La capacità di concepire un figlio è un desiderio profondo per molte coppie, ma per diverse ragioni, il percorso verso la genitorialità può essere costellato di sfide. In questo contesto, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (ART) rappresentano un faro di speranza, offrendo soluzioni terapeutiche avanzate per affrontare le diverse forme di infertilità. Queste metodiche, che comprendono una gamma di opzioni a diverso grado di invasività, sono state sviluppate per aiutare le coppie a realizzare il sogno di avere un figlio.
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in caso di mancato concepimento, si può ricorrere alla Procreazione assistita dopo almeno 12/24 mesi di rapporti liberi e non protetti. Tuttavia, questa tempistica può variare in base all'età della donna e ad altre condizioni cliniche preesistenti. Le ART comportano la manipolazione degli spermatozoi e degli ovuli o degli embrioni in laboratorio (in vitro) allo scopo di ottenere la gravidanza. Se il trattamento dell’infertilità solo con farmaci non ha ottenuto la gravidanza o non ha probabilità di ottenerla, si possono prendere in considerazione le tecniche ART, come la fecondazione in vitro.
Le tecniche di fecondazione assistita sono, sulla base della loro complessità, di I livello (inseminazione intrauterina) o di II livello (F.I.V. e I.C.S.I.). Il ricorso a tali tecniche è indicato solo dopo un completo approfondimento diagnostico, al fine di individuare per ogni coppia un trattamento personalizzato e dunque potenzialmente più efficace. Il nostro Centro specializzato in Procreazione medicalmente assistita garantisce un’assistenza multidisciplinare per ogni fase del trattamento, con un approccio personalizzato e il supporto di tecnologie all’avanguardia. Ogni coppia è accompagnata da un team di esperti che lavora per massimizzare le probabilità di successo, rispettando al contempo i desideri e le esigenze individuali.
Fondamenti delle Tecniche di Procreazione Assistita (PMA)
Le metodiche di procreazione medicalmente assistita (PMA) comprendono una gamma di opzioni terapeutiche, a diverso grado di invasività, volte a risolvere molte forme differenti di infertilità. La decisione di intraprendere un percorso di PMA non è mai semplice e richiede una valutazione attenta e un dialogo aperto tra la coppia e il team medico. È fondamentale comprendere che il successo di queste tecniche dipende da numerosi fattori, tra cui l'età della donna, la causa specifica dell'infertilità, la qualità dei gameti (ovuli e spermatozoi) e le condizioni generali di salute della coppia.
Un elemento cruciale, soprattutto nella donna, è il fattore età. Più ci si avvicina ai 40 anni, più gli ovociti subiscono un’alterazione quantitativa e qualitativa che riduce drasticamente la possibilità di avere una gravidanza anche con le tecniche di PMA. Negli Stati Uniti, la probabilità di avere una gravidanza per ciascun ovulo prelevato è stimata pari a circa il 45% per le donne sotto i 35 anni e leggermente superiore al 9% per le donne di età compresa tra 41 e 42 anni. Nelle donne di età superiore ai 42 anni è raccomandato l’uso di ovuli di un’altra donna (donatrice), perché il tasso di nati vivi con i propri ovuli è molto basso (circa il 3%). Queste tecniche hanno esito positivo nelle donne di età inferiore ai 35 anni, ma la loro efficacia diminuisce progressivamente con l'avanzare dell'età.
Le Tecniche di I Livello: L'Inseminazione Intrauterina (IUI)
L’inseminazione intrauterina (I.U.I. - Intra Uterine Insemination) è una tecnica di PMA di primo livello, considerata minimamente invasiva e spesso il primo approccio terapeutico nei casi di infertilità idiopatica di breve durata (inferiore ai 2 anni). Consiste in una blanda stimolazione ovarica, associata ad una valutazione ecografica dell’imminente ovulazione per programmare i cosiddetti rapporti mirati, sebbene la IUI vera e propria vada oltre il semplice rapporto mirato. Questa procedura comprende una varietà di interventi riguardanti il posizionamento dei gameti maschili, adeguatamente trattati, nell’apparato genitale femminile in modo tale da facilitare l’interazione spermatozoo-ovocita e la fecondazione dell’ovocita nel corpo della donna, senza che ci sia stato un rapporto sessuale.

