Il soggetto rappresentato nelle immagini scattate all'interno della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e della Chiesa della Madonna del Carmine è senza dubbio interessante e forse anche singolare: la Madonna che, come una qualsiasi madre, allatta il proprio figlio. Ho volutamente lasciato le parole “madre” e “figlio” in minuscolo per trasmettere la normalità del gesto, la rappresentazione della quotidianità tipica nell’agire di una qualsiasi madre, che con il seno scoperto allatta il proprio figlio. Non c’è niente d’insolito nel veder rappresentata la Madonna con Gesù in braccio, ma solitamente sono ritratti in trono nella loro maestosità, con atteggiamento benedicente. Si trovano molte varianti stilistiche e iconografiche del tema della Madonna che allatta, ripreso nelle miniature, pitture e sculture di epoche e Paesi diversi. Ma alla Madonna del Latte sono associate antiche tradizioni, credenze e devozioni. La più diffusa è quella che vuole che le donne si rivolgano alla Madre di Gesù affinché interceda per farle coronare il sogno più grande: avere un bambino. Ad essa si rivolgono tuttora le puerpere per ottenere abbondante latte per nutrire i propri figli. E sempre alla “Madonna del Latte” si rivolgono recandosi spesso al piccolo Santuario, per un momento di preghiera e meditazione, moltissimi giovani del paese.

Questo tema iconografico, apparentemente incentrato sulla sacralità della maternità e sulla devozione mariana, apre in realtà un varco su aspetti sociali profondi e talvolta dolorosi della storia di comunità come Salice Salentino. Il percorso di questo cammino, a ritroso negli anni e nei secoli, non sarà un racconto, non un’indagine, né una statistica. Avrà lo scopo di gettare un fascio di luce sul fenomeno sociale, dolorante, della società del passato che annoverava tra i suoi membri donne sole, indifese e povere. Il primo pensiero è volto all’intimo dramma che ciascuna di esse ha vissuto spesso nel silenzio, nel segreto e nella solitudine.
L'Emergere del Fenomeno dell'Abbandono dei Neonati a Salice Salentino
Il fenomeno dell’abbandono dei neonati, comunemente definiti “scittatieddhri” nel dialetto locale, si affaccia nella storia di Salice Salentino sin dall’inizio del XVII secolo, ed esattamente dal 2 dicembre 1610. Come si legge nel primo libro dei Battezzati del nostro paese, in quella data, per la prima volta, fu trovato un neonato esposto, di madre N.N. (ignota), al quale viene dato il nome di Paolo. L’Arciprete non annota altri particolari in merito. Tali gesti furono considerati dalla Comunità clamorosi, eclatanti sino a quasi tutto il secolo seguente, al punto che furono rigorosamente annotati. La prima fonte consultata per ricostruire queste vicende è l’Archivio Storico Parrocchiale. Le circostanze e l’orario in cui avvenivano questi abbandoni erano i più svariati. L’atto dell’abbandono veniva consumato generalmente di notte. I luoghi più frequenti erano presso il Convento dei Frati Minori, dove si registrarono ben 13 casi, e la Cona dell’Aglio, con 4 casi. Quest'ultima era una cappellina ormai perduta, dedicata alla “Madonna dell’Aglio”, un luogo che evidentemente aveva assunto una valenza simbolica specifica per questi gesti estremi.

La Povertà, la Solitudine e i Messaggi Muti delle Madri
È giusto fare almeno due riflessioni preliminari sull'analisi di questi eventi. La prima, come si evince dalle descrizioni dei ritrovamenti, è l’estrema povertà e solitudine della protagonista, la quale può essere facilmente identificabile con il tratto di una ragazza, non ancora donna, inserita in un contesto sociale che non offriva alternative. La seconda riflessione riguarda il muto messaggio che la ragazza vuol fare giungere non solo a chi sa, ma anche a chi potrà capire, lasciando accanto alla sua creatura una precisa indicazione: un fazzoletto, una sciarpa da uomo e così via. Questi “indizi”, assieme alla scelta del luogo dell’abbandono del neonato, rappresentavano chiare “accuse” che non lasciano dubbi né ai concittadini di allora né all’attento lettore. Per quanto detto, conviene formulare qualche ulteriore considerazione: il fatto che “l’esposto” fosse dichiarato figlio di ignoti genitori, non vuol dire che nessuno fosse a conoscenza di chi fosse la madre e, nell’intimità del “vicinato”, anche il padre. Infatti, se una gestazione “illegittima” poteva essere tenuta nascosta ai più, non poteva essere ignorata dai vicini e da qualche parente, testimoni silenti di esistenze marginali.
