La vita è spesso un intreccio di esperienze inattese, e poche storie rivelano la profondità e la complessità dell'esistenza umana come quella di Tommy, un simpatico e riccioluto adolescente autistico, e del suo straordinario rapporto con il padre, Gianluca Nicoletti. Queste pagine narrano la storia quotidianamente e banalmente vera di Tommy, un racconto che si dipana attraverso le sfide, le scoperte e l'amore incondizionato che definiscono la loro vita insieme. Il libro che raccoglie questa esperienza, "Una notte ho sognato che parlavi", è un memoir ironico e commovente, talvolta struggente, spesso allegro, e insieme un libro-verità che racconta con grande coraggio una patologia, troppo spesso rappresentata in modo fantasioso e iperbolico, oggi diffusissima. E, cosa che non molti sanno, una vera e propria emergenza sociale, la prima causa di handicap in Italia. Attraverso il punto di vista di un padre che si scopre felicemente indispensabile, emergono riflessioni profonde sulla comunicazione, la relazione e la natura stessa dell'autismo, svelando un universo intimo e universale al tempo stesso.

Il Libro: Uno Specchio della Realtà Autistica
"Una notte ho sognato che parlavi" offre un affresco vivido e senza filtri della vita con l'autismo. Il racconto inizia con un bambino che a tre anni era tanto buono e silenzioso - forse persino troppo - e di suo padre che, quando un neuropsichiatra sentenziò: «Suo figlio è attratto più dagli oggetti che dalle persone», non trovò tutto ciò affatto strano. In fondo, era stato così anche per lui: aveva cominciato a parlare tardissimo e ora si guadagnava da vivere proprio parlando; quindi, prima o poi, pure Tommy avrebbe iniziato a farsi sentire. Questa constatazione iniziale rivela la tendenza umana a normalizzare ciò che non si comprende pienamente, o a trovare conforto in similitudini personali, anche quando la realtà è ben diversa. La letteratura che tratta di autistici è oggi vastissima ma, pur avendone uno in casa, Gianluca non saprebbe dire se siano assimilabili a ogni altra forma di disabilità. A volte gli viene da pensare che siano individui nati orfani, indipendentemente dall’esistenza di chi li ha messi al mondo. L’autistico è un perenne estraneo, imprigionato tra gente a lui sconosciuta, inconoscibile, e dalla quale ha pochissime speranze di essere realmente capito. Il nostro problema nei loro confronti è invece la cura. Noi ci affanniamo a portarli a una condizione che giudichiamo salutare, quando in realtà potrebbe essere che loro non abbiano alcuna malattia. Sono solamente disinteressati a condividere i propri pensieri con noi. Ma è davvero importante capirsi? Gianluca si pone questa domanda osservando suo figlio incartarsi in un «comportamento problema». Quando si sbatte su un divano vuol dire che prova disagio, non vede un senso in quello che sta accadendo intorno a lui ed entra in uno stato ansioso. Non pensa che, comunicando il malessere, forse qualcuno potrebbe aiutarlo a risolverlo. No, non comunica, per quanto ognuno di noi cerchi di fargli capire che dalla sua famiglia non otterrebbe che affetto. Lui non trova utile esprimere un desiderio finalizzato alla risoluzione di un problema. Se le batterie del suo iPad sono scariche, continua a tenerlo in mano, pur sapendo benissimo come si mette in carica - infatti, se Gianluca se ne accorge e gli chiede di farlo, esegue con perizia l’operazione -, ma non sente la necessità di agire come autonomo istinto, tanto meno gli passa per la testa l’idea che qualcuno possa risolvere quel frangente, per lui sicuramente ragione d’infelicità. Di fronte a una difficoltà lui si arrende; da solo non può farcela, ma non può immaginare se non il vuoto attorno a sé. È come se, per una sua filosofia di vita, giudicasse questa emarginazione mentale ineluttabile. Perciò, Gianluca pensa che ogni autistico sia orfano dalla nascita, e che noi siamo al massimo i suoi genitori adottivi, che spesso si arrabattano invano l’intera vita per essere riconosciuti come tali. Questa riflessione, cruda e onesta, è un filo conduttore nel libro, un tentativo di decifrare la natura profonda dell'autismo e il ruolo dei genitori in questo contesto.