La procedura è relativamente semplice. I medici tentano di impiantare lo sperma nell’utero al momento dell’ovulazione. Consiste nell’introduzione del liquido seminale (precedentemente trattato in laboratorio) direttamente nell’utero della paziente, agevolando l’incontro tra spermatozoo e ovocita. Gli spermatozoi più attivi vengono selezionati mediante il lavaggio di un campione di sperma. Dopo circa 36-40 ore dall’induzione dell’ovulazione si deposita nella cavità uterina, mediante una sottile cannula, una modesta quantità (0,3-0,5 ml) di liquido seminale adeguatamente trattato.
L’inseminazione intrauterina è particolarmente indicata per quelle coppie nelle quali la donna abbia problemi di ovulazione, come ad esempio cicli anovulatori o irregolari, o l'uomo presenti lievi patologie seminali di motilità o di concentrazione, come una lieve oligoastenospermia. Sebbene l’inseminazione intrauterina da sola sia molto meno efficace della fecondazione in vitro, viene spesso tentata per prima perché è molto meno invasiva e meno costosa. Questa procedura in Italia è lecita solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi con infertilità diagnosticata.
Le Tecniche di II Livello: La Fecondazione In Vitro con Trasferimento di Embrioni (FIVET)
Le tecniche di secondo livello rappresentano un approccio avanzato e altamente specializzato per affrontare forme di infertilità più complesse, quando quelle di primo livello non sono state efficaci o non sono indicate. La Fecondazione In Vitro (FIVET), acronimo di Fecondazione In Vitro con Trasferimento di Embrioni, è stata la prima metodica di concepimento assistito messa a punto per la coppia sterile. Per alcuni anni, questa tecnica è stata sinonimo del trattamento stesso di fecondazione “in vitro”. La FIVET può essere utilizzata per trattare l’infertilità a prescindere dalla causa, anche quando è non identificata.
La FIVET è una tecnica in cui la fertilizzazione dei gameti femminili (ovociti) con quelli maschili (spermatozoi) avviene in vitro, in laboratorio e una volta formato l’embrione viene successivamente trasferito nell’utero della donna. Questo incontro avviene in modo naturale, senza manipolazioni o interventi meccanici diretti sull'ovocita.
Le tappe fondamentali della FIVET normalmente prevedono una serie di passaggi ben definiti:
La Stimolazione Ovarica Controllata
In genere, vengono somministrati vari tipi di farmaci per stimolare le ovaie della donna a produrre più di un ovulo, con l'obiettivo di favorire una crescita follicolare multipla volta a ottenere un numero di ovociti adeguato alla fecondazione e alla formazione di embrioni. Questa prima fase, la stimolazione ormonale, può durare dai 14 ai 28 giorni a seconda del protocollo utilizzato. Vengono utilizzati letrozolo, clomifene e/o gonadotropine umane per stimolare lo sviluppo dei follicoli, che sono sacche all’interno dell’ovaio che contengono gli ovuli. Spesso si somministra un agonista o antagonista dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), in modo da impedire l’ovulazione spontanea fino a quando più ovuli non siano arrivati a maturazione, permettendo al medico di controllare il momento del prelievo. Di conseguenza, maturano in genere molti ovuli. Quindi, si somministra la gonadotropina corionica umana per stimolare l’ovulazione. In alternativa, nelle donne ad alto rischio di sviluppare sindrome da iperstimolazione ovarica si utilizza un agonista del GnRH per stimolare l’ovulazione. In alcuni casi, durante la FIVET si utilizza un ovulo che si sviluppa normalmente durante un ciclo mestruale (ovvero senza l’utilizzo di farmaci per la fertilità), noto come ciclo naturale.

