La preoccupazione che un bambino manifesti preferenze per giochi o comportamenti tradizionalmente associati al sesso opposto è un timore comune tra i genitori, spesso alimentato da stereotipi sociali e da un'interpretazione erronea dello sviluppo infantile. Un esempio eloquente di questa ansia è la situazione descritta da una madre, Luciana T., che si dice "tremendamente preoccupata" per il suo figlio più piccolo, un maschietto di quattro anni. Il bambino, che adora la sorella maggiore di otto anni, la copia in tutto: preferisce giocare con lei alle bambole, anziché dedicarsi ai "giochi da maschio", i quali non gli interessano affatto. Questa preferenza si estende anche alle sue interazioni sociali, dove non ama stare con i coetanei maschi, preferendo invece la compagnia delle bambine, anche alla scuola materna. Le sue domande riflettono un profondo senso di paura: "Diventerà omosessuale? Avrà problemi di identità? Uno degli psicologi consultati mi ha detto che potrebbe diventare transessuale! L’idea che mio figlio possa avere un calvario di vita come quello di tanti ragazzi con disturbi dell’identità mi ha davvero spaventata."
Questa narrazione, condivisa in parte anche da altre madri come Samuela e Lucrezia, evidenzia la necessità di un'analisi approfondita e rassicurante su questo fenomeno. È fondamentale comprendere che il gioco infantile, sebbene possa apparire inusuale agli occhi degli adulti, è una componente essenziale e dinamica dello sviluppo psicologico e non deve essere interpretato come un presagio ineluttabile di un destino predeterminato.

Il Gioco Infantile: Uno Specchio dell'Anima e Non un Presagio Assoluto
Andando subito al cuore del problema, è legittimo chiedersi se la preferenza per giochi tipici dell’altro sesso in un bambino al di sotto dei cinque anni indichi un destino di omosessualità o di disturbi dell’identità come il transessualismo. La risposta, fornita da diversi esperti, è chiara: "No, non necessariamente." Solo una minoranza dei bambini che hanno questo tipo di preferenza nella prima o seconda infanzia sviluppa poi un orientamento omosessuale o problemi di identità. Studi condotti da diversi ricercatori, mediante specifici strumenti di approfondimento, soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, hanno dimostrato che solo il 10-15 per cento dei bambini che ha preferenza per i giochi tipici dell’altro sesso ha poi un orientamento omosessuale o problemi di identità.
I ricercatori del settore raccomandano di conseguenza grande cautela nell’etichettare questi bambini come (potenziali) “omosessuali” o “transessuali”, per due ragioni fondamentali. Primo, la grande plasticità, ossia la flessibilità nei comportamenti dei bambini che, crescendo, possono mutare preferenze, anche nei giochi e negli atteggiamenti, per cui è errato bloccare il loro futuro su un destino che non è affatto così predeterminato. I bambini sono esseri in continua evoluzione, e le loro preferenze ludiche sono spesso esplorazioni del mondo, non dichiarazioni definitive sulla loro identità o orientamento futuro. A questa età, i bambini giocano per divertirsi, per muoversi, per sperimentarsi, per codificare ed elaborare gli stimoli, come evidenziato dalla dottoressa R.M.
Un bambino di tre anni, come quello di Samuela, che predilige i cosiddetti "giochi da femmina" - quali giocare con pentoline, portare il burrocacao (rossetto) all'asilo, accudire bambolotti lavandoli, vestendoli e dando loro il biberon - sperimenta il gioco nella sua principale funzione di esplorazione del mondo, sia esterno che interno. Non è assolutamente un segnale "strano" o preoccupante. Dobbiamo ricordare che siamo noi adulti che tendiamo a categorizzare i giochi dividendoli in maschile e femminile, ma i bambini sono assolutamente neutri. A tutti i bambini piace giocare sperimentandosi in ruoli diversi perché hanno bisogno di esprimere le loro emozioni positive e negative e di sperimentare gli aspetti della loro personalità. Permettere ad un bambino di giocare spontaneamente con le bambole e di “far finta” di accudirle, gli consente di non reprimere i suoi vissuti più vicini al femminile, come la tenerezza e la dolcezza.