In seguito, con l’arrivo dell’adolescenza, le cose in famiglia improvvisamente cambiarono: quel bambino taciturno diventa un gigante con i peli, forzuto, talvolta aggressivo, spesso incontrollabile, e Gianluca, chiamato in causa dalla moglie sconfortata, si scopre - suo malgrado - un genitore felicemente indispensabile. Questo passaggio dall'infanzia all'adolescenza è descritto come un punto di svolta, un momento in cui la presenza paterna, inizialmente marginale, diventa centrale e insostituibile. «Il padre di un autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa» scrive Nicoletti. «È un oracolo da ascoltare stando fermi, e senza troppo arrabattarsi a farlo agitare sui nostri passi. Molto più interessante è respirarlo e cercare di rubare qualcosa del suo segreto d’immota serenità.» Questo ritratto poetico di Tommy rivela una connessione profonda, quasi mistica, che trascende la comunicazione verbale convenzionale. L'autismo, di cui si sa ancora pochissimo, non è un disturbo infantile: dall’autismo non «si guarisce». Questa affermazione è cruciale per comprendere la prospettiva del libro: l'autismo è una condizione permanente, che richiede un approccio di accettazione e adattamento costante, piuttosto che una ricerca di "cura".
L'Autore: Gianluca Nicoletti, Voce Narrante e Padre
Gianluca Nicoletti, giornalista, è una nota e pungente voce della radio italiana, conduce la trasmissione «Melog» (Radio 24) e collabora alla «Stampa». È autore di diverse opere, tra cui Ectoplasmi, Golem, Perché la tecnologia ci rende umani e, da Mondadori, Amen e Le vostre miserie, il mio splendore. La sua esperienza professionale come comunicatore e osservatore attento della società si riversa pienamente nella narrazione di "Una notte ho sognato che parlavi". La sua capacità di analizzare e descrivere la complessità del mondo, unita alla sua profonda esperienza personale, rende il suo racconto particolarmente autorevole e toccante. La sua penna disincantata e ironica permette di affrontare un tema delicato come l'autismo con una sincerità che non scade mai nella commiserazione, ma invita alla riflessione e alla comprensione. Il suo stile è quello di chi sa giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite, offrendo al lettore una prospettiva unica e mai banale.
Premessa: La Nascita, il Ruolo Paterno e la Riscoperta del Legame
Quando Tommy nacque, Gianluca non c’era. In quei giorni, invece che aspettarlo, si ingaglioffiva al Festival della canzone di Sanremo. Era comunque sicuro di tornare, da quella trasferta di lavoro, in tempo per il parto. Si era fidato del pronostico dell’ostetrica cinese, ma la signora aveva sbagliato i conti di una settimana. Tommy è il suo secondogenito. Chiunque venga al mondo dopo il primo radioso figliolo deve rassegnarsi: gli restano ben pochi rimasugli della breve fase euforica di ogni paternità. Fortunatamente, però, nessun figlio minore, alla nascita, si fa un gran problema del fisiologico calo dell’attenzione paterna, in quei momenti serve soprattutto una madre. Gianluca immagina, fra l’altro, che sia fin troppo occupato a salvarsi la vita dagli attentati di gelosia del fratello maggiore, che si sente spodestato. Sostiene a ragion veduta questa idea perché, da parte sua, tentò l’omicidio di suo fratello ben due volte nel suo primo anno di vita. Lo aggredì alla testa con un barattolo di conserva e, qualche tempo dopo, tentò di sgozzarlo con delle forbici da potatore.
