La maternità rappresenta uno dei passaggi più profondi e trasformativi dell'esistenza femminile, eppure, nel contesto contemporaneo, essa appare sempre più frammentata da stereotipi culturali che ne ostacolano la piena integrazione. La sfida odierna consiste nel superare la scissione tra la cura del bambino e gli interessi personali, sociali o professionali della donna. Oggi l'integrazione tra cura del bambino e interessi personali o professionali è resa difficile dai modelli culturali dominanti. Gli stereotipi culturali sulla donna continuano a separare i vari aspetti nella donna, rendendo difficile l'integrazione tra cura del bambino e interessi personali, sociali o professionali.

Per comprendere appieno questa dinamica, è necessario riflettere su come la società percepisca i cicli vitali. Poiché la maternità contiene in sé e rappresenta tutti i passaggi della vita femminile nei suoi tratti essenziali, il testo si estende anche agli altri cicli femminili, come il menarca, la menopausa e la sessualità, momenti che subiscono spesso la stessa spersonalizzazione.
Il corpo come custode del sapere originario
Il parto si è trasformato in un evento medico, tecnologico, chirurgico, isolato, di fronte al quale anche le donne fortemente acculturate capitolano impotenti e si consegnano nelle mani di chi, secondo loro, sa. Questa delega della responsabilità biologica e istintiva a terzi è un sintomo di una cultura che ha smarrito il contatto con le proprie radici. Il sapere invece sta nel corpo. Solo che dobbiamo conoscerlo. Apprendere la maternità, la ciclicità, allenare il corpo, risvegliare i suoi saperi diventa oggi una necessità come l'educazione sessuale: occorre ritornare alle competenze endogene, innate, tramite l'uso di strumenti culturali e corporei idonei a riconoscere il sapere interiore originario, nel rispetto dei bisogni profondi e della salute globale.
La visione salutogenica ci insegna che i cicli di cambiamento, in particolare la maternità, sono risorsa, momento di attivazione di nuove forze dove la psiche cresce e il corpo cambia, per poter far fronte ai nuovi compiti che aspettano le donne. Al contrario, la medicalizzazione fa dei cicli di cambiamento, della maternità un problema e propone una soluzione medica che non può che compromettere la salute femminile in senso lato e inibire l'espansione del femminile. Il parto non è più spontaneo, naturale, guidato dai canali biologici, dalle competenze naturali delle donne, né condiviso socialmente. Si è trasformato in un evento medico, tecnologico, isolato, di fronte al quale anche le donne fortemente acculturate capitolano impotenti e si consegnano nelle mani di chi secondo loro “sa”.
Strumenti per la riscoperta: musica, voce e movimento
Il recupero di questa consapevolezza passa attraverso pratiche che connettono la mente al soma. All'interno di questa visione salutogenica, è importante anche l'utilizzo della musica, che aiuta a sciogliere le tensioni corporee ed emotive. Grazie a stimoli periferici come massaggi, uso dell'acqua, impacchi, movimento, il ricorso all'audioanalgesia, cioè l'ascolto di musica o suoni, aiuta a ridurre la percezione del dolore, trasformandosi così in un efficace intervento di musicoterapia.
Verena Schmid, ostetrica con esperienza trentennale, ha sempre creduto nelle donne che desiderano partorire in casa e ha fondato l'associazione per il parto a domicilio "Il Marsupio", oltre alla Scuola Elementale di Arte Ostetrica. Nel suo lavoro, la Schmid si avvale della musica, indicando esercizi a future mamme che aiutano ad attivare un processo di rilassamento: per esempio, invita a emettere suoni lenti e profondi oppure propone di ascoltare suoni prodotti dal bastone della pioggia, o dal gong. Non solo l'ascolto, ma anche l'uso della voce è fondamentale nella maternità e nelle tecniche di rilassamento, sostiene la Schmid. In merito, ricorda le maggiori scuole sull'uso della voce nella maternità, che sono la scuola del canto carnatico, introdotto in Europa da Frédérick Leboyer, e la scuola di Psicofonia, iniziata da M.L. Aucher a Pithiviers con Michel Odent. La prima recupera la musica indiana attraverso l'uso dei raga, che agiscono a livello psichico ed emotivo. La seconda si basa sul lavoro compiuto dalla Aucher sulle corrispondenze vibratorie tra i suoni e il corpo umano.

