Il concetto di mascolinità, radicato nella sua etimologia latina "masculus" che significa "maschio", racchiude un complesso intreccio di caratteristiche fisiche, psicologiche, comportamentali e di gusti che tradizionalmente definiscono l'identità maschile in contrapposizione a quella femminile. Questo costrutto, lungi dall'essere monolitico, è intrinsecamente legato alla sfera culturale e sociale, pur riconoscendo l'influenza di fattori biologici e naturali. La sua interpretazione e il suo riconoscimento variano significativamente attraverso i diversi contesti storici e culturali, dando vita a una pluralità di forme di mascolinità piuttosto che a un'unica tipologia universale.
L'Origine della Differenza: Natura e Cultura
Il dibattito sulla natura della mascolinità e della femminilità attraversa molteplici discipline, rivelando una duplice appartenenza alla natura e alla cultura. Alla sfera naturale appartengono le indicazioni fornite dalla genetica, dalla biologia e dalla psicologia, mentre l'ambito culturale è plasmato dal pensiero filosofico e dall'organizzazione sociale nel corso della storia. L'androginia, formula arcaica e universale, simboleggia la totalità e la coincidenza dei contrasti, rappresentando uno stato primordiale a cui l'umanità può aspirare a ritornare. Dalla bisessualità originaria, dall'Androgino, si separano "maschile" e "femminile". La separazione dei sessi, necessaria per la procreazione, è etimologicamente legata al latino "sectus", ovvero "separato", "tagliato". Con questa separazione e la conseguente unione sessuale, ha inizio la storia, il tempo e il corso della vita. Nel racconto biblico della Genesi, la differenza tra i sessi è inizialmente vista nella dimensione della reciprocità e del dono, per poi evolvere, dopo la caduta del peccato, in un luogo di conflitto.

La necessità di riconoscere distinzioni e operare definizioni, classificando la realtà secondo il "genere", corrisponde a un bisogno profondo e antico del genere umano, riscontrabile fin dall'antichità nella categorizzazione dei generi grammaticali. La separazione anatomica dei sessi si trasforma in una separazione dei generi (psicologica e culturale), connotandosi come separatezza. Il confronto con la diversità dell'altro, privato della possibilità di reciprocità nel dono, può generare invidia e paura, innescando un complesso processo proiettivo. Da un lato, emerge la necessità della definizione e della distinzione della differenza; dall'altro, persiste la nostalgia e la tensione verso la riunificazione.
La Costruzione Sociale della Mascolinità
Il discorso sul genere, inteso come riflessione sul prodotto sociale e culturale che si costruisce attorno al nucleo sessuale dell'individuo, ha origini recenti e si nutre di contributi multidisciplinari. Tradizionalmente, il pensiero, il "logos" visibile ed esplicito, è stato declinato quasi esclusivamente al maschile. La donna, sulla scena del mondo accanto all'uomo, è stata spesso descritta, determinata e definita senza mai esprimere appieno il senso della propria presenza e della propria esperienza, senza dare voce alla propria diversità.
In molte società umane, la disuguaglianza tra uomini e donne è evidente, con una diffusa ideologia di subordinazione femminile al ruolo maschile. Questa subordinazione è spesso ricondotta alla divisione tra la sfera privata, universo femminile per eccellenza, e la sfera pubblica, luogo di potere riservato ai maschi. Esempi etnografici, come quelli relativi all'isola di Timor o ai Mangbetu del Congo, illustrano come la mascolinità sia legata alla sfera pubblica e alle attività esterne, mentre la femminilità sia associata alla sfera privata e domestica.

La categoria del maschile sembrerebbe essere quella maggiormente soggetta a elaborazioni culturali e sociali. A differenza della femminilità, che secondo alcuni studiosi come D.D. Gilmore rappresenta una condizione biologica, la mascolinità è vista come una condizione in gran parte da acquisire, basata su un ideale culturale specifico a cui gli uomini devono conformarsi per essere riconosciuti come tali. Questa contrapposizione tra femminilità (biologica) e mascolinità (culturale) si ricollega alla più ampia dicotomia tra natura e cultura.
