Le Macchie Infra Mestruali e il Loro Ruolo nella Valutazione della Fertilità

La salute riproduttiva femminile è un sistema complesso e finemente regolato, dove ogni dettaglio può fornire indizi preziosi sul benessere generale e sulla capacità di concepire. Tra i segnali che il corpo femminile può inviare, le "macchie infra mestruali", note anche come spotting, rappresentano un fenomeno che, sebbene spesso benigno, non dovrebbe mai essere sottovalutato, specialmente quando si cerca una gravidanza. Comprendere la natura e le potenziali cause di queste perdite è fondamentale per monitorare la propria fertilità e per intraprendere eventuali percorsi diagnostici o terapeutici con il proprio medico. Questo articolo esplora in profondità il significato delle macchie infra mestruali, le loro implicazioni per la fertilità e un'ampia panoramica sui disturbi del ciclo e le cause dell'infertilità.

Il Ciclo Mestruale: Fondamento della Fertilità

Per apprezzare il significato delle macchie infra mestruali, è essenziale comprendere il funzionamento del ciclo mestruale normale. L'eumenorrea indica un ciclo mestruale normale, per ritmo, durata e quantità. Secondo recenti statistiche, il ritmo è di ogni 29 giorni, più o meno tre (quindi da 26 a 32), la durata è di cinque giorni, più o meno uno (quindi da quattro a sei), e la quantità media è di 36,7 ml per flusso, con ampie oscillazioni da 9,4 a 207 ml. La perdita di ferro, che è il costituente principale dell’emoglobina contenuta nel sangue, varia da 3 a 30 mg per ogni mestruazione normale. Nelle ragazze italiane il menarca (la prima mestruazione) compare intorno ai dodici anni e sei mesi, ma si ritiene comunque normale quando si manifesta fra i 10 e i 14 anni. Considerando la graduale tendenza a una maggiore precocità della pubertà in tutto il mondo occidentale, molti studiosi considerano oggi normale un menarca che compaia anche a 9 anni. Questo evento segna la fine dei processi biochimici, ormonali e fisici che caratterizzano la pubertà, e l’inizio dell’attività dell’ovaio che culmina ogni mese, a metà ciclo, con l’ovulazione: inaugura quindi la stagione della fertilità femminile. È considerato normale che, per circa due anni dopo il menarca, le mestruazioni siano irregolari per ritmo, quantità e/o durata. Il termine "menarca" deriva dalle parole greche “ménos” (mestruazione) e “arché” (inizio).

Illustrazione del ciclo mestruale con le fasi ovariche e uterine

Al centro del ciclo vi è l'endometrio: è la mucosa che riveste la parte interna dell’utero. Dopo la pubertà, cresce per l’effetto degli estrogeni e del progesterone e si prepara ad accogliere un eventuale uovo fecondato. Se non c’è fecondazione, l’endometrio si sfalda ad ogni ciclo, dando luogo alla mestruazione, che indica l’uscita dalla vagina di sangue misto a frammenti di endometrio, la mucosa che riveste la parte interna dell’utero. L'ovulazione, invece, è la produzione da parte dell’ovaio della cellula riproduttiva femminile (uovo, o ovocita). Quando una donna ha cicli regolari, con mestruazioni mediamente ogni 28 giorni, la liberazione dell’ovocita da parte dell’ovaio avviene all’incirca al quattordicesimo giorno del ciclo, contando dal primo giorno del precedente flusso mestruale. Siccome il giorno preciso dell’ovulazione può variare per ragioni fisiche e psichiche, si considerano fertili, in un ciclo di 28 giorni, i giorni dal decimo al sedicesimo.

Variazioni e Anomalie del Ciclo Mestruale

Esistono diverse condizioni che possono alterare la regolarità del ciclo mestruale, alcune delle quali possono influenzare la fertilità.L'amenorrea indica l’assenza di mestruazioni. Può essere primaria, quando non è ancora comparso il menarca, o secondaria, quando il blocco mestruale (non dovuto alla gravidanza) compare in età fertile dopo un periodo variabile di flussi più o meno regolari, e dura più di sei mesi. L’amenorrea è oggi molto frequente nelle adolescenti che si sottopongono a diete drastiche e/o autogestite, che hanno subito stress affettivi importanti (quali un abbandono amoroso o un lutto), che non hanno un adeguato peso corporeo, che fanno sport in modo eccessivo o praticano sport agonistici di particolare impegno per l’organismo (come il mezzofondo o la maratona).L'oligomenorrea si riferisce a mestruazioni rare, con un ritmo superiore ai 40 giorni. La polimenorrea indica mestruazioni frequenti, con un ritmo inferiore ai 24 giorni (dai 15 ai 23).La menometrorragia è una mestruazione eccessiva sia per quantità che per durata del flusso, mentre la metrorragia è una mestruazione molto abbondante per quantità.