Il Prelievo Ovocitario (Pick-up)
Circa 34-36 ore dopo la somministrazione dell'ormone che induce la maturazione finale degli ovociti, viene eseguito un intervento per recuperare gli ovuli dalle ovaie. Questo giorno è chiamato il giorno del prelievo ovocitario (pick-up). Gli ovociti vengono aspirati direttamente dai follicoli ovarici tramite una procedura chirurgica ecoguidata, effettuata in anestesia locale o in sedazione profonda per garantire il comfort della paziente. Avviene sotto controllo ecografico in sala operatoria e dura circa 15-25 minuti. Sotto guida ecografica, un ago viene inserito nell’ovaio attraverso la vagina per prelevare gli ovuli che sono cresciuti e si sono sviluppati. Talvolta gli ovuli vengono prelevati attraverso un sottile tubo (laparoscopio) inserito attraverso una piccola incisione appena sotto l’ombelico, sebbene questa sia una metodica meno comune oggi.
Il giorno dopo il prelievo ovocitario: la fertilizzazione
La Preparazione del Campione Seminale
Il giorno del prelievo ovocitario viene prelevato e preparato il liquido seminale del partner maschile attraverso delle tecniche atte a favorire la capacità fecondante degli spermatozoi. Questo processo di "capacitazione" seleziona gli spermatozoi più attivi e vitali, rimuovendo il liquido seminale e altre cellule non necessarie. Nel caso in cui il campione seminale non risultasse idoneo per la procedura di fecondazione per mancanza di spermatozoi o per parametri estremamente scarsi, questi ultimi potranno essere prelevati chirurgicamente direttamente dal testicolo e/o epididimo a seguito di attenta valutazione medica e previo consenso del paziente. Tale prelievo può essere effettuato in anestesia locale o in sedazione.
L'Inseminazione degli Ovociti
In questa fase, gli ovuli vengono mantenuti in coltura all’interno di appositi incubatori che garantiscono le condizioni ideali (Temperatura, CO2, Ph, Umidità) per la loro sopravvivenza. La fecondazione degli ovuli avviene in una clinica della fertilità specializzata. Vengono aggiunti gli spermatozoi del partner, selezionati dal campione seminale prodotto il giorno del prelievo ovocitario o precedentemente crioconservato, alla coltura contenente gli ovociti prelevati. I gameti maschili e femminili vengono collocati insieme in una provetta (in vitro) ed è qui che avverrà la fecondazione, ovvero l’incontro tra ovuli e spermatozoi, necessario alla formazione di embrioni. Per poter ottenere un’elevata percentuale di fecondazione è necessario potere selezionare dall’eiaculato un numero sufficiente di spermatozoi mobili. I campioni di liquido seminale con un basso numero e/o mobilità di spermatozoi non sono in grado di fecondare gli ovociti neppure “in vitro” in modo spontaneo.
Lo Sviluppo e la Valutazione Embrionaria
A questo processo si sussegue lo sviluppo e la valutazione dell’embrione. Dopo aver aggiunto gli spermatozoi, gli ovuli sono lasciati crescere per circa 2-5 giorni in incubatori speciali che mimano l'ambiente uterino. Dopo ulteriori 24 ore verranno valutate le prime divisioni cellulari basandosi esclusivamente su criteri morfologici. Durante questo periodo, gli embriologi monitorano attentamente la divisione cellulare e la qualità degli embrioni, selezionando quelli con il maggiore potenziale di impianto e sviluppo.
Il Trasferimento Embrionario
Uno o alcuni degli embrioni sviluppati vengono trasferiti dalla piastra di coltura nell’utero inserendo un tubo, un sottile catetere, nella cervice attraverso la vagina e depositati in cavità uterina. Gli embrioni vengono solitamente impiantati 2-6 giorni dopo la fecondazione, a seconda del loro stadio di sviluppo (ad esempio, allo stadio di blastocisti). Il numero di embrioni impiantati dipende dalla condizione degli embrioni, dalla probabilità di successo del trattamento e dalle preferenze dei futuri genitori. A causa dei miglioramenti nel trattamento dell’infertilità e della preferenza per un solo figlio, spesso viene utilizzato solo un embrione per ogni trasferimento, per minimizzare i rischi di gravidanze multiple. Se sono disponibili altri embrioni di buona qualità, possono essere congelati per essere usati successivamente nel caso non si ottenga la gravidanza o per essere utilizzati per gravidanze future.

Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi (ICSI): Una Variante Avanzata della FIVET
L’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (I.C.S.I.) è una variante della FIVET indicata nei casi di infertilità maschile severa o in situazioni in cui sia necessario un intervento più diretto, in quanto la fecondazione viene ulteriormente “aiutata”. Le fasi iniziali della stimolazione ovarica, del prelievo ovocitario e del monitoraggio sono simili a quelle della FIVET.
Questa tecnica, scoperta in Italia negli anni ’90, prevede, come nella FIVET, che l’incontro di ovocita e spermatozoo (gameti) avvenga all’esterno del corpo della donna. Tuttavia, la differenza fondamentale risiede nel metodo di fecondazione: la ICSI è una tecnica comune, utilizzata per fecondare l’ovulo iniettando solamente uno spermatozoo direttamente all’interno del citoplasma (parte della cellula) dell’ovulo. Questa procedura è consigliata alle coppie che esprimono il desiderio di evitare una fecondazione extracorporea "spontanea" come avviene nella FIVET tradizionale quando esistono indicazioni specifiche.

L’ICSI viene utilizzata quando si è di fronte a un grave problema correlato allo sperma. È impiegata per risolvere tutti quei casi di grave infertilità maschile in cui, a causa della mancanza di un numero sufficiente di spermatozoi (meno di 1.500.000 per millilitro di liquido seminale) o della loro ridotta capacità di movimento, non può avvenire una fecondazione spontanea. La tecnica ICSI è indicata nei casi di infertilità maschile grave per basso numero di spermatozoi o mobilità ridotta degli stessi. Le tecniche di microiniezione hanno rappresentato un’importante conquista in quanto permettono di ottenere una fecondazione “in vitro” anche in presenza di liquidi seminali con parametri estremamente scarsi, cioè con un bassissimo numero di spermatozoi e/o con una motilità estremamente ridotta.
La ICSI è anche utilizzata in circostanze specifiche come quando esiste la probabilità che altre tecniche non abbiano successo, in caso di spermatozoi crioconservati, in situazioni di eiaculazione retrograda, e in tutti i casi di recupero chirurgico degli spermatozoi (TESE e MESA), dove la quantità di spermatozoi recuperati può essere molto limitata. La procedura di ICSI può essere eseguita solo se l’ovocita ha completato la prima fase di maturazione nucleare ed espulso il primo globulo polare, indicando la sua idoneità alla fecondazione.
Dopo l'iniezione, nei giorni successivi gli ovuli fecondati diventano embrioni pronti per essere trasferiti nell’utero. Sebbene l'ICSI sia una tecnica altamente efficace per superare l'infertilità maschile grave, i difetti congeniti sono più probabili a seguito di questa procedura. Verosimilmente, questo può essere dovuto al fatto che la procedura può danneggiare l’ovulo, gli spermatozoi o l’embrione. Inoltre, se in questa procedura vengono utilizzati spermatozoi di uomini con anomalie a livello del cromosoma Y (uno dei cromosomi sessuali), possono influire sullo sviluppo degli organi riproduttivi nei feti maschio, con conseguenti problemi di fertilità simili a quelli del padre. La maggior parte dei difetti congeniti riscontrati in bambini concepiti con iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi interessa proprio questi organi, sebbene sia importante sottolineare che milioni di bambini sono stati concepiti con la FIVET e ICSI, la stragrande maggioranza senza difetti congeniti.
Tecniche di Recupero Chirurgico degli Spermatozoi
In alcuni casi di infertilità maschile severa, in particolare quando gli spermatozoi sono assenti nell'eiaculato (azoospermia) o sono presenti in quantità e qualità tali da non poter essere recuperati con le metodiche standard, si ricorre a tecniche chirurgiche per prelevare gli spermatozoi direttamente dai testicoli o dagli epididimi. Queste procedure sono spesso fondamentali per poter procedere con tecniche di PMA come l'ICSI.
