# Farmaci e Allattamento al Seno: Una Guida Basata sull'Evidenza, con il Contributo dell'Istituto Mario Negri

L'allattamento al seno è un percorso fondamentale per la salute e lo sviluppo del neonato, ma spesso solleva interrogativi e preoccupazioni, specialmente quando una neo mamma si trova nella necessità di assumere farmaci. "Si possono prendere farmaci in allattamento?" è, senza dubbio, una delle domande più frequenti tra le madri che allattano, e la risposta non è un semplice sì o no, ma richiede una valutazione attenta e basata su evidenze scientifiche. Questo contenuto si propone di esplorare a fondo la questione, fornendo informazioni dettagliate e rassicuranti, facendo leva anche sulle preziose ricerche e consulenze offerte da istituzioni di rilievo come l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Madre che allatta con il neonato in primo piano

Perché l'allattamento al seno è così importante?L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce il latte materno come l’alimento ideale per il corretto sviluppo del bambino nei primi due anni di vita e oltre, qualora mamma e bimbo lo desiderino, e raccomanda specificamente l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita. I benefici derivanti dall’allattamento al seno sono molteplici e riguardano sia la salute del bambino che quella della madre. Per il bambino, si registra una diminuzione significativa del rischio di infezioni e di allergie, contribuendo a costruire un sistema immunitario più robusto. Per la madre, l'allattamento è associato a una riduzione del rischio di sviluppare tumori al seno e alle ovaie. Inoltre, questo atto intimo e profondo favorisce il rafforzamento dell’importante legame tra mamma e bebè, un aspetto cruciale per lo sviluppo emotivo e psicologico del neonato.

Farmaci: si o no durante l'allattamento? Sfatiamo i mitiUna convinzione purtroppo ancora molto diffusa oggi è che non si possano assumere farmaci in allattamento. Questa idea, tuttavia, non corrisponde alla realtà. Seppur quasi tutti i farmaci abbiano la capacità di passare nel latte materno, nella stragrande maggioranza dei casi la quantità assunta dal neonato è estremamente bassa, tale da non comportare rischi di effetti indesiderati significativi. Di conseguenza, è raro che le terapie farmacologiche richiedano una sospensione, sia temporanea che definitiva, dell'allattamento al seno. La prudenza nell'assunzione di un farmaco deve essere maggiore per trattamenti cronici o prolungati nel tempo, e in particolare durante i primi mesi di vita del bambino, quando la sua immaturità metabolica lo rende potenzialmente più vulnerabile. Dopo lo svezzamento, le mamme che continuano ad allattare al seno possono essere ancora più tranquille, poiché i casi di medicinali controindicati diventano del tutto eccezionali. Tra i pochi farmaci che richiedono l'interruzione dell'allattamento vi sono quelli estremamente tossici anche a basse dosi, come alcuni antitumorali o farmaci radioattivi impiegati per particolari esami diagnostici, quali la scintigrafia.

Il Punto di Vista dell'AIFA e le Linee Guida GeneraliL'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), come altre autorità sanitarie, fornisce indicazioni preziose sull'uso dei farmaci in allattamento. È importante ricordare che, anche se molti farmaci sono compatibili, l'assunzione dovrebbe sempre avvenire su prescrizione e consiglio del medico o del farmacista di fiducia, rispettando la dose indicata e per il minor tempo possibile. Questo approccio garantisce la sicurezza sia per la madre che per il bambino, minimizzando qualsiasi potenziale rischio. In alcuni frangenti, quando i farmaci da assumere sono totalmente proscritti in allattamento, una strada percorribile, seppur da valutare attentamente con il medico, può essere quella di tirare il latte e buttarlo per tutta la durata della terapia, riprendendo l'allattamento al seno solo alla fine del ciclo terapeutico. Questa pratica consente di drenare e stimolare il seno, mantenendo la produzione di latte.