Un'altra fase importante è il climaterio, che indica le molteplici modificazioni fisiche e psichiche che si realizzano negli anni precedenti la menopausa (da tre-quattro a dieci) e nei due successivi. Il termine deriva dal greco “climactér”, che significa “scalino” ma anche “punto critico della vita”. Le fasce di età in cui iniziano si manifestano i primi cambiamenti climaterici sono percentualmente le seguenti: 30-34 anni: 10%; 35-39 anni: 27%; 40-44 anni: 41%; 45-49 anni: 18%; 50-54 anni: 4%. La menopausa è la cessazione delle mestruazioni per esaurimento della capacità ovulatoria dell’ovaio. Segna quindi la fine del periodo fertile della donna. È un dato “retrospettivo”, nel senso che solo a posteriori si riconosce quale sia davvero l’ultima mestruazione. L’età media della menopausa naturale è 50 anni, oscillando nella maggior parte delle donne tra i 48 e i 52 anni. La menopausa può però comparire anche in anticipo, per cause genetiche, immunitarie o virali: si parla allora di menopausa precoce spontanea (o Premature Ovarian Failure, POF), se si manifesta prima dei 45 anni, o prematura, se avviene prima dei 40 anni. La menopausa precoce iatrogena è invece provocata da interventi chirurgici (tipicamente, l’ovariectomia bilaterale) e/o terapie mediche (radioterapia, chemioterapia). La postmenopausa è il periodo successivo all'ultima mestruazione, la fase in cui le ovaie non producono più gli ormoni che inducono le mestruazioni (estrogeni e progesterone).

Irregolarità del ciclo: che cosa possono indicare?

Lo Spotting: Un "Sintomo Amico" da Non Sottovalutare

Lo spotting (dall’inglese “to spot”, macchiare) è costituito da piccole perdite scure di sangue fra una mestruazione e l’altra, spesso durante l’ovulazione, a volte a fine ciclo, a volte nei giorni prima del nuovo flusso. Questo leggero sanguinamento non corrisponde alle mestruazioni e si verifica tra un ciclo mestruale e l'altro. Queste perdite indicano sempre che qualcosa non funziona correttamente nell’organismo. Una donna sana, infatti, non ha perdite tra una mestruazione e l'altra. Lo spotting va quindi visto come un “sintomo amico”, che ci porta ad ascoltare ciò che nel nostro corpo, in quel momento, non funziona come dovrebbe. Per questo non va sottovalutato né trascurato, e tantomeno “autodiagnosticato”, ma compreso e curato, con il ginecologo/a di fiducia. Sarà lui o lei ad individuarne la causa, e ad escludere la possibilità di gravi malattie.

Alcune donne sperimentano un leggero sanguinamento durante l'ovulazione. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un processo fisiologico causato dalla diminuzione temporanea degli estrogeni prima dell'ovulazione, che può causare un leggero distacco dell'endometrio. Una volta aumentata la produzione di progesterone, l'endometrio si stabilizza e l'emorragia si arresta. Inoltre, durante l'ovulazione, il flusso sanguigno aumenta a livello del collo dell'utero, il che può aumentare la fragilità capillare e provocare un piccolo sanguinamento. Tuttavia, non sempre lo spotting è fisiologico. Una donna che sta cercando un figlio, che non ha mai avuto perdite a metà ciclo dovute all’ovulazione ma che ora le sperimenta, come perdite liquide di colore marrone e piuttosto abbondanti accompagnate da dolorini, deve indagare con attenzione.

Lo spotting può essere provocato da due ordini di cause: disfunzionali e organiche.

