La Mappatura della Fertilità del Terreno: Una Chiave per l'Agricoltura di Precisione e la Sostenibilità

I campi agricoli non sono tutti uguali. È normale, infatti, osservare una notevole diversità in termini di fertilità e composizione del suolo, sia tra campi diversi che, addirittura, all'interno dello stesso appezzamento. Questa variabilità, intrinseca e spesso marcata, dipende da una serie di fattori complessi, tra cui la tessitura del suolo, la presenza di sostanza organica e la storia agronomica passata. Una zona del campo potrebbe presentare una tessitura più argillosa rispetto a un'altra, mentre la presenza di microelementi potrebbe essere più concentrata in determinate aree e meno in altre. Ma anche le attività agricole, come le lavorazioni e l'irrigazione, hanno un impatto significativo sulla variabilità del suolo, specialmente nella sua dimensione verticale. Approcciarsi ai campi con un unico metodo è sbagliato, e infatti ogni agricoltore gestisce, per quanto possibile, la variabilità intrinseca dei propri appezzamenti.

La conoscenza approssimativa che ha l’agricoltore dei suoi appezzamenti, sebbene basata sull'esperienza, non sempre basta a ottimizzare la gestione. In un contesto agricolo sempre più esigente, sia in termini di produttività che di sostenibilità ambientale, si rende necessaria una comprensione più profonda e quantitativa delle caratteristiche del suolo. Ed è qui che la mappatura della fertilità del terreno assume un ruolo fondamentale. Descrivere in modo quantitativo la variabilità presente in termini di tessitura e struttura, discriminando le aree omogenee, significa conoscere da dove si parte, fornendo una panoramica dettagliata e fungendo da supporto imprescindibile per le decisioni agronomiche. La mappatura, infatti, è il tassello che rende la tecnologia agronomicamente redditizia, consentendo di trasformare un grave difetto, come la fertilità variabile dei terreni, in un pregio attraverso l'agricoltura di precisione.

Comprendere la Variabilità del Suolo: Dalla Percezione alla Quantificazione

Se si chiede a un agricoltore com’è il suo terreno, tutti indistintamente mettono in evidenza la grande variabilità da un appezzamento all’altro, mostrando estrema sicurezza nel descrivere con minuzia di particolari che «laggiù la mia terra è più forte, dall’altra parte ci sono delle vene sabbiose, qui invece è più facile da lavorare, diciamo un medio impasto». Questa saggezza empirica, tramandata di generazione in generazione, è preziosa, ma l'agricoltura moderna richiede un livello di precisione superiore. La possibilità di misurare e quantificare queste differenze è il fulcro dell'agricoltura di precisione, la quale riesce a trasformare proprio questa variabilità in un'opportunità.

La variabilità del campo non è solo bidimensionale, ma tridimensionale. Cioè si modifica anche seguendo la profondità e i diversi orizzonti di suolo. Questa complessità rende evidente come una conoscenza superficiale possa portare a decisioni subottimali nella gestione dei fattori produttivi. Conoscere in termini numerici i propri terreni è il punto di partenza per gestire con precisione i diversi fattori produttivi. Le mappe del suolo rappresentano una risorsa imprescindibile per gli agricoltori moderni, in quanto sono in grado di fornire una panoramica dettagliata della variabilità dei terreni e sono utilissime come supporto per le decisioni agronomiche.

Variabilità del suolo in un appezzamento agricolo

Metodi di Campionamento e Analisi: L'Evoluzione verso la Precisione

L'analisi di laboratorio è da sempre il metodo più affidabile e preciso per conoscere le caratteristiche del suolo, consentendo una valutazione dettagliata delle proprietà di ogni campione prelevato dal campo. Tuttavia, la questione di quanti campioni prelevare e dove rimane cruciale. Quando il numero di campioni è limitato, diventa essenziale adottare un piano di campionamento strategico, che può seguire due approcci principali: a griglia o a zona.

