Mai più da soli: la culla vuota, tra solitudine, identità e il senso della vita

Nel panorama culturale e musicale contemporaneo, figure come Renato Zero rappresentano un punto di osservazione privilegiato per comprendere le trasformazioni di una società, quella italiana, che si interroga costantemente sul proprio futuro, sul proprio passato e sul vuoto, sia esso demografico o esistenziale. Il titolo del nuovo singolo di Renato Zero, "Mai più da soli", si intreccia profondamente con il brano "La culla è vuota", delineando un percorso di analisi che va dalla solitudine individuale alla crisi delle nascite, fino alla ricerca di un’identità collettiva in un mondo che si fa sempre più tecnologico e paradossalmente isolato.

Renato Zero sul palco durante un concerto

Il ritorno di Renato Zero: tra "Zero il Folle" e la maturità

Renato Zero festeggia la sua seconda gioventù con un disco, Zero il Folle, che segna un equilibrio perfetto tra testi pensosi e una produzione curata da Trevor Horn. In effetti un Renato Zero così in forma non si vedeva da un bel po'. Sessantanove anni sarebbero l'età giusta per una onorevole pensione. E invece Renato Zero li festeggia con il suo miglior disco da tanto tempo. L'artista si definisce un "portatore sano di coraggio", uno che è uscito dagli schemi e ha mandato affanc… la borghesia nonostante provenga da una famiglia borghese.

Per l'artista, questo nuovo lavoro è una sorta di manifesto sugli argomenti più complessi, come il calo delle nascite. «In La culla è vuota mi riferisco allo spopolamento del nostro Paese. Sono vecchia maniera, sono ancora convinto che l'amore si debba trasformare in nuova vita. E, oltretutto, penso che fare un figlio e poi lasciarlo in balia del proprio destino sia criminale».

La solitudine nell'epoca della tecnologia

Il singolo "Mai più da soli" affronta direttamente il tema della solitudine. “Fidatevi di uno che di solitudine se ne intende”, dichiara il cantautore. Il brano mette in luce una paura che è spesso conseguenza del mondo dei social e di una tecnologia che, pur rendendo il mondo più piccolo, aumenta la violenza e la follia. «Il mondo si è fatto piccolo, troppa tecnologia, quanta violenza e follia».

Nonostante una tematica così delicata, il brano riesce a concludere con un messaggio di speranza e di forza: “Mai più da soli” recita il ritornello. È un invito all'abbraccio e a guardare avanti, una risposta alla frammentazione dell'individuo in una modernità liquida che sembra aver smarrito il senso della comunità.

Renato Zero - Mai più da soli - Official Videoclip (Album Zero il Folle - 2019)

La culla vuota: una prospettiva demografica e sociale

Il problema del calo delle nascite non è solo un dato statistico, ma un sintomo di una mutazione antropologica. In Italia, la difficoltà a procreare per vie naturali riguarderebbe una coppia su cinque: in linea con il trend internazionale, e pari al doppio rispetto a vent’anni fa. Le cause sono molteplici: l'invecchiamento dei genitori al primo figlio, stili di vita non salutari, inquinamento e una generale scarsa informazione sul tema dell'infertilità.

Secondo un’indagine del Censis, il 60% degli italiani adulti ammette di sapere poco o nulla sull’infertilità. Questo ritardo diagnostico, unito a una visione spesso superficiale della procreazione, contribuisce a creare quel vuoto che Renato Zero canta con preoccupazione. La riflessione dell'artista si sposta poi sul piano morale: «condanno fortemente l'aborto determinato dalla superficialità e dalla disattenzione di chi non mette un profilattico o una spirale».

L'identità tra storia e memoria collettiva

Il tema dell'identità, centrale sia nel percorso artistico di Renato Zero che nel dibattito sociologico, trova un parallelo nelle riflessioni di Helena Janeczek sulla memoria collettiva. La scoperta di poter cogliere in se stessi una figura intermedia tra la normalità del privato e l’abnormità di una storia collettiva è determinante. La "memoria collettiva" rischia però di diventare una formula vuota, un feticcio cristallizzato che anziché unire, separa.