Le principali tecniche di recupero chirurgico degli spermatozoi includono:
- PESA (Aspirazione Percutanea degli Spermatozoi dall’Epididimo): Questa tecnica prevede il prelievo degli spermatozoi attraverso aspirazione con micropipetta dai tubuli epididimali, che trasportano gli spermatozoi dal testicolo alle vie seminali. È una procedura meno invasiva, eseguita generalmente in anestesia locale. Non vi è alcuna complicanza di rilievo, se la tecnica è eseguita in maniera corretta. Un dolore di entità moderata può protrarsi fino a 12 ore dopo la procedura. Il tasso di fallimento della PESA è del 20% circa; in questi casi si può ricorrere a metodiche di prelievo alternativo.
- MESA (Aspirazione Microchirurgica degli Spermatozoi dall’Epididimo): Simile alla PESA, ma prevede un approccio microchirurgico per il prelievo dal tessuto epididimale. Questo consente una maggiore precisione e, in alcuni casi, un recupero più efficiente degli spermatozoi.
- TESE (Prelievo Chirurgico di Tessuto Testicolare): È attualmente la metodica più utilizzata per il recupero degli spermatozoi direttamente dal testicolo. Questa procedura può essere eseguita in regime di day surgery in anestesia locale, con o senza sedazione. Prevede l'asportazione di piccole porzioni di tessuto testicolare da cui verranno poi estratti gli spermatozoi in laboratorio. Anche in questo caso, un dolore di entità moderata può protrarsi fino a 12 ore dopo la procedura.
Queste tecniche sono cruciali quando il campione seminale convenzionale non risulta idoneo per la procedura di fecondazione per mancanza di spermatozoi. Il successo del recupero degli spermatozoi è un prerequisito essenziale per le successive fasi della procreazione assistita.
Opzioni Aggiuntive e Tecnologie Complementari nelle ART
Il campo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita è in continua evoluzione, e oltre alle procedure di base come FIVET e ICSI, esistono diverse opzioni e tecnologie complementari che ne aumentano l'efficacia e l'applicabilità.
Crioconservazione di Gameti ed Embrioni
Una svolta importante nell’ambito della Medicina della riproduzione, in grado di modificare le strategie mediante le quali pratichiamo la fecondazione in vitro, deriva dalla possibilità di congelare, tecnicamente “crioconservare”, le cellule germinali (ovociti e spermatozoi) e gli embrioni che da essi derivano e utilizzarli in un secondo momento. Questo offre una flessibilità notevole alle coppie e ai singoli individui.
Gli embrioni non trasferiti, se di buona qualità, vengono congelati in azoto liquido con la tecnica della vitrificazione e possono essere utilizzati per successivi transfer se la gravidanza non viene raggiunta al primo tentativo, o dopo qualche anno in caso di gravidanze future. La vitrificazione di una soluzione acquosa (i gameti e gli embrioni sono considerati soluzioni acquose) consiste nel raggiungimento dello stato solido in un periodo di tempo così breve da impedire la formazione dei “temutissimi” cristalli di ghiaccio all’interno della o delle cellule, che potrebbero danneggiarle. Tra le varie tecniche di congelamento ad oggi impiegabili per la crioconservazione di gameti ed embrioni, la “vitrificazione” è quella che garantisce le maggiori percentuali di successo.

La crioconservazione degli ovociti è una possibilità per quelle donne che ancora non sono legate stabilmente ad un partner, che abbiano età non superiore ai 35 anni e che vanno verso una età che non consentirà più di avere ovociti idonei alla fecondazione. Questa opzione è nota anche come "social freezing" e permette di preservare la fertilità per il futuro.