Salone del Libro 2013, Gianluca Nicoletti: autistico per stare con Tommy
Gianluca ha sempre pensato, ancora una volta per sua esperienza, che un figlio capisca d’istinto che ogni consapevolezza di avere un padre è circostanza passeggera, mentre è subito chiaro che, al massimo, si può contare su un intrattenitore, un trasportatore, un gregario al maternage dei primi anni di vita. Quando la vacatio patris dovesse essere segnalata come un’assenza lancinante - nel caso di padre in fuga, padre totalmente emasculato, padre professionalmente oberato - il figlio maschio scolpirà nella sua memoria ogni disagio che gli ha procurato l’uomo con cui mitologicamente rivaleggia per un posto al calduccio fra due tette. Con la crescita trarrà da quell’assenza validi elementi di risentimento, saranno i suoi fedeli alleati per diventare adulto; nulla come i ricordi di fanciullesco dolore sono utili risorse all’indipendenza. Gianluca non crede di essersi adoperato molto perché Tommy potesse coltivare riserve di edificante rancore, per alimentare il mito del parricidio necessario. Questo almeno fino a poco fa. Prima che Tommy arrivasse alla soglia dell’adolescenza, ci fosse o non ci fosse era per lui completamente indifferente. Dal giorno del suo primo attacco epilettico, però, quel bimbo gigante è stato capace di riprendersi la sua attenzione, come fosse il primo tra i figli. E ora, che ha quattordici anni, sta occupando a tempo pieno ogni sua giornata. Ormai tutti sanno che Gianluca è disponibile a patto che glielo permetta la sua appendice.
Vorrebbe essere a sua volta un diversamente normale patentato, ancor più di quanto già lo hanno spesso giudicato. Ma sa che, per quanto si sforzerà, al massimo potrà essere visto come un signore originale, con idee curiose, anche spesso paradossali. Essere un soggetto afflitto da «disturbo generalizzato della comunicazione e della relazione», con tanto di carta bollata, sarebbe per lui persino tranquillizzante. Purtroppo, però, è dipendente dall’attenzione dei suoi simili. Quando gli interessa una persona le parla, la studia, la turlupina, si sforza di tirarne fuori il maggior vantaggio possibile. Lo fa come chiunque normalmente fa, sia che chieda un chilo di zucchine alla vecchia fruttivendola del mercato Trionfale, sia che aneli a un contatto utile, a una relazione per la vita o semplicemente a una fugace intima dazione. L’autistico è una persona che se ne infischia di tutto questo. Al massimo può dedicare al prossimo uno sguardo stralunato, senza grande trasporto e pensando a chissà cosa. Ma può capitare che, nel mucchio degli «stranieri», ne scelga uno; che lanci un filo impalpabile e accalappi il fortunato. Non si sa quale sia il principio della scelta, né quanto tempo durerà la connessione. Forse per tutta la vita, forse solo per una stagione. Gianluca per ora sa che è stato scelto, non riuscirà più a tirarsi indietro.
Un Bambino Tranquillo, Poi un Adolescente Impetuoso
Natalia, la moglie di Gianluca, iniziò il travaglio per Tommy alla mattina. Era il 26 febbraio 1998. Gianluca, a molti chilometri di distanza, conduceva il suo programma alla radio. Lo seppe solo quando finì la trasmissione. Nessuno lo avvertì, per evitare che potesse interrompere il programma. Questa iniziale distanza fisica e emotiva si è trasformata radicalmente nel tempo. La trasformazione di Tommy da bambino "troppo" silenzioso a adolescente forzuto, talvolta aggressivo e incontrollabile, costringe il padre a ridefinire il proprio ruolo e la propria percezione della normalità. Il silenzio infantile di Tommy, inizialmente non percepito come un campanello d'allarme dal padre, acquista un significato diverso alla luce della diagnosi e dell'evoluzione successiva. Questa fase di transizione è fondamentale per la storia, poiché segna l'inizio di una nuova consapevolezza e di un impegno ineludibile per Gianluca.