Infografica sulle possibili cause dello spotting

Cause Disfunzionali dello Spotting

Le cause disfunzionali sono legate principalmente ad alterazioni ormonali e a fattori esterni che influenzano l'equilibrio del corpo:

  • Alterazioni ormonali: Quando lo spotting si verifica in concomitanza con l’ovulazione, quindi circa a metà del ciclo, è il segnale di un brusco cambiamento nella produzione ormonale e indica lo sfaldamento dell’endometrio. Si tratta di un segno “disfunzionale”, legato a un’irregolare produzione ormonale. Ad esempio, la mancata produzione di progesterone da parte del corpo luteo può causare spotting prima delle mestruazioni.
  • Stress: Un forte stress emotivo o fisico può alterare l'equilibrio ormonale.
  • Premenopausa: In questa fase, la produzione ormonale diventa irregolare, e lo spotting può essere un sintomo.
  • Disturbi del comportamento alimentare: Specie bulimia e obesità, possono influire sui livelli ormonali e sulla regolarità del ciclo.
  • Inserimento scorretto della spirale: Può causare irritazione e perdite.
  • Contraccettivi ormonali: Lo spotting si verifica nel 10 per cento circa delle donne che iniziano a fare uso di un contraccettivo ormonale, normalmente nel primo mese, quando il dosaggio di estrogeni è troppo basso, l’assunzione è irregolare o il transito intestinale è eccessivamente veloce.

Cause Organiche dello Spotting

Le cause organiche sono invece legate a specifiche patologie o condizioni che richiedono un'attenta valutazione medica:

  • Cisti ovariche: Se il fenomeno dello spotting si ripete in più cicli, può indicare la presenza di cisti ovariche. In tal caso si tratta di un sanguinamento da cause organiche. Le più comuni sono quelle “disfunzionali”, legate a un’ovulazione non ottimale e frequenti soprattutto in giovane età. Tendono a riassorbirsi spontaneamente nel corso di due o tre cicli mestruali; se non regrediscono si interviene con una terapia a base di ormoni (pillola contraccettiva, anello o cerotto). Altre tipologie di cisti (endometriosiche, dermoidi, sieromucinose), a seconda delle dimensioni e delle cause, possono essere eliminate con un intervento chirurgico laparoscopico (mini invasivo) o laparotomico, con incisione dell’addome e intervento “a cielo aperto”. Va ricordato anche che, soprattutto dai 40 anni in su, le cisti possono essere segno di alterazioni pretumorali (come nel caso del cistoadenoma) o addirittura di un carcinoma. Una cisti tumorale può restare “silente”, ossia asintomatica, anche per molti anni ed è quindi della massima importanza che ogni donna si sottoponga a una visita ginecologica di controllo annuale, con ecografia transvaginale, se la donna ha già avuto rapporti.
  • Vaginosi e Vaginiti: Lo spotting ripetuto aumenta il pH vaginale, ossia il grado di acidità presente in vagina, facilitando così l’insorgenza di vaginosi e vaginiti. Questi disturbi si sviluppano infatti quando l’alterazione del pH modifica drasticamente l’ecosistema vaginale, ossia l’insieme dei microrganismi che si trovano nella vagina e la proteggono dai germi esterni. A loro volta, le vaginosi e le vaginiti possono facilitare le microabrasioni della mucosa, specialmente dopo i rapporti, predisponendo la donna all’insorgenza dello spotting. Le vaginosi sono provocate dalla proliferazione di un germe normalmente minoritario, la Gardnerella Vaginalis, che comporta piccole perdite dal caratteristico odore di pesce avariato. All’origine del problema ci può essere una variazione del livello vaginale di estrogeni (per esempio, in caso di amenorrea; durante il puerperio, se la donna allatta; o in postmenopausa), oppure una prolungata assunzione di pillole a bassissimo livello estrogenico: questa riduzione fa aumentare il pH della vagina, rendendolo meno acido. Facilitano la diffusione della Gardnerella anche un’igiene intima non corretta, la stipsi, l’uso di diaframmi e rapporti sessuali frequenti e promiscui, perché il liquido spermatico, che ha pH 7.39, tende ad innalzare il pH vaginale, tanto più quanto i rapporti sono frequenti, a meno che non siano protetti con profilattico. La cura mira alla normalizzazione del pH vaginale, attraverso estrogeni locali (se indicati, da applicare in vagina in minima quantità, due volte la settimana), acido borico (in compresse o ovuli vaginali da 300 mg), gel vaginali che liberano ioni H+ (che hanno azione acidificante), tavolette di vitamina C (sempre in vagina), e irrigazioni vaginali di acqua borica al 3% (sempre su prescrizione medica). È inoltre utile usare sempre, in età fertile, detergenti intimi con pH acido. La vaginite è un’infiammazione che provoca anche prurito, bruciore, dolore durante i rapporti sessuali e, talvolta, difficoltà ad urinare. La provocano germi e batteri che raggiungono la vagina per via anale, o mediante i rapporti sessuali.