Il bisogno di identità, in un'epoca segnata dall'insicurezza e dalla paura dell'annientamento, porta spesso a cercare rifugio in narrazioni identitarie che possono diventare reazionarie. È il caso, analizzato da molti intellettuali contemporanei, di come la crisi economica abbia innescato un "narcisismo di massa", dove l'individuo si sente un "io minimo" davanti a un serpente pronto a divorarlo.

Rappresentazione simbolica del concetto di identità e memoria

La grande bellezza e il vuoto contemporaneo

Il cinema, come nel caso de La grande bellezza di Paolo Sorrentino, ha saputo raccontare magistralmente questo senso di vuoto e questa ricerca incessante di bellezza in un mondo che scivola nell'indolenza. Jep Gambardella, il protagonista, è una figura di solitudine, scollata dal mondo circostante. Il film non è una celebrazione, ma un'analisi della vanitas vanitatum, dove si confondono alto e basso, grandezza e meschinità.

Il titolo stesso è antifrastico: rivela la "grande bruttezza" di un mondo che fa perdere tempo. Eppure, in questo disfacimento, emerge la necessità di non smarrire il senso dell'umano. Come suggerisce il passo di Céline citato nel film, il viaggio che ci è dato è interamente immaginario, ma è l'unica via per non restare a galleggiare in un vuoto sospeso sopra una voragine.

L'incontro terapeutico: oltre il disegno

La narrazione del vissuto personale, sia esso in musica, cinema o clinica, è un dispositivo per tentare di colmare il vuoto. Nel caso clinico di Greg, un ragazzo di 19 anni, la terapia attraverso il disegno simbolico ha permesso di esternalizzare un mondo interno dominato dalla solitudine e dalla rabbia. La creazione di una relazione terapeutica è diventata, in quel contesto, l'unico baluardo contro la frammentazione.

Il disegno del "cerchio", che rappresenta il sé di Greg sospeso tra dentro e fuori, riflette la condizione umana di chi cerca, disperatamente, di trovare il proprio posto nel mondo. La capacità di tollerare l'angoscia e di trasformare le relazioni primitive in legami più maturi è la sfida che accomuna, in forme diverse, la ricerca di Renato Zero, l'analisi degli intellettuali e la vita quotidiana di ogni persona.

Diagramma che illustra la connessione tra individuo, società e memoria

Incursioni: il metodo per comprendere il presente

L'approccio di Salvatore Settis nelle sue Incursioni nell'arte contemporanea ci insegna che il metodo è fondamentale per illuminare le zone d'ombra della nostra epoca. Non si tratta di fare filologia fine a se stessa, ma di usare la strumentazione analitica per verificare la funzionalità del nostro sguardo sul mondo. Sentirsi "stranieri in ogni luogo" permette di mantenere una curiosità vigile, evitando di cadere nei cliché e nelle risposte preconfezionate.

Ogni manufatto artistico, così come ogni vita umana, è "sintomo del tempo". Comprendere la culla vuota, la solitudine tecnologica o la crisi delle identità richiede un'incursione costante nei territori dell'altro, un esercizio di empatia e rigore intellettuale che ci permetta di non restare da soli, ma di costruire, pezzo dopo pezzo, una memoria viva e consapevole.

Verso una nuova consapevolezza

Il percorso che abbiamo tracciato, partendo dal nuovo album di Renato Zero e passando per le riflessioni sulla memoria, la demografia e la psicologia, converge verso un unico punto: la necessità di un rinnovato impegno verso l'altro. La "culla vuota" non è un destino ineluttabile, ma una chiamata alla responsabilità. "Mai più da soli" non è solo un ritornello, ma una dichiarazione d'intenti per una società che vuole tornare a credere nel futuro.

In un mondo che tende alla saturazione visiva e alla frammentazione, la vera sfida è quella di ritrovare la profondità del legame, la capacità di prendersi cura di chi abbiamo accanto e di riconoscere, nella storia degli altri, una parte della nostra. Solo così la solitudine può trasformarsi in un'occasione di incontro, e la culla - metaforicamente e realmente - può tornare a essere il centro vitale di un domani possibile.

tags: #mai #piu #da #soli #la #culla