LORELLA MORATTO, Il gioco libero e spontaneo del bambino / EDUCHIAMOCI
Sviluppo dell'Identità di Genere: Un Percorso Complesso
L’identità sessuale di un piccolo si fonda innanzitutto sulle sue caratteristiche genetiche. Si struttura poi ulteriormente, dopo la nascita, con due processi principali: l'identificazione con il genitore dello stesso sesso (o altro adulto di riferimento: nei maschietti, un uomo) e la complementazione con quello di sesso opposto. Nel caso del bambino di Luciana, la sensazione espressa da un esperto è che abbia intorno un “eccesso di donne”: mamma, sorella adorata, maestre, e un padre assente o comunque emotivamente distante dal bambino. Questo può portare a un prolungamento della fase iniziale di “identificazione con la madre” e ancor più con la sorella, ossia con il femminile, invece che un distacco da questo, come succede di solito, e una identificazione con il padre. In termini semplici, questo comporta un eccesso di codici, di segnali e di comportamenti femminili, su cui il bambino si modella ulteriormente per imitazione, e una carenza di segnali e di affetti maschili, che rendono ancora più forte lo sbilanciamento nell’altro senso.
Il Dott. Luca Mazzucchelli sottolinea come, per valutare il benessere psicologico del bambino, una delle modalità più utilizzate sia l’osservazione del gioco. Il gioco per i bambini è una funzione di base e va valutato alla stregua di un suo parametro vitale. Spesso, i problemi dei bambini sono soluzioni a difficoltà a monte, nel rapporto tra i genitori o tra loro e le famiglie di origine. È quindi importantissimo imparare a fermarsi, nel frastornante tran-tran quotidiano, per fare una cosa semplice e che non costa nulla: l’osservazione dei nostri bambini e il loro ascolto. Sembra scontato, ma talvolta lo si fa in modo superficiale, preoccupandosi giustamente se il bambino sta bene, se ha mangiato, se dorme a sufficienza.
Già a partire dai 2 anni, i bambini si identificano e identificano gli altri come maschi o femmine a partire da caratteristiche esteriori come il modo di vestire o il taglio di capelli. Intorno ai 3 anni di età acquisiscono, invece, la consapevolezza che maschi e femmine si comportano in modo diverso tra loro, e che alcuni comportamenti sono “giusti” per i maschi e altri sono “giusti” per le femmine. È verso i 6 anni che bambini e bambine acquisiscono l’idea che il genere di una persona rimane lo stesso per tutta la vita, anche quando si modificano le apparenze esteriori (il taglio di capelli o il cambio di un vestito) o si intraprendono attività diverse dal solito (ad es. vedere papà ai fornelli). Da questo momento in poi, bambini e bambine ricercheranno informazioni e modelli di comportamento congruenti con il proprio sesso di appartenenza.
La conoscenza del ruolo di genere, ciò che è socialmente appropriato per le femmine e per i maschi, viene appresa precocemente osservando i comportamenti delle figure adulte di riferimento, ma anche attraverso i cartoni animati, i giochi, le favole, le pubblicità per bambini e l’interazione con i pari. Generalmente, attribuiamo caratteristiche di personalità e abilità differenti a maschi e femmine. I maschi vengono descritti come più fisici, vivaci, aggressivi, dominanti, più capaci ad orientarsi nello spazio e più bravi in matematica; le femmine, invece, vengono descritte come più passive, accondiscendenti, socievoli, timorose, emotive, più capaci ad esprimersi verbalmente. Tuttavia, nonostante la mole di studi scientifici, a oggi ci si chiede ancora quanto pesino le influenze ambientali e culturali sullo sviluppo della personalità e delle abilità di ognuno, quanto ci sia di innato e quanto di appreso.

Quando sono piccoli, bambini e bambine sono incuriositi allo stesso modo da tutto ciò che li circonda, dagli oggetti e dalle loro funzionalità. Amano travestirsi e inventare storie; giocano indifferentemente con le bambole o con le macchinine. Se osserviamo differenze nella scelta dei giocattoli o nel modo di giocare, dobbiamo chiederci se tali differenze siano dovute al sesso o, piuttosto, al temperamento innato di ognuno. Un bambino vivace, ad esempio, può preferire giochi più movimentati e dunque scegliere giocattoli che si adattino allo scopo, come spade o supereroi per fare una lotta, mentre un bambino più tranquillo può scegliere giochi come macchinine, lego o bambole che gli consentono di immaginare scenari diversi. E, ovviamente, lo stesso vale per le femmine.
