La Madonnina nel Passeggino: Tra Icona Pittorica, Memorie d'Infanzia e Antiche Tradizioni di Protezione

L'immagine della Madonna con il Bambino è un'icona universale, profondamente radicata nella cultura e nella fede di milioni di persone. Si ritrova in quasi tutte le case, a testimonianza di una devozione che travalica i secoli e le generazioni. Questa rappresentazione sacra non è solo un simbolo di fede, ma è anche intrinsecamente legata alle tradizioni più tenere e significative che circondano la nascita e la protezione dell'infanzia. Dalla storia toccante di un celebre dipinto che ha conquistato il mondo, alle atmosfere magiche dei negozi di giocattoli che custodivano i primi passeggini, fino alle antiche usanze e credenze volte a salvaguardare la vita nascente, il concetto di "Madonnina nel passeggino" evoca un intreccio di arte, memoria e spiritualità. Si tratta di un viaggio attraverso il significato profondo di un'immagine e la ricchezza di tradizioni che, in modi diversi, esprimono l'amore incondizionato e il desiderio di protezione per i più piccoli.

L'Icona della "Maternità": Storia di un Capolavoro e della Sua Protagonista

L'immagine della Madonna con il Bambino, così familiare e rassicurante in molti focolari domestici, racchiude spesso storie inaspettate e destini singolari. Una delle più celebri, conosciuta affettuosamente come "Madonnina del Riposo", ha origini ben documentate e un percorso artistico ed esistenziale di straordinaria risonanza. Il quadro della Madonna con il Bambino si trova, come detto, in quasi tutte le case, eppure pochi conoscono la vera storia della sua genesi. In realtà la fanciulla ritratta era una ragazzina di circa 11 anni con in braccio il fratellino più piccolo. Questa scena di tenerezza e spontaneità catturò l'attenzione di un artista.

Venne ritratta da un pittore sconosciuto ai più ma di grande talento, Roberto Ferruzzi, nato in Dalmazia nel 1853, allora territorio austroungarico, e morto sui Colli Euganei nel 1934. La sua opera più celebre nacque da un'ispirazione improvvisa e potente. Un giorno, durante una delle sue passeggiate nei dintorni, ecco che Ferruzzi rimase folgorato dalla vista di una ragazzina che camminava lungo il tratturo reggendo tra le braccia il fratellino addormentato. Era Angelina, una giovane contadina veneta, inconsapevole musa di un futuro capolavoro. Ferruzzi, colpito dalla scena, dipinse un quadro che intitolò “Maternità”. L'immediatezza e la profonda umanità dell'opera furono subito riconosciute. Il dipinto venne esposto alla Biennale di Venezia nel 1897, suscitando l’ovazione del pubblico, che ne percepì immediatamente la bellezza e il pathos.

Ritratto della Madonnina di Ferruzzi

Il successo fu tale che Roberto Ferruzzi vendette il dipinto per ben tremila lire, una somma considerevole per l'epoca. Da quel momento, il quadro iniziò un suo peregrinare, passando di mano in mano, di collezionista in collezionista, acquisendo sempre maggiore fama. La sua definitiva consacrazione avvenne quando venne infine acquistato dai fratelli Alinari, noti fotografi di Firenze, figure di spicco nel panorama culturale dell'epoca. Essi lo esposero in vetrina e lo usarono come loro simbolo, detenendone i diritti di riproduzione, il che ne favorì una diffusione senza precedenti. È così che l'immagine, ribattezzata affettuosamente "La Madonnina del Riposo", aveva raggiunto ogni angolo del mondo, diventando un'icona amata e riconosciuta a livello globale. La sua riproduzione in innumerevoli forme - stampe, santini, oggetti devozionali - fece sì che questa immagine divenisse onnipresente e profondamente radicata nell'immaginario collettivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Ambasciatore Americano, venuto in possesso del quadro originale, lo spedì via nave negli Stati Uniti, assicurandone la conservazione in un periodo di grandi incertezze. Ma, ben prima di allora, le riproduzioni della Madonnina del riposo erano ormai famosissime, a prescindere dalla collocazione dell'opera originale.