Infografica sulla trasmissione dei farmaci nel latte materno

Farmaci Comuni in Allattamento: Analisi Specifica

La Tachipirina (Paracetamolo) in AllattamentoDiscutere dell’assunzione di farmaci in allattamento significa inevitabilmente citare la tachipirina, un medicinale di uso comune assunto, per esempio, in caso di febbre o dolore. Questo farmaco, il cui principio attivo è il paracetamolo, passa nel latte materno, ma in quantità ridotte, considerate irrilevanti. Non bisogna dimenticare, infatti, che il paracetamolo è un farmaco che, in caso di febbre, è indicato e somministrato direttamente anche al neonato, rendendone l'assunzione indiretta attraverso il latte materno del tutto trascurabile in termini di dosaggio. La quantità di principio attivo che passa nel latte è così insignificante in confronto a quella che il neonato assumerebbe direttamente contro la febbre, da rendere il paracetamolo il farmaco maggiormente indicato in caso di febbre o dolore per le madri che allattano.

Oki (Ketoprofene) in Allattamento: Sì o No?L'Oki, il cui principio attivo è il ketoprofene, un FANS (Farmaco Antinfiammatorio Non Steroideo), è un altro medicinale spesso chiamato in causa quando si parla di farmaci in allattamento. Sebbene si possa assumere durante l'allattamento, gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei più grandi centri di ricerca in Europa per la pediatria, sottolineano la necessità di cautela. Si sospetta, infatti, l’insorgenza di rari effetti collaterali, tra cui quadri di insufficienza renale e di gastrite emorragica, in un piccolo numero di neonati allattati al seno da madri in terapia farmacologica con ketoprofene. Questo suggerisce una valutazione attenta del rapporto rischio/beneficio da parte del medico curante.

L'Ibuprofene e altri Antinfiammatori in AllattamentoIn caso di evenienze come il mal di gola o altri dolori, in allattamento è spesso prescritto un altro FANS, ossia l’ibuprofene. Secondo l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l'ibuprofene è considerato sicuro e il suo passaggio nel latte avviene in concentrazioni trascurabili. Tra i farmaci antinfiammatori non steroidei, l'ibuprofene è quello maggiormente consigliato. Anche il diclofenac può essere utilizzato in allattamento, mentre è importante evitare l’acido acetilsalicilico (Aspirina). Quest'ultimo, seppur raramente, può causare gravi effetti indesiderati nel lattante, rendendone sconsigliato l'uso durante l'allattamento. Altri antinfiammatori come il Flurbiprofene e il Ketorolac possono essere usati, con un passaggio nel latte che è praticamente nullo.

Antibiotici e Cortisone in AllattamentoLe mamme che allattano possono assumere antibiotici quando necessario. Quasi tutti i farmaci passano nel latte materno, ma nella maggior parte dei casi il neonato ne assume attraverso il latte una quantità molto bassa, che non comporta rischi di effetti indesiderati. Tra gli antibiotici considerati sicuri in allattamento vi sono i derivati della Penicillina, le Cefalosporine e i Macrolidi. È fondamentale, tuttavia, che l'assunzione avvenga solo se prescritti dal medico, alla dose indicata e per il minor tempo possibile.

Per illustrare quanto farmaco può entrare nel latte materno, consideriamo un esempio pratico: una mamma che, durante l’allattamento, necessita di curare una malattia da Herpes virus (per esempio il "Fuoco di Sant’Antonio") con aciclovir. Assumendo una compressa da 200 milligrammi per cinque volte al giorno, questa trasferirà in 100 grammi del suo latte poco meno di 0,15 milligrammi di farmaco. Un lattante che pesa circa 5 kg succhia ogni giorno all’incirca 750 grammi di latte; di conseguenza, insieme a questo latte, il bambino assumerà circa 1,125 milligrammi di Aciclovir al giorno. Questo calcolo evidenzia come, pur essendoci un passaggio, le quantità siano spesso minime rispetto alle dosi terapeutiche dirette o ai potenziali rischi associati alla mancata cura della madre. Il medico e il farmacista di fiducia sono le persone a cui chiedere informazioni specifiche e personalizzate.

Per quanto riguarda il cortisone, gli studi solidi che hanno affrontato il problema dell'assunzione di cortisonici in allattamento sono relativamente pochi. Oggi, il cortisonico su cui si trovano più evidenze e dati è il prednisone. Questo farmaco, se assunto a dosi limitate, generalmente non provoca particolari effetti collaterali nel lattante, e per questo motivo non è consigliata la sospensione dell'allattamento se si devono effettuare cicli brevi di trattamento. Rimane comunque necessaria la prescrizione e il monitoraggio da parte del proprio medico curante.

