La violenza contro le donne in stato di gravidanza: un’analisi dei casi tra India e Italia

La violenza di genere, nelle sue forme più estreme e brutali, si manifesta spesso attraverso l’aggressione diretta alle donne incinte, colpendo non solo la vittima, ma anche la vita che porta in grembo. Analizzare casi specifici avvenuti in India e in Italia permette di osservare come, pur in contesti socio-culturali profondamente differenti, la matrice del possesso e la discriminazione di genere giochino un ruolo determinante.

rappresentazione simbolica della violenza di genere e della protezione materna

Il fenomeno dell'infanticidio selettivo e la pressione sociale in India

In India, la condizione femminile è segnata da retaggi culturali profondi che vedono le femmine spesso considerate un peso economico. Lo squilibrio di genere ha raggiunto livelli allarmanti; il censo del 2011 rivelava che, tra i bambini al di sotto dei sei anni, vi erano solo 914 femmine ogni 1000 maschi, un divario che non accenna a diminuire. Questa disparità è alimentata dall’infame sistema delle doti, che trasforma la nascita di una figlia in una potenziale catastrofe finanziaria per la famiglia.

A Mumbai, si è verificato un fatto estremamente scioccante: un uomo è stato accusato di aver picchiato a morte sua moglie, incinta di sei mesi, dopo aver appreso che il feto era di sesso femminile. La coppia aveva già due figlie e il marito, Prakash Chari, aveva intimato alla moglie di abortire. Il rifiuto della donna ha scatenato la violenza omicida. Nonostante la legge vieti l'esame agli ultrasuoni per conoscere il genere del nascituro, tale divieto viene aggirato facilmente, rendendo il controllo del sesso un pericoloso strumento di selezione. Le donne subiscono una pressione tremenda per produrre eredi maschi, considerati pilastri finanziari e futuri leader della famiglia.

Non sempre, tuttavia, la causa è riconducibile esclusivamente a pregiudizi secolari. In un altro caso, una giovane indiana di 27 anni, Kaur Balwinder, è stata strangolata dal marito. Inizialmente si era ipotizzato che il movente fosse legato al rifiuto della donna di vivere secondo i costumi indiani, vestendo all’occidentale, ma le indagini hanno poi chiarito che alla base vi erano dissidi familiari preesistenti. Questo episodio dimostra come il controllo sul corpo e sulle scelte della donna sia una costante trasversale.

Dinamiche del femminicidio in Italia: il caso Tramontano

In Italia, il caso di Giulia Tramontano ha scosso l'opinione pubblica per la pianificazione e la ferocia dimostrate. La donna, incinta al settimo mese, è stata uccisa dal compagno Alessandro Impagnatiello nella loro abitazione. Le indagini hanno rivelato una realtà agghiacciante: l'uomo, nei mesi antecedenti, aveva somministrato veleno per topi alla compagna sia nel cibo che nelle bevande, con l’obiettivo di causare un aborto.

infografica sulle fasi del procedimento giudiziario italiano per femminicidio

Il delitto, avvenuto con 37 coltellate, ha messo in luce una manipolazione narcisistica profonda. Impagnatiello ha tentato di depistare le indagini inscenando la scomparsa di Giulia, ma è stato tradito dalle prove raccolte e dalle incongruenze della sua versione. La condanna all'ergastolo, arrivata nel novembre 2024, ha segnato un punto fermo contro la violenza efferata. Il processo ha sollevato dubbi giuridici importanti, come la mancata contestazione del "duplice omicidio" in favore dell'accusa di interruzione non consensuale di gravidanza. In Italia, infatti, il feto è considerato parte della madre e non una persona giuridica a sé stante; l'autonomia legale viene acquisita solo con la nascita e il primo atto respiratorio.

Confronto tra le tutele legali e le risposte giudiziarie

La disparità nelle risposte dello Stato di fronte alla violenza è evidente. Se in Italia il dibattito si concentra sull'adeguatezza delle pene e sulla qualificazione del reato di interruzione di gravidanza, in India la giustizia può arrivare a sentenze drastiche. Ad esempio, nel settembre 2025, un tribunale del Kerala ha condannato a morte un uomo, Prabeesh, per l'omicidio di una donna incinta avvenuto nel 2021. La sentenza includeva anche pesanti multe a risarcimento della famiglia della vittima.

Esistono tuttavia casi in cui l'orrore supera ogni logica di genere, come quanto accaduto in Brasile, dove una donna ha simulato una gravidanza e ha ucciso un'amica incinta per sottrarle il feto tramite un cesareo rudimentale, rivelando una patologia criminale che trascende il movente del controllo maschile, ma che tocca comunque la vulnerabilità estrema della condizione gestazionale.

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L'importanza dell'indagine tecnica: il ruolo delle prove

Sia nei casi indiani che in quelli europei, il lavoro degli investigatori è stato determinante. A Piacenza, la risoluzione del caso di Kaur Balwinder è arrivata grazie all'osservazione di un cespuglio di rose calpestato, che ha permesso di ricostruire il movimento del veicolo utilizzato per occultare il cadavere. Analogamente, nel caso di Giulia Tramontano, l'analisi autoptica è stata fondamentale per rilevare la presenza di veleno per topi, elemento che ha confermato la premeditazione dell'intento di causare la perdita del bambino.

Questi dettagli sottolineano come la violenza contro le donne in gravidanza richieda strumenti investigativi avanzati e un’attenzione particolare al contesto in cui il crimine viene maturato. La risposta dello Stato deve essere pronta e severa, poiché chi mette in discussione l'integrità delle donne non attacca solo il singolo individuo, ma le fondamenta della libertà e della dignità dell'intera società. L'indignazione collettiva, sebbene necessaria, deve tradursi in una protezione concreta che parta dall'educazione e arrivi a una vigilanza capillare sul territorio, affinché la maternità non venga percepita come un elemento di ricatto o di vulnerabilità estrema, ma come un diritto protetto che lo Stato ha il dovere di tutelare.

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