Il destino della fanciulla che ispirò questo capolavoro, Angelina, fu, tuttavia, assai meno fortunato. La fanciulla, ormai cresciuta, aveva sposato un veneziano, tale Antonio Bovo, e con lui si era trasferita in California, dove ebbe dieci figli, una vita ricca di prole ma segnata da difficoltà. Alla morte prematura del marito, Angelina si ritrovò in condizioni di estrema povertà che la portarono alla pazzia e la giovane donna dovette essere internata. Angelina morì in un manicomio nel 1972, dopo una vita di stenti e sofferenze, un destino tragico in netto contrasto con l'immagine di serena maternità che l'aveva resa immortale. I suoi figli, a loro volta, crebbero in vari Istituti per Orfani, testimoniando le dure realtà della vita di molti in quel periodo.

Nonostante il destino della sua musa, l'eredità artistica di Roberto Ferruzzi continuò a prosperare. Il pittore continuò la sua carriera pittorica, la cui passione e talento furono trasmessi al figlio Ferruccio, e poi al nipote Roberto, creando una dinastia artistica. Oggi il pronipote che porta il suo stesso nome, Roberto Ferruzzi, vive a Venezia ed è un esperto gallerista e critico d’arte, portando avanti con orgoglio il retaggio familiare. Egli si dichiara orgoglioso di quel bisnonno autentico nella sua passione, fedele ai valori del nonno volontario nella Prima Guerra Mondiale nell’esercito italiano, e consapevole degli insegnamenti del papà pittore e artista di mosaici in Cile, dove conobbe il grande poeta Pablo Neruda. La storia di Angelina e del dipinto "Maternità" è un potente promemoria: una povera ragazza delle campagne venete dell’Ottocento ha reso ancora più cara e vicina a noi l’immagine di quella povera ragazza ebrea di più di duemila anni fa, Maria, la madre di Gesù. Questa icona è divenuta un simbolo di luce, di vita e di speranza immortale, un invito perpetuo ad "Abbiate fede".

Il "Passeggino" tra Giochi e Nostalgia: Un Simbolo dell'Infanzia e del Meraviglioso

Il concetto di "passeggino" non si esaurisce nella sua funzione di oggetto devozionale o di veicolo per la cura dei neonati, ma affonda le sue radici anche nella memoria collettiva dell'infanzia, evocando immagini di gioco, meraviglia e spensieratezza. Questo oggetto, infatti, è stato spesso protagonista nelle vetrine dei negozi di giocattoli, divenendo un simbolo di desiderio e di sogni per i bambini di ogni generazione. L’Epifania, con il suo arrivederci alle festività natalizie, tutte le feste si porta via… e con loro, spesso, tutta la magica atmosfera creata tanti anni fa da attori inconsapevoli quali l'indimenticabile giocattolaio Satore, un personaggio che incarnava la fantasia e la gioia.

L’angolo dei ricordi :il negozio di giochi d’epoca( 70/80/90)più bello ed emozionante che ci sia !!!

Con le prime pagine del calendario dell’Avvento, la vetrina tappa fissa delle scorribande di molti bambini per città come Alatri era proprio la sua: quella di Satore, un luogo incantato che prometteva meraviglie. L’edificio stesso, che aveva subìto danni durante i bombardamenti del ’44, era stato ristrutturato con una curiosa disposizione ad angolo tondeggiante, conferendogli un aspetto unico e suggestivo. Lo sovrastava una bella terrazza fiorita tutta l’estate e impreziosita da una rigogliosa pianta di glicine che inondava di petali il marciapiede sottostante, aggiungendo un tocco di poesia al suo esterno. A dicembre, sotto il buio delle giornate sempre più corte e alla luce dei pallidi lampioni di via della Repubblica, quel muro tondo su cui si apriva anche il negozio di lampadari di Fulvio e la piccola sartoria di Guido e di sua sorella Giacomina, ti appariva come l’antefatto di un mondo più grande e assai più magico del Paese dei Balocchi di Pinocchio, un portale verso l'immaginazione.