Gestione di Disturbi Comuni e Terapie Specifiche durante l'Allattamento

Febbre o DoloreCome già accennato, il paracetamolo, conosciuto più comunemente come tachipirina, è il farmaco maggiormente indicato. Passa nel latte in basse quantità ed è utilizzato anche nel neonato; la quantità che il bambino potrebbe assumere attraverso il latte della mamma è trascurabile rispetto a quella che gli verrebbe somministrata per la febbre. Tra i farmaci antinfiammatori non steroidei, l'ibuprofene è quello maggiormente consigliato in caso di mal di gola o altri dolori in allattamento, essendo presente nel latte in concentrazioni trascurabili.

EmorroidiLe emorroidi sono una condizione frequente dopo il parto. Per ridurre il dolore e l’irritazione, è utile cercare di rendere le feci più morbide bevendo molti liquidi, assumendo alimenti ricchi di fibre e facendo bagni tiepidi per circa dieci minuti. Se il dolore è intenso, la mamma può assumere il paracetamolo o applicare localmente pomate contenenti anestetici locali, che sono considerati compatibili con l'allattamento.

StipsiIl primo approccio per ripristinare la regolarità intestinale consiste nel bere molti liquidi, assumere alimenti ricchi di fibre (frutta, verdura) e svolgere attività fisica regolare. Se la stipsi diviene molto fastidiosa e le misure non farmacologiche non sono sufficienti, si possono utilizzare farmaci che non vengono assorbiti dall’intestino, come i lassativi osmotici (ad esempio lattulosio o macrogol), oppure, per pochi giorni, quelli a base di fibre vegetali che creano massa, sempre sotto consiglio medico.

Cure DentarieÈ possibile e sicuro farsi curare dal dentista mentre si allatta. I farmaci somministrati per l’anestesia locale sono scarsamente assorbiti dall’organismo materno ed eliminati in breve tempo, e il loro impiego è considerato compatibile con l’allattamento. Inoltre, se necessari, ci sono antidolorifici (come paracetamolo, ibuprofene) o antibiotici che possono essere assunti in sicurezza mentre si allatta, sempre con l'indicazione del professionista.

Infezioni (Mastite e Altre)Le mamme che allattano possono andare incontro a mastite, un’infezione della ghiandola mammaria che si manifesta con il rigonfiamento del seno, dolore e febbre. La mastite può essere prevenuta attaccando correttamente il bambino al seno e svuotandolo completamente. Se mal gestita, la mastite può causare l’interruzione dell’allattamento. Per la gestione di questo disturbo, la terapia prevede solitamente l’assunzione di antibiotici e antinfiammatori (per esempio ibuprofene). Una routine utile ed efficace è poi rappresentata dall’applicazione di impacchi freddi tra una poppata e l'altra e di un impacco caldo pochi minuti prima di allattare per favorire il flusso. Anche nel caso di altre infezioni batteriche (per esempio otite, faringotonsillite), esistono farmaci antibiotici che possono essere utilizzati in allattamento, sempre su consiglio e prescrizione del medico.

Malattie CronicheAnche per molte malattie croniche, come ipertensione, epilessia, diabete, e altre condizioni a lungo termine, esistono farmaci che possono essere assunti in allattamento. In questi casi, è fondamentale affidarsi al medico curante o allo specialista, che sapranno indicare la cura più adatta e compatibile con l'allattamento, bilanciando la salute della madre e la sicurezza del bambino.

FARMACI IN ALLATTAMENTO

Il Ruolo Cruciale dell'Istituto Mario Negri e degli Psicofarmaci in Allattamento

La necessità di terapie psicofarmacologiche non cessa quando la donna è gravida o sta allattando un bambino. Tuttavia, troppo spesso, la salute psichica della madre e quella fisica del figlio vengono poste inutilmente in contrapposizione. Un attento esame della letteratura scientifica esistente, insieme a una valutazione oculata delle caratteristiche farmacodinamiche delle sostanze, consentirebbe di attuare la necessaria terapia medica salvaguardando nel contempo gli ineguagliabili benefici dell’allattamento al seno.