Evoluzione Statistica del Fenomeno: Una Piaga Sociale nel Tempo
Dalle notizie attinte dai registri parrocchiali, ed in seguito integrate con quelle desunte dai registri dello Stato Civile, emergono dati significativi che delineano l’evoluzione di questo fenomeno nel corso dei secoli:
- Nel '600 si annoverano 11 casi di abbandono di minore.
- Durante il XVIII secolo vi furono 34 casi, con una media di circa due per anno nella seconda metà del secolo, mostrando una tendenza all'aumento con registrazioni specifiche negli anni '73, '86, '88, '89, '95, '96 e '99.
- Nel XIX secolo il fenomeno assume proporzioni enormi, con 112 casi di abbandono. La media annuale si mantiene poco superiore a un’unità, ma si osserva una concentrazione di 8 casi tra il 1862 ed il 1863 e 6 casi tra il 1889 ed il 1890, indicando periodi di particolare disagio sociale o crisi.
- Nel XX secolo, nel suo primo trentennio, si registrano ancora 19 casi, dimostrando la persistenza del fenomeno, sebbene con numeri decrescenti rispetto al secolo precedente.
Ogni anno 15.000 neonati venivano abbandonati tra queste mura: il 90% non sopravviveva e nessuno ...
Innovazioni Assistenziali: L'Introduzione della "Ruota"
Verso la fine del '700, le Autorità locali, onde evitare l’abbandono quasi casuale e per tutelare al meglio i neonati, istituirono il “servizio della ruota”. Questa non era altro che un cilindro ruotante su di un asse verticale con, al centro, un pannello che separava le due metà, anch’esso posto in senso verticale e con una base. La ruota era un dispositivo anonimo che permetteva alle madri di lasciare i propri figli senza essere scoperte, affidandoli alle cure dell’istituzione preposta.
Un Caso Enigmatico e il Fenomeno dei Figli Naturali
Tra tutte le vicende relative agli esposti, una in particolare assume i contorni dell’enigma, forse dovuta a un errore di trascrizione: si tratta del caso di Giuseppa Garibaldi, la bambina nata il 12 gennaio del 1861, che dal registro della Parrocchia risulta essere deceduta a due anni di età, il 25 settembre del 1863.
A tutto ciò si aggiunge un altro fenomeno simile al primo ma con una differente valenza sociale: quello, a dire il vero, ben più limitato, che contempla i bambini, non meglio definiti se non figli naturali, ovvero figli procreati al di fuori di un matrimonio, allora considerati illegittimi. Costoro, proprio perché la madre naturale riceveva l’aiuto e l’appoggio della propria famiglia, non venivano abbandonati; erano tenuti e, giuridicamente, ricevevano il cognome materno.
- Nel 1600 si contano 6 casi.
- Nel 1700, 6 casi.
- Nel 1800, 18 casi.
- Nei primi 38 anni del '900, si registrano 36 casi, indicando una crescita costante di questa casistica.