Già dai due espositori laterali ci si rendeva conto che entrare nel negozio di Satore avrebbe significato essere come ingoiati da una scatola cinese, un mondo di scoperte continue. Il trenino Lima in movimento, con la locomotiva nera e i vagoni colorati, era il primo giocattolo che ti catturava lo sguardo; il suo viaggio circolare si ripeteva instancabile, ma non si riusciva a soffermarsi più di tanto su di esso, tanta era la voglia di scoprire di più, di esplorare ogni angolo di quel mondo di giocattoli. Così ci si accorgeva pian piano (in realtà tutto accadeva in frazioni di secondo, tanta era l'eccitazione), che dietro il camioncino pieno di palline nel sacchetto retinato stava placidamente seduto quel “carissimo Pinocchio” di legno di cui cantava Johnny Dorelli e che legittimamente imperava nel pianeta di Satore, un vero e proprio re di quel regno di giochi. Ci si chiedeva anche perché Lucignolo non gli facesse compagnia, ma era solo un pensiero fugace, poiché subito gli occhi saettavano sulla Giulietta verde della polizia e la spider telecomandata (con tanto di filo e mezze torce non ricaricabili) rossa fiammante, oggetti che accendevano la fantasia.

E poi c’era proprio lui, il passeggino, spesso accompagnato dall’antenato di Cicciobello e dai biberon rosa e celesti che la pubblicità definiva “magici” perché inclinandoli sulla bocca del bambolotto il latte sembrava sparire davvero!, alimentando la magia del gioco. E il Provolino di pezza lanciato in tv da Raffaele Pisu ti ghignava col suo dentone bianco, un altro personaggio iconico che popolava l'immaginario infantile. I giochi da tavolo, al contrario, non interessavano granché, soprattutto la Tombola e il Gioco dell’Oca, considerati troppo scontati, troppo noiosi, e poi, ammettiamolo, non si vinceva mai nulla! Incollati alle vetrine, il vociare dei bambini si faceva sempre più festoso ed evidentemente troppo sonoro, poiché Satore si affacciava sull’uscio con il suo cipiglio da rimprovero, reso più arcigno da uno sguardo che non guardava realmente i bambini, ma oltre, e dalla schiena ricurva, un'immagine che rimaneva impressa. Colori, effigi, rumori, le preziose realtà della vita bambina venivano raccolte tutte insieme e tutte in una volta in questi momenti magici, che definivano un'epoca e un modo di vivere l'infanzia.

Tradizioni di Nascita e Protezione: Accogliere la Nuova Vita e il Suo Significato Spirituale

La nascita di una nuova vita è un evento che, pur nella sua universalità, è sempre motivo di grande gioia e profonda trasformazione per ogni famiglia. Molto spesso, tuttavia, la felicità è accompagnata da preoccupazioni e incertezze, soprattutto quando si diventa genitori per la prima volta. Il bambino è un dono, un miracolo che arricchisce l'esistenza, e come tale va festeggiato e accolto a dovere, con amore e cura. Negli ultimi anni abbiamo visto diffondersi le mode più diverse che festeggiano il neonato prima ancora della sua nascita, come i "baby shower" o le "gender reveal parties", ma il vero momento per celebrare con i genitori l’arrivo del bebè, nella tradizione cristiana, è con il Battesimo, un sacramento che segna l'ingresso nella comunità di fede. In questa celebrazione, la tradizione è quella di consegnare un piccolo dono alla famiglia, un gesto simbolico di buon augurio e partecipazione.