Diagramma dell'equilibrio del pH vaginale

  • Ectopia del collo dell’utero: L’ectopia, o “ectropion”, è una lesione del collo dell’utero, di dimensioni variabili. Innocuo e congenito, è un fenomeno comune a molte donne, che non provoca dolore ma solo fastidio. Tecnicamente si tratta di un’estroflessione della mucosa endocervicale: sotto l’influsso ormonale degli estrogeni, dopo la pubertà e soprattutto in gravidanza, una parte del tessuto di rivestimento della cervice (o “collo” dell’utero) migra verso l’esterno e si impianta sull’epitelio vaginale. Siccome il tessuto endocervicale ha un colore rosso vivo, mentre quello vaginale è rosato, i vecchi medici parlavano di “piaghetta”, termine che è tuttavia inappropriato. Le cellule ectopiche sono più vulnerabili alle infezioni e tendono a causare lo spotting durante i rapporti sessuali. L’ectopia, inoltre, può andare incontro a forme ipertrofiche che causano sanguinamenti più abbondanti. Si può diagnosticare con una semplice visita ginecologica e solitamente è sufficiente tenerla sotto controllo con visite annuali.
  • Polipi e Fibromi: Anche patologie come i fibromi o la presenza di polipi endometriali possono essere alla base dello spotting. Tra le possibili cause delle perdite di sangue intermestruali ci sono anche i fibromi e i polipi, due diversi tipi di tumore benigno. Il fibroma è un tumore benigno della parete muscolare dell’utero, detta miometrio. I polipi sono invece una proliferazione benigna di cellule della mucosa dell’endometrio o dell’endocervice. L’iter diagnostico prevede una ecografia transvaginale (o transaddominale, se la donna non ha ancora avuto rapporti), una sonoisteroscopia (che consente di visualizzare la cavità uterina iniettandovi della soluzione fisiologica e ripetendo l’ecografia), e un’isteroscopia diagnostica (che permette di osservare il collo e la cavità dell’utero). Se l’isteroscopia evidenzia iperplasie, polipi o fibromi sottomucosi, il ginecologo valuterà la terapia più indicata. I polipi vengono sempre asportati con l’isteroscopia terapeutica, perché si preferisce escludere la possibilità che degenerino in forme tumorali maligne. Il fibroma, invece, se è asintomatico, si può anche non togliere. Si asporta generalmente quando supera i 4-5 centimetri oppure se è sottosieroso, ossia verso l’esterno della parete uterina, al di sotto della mucosa “sierosa” che la riveste e la separa dagli altri organi addominali. In ogni caso, il ginecologo sceglierà fra l’opzione farmacologica e quella chirurgica in funzione dei sintomi, delle dimensioni, della sede del fibroma, e a seconda che la donna sia ancora in età fertile e desideri dei figli. Con l’eccezione delle rare situazioni di emergenza (quali la torsione di un fibroma peduncolato, con conseguente addome acuto) o di fibromatosi enormi, la via migliore è sempre quella di effettuare prima una terapia medica, usando farmaci che aiutino a ridurre i sintomi e la crescita del fibroma. Solo in caso di fallimento di queste terapie si ricorre all’intervento chirurgico.