Un conflitto solo apparente tra la salute della donna e del bambino è ciò che emerge dalle evidenze delle ricerche, che mostrano come nella stragrande maggioranza dei casi esista un’opzione terapeutica compatibile con l’allattamento al seno. La questione si fa delicata quando la donna ha necessità di curarsi per un disagio psichico, come ad esempio una depressione pre-esistente o sopravvenuta, come con una certa frequenza accade nei mesi successivi al parto. Con troppa facilità, in queste occasioni, si suggerisce alla donna di svezzare il bambino che sta allattando e di assumere i farmaci.

Alla base di questo approccio "tagliato con il coltello" c’è spesso l’idea preconcetta dell’allattamento al seno come un evento stressante, e la sottovalutazione, d’altra parte, dei rischi legati a una brusca interruzione della lattazione. Questi rischi includono lo stress aggiuntivo di dover accudire il neonato con la preparazione quotidiana dei biberon, gestendo le eventuali reazioni negative di quest’ultimo all’allattamento artificiale. Per la donna, possono esserci rischi di ingorgo e mastite, oltre a un possibile aggravamento della depressione, sia a causa del senso di fallimento percepito, sia per la brusca caduta degli ormoni della lattazione e del loro effetto calmante.

Quali riferimenti affidabili? Il Contributo del Mario NegriUn’ulteriore difficoltà per l’operatore sanitario che deve prendere decisioni riguardo a questo complesso capitolo dell’assistenza alla puerpera risiede nella difficoltà a reperire fonti affidabili e indipendenti in base alle quali valutare l’appropriatezza e la sicurezza di uno psicofarmaco durante la lattazione. Le informazioni disponibili, infatti, sono molto spesso fornite dalle stesse aziende produttrici del farmaco e pertanto presentano un approccio “cautelativo-difensivo”, basato cioè sull’obiettivo di sollevare l’azienda da qualsiasi responsabilità, più che da quello di offrire dati clinici basati sull’evidenza. È un fatto che il documento accompagnatorio del farmaco nell’80 per cento dei casi sconsigli la somministrazione in gravidanza e in allattamento, assumendo che qualsiasi sostanza, a prescindere dalle sue caratteristiche farmacodinamiche, sia da ritenere sospetta fino all'accumulo di sufficienti dati contrari. Maurizio Bonati, nella presentazione di un libro cruciale, definisce queste come “frasi di scarso utilizzo decisionale per il medico, informativo per la paziente”.

Altre fonti autorevoli hanno prodotto linee guida di indubbio valore, anche se purtroppo i continui progressi della scienza farmacologica richiederebbero un aggiornamento più rapido di questi riferimenti. Si pensi all'Accademia Americana dei Pediatri, o allo stesso gruppo di lavoro europeo dell’OMS. È a quest’ultimo approccio che si ispira il lavoro che ha permesso la stesura di una guida tutta italiana, nata dal lavoro congiunto di cinque studiosi dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano: “Psicofarmaci in allattamento. Guida pratica basata sulle evidenze” (Il Pensiero Scientifico, 2007, ndr). Questo testo offre un prezioso strumento di orientamento.

Uno Strumento Prezioso: La Guida del Mario NegriQuesto lavoro costituisce un contributo prezioso non solo per il panorama nazionale. Infatti, va oltre il mero strumento di consultazione, offrendo anche una visione articolata, un approccio utile a fornire criteri di fondo grazie ai quali valutare la scelta terapeutica quando a necessitare degli psicofarmaci è una nutrice. Dopo una breve introduzione divulgativa sull’allattamento al seno, che sfata numerosi miti a riguardo, e un capitolo illustrativo sui disturbi dell’umore nel post-parto, viene presentata un’interessante panoramica epidemiologica sull’uso di psicofarmaci in allattamento sul territorio italiano. Questa è tratta dalla profonda esperienza sul campo del servizio di consulenza che l’Istituto Mario Negri offre da anni alle donne gravide e in allattamento, un servizio che è diventato un punto di riferimento essenziale per molte famiglie e operatori sanitari.