L’amore di un genitore per il proprio figlio è un amore gratuito, profondo e incondizionato, poiché il bambino non ancora nato non può aver fatto nulla per ricevere questo amore incondizionato. Questa forma pura di affetto ci fa riflettere sull’amore che Dio prova per i suoi figli, un amore che precede ogni merito e ogni azione. È vero che i bambini nascono portando con sé il Peccato originale, una condizione ereditata che viene eliminata con il Battesimo, ma è anche vero che non sono consapevoli di cosa rappresenta il peccato. Essi sono immuni senza colpa, privi della conoscenza delle leggi degli uomini e di Dio, che si paleseranno solo con l’esperienza e il tempo. Un bambino può peccare in modo involontario e senza rendersene conto, ma proprio questa sua inconsapevolezza lo manterrà sempre e comunque innocente, senza l’intento di fare del male che invece caratterizza il mondo dei grandi. Questa purezza intrinseca è una motivazione che rende i bambini così graditi a Dio, come testimoniato dalle Sacre Scritture. In Matteo 18:1-35, ad esempio, si afferma che coloro che non sapranno ricordare cosa significa essere bambino non potranno entrare nel Regno dei Cieli, sottolineando l'importanza dell'innocenza e della semplicità. In Matteo 19:1-30, viene intimato ai discepoli di lasciare avvicinare a Gesù i bambini e si ribadisce con forza che il Regno dei Cieli appartiene a quelli come loro, a rimarcare la loro posizione privilegiata agli occhi di Dio.

Preparazione della cameretta del neonato con elementi simbolici

Fin dalla nascita, quindi, il bambino riveste un ruolo importante per la comunità cristiana, non solo come futuro membro, ma come presenza che ricorda la purezza originaria. È compito dei genitori accudirlo e guidarlo nella sua vita spirituale, a partire dal Battesimo, che rappresenta il primo passo di un lungo percorso di fede. Saranno loro ad accompagnarlo a ricevere il sacramento insieme al padrino e alla madrina, figure di riferimento essenziali nella crescita spirituale del piccolo, a vigilare sulla sua catechesi e a fargli comprendere l’importanza della Prima Comunione, quando crescerà, preparandolo ad accogliere pienamente i doni della fede. Questo percorso di guida e educazione spirituale si affianca alla cura materiale e affettiva.

Quanto un genitore scopre che presto darà alla luce una nuova vita, è indispensabile fare del proprio meglio per prepararsi al lieto evento, sia emotivamente che praticamente. Ma pensando per un attimo agli aspetti pratici che precedono l'arrivo del neonato, scegliere l’arredamento per la cameretta rappresenta un passo cruciale, un modo per dare forma all'attesa. Sorgono spontanee molte domande: Quale colore andrà bene per le pareti? E quali giochi sono indicati per iniziare a interagire con lui? È difficile saperlo a priori, poiché ogni bambino è un mondo a sé. Ciò che conta veramente è creare un’atmosfera d’amore e di accoglienza che lo farà sentire subito in un luogo protetto, un rifugio sicuro dove potrà crescere sereno e amato.

Il Capoculla: Un Antico Gesto di Fede e Protezione per la Culla e il Passeggino

Nel contesto delle tradizioni legate alla nascita e alla protezione del bambino, un ruolo particolare e di grande significato è rivestito dal "capoculla". Questo oggetto, che unisce devozione e cura, è un esempio tangibile di come la fede e le usanze popolari si fondano nel desiderio di vegliare sul sonno e sulla crescita del neonato. Tra i regali più originali, infatti, si può consigliare il capoculla per neonati, un dono che va oltre la semplice estetica.