Immagine che illustra polipi e fibromi uterini

  • Endometriosi: Anche l’endometriosi, malattia poco conosciuta ma molto dolorosa, può avere tra i suoi sintomi lo spotting. Questa malattia si manifesta quando l’endometrio si sviluppa al di fuori dell’utero, per esempio sull’ovaio o nella tuba, ma a volte anche in altri organi addominali (come l’intestino) ed extraddominali. Pur essendo “ectopico”, ossia trovandosi al di fuori della sua sede abituale, questo tessuto risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione, come il normale endometrio: cresce in altezza durante la prima metà del ciclo, si arricchisce di zuccheri e sostanze nutritive durante la seconda, e poi si sfalda nel peritoneo o in altri organi, causando infiammazione e molto dolore. L’endometriosi può dare spotting se localizzata a livello del collo dell’utero (cervicale) o della vagina. L’endometriosi è ancora poco diagnosticata, sebbene il 38% delle donne che ne soffrono abbia i sintomi tipici, ma non riconosciuti, già prima dei 15 anni e il 70% li abbia già prima dei 20 anni. In media viene diagnosticata con un ritardo di oltre 9 anni. È quindi importante, in caso di sospetta endometriosi, sottoporsi a una visita ginecologica che includa un’ecografia transvaginale (o transaddominale). Il medico valuterà inoltre se far effettuare l’esame del Ca 125, un marcatore “spia” della malattia, ed eventualmente una laparoscopia o altri esami specialistici. L’endometriosi è una malattia cronica per la quale non esiste ancora una cura risolutiva. Le terapie, scelte in modo appropriato dal ginecologo fra quelle ormonali, farmacologiche e chirurgiche, hanno lo scopo di rallentare il più possibile la progressione della patologia e prevenire così danni più ampi, ed eliminare o, almeno, ridurre i sintomi, offrendo alla donna una migliore qualità di vita. Nei casi più fortunati, talvolta, l’asportazione di una cisti ovarica endometriosica o di una placca endometriosica isolata può rivelarsi risolutiva, nel senso che non si verificano più recidive. Resta comunque fondamentale farsi controllare periodicamente dal proprio ginecologo, ed effettuare una terapia con contraccezione ormonale finché non si desiderino figli. L’uso della pillola contraccettiva può infatti ridurre dell’80% il rischio di recidive di cisti endometriosiche.

  • Lesioni precancerose o tumorali: Lo spotting può anche essere il sintomo di lesioni più serie. Se ci sono lesioni precancerose, infatti, il primo campanello d’allarme sono proprio le piccole perdite fra una mestruazione e l’altra. Per questo è importante non sottovalutare il fenomeno e sottoporsi ogni anno a un controllo ginecologico completo. Il Pap-test, in particolare, consente di diagnosticare precocemente il tumore al collo dell’utero, che all’inizio non provoca dolore ma solo un irregolare sanguinamento. Il ginecologo preleva una piccola quantità di cellule cervicali, servendosi di una spatolina e un tampone, la stende su un vetrino e la fissa con un apposito spray: il preparato sarà poi analizzato al microscopio da un laboratorio specializzato. Altri esami possibili, a discrezione dello specialista, sono la colposcopia (per visualizzare meglio il collo dell’utero), la biopsia (un piccolo prelievo di tessuto sospetto che viene poi analizzato al microscopio) e l’isteroscopia diagnostica (per esaminare la cavità interna dell’utero).

  • Menopausa precoce: Lo spotting, insieme con il peggioramento del dolore mestruale (dismenorrea) e l’aggravamento della sindrome premestruale, può infine essere il sintomo di un’imminente menopausa precoce. In tal caso dipende dalla irregolare produzione ovarica di estrogeni e progesterone, che provoca a sua volta un’irregolare maturazione con sfaldamento dell’endometrio. La menopausa si definisce “precoce” se compare prima dei 40 anni (l’età media della menopausa fisiologica è 50 anni e 6-8 mesi). Può essere spontanea (su base genetica) o iatrogena, ossia provocata da cure mediche (chemioterapia, radioterapia pelvica o total body, ovariectomia bilaterale). Nella forma spontanea colpisce circa l’1 per cento delle donne italiane; la iatrogena riguarda il 3.5-4.5 per cento. Un ulteriore 11 per cento ha invece una menopausa “prematura”, ossia fra i 40 e i 45 anni. Ricordiamo anche che, nella fase premenopausale, il ciclo può diventare irregolare nel ritmo (cicli troppo ravvicinati come la polimenorrea o troppo lunghi come l’oligomenorrea) e nella quantità (flusso troppo scarso o troppo abbondante come la metrorragia).

Lo Spotting e l'Infertilità: Un Legame Critico

Lo spotting può essere un indicatore di problemi sottostanti che influenzano la fertilità. La presenza di macchie infra mestruali, specialmente se persistenti o ricorrenti, può segnalare un'irregolarità ormonale che impedisce un'ovulazione sana o una corretta preparazione dell'endometrio per l'impianto. Se stai cercando un figlio e noti spotting, è fondamentale consultare un medico.

L'infertilità colpisce una percentuale considerevole della popolazione: circa il 9-15% delle coppie nel Regno Unito avrà problemi di fertilità. Se si sta cercando di avere un bambino da un anno senza successo, e si hanno 35 anni o meno, è consigliabile parlare con il proprio medico per chiedere ulteriori consigli. Il principale sintomo universale dell'infertilità è, ovviamente, l'incapacità di rimanere incinta. Per le donne, un altro segno può essere cicli mestruali troppo lunghi, troppo corti, irregolari o assenti.

