La storia di Cosa Nostra non è soltanto un compendio di atti giudiziari e verbali di polizia; è un vasto affresco shakespeariano fatto di "tanto dolore e tanto sangue", una narrazione che si intreccia inevitabilmente con il potere del cinema nel restituirci le radici profonde di un male che ha segnato il XX secolo e oltre. Dalle vicende di Salvatore Riina, il "tragediatore" corleonese che ha scalato i vertici della mafia siciliana attraverso tre guerre di mafia e centinaia di omicidi, fino alla figura di Tommaso Buscetta, il "perdente" che ha infranto il voto di omertà, la cronaca si fa mito e il mito si fa documento.

Il Cuore del Potere: Riina e Buscetta
Salvatore Riina è il ritratto del male assoluto: figlio d’un contadino senza terra di Corleone, affronta la morte a tredici anni, vede morire suo padre e commette il suo primo omicidio a diciannove. Affiliato a Cosa nostra dopo la sua uscita dal carcere a ventisei anni, diviene a quarantadue anni il capo assoluto della mafia siciliana. La sua ascesa segna un’epoca di devastazione, a cui risponde la tenacia di magistrati come Falcone e Borsellino, due ragazzi palermitani, cresciuti nel quartiere della Kalsa, uniti dagli stessi valori e da un’ostilità viscerale verso il potere criminale.
Il punto di svolta, un momento che cambierà l’intera storia della mafia, avviene quando Falcone convince Buscetta a collaborare con la giustizia per incastrare Riina. Buscetta, che ha perso due figli, il fratello, il nipote e il marito della figlia per mano dei sicari di Riina, vede in Falcone il "kalashnikov" che non ha per abbattere il boss e impedirgli di vivere il suo sogno: passare la sua vecchiaia a Corleone.
Maxi - Il Grande Processo Alla Mafia
Oltre la Sicilia: Geografie della Dipendenza e del Dolore
La dipendenza, come quella di Nic Sheff, è una malattia che non discrimina e può colpire qualsiasi famiglia in qualsiasi momento. La battaglia di Nic e gli sforzi del padre David per salvarlo offrono un quadro devastante dei modi in cui la dipendenza può distruggere intere esistenze, ma anche di come la forza dell’amore riesca a ricostruirle. È una lotta che riecheggia in altre geografie del dolore, come quella dei pescatori di tonno in Sicilia, divisi tra il pragmatismo del lavoro e la tensione al sacro, in un inno alla fatica del vivere che il cinema ha saputo immortalare attraverso lo sguardo di maestri come De Seta, Quilici e Alliata.

La Storia manipolata: Da Dallas alle Corti Europee
Il cinema spesso indaga come la realtà venga filtrata e manipolata. Nel film su Jackie Kennedy dopo l’attentato di Dallas, vediamo una donna dalla freddezza inquietante, consapevole di essere destinata a rappresentare un pezzo di storia americana. La sua è una memoria manipolata, una regia che filtra la realtà piegandola allo storytelling più conveniente. Allo stesso modo, le cronache delle corti europee del XVI secolo, narrate con passione, ci rivelano i meccanismi del potere politico proprio mentre la Storia si appresta a celebrare il tramonto di Carlo V.
La narrazione del passato non è mai lineare. Che si tratti della "prima torcia umana" Jan Palach, che si diede fuoco nel 1969 per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, o delle vicende drammatiche del sottomarino K-141 Kursk, l’arte si fa interprete di storie che sono della Sicilia e del mondo, emergendo magicamente dall’oblio.
L’Uomo contro il Sistema
Da Federico Fierro, che torna nella sua città natale in cerca di redenzione, a Starr, la ragazza divisa tra il quartiere popolare e la scuola d’élite che decide di testimoniare dopo la sparatoria che ha ucciso Khalil, fino a Mia che fugge per salvare Charlie, il suo cucciolo di leone, le storie personali si scontrano con il potere e con le convenzioni sociali. Anche i personaggi del "queridato" in Messico, dove un uomo vive con più di una donna, rivelano le crepe nel mondo della medio-alta borghesia messicana di fronte alla crisi economica del 1982.
C’è una profonda connessione tra il "tragediatore" corleonese, che ha visto suo padre morire e ha affrontato la morte a tredici anni, e i tanti altri personaggi che popolano questa narrazione: ragazzi cresciuti nel quartiere della Kalsa come Falcone e Borsellino, o l'ex pugile messicano Miguel “Bayoneta” Galíndez, che cerca la redenzione in una palestra di Turku.

Il Potere della Parola e il Ruolo del Teatro
Il teatro, dal canto suo, indaga l’identità smarrita nelle macerie della storia. Lo spettacolo Scannasurice, ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, ci parla di un personaggio dalla identità androgina in un dialetto lirico e suggestivo, tra spazzatura e oggetti simbolo, alla ricerca di un senso dentro le macerie della quotidianità. Allo stesso modo, Massimo Popolizio, nell'adattamento di Furore di Steinbeck, ci restituisce il dolore e la fatica delle masse di contadini, in un one man show epico e lirico, realista e visionario.
La riflessione sul sacro e sulla memoria trova espressione nelle voci del '900 che hanno segnato in modo indelebile la Storia mondiale. Come diceva Franca Valeri, la vedova Socrate è una donna intelligente che del marito vede anche tanti difetti, e in questo senso il teatro diventa il luogo ideale per riflettere sul pensiero innovativo di Malaguzzi e Rodari, tracciando percorsi basati su creatività, fantasia, intuito, curiosità, spontaneità e piacere.
Maxi - Il Grande Processo Alla Mafia
In questo mosaico di esistenze, la figura di Buscetta rimane centrale: un uomo che, avendo perso tutto - i suoi figli, il fratello, il nipote e il marito della figlia - decide di voltare le spalle al voto sacro di Cosa Nostra. È la fine di un'era, il crollo di un'illusione che pensava di poter dominare la storia attraverso il "tanto dolore e tanto sangue". La parabola di Riina e il coraggio di chi ha osato sfidarlo continuano ad interrogare la nostra coscienza, spingendoci a guardare non solo ai fatti, ma al profondo significato delle scelte umane in un mondo dove, come in ogni tragedia shakespeariana, il confine tra vittima e carnefice è spesso assai sottile.