L'Importanza della Figura Paterna e del "Codice Maschile"
Lo sviluppo dell’identità maschile, come di quella femminile del resto, implica il modellarsi su figure di riferimento dello stesso sesso, che il bambino ami e prenda a modello. La teoria dei “neuroni specchio” ci aiuta a capire come il bambino impari per imitazione, non solo a scrivere o a parlare, ma anche a vivere. Più ha possibilità di frequentare maschi che gli siano congeniali per carattere o atteggiamento, più il maschile gli diventerà familiare e connaturale. Questo non significa che il suo amore per il femminile sia in sé negativo, anzi: perché lo aiuterà a sviluppare anche caratteristiche importanti come la sensibilità, l’empatia, la tenerezza, il dominio del linguaggio, l’intelligenza emotiva.
Quello che sembra importante, nel caso di un bambino che predilige il mondo femminile, non è tanto il proibirgli di sviluppare il suo lato femminile (per il quale comunque mostra una predilezione che va rispettata) quanto di dargli l’opportunità di sviluppare ed esprimere anche il suo lato maschile, opportunità che, a quanto descritto, è spesso decisamente carente. Se il bambino è sereno e socievole, non è opportuno patologizzare la questione, almeno per il momento, con medici o psicologi. Innanzitutto, bisogna capire se questo è dovuto a una carenza di figure maschili di riferimento, che il bambino ami e prenda a modello (come succede nella maggioranza dei casi). In tal caso, la prima cura è la vita reale: dare al piccolo la possibilità di esplorare di più il piacere anche dei giochi e dei comportamenti maschili. Attenzione: come opportunità piacevole, non come obbligo, poiché il risultato sarebbe controproducente.
Come possono i genitori agire in modo costruttivo? Con un maggior coinvolgimento del padre, che nel caso di Luciana è poco presente o ha comportamenti alterni, banalizzando o rimproverando il bambino. È fondamentale che il padre diventi una figura psicologicamente presente e in grado di veicolare la bellezza della forza, della determinazione, della scoperta del mondo e del padroneggiare gli elementi, tutte caratteristiche che sarebbe bello che anche le femminucce acquisissero. Inoltre, può essere utile l'intervento di un cuginetto più grande, se c’è, con cui il bambino abbia un buon feeling. Si può incoraggiarlo ad uno sport che possa fare in parallelo alla sorella (se questo è il legame dominante), cosa che glielo renderebbe più appetibile, ma che abbia valenze anche maschili: per esempio la scherma, o l’equitazione (i pony club sono luoghi fantastici per sperimentarsi con il corpo, il coraggio, ma anche con la dolcezza e l’empatia con l’animale), o le arti marziali, possibilmente con istruttori maschi.

La sessuologa clinica sottolinea l'importanza di sviluppare nei bambini e nelle bambine sia la parte maschile sia quella femminile; solamente così ogni persona, indipendentemente dal genere di appartenenza, sarà forte e dolce. Quando una delle due parti non si sviluppa adeguatamente, ci si deve chiedere se il genitore "corrispondente" sia una figura significativa. Dopotutto, permettere al bambino di sviluppare la tenerezza e la dolcezza attraverso il gioco con le bambole è bellissimo, ma è altrettanto cruciale che non perda l'apprezzamento per i giochi di movimento, di corporeità, di contatto con la terra.
Il Gioco Simbolico e l'Esplorazione della Sessualità
In passato, i bambini sono stati spesso considerati dei piccoli adulti, cioè degli esseri che non hanno ancora completato e perfezionato le capacità degli adulti, ma che sono a questi sostanzialmente simili. Se oggi la maggior parte degli adulti si dichiara convinta che i bambini abbiano caratteristiche proprie, legate alle diverse età, nondimeno la difficoltà a comprendere il bambino come differente dall’adulto riemerge sovente. Un esempio diffuso è lo stupore, e talvolta anche la preoccupazione, di tanti genitori di fronte all’immaginazione infantile, e nello specifico al gioco del “fare finta”. Alcuni temono che questa fantasia possa essere pericolosa e finisca per far perdere loro contatto con il mondo reale.