Vi è poi una trattazione aggiornata sulla farmacodinamica in lattazione, utile per fornire dei criteri di base nella valutazione del medico, specialmente nei casi, che costituiscono la categoria più frequente, in cui il farmaco non è ancora stato oggetto di studi specifici relativi all’uso in allattamento. In tali situazioni, non se ne possono pertanto dichiarare né l’innocuità né i rischi potenziali con la stessa certezza. Questo approfondimento sulla farmacodinamica permette ai professionisti di fare scelte informate anche in assenza di dati diretti sull'allattamento, basandosi su principi generali di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione del farmaco.

Un'Ampia Base di Evidenza ScientificheUn vasto lavoro di ricerca è alla base del corpo di questa guida, costituito dalle schede farmacologiche. Gli autori hanno effettuato una ricerca a vasto raggio per il reperimento degli studi relativi al tema, sui più noti motori di ricerca come Medline, con un riesame poi di ciascuno studio identificato. Il risultato è una vastissima mole di informazioni utili relativa a ogni psicofarmaco esaminato. Le schede, infatti, oltre ad offrire informazioni essenziali come il profilo di sicurezza, i riferimenti bibliografici, le informazioni sulle forme in commercio del farmaco, gli effetti avversi segnalati, i dati in gravidanza e il rapporto latte/plasma, forniscono dati difficilmente reperibili in altre pubblicazioni analoghe, anche internazionali. Tra questi dati unici, vi è, ad esempio, l'informazione su da quanto tempo il farmaco veniva assunto nel momento in cui i dati clinici sono stati raccolti, un dettaglio che può influenzare l'interpretazione dei risultati.

Le schede monografiche, precedute da una pratica tabella riassuntiva che ne facilita l'orientamento, sono raggruppate alfabeticamente per gruppo di farmaci (antipsicotici, ansiolitici, antiepilettici e così via), e una serie di simboli ne rende rapida la consultazione. Conclude il testo un’utile appendice bibliografica, con dettaglio dei principali testi di consultazione sull’argomento “farmaci e lattazione”, e una serie di riferimenti utili sia all’operatore sanitario che all’utente, rendendo la guida un compendio completo e pratico.

Tavola riassuntiva dei farmaci compatibili con l'allattamento

Come comportarsi in caso di assunzione dei farmaci durante l'allattamento: Consigli Pratici

Capita spesso, soprattutto se l’allattamento materno si prolunga nel tempo, che la mamma abbia bisogno di prendere qualcosa. E, purtroppo, quella stessa mamma si astiene dal farlo per paura, sobbarcandosi così di un disturbo che invece potrebbe evitare o alleviare. L’uso dei farmaci in allattamento è un capitolo poco frequentato dalla ricerca scientifica, e le informazioni di cui disponiamo non sono sempre abbondanti. Questo spiega la cautela, talvolta eccessiva, delle case farmaceutiche, che tendono a tutelarsi sconsigliando l'uso in assenza di studi specifici.

I farmaci si diffondono nell’organismo e, penetrando in tutti i tessuti, passano anche nel latte materno. Tuttavia, questa affermazione da sola non è sufficiente. Le vere questioni fondamentali sono: quanto farmaco passa effettivamente nel latte? E quanto di questo farmaco, una volta presente nel latte, passa poi nell’organismo del bambino attraverso l'assunzione? Quali potrebbero inoltre essere le conseguenze sul bambino stesso dell’assunzione del farmaco? E, infine, gli svantaggi eventualmente derivanti da questa assunzione sono maggiori o minori dei vantaggi che la madre ottiene dalla cura e che l'allattamento stesso offre al bambino?

Il passaggio dei farmaci nel latte può avvenire in diversi modi. Negli altri casi, il passaggio è mediato attraverso il sangue: maggiore è la quantità di farmaco presente nel sangue della mamma, maggiore sarà la quantità che si diffonderà nella ghiandola mammaria e poi nel latte prodotto. Per quanto riguarda le medicine assunte per via generale (per bocca, iniezione o supposte), possiamo stabilire una regola fondamentale (che può sembrare ovvia, ma non sempre lo è): le mamme che allattano devono assumere solo farmaci di provata efficacia, cioè in grado di risolvere effettivamente il problema. Se l’efficacia è dubbia, l’esposizione al farmaco (della donna e del bambino) non è giustificata. Inoltre, la durata della terapia dovrebbe essere ridotta al minimo indispensabile, scegliendo sempre la dose efficace più bassa.