L'approccio a griglia è stato di gran lunga quello più utilizzato in passato e può essere attuato secondo differenti schemi. Nel primo caso si agisce senza preindagare la variabilità del campo (o assumendo che non ci sia), e i campioni possono ad esempio essere presi randomicamente, scegliendo pochi o molti punti a caso. Questo approccio, sebbene ampiamente utilizzato in passato, presenta limitazioni in termini di efficacia: il prelievo di campioni a griglia è semplice ma poco efficace. Se si prelevano pochi campioni, i dati saranno scarsamente descrittivi della variabilità del campo, a meno di non avere campi completamente uniformi, e raramente il budget a disposizione permette un numero elevato di analisi. Per disporre di una mappa di variabilità dei parametri chimico-fisici che caratterizzano il suolo si può procedere con un approccio tradizionale e molto costoso con campionamento a griglia regolare, con maglia più o meno fitta e all’analisi convenzionale dei campioni raccolti. L’interpolazione dei dati con opportune tecniche statistiche consente di mappare i parametri chimico-fisici dei terreni.

D'altra parte, l'approccio a zona mira a identificare aree omogenee prima di effettuare il campionamento. Nell'approccio del campionamento "a zona" si parte dall'assunto che la variabilità del campo abbia una sua origine e per questo si manifesta in aree omogenee. Un esempio per comprendere l'approccio "a zona" è quello che si basa sulla topografia. Ad esempio, in cima alle colline si ha di solito un terreno più povero, a causa dell'erosione dello strato superficiale di suolo causata da vento e pioggia, mentre i fondovalle sono più fertili e con una maggiore disponibilità idrica. L’analisi chimico fisica effettuata per ciascuna area omogenea (campionamento intelligente) permette l’acquisizione del dato quantitativo, ovvero permette di “pesare” lo scostamento di ogni parametro tra le diverse zone.

Statistica: Campionamento

Sensori e Tecnologie Avanzate per una Mappatura Precisa

I moderni strumenti digitali permettono all'agricoltore di oltrepassare i limiti del campionamento a griglia, ottenendo delle mappe dei suoli estremamente precise nel descrivere la variabilità interna degli appezzamenti. L'avvento di metodologie avanzate ha reso possibile una mappatura più precisa e accurata delle caratteristiche del suolo. Si stanno sviluppando e diffondendo tecniche di indagine speditive dei suoli che permettono una sostanziale riduzione dei tempi e soprattutto dei costi di campionamento rispetto all’approccio con metodi tradizionali. Stiamo parlando di tecnologie come l'induzione elettromagnetica, la conducibilità elettrica, la radiazione elettromagnetica ad alta energia dei raggi gamma, le onde radar - georadar e i sensori ottici.

Sensori di Conducibilità Elettrica e Induzione Elettromagnetica

Come si esegue la mappatura del terreno? Esistono diversi sensori più o meno invasivi che sfruttano la misura della conducibilità elettrica o del suo inverso, la resistività elettrica. Strumento fondamentale per la conoscenza della variabilità del suolo è la scansione geoelettrica effettuata con sensori geoelettrici o elettromagnetici. Questi metodi consentono di definire la conducibilità apparente del suolo su una o più profondità simultaneamente. Questa grandezza è strettamente correlata con i parametri granulometrici del suolo e in particolare risponde alle variazioni nella proporzione di scheletro + sabbia e limo + argilla. Le differenze relative tra le diverse zone di un terreno si conservano anche effettuando scansioni in condizioni di umidità e di lavorazioni differenti del terreno. La conducibilità risulta infatti sempre ben correlata alle caratteristiche granulometriche di un terreno che presenti un sufficiente grado di disomogeneità; nello studiare questa correlazione è importante misurare e tenere conto dell’eventuale presenza di scheletro e non utilizzare il semplice dato di tessitura ottenuto dall’analisi della terra fine. Le migliori e più robuste correlazioni si ottengono accorpando i dati relativi a scheletro e sabbia e quelli relativi ad argilla e limo totale (50-2 micron) o limo fine (20-2 micron). Terremerse, ad esempio, mette in campo un innovativo servizio di mappatura della fertilità del terreno attraverso l’uso di tecnologia Veris, che si basa proprio su questo principio. L’analisi si basa sulla conducibilità elettrica del suolo che è direttamente correlata alla struttura del terreno e la sua fertilità.