La Paternità e il "Vero Uomo"
Un tema centrale nell'indagine sulla mascolinità è quello della paternità. Per M. Mead, la paternità è un'invenzione sociale, non un istinto innato. Le norme sociali che regolano il sostentamento della prole variano notevolmente tra le culture, dimostrando la flessibilità del legame paterno. Nelle isole Trobriand, gli uomini sostengono i discendenti delle proprie sorelle, non delle mogli; nelle isole Mentawai, i figli sono mantenuti dai fratelli della madre. Questa variabilità sociale suggerisce che l'istinto paterno sia meno potente del legame madre-figlio, radicato nella realtà biologica.
Il ruolo educativo del padre
Tuttavia, la paternità è spesso considerata un attributo imprescindibile della mascolinità. Gilmore sostiene che, mentre la femminilità si impone naturalmente con la maturazione biologica, la mascolinità è acquisita e il suo conseguimento è strettamente legato al diventare padre. Presso i Sambia della Nuova Guinea, gli uomini devono essere padri di molti figli per essere considerati pienamente maschi, dimostrando competenza nelle funzioni sociali. In molte culture della Nuova Guinea, la paternità è solo una tappa di un complicato processo di conferimento dello status virile, concesso dopo prove e addestramento scrupoloso.
Riti di Passaggio e Trasformazione del Corpo
La mascolinità, la virilità e la paternità rientrano dunque nella sfera dell'artificio: il "vero uomo" deve essere pazientemente e faticosamente costruito. Questa costruzione avviene attraverso l'insegnamento di valori e la trasformazione del corpo. Ogni gruppo umano sviluppa meccanismi specifici per plasmare i maschi secondo modelli socialmente condivisi. Il passaggio dall'adolescenza all'età adulta è spesso segnato da un processo iniziatico ritualizzato.
Tra i gruppi che prevedono riti di passaggio collettivi, la transizione verso la piena virilità viene emblematicamente drammatizzata. I rituali mettono in scena gli attributi fondanti del vero uomo. Nel corso di questi riti, il ragazzo muore simbolicamente per rinascere come uomo. Ad esempio, tra i Babudu del Congo, i ragazzi sottoposti al rito dell'egonye vengono isolati, circoncisi e sottoposti a dure prove e insegnamenti. Devono dimostrare coraggio e virilità, sopportando torture e percosse, per poi ricevere un'educazione volta a modellare la loro personalità e trasmettere l'eredità ancestrale.
Un caso particolarmente curioso di processo iniziatico di mascolinizzazione giunge dai Sambia della Nuova Guinea, dove si pratica un rito culminante nella fellatio omosessuale tra il neofita e un anziano. I Sambia ritengono che lo status virile non sia insito naturalmente nel ragazzo, ma debba essere introdotto artificialmente. La mascolinità, per loro, è legata allo sperma, essenza maschile che stimola il corpo a mascolinizzarsi. La fellatio rituale è vista come un'inseminazione rituale della mascolinità.

Questi rituali estremi permettono di relativizzare le concezioni sui processi di mascolinizzazione. Il rituale non segna solo il passaggio da uno status all'altro, ma possiede una forza trasformativa: il ragazzo deve trasformarsi nel corpo e nella psiche. La virilità, la forza, il coraggio devono iscriversi sul corpo.
Il Corpo come Tela della Mascolinità
La letteratura etnologica offre numerosi esempi di come il corpo diventi la tela su cui si iscrivono i significati della mascolinità. Tra gli indiani Guayaki del Paraguay, i ragazzi diventano uomini quando i padri decidono che è ora di "conoscere le donne". La trasformazione in uomini avviene attraverso perforazioni e incisioni: la perforazione del labbro (imbi mubu) consente di diventare cacciatori e indossare un ornamento. Successivamente, le scarificazioni sul dorso (jaycha bowo) completano la trasformazione. Solo allora il ragazzo può comportarsi come un uomo adulto, diventando marito.
In altre società, pur senza incisioni, il corpo dell'uomo deve rispondere a criteri di mascolinità: essere forte, robusto, insensibile alle ferite. Tra i pastori Sarakatsani dell'Epiro, la virilità è strettamente connessa alla forza fisica e all'aspetto del corpo, simboleggiato dal termine "varvados" (barbuto, villoso). Tra i Mehinaku del Brasile centrale, l'uomo deve essere atletico, muscoloso, alto e muoversi con grazia; un individuo basso e sgraziato è disprezzato. Questa connessione tra virilità e statura rimanda all'immagine ideale del membro maschile imponente.
