore filiale e la vocazione. Il cast è arricchito dalla presenza di Renata Palminiello e Marta Lubos, che contribuiscono a dare spessore al microcosmo del hogar.
Un Ritratto Profondo della Maternità e della Fede: Temi e Conflitti
"Maternal" si distingue per la sua capacità di affrontare i temi della maternità, della fede e della vocazione con una profondità che supera le facili categorizzazioni. Il film è un intenso scontro tra l'ideale religioso e la cruda e disordinata realtà della cura materna. Maura Delpero, con il suo primo film narrativo, realizza un toccante melodramma sul travaglio conflittuale della maternità, un percorso in cui le donne che scelgono di dedicare la propria vita a Dio si confrontano con la fragilità e la forza delle madri adolescenti.
Uno degli aspetti più potenti di "Maternal" è il suo "non posizionamento" all'interno del grande impasto della mistica della famiglia, che talvolta viene esasperato da discorsi pubblici e politici. Il film esplora l'idea della cura dei figli al di là del legame di sangue, suggerendo che l'amore e l'accudimento possano trascendere la biologia e le convenzioni sociali. La regista aggiunge a questa idea una visione coinvolgente dei diversi livelli di percezione della maternità, avvicinata nei rituali quotidiani di pulizia e accudimento, ma anche in quelli più astratti di una "mano santa" che accoglie e, da un'altezza morale superiore, accoglie il frutto di quella che alcuni potrebbero definire superficialità.
Al centro del racconto vi è un'idea di maternità complessa e sfaccettata, che non si riduce a un'unica forma o esperienza. Il paradosso di un hogar dove suore votate alla castità e alla rinuncia si trovano ad accudire ragazze madri, talvolta inadeguate al ruolo, diventa il terreno fertile per un'indagine profonda. La giovane suora Paola, bella e spudoratamente divina nella sua vocazione, e Lu, la madre ribelle e tormentata, non sono semplicemente due entità opposte e inconciliabili. Sono bensì due forze dello stesso desiderio - positivo e negativo, oscuro e luminoso - della maternità. Il film mostra come dare la vita possa essere un brutale esercizio ginnico, puramente meccanico e devitalizzato per una persona, mentre per un'altra, pronta alla rinuncia del corpo, la stessa esperienza, apparentemente impossibile, diventa una sublimazione, un'opportunità di profondo significato spirituale ed emotivo.

Maura Delpero: Uno Sguardo Autoriale Unico e il Suo Background Documentaristico
Maura Delpero, con "Maternal", dimostra una padronanza narrativa e una sensibilità registica che affondano le radici nel suo background di documentarista. Questa esperienza si rivela cruciale nel plasmare il suo primo lungometraggio di finzione, conferendogli uno sguardo acuto e una notevole autenticità. Per quattro anni, Maura Delpero è stata insegnante di cinema in un centro di accoglienza di Buenos Aires, un'esperienza che le ha fornito una conoscenza intima e diretta delle realtà che il film intende esplorare.
La sua provenienza dal mondo del documentario le permette di superare le trappole del plot, delle necessità di trama, con una grazia e una profondità rare. Con uno sguardo da documentarista, Delpero scivola sulle tensioni per la maggior parte del film, spesso senza indugiare in spiegazioni didascaliche, ma lasciando che le immagini e le interazioni parlino da sole. Talvolta, però, la sua lente affonda con decisione, come nella scena della festa, dove le ragazze ballano sensuali, in un equilibrio precario tra peccato ed elevazione mistica. Questa confusione di messaggi è un elemento chiave che Delpero sa catturare e presentare con sorprendente onestà, riflettendo anche situazioni reali, come il caso avvenuto a Napoli con due modelle che si baciavano per strada, che spinge le vere suore a separare le ragazze.
Delpero ha il merito di muoversi con sobrietà attorno a queste suggestioni, senza lasciarsi andare alla retorica. La sua capacità di astrazione e uno sguardo realista e rigoroso sono i doni che il suo background documentaristico porta al cinema di finzione. Partendo dalla resa quasi documentaristica del contrasto tra adolescenza e maternità, la regista riesce a esplorarlo a un livello quasi sensoriale, rappresentando un luogo in cui convivono oggetti, sensazioni e persino odori apparentemente inconciliabili tra loro.
Questo approccio le consente di costruire un racconto che non giudica ma osserva, invitando lo spettatore a riflettere sulla complessità delle situazioni e dei personaggi. La sua regia è caratterizzata da una precisione che cattura i dettagli significativi, rivelando la verità emotiva dietro le azioni e le scelte dei protagonisti. Il successo di "Maternal" in contesti così prestigiosi come il Locarno Film Festival e le sue candidature a premi importanti sono la testimonianza della forza e dell'originalità della visione autoriale di Maura Delpero, che ha saputo portare sullo schermo una storia potente e universale.
I Personaggi e Le Loro Complessità: Un Mosaico di Esistenze Femminili
Al centro di "Maternal" vi è un cast di personaggi femminili riccamente sfaccettati, le cui esistenze si intrecciano in un microcosmo di scelte, rinunce e desideri. Lu, interpretata da Agustina Malale, e Fati, interpretata da Denise Carrizo, sono le due ospiti diciassettenni del centro che vivono la loro condizione di madri adolescenti in maniera molto differente. Lu è ritratta come una figura inquieta, quasi infastidita dalla presenza della figlia Nina, incapace di trovare pace nella sua maternità forzata. La sua irrequietezza la spinge a comportamenti impulsivi, culminando nella sua fuga dal hogar e nell'abbandono temporaneo della figlia. Questa rappresenta un'adolescenza strappata bruscamente al flusso naturale della crescita, una ragazza che è già madre ma non ha ancora avuto il tempo di essere pienamente ragazza.