Un Rivelatore di Umanità Grottesca
La convivenza con l'autismo, come raccontato nel libro, diventa un catalizzatore che rivela le sfaccettature spesso grottesche della società e dell'interazione umana. Le difficoltà non si limitano alla gestione dei comportamenti di Tommy, ma si estendono alle reazioni del mondo esterno. L'esperienza di Gianluca e Tommy, fatta di impegnative (per il padre che deve pedalare per due) e piacevoli (per il figlio che va a rimorchio) gite in tandem su e giù per Roma, è costellata anche di meno piacevoli visite negli uffici della ASL per ottenere un permesso di parcheggio per disabili irragionevolmente negato. Questo esempio concreto illustra come la burocrazia e la mancanza di empatia possano trasformarsi in ostacoli insormontabili, evidenziando una "umanità grottesca" che fatica a comprendere e a supportare chi è diverso. Ogni sfioramento, emotivo o concreto, di un nostro simile ci scaricherà nelle sinapsi tonnellate d’informazioni, sicuramente gratificanti, ma per la stessa e identica ragione anche un gran peso da gestire alla nostra felicità e serena esistenza. Proprio grazie a quest’alchimia inconsapevole, fatta di continuo altalenarsi tra attesa e disillusione, noi siamo comunque classificati come individui nella norma. L’anormale autistico, invece, di questo struggimento fa benissimo a meno, non per scelta, ma proprio per costituzione genetica. Lui è nato libero, ma sembra che noi, quasi per invidia, facciamo di tutto per costringerlo a costruirsi gli stessi legami che appesantiscono le nostre esistenze e che, neanche inventandoci la psicoanalisi, siamo riusciti a elaborare. Questa visione critica del mondo "normale" e delle sue pretese di conformità è un aspetto centrale della narrazione.

Ipersensibilità e la Vita in Tandem
La vita di Tommy è segnata da una profonda ipersensibilità, che si manifesta attraverso i suoi "comportamenti problema" quando si sente a disagio o non comprende il mondo circostante. Gianluca osserva come Tommy, di fronte a una difficoltà, si arrenda; da solo non può farcela, ma non può immaginare se non il vuoto attorno a sé. Questa dinamica è il cuore della loro relazione e delle "acrobatiche organizzazioni famigliari per conciliare lavoro-scuola-terapie-svago (districandosi fra deliziose insegnanti di yoga, esperti di ippoterapia, demotivati insegnanti di sostegno, svogliati operatori sociosanitari)". La metafora delle gite in tandem, su e giù per Roma, è emblematica del loro rapporto: Gianluca pedala per due, mentre Tommy va a rimorchio, godendosi il viaggio. Questa immagine suggerisce un equilibrio precario ma essenziale, dove il padre è la forza motrice e il figlio il passeggero privilegiato, una danza tra dipendenza e scoperta reciproca. Tommy è un oracolo da ascoltare stando fermi, e senza troppo arrabattarsi a farlo agitare sui nostri passi. Molto più interessante è respirarlo e cercare di rubare qualcosa del suo segreto d’immota serenità.
Genitori Emotivamente Soppressi e un'Armonia Perduta
L'esperienza di avere un figlio con autismo porta spesso i genitori a vivere un'esistenza emotivamente soppressa, dove le proprie esigenze e sentimenti vengono messi in secondo piano rispetto ai bisogni del figlio. Le "acrobatiche organizzazioni familiari" descrivono una quotidianità fatta di compromessi e sacrifici, dove l'armonia familiare, intesa in senso tradizionale, può sembrare perduta. Tuttavia, proprio in questa apparente perdita, si genera una nuova forma di armonia, unica e resiliente. Il padre di un autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Questa profonda connessione, pur nascendo da una condizione difficile, può trasformarsi in una fonte inaspettata di forza e comprensione reciproca. Gianluca si ritiene fortunato di essere stato scelto da Tommy per fargli da padre, proprio nell’età in cui, addentati dai furori dell’adolescenza, i figli in genere prendono i padri a pesci in faccia. Questo rovesciamento della prospettiva offre un punto di vista potente sulla genitorialità non convenzionale.