Con il metodo della conducibilità elettrica il sensore viene trascinato sul suolo da un quad o da un trattore. Lo strumento dispone di due elettrodi, uno positivo e uno negativo, che strisciando al suolo creano un passaggio di corrente attraverso lo stesso. L'induzione elettromagnetica è un fenomeno fisico in cui un campo magnetico variabile genera un campo elettrico in un circuito conduttore. Tale relazione è descritta dalla Legge di Faraday, secondo la quale la tensione indotta in un circuito chiuso è proporzionale al tasso di variazione del flusso magnetico attraverso la superficie del circuito. Esistono degli strumenti in grado di emettere campi elettromagnetici variabili che si propagano nel suolo. Tali onde vengono riflesse e distorte dal suolo stesso e captate da un sensore all'interno dello strumento. I sensori di conducibilità o resistività elettrica sono tra i più diffusi ed efficaci per la mappatura del suolo.

La raccolta dei dati si esegue su terreno piano, ad esempio stoppia o letto di semina, preferibilmente in tempera, attraverso passate parallele a una distanza variabile tra i 6 e i 10 metri. L’operatività in buone condizioni di esercizio è prossima ai 3 ha/h.

La figura 1 riporta come esempio la mappa del contenuto di limo e argilla nello strato 0-50 cm ottenuta dalla spazializzazione dei dati ottenuti con un classico campionamento a griglia regolare su un terreno situato sulle rive dell’Oglio nella zona di Orzinuovi. Questo terreno è caratterizzato da zone con elevata presenza di scheletro alternate a zone più ricche di argilla. Nella figura 2 viene presentata la mappa di conducibilità elettrica (ECa2) corrispondente allo stesso strato.

Mappa del contenuto di limo e argilla e conducibilità elettrica

Sensori a Raggi Gamma

I raggi gamma sono una forma di radiazione elettromagnetica ad alta energia. Essi costituiscono la parte più energetica dello spettro elettromagnetico, con lunghezze d'onda molto brevi e frequenze estremamente elevate. Gli strumenti sono in grado di discriminare le differenti bande energetiche identificando i raggi gamma emessi da quattro isotopi: Potassio 40, Cesio 137, Torio 232 e Uranio 238. Ad eccezione del Cesio 137, si tratta di isotopi naturalmente presenti nel suolo e generalmente non rappresentano un rischio per la salute umana, a meno che non vengano rilevate aree soggette a ricadute radioattive. Ad esempio, misurando le emissioni di raggi gamma relativi al Torio 232 è possibile stimare la tessitura del terreno, come ad esempio la presenza di limo o argilla, sebbene tale relazione non sia sempre vera e possa cambiare tra differenti aree geografiche.

Mappe del suolo con sensore a raggi gamma prima e dopo scasso

Le mappe del suolo realizzate in un appezzamento destinato ad ospitare un vigneto, generate grazie all'uso di un sensore a raggi gamma, mostrano come questa tecnologia possa rivelarsi fondamentale per interventi mirati. Tali mappe, corredate con le relative analisi del suolo, hanno reso possibile realizzare una mappa per impiantare un nuovo vigneto con portainnesti differenti, come illustrato da Giovanni L'Abate, ricercatore del Crea - Agricoltura e Ambiente di Firenze.

Georadar

Il georadar, o radar geologico, è uno strumento di indagine geofisica che utilizza onde radar per rilevare le caratteristiche delle strutture sottostanti la superficie terrestre. Il funzionamento del georadar si basa sulla trasmissione di impulsi radar nella terra e sulla ricezione dei segnali riflessi. Il tempo impiegato dai segnali riflessi per tornare al sensore ed eventuali distorsioni consentono di calcolare la profondità e la natura delle caratteristiche del sottosuolo. Il georadar è utilizzato solitamente per identificare la presenza di acqua nel sottosuolo oppure per descrivere come variano gli orizzonti.

Spettroscopia e Sensori Iperspettrali

La spettroscopia è una tecnica analitica che studia l'interazione tra la luce e la materia. Il termine "spettro" si riferisce alla scomposizione della luce in diverse componenti, o bande, ciascuna corrispondente a una determinata lunghezza d'onda. Questi strumenti, chiamati sensori iperspettrali, possono essere usati per analizzare i campioni in campo e possono sopperire alle analisi di laboratorio, anche se sono meno precisi, ma sono adatti ad ottenere dati puntuali. Un esempio è lo Spettroradiometro FieldSpec® 3, uno strumento portatile di precisione per l'acquisizione di dati di campo con una gamma spettrale (350-2500 nanometri) e una rapida raccolta di dati (1/10 di 1 secondo per spettro).