Si tratta di un’usanza molto antica, radicata nella storia delle famiglie. I genitori erano soliti appendere medaglie devozionali e piccole creazioni di tessuto e metallo, che raffiguravano immagini sacre, sopra la culla dei neonati. Questo gesto non era meramente decorativo; era considerato un modo per proteggere dal male, per vegliare sul loro sonno e garantire la protezione di Gesù, della Madonna e dell’Angelo custode, un atto di affidamento alle forze celesti. Questa antica tradizione rivive ancora oggi nelle famiglie più attente alla spiritualità e al valore dei simboli.

Vari modelli di capoculla con immagini sacre

Oggi, i capoculla esistono di ogni forma e materiale, offrendo una vasta scelta che si adatta a gusti e esigenze diverse. Possono essere in argento o in raso, lavorati con delicatezza e attenzione ai dettagli, oppure in tessuto con applicazioni che permettono di usarli non solo nella culla, il luogo del riposo notturno, ma anche nel passeggino, accompagnando il bambino nelle sue prime esplorazioni del mondo esterno. Questa versatilità sottolinea come il desiderio di protezione si estenda a ogni momento della giornata del neonato.

La Madonna, venerata come la mamma di tutte le mamme, è per questo motivo rappresentata spesso come soggetto dei capoculla. La sua figura materna e protettiva la rende l'immagine ideale per vegliare sui piccoli. Esistono sopraculla con la Vergine Maria in placca argento, di forma ovale o tonda, oppure in tessuto e raso, che conferiscono un aspetto elegante e devozionale, oppure ancora in tessuto vellutato, per una sensazione di maggiore morbidezza e calore. Molti modelli in argento raffigurano l’immagine della Madonna in rilievo e, sul retro, una preghiera, aggiungendo un elemento di spiritualità e invocazione.

Accanto alla Madonna, l’angelo custode è un’altra figura molto amata dai bambini e dalle loro famiglie. Forse perché la sua immagine è così dolce e rassicurante che è davvero impossibile non provare affetto per questa figura eterea e protettiva. Per questo motivo, anche se il bambino è ancora troppo piccolo per capirlo, crescerà sapendo che c’è un angelo che veglia su di lui, un pensiero che infonde serenità e sicurezza. Come sappiamo, Gesù amava infinitamente i bambini e desidera vederli felici sopra ogni altra cosa. Per questo motivo, anche la sua figura è una delle più indicate per decorare la culla del neonato, rappresentando l'amore divino che si china sui più indifesi. Esistono inoltre capoculla che raffigurano la Sacra Famiglia al completo, Padre Pio, o altri soggetti ancora, che la famiglia può scegliere in base alla propria devozione e alla figura santa alla quale si sente più legata. Questi oggetti sono perfetti per unire l’aspetto estetico e decorativo alla funzione protettiva, creando un ambiente non solo bello, ma anche spiritualmente ricco per il nuovo arrivato. La scelta del modello più adatto al nuovo arrivato in famiglia, infatti, riflette un desiderio profondo di cura e protezione, un desiderio che si manifesta in un oggetto carico di significato.

Usanze Popolari e Credenze Intorno al Neonato: Dal Camicino della Fortuna al Battesimo

Oltre ai simboli devozionali come il capoculla, l'arrivo di un neonato è da sempre accompagnato da una miriade di usanze popolari e credenze, alcune delle quali affondano le radici in tempi antichi e riflettono la necessità umana di dare un senso agli eventi della vita, specialmente quelli misteriosi come la nascita. Le tradizioni legate al neonato spaziano dal camicino della fortuna a particolari regali per il battesimo, includendo anche "cose che portano sfortuna" che le famiglie cercano di evitare. La nascita di un bambino è un avvenimento straordinario, capace di portare in una famiglia una gioia che le parole spesso non riescono a esprimere, ma che in passato era anche accompagnata da timori e superstizioni.