Fati, al contrario, ha un atteggiamento più materno, sia con il suo figlio Michael sia con il bambino in arrivo, incarnando una maternità più serena e accettata. La sua figura offre un contrasto significativo con quella di Lu, evidenziando le diverse reazioni e capacità di adattamento delle giovani madri.
Il personaggio chiave di "Maternal" è senza dubbio Suor Paola, interpretata con grande intensità da Lidiya Liberman. Liberman, attrice ucraina nata nel 1986, ha una solida formazione teatrale e cinematografica, avendo studiato alla Scuola di Alexandr Dovgenko di Kiev e a quella di regia cinematografica all’Università Nazionale di Kiev, e poi diplomandosi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ottenendo poi una parte nel film "Sangue del mio sangue" di Marco Bellocchio, uscito nel 2015. La sua interpretazione di Paola è carica di ambiguità e profondità. Paola è una giovane suora, bella, in procinto di prendere i voti perpetui. La sua figura è destinata a scardinare equilibri faticosamente raggiunti all'interno dell'hogar. Il suo legame particolare ed eccessivo con la piccola Nina, la figlia di Lu, la pone in uno stato ambiguo tra il desiderio di maternità e la sua vocazione religiosa. Questa dicotomia la trasforma in una sorta di madre surrogata, generando non poche frizioni con Lu, la madre biologica.
Lo scontro tra Suor Paola e Lu non è tra due entità opposte e inconciliabili. Sono bensì due forze dello stesso desiderio - positivo e negativo, oscuro e luminoso - della maternità. Questa profonda intuizione di Delpero rivela come dare la vita possa essere percepito in modi radicalmente diversi: per Lu, è un "brutale esercizio ginnico, puramente meccanico e devitalizzato," una condizione gravosa e non desiderata. Per Paola, al contrario, pronta alla rinuncia del corpo per la sua vocazione, la stessa esperienza impossibile - quella di essere madre in senso biologico - diviene una sublimazione, un'opportunità di esprimere un amore profondo e materno in una forma spirituale e di accudimento. Le tre donne influenzeranno reciprocamente le proprie vite e il proprio rapporto con la maternità, creando un mosaico di esistenze femminili che cercano, ognuna a suo modo, un significato in questa complessa esperienza umana.

Simboli e Suggestioni Visive: La Regia che Parla Senza Parole
Maura Delpero è estremamente abile nel superare le trappole del plot, delle necessità di trama, affidandosi a uno sguardo che, pur essendo di finzione, mantiene la profondità e l'astrazione tipiche del documentario. Questo le permette di infondere il film di simboli e suggestioni visive che arricchiscono la narrazione senza bisogno di dialoghi espliciti. La sequenza della festa è un esempio emblematico di questa capacità registica. In essa, l'irrequieta Lu esibisce il proprio corpo e balla ritmi sensuali in un luogo dedicato a tutt'altro, un convento. Delpero mette in scena, con astrazione rara, le differenti prospettive dell'essere donna, la comprensione reciproca e silenziosa che si stabilisce tra i personaggi, e i non detti che prevalgono su quanto è platealmente esposto. È una scena che bilancia peccato ed elevazione mistica, creando una confusione di messaggi che rispecchia la complessità delle realtà vissute all'interno dell'hogar.
Il personaggio di Suor Paola è esso stesso un simbolo visivo potente. Una suora giovane e bella, in procinto di prendere i voti perpetui, a cui basta sciogliere i capelli per diventare sensuale e insieme virginale. Questa immagine, intrisa di una forte carica simbolica, rimanda inevitabilmente a Maria e alla sua peculiare maternità, differente da ogni altra, suggerendo un ponte tra la maternità sacra e quella terrena, tra la rinuncia e il desiderio di dare e ricevere amore.
L'anacronistico microcosmo dello hogar, scrutato con occhio clinico dalla regista, diviene il luogo di elezione del libero arbitrio, un limbo in cui le scelte di vita e le inevitabili conseguenze finiscono per convivere con il loro opposto. È un ambiente in cui oggetti, sensazioni e persino odori apparentemente inconciliabili tra loro sono costretti a coesistere, creando un'atmosfera densa e quasi sensoriale.
Un altro elemento significativo è l'assenza della figura maschile. Nel modello di famiglia cristiana, ribadito dall'insegnamento delle suore, manca un elemento fondamentale: il Padre, la figura maschile. Questa è evocata solo fuoricampo, come un rumore di fondo, un disturbo necessario che ha da tempo abdicato alla sua funzione centrale nella comunità collettiva del centro. Questa assenza accentua il focus sulle dinamiche femminili e sulla loro resilienza.
La tensione spirituale e narrativa che Delpero costruisce sapientemente si eleva nella sequenza conclusiva del film. Attraverso un'inquadratura ricorrente e frontale dello hogar, la regista ci mostra suora e bambina che attraversano il corridoio che separa sacro e profano. Questa immagine finale è un potente riassunto visivo dei temi del film, un'espressione della convivenza delle forze opposte e della ricerca di un equilibrio in un mondo dove la maternità e la fede si confrontano, si scontrano e, inaspettatamente, si fondono. È una chiusura che non fornisce risposte definitive, ma piuttosto invita alla contemplazione e alla riflessione, lasciando allo spettatore il compito di interpretare le infinite sfumature di questa profonda esperienza cinematografica.