Mappatura della Sostanza Organica con Sensori Ottici

Parallelamente alla mappatura geoelettrica è oggi possibile mappare a un costo ragionevole il contenuto di sostanza organica del suolo utilizzando sensori ottici che lavorano nelle bande del visibile e del vicino infrarosso. Questo tipo di analisi può essere realizzata sia con strumentazione da laboratorio sia con sensori predisposti per l’analisi in campo dopo aver sviluppato opportuni modelli di calibrazione. La sostanza organica è un componente cruciale per la fertilità del suolo e la sua capacità di trattenere acqua e nutrienti.

Integrazione dei Dati e Affidabilità delle Mappe

In molti si chiedono se l'utilizzo di uno solo dei sensori elencati precedentemente possa essere sufficiente per produrre direttamente le mappe. Usando un solo sensore è difficile avere dati attendibili. Ad esempio, la presenza di acqua è una variabile che influisce molto sulle misurazioni. Le analisi di laboratorio restano dunque il metodo più preciso e attendibile, ma poi ogni agricoltore deve chiedersi qual è il livello di precisione che gli occorre per gestire in maniera corretta il proprio campo. Per ottenere risultati ottimali, è spesso necessaria l'integrazione di tutti i dati per la realizzazione finale delle carte delle unità tipologiche di suolo (carta pedologica) dell’intera superficie coperta. L'elaborazione temporanea delle tre mappe di resistività per l’interpretazione delle variazioni spaziali da correlare alle macrovariazioni di tessitura e di caratteristiche fisico chimiche principali è un esempio di questo approccio integrato. La consegna degli elaborati avviene in numerosi formati utilizzabili in azienda in diversi ambiti.

L'Analisi di Laboratorio: Un Dettaglio Approfondito dei Parametri del Suolo

L’analisi di laboratorio, come detto, è il pilastro per una conoscenza approfondita del suolo. Essa comprende una vasta gamma di parametri che delineano la salute e la fertilità del terreno. Questi includono:

  • Granulometria: la determinazione delle percentuali di sabbia, limo e argilla, che definiscono la tessitura del suolo e influenzano la sua capacità idrica e di lavorazione.
  • Reazione in acqua (pH): un indicatore fondamentale dell'acidità o alcalinità del suolo, che influenza la disponibilità dei nutrienti per le piante.
  • Conducibilità dell’estratto: correlata alla salinità del suolo, un parametro critico in aree soggette a stress idrico o irrigazione intensiva.
  • Calcare totale e attivo: la presenza di carbonato di calcio, importante per la struttura del suolo e per alcune colture specifiche, come il riso.
  • Capacità di scambio cationico (CSC): misura la capacità del suolo di trattenere e scambiare cationi, ovvero elementi nutritivi essenziali come calcio, potassio e magnesio.
  • Azoto totale e rapporto carbonio/azoto (C/N): indicatori della disponibilità di azoto e dell'attività microbica nel suolo.
  • Sostanza organica e carbonio organico: elementi cruciali per la fertilità, la struttura, la capacità di ritenzione idrica e l'attività biologica del suolo.
  • Fosforo assimilabile (metodo OLSEN): la quota di fosforo immediatamente disponibile per le piante.
  • Calcio-potassio-magnesio-sodio scambiabile: la disponibilità di questi macronutrienti e micronutrienti essenziali.
  • Densità apparente: indica la compattazione del suolo.
  • Qualità derivate: quali Exchangeable Sodium Percentage (E.S.P.), che evidenzia il rischio di salinizzazione, e Available Water Capacity (A.W.C), la capacità del suolo di immagazzinare acqua disponibile per le piante, oltre alla saturazione in basi e all'acidità.

Questi dati, una volta acquisiti, permettono di creare mappe dettagliate di specifici indicatori. Di grande importanza è la carta della permeabilità, dove si nota come l’appezzamento si divida in due parti nette, ad esempio, in alto permeabilità molto scarsa e in basso discreta o elevata. Stesse considerazioni valgono per due elementi chiave della fertilità come il fosforo assimilabile, indispensabile per la buona partenza delle colture, e l’azoto assimilabile. Un altro esempio significativo riguarda la mappa dei carbonati attivi, un dato che è fondamentale per chi coltiva riso. I colori rosso-giallo indicano le aree dove il calcare è molto elevato, mentre il colore verde identifica le aree dove il tasso di calcare è medio. Dato che il riso non accestisce in presenza di elevati tassi di calcare attivo, è evidente che in queste zone occorre aumentare la dose di seme.

