L'universo artistico di Margherita Vicario è un intreccio vibrante di discipline, dove la recitazione, la composizione musicale e la regia cinematografica convergono in una narrazione coerente e profondamente personale. Nata a Roma e cresciuta nel borgo di Grazzano Visconti, Vicario ha saputo costruire una carriera poliedrica, caratterizzata da una costante ricerca di autodeterminazione e da un'estetica che rifiuta le semplificazioni del mercato contemporaneo.

Le radici: da Grazzano Visconti alla vocazione artistica
L'infanzia di Margherita è stata segnata da un contesto che lei stessa definisce un "paese dei balocchi" in provincia di Piacenza. Trasferitasi a Grazzano Visconti a seguito di un problema di salute infantile legato allo smog cittadino, ha vissuto un'adolescenza a contatto con una realtà rurale inaspettata, che ha influenzato profondamente la sua visione del mondo. Questo periodo ha contribuito a formare un’indipendenza creativa che, una volta tornata a Roma all'età di dodici anni, si è tradotta in una solida base per il suo futuro professionale.
La formazione di Vicario è avvenuta all'interno di un ambiente stimolante: laureata nel 2009 alla Link Campus University in Performing Arts, ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Il legame con il cinema è profondo e precoce, con ruoli in film diretti da registi del calibro di Woody Allen in To Rome with Love e Fausto Brizzi in Pazze di me. Parallelamente, l'approfondimento dello studio del canto con il soprano Silvia Gavarotti e l'esperienza come corista hanno gettato le basi per quella che sarebbe diventata la sua carriera da cantautrice.
La musica come strumento di espressione autentica
Il percorso musicale di Margherita Vicario non si limita al pop, ma esplora territori soul, indie e cantautorali. La sua capacità di unire la parola all'immagine è evidente nelle sue pubblicazioni: dai singoli come Giubbottino e Astronauti fino all'album Bingo, ogni opera riflette una volontà precisa di "buttare fuori" una lava creativa che richiede espressione, indipendentemente dalle logiche di successo immediato.
La cantautrice sottolinea come la musica sia per lei una necessità, un modo per affrontare la complessità del presente e per schierarsi su temi sociali senza cadere nel banale. La sua visione della scrittura è profondamente legata alla capacità di visualizzare le scene, quasi come in un film, citando Lucio Battisti e Mogol come maestri di immagini e memorie.
L'esordio alla regia: Gloria!
Il passaggio dietro la macchina da presa rappresenta il compimento di una naturale evoluzione artistica. Il film Gloria!, uscito nel 2024, è il risultato di un lungo percorso di ricerca che ha visto l'artista impegnata per tre anni. La pellicola, che esplora il mondo degli istituti musicali per orfane nel Settecento, funge da specchio per la contemporaneità, portando in scena una rivoluzione poetica tutta al femminile.
Il riconoscimento ottenuto con il David di Donatello il 7 maggio 2025 come migliore regista emergente conferma la bontà di un progetto che ha saputo sfidare le convenzioni. La collaborazione con il produttore Carlo Cresto-Dina ha spinto Vicario a integrare nel film la propria essenza - il "cuoricino", le unghie, i lutti e i ricordi - trasformando un'idea inizialmente intima in un racconto archetipico capace di viaggiare e arrivare a un pubblico globale.
La costruzione di un'identità: tra corpo e aspettative
Nella carriera di Margherita Vicario, il corpo e la percezione di sé giocano un ruolo centrale. L'artista ha affrontato apertamente il tema dei disturbi alimentari e della pressione sociale che impone alle donne standard di bellezza rigidi. La sua consapevolezza nasce da un percorso di crescita personale, dove il superamento dell'ossessione per l'immagine ha permesso una maggiore libertà espressiva.

Questo approccio si riflette anche nelle sue relazioni e nella sua visione del femminismo quotidiano. Per Vicario, essere donna nel panorama artistico significa rivendicare la propria complessità, rifiutando l'idea di essere "potabile" per il mercato. La libertà di non conformarsi - che sia nell'ambito lavorativo, nella scelta di non sposarsi pur mantenendo legami stabili o nella gestione delle proprie aspirazioni - definisce la sua postura esistenziale.
La prospettiva futura
Guardando avanti, Margherita Vicario si posiziona come un'artista che non vive con l'ansia del tempo che passa. Considera ogni progetto, dal film Gloria! al podcast Indipendentemente innamorati realizzato con Daniela Collu, non come un traguardo, ma come una tappa di un percorso in continua mutazione. La sua è una ricerca costante di equilibrio tra l'urgenza di esprimersi - un'urgenza che spesso si scontra con la fatica del compromesso - e la volontà di creare qualcosa che sia intrinsecamente "marmo" anziché una fiammata passeggera.
L'impegno verso temi attuali, dalla crisi climatica ai diritti delle donne, unito a una costante evoluzione artistica, rende Vicario una figura di riferimento per la sua generazione. La sua storia, che parte dalla quiete di un borgo piacentino per arrivare ai grandi palchi e ai festival internazionali, resta una testimonianza di come il talento, se accompagnato da una rigorosa etica di bellezza e autenticità, possa rompere gli schemi e ridefinire i confini della creatività contemporanea.
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