Diagnosi e Screening Genetico Preimpianto (PGD/PGS)
Talvolta, se il rischio di anomalie genetiche è alto, spesso durante la FIVET è possibile esaminare l’embrione prima dell’impianto nell’utero della donna, con una procedura chiamata diagnosi genetica preimpianto. Il secondo grande cambiamento riguarda, invece, la gestione del ciclo di concepimento assistito, ovvero la possibilità di analizzare geneticamente gli embrioni prima del loro trasferimento in utero. Nel primo caso, quando si cerca una malattia genetica specifica nota nella famiglia, la tecnica si definisce PGD (Diagnosi Genetica Preimpianto). Nel secondo, quando si valuta la presenza di anomalie cromosomiche numeriche (aneuploidie), si parla di PGS (Screening Genetico Preimpianto), oggi più frequentemente chiamato PGT-A (Preimplantation Genetic Testing for Aneuploidies). Entrambe le metodiche sono precedute dalla fecondazione in vitro, seguita dalla biopsia degli embrioni così generati.
La metodica più utilizzata fino a pochi anni fa prevedeva la biopsia del materiale da esaminare al terzo giorno di sviluppo embrionale, con il prelievo di una o due cellule (blastomeri) dall’embrione. Negli anni più recenti, l’ottimizzazione delle condizioni di coltura ha permesso il prelievo bioptico al quinto giorno di sviluppo embrionale, cioè allo stadio di blastocisti. Questo consente l’aspirazione di cellule dal trofoectoderma, che è il tessuto destinato a formare la placenta. In questo modo la massa delle cellule interne, che darà origine al feto nelle fasi di sviluppo successive, non è danneggiata, garantendo un trauma minore per l’embrione rispetto al prelievo in terza giornata e consentendo risultati diagnostici più accurati.
Assisted Zona Hatching (AZH)
La procedura di Assisted Zona Hatching consiste nel produrre, quando ritenuto necessario, una piccola apertura della zona pellucida negli embrioni subito prima del loro trasferimento nell’utero. La zona pellucida è la membrana esterna che circonda l'embrione. Questa piccola apertura può facilitare la fuoriuscita dell'embrione dalla sua "guscio" e il suo impianto nell'endometrio uterino, specialmente in casi dove la zona pellucida è insolitamente spessa o indurita, oppure in embrioni crioconservati che potrebbero avere una zona pellucida più rigida.
Donazione di Gameti e Gestazione per Altri
In alcuni contesti di infertilità, quando le tecniche con i gameti della coppia non sono possibili o non hanno successo, o quando ci sono rischi genetici elevati, si possono considerare opzioni che coinvolgono terze parti.
Donazione di Ovuli o di Spermatozoi
Talvolta la valutazione dell’infertilità indica che è improbabile che i trattamenti per l’infertilità abbiano successo oppure i trattamenti non hanno successo dopo svariati cicli. A seconda dei motivi, i potenziali genitori possono scegliere di usare ovuli o spermatozoi donati. Gli ovuli o gli spermatozoi donati possono provenire da un donatore conosciuto dai potenziali genitori o da un donatore anonimo.
Per la donazione di ovuli, la donatrice viene sottoposta alle prime fasi della FIVET, inclusa la stimolazione ovarica e il prelievo ovocitario. Nella clinica della fertilità, gli ovuli vengono posti in una piastra di coltura assieme agli spermatozoi del potenziale genitore maschio. Gli ovuli fecondati vengono quindi trasferiti nell’utero della futura madre. Lo sperma di donatori anonimi viene spesso congelato e conservato nelle banche spermatiche. Durante il trattamento per la fertilità, lo sperma del donatore viene posto in una piastra di coltura assieme agli ovuli della futura madre (in caso di FIVET) o direttamente nell'utero (in caso di IUI) e poi l'embrione, se formato, trasferito nell’utero. L'uso di ovuli di donatrice è raccomandato per le donne di età superiore ai 42 anni, a causa del basso tasso di nati vivi con i propri ovuli.

Portatrice Gestazionale e Maternità Surrogata
Se una donna presenta un’anomalia dell’utero (ad esempio, assenza congenita, malformazioni gravi, cicatrici estese) o una patologia medica che rende la gravidanza impossibile o pericolosa per la sua salute (come gravi malattie cardiache o renali), una possibile soluzione è una portatrice gestazionale. La portatrice gestazionale è una donna che porta avanti la gravidanza in utero ma non è il genitore genetico, in quanto l’ovulo non proviene dalla portatrice. Gli ovuli fecondati dei futuri genitori vengono trasferiti nell’utero della portatrice gestazionale.