Esempio di analisi di laboratorio per la fertilità del suolo

Applicazioni Pratiche delle Mappe di Fertilità nell'Agricoltura di Precisione

Le mappe di fertilità del terreno sono uno strumento fondamentale nell'agricoltura di precisione, offrendo agli agricoltori la possibilità di intervenire con straordinaria precisione, ottimizzando l'uso delle risorse e massimizzando la produttività in modo sostenibile. Questa nuova tipologia di analisi del terreno, veloce e non invasiva, basata sulla conducibilità elettrica del suolo, direttamente correlata alla struttura del terreno e alla sua fertilità, è la base per chi vuole intraprendere la strada dell’agricoltura di precisione: è il punto di partenza per la semina, la concimazione e l'irrigazione con il rateo variabile.

Fertilizzazione a Rateo Variabile

Il rateo variabile nelle concimazioni è una delle operazioni più importanti. L'agricoltura di precisione permette di dosare in maniera variabile semi e concimi, aumentando le dosi dove la terra è buona e diminuendo le dosi dove è cattiva. La possibilità di mappare le caratteristiche del suolo permette di modulare la distribuzione dei fertilizzanti in funzione della capacità del terreno di trattenere gli elementi nutritivi per poi renderli disponibili alle colture senza perdite nell’ambiente. Per la concimazione in copertura e durante le diverse fasi vegetative è importante misurare il vigore vegetativo della coltura per modulare la distribuzione. In questo modo è possibile dosare gli elementi nutritivi, stimare in maniera sit-specifica l’efficienza dei fertilizzati ed evitare di fornire quantità superiori alla capacità di stoccaggio del terreno e di asportazione da parte delle piante riducendo costi e inquinamento. Questo approccio è cruciale sia per esigenze ambientali, dovute alla necessità di ridurre le perdite di nutrienti (soprattutto azoto e fosforo) nelle falde acquifere superficiali e profonde, sia per l’aumento dei prezzi dei concimi che sta interessando i fertilizzanti di sintesi come l’urea in conseguenza dell’aumento dei costi dell’energia.

Statistica: Campionamento

Semina a Rateo Variabile

Per esprimere al massimo le proprie potenzialità, il rateo variabile nella concimazione dovrebbe essere utilizzato in sinergia con altre operazioni colturali, con particolare riferimento alla semina. Un terreno poco fertile, sciolto e povero di sostanza organica, ha sicuramente minori potenzialità produttive rispetto a terreni franchi o franco-argillosi con buona dotazione organica, per cui sarà necessario calibrare la densità di semina in base a tali caratteristiche. Adattare la densità di semina alle specifiche zone del campo, come nel caso del riso che non accestisce in presenza di elevati tassi di calcare attivo, significa aumentare la dose di seme nelle zone dove è necessario per garantire una produttività uniforme e ottimale.

Irrigazione di Precisione

Il percorso agronomico per la razionale progettazione di un impianto irriguo di precisione parte dalla conoscenza delle proprietà idrauliche del terreno. In tal senso, la mappatura diviene punto di partenza nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione degli impianti irrigui, sia che si tratti di colture stagionali, sia pluriennali. La correlazione tra variabilità spaziale e pianificazione colturale all’interno dell’azienda rappresenta la chiave di lettura per la scelta del/dei sistema/i d’irrigazione. La mappatura delle caratteristiche del suolo può aiutare a pianificare e ottimizzare i sistemi di irrigazione, apportando esattamente l'acqua di cui la coltura ha bisogno, né più né meno, ottimizzando l'uso dell'acqua.

Scelta delle Colture o dei Portainnesti

Le mappe del suolo possono influenzare la scelta delle colture da coltivare in determinate aree, consentendo agli agricoltori di adattare le loro coltivazioni alle condizioni del suolo esistenti. Questa capacità di scegliere in modo informato contribuisce a una maggiore resilienza e produttività dell'azienda agricola.

