Un antico detto afferma che l'abito non fa il monaco, suggerendo che spesso le apparenze ingannano. Eppure, nel mondo della liturgia e della tradizione cristiana, l'abbigliamento non è mai un mero fatto estetico, ma un linguaggio fatto di simboli, gradi gerarchici e significati spirituali profondi. Dalla quotidiana veste sacerdotale ai paramenti solenni, fino alla veste bianca indossata nel giorno del Battesimo, ogni dettaglio racconta una storia di appartenenza, servizio e rinascita interiore.

L’abito sacerdotale: tra quotidianità e liturgia
Si può dire che gli indumenti del sacerdote non differiscono da quelli normalmente usati dagli uomini se non per qualche dettaglio. Il sacerdote è sovente indossare indumenti essenziali e monocolore privi di fronzoli o arricchimenti grafici quali stampe o disegni geometrici o quanto meno scritte che non siano legate a qualche associazione cristiana, insomma niente abiti all'ultima moda. Nell’indossare indumenti, tra virgolette comuni e non prettamente ecclesiastici, deve prediligere per quanto riguarda le camicie quelle classiche dalle tinte scure (nera, blu scuro) in inverno, o chiare (celeste o bianca) nel periodo estivo. Indispensabile è che abbiano il colletto al fine di poter inserire il collarino bianco, accessorio che visivamente distingue il prete, uomo, dai cristiani del suo stesso sesso.
Sopra la camicia, nei mesi invernali, sono posti maglioncini a collo a V o girocollo a cui associare giacche e cappotti dalle tinte scure. Quanto alla parte sottostante il pantalone, in genere in stoffa, lana o cotone, è nero ed è indossato in modo da non aderire al corpo. Le scarpe, sono prettamente classiche nere o anche da ginnastica ma sempre modelli non appariscenti e dai colori non eccentrici.
L'abito talare è il vestito indossato dai preti in alcune confessioni cristiane, soprattutto in quella cattolica. Il nome deriva dal latino tallus, che significa tallone, indicandone la lunghezza appunto fino ai piedi e suggerendone inoltre l'origine ebraica. In questo modo, anche negli abiti si è voluta sottolineare una continuità con la tradizione ebraica. Un elemento fondamentale delle vesti sacerdotali è la fascia da portare in vita, da abbinare sempre a seconda del proprio ruolo. Gli alti gradi aggiungono inoltre una mantellina detta pellegrina.
Il ruolo dell'abito corale e della mantelletta
Esistono poi diversi tipi di abiti a seconda delle occasioni di utilizzo. Ad esempio, l'abito corale, indossato cioè durante le celebrazioni in quanto coro, segue un preciso cerimoniale a seconda della propria funzione e, come sempre, del grado ecclesiastico. Ad ogni modo, la componente principale resta l'abito talare, combinandolo poi con berretti e mantelle.
La mantelletta è una veste ecclesiastica non liturgica che fa parte dell'abito corale proprio di alcuni prelati della Chiesa cattolica. Si tratta di un piccolo mantello senza maniche e aperto sul davanti fino al collo, pendente fino all'altezza delle ginocchia. I vescovi indossavano la sola mantelletta se titolari oppure fuori dalla propria diocesi residenziale, presso la curia romana e al cospetto del Santo Padre, altrimenti indossavano la sola mozzetta atta a significare la propria giurisdizione.
Vestizione dei Paramenti Liturgici dei Presbiteri Don Salvatore Chindamo e Don Matteo Rocco Rizzo
I paramenti liturgici: la simbologia del sacro
Durante le celebrazioni, il prete indossa vestiti sacerdotali simbolo della tradizione e perciò pieni di significato. Questi vestiti sono comunemente detti paramenti. Il primo è l'amitto, ovvero un fazzoletto che si mette attorno al collo per coprire la talare. Il camice o alba, nome che ne indica il colore bianco e perciò la purezza, è una veste cha arriva fino alle caviglie e che anch'essa copre l'abito del sacerdote.
