Marino Severini: La biografia e l’anima dei Gang, tra memoria e resistenza

La figura di Marino Severini, nato il 27 maggio 1956 a Filottrano, in provincia di Ancona, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile nel panorama del rock d'autore italiano. Insieme al fratello Sandro (nato il 26 gennaio 1959), ha dato vita ai Gang, una delle band più autentiche e radicali della nostra scena musicale, capace di fondere l'energia del punk anglosassone con le radici popolari, la memoria storica e un impegno politico che non conosce compromessi.

Marino Severini in concerto con la sua chitarra

Le origini marchigiane e il richiamo della musica

Marino Severini è cresciuto nell'Imbrecciata, una piccola frazione di Filottrano che contava circa trecento abitanti. La sua infanzia è stata segnata da un ambiente in cui la famiglia rappresentava una tribù solidale, spesso composta da parenti. Il padre, muratore per tutta la vita, ha trasmesso ai figli il valore del lavoro, nonostante il desiderio costante che non dovessero mai intraprendere quella carriera faticosa e logorante. La madre, sarta e lavoratrice nell'industria tessile locale, ha invece alimentato in lui il desiderio di abbattere i muri asfissianti della provincia, un luogo spesso immobile, divorato da paure e consuetudini che Marino descrive come un "cimitero di sogni".

La passione per la musica è emersa molto presto. Marino ha imparato a suonare la chitarra tra i 10 e i 13 anni grazie a Lucio, un vicino di casa. Quegli anni, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, erano un periodo in cui i gruppi beat di provincia protestavano contro tutto, cercando modelli stranieri nelle hit parade o nei dischi di Hendrix e dei Creedence Clearwater Revival. Tuttavia, la vera svolta arrivò con l'incontro folgorante con i Clash, avvenuto a Bologna il primo giugno 1980.

La folgorazione punk e la nascita dei Gang

Come ama raccontare lo stesso Marino, se ad altri è toccato Elvis Presley o Che Guevara, a lui e a suo fratello è toccato Joe Strummer, "lo strimpellatore". Quel concerto a Piazza Maggiore fu per lui una sorta di folgorazione sulla via di Damasco. I Gang nacquero come Paper's Gang sul finire degli anni Settanta, inserendosi pienamente nella vivace scena punk marchigiana.

L'esperienza di un viaggio a Londra permise ai fratelli Severini di comprendere che il punk non era solo una moda estetica, ma uno strumento concreto di aggregazione e rivendicazione dei diritti. Tornati nelle Marche, i Gang iniziarono a strutturare il loro percorso musicale con una formazione classica: due chitarre, basso e batteria. Mentre Sandro si occupava della cura musicale, Marino divenne la voce e la penna del gruppo, capace di infondere nei testi una carica civile che trasformò le loro chitarre in "macchine per combattere il fascismo".

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L'impegno editoriale e la "resistenza culturale"

Il 1984 segnò l'esordio discografico con Tribes' Union, un album autoprodotto che rivendicava fin dal titolo un'identità collettiva. Successivamente, con Barricada Rumble Beat (1987), la band raffinò la propria poetica. Tuttavia, fu negli anni Novanta che i Gang compirono una scelta epocale: il passaggio alla lingua italiana.

La trilogia formata da Le radici e le ali (1991), Storie d’Italia (1993) e Una volta per sempre (1995) consacrò la band come la voce del combat folk italiano. Con questi lavori, i fratelli Severini hanno scavato nella memoria collettiva, raccontando figure dimenticate, lotte popolari e pagine oscure della storia, elevando brani come La pianura dei sette fratelli a veri e propri inni civili.

L’umanesimo contadino e la memoria

Il legame con la terra di origine non si è mai spezzato, anzi, si è trasformato in una missione artistica. Nel 2006, con l'album Il seme e la speranza, i Gang hanno dedicato un intero lavoro al mondo contadino realizzato in collaborazione con la Regione Marche. Questo disco è intriso di "umanesimo contadino", un concetto che Marino Severini porta con orgoglio durante i suoi concerti.

Copertina simbolica dell'album Il seme e la speranza

Questo periodo fu segnato anche da un evento doloroso: la scomparsa, il 19 giugno 2006, del batterista Paolo Mozzicafreddo, che morì a soli 31 anni dopo una grave malattia, avendo però partecipato alle registrazioni casalinghe dell'album. La dedizione di Marino e Sandro verso le persone, verso la storia degli "ultimi" e dei lavoratori, ha fatto sì che i loro dischi non fossero mai semplici prodotti commerciali, ma atti di testimonianza.

Dalla lotta alla condivisione: il crowdfunding come scelta di campo

La fase artistica più recente, inaugurata da Sangue e cenere (2015) e proseguita con Ritorno al fuoco (2021) e Fra silenzi e spari (2024), ha visto i Gang abbracciare con successo la pratica dell'autofinanziamento tramite crowdfunding. Questo metodo non è solo una necessità economica, ma una dichiarazione di indipendenza dalle dinamiche delle major discografiche.

Il riscontro del pubblico è stato straordinario, con migliaia di sostenitori che hanno permesso alla band di continuare a produrre dischi di inediti e ripubblicare il proprio catalogo storico, ormai fuori commercio da decenni per la mancata ristampa da parte delle case discografiche. Questa "comunità" attorno ai Gang riflette il desiderio di un pubblico che cerca ancora nelle canzoni un senso di appartenenza sociale e di etica, in un mondo in cui, come dice Marino, contano fin troppo il denaro e l'apparenza.

Concerto dei fratelli Severini in un ambiente intimo e militante

Un’anomalia nel panorama italiano

Marino Severini viene spesso descritto come "l'ultimo comunista", non tanto in senso partitico, quanto in riferimento a una fede ideale, un senso di fratellanza e di giustizia sociale che trova le sue radici nella dignità del mondo popolare. Il suo libro Quel giorno Dio era malato, scritto con Alberto Sebastiani, apre le porte al suo "posto dell'anima" (l'Imbrecciata) e ripercorre una biografia che non segue una linea cronologica, ma si dipana come un racconto fiume tra canzoni, aneddoti familiari e riflessioni sulla vita.

I Gang restano, a quarant'anni dall'esordio, un'anomalia nel panorama artistico italiano. Non hanno cercato il successo facile, ma la coerenza. Come sottolinea Marino stesso, il compito del rock 'n' roll è dare voce a chi non l'ha mai avuta, trasformando il dolore in lotta e l'utopia in un progetto di vita. La loro musica, dalle chitarre serrate e tuonanti di Sandro alle parole come "mannaie" di Marino, continua a essere un rifugio per chi cerca bellezza e verità in un presente spesso privo di memoria.

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