Monitoraggio del Vigore Vegetativo e Mappe Nutrizionali

Il fabbisogno colturale è quantificato mediante la stima delle asportazioni massime ricavabile dai dati storici di produzione mappata in campo e/o dal monitoraggio in stagione del vigore vegetativo mediante sensori multispettrali utilizzati a terra, montati su drone o su satellite. I dati di questi sensori consentono il calcolo di opportuni indici vegetativi (NDVI, NDRE, CIG ecc.) o di modelli di regressione basati sui valori di riflettanza della vegetazione per opportune bande spettrali. L’NDVI (Indice di Vegetazione a Differenza Normalizzata) è un indicatore dell’attività fotosintetica della pianta e fornisce informazioni di tipo nutrizionale.

Ad esempio, un metodo efficace e semplice è quello del calcolo dell’“indice di risposta” con il quale si definisce, per ogni zona omogenea individuata in base alle caratteristiche del suolo e/o del vigore vegetativo, il valore massimo di un indice vegetazionale e quindi si va a modulare la distribuzione di fertilizzante in base alla differenza tra indice massimo e indice attuale nelle singole aree. Grazie ai servizi di GIS (Geographic Information System) e NDVI, è possibile consultare mappe nutrizionali dettagliate che mostrano la distribuzione e l’evoluzione dei nutrienti nel suolo e nella pianta durante tutto il ciclo colturale, con il supporto di una piattaforma online interattiva avanzata.

Mappa NDVI per il vigore vegetativo

Il servizio GIS consente di offrire ai propri clienti mappe di fertilità basate sull’analisi del suolo, a partire da punti georeferenziati. Attraverso questo sistema si studia la disponibilità nutrizionale del terreno e la sua composizione sull’intera area analizzata, valutando tutti gli elementi di interesse. Allo stesso modo, la mappatura georeferenziata delle foglie permette di interpretare la situazione nutrizionale della coltura in qualsiasi stadio fenologico. Le raccomandazioni tecniche basate su queste analisi permettono di ottimizzare l’uso dell’acqua e degli input agronomici, apportando esattamente ciò di cui la coltura ha bisogno, né più né meno.

Mappe di Produzione come Strumento Diagnostico

Usare le mappe di produzione per dedurre i contorni di aree omogenee di suolo è un metodo assai diffuso poiché a costo quasi nullo. Il metodo di funzionamento è semplice: quando una macchina raccoglitrice (come una mietitrebbia o una vendemmiatrice) avanza in campo, misura metro dopo metro la quantità di prodotto raccolta ed è in grado di memorizzare tale dato geolocalizzandolo. Si possono così produrre delle mappe di produzione in cui, all'interno di uno stesso appezzamento, sono identificate le aree che hanno prodotto di più e quelle invece che hanno prodotto di meno. Definendo diverse classi di produzione, ad esempio tre o quattro, è possibile dividere spazialmente il campo in zone di produzione omogenea. Affinché i dati siano attendibili è però necessario basarsi su mappe di più anni, almeno cinque o sei. Questi dati annuali vengono elaborati e confrontati tra loro per normalizzare le variazioni stagionali e generare una mappa che evidenzi i trend pluriennali.

Mappa di produzione agricola

Il Suolo Italiano e le Sfide della Sostenibilità

Il suolo è un organismo complesso e la sua salute è fondamentale per l'ecosistema e la produzione alimentare. Purtroppo, il suolo italiano è degradato. Attività industriali, urbanizzazione, inquinamento e pratiche agricole non più sostenibili ne hanno ridotto la fertilità. La qualità di un suolo dipende da innumerevoli fattori. Da una parte ci sono le attività umane (industria, agricoltura, cementificazione) che alterano direttamente la struttura e le funzioni dei suoli; dall’altra, alcuni fenomeni naturali concorrono al loro degrado. È un problema di vasta portata, considerando che ci vogliono circa 300 anni perché circa 20 cm di suolo si formino in un clima temperato come il nostro.

Secondo i dati dell’Osservatorio Siccità del CNR, fra giugno 2023 e agosto 2024 in Italia si sono registrate condizioni di siccità estrema, soprattutto al Sud, oltre alle alluvioni nelle regioni settentrionali. Siccità ed alte temperature inaridiscono il suolo rendendo la sopravvivenza di questi organismi impossibile, e con essi, quella delle piante da cui noi umani, e non solo, ricaviamo cibo. Un suolo in salute, comunque, deve garantire tutta una serie di funzioni biologiche, e la mappatura della sua fertilità contribuisce a monitorare e mitigare questi impatti.

