Quando si parla di balene e delfini, di solito si fa un po' di confusione. Sono pesci? Sono mammiferi? Ma ha importanza in quale gruppo si trovano questi animali? Una cosa è certa: è importante! Balene e delfini depongono le uova come i pesci? La risposta a questa domanda ci porta a esplorare le affascinanti caratteristiche biologiche dei mammiferi, con un focus particolare su quelli marini, e a comprendere le divergenze nel regno animale riguardo alla riproduzione e alla cura della prole.
La Distinzione Fondamentale: Mammiferi Marini e la Riproduzione
Balene, delfini e focene sono ciò che noi, scienziati marini, chiamiamo cetacei. In sostanza, i cetacei sono mammiferi marini completamente adattati alla vita nell'oceano. In quanto mammiferi, i cetacei sono più vicini a noi dei pesci. Perché? Come già detto, i pesci e i mammiferi marini non condividono il modo in cui portano i loro piccoli o il loro comportamento di allattamento. Ma le balene e i delfini possono deporre le uova? Infatti, le balene e i delfini hanno una fecondazione interna, portano in grembo i loro piccoli e danno alla luce dei piccoli vivi. D'altra parte, la maggior parte delle specie ittiche porta i propri piccoli in uova che depongono in punti specifici.

Questo significa che, a differenza della maggior parte dei pesci, i cetacei non si riproducono per oviparità, ovvero deporre uova. La loro strategia riproduttiva è vivipara, caratteristica distintiva dei mammiferi, che implica lo sviluppo del feto all'interno del corpo materno.
Respirazione e Adattamenti Marini
I cetacei hanno i polmoni, il che significa che non possono respirare sott'acqua e devono risalire in superficie per prendere l'ossigeno dall'aria. Quindi sì, sono ottimi apneisti! Il tempo che possono trascorrere sott'acqua dipende dalla specie e dalle dimensioni degli individui, e varia da 5 a 60 minuti. Questa dipendenza dall'aria atmosferica è un altro chiaro indicatore del loro lignaggio mammifero, nonostante la loro vita completamente acquatica.
Fin whale breath (slo-mo)
Il Ciclo Riproduttivo dei Cetacei
Come già detto, i cetacei rimangono incinti di un solo piccolo e, una volta nato, lo allattano con il latte materno. La durata della gravidanza, così come le volte in cui rimangono incinte nel corso della loro vita, variano a seconda della specie.
| Specie | Nome Comune | Gestazione | Parto | Svezzamento |
|---|---|---|---|---|
| Balaenoptera musculus | Balenottera azzurra | 10 - 12 mesi | 2 anni | 6 - 8 mesi |
| Megaptera novaeangliae | Megattera | 11 - 11.5 mesi | 2 anni | 10 - 12 mesi |
| Physeter macrocephalus | Capodoglio | 14 - 16 mesi | 5 - 6 anni | 2 anni |
| Balaenoptera acutorostrata | Balenottera minore | 10 - 12 mesi | 1 anno | 4 - 6 mesi |
| Orcinus orca | Orca | 15 - 18 mesi | 3 - 8 anni | 1 - 2 anni |
| Globicephala macrorhynchus | Globicefalo | 14 - 15 mesi | 3 - 5 anni | 2 - 3 anni |
| Tursiops truncatus | Tursiope | 12 - 12.5 mesi | 3 - 6 anni | 1,5 - 2 anni |
| Delphinus delphis | Delfino comune | 10 - 11.5 mesi | 1 - 4 anni | 10 - 19 mesi |
Tabella 1. Durata della gestazione, del parto e dello svezzamento nei cetacei.
In media, le gravidanze dei cetacei durano circa un anno e, una volta nati, i vitelli restano con le madri da uno a otto anni, come nel caso dei delfini comuni, mentre 8 anni è il tempo massimo in cui i vitelli di orca possono restare con i genitori. Questo lungo periodo di dipendenza e apprendimento è cruciale per la sopravvivenza dei giovani in un ambiente complesso come l'oceano.
Sviluppo Fetale e Parto
Il feto si sviluppa all'interno dell'utero materno per circa un anno, piegato a destra o a sinistra con la coda posizionata vicino al cranio. Una volta nati, infatti, si formano le cosiddette pieghe fetali, segni della posizione di ripiegamento che sono visibili nei neonati da settimane a mesi dopo la nascita. Durante il travaglio, si è visto che a volte la madre può soffrire di forti dolori e il parto può durare alcune ore. La prima proiezione del neonato attraverso la vulva della madre è la pinna caudale. Le madri delle balene, come le balenottere azzurre, non mangiano la placenta né mordono il cordone ombelicale una volta nato il vitello, a differenza di quanto accade in altre specie di mammiferi. Invece, il vitello può rimanere legato alla madre per alcuni giorni dopo la nascita, come può accadere anche in alcuni delfini. Tuttavia, in alcuni delfini la separazione avviene subito dopo la nascita, quando la madre ha continuato a nuotare per alcuni metri.