Il ruolo della comunità e dei gruppi pre e post-natali
Questo apprendimento/allenamento ha però bisogno di un territorio culturale e sociale di approvazione e condivisione per resistere alle pressioni dell'attuale corrente di pensiero dominante. I gruppi pre e post-natali, condotti in modo attivo, indirizzati all'empowerment possono offrire questo territorio. Il libro "Apprendere la maternità" offre gli strumenti culturali e professionali a chi desidera proporre gruppi per la maternità, sia prima che dopo il parto, fornendo alle future mamme e ai papà un'occasione per conoscersi, riconoscersi e riflettere sulle nuove sfide della genitorialità.
La forza del GRUPPO di donne che, attraverso il confronto, riscopre se stessa nel suo autentico potenziale straordinario, è un pilastro fondamentale. Il confronto permette di superare la paura che l'ignoranza ha creato negli ultimi decenni rispetto alla Maternità. Le nuove sfide di oggi, tra natura e cultura, impongono un ritorno alla consapevolezza collettiva. In quest'ottica, il lavoro dell'ostetrica non è inteso semplicemente come professione clinica, ma come un'arte che unisce antichi saperi - come l'arte di raccontare esperienze di parto - a conoscenze più teoriche e moderne.
La maternità come master: trasformazione e competenze
Diventare madre aumenta le competenze di una donna, competenze che possono essere valorizzate e trasferite anche al mondo del lavoro. Ma bisogna esserne consapevoli e imparare a trarre beneficio dal doppio ruolo. È la sovrapposizione di ruoli che potenzialmente rende più forti. Le competenze acquisite in un ruolo possono essere trasferite all'altro e viceversa. È questa in estrema sintesi la teoria alla base della piattaforma digitale Maam - Maternity as a master.
Quando nasce un figlio, le donne sviluppano competenze tipiche del leader, come responsabilità, capacità di analisi, problem solving, empatia, migliore gestione del tempo. E succede anche ai papà. Ma devono esserne consapevoli e imparare ad applicare le nuove competenze dalla sfera privata a quella lavorativa. È dimostrato che durante la gravidanza la materia cerebrale delle donne diminuisce. Questo ne aumenta l'efficienza e la capacità del cervello di collegare fattori rilevanti, tralasciando quelli secondari. Studi eseguiti sui topi, il cui cervello ha caratteristiche simili a quelle dell'uomo, dimostrano che la nascita di un figlio aumenta il coraggio, l'istinto all'esplorazione dell'ambiente circostante. L'ostitocina invece aumenta per chi si dedica ad attività di cura. Nei padri, invece, l'ostitocina viene prodotta quando giocano con i figli.

Il primo passo è acquisire consapevolezza. Noi lavoriamo sulla rottura degli stereotipi. Se la cultura circostante è disabilitante non c'è competenza che tenga. Per le aziende, programmi come Maam sostituiscono corsi per sviluppare soft skills nei dipendenti. Per i partecipanti è una grande occasione di apprendimento e di crescita personale e professionale. L'84% delle mamme che hanno partecipato a Maam hanno dichiarato che l'esperienza della piattaforma le ha fatte sentire più forti.
Verso una visione autentica del femminile
Le parole e i consigli di Verena Schmid recuperano il vero senso della maternità. Tutte le donne, prima e dopo il parto, dovrebbero almeno leggere qualche suo scritto. È necessario andare oltre la paura che l'ignoranza ha creato negli ultimi decenni rispetto alla maternità. Il lavoro intrapreso attraverso la riscoperta del parto in casa, un evento importante nel ciclo vitale-esistenziale di una donna, è fondamentale, purché affrontato con la giusta consapevolezza.
La sfida di "Apprendere la maternità" è quella di offrire alle giovani donne l'opportunità di scoprire il loro essere giovani donne sotto una luce differente, più vera, più sana, più autentica. La maternità non va subita come una medicalizzazione invasiva, ma vissuta come una risorsa. Le nuove sfide di oggi, tra natura e cultura, richiedono che le donne riprendano possesso dei propri processi biologici, sostenute da una società che valorizzi la loro capacità di trasformazione. Solo integrando le conoscenze ancestrali del corpo con una consapevolezza critica e moderna, sarà possibile costruire un futuro in cui la maternità non sia più percepita come un limite, ma come un momento di straordinaria evoluzione umana e professionale.
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