Approfondimenti sui Luoghi di Abbandono e la "Ruota" di Via dei Molini
Dall’indagine storica emerge un particolare che getta luce sulla conformazione sociale di Salice ai primi dell’800 e sulla sua organizzazione assistenziale. Per quanto approssimativa e demandata fondamentalmente alle iniziative delle varie Confraternite, questa organizzazione aveva tuttavia una sua efficace presenza e operosità. Da una notazione risulta del tutto evidente che a quei tempi, a Salice, e precisamente alla via delli Molini, esistesse una “ruota” per l’affidamento anonimo dei neonati indesiderati. Tale servizio era stato demandato alle cure di un contadino, che è da supporre vi si dedicasse solo all’occorrenza, probabilmente coadiuvato, con più pertinenza, dalla propria consorte. Ora, il fatto che si fosse istituito un apposito servizio, non sappiamo se specificamente remunerato o affidato alla carità cristiana, congiuntamente all’altro particolare del contemporaneo verificarsi di altri due eventi analoghi nel biennio - il Giovacchino Napoleone del 26 aprile 1809 e il Giovacchino Napoleone Esposito del 25 febbraio 1810 (entrambi trovati vicino alla porta della casa di Cosimo Tramacere, in via delli Grassi) - lascia supporre che a quei tempi fosse piuttosto diffuso a Salice il fenomeno dell’abbandono dei neonati, anzi fosse una sorta di piaga sociale. A questa piaga l’Università, ovvero l’amministrazione locale, aveva ritenuto di dover porre un qualche rimedio con l’istituzione del servizio della “ruota”.

Le Cause dell'Abbandono: Miseria e Mancanza di Difesa Sociale
Per quali motivi si verificava una tale situazione? Rilassatezza dei costumi? Retaggio del libertinaggio illuministico di fine '700? Non ci pare proprio. Piuttosto il riferimento causale va fatto alla situazione di estrema miseria in cui versava buona parte della popolazione del paese, congiuntamente alla diffusa ignoranza e incapacità di difendersi dalle angherie dei signorotti locali. Significativo, a tal proposito, è un documento custodito nel Registro dei Battesimi della nostra Parrocchia, in cui si legge che la piccola Maria Scrascia Foggetta Esposita, battezzata l’8 aprile del 1834, era stata “expositam intra palearium Francisci De Castris”, cioè esposta, abbandonata in un pagliaio, una pajara, appartenente all’avvocato e proprietario terriero Francesco De Castris. Per quale motivo la piccola viene abbandonata proprio in quella pagliara e non nella più convenevole ruota dei proietti? Era forse quel gesto un’indicazione precisa di paternità voluta dai parenti della madre, e quindi un implicito invito ad una qualche forma di assunzione di responsabilità? Se i segni hanno un valore, essi lo avevano anche per la Salice di quei tempi difficili, i cui cittadini non avevano bisogno della semiologia come scienza di indiscussa affidabilità per lanciare un messaggio di intuibile interpretazione. E così, quel grido disperato di impotente protesta è giunto fino a noi attraverso le cronache parrocchiali.
Testimonianze Documentali: Registri Parrocchiali e Civili
Le cronache dei registri parrocchiali riportano numerosi episodi che illustrano la cruda realtà di quel tempo:
- 3 dicembre 1611: Eligia “gettatella” fu battezzata da Don Angelo De Nisi. Fu padrino Donato Buttigliero, presenti Francesco Margarito.
- 10 ottobre 1661: Barbara infans exposita in quodam Sacellum nuncupatus dello Marsidonio, reperta sine signo baptismi. Baptizata fuit a Rev.do U.J.D. Giov. Bernardino Bortone Arcip.us, sub conditione. (Bambina esposta in quella Cappella nominata del Marsidonio senza alcun segno di battesimo. Fu battezzata dal Rev.do U.J.D.)
- 23 ottobre 1723: Senza cognome Fortunata trovata esposta, alle ore una di notte, nel camino della fornace per cuocere imbrici per le case, nel Vicinato detto Li Grassi. Battezzata da Don Antonio Civino, sostituto del Parroco.
- 14 luglio 1785: Il Rev.do Don Angelo Tafuro, Sostituto parrocchiale, ha battezzato, sub conditione, un bambino nato la precedente notte e, verosimilmente, ritenuto esposto nel luogo detto L’Aira della Fontana e trovato da Vincenzo Corigliano, a cui fu imposto il nome di Fortunato Maria. I padrini furono Angelo Colletta ed Elisabetta Iazzi. Fedele Arc.