In passato, ad esempio, in alcune zone geografiche si credeva che subito dopo il parto il bambino e la sua mamma fossero molto vulnerabili e potessero subire l'influsso di forze oscure, rendendoli oggetto di attenzioni speciali e rituali protettivi. Secondo le varie tradizioni, vi sono poi azioni da evitare perché portatrici di sfortuna, come per esempio una credenza popolare vuole che il neonato non debba mai essere baciato sul collo, perché in questo caso potrebbe perdere il sonno, un esempio di come gesti innocui potevano assumere un significato negativo.

Una delle tradizioni più dolci e persistenti, che ha resistito allo scorrere del tempo e ai cambiamenti sociali e culturali dei nostri tempi, è quella che riguarda il camicino della fortuna. Si tratta di una minuscola casacca in cotone o seta, spesso finemente ricamata, da far indossare al piccolo subito dopo la nascita, come primo indumento sulla sua pelle. Il camicino, perché porti fortuna, deve essere regalato da qualcuno, non acquistato dai genitori stessi, e poi conservato per ricordo; secondo alcune credenze, addirittura senza essere lavato, per non disperdere la sua magia protettiva. Tuttavia, oggi le future mamme, nel preparare i cambi necessari per la degenza in ospedale o in clinica subito dopo il parto, preferiscono quasi sempre utilizzare i body, che sono più comodi e hanno una maggiore vestibilità, adattandosi meglio alle esigenze pratiche della vita moderna, pur mantenendo vivo lo spirito del primo indumento speciale.

Camicino della fortuna e regali per battesimo

Un'altra tradizione legata alla nascita, che simboleggia augurio di prosperità, è quella del bagnetto della fortuna. Questa usanza consiste nel mettere nell'acqua del primo bagnetto del neonato una moneta d'oro, per augurare fortuna e prosperità al piccolo nel corso della sua vita. Dopo la nascita, il primo evento importante del piccolo è il battesimo, un appuntamento di grande rilevanza per le famiglie di fede cattolica, che segna l'ingresso del bambino nella comunità di credenti e la purificazione dal Peccato Originale. Come per ogni altra “tappa” importante della vita, anche intorno al battesimo ruotano usanze e tradizioni volte a imprimere un significato particolare all'evento, arricchendolo di simbolismo e partecipazione comunitaria.

Molto importante, ad esempio, era la scelta del padrino e della madrina, figure che non solo sceglievano un nome per il piccolo, ma avevano anche un ruolo molto importante nella sua crescita e nella sua formazione spirituale, diventando punti di riferimento e guide morali. La tradizione stabilisce anche alcuni regali “obbligati” che ancora oggi vengono donati in occasione del battesimo, e che vanno oltre il mero valore economico, assumendo un profondo significato simbolico. Tra questi c'è la catenina d'oro alla quale va abbinata una medaglietta con un'immagine sacra, che in genere viene regalata da padrino e madrina, a simboleggiare la protezione divina e l'impegno nella fede. Altri regali tradizionali, che rimangono un classico per l'occasione, sono il braccialetto con inciso il nome e la data di nascita del bambino oppure la spilla per il bavaglino, oggetti che diventano preziosi ricordi di un giorno così speciale.

Uno Sguardo al Passato: Antiche Credenze e la Vita del Bambino tra Superstizione e Cura

La vita del bambino, fin dai tempi più remoti, è stata al centro di un complesso sistema di credenze, preghiere e gesti, intrisi di speranza, timore e devozione. Credenze, preghiere e gesti si manifestavano subito, prima che il bimbo nascesse, si intensificavano le prime notti per la minaccia delle streghe e proseguivano per tutta la vita, testimoniando una costante ricerca di protezione e di controllo su un evento così fondamentale e al contempo così vulnerabile. Il famoso proverbio "Figghi tardii, orfani primintii" recita un'amara verità che allude alla speranza di una nascita né troppo precoce né soprattutto troppo tarda, al fine di godersi i figli il più possibile, riflettendo la consapevolezza delle difficoltà e della brevità della vita.