Irregolarità del ciclo: che cosa possono indicare?

Cause di Infertilità Femminile

Sono diverse le possibili cause di infertilità nelle donne, ma la più comune è l'anovulazione (quando l'ovulazione non avviene). L'ovulazione è controllata dagli ormoni della fertilità. Se per qualsiasi motivo i livelli ormonali sono alterati, l'ovulazione può esserne influenzata. L'anovulazione si verifica quando l'ovaio femminile non produce, non porta a maturazione o non rilascia un ovulo. In qualche momento della vita riproduttiva, la maggior parte delle donne ha cicli mestruali anovulatori. I disturbi ormonali che influiscono sull'ovulazione possono essere causati da numerosi fattori. Se una donna sana e con mestruazioni regolari utilizza i test di ovulazione e rileva occasionalmente un ciclo anovulatorio, può stare tranquilla in quanto è normale e non dovrebbe avere alcun impatto sulla fertilità.

Altre possibili cause includono:

  • Sindrome dell'Ovaio Policistico (PCOS): I sintomi possono comprendere cicli mestruali irregolari o assenti, aumento di peso, crescita eccessiva dei peli e problemi di concepimento. Si stima che in Gran Bretagna circa 1 donna su 10 sia affetta da ovaio policistico. Tuttavia, è possibile per una donna avere più cisti ovariche senza soffrire di PCOS.
  • Problemi alle Tube di Falloppio: Le tube di Falloppio trasportano gli ovuli dall'ovaio all'utero. Un'ostruzione delle tube di Falloppio può impedire allo sperma di arrivare all'ovulo; una proliferazione nell'utero può impedire l'impianto di un ovulo fecondato. La causa più comune del blocco delle tube di Falloppio è un'infezione da clamidia che non è stata curata. Alcune donne potrebbero essere del tutto inconsapevoli di avere avuto un'infezione da clamidia, a causa della mancanza di sintomi.
  • Fibromi uterini: Si tratta di proliferazioni anomale di tessuto muscolare all'interno dell'utero, che possono bloccare le tube di Falloppio o impedire l'impianto di un ovulo fecondato.
  • Endometriosi: Si ha l'endometriosi quando il tessuto che riveste l'utero cresce al di fuori dell'utero. Può ostruire le tube di Falloppio, impedendo la fecondazione. L'endometriosi può causare cicli mestruali abbondanti o molto dolorosi. Può essere trattata con farmaci o rimuovendo il tessuto in eccesso. Molte donne con una leggera endometriosi possono concepire normalmente, benché le possibilità di incorrere in alcuni problemi di fertilità siano più alte. Un'endometriosi grave può danneggiare le tube di Falloppio e le ovaie, e le aderenze che possono generarsi con l'endometriosi possono anche bloccare le tube di Falloppio.
  • Età Ovarica: Una donna nasce con una quantità di ovuli sufficiente per tutta la vita e il numero si riduce gradualmente con l'età. Una volta raggiunta la menopausa, la gravidanza non è più possibile e nel periodo che precede la menopausa (pre-menopausa) può essere molto difficile rimanere incinta. Se la madre ha avuto una menopausa precoce, allora le probabilità di avere una menopausa precoce sono molto più alte, quindi è importante cercare di scoprire a che età la madre ha iniziato la menopausa.
  • Lunghezza della fase luteale e del ciclo: Per controllare quanto è lunga la tua fase luteale, si conta il numero di giorni che intercorrono fra il tuo secondo giorno di massima fertilità e l'inizio del ciclo mestruale. Di solito la durata normale del ciclo mestruale va da 23 a 35 giorni. Cicli più corti o più lunghi di quell'intervallo possono essere connessi a problemi di fertilità. Se i cicli mestruali sono di solito più corti di 23 giorni, si dovrebbe consultare il medico.