Al contrario, nel mondo giapponese, l'eroe è spesso un uomo piccolo e gracile, la cui mascolinità risiede nella fedeltà, devozione, coraggio e altruismo. La cultura giapponese collega egoismo ed effeminatezza, ponendo la lealtà al centro, come incarnato dal samurai e dal kamikaze.

Il corpo, tuttavia, può anche manifestare disturbi psicosomatici causati dall'ansia di conformarsi all'ideale maschile. Il "koro", tipico di alcune popolazioni orientali, è una sindrome debilitante caratterizzata dalla sensazione di avvizzimento del pene e dal timore che rientri nel ventre.
La Mascolinità Egemonica e le Sue Crisi
La mascolinità, intesa come insieme di attributi, comportamenti e ruoli associati agli uomini, è stata studiata in profondità negli ultimi decenni. Le norme tradizionali maschili includono: evitare ogni accenno di femminilità, non mostrare le proprie emozioni, separare sesso e amore, perseguire il successo e lo status sociale, l'autonomia, la forza fisica, l'aggressività e l'omofobia.
Raewyn Connell ha coniato il termine "mascolinità egemonica" per descrivere la norma maschile dominante, a cui tutti gli uomini dovrebbero aspirare e che le donne sono scoraggiate dall'adottare. Questa configurazione di genere incarna la risposta accettata alla legittimità patriarcale. Il Dr. Joseph Pleck sostiene che una gerarchia di mascolinità tra gli uomini esista in gran parte nella dicotomia eterosessuale/omosessuale, con la società che utilizza questa distinzione come simbolo centrale per tutte le classifiche di mascolinità.

Esiste un dibattito aperto sulla necessità di continuare ad applicare i concetti storicamente seguiti di mascolinità. Peter Jackson sottolinea come le forme dominanti di mascolinità possano essere di sfruttamento economico e oppressione sociale. Alcuni studi indicano un aumento nell'oggettivazione di entrambi i sessi, sfidando l'idea di una diminuzione dell'oggettivazione femminile.
La Mascolinità Italiana nel Contesto Contemporaneo
In un mondo caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e sociali, l'idea tradizionale di mascolinità è messa in discussione. Molti uomini, specialmente i giovani, percepiscono un senso di smarrimento, attribuendo, in parte, le loro difficoltà ai movimenti femministi. Nonostante il loro disagio emerga frequentemente, la società presta ancora poca attenzione alle sfide che i ragazzi affrontano a scuola e nelle relazioni sociali.
I ragazzi oggi incontrano maggiori difficoltà nell'apprendimento. In Italia, il tasso di "early leavers" (giovani tra 18 e 24 anni che non sono inseriti in un percorso di istruzione o formazione) è più alto tra i ragazzi rispetto alle ragazze. Allo stesso modo, le competenze di base al termine delle scuole secondarie sono inferiori nei ragazzi. Da oltre trent'anni, il numero di laureate supera quello dei laureati.
Alcuni ricercatori attribuiscono questo divario, almeno in parte, a fattori biologici: i maschi maturano più lentamente e faticano maggiormente a mantenere la concentrazione in giovane età. Altri sottolineano l'impatto della prevalenza di insegnanti donne. Un fenomeno spesso trascurato è la progressiva disgregazione delle relazioni sociali tra uomini, con ricercatori che parlano di una "crisi delle amicizie maschili".

A pesare su questa situazione sono gli stereotipi legati alla mascolinità: l'idea che un "uomo vero" debba essere forte, stoico e nascondere le proprie emozioni. Questo rende più difficile per molti uomini chiedere aiuto per la propria salute mentale. La società spesso manca di sistemi di prevenzione e tutela per la salute mentale maschile.
I videogiochi online sono diventati uno spazio di socializzazione importante per i giovani maschi, offrendo un senso di appartenenza e riconoscimento sociale. Tuttavia, l'ambiente del gaming può essere anche tossico, pieno di discorsi d'odio e violenza. In alcuni casi, i videogiochi veicolano narrazioni che fomentano il risentimento maschile.
