Maternità surrogata: un’analisi multidisciplinare tra etica, diritto e procreazione assistita

Con il termine maternità surrogata si definisce la pratica in cui una donna si obbliga contrattualmente a portare avanti una gravidanza per conto dei cd. genitori intenzionali o committenti. Viene così impiantato nel suo utero un embrione creato artificialmente mediante inseminazione o fecondazione in vitro di un ovocita di donatrice anonima (o della stessa madre surrogata o della madre committente) e del seme del padre intenzionale (o di donatore anonimo). Si distingue tra maternità surrogata tradizionale e maternità surrogata gestazionale a seconda che l’ovocita fecondato con seme del padre committente (o di donatore di gameti maschili) appartenga rispettivamente alla madre surrogata o a una donatrice anonima (o più raramente alla madre intenzionale).

rappresentazione concettuale del processo di fecondazione in vitro e impianto gestazionale

La madre surrogata si impegna altresì a rinunciare a qualsiasi diritto sul bambino al momento della nascita: il neonato viene affidato immediatamente ai genitori intenzionali e il rapporto di genitorialità legale viene quindi stabilito in favore di entrambi o del solo genitore intenzionale-genetico, in base alla normativa locale applicabile, secondo modalità giuridiche diverse (quali, ad esempio, il rilascio di un certificato di nascita o l’emissione di un provvedimento giurisdizionale successivo al parto che attesti la co-genitorialità della coppia committente sul bambino). La madre surrogata può agire a titolo gratuito (ricevendo soltanto un rimborso per le spese mediche sostenute, cd. maternità surrogata altruistica) o a titolo oneroso (percependo un compenso, cd. maternità surrogata commerciale).

Il quadro normativo italiano e il dibattito sul reato universale

A causa dei rischi di sfruttamento della madre surrogata e dei pericoli legati al traffico di minori, tale tecnica procreativa è oggetto di accesi dibattiti sul piano etico-giuridico. Essa è variamente disciplinata a livello statale: in alcuni ordinamenti è ammessa, in altri è vietata, in altri ancora è meramente tollerata, senza essere in alcun modo disciplinata. L’ordinamento italiano vieta e sanziona penalmente qualsiasi ricorso alla maternità surrogata (art. 12, 6° comma, legge n. 40/2004 recante norme sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita).

Il divieto di surrogazione di maternità entro i confini nazionali ha indotto alcune coppie italiane che non possono avere figli ad avvalersi della surrogazione di maternità in Paesi esteri in cui essa è consentita o legalizzata. Il 16 ottobre 2024 anche il Senato ha approvato tale disegno di legge, rendendo la maternità surrogata ufficialmente reato universale. L'aspetto dell'universalità previsto dalla legge italiana ha sollevato un dibattito profondo sia sul piano giuridico che su quello morale. L’introduzione del cosiddetto “reato universale” è un passo che, per molti, va ben oltre la volontà di regolare una materia complessa come la maternità surrogata.

Diritti e Desideri: La maternità surrogata e la tutela dei più fragili

Prospettive internazionalprivatistiche e giurisprudenza europea

Le profonde divergenze normative esistenti a livello statale circa l’ammissibilità e la regolamentazione della maternità surrogata, oltre all’assenza di norme uniformi a livello internazionale, spingono sempre più coppie e singoli a recarsi all’estero al fine di realizzare ivi il proprio progetto parentale, allorquando quest’ultimo è vietato o anche soltanto disciplinato più severamente nello Stato di appartenenza (cd. “turismo procreativo”). Nella prospettiva internazionalprivatistica, l’istituto della maternità surrogata viene in rilievo rispetto alla domanda di riconoscimento dello status filiationis del minore nato all’estero a seguito di maternità surrogata proposta nello Stato di origine dei genitori intenzionali.

La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo si è espressa in diverse occasioni a partire dal 2014. È ormai consolidato il principio di diritto enunciato nelle cause “gemelle” Mennesson c. Francia e Labassee c. Francia (2014), ove la Corte ha riscontrato la violazione del diritto all’identità personale (art. 8 CEDU) dei minori nati all’estero a seguito di maternità surrogata in relazione al rifiuto opposto dalle autorità francesi di trascrivere i certificati di nascita di questi ultimi laddove uno dei genitori intenzionali (il padre) sia anche il genitore genetico dei minori.

Più di recente, nel primo parere consultivo reso dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo il 10 aprile 2019 in forza del Protocollo 16 allegato alla CEDU, la Corte ha affrontato il profilo della tutela convenzionale della domanda di riconoscimento della responsabilità genitoriale legale in favore della madre intenzionale-non genetica. La Grande Camera ha stabilito che gli Stati contraenti sono tenuti a offrire la possibilità di un riconoscimento dello status del genitore meramente intenzionale, secondo modalità discrezionalmente determinate dall’ordinamento interessato, purché rispettose dei requisiti di tempestività e effettività.