Cause di Infertilità Maschile

Lo sapevi che fino al 50% dei casi in cui le coppie non riescono a concepire è dovuto, almeno in parte, a un problema nell'uomo? Esistono tre problemi principali che influiscono sulla fertilità dell'uomo:

  • Conta spermatica ridotta o scarsa qualità dello sperma: Se nell'eiaculato maschile ci sono meno spermatozoi del normale, le possibilità che lo sperma fecondi l'ovulo sono ridotte. La produzione di sperma può diminuire se i testicoli non sono tenuti al fresco. Indossare biancheria intima non attillata può aiutare a garantire che i testicoli non si surriscaldino. La causa principale dell'infertilità negli uomini è la bassa conta di spermatozoi o spermatozoi di scarsa qualità, cioè spermatozoi non abbastanza mobili (spermatozoi che si muovono correttamente).
  • Disfunzione erettile: Se l'uomo ha problemi a raggiungere o mantenere l'erezione, per cause fisiche o psicologiche, potrebbe avere difficoltà ad avere rapporti sessuali.
  • Altre cause meno comuni: Comprendono un'ostruzione nel condotto che trasporta lo sperma dai testicoli, condizioni genetiche, problemi ormonali e altre situazioni più rare. Il testosterone supplementare (noto anche come testosterone sostitutivo) può influire negativamente sulla produzione di sperma. L'assunzione di testosterone segnala ai testicoli di produrre più testosterone e la produzione di sperma è bloccata. Inoltre, il testosterone naturale si ferma, causando un brusco calo nei testicoli, quindi è troppo basso per sostenere una solida produzione di sperma. La buona notizia è che la condizione può essere invertita smettendo di assumere il testosterone, ma possono essere necessari da 6 a 12 mesi perché la produzione di sperma torni alla normalità. Similmente, gli steroidi anabolizzanti possono interferire con i segnali ormonali necessari per produrre sperma. Il danno dipende dal farmaco assunto, dalla dose e dalla durata del trattamento.

Fattori di Rischio Comuni per l'Infertilità

Sia la fertilità maschile che quella femminile possono essere influenzate da diversi fattori di rischio:

  • Alcol: L'eccessivo consumo di alcol può influenzare la fertilità. Ridurre la quantità di alcol che si beve può aiutare a concepire.
  • Fumo: In confronto ai non fumatori, gli uomini che fumano possono avere una conta spermatica inferiore e un numero più alto di spermatozoi anomali. Nelle donne, il fumo può influire sulla fertilità e innescare una menopausa precoce. Può anche aumentare il rischio di aborto e travaglio prematuro.
  • Droghe illegali: Esistono molti tipi di stupefacenti e droghe illegali che vengono utilizzati al giorno d'oggi, e il modo in cui influiscono sulla fertilità non è stato studiato a sufficienza.
  • Peso corporeo: Essere sottopeso o in sovrappeso può modificare il ciclo mestruale e ridurre le possibilità di concepimento.
  • Farmaci: Se tu o il tuo partner assumete dei farmaci, consultate il medico per sapere se influiranno sulla fertilità.
  • Lubrificanti: La secchezza vaginale è più comune di quanto si possa pensare. In uno studio condotto in 11 paesi e che ha coinvolto circa 6.500 donne, fino al 18% delle donne di 18-34 anni ha dichiarato di soffrire sempre o saltuariamente di secchezza vaginale. Alcuni dei lubrificanti più comuni possono essere nocivi per lo sperma; l'utilizzo di tali lubrificanti può quindi ridurre le possibilità di rimanere incinta.

Diagnosi e Trattamento dell'Infertilità

Quando si presentano difficoltà nel concepimento, il medico può proporre una serie di test per determinare l'infertilità o i problemi di fertilità. Tra questi:

  • Esami del sangue: Un esame del sangue può valutare i livelli di un ormone chiamato progesterone e il medico può utilizzare questo esame per verificare se si sta ovulando. In caso di cicli mestruali irregolari, è possibile che venga proposto un altro test per misurare gli ormoni gonadotropinici, che stimolano le ovaie a produrre ovuli.
  • Test della clamidia: Per verificare la presenza di questa infezione che può causare ostruzioni nelle tube.
  • Ecografia: Per esaminare gli organi riproduttivi.
  • Radiografia: Utilizzata per valutare la pervietà delle tube di Falloppio (isterosalpingografia).
  • Laparoscopia: Si tratta di un tipo di intervento chirurgico con una piccola incisione in cui viene inserito un tubo sottile con una videocamera per esaminare l'utero, le tube di Falloppio e le ovaie.
  • Analisi dello sperma: Per valutare la conta e la qualità degli spermatozoi maschili.