Oltre l'Era della Comunicazione
Uno dei punti focali del racconto di Nicoletti è la riflessione sulla comunicazione. Noi psico-abili svisceriamo le nostre vite nell’anelito mai saziabile di entrare in comunione con altre persone, di amarle ed esserne a nostra volta amati, di sopraffarle, di divorarle, di capirle, di essere compresi, adulati, stimolati. Per qualcuno, persino mortificati o umiliati. Ogni nostra angustia, la maggior parte delle volte, è influenzata da un’interferenza di comunicazione. Se per un giorno azzerassimo il bisogno di comunicare che ci rende bestie sociali, saremmo anche noi normalmente autistici. Sia chiaro, Gianluca non vuole giustificare una patologia, illudendosi che sia uno stato di privilegio: c’è tutta una parte di sofferenza che non può essere sottostimata. Ma il cervello dell’uomo a noi sembra funzionare a puntino, con tutti i meccanismi ben lubrificati, unicamente se accettiamo di usarlo nella relazione. L'autistico, invece, di questo struggimento fa benissimo a meno. Tommy è l’incarnazione di un modo di essere che trascende le convenzioni della comunicazione verbale e relazionale. L'autore ci invita a riconsiderare il nostro stesso bisogno ossessivo di comunicare, suggerendo che l'autismo, pur essendo una condizione di sofferenza, offre anche una prospettiva alternativa su cosa significhi essere in relazione con il mondo.
Un Sostegno Poco di Sostegno
Il percorso di cura e supporto per Tommy rivela le carenze e le contraddizioni del sistema. Le "acrobatiche organizzazioni famigliari" per conciliare le varie esigenze di Tommy si scontrano con le realtà di "demotivati insegnanti di sostegno, svogliati operatori sociosanitari". Queste osservazioni dipingono un quadro di un sistema che, pur avendo le intenzioni di fornire aiuto, spesso fallisce nell'offrire un sostegno efficace e motivato. Le visite negli uffici della ASL per ottenere un permesso di parcheggio per disabili irragionevolmente negato sono un esempio calzante delle frustrazioni che i genitori devono affrontare. Questo aspetto del racconto mette in luce la necessità di una maggiore consapevolezza e formazione all'interno delle istituzioni, per garantire che il "sostegno" sia reale e non solo nominale.
Aiuto! E Second Life: Alla Ricerca di Nuove Prospettive
La domanda implicita di "Aiuto!" risuona attraverso il racconto, manifestando la solitudine e le difficoltà dei genitori di fronte a una condizione così complessa. In questo contesto, l'idea di una "Second Life" può essere interpretata come la ricerca di nuovi modi di esistere, di trovare significato e felicità al di fuori dei percorsi tradizionali. Per Gianluca, questo significa rimettersi in gioco come padre, accettando un ruolo che inizialmente non aveva previsto, ma che ora lo definisce profondamente. Posso quindi ritenermi fortunato di essere stato scelto da Tommy per fargli da padre, è un'affermazione che racchiude la riscoperta di un senso, una rinascita personale attraverso il legame con il figlio.
Coming Out e La Ragazza in Bombetta: L'Adolescenza e la Sessualità
Con l'adolescenza di Tommy, emergono nuove sfide, tra cui la gestione della nascente (e prorompente) sessualità. Questi aspetti della vita di un adolescente autistico sono spesso ignorati o trattati come un "argomento tabù". Il libro affronta queste tematiche con la stessa franchezza e disincanto. L'espressione "Coming out" può riferirsi non solo alla scoperta dell'identità sessuale, ma anche alla rivelazione della propria condizione autistica in un mondo che fatica ad accoglierla pienamente. "La ragazza in bombetta" potrebbe essere un riferimento a una figura, reale o immaginaria, che rappresenta un primo approccio di Tommy al mondo delle relazioni affettive o della sua individualità emergente, esplorando le sue prime pulsioni e desideri in un modo che è unico e peculiare per la sua condizione. Questi momenti, pur essendo delicati, sono parte integrante della crescita e dell'umanità di Tommy.