L'Allattamento nei Mammiferi Marini
Una volta che i piccoli sono nel gigante blu, devono imparare a respirare. In quanto mammiferi, i vitelli dei cetacei si nutrono del latte materno per un periodo che, come detto in precedenza, dipende dalla specie. Il latte dei cetacei è molto diverso da quello vaccino o umano. Pensiamoci: se fosse liquido come il latte umano, si disperderebbe facilmente nell'acqua; pertanto, il latte dei cetacei ha una quantità maggiore di grassi rispetto al latte umano. Inoltre, i cetacei dispongono di meccanismi propri per evitare la dispersione del latte stesso. A differenza dei neonati umani, che crescono lentamente durante il periodo di allattamento, i vitelli dei cetacei crescono rapidamente di dimensioni dalla nascita allo svezzamento, poiché devono essere abbastanza forti da affrontare i numerosi pericoli della natura.
La Diversità Riproduttiva dei Mammiferi
I mammiferi, uomo compreso, sono animali che partoriscono cuccioli vivi e li allattano. Negli animali mammiferi la riproduzione è sessuata, la fecondazione è interna; sono gli unici animali vivipari, cioè danno alla luce dei piccoli già formati e li allattano. Ci sono però delle eccezioni che evidenziano l'incredibile diversità evolutiva all'interno di questa classe.
Monotremi: Un Ponte con il Passato
I monotremi, il gruppo attualmente vivente più antico a cui appartengono l'ornitorinco e le echidna, depongono ancora le uova, proprio come fanno la maggior parte dei rettili e gli uccelli. Essi depongono uova ricche di sostanze nutritive, ma poi allattano i piccoli pur non possedendo una struttura specializzata come il capezzolo e secernendo il latte da alcune specifiche aree della cute. Le fasi iniziali dei monotremi somigliano infatti a quelle dei rettili. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Losanna ha condotto uno studio sui cambiamenti genetici che hanno portato i mammiferi ad alimentare la propria prole attraverso la placenta e il latte piuttosto che con le proteine presenti nell'uovo, giungendo alla conclusione che i geni per la produzione del latte si sono evoluti in un antenato comune a tutte le specie di mammiferi, prima che questi perdessero i geni che codificano per le proteine dell'uovo. David Brawand, Walter Wahli, e Henrik Kaessmann hanno studiato la transizione che porta dall'uovo all'allattamento confrontando i geni di queste tre differenti linee evolutive dei mammiferi con quelli del pollo. Hanno scoperto che i geni per la caseina, una proteina del latte, si devono essere evoluti in un antenato comune fra i 200 e i 310 milioni di anni fa, prima dell'evoluzione della placenta.