Il possibile trattamento per l'infertilità dipende davvero dalla causa. Il medico può dare la possibilità di decidere se è possibile trattare l'infertilità in base alla situazione personale. È importante notare che ci sono molte coppie che hanno cercato di concepire per anni e che alla fine hanno avuto una gravidanza sana. Tuttavia, se si sta provando da più di un anno, è possibile che ci siano alcuni problemi che causano infertilità. Anche l'infertilità (cercare di avere un bambino da più di un anno) è più comune di quanto si pensi. Sono numerose le possibili cause di infertilità che può colpire sia gli uomini che le donne. Avere delle difficoltà a concepire potrebbe essere semplicemente dovuto a un errore nel periodo di tempo in cui avere rapporti sessuali, ma potrebbe anche essere una condizione che richiede un trattamento. Fortunatamente, esistono molte opzioni per le coppie che cercano una gravidanza, come alcuni trattamenti o persino l'ART (Tecniche di Riproduzione Assistita), che consentono di avere bambini sani e felici. Si parla di infertilità secondaria quando una donna ha difficoltà a concepire nonostante abbia già avuto un bambino in passato. L'infertilità può essere dovuta a entrambi i partner.

L'infertilità inspiegata, dove tutti i test clinici segnalano valori normali ma la gravidanza non avviene, colpisce circa 1 coppia su 4 nel Regno Unito. Per monitorare la propria fertilità, la conoscenza del ciclo mestruale è fondamentale per la salute ginecologica e la pianificazione della fertilità. L'uso di applicazioni mobili per la registrazione dei sintomi mestruali consente di identificare i modelli irregolari. La misurazione della temperatura basale ogni mattina prima del risveglio aiuta a individuare l'ovulazione, quando la temperatura sale tra 0,3 e 0,5ºC, sebbene la scomodità di questa pratica la renda una scelta poco popolare tra le donne.

Macchie Cutanee in Gravidanza: Un Fenomeno Distinto

È importante distinguere le macchie infra mestruali da un altro tipo di macchie che possono comparire durante la gravidanza e che sono un fenomeno fisiologico del tutto diverso. Durante la gravidanza, molte donne possono sperimentare la comparsa di macchie scure o iperpigmentazione sulla pelle del viso, un fenomeno noto come melasma gravidico o cloasma. La gravidanza è un momento di grandi cambiamenti: il corpo della donna si prepara ad accogliere una nuova vita, producendo nuovi ormoni e adattando organi, tessuti e postura al piccolo ospite. La gravidanza è possibile grazie al lavoro di tanti ormoni che regolano finemente molti aspetti nell'organismo della donna, in particolare gli estrogeni e il progesterone. Tra gli effetti di questi ormoni c’è anche quello di stimolare l’attività dei melanociti, che sono le cellule responsabili della pigmentazione della nostra pelle. La melanina è una sostanza protettiva, che ad esempio riduce i danni alle nostre cellule quando ci esponiamo al sole e allo stesso tempo è responsabile dell'abbronzatura.

Esempio di melasma gravidico sul viso

La causa esatta del cloasma gravidico non è completamente compresa, ma si ritiene che sia influenzata da cambiamenti ormonali, in particolare dagli aumenti di estrogeni e progesterone durante la gravidanza. Poiché la condizione è spesso influenzata da fattori ormonali e genetici, non sempre è possibile prevenirne la comparsa. Sono un fenomeno tipico della gravidanza e riguardano almeno il 50-70% delle donne in dolce attesa. La localizzazione di queste macchie è soprattutto sul viso, sul petto, sulle mani e sull'addome. Le manifestazioni cutanee possono essere varie: possono presentarsi come discromie, ossia aree della pelle che si scuriscono oppure con comparsa di zone più pigmentate. Lo scurimento sull'addome si chiama linea nigra e può formarsi durante il secondo trimestre di gravidanza; le macchie sul viso, invece, si definiscono maschera gravidica e sono più evidenti in donne di carnagione scura, ma possono riguardare anche quelle con fototipo più chiaro.

Le macchie tipiche della gravidanza non hanno bisogno di terapie particolari: nella stragrande maggioranza dei casi scompariranno spontaneamente qualche settimana dopo il parto, quando gli ormoni della donna torneranno al loro assetto normale. Per essere certe che la macchia sia dovuta proprio alla gravidanza e che non sia invece qualcosa di diverso, è sufficiente osservarla con attenzione: le macchie gravidiche sono più scure rispetto alla pelle circostante; non sono mai in rilievo, ma sono piane al tatto; e infine, non danno fastidio in alcun modo: non bruciano né provocano prurito. La skincare routine può essere particolarmente utile nel