Se si desidera approfondire la questione, è possibile anche utilizzare semplici formule per calcolare la concentrazione nel latte di un farmaco. Moltiplicando questa concentrazione per la quantità di latte assunta dal bambino durante la giornata, si calcola la quantità totale di farmaco assunta dal piccolo. Questo approccio basato sul calcolo permette di avere una stima più precisa del reale carico farmacologico sul neonato, guidando le decisioni terapeutiche con maggiore oggettività. L'esempio già citato dell'Aciclovir per il Fuoco di Sant'Antonio, ripreso da un articolo di Antonio Clavenna, Filomena Fortiguerra e Maurizio Bonati comparso sulla rivista «Il medico pediatra» nel dicembre 2007, è emblematico di come si possa quantificare il passaggio di un farmaco. Nella dose terapeutica di una compressa da 200 milligrammi per cinque volte al giorno, una mamma trasferirà in 100 grammi del suo latte poco meno di 0,15 milligrammi di farmaco. Un lattante che pesa 5 kg succhia ogni giorno circa 750 grammi di latte; insieme a questo latte assume perciò circa 1,125 milligrammi di Aciclovir al giorno. Questi numeri, sebbene specifici, dimostrano il metodo con cui si valutano i rischi.

Via libera, dunque, alle terapie necessarie? Diciamo di sì, con buon senso e sotto guida medica. Il medico può ridurre ulteriormente i (minimi) rischi seguendo alcune precauzioni: scegliere fra i farmaci disponibili quelli che si diffondono meno nel latte materno, preferendo quelli con alto peso molecolare, bassa liposolubilità e alto legame proteico. Inoltre, è consigliabile l’assunzione del farmaco subito dopo ciascuna poppata, in maniera che la poppata successiva sia lontana il più possibile nel tempo. Questo vale soprattutto per quei farmaci che restano attivi nell’organismo per un tempo breve e vengono rapidamente eliminati, permettendo al corpo materno di ridurre la concentrazione del farmaco nel sangue e, di conseguenza, nel latte, prima della poppata successiva.

Per quanto riguarda i farmaci applicati localmente, come le creme, sono scarsamente assorbiti e quindi generalmente compatibili con l’allattamento. Tuttavia, bisogna comunque prestare cautela ed evitare di applicare sostanze come l’arnica in allattamento in zone che potrebbero venire a contatto con la bocca del bambino, per prevenire un'ingestione accidentale. Per l’asma, l’uso di spray o aerosol non comporta praticamente assorbimento di farmaci nel sangue, e men che meno, perciò, passaggio significativo nel latte materno, rendendo queste terapie molto sicure.

Quando è Bene Chiamare il PediatraNonostante le rassicurazioni e le evidenze scientifiche, è sempre importante mantenere un dialogo aperto con i professionisti sanitari. Consulta il pediatra se, mentre allatti e stai assumendo un farmaco, il bambino presentasse episodi di vomito, diarrea, o avesse difficoltà ad attaccarsi al seno. Anche una eccessiva sonnolenza o, al contrario, una eccessiva agitazione nel neonato, potrebbero essere segnali da non sottovalutare. Questi effetti, sebbene rari, potrebbero essere potenzialmente dovuti al farmaco assunto dalla madre, e una valutazione medica è fondamentale per escludere o gestire eventuali reazioni avverse.

In conclusione, il messaggio finale è chiaro: se la mamma sta male e allatta, è essenziale che si affidi serenamente alle cure intelligenti e meditate di un buon medico. Le informazioni e gli strumenti messi a disposizione dalla ricerca scientifica, e in particolare da istituzioni come l'Istituto Mario Negri, sono volti a garantire che la salute della madre possa essere tutelata senza compromettere i benefici insostituibili dell'allattamento al seno, promuovendo un benessere complessivo per tutta la famiglia.

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