Marsupiali: Lo Sviluppo nel Marsupio
Alcuni mammiferi, come il canguro, il koala, l’opossum, il diavolo della Tasmania sono marsupiali. Quando nascono sono minuscoli e non completamente formati, ma completano la loro crescita nel marsupio della mamma, una specie di “tasca” che le femmine hanno sul ventre. La gestazione nei marsupiali è molto breve e i piccoli nascono molto piccoli e sottosviluppati. Il marsupiale più conosciuto è senza alcun dubbio il canguro rosso (Osphranter rufus), il più grande vivente e simbolo dell'Australia. Non è però di certo l'unico, anzi: i marsupiali sono molti di più rispetto a quelli che si è soliti immaginare e con caratteristiche molto diverse tra loro. Se ne contano infatti circa 334 specie, di cui quasi il 70% si trova in Australia mentre il restante è distribuito nelle Americhe, soprattutto nell'America del Sud.
Un esempio di questa particolare strategia riproduttiva è il wallaby della palude. Le femmine di wallaby (Wallabia bicolor) danno alla luce minuscoli neonati immaturi che strisciano fino a una sacca speciale in cui si nutrono del latte materno. Fatta eccezione per la lepre europea, le femmine di wallaby sono gli unici animali che possono restare incinta mentre già lo sono; le lepri, ad esempio, hanno comunque stagioni di riproduzione diverse, ma non sono continuamente incinte per gran parte della loro vita adulta. Solitamente, quando una femmina di mammifero è incinta il concepimento è impossibile. “Ci sono molte ragioni per cui non si può concepire durante una gravidanza in atto”, dice Menzies. In parte si tratta di una questione anatomica: gran parte degli animali hanno un solo utero o un solo grembo, e se al loro interno è già presente un embrione in sviluppo, non c’è spazio per altro. Una seconda ragione ha a che fare con il sistema endocrino. Gli ormoni che alimentano un feto in sviluppo sono diversi da quelli che permettono di fecondare un ovulo.
Nel diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii) il marsupio si apre posteriormente e presenta una sorta di meccanismo di ancoraggio del cucciolo: appena il piccolo si aggrappa al capezzolo, questo si gonfia in bocca al neonato mantenendolo fisso anche durante il movimento. Interessante anche il caso dello yapok (Chironectes minimus) un marsupiale che vive nell’acqua il cui marsupio può chiudersi ermeticamente, realizzando così un comodo giaciglio impermeabile che consente ai piccoli di rimanere all’asciutto quando la mamma s’immerge.

Placentati: La Gestazione Mammifera Standard
I mammiferi placentati sono quelli che, in virtù del trofoblasto, una vera e propria barriera immunologica che previene il rigetto, possono mantenere il piccolo all’interno del corpo fino alla fase fetale. La gestazione è più lunga rispetto ai marsupiali e a questo periodo segue quello relativamente breve in cui il piccolo viene allattato. I placentati hanno una gestazione piuttosto lunga durante la quale una placenta complessa fornisce i nutrienti all'embrione. Nausee, aumento di peso, piedi gonfi: alle mamme homo sapiens, spesso, nove mesi di gravidanza sembrano troppo lunghi da sopportare. Consoliamoci pensando alla gestazione di altri mammiferi come l'elefantessa: dura quasi due anni. La durata della gravidanza nei mammiferi varia molto: dipende dalla specie, ma anche dai fattori climatici e ambientali. Conta molto la dimensione della specie: il capodoglio, il più grande animale vivente (misura fino a 18 metri) ha infatti una gestazione record di 535 giorni.
Gli animali mammiferi sono quadrupedi, hanno cioè quattro arti, che nella maggior parte dei casi, poggiano a terra. Gli arti sono lunghi nella giraffa o nel cavallo, molto corti nella talpa o nel riccio. La balena o il delfino hanno arti superiori sviluppati che usano come pinne per nuotare.

Caratteristiche Distintive dei Mammiferi
I mammiferi sono la classe di vertebrati di estremo successo diffusi in tutto il mondo e praticamente in qualsiasi tipo di ambiente. Con circa 6500 specie conosciute i mammiferi sono il gruppo di vertebrati terrestri più piccolo ma tra quelli maggiormente diversificati per forme e adattamenti. Solitari o sociali, terrestri, acquatici o volatori questi animali hanno evoluto forme, adattamenti e comportamenti tra i più straordinari e complessi di tutto il regno animale. Dal minuscolo mustiolo (Suncus etruscus), che pesa meno di 2 grammi, alla gigantesca balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), che può pesare oltre 150 tonnellate, fino ad arrivare a noi, l'autoproclamatosi Homo sapiens.
Origine ed Evoluzione
I primi mammiferi apparvero sulla Terra nel Triassico superiore, circa 225 milioni di anni fa. Le prime specie di protomammiferi erano molto diverse da quelle attuali, deponevano le uova e non avevano il corpo rivestito da pelliccia. I mammiferi come li conosciamo oggi iniziarono a svilupparsi nel Cenozoico, dopo la famosa estinzione di (quasi) tutti i dinosauri e gli altri animali che avevano dominato il Pianeta fino a quel tempo. La scomparsa di queste animali lasciò il campo e le nicchie ecologiche ai mammiferi, che poterono così uscire dalla notte, scendere dagli alberi e occupare tutti gli spazi e i ruoli ecologici lasciati dalle specie estinte. A partire da 66 milioni di anni si diversificarono molto rapidamente, dando vita in pochi milioni di anni a tutte le forme e i gruppi che conosciamo oggi.
Tratti Distintivi
I mammiferi sono i portatori di "mammelle", ghiandole specializzate nella produzione di latte e evolutesi a partire dalle ghiandole sudoripare, altra caratteristica esclusiva della classe Mammalia. Tra le altre caratteristiche distintive troviamo ovviamente la pelliccia, l'orecchio medio, la presenza dell'osso mascellare e denti diversificati (dentatura eteromorfa) per forma e funzione, che possono tra l'altro essere sostituiti almeno una volta nella maggior parte delle specie. La presenza di pelo è però, forse, la caratteristica più evidente dei mammiferi. Quasi tutte le specie ha il corpo ricoperto, con percentuali più o meno variabili, di pelo. I mammiferi sono inoltre animali omeotermi, e cioè mantengono come gli uccelli la propria temperatura costante. Sono inoltre gli unici vertebrati ad avere labbra e orecchio esterno, che ha la funzione di incanalare meglio i suoni verso la parte interna.