La comparsa del fare finta rappresenta, al contrario, un’importante tappa dello sviluppo cognitivo, caratteristica esclusiva degli esseri umani. Il gioco di finzione compare all’incirca a partire dai 2 anni, in concomitanza con un importante sviluppo neurofisiologico. In precedenza, i bambini giocano molto, ma il loro gioco è limitato all’imitazione di un modello che vedono (come fare ciao con la manina) oppure alla manipolazione degli oggetti (come nei giochi d’incastro). Invece, intorno ai 2 anni compare appunto il gioco del fare finta, o gioco simbolico, in cui i bambini imitano e mettono in scena ciò che non è presente. Jean Piaget ha definito questa capacità “rappresentazione mentale”; essa si esprime, oltre che nel gioco simbolico, nell’imitazione differita (cioè nell’imitazione di un modello non più presente) e nel linguaggio. Mentre nel linguaggio sono usati dei suoni convenzionali per comunicare con gli altri, nel gioco i simboli sono personali e mutevoli. Così il bambino può fare finta che una scatola sia un’automobile, ma immediatamente dopo essa può diventare una casa. Il bambino, però, non fa alcuna confusione sulla reale natura degli oggetti.
Occorre quindi che gli adulti siano consapevoli dell’importanza del gioco simbolico, che segna una tappa decisiva nello sviluppo delle capacità cognitive caratteristiche della specie umana e solo di questa. Attraverso questo tipo di gioco sono favorite l’inventiva e la creatività, aspetti determinanti dell’intelligenza e della risoluzione dei problemi. I giochi di finzione sono importanti non solo per lo sviluppo intellettivo, ma anche per quello affettivo e sociale. Essi infatti, inizialmente semplici, brevi e solitari, si strutturano nel tempo in azioni complesse, che coinvolgono più bambini mettendo in scena copioni sempre più elaborati. In questo modo i bambini non solo si scambiano conoscenze, ma imparano anche a collaborare. Di conseguenza, il gioco del fare finta è molto importante anche sul piano affettivo ed emotivo, dato che in esso il bambino esprime e realizza i suoi desideri, così come manifesta e domina emozioni disturbanti - quali paura e rabbia - e conflitti. Per esempio, il bambino che fa finta di essere il cane che ringhia domina e supera la paura, del tutto reale, che magari ha provato di fronte a un grosso cane incontrato per strada. Ugualmente il gioco, così frequente, di fare finta di essere adulti (fare il papà, la mamma, la maestra) permette di rovesciare i ruoli e di sconfiggere insicurezze e timori. Il bambino e la bambina possono così assumere un ruolo importante e “mettere in scena” in modo indiretto situazioni che sono state per loro fonte di disagio, come un rimprovero o una punizione.
Quando il gioco non è solitario, anche gli altri bambini contribuiscono alla costruzione di tali racconti. Questo tipo di gioco ha la sua massima espressione nel periodo della scuola dell’infanzia, all’incirca fino ai 5-6 anni e tende a diminuire gradualmente in seguito. In alcuni bambini si trasforma e dà luogo all’invenzione di racconti e alla messa in scena in recite e rappresentazioni teatrali. Per tutte queste ragioni il gioco del fare finta non va guardato con sospetto o, peggio, osteggiato. Esso non sostanzia una fuga dalla realtà, ma, al contrario, sviluppa la capacità di vedere il mondo in modo diverso e inventivo, aprendo alla creatività e a diverse possibilità d’azione. Perciò è indispensabile favorire il gioco di finzione offrendo materiali opportuni; a questo scopo i migliori sono quelli poco strutturati, che più si prestano a trasformazioni e invenzioni personali. Ancor più è importante dar loro tempo e spazio nella vita di tutti i giorni, senza soffocare i piccoli nella rigida agenda di attività impostate e preordinate dall’adulto.

A cinque anni è normale avere curiosità sulla sessualità, quindi i comportamenti che i bambini attuano in questa fase della crescita per conoscere un aspetto importante della personalità e della vita sono nella norma. È tuttavia importante iniziare a trasmettere ai bambini, astenendosi da giudizi colpevolizzanti, alcune norme sociali alla base della convivenza con gli altri. In ogni fase della crescita è fondamentale cogliere i bisogni dei figli e rispondere in modo opportuno. Il bambino indirettamente sta chiedendo maggiori informazioni in merito alla sessualità, e i genitori possono parlare con lui chiedendogli se ha curiosità, regalandogli un libro a tema e leggendolo insieme, facendo notare le differenze tra i personaggi dei cartoni che lui guarda. Nel momento in cui sentirà la disponibilità a trattare l'argomento, il figlio si rivolgerà anche ai genitori per confrontarsi.