Evoluzione del ruolo della madre surrogata e criteri di idoneità

I cambiamenti sociali degli ultimi anni, soprattutto nel mondo lavorativo, hanno causato in molte donne, ad affrontare gli ultimi anni della loro età riproduttiva senza un compagno e senza una sufficiente stabilità per affrontare un impegno tanto importante come quello di avere un figlio. Viviamo attualmente diversi conflitti provocati dalla rottura di coppie con figli. A tutto ciò, bisogna aggiungere l’accettazione della società attuale per queste madri. L'intraprendere un percorso di surrogazione di maternità non è un atto consentito ovunque.

infografica sui criteri medici per la selezione delle madri surrogate

Per essere idonea, la madre surrogata deve essere sana. Deve avere massimo 35 anni, perché una donna giovane corre un rischio minore di patologie in gravidanza come il diabete o l’ipertensione. Deve avere già dei figli suoi, per due ragioni: innanzi tutto perché sono una buona indicazione della sua capacità di portare a termine una gravidanza e poi perché in caso di complicazioni nella gravidanza per altri, che dovessero compromettere la sua fertilità, non rischia di rimanere senza figli. Naturalmente deve essere sottoposta a valutazione medica e a valutazione psicologica.

Profili tecnici: IA, FIVET e doppia donazione

L’IA (inseminazione artificiale) consiste nell’introduzione degli spermatozoi nell’utero per ottenere che la gravidanza si ottenga in maniera naturale nell’interno delle tube. Non richiede anestesia né analgesici, non è doloroso. La FIVET (fecondazione in vitro) é il processo piú comune nella medicina riproduttiva. L’Instituto Bernabeu personalizza il trattamento attraverso protocolli che considerano numerosi fattori, tra i quali l’etá, la riserva ovarica, i dati della storia clinica, le esplorazioni previe, ed incluso in alcuni casi lo studio della genetica delle cellule ovariche.

La FIVET permette di realizzare la diagnosi genetica preimpianto (DGP o PGTA), una prova che permette di conoscere la dotazione cromosomica dell’embrione e, per cui, la selezione degli embrioni piú adatti per il transfer alla madre. Riduce il rischio di avere bambini con malattie cromosomiche, cosí come i trattamenti infruttuosi che terminerebbero in mancanza di impianto ed aborti. É l’uso di gameti che procedono da una donatrice di ovociti e da un donante di seme. L’embrione si impianta nella fase di blastocista. É un’altra opzione per quelle donne che devono ricorrere a ovuli e seme donati. Normalmente, l’embrione procede da un ciclo previo di doppia donazione.

Criticità etiche e il concetto di sfruttamento

Il ricorso a tale metodo viene solitamente sancito attraverso un contratto, in cui il futuro genitore (o i futuri genitori) e la gestante dettagliano il procedimento, le sue regole, le sue conseguenze, il contributo alle spese mediche della gestante e, solo in alcuni Paesi, l'eventuale retribuzione della gestante stessa per il servizio offerto: in quest'ultimo caso è usata anche la locuzione «utero in affitto», talvolta impropriamente con intento di indicare in senso negativo la surrogazione di maternità in generale.

Ma tale affermazione non è evidentemente obiettiva, in quanto si potrebbe dire, dall'altro punto di vista, che la locuzione "maternità surrogata" è un termine improprio con l'intento di indicare in senso positivo la pratica dell'affitto dell'utero. Ci si riferisce alla surrogazione di maternità come "altruistica" per descrivere le leggi dei paesi dove non è permesso un contributo pecuniario alla gestante, come ad esempio negli Stati membri dell'Unione europea ove è legale la pratica; per contro, dove esistono leggi che permettono la remunerazione, essa si definisce "retribuita" o "lucrativa".

mappa delle giurisdizioni mondiali sulla legalità della maternità surrogata

Nel febbraio del 2016 si è tenuto a Parigi un convegno per l'abolizione universale della surrogazione di maternità, organizzato da associazioni femministe francesi e patrocinato dall'Assemblea nazionale, al quale hanno aderito ricercatrici, giuriste, medici e attivisti per i diritti umani di tutto il mondo. A conclusione dei lavori dell'assemblea, è stata formulata la richiesta formale perché la pratica della maternità surrogata venga proibita e resa illegale in tutto il mondo. La stessa Corte Costituzionale italiana ha sottolineato che la pratica della maternità surrogata «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane».

Dinamiche gestazionali e rapporti familiari

Il rapporto con la famiglia o con un'amica per la quale portate in grembo il bambino cambierà notevolmente: potrà diventare ancora più stretto o raffreddarsi per tutta una serie di aspetti. Sia che portiate in grembo un bambino per i vostri cari su base altruistica, sia che lo facciate a scopo commerciale per terzi, le madri surrogate sono soggette a rigidi criteri medici e legali. La maternità surrogata è molto diversa dalla propria gravidanza, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto organizzativo. Bisogna capire che si porta in grembo un bambino di cui sono responsabili anche i medici della clinica della fertilità.

Ogni genitore in attesa ha le proprie opinioni su come dovrebbe comportarsi una donna incinta. Nel vostro caso, la situazione è complicata dal fatto che il bambino che portate in grembo non è vostro. La cosa giusta da fare è discutere l'intero processo nei minimi dettagli. La portatrice gestazionale e i genitori designati dovranno inoltre consultare degli avvocati per quanto riguarda il diritto riproduttivo del loro Paese. In questa fase dovrete discutere anche delle aspettative finanziarie, compresa l'eventuale remunerazione simbolica della madre surrogata.

La maternità non è solo incubare aspettando che il bambino sia pronto, ma è un continuo colloquio di ormoni ed emozioni tra madre e nascituro. La maternità surrogata, inoltre, si conclude solitamente con un taglio cesareo programmato poco prima del termine. Cosa si può essere disposti a fare per avere un figlio con il proprio DNA? Sarebbe auspicabile un intervento legislativo coordinato tra i vari paesi, in quanto vietare una pratica in un paese porta al turismo procreativo in altri.

tags: #mamma #inseminata #da #amicp