La pressione a conformarsi a immagini di corpi atletici, muscolosi e scolpiti, sempre più diffuse online, porta a pratiche di "looksmaxxing" volte a migliorare l'aspetto fisico e ottenere maggior riconoscimento sociale.
Si osserva una divergenza di genere tra giovani uomini e donne. In alcuni Paesi, le giovani donne si spostano verso posizioni più progressiste, mentre gli uomini si avvicinano al centro-destra e a movimenti conservatori. Il termine "manosphere" raccoglie movimenti e persone che condividono la convinzione che gli uomini siano oppressi da una società femminista, vedendo le conquiste femminili come un gioco a somma zero.
La "manosphere" è anche caratterizzata da contenuti incentrati sulla ricchezza e sul successo, con influencer che offrono corsi per diventare ricchi. Molti giovani, in difficoltà economica, sono attratti da queste false promesse, sentendo un senso di fallimento se l'obiettivo di raggiungere la ricchezza si allontana, poiché l'idea tradizionale di mascolinità è legata al denaro.
La Violenza Patriarcale e la Necessità di Nuovi Modelli
Le recenti cronache di violenza sessuale di genere in Italia hanno riaperto il dibattito sul tema, evidenziando una scarsa capacità di comprensione del fenomeno e una totale assenza di empatia nei commenti. Critiche sono emerse riguardo a dichiarazioni che colpevolizzano le vittime ("victim blaming") e alla tendenza a disumanizzare i colpevoli, definendoli "bestie".
La "disattivazione delle emozioni" è una caratteristica della mascolinità tossica, dove gli uomini imparano fin dalla giovane età ad associare un capitale simbolico negativo alla capacità di esprimere liberamente le proprie emozioni. Questa rinuncia alla propria capacità emotiva, spesso sofferta, contribuisce a instillare la mascolinità patriarcale.
Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza è un momento cruciale in cui i ragazzi sono sottoposti a pressioni da parte della cultura dominante, che trasmette modelli aggressivi e privi di spazio per l'espressione emotiva. La "negazione emotiva" da parte dei genitori, soprattutto dei padri, riduce l'affetto e l'amore, confermando ai ragazzi il modello mediatico e insegnando loro a rinunciare alla propria capacità emotiva. La mancata realizzazione di questo bisogno di affetto stimola sofferenza e dolore, che, non trovando sfogo, rischia di trasformarsi in rabbia.
Nella cultura patriarcale, la rabbia è l'unica emozione che gli uomini possono e, in alcuni casi, devono esprimere. La collera, anche aggressiva e violenta, è considerata un'espressione normale e positiva della mascolinità patriarcale. La violenza, sia fisica che psicologica, diventa il principale strumento attraverso cui gli uomini affermano il proprio predominio.
La sessualità patriarcale insegna agli uomini che è nella loro natura ricercare continuamente il sesso, alimentando un desiderio quasi compulsivo che, raramente, colma le voragini affettive scavate dalla cultura patriarcale. Questa situazione può indurre uomini a ottenere sesso costringendo o manipolando, alimentando rabbia verso le donne, inconsciamente accusate di possedere e negare il loro desiderio. Questo è uno dei meccanismi alla base della "cultura dello stupro".
Di fronte a questi fenomeni, l'introduzione di pene più rigide o la chiusura di siti pornografici non sembrano soluzioni sufficienti. È necessario immaginare modi alternativi di concepire la mascolinità, modelli che valorizzino la sfera emotiva e affettiva degli uomini, non basati sull'uso della forza e della violenza. Si parla di "uomini sensibili", capaci di esprimere le proprie emozioni in maniera sana e non avere paura dell'intimità maschile.
La società patriarcale non è un sistema perfetto. È possibile osservare modelli di mascolinità alternativi, che si discostano da quello dominante. È fondamentale mettere in discussione la mascolinità patriarcale e immaginare solide alternative, rivendicando la capacità emotiva degli uomini come valore positivo per le relazioni umane e il benessere sociale, e costruendo luoghi sicuri dove possano esprimere liberamente le proprie emozioni.
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