All’epoca, in assenza di strumenti diagnostici moderni come l'ecografia, molte erano le credenze popolari per predire il futuro del nascituro. Si credeva, ad esempio, che il nascituro fosse maschio o femmina a seconda dell’intensità dei calci tirati in pancia, evidentemente più forte nel primo caso, un modo ingenuo per interpretare i segni del corpo materno. Allo stesso modo, si pensava che la sua bellezza potesse essere compromessa dallo sguardo casualmente rivolto dalla madre a una persona brutta o deforme, senza aver esclamato lo scongiuro "Diu ca lu fici!", una preghiera di protezione contro il malocchio.

Scena di vita familiare ottocentesca con bambini

Figure centrali nel periodo del parto e nei primi giorni di vita del bambino erano le "mammane", levatrici tradizionali, spesso pettegole che creavano attriti nelle famiglie con il loro straparlare, ma indispensabili per il loro ruolo di assistenza. Erano presenti sin da subito e sostenevano, concitate, con espressioni del tipo "Forza e curaggio!", incoraggiando le partorienti. Diverse erano anche le superstizioni legate a eventi particolari: ad esempio, si credeva che se il bimbo nasceva col cordone stretto al collo era presagio di futura morte per soffocamento o annegamento, un timore che aggiungeva ansia a un momento già delicato.

Le cure rivolte ai neonati erano spesso permeate da rituali e tradizioni che oggi ci appaiono curiosi. Le parti intime delle bambine venivano spesso cosparse di zucchero e cannella, per renderle più "duci" ('dolci') al futuro marito, un'usanza che rivela una mentalità profondamente legata al matrimonio e al ruolo della donna. Allo stesso modo, l’ombelico veniva cosparso di sale e la bocca di miele affinché da adulte fossero saporite, graziose e ricercate, quasi a voler propiziare un destino di desiderabilità.

Il neonato poteva trovarsi in allattamento tra i seni della madre, nutrito e protetto, oppure dondolato in culla, cullato da melodie dolci. Tuttavia, esisteva una credenza ben radicata: "non si dondola mai una culla vuota perché si possono arrecare dolori e morte al bimbo", un monito per evitare di attirare il male sul piccolo. Le ninna nanne erano rassicuranti e concilianti il sonno, e spesso esprimevano l'amore e le speranze dei genitori: "Mè figghiu è beddu e mè figghiu è galanti, / Mè figghiu havi lu nnomu di li Santi", versi che celebravano la bellezza e la sacralità della nuova vita.

Anche l'igiene e le interazioni sociali erano regolate da credenze: alle donne con le mestruazioni era inoltre proibito ogni bacio al neonato, poiché si credeva potesse provocare al neonato piaghe nella bocca e dermatiti infantili come le croste lattee, un esempio di come la paura della contaminazione si traducesse in pratiche restrittive. Una volta spuntati i dentini, il bimbo si riteneva "spoppato" ('svezzato') e libero dalle mille attenzioni, materiali e simboliche, che avevano caratterizzato la prima infanzia, come esprimeva il detto: "Cui prestu metti li denti, prestu lassa li parenti", sottolineando l'inizio di una maggiore autonomia.

Infine, il ruolo del padre era spesso diverso da quello materno, caratterizzato da poche carezze e rare lacrime in caso di morte, anche perché la mortalità infantile del resto era all’epoca più alta e molto comune, una realtà drammatica che imponeva un certo distacco emotivo per sopravvivere al dolore. "È andato a crescere le schiere degli Angeli!", avrebbe esclamato un padre a lutto, una frase che celava il dolore dietro una prospettiva di fede. L’educazione dei figli, in generale, era alquanto spartana, limitata a un indiscutibile e granitico rispetto per i propri genitori, alle ferree regole familiari e ai ruoli rivestiti in casa come al lavoro, preparando i giovani a inserirsi in una società con aspettative ben definite e rigide gerarchie.

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