Strategie di Cura Parentale
Anche se la maggior parte dei mammiferi dà alla luce piccoli vivi e spesso già pronti per camminare, all'interno del gruppo troviamo strategie riproduttive molto diversificate. I mammiferi sono infatti tra gli animali caratterizzati dalle cure parentali più lunghe, che possono durare anche molti anni dopo la nascita. L'incredibile variabilità di specie permette però la presenza di numerose strategie riproduttive e di accudimento dei piccoli molte diverse.
C'è chi dà alla luce un solo piccolo per volta, che sarà accudito per un periodo molto lungo, come nei primati, nei cetacei o negli elefanti, e chi invece partorisce numerosi piccoli che lasciano presto la madre, come i roditori e in generale le specie più piccole.
Spesso più femmine partoriscono insieme grazie alla sincronizzazione dei calori (estro) nel gruppo, una situazione molto comune nei bovini per esempio. D’altro canto in alcune specie è possibile assistere al fenomeno delle nursery, vale a dire cucciolate di più femmine che si aiutano vicendevolmente nella cura di tutti i piccoli, com’è stato rilevato nel ratto (Rattus norvegicus) e nel nostro gatto domestico (Felis catus). Non vi è dubbio poi che nel mondo dei mammiferi sia abbastanza comune il fenomeno dei soggetti “helper”, vale a dire d’individui che nel gruppo aiutano la madre nelle prime cure parentali. Vere e proprie baby sitter si riscontrano in molti primati, nelle manguste (Helogale parvula), nell’eterocefalo (Heterocephalus glaber) e anche la pseudogravidanza nel cane sembra proprio svolgere tale compito.
I mammiferi che partoriscono e lasciano i piccoli in un nido protetto vengono anche definiti “nesters”, mentre quelli che appena nati sono in grado di seguire la madre - come lo gnu (Connochaetes taurinus) o il camoscio (Rupicapra rupicapra) - vengono definiti “follower” o a “stretto legame”. Altri animali, pur nascendo già perfettamente formati, non seguono la madre ma si nascondono in un rifugio tra gli arbusti, mantenendo con lei un “legame a distanza”, per cui vengono anche definiti “hiders”, come è il caso delle gazzelle e dei cervi. Infine abbiamo quei mammiferi che mantengono costantemente il contatto con il cucciolo, il quale o si aggrappa al pelo e viene tenuto per così dire in braccio, come nello scimpanzé (Pan troglodytes) oppure viene trasportato sul dorso, come nei lemuri, per esempio nel lemure dalla coda ad anelli (Lemur catta), e in questo caso parliamo di specie “carrier”.

In conclusione, le balene e i delfini non depongono uova perché sono mammiferi marini. Pertanto, partoriscono proprio come noi umani. Tuttavia, la gestazione varia a seconda della specie. Ma il concetto rimane lo stesso: la viviparità e l'allattamento sono tratti fondamentali che definiscono la classe Mammalia, distinguendola nettamente da altri gruppi animali come i pesci.
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