Simbolo di prontezza è invece il cingolo, una corda che si mette in vita e che ricorda il momento dell'Esodo, oltre a permettere al celebrante di poter svolgere la sua funzione comodamente. La stola posta sulle spalle attorno al collo è un altro segno del proprio grado gerarchico. Recentemente, sia per comodità che per desiderio di passare inosservati, alla talare si preferisce il cosiddetto clergyman, ovvero un completo di giacca, pantalone e camicia. In realtà, è di origine protestante e solo negli ultimi decenni ha preso piede anche nella Chiesa cattolica, nonostante inizialmente fosse mal tollerato. In effetti, secondo la CEI non può essere indossato per la celebrazione dei sacramenti, ma solamente per occasioni di viaggio.
Nel prepararsi a celebrare messa il sacerdote ha una serie di outfit tra cui scegliere a seconda del motivo della celebrazione, se si tratta di una messa ordinaria, di un matrimonio, di una messa natalizia, funebre o altro. In particolare, a cambiare è il colore dei paramenti, mentre gli indumenti sotto rimangono più o meno gli stessi. I colori hanno per la chiesa un valore simbolico, non sono un vezzo ma sono legati a ideali più profondi che affondano nel cristianesimo. Il verde, ad esempio, simboleggia la rinascita, la vita, l'avvento della stagione primaverile, in termini religiosi corrisponde alla "giovinezza della Chiesa".

Le Confraternite: l'abito come identità comunitaria
Ogni confraternita cattolica presenta un titolo preciso con dedica a un Santo o a un Mistero di fede, ha una regolare organizzazione con uno scopo definito da perseguire, ed è contraddistinta da un particolare abito di foggia e colore ben definiti. La veste esteriore deve essere segno dell'abito interiore, morale, dei Confratelli. Oltre al segno distintivo di appartenenza ad una Confraternita, è usata per il servizio liturgico, è un richiamo alla veste del Battesimo ed è distintivo di carità e amore verso i più bisognosi.
I Confratelli sono vestiti generalmente di un camice, anticamente sacco o saccone che richiama la tunica indossata da Gesù nella sua passione redentrice. Ai fianchi un cordone (o cingolo) di vario spessore, intreccio, colore, con grosse nappe alle estremità, che rievoca alle funi con cui fu legato il Signore e quindi fa sentire stretti a Lui. Sulle spalle la cappa (detta anche mantellina), il principale elemento identificativo dell’abito, colore e forma possono variare. Sulla cappa è fissato il distintivo detto anche medaglia o impronta che simboleggia la Confraternita.
L’abito è uguale per tutti, non è ammesso personalizzarlo, tranne quando sono previste differenziazioni per distinguere i dirigenti o chi ha qualche incarico come il Priore, però sempre come espressione di servizio e non di potere. L’indumento indica che i Confratelli, tutti figli di Dio, sono uguali tra loro e che la Confraternita è ordinata democraticamente e gestita in modo comunitario. Anche i colori hanno il loro significato. Nel caso della Confraternita del Santissimo Sacramento di Morcote, la veste è caratterizzata da due colori: il bianco che richiama il colore delle prime cappe indossate dai Flagellanti medievali, e il rosso che indica l'effusione dello Spirito Santo ed il fuoco della carità che deve infiammare il cuore dei Confratelli nell'esercitarne le finalità.
Il rito del Battesimo: la veste bianca come nuova dignità
È assai necessario spiegare il senso degli elementi o materie usati nel rito del Battesimo. Conviene potenziare questi segni per scoprire le realtà spirituali che significano e realizzano davvero. Nel Battesimo si usano, oltre all'acqua, l'olio dei catecumeni, il crisma, la veste bianca e la candela accesa. L'acqua è la materia principale del Battesimo. San Paolo paragona il cristiano al corridore di fondo e al gladiatore che compete per arrivare alla meta e vincere. Deve essere forte per seguire il cammino di Cristo senza scoraggiarsi, superando le tentazioni che vorranno sviarlo durante la vita.