Indicatori di Degrado del Suolo secondo l'EUSO

L'European Soil Observatory (EUSO) utilizza diversi indicatori per analizzare i rischi indotti dalla siccità estrema e dall’aumento delle temperature, fornendo un quadro più chiaro dello stato di degrado. La visualizzazione riporta i valori di tre indicatori dello stato del suolo:

  • Perdita di carbonio organico: Il carbonio organico è il prodotto della degradazione di piante e resti di animali. La concentrazione di queste sostanze dipende da molti fattori e non è assolutamente omogenea: essa cambia in base alla geografia (per esempio, montagna o pianura), origine del suolo, vegetazione ecc. La perdita di carbonio organico è una misura della diminuzione della quantità di carbonio organico attuale (misurata nel 2018) rispetto a un livello massimo teorico che dipende dal tipo di suolo. Non si tratta, quindi, di un valore assoluto, ma di un valore relativo. I ricercatori hanno definito delle soglie per ogni tipo di suolo oltre le quali il terreno è da considerare degradato; i dati EUSO mostrano che questa soglia è stata superata in almeno 12 regioni italiane, distribuite da Nord a Sud. L’EUSO ha stabilito che suoli per cui questa perdita è stata maggiore del 60% sono fortemente degradati.

  • Rischio di salinizzazione: Una siccità estrema richiede irrigazione. Controintuitivamente, questa pratica può essere causa di degrado del suolo perché causa la sua salinizzazione, cioè un aumento dei sali (soprattutto a base di sodio, come il sale da cucina), che destruttura il suolo rendendolo vulnerabile all’erosione e impedisce ai microrganismi di prosperare. I ricercatori dell’EUSO hanno scelto proprio l’estensione del terreno soggetto ad irrigazione intensiva come indicatore del rischio di salinizzazione. Il rischio di salinizzazione è misurato come la superficie equipaggiata per irrigazione per almeno il 30%. Oltre al picco riportato per la Puglia, dove ben il 26% del territorio è esposto a salinizzazione, gradi inferiori di questo rischio sono emersi per tutte le regioni tranne che per le regioni montuose del Nord.

  • Perdita di microrganismi: La perdita di microrganismi è il risultato di 13 indicatori che tengono conto di diverse attività biologiche (funghi, vermi, batteri) e proprietà fisiche che ostacolano la proliferazione di microrganismi (inquinamento, impermeabilizzazione, frammentazione).

Comprendere la natura del degrado del suolo è necessario per poter elaborare politiche efficaci di protezione. Quasi tutti i modelli di simulazione climatica prevedono un aumento di fenomeni estremi nel futuro prossimo. La mappa dell’Italia mostra il valore dello Standard Precipitation Index (SPI) calcolato su 12 mesi. L’SPI è un indice che misura l’umidità del suolo dovuta esclusivamente a precipitazioni.

Mappa Italia Standard Precipitation Index (SPI)

Vantaggi Strategici e Prospettive Future della Mappatura del Suolo

La mappatura della fertilità del terreno, e in generale delle sue caratteristiche, si configura come una scelta strategica imprescindibile per l'agricoltura moderna. Permette una gestione più consapevole ed efficiente, superando la tradizionale omogeneizzazione delle pratiche agricole, che spesso non tiene conto delle reali esigenze del terreno.

La mappa può essere utilizzata e compresa da tutti, anche nelle aziende che per il momento non utilizzano tecniche di precisione, fungendo da base per future implementazioni. La sostituzione della trazione animale con mezzi meccanici sempre più potenti ha spinto infatti alla creazione di campi più grandi eliminando dislivelli, siepi e altri elementi di separazione, rendendo ancora più critica la necessità di una gestione dettagliata delle grandi superfici.

L'adozione di questi strumenti e servizi innovativi non solo contribuisce alla produttività aziendale ma anche alla sostenibilità ambientale, riducendo gli sprechi e l'impatto ecologico delle attività agricole. Le mappe di fertilità sono, in definitiva, una risorsa per un’agricoltura più produttiva e più sostenibile.

Agricoltore moderno con tecnologie di precisione

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