È del tutto normale sviluppare interesse per il proprio corpo e quello degli altri. I giochi che i bambini inventano servono per esplorare il mondo, conoscerlo e di conseguenza rassicurarsi. Se un bambino definisce un gioco "schifoso", potrebbe essere semplicemente un termine che ha sentito dire dagli adulti. Sarebbe importante aiutarlo a comprendere che non c'è niente di "schifoso" nel corpo e nei piaceri che ci fa provare e, se ha delle domande al riguardo, rispondere con naturalezza.
Superare gli Stereotipi e Favorire la Libera Espressione
Molto spesso genitori e insegnanti tendono a influenzare il comportamento dei bambini proponendo loro giochi che si conformano al ruolo di genere, cioè quelli che la società ritiene essere più appropriati per l’uno o per l’altro. Soprattutto per i maschietti, spesso accade che vengano scoraggiati o addirittura rimproverati se giocano con le bambole o si travestono con abiti femminili, perché si teme possano sviluppare atteggiamenti “effemminati” e che questo possa guidare le loro scelte sessuali future. Anche per le femminucce le cose non vanno meglio. Le bambine vivaci, intraprendenti o combattive spesso sono etichettate come “maschiaccio”, comunicando in questo modo che dalle femmine ci si aspetta un altro tipo di comportamento, più docile e remissivo.
Per quanto un genitore si sforzi nel trasmettere ai propri figli, maschi o femmine che siano, un’educazione il più possibile lontana da stereotipi di genere, le aspettative che si hanno riguardo il significato “sociale” dell’essere maschio o femmina e la percezione che si ha del carattere dei propri figli (forti, vulnerabili, sensibili ecc.) spesso porta il genitore a incoraggiare o scoraggiare determinati comportamenti, influenzando inevitabilmente il loro modo di essere e le scelte che faranno. Anche la scuola e il gruppo dei pari mostrano atteggiamenti e comunicano aspettative differenti nei confronti dei due sessi.
In una ricerca condotta in alcuni asili nido del centro e del nord Italia alla fine degli anni '80, è emerso che per i bambini di 2-3 anni gli operatori organizzavano più giochi maschili come il pallone, il trenino, il pompiere, le macchinine o giochi di movimento come la corsa, le capriole, i birilli, rispetto alle operatrici le quali al contrario organizzavano più spesso giochi femminili come le bambole, la casetta, i piattini. Questo dimostra come l'ambiente circostante sia un potente veicolo di stereotipi di genere fin dalla tenera età.
Perché a un certo punto, verso i 4 anni, i bambini scelgono di giocare con i compagni dello stesso sesso? Perché a questa età gli stereotipi di genere sono formati e inducono i bambini a scegliere il compagno più simile a loro, sia per compatibilità caratteriale che per modalità di gioco. Le bambine stanno con le compagnette per fare giochi più interattivi e meno conflittuali, mentre i maschietti si scelgono, al contrario, proprio per esercitare uno stile di gioco più movimentato e irruento. All’apparenza. In realtà diversi ricercatori hanno osservato come il comportamento delle bambine cambi a seconda che si trovino in compagnia di altre femmine o di compagni maschi. Nel primo caso sono vivaci e allegre, nel secondo caso sono più remissive e lasciano scegliere ai maschietti come giocare. Conformarsi alle aspettative sociali, e dunque aggregarsi ai compagni del proprio sesso, gli consente di farsi accettare e non rimanere isolati.
È importante ricordare che non esiste, nella letteratura scientifica, alcuna correlazione tra la preferenza di un gioco e le future inclinazioni sessuali: non bisogna allarmarsi se il proprio figlio maschio preferisce giocare con la compagnetta e con le bambole. Lo stesso vale per le femmine. Saranno gli anni dell’adolescenza che porteranno ragazzi e ragazze a scoprire da quale genere sono attratti.

La tenerezza e la dolcezza che un bambino esprime giocando con una bambola possono rivelare, invece, una sensibilità che nel futuro lo porteranno a scegliere un determinato lavoro, ad esempio. Ci vuole sensibilità per fare il medico, lo psicologo, per essere un buon insegnante, un buon marito o un buon padre. Mentre la determinazione e l’autonomia di una bambina le consentiranno di farsi valere in un mondo lavorativo che penalizza ancora tanto le donne, e a ricercare un partner che la valorizzi e le consenta di realizzarsi. Dare la possibilità ai bambini di scegliere liberamente come giocare e con quali giochi consente loro di sviluppare la fantasia, la creatività e la personalità. Quando noi adulti proviamo disagio nel vedere un bambino giocare con una “Barbie” o una bambina preferire un robot alle principesse, ricordiamoci che stiamo pensando per categorie di genere, per stereotipi, che ci sono stati trasmessi nel corso della nostra crescita.