- 29 gennaio 1817: Il Rev.do Don Giovanni Saina, per mia licenza, ha battezzato sub conditione, una bambina esposta e trovata la notte precedente davanti alla casa di Luigi Palazzo come, apparentemente, sembrava essere nata il giorno precedente, alla quale fu imposto il nome di Maria Carolina. I padrini furono Raffaele Cordella e Gaetana Ligori. Fedele Arciprete Rosato. La bambina, viene presentata alle Autorità Civili da Maria Angiolillo, moglie del Palazzo, dimorante sulla Strada Dei Ficoli, la quale dichiara: "Alle ore 3, dopo essere stata picchiata la di lei porta, ho inteso un vagito di bambino, al che, avendo aperto la detta porta, ho trovato una bambina, tale e quale si presentava, avvolta in laceri cenci, della età apparente di 6 giorni." La Deputazione dei Proietti le da anche il cognome Andreucci.
- 29 ottobre 1826: Fu esposto un bambino, fuori, vicino al Venerabile Convento dei [Frati Minori] Riformati e trovato da Padre Giuseppe da Taranto. Da quanto dichiarato, alle Autorità, da Gaetano Martina, abitante nel Convento, era stato trovato appeso, in un involucro, alla corda del campanello che suona all’interno. Fu battezzato sub conditione, da Vita Faggiano, ostetrica approvata, in casa sua, nato, secondo il suo parere, il giorno precedente ed al quale fu imposto il nome di Francesco Maria. Lo stesso giorno fu portato in Chiesa dal sacerdote Don Giovanni Saina e, per mia licenza ha completato il Rito del Battesimo. I padrini furono Cosimo Martina e Lucia Simone. Io, Don Raffaele Gravili - Cantore - Economo Curato.
- 2 marzo 1829: Don Diego Gravili, sostituto, ha battezzato un bambino nato la notte precedente da genitori sconosciuti e trovato da Gaetano Politi nel territorio di questa Terra in uno sportello (sporta di piccole dimensioni, ndr) appeso ad un albero presso la Cappella detta La Cona dell’Aglio, sulla via di Veglie. Presentato all’Ufficiale dello Stato Civile, gli fu imposto il nome di Francesco De Rosa. I padrini furono Pasquale Iazzi e Vita Faggiano. Giuseppe Arciprete Colelli.
- 14 gennaio 1853: Io sottoscritto, Economo Curato della Chiesa parrocchiale della Terra di Salice, ho battezzato, sub conditione, una bambina che Nicola Carulli, presentandosi alle Autorità, dichiara di aver trovato verso le ore 14, sulla strada che da Salice va a Veglie, avvolta in un vantisino (grembiule, ndr) piuttosto vecchio e rigato di rosso e turchino ed un altro panno di lana e cotone anche vecchio, rigato nero e turchino e coricata sotto un albero di fico dietro [ ? ] di proprietà di “Don” Serafino De Castris e di fresco nata. Le viene imposto il nome di Maria Consiglia Filomena. I padrini furono Salvatore Dell’Onze e Raffaella Capoccello. Pietro Maria Gravili Economo Curato.
- 7 marzo 1853: Io sottoscritto, Economo Curato della Chiesa parrocchiale della Terra di Salice, ho battezzato, sub conditione, un bambino esposto e trovato lo stesso giorno da Francesca D’Attis, alle ore 9, dichiarando al Pubblico Ufficiale, che il suo piccolo figlio, Pasquale Gravili, di anni 7, ha trovato, sotto un piccolo ponte, vicino a questo abitato della strada che da Salice porta a Campi, propriamente al Luogo detto Il Crocifisso, un bambino avvolto in un avanti seno (corpetto di panno esterno, ndr), vecchio di color turchino rigato bianco ed in un faccioletto di percalla bianco usato ed una vecchia fascia bianca rigata rossa. Viene imposto il nome di Fortunato Margiotta. I padrini furono “Don” Fortunato Margiotta e Giuseppa Degli Atti. Pietro Maria Economo Curato.
- 12 gennaio 1861: Io sottoscritto ho battezzato, sub conditione, una bambina trovata la precedente notte in habitaculo “Ruota” di questa Terra e presentata al Sindaco Gioele Baldassarre da Angela Corigliano. Le fu imposto il nome di Giuseppa Garibaldi. La madrina fu Vincenza De Maggio. Pietro M. Arciprete U.J.D.