Una madre surrogata è diversa da una portatrice gestazionale. Nella maternità surrogata l’ovulo proviene dalla donna che funge da surrogato, che quindi è il genitore genetico e dona il proprio ovulo per essere fecondato dagli spermatozoi del padre intenzionale (o di un donatore). Questa opzione viene utilizzata meno frequentemente perché può essere più complicata dal punto di vista emotivo e legale rispetto all’uso di una portatrice gestazionale, data la connessione genetica tra la surrogata e il bambino. È importante notare che in molti Paesi, incluse diverse nazioni europee e l'Italia, le portatrici gestazionali e la maternità surrogata sono considerate illegali o sono soggette a severe restrizioni legali ed etiche.
Il giorno dopo il prelievo ovocitario: la fertilizzazione
Considerazioni sui Rischi e Tassi di Successo
Le tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno rivoluzionato la possibilità di concepire per milioni di coppie, ma è fondamentale essere consapevoli anche dei potenziali rischi e dei tassi di successo realistici associati a queste procedure. La probabilità di ottenere una gravidanza con le tecniche "a fresco" di II e III livello dipende da vari fattori.
Rischi Generali delle ART
Il rischio più grosso della fecondazione in vitro è avere una gestazione multipla, come due o tre gemelli. Una gestazione multipla comporta più rischi per la donna e il feto (e, in definitiva, per i neonati). Le complicanze possono essere correlate alla gravidanza, aumentando il carico sulla salute materna e fetale. Ad esempio, la donna può sviluppare ipertensione arteriosa o diabete gestazionale, o sanguinamento eccessivo durante la gravidanza o al momento del parto. Esiste anche un rischio più elevato di aborto spontaneo, parto pretermine e basso peso alla nascita del neonato, il che può portare a problemi di salute a lungo termine per i bambini. A causa di queste potenziali complicanze, i medici trasferiscono nell’utero solo un embrione o un numero limitato di embrioni, preferendo il trasferimento di un singolo embrione (SET - Single Embryo Transfer) quando clinicamente appropriato.
Inoltre, i difetti congeniti sono lievemente più comuni nei bambini concepiti in provetta rispetto a quelli concepiti naturalmente. Tuttavia, gli esperti non sono concordi se il motivo sia dovuto alla tecnica stessa o ai problemi di fertilità di base che rendono necessaria la FIVET o l'ICSI. È plausibile che le coppie che necessitano di ART abbiano di per sé una maggiore probabilità di anomalie genetiche o altri fattori di rischio. Nonostante ciò, è rassicurante sapere che milioni di bambini sono stati concepiti con la FIVET, e la stragrande maggioranza senza difetti congeniti, dimostrando la sicurezza complessiva di queste procedure.
Tassi di Successo
La possibilità di avere un figlio con la fecondazione in vitro dipende da molti fattori, ma il più importante è l’età della donna. Come già menzionato, l'età ha un impatto significativo sulla qualità e quantità degli ovociti. Negli Stati Uniti, la probabilità di avere una gravidanza per ciascun ovulo prelevato è stimata pari a circa il 45% per le donne sotto i 35 anni. Questa percentuale diminuisce drasticamente, risultando leggermente superiore al 9% per le donne di età compresa tra 41 e 42 anni. Nelle donne di età superiore ai 42 anni è raccomandato l’uso di ovuli di un’altra donna (donatrice), perché il tasso di nati vivi con i propri ovuli è molto basso, attestandosi intorno al 3%. Questo evidenzia l'importanza di una consulenza approfondita e personalizzata per ogni coppia, al fine di valutare le opzioni più adeguate e realistiche in base alle circostanze individuali.
Le tecniche ART possono determinare una gestazione multipla, ma con una probabilità inferiore rispetto al trattamento solo con farmaci per la fertilità, grazie al controllo sul numero di embrioni trasferiti. L'attenzione alla minimizzazione dei rischi e alla massimizzazione delle probabilità di un singolo nato vivo sano rimane una priorità fondamentale nella medicina della riproduzione moderna.
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