Il gioco della lotta, ad esempio, viene praticato da molti bambini e ragazzi, da poche bambine e molto raramente dalle ragazze. In questo gioco i bambini si afferrano, si spingono e cercano di farsi cadere a vicenda. Si tratta di una lotta in cui ci si rotola per il piacere che questa attività implica, senza l’intenzione di farsi del male. Questo gioco è anche favorito da un ormone, il testosterone, che è più abbondante nei maschi. Il fatto che ad alcune bambine piaccia lottare o spintonare per gioco non deve sorprendere in quanto il testosterone è presente anche nelle donne. Il dosaggio degli ormoni varia in rapporto al sesso ma anche tra persone dello stesso sesso e in base all’età. Questo evidenzia come anche a livello biologico vi sia una fluidità che va oltre le rigide distinzioni di genere.
Consigli Pratici per i Genitori
Di fronte a queste situazioni, i genitori spesso si chiedono cosa possano fare per modificare l'atteggiamento del figlio senza sgridarlo. È fondamentale evitare comportamenti inutilmente punitivi e perdenti. Anzi, a comportamenti proibitivi compaiono sempre reazioni sovversive, come se il bambino dicesse: "se tu non accetti ciò che mi piace fare, lo faccio quando tu non ci sei."
- Osservare e Ascoltare: Il primo passo è imparare ad osservare i bambini e ad ascoltarli con attenzione, comprendendo che il loro gioco è un parametro vitale del loro benessere psicologico. Il modo in cui i bambini si approcciano al gioco può essere uno specchio di una più ampia situazione interiore. Fino a tre/quattro anni è normale che il bambino alterni momenti in cui gioca in autonomia ad altri in cui richiede la presenza di un genitore, il che potrebbe rappresentare una richiesta di approvazione o un bisogno di sentirsi definito dagli altri.
- Coinvolgimento Paterno: Un maggior coinvolgimento del padre è cruciale. Se il marito è poco presente, è importante che trovi il modo di essere più coinvolto emotivamente e fisicamente nei giochi e nelle attività del bambino, offrendo un modello maschile amorevole e presente. Su questo problema, non dovrebbe né banalizzare né essere severo con il bambino.
- Ampliare le Opportunità, non Obbligare: Dare al piccolo la possibilità di esplorare di più il piacere anche dei giochi e dei comportamenti maschili, ma come opportunità piacevole, non come obbligo. Questo può includere proporre sport come la scherma, l’equitazione o le arti marziali, possibilmente con istruttori maschi. Anche un cuginetto o un amico più grande con cui il bambino abbia feeling può essere una figura di riferimento maschile positiva.
- Dialogo Aperto sulla Sessualità: I bambini, soprattutto intorno ai tre-cinque anni, iniziano a mostrare curiosità verso il proprio corpo e quello degli altri. È fondamentale che il corpo e la sessualità non vengano vissuti come un tabù in casa o a scuola. Rispondere alle domande con naturalezza, magari con l'aiuto di libri adeguati all'età, e mostrarsi aperti al dialogo aiuterà il bambino a confrontarsi serenamente.
- Comunicazione con le Maestre: Se il bambino frequenta la scuola materna, è utile parlare con le maestre per avere ulteriori informazioni e comprendere il suo comportamento in un contesto sociale diverso da quello familiare.
- Varietà di Giocattoli: Accanto ai giocattoli neutri, come bicicletta, pattini, puzzle e costruzioni, che sono per ambo i sessi, è ragionevole acquistare anche giocattoli che la società definisce "femminili" o "maschili", ma senza esagerare con una categoria. Il gioco della bambola o quello della casetta consentono di riprodurre una serie di situazioni familiari e di vita quotidiana, sviluppando competenze emotive e sociali fondamentali.
- Rassicurazione e Non Patologizzazione: Stare tranquilli. A tre anni, e anche dopo, è assolutamente normale che i bambini giochino con qualunque tipo di gioco. Non bisogna cercare patologia o disagio dove questi sono assenti. Questa può essere una fase, un periodo, che passerà, e può rientrare tra le tappe funzionali alla crescita, senza essere necessariamente negativo.
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