- 18 (21) giugno 1863: Io sottoscritto ho battezzato, sub conditione, un bambino esposto, rinvenuto e presentato alle Autorità da “Don” Donato Valente, farmacista, al quale è dato il nome di Luigi Nullo. Madrina fu Rosa Perrone. Pietro M. Arc. Gravili U.J.D. Filippo Capocelli Sindaco.
- 12 ottobre 1897: Davanti a me, Vincenzo Briganti Sindaco, è comparso Capoccello Vito dichiarando che alle ore 23 della scorsa notte ha sentito presso la porta di casa sua, sita in Via Piazza, dei vagiti ed immaginando quel che poteva essere, ha trovato un bambino avvolto in pochi panni senza contrassegno alcuno. Ho dichiarato al dichiarante di farlo allevare fino alla definitiva consegna ad una balia ed ho imposto il nome di Francesco Parisi. Il 30 ottobre l’Arciprete Curato Santo Presicce lo battezza. Il bambino crescerà ed alla età di 20 anni partirà in guerra, verso il fronte, e verrà arruolato nel 4° reggimento Bersaglieri. Morirà, colpito da pallottola di mitragliatrice sul Monte Semmer, il 19 ottobre del 1917. Sfortunato giovane in vita ed in morte: abbandonato dai genitori, non riceverà la S.
- 24 ottobre 1898: Davanti a me Brunetti Michele Sindaco ed Uff. di Stato Civile, è comparso Cicala Luigi dichiarando che stamane, alle ore 2, svegliato da un forte picchio alla porta di casa sua sita in Via Campi, si è alzato ed ha trovato una bambina sulla soglia avvolta in pochi panni. È imposto il nome di Cristina Tavassi. È comparsa altresì Imperiale Giuseppa col marito Maci Giuseppe, domiciliati a Guagnano, i quali mi hanno chiesto di voler prendere ed allevare la bambina come propria figlia e, non trovando nulla in contrario, ho accettato. La bambina è iscritta nell’elenco dei Battezzati della Parrocchia di Guagnano ed è stata battezzata il 23 novembre dello stesso anno.
La "Cona dell'Aglio" e le Zone di Abbandono
Da testimonianze verbali recepite da alcuni anziani, la “Cona dell’Aglio” pare fosse ubicata sulla strada per la Crocicchia, attuale via Gastone Valente, esattamente, dopo l’incrocio con via Filippa Marangi, ad un centinaio di metri sulla sinistra. All’epoca tutta la zona era aperta campagna, in quanto, già da via Convento, iniziava la grande zona paludosa di Giammatteo che si estendeva fino a via Mancini, attuale via Cairoli. La scelta di tali luoghi non era casuale, ma rifletteva la necessità di nascondere l'atto e, al contempo, di affidare il neonato a un luogo che potesse essere ritrovato.
Conclusione Implicita: Un Eredità di Compassione e Memoria
Quanto riportato è frutto di una paziente, laboriosa ed appassionata ricerca. Quella passione che ha coinvolto intimamente chi scrive, sino a rivivere, assieme a quelle madri, il dramma di ciascuna di loro, e provare compassione per la sorte anche dei bambini. Drammatico è l’epilogo della sfortunata Maria Elisabetta Saletta che all’inizio del fiorire della sua vita, colpita dall’epidemia del colera, viene abbandonata dai dottori e dalla Santa Madre Chiesa. Era comunque inevitabile incontrare, percorrendo il corso degli anni, persone e nomi che, essendo sopravvissuti al fenomeno della mortalità infantile, da grandi hanno formato la propria famiglia i cui discendenti sono nostri conoscenti ed amici. Il legame tra la devozione alla Madonna del Latte e la storia degli esposti a Salice Salentino non è quindi un mero accostamento iconografico, ma un profondo riflesso di una realtà sociale complessa, fatta di disperazione, ma anche di speranza e di gesti di cura, spesso anonimi, che hanno permesso la sopravvivenza e la continuità della vita.