Quest'olio applicato sul petto è come uno scudo che respinge il demonio e difende la fede. Si usa nel Battesimo, nella Confermazione e nell'ordinazione sacerdotale. In espressione teologica si dice che “imprime carattere”, ovvero segna, sigilla per sempre, per questo si tratta di sacramenti irripetibili. La veste bianca a volte non è altro che un piccolo panno sulla testa. Per esprimere il suo senso dovrebbe essere un vestito nuovo o una tunica bianca. Simboleggia la pulizia e la dignità di vita del cristiano aiutato dalla parola e dall'esempio dei suoi. “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo”.
Il rito con cui si celebra il Battesimo risale ai primi secoli del cristianesimo. Nella seconda metà del IV secolo a Gerusalemme la persona che veniva battezzata entrava senza calzari all’interno del vestibolo del battistero. Volgendosi ad occidente il battezzando esprimeva la sua rinuncia a satana e al male, e dopo aver ricevuti gli oli sacri, professava il credo rivolgendosi ad oriente, detto anche redditio symboli, perché per la prima volta il battezzando confermava in prima persona la fede ricevuta.

Il Battesimo quindi è il sacramento con il quale partecipiamo a pieno alla morte e risurrezione di Gesù. Paolo scrive: "Sepolti con Lui nel battesimo, in lui siete stati anche risuscitati in virtù della fede nella potenza di Dio che lo ha ridestato da morte". La veste bianca è un elemento che ricorre spesso nelle scritture e porta con sé una sensazione positiva di purezza, luce, gioia. Alcuni passaggi sono particolarmente famosi. Giovanni mentre descrive la risurrezione parla di "due angeli in bianche vesti"; oppure durante l’episodio della Trasfigurazione Marco dice "e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche".
Il rito di donare una veste bianca al bambino battezzato non fu in uso fin da subito, venne introdotto all’incirca nel IV secolo. Riprende la tradizione catecumenale di vestirsi di una veste bianca una volta usciti dal battistero. Allora la veste veniva indossata per tutto il periodo pasquale fino alla Domenica in albis. Oggi nel rito del Battesimo il gesto della consegna della veste è accompagnato dalla formula che il sacerdote recita: «Siete diventati nuova creatura e vi siete rivestiti di Cristo. Questa veste bianca sia segno della vostra nuova dignità: aiutati dalle parole e dagli esempi dei vostri cari, portatela senza macchia per la vita eterna».
Responsabilità e preparazione alla cerimonia
Il battesimo non è una cerimonia mondana ed in tal senso non è di buon gusto avere molti invitati da ricevere con sfarzo. È inoltre fondamentale che i prescelti si rendano conto dell’importanza del compito e accettino con gioia di portarlo a termine. Per le coppie non sposate basteranno i nomi senza i cognomi.
L’abbigliamento richiesto per gli invitati è sicuramente sobrio, ma comunque non lugubre: completo scuro sui toni del grigio/blu giacca e cravatta per i signori e tailleur o vestito per le signore. Sarebbe inoltre raccomandato evitare nero e viola. Si consiglia di non sfoggiare eccessive parure di gioielli o trucco pesante, così come scollature o minigonne vertiginose, ma di essere comunque curate ed eleganti. Per il festeggiato il discorso è diverso: se una volta si usavano pizzi e trini ora si pensa principalmente alla comodità. Abiti carini ma soprattutto morbidi, attenti alla stagione e alla sua tenera età.
È di rigore tenere in macchina il baby borsone, con l’occorrente per pappa e vari cambi. Questo non dovrà essere portato in chiesa, ma dovrà comunque essere a portata di mano subito dopo. I bebè sono imprevedibili. La consegna della veste e della candela accesa è un segno che responsabilizza i genitori e il padrino o la madrina a perseguire ciò che quella veste rappresenta, aiutando il bambino nel suo cammino di vita cristiana. Molti di noi sono stati battezzati appena nati e solo grazie alle fotografie e ai racconti dei genitori possono ricostruire quel giorno. Tra i tanti ricordi, il più tangibile è sicuramente la veste bianca che abbiamo indossato e che ora è conservata in qualche cassetto, a testimonianza di quel momento in cui, rivestiti di Cristo, si è iniziata una nuova esistenza.