Prepararsi al Peggio e Un Argomento Tabù
La consapevolezza che dall’autismo non «si guarisce» costringe i genitori a prepararsi a un futuro incerto e complesso. L'espressione "Prepararsi al peggio" non è un segno di disperazione, ma di pragmatismo di fronte a una condizione che richiede una gestione a lungo termine. Affrontare «un domani» il suo futuro è una preoccupazione costante. Molti aspetti dell'autismo e della vita delle persone autistiche rimangono "un argomento tabù" nella società, spesso per ignoranza o disagio. Questi includono la sessualità, l'indipendenza, l'integrazione sociale e lavorativa. Il libro di Nicoletti ha il merito di portare alla luce questi argomenti, sfidando i pregiudizi e le semplificazioni. Non vorrei suscitare commiserazione, anzi vorrei far riflettere su quale fortuna rappresenti per lui tutto questo: totale inconsapevolezza del concetto di morte, di fine, di tempo che si consuma. Nessuna possibilità di addolorarsi, o sentire la menomazione di una perdita. Questa prospettiva, pur riconoscendo la sofferenza, offre una visione quasi controintuitiva di una "fortuna" che risiede nella diversa percezione della vita.
Un Matrimonio Combinato, Stato: Libero, Diritti Negati
L'idea di un "matrimonio combinato" può essere una metafora per la necessità, per i genitori di persone autistiche, di organizzare e pianificare meticolosamente ogni aspetto della vita dei figli, dalla cura all'integrazione sociale, quasi come se stessero "combinando" un destino. Tommy è come un individuo il cui "Stato: Libero" è una condizione innata, geneticamente determinata, rispetto alle costrizioni sociali e comunicative. Lui è nato libero, ma sembra che noi, quasi per invidia, facciamo di tutto per costringerlo a costruirsi gli stessi legami che appesantiscono le nostre esistenze. Tuttavia, questa libertà innata spesso si scontra con i "Diritti negati" o difficilmente ottenibili, come il permesso di parcheggio per disabili o un sostegno adeguato. La lotta per il riconoscimento e l'applicazione di questi diritti è una battaglia quotidiana che i genitori devono affrontare per garantire una vita dignitosa ai propri figli.

Il Cattivismo e Sì e No: Complessità delle Interazioni
La convivenza con l'autismo può portare a incontri con il "cattivismo", inteso come la malizia o l'insensibilità delle persone di fronte alla diversità. Risse verbali per un posto a sedere in autobus, ad esempio, sono piccole manifestazioni di questa intolleranza. La difficoltà nel comunicare, le risposte a volte ambigue o incomprensibili di Tommy, si traducono in un mondo di "Sì e no" costanti, dove le certezze sono poche e l'interpretazione è sempre necessaria. Questo richiede una pazienza infinita e una capacità di lettura delle intenzioni che va oltre le parole. Il mondo di Tommy è un mondo in cui il significato delle cose è spesso implicito e non direttamente espresso, costringendo chi lo circonda a una continua decodifica.
Una Presenza Relazionalmente Trasandata e La Nostra Anfetamina
Tommy rappresenta una "presenza relazionalmente trasandata" nel senso che le sue modalità di interazione non seguono le convenzioni sociali. Non si preoccupa di compiacere o di adeguarsi, e al massimo può dedicare al prossimo uno sguardo stralunato, senza grande trasporto e pensando a chissà cosa. Questo disinteresse per le dinamiche sociali ordinarie può essere interpretato come una forma di libertà, ma anche come una sfida per chi cerca di stabilire un contatto. Nonostante ciò, per Gianluca, Tommy è diventato "la nostra anfetamina", un motore inesauribile di energia e impegno, che lo spinge a vivere con intensità ogni momento. La sua presenza, pur richiedendo sforzi immensi, è diventata una fonte di vitalità e un centro intorno al quale ruota l'intera esistenza del padre. Ormai tutti sanno che Gianluca è disponibile a patto che glielo permetta la sua appendice, ovvero Tommy.
Insettopia: Un Mondo a Parte
Il termine "Insettopia", pur non essendo esplicitamente descritto nel testo fornito, evoca l'idea di un mondo a parte, un universo parallelo e peculiare in cui vive Tommy. Potrebbe riferirsi a un interesse specifico e assorbente, tipico di molte persone con autismo, o a una metafora della loro esistenza in un ambiente che non sempre comprende o accetta le loro peculiarità. Questo "mondo" è difficile da penetrare per gli "psico-abili", che spesso si affannano invano a voler normalizzare l'autistico, senza rendersi conto che questo ha una sua logica interna e una sua armonia.
In Nome del Padre, Lui, Giovane Guerriero
Il libro è scritto "In nome del padre", ovvero dal punto di vista di Gianluca Nicoletti, che racconta la sua esperienza, le sue riflessioni e le sue battaglie. Ma è anche un omaggio a Tommy, "Lui, giovane guerriero", che affronta ogni giorno le sfide della sua condizione con una resilienza innata. La sua lotta è silenziosa, spesso incompresa, ma costante. Tommy è la mia ombra silenziosa. Se siamo insieme, lui è sereno e io sono tranquillo. Se non altro, sono sicuro che nessuno mi chiamerà per correre a tranquillizzarlo. Questa frase evidenzia la forza del legame e la fiducia reciproca che si è instaurata tra padre e figlio, trasformando la dipendenza in un conforto condiviso.
Ripartire da Tommy: Una Nuova Vita, Una Nuova Normalità
L'esperienza con Tommy ha costretto Gianluca a "Ripartire da Tommy", a ridefinire le sue priorità e la sua stessa identità. Ha preso atto da poco di avere un problema davvero grosso per le mani, ma anche ora che lo sa con certezza, se deve essere sincero, non è che la cosa lo turbi molto. Certo, si sente limitato quando si accorge che nel suo tempo la sua presenza è diventata costante, ma è una limitazione legata soprattutto alla sua necessità di continuare a gestire relazioni: se fosse per lui, è sicuro che gli starebbe più che bene trotterellargli accanto ovunque vada e qualunque cosa faccia. Questa accettazione e riorganizzazione della vita intorno al figlio è la testimonianza di un amore profondo e di una forza interiore inaspettata. È l'apoteosi del desiderio di ogni genitore d’avere i figli eternamente vicini, ma reinterpretata attraverso la lente dell'autismo, dove la vicinanza è una necessità e una benedizione.
E per Finire, un'Utopia: La Speranza Oltre la Realtà
Il libro si conclude con l'idea di un'"utopia", un desiderio per un futuro in cui la comprensione e l'accettazione dell'autismo siano più diffuse. È una speranza che va oltre la realtà attuale, un auspicio per una società più inclusiva e meno giudicante. Gianluca non credo di aver operato molto perché Tommy potesse coltivare riserve di edificante rancore, per alimentare il mito del parricidio necessario. Invece, la relazione con Tommy si è trasformata in qualcosa di completamente diverso, un legame di comprensione profonda che non ha bisogno di parole. Tommy non leggerà mai questo libro, perché non gliene importerà mai nulla di quello che Gianluca possa aver scritto qui, ammesso che un giorno riesca a fare qualcosa di assimilabile al leggere. Tuttavia, la scrittura è un atto di amore, un modo per condividere l'esperienza e forse, un giorno, contribuire a creare un'utopia dove l'autismo sia compreso non come una malattia da curare, ma come una diversa forma di esistenza da accogliere e valorizzare, un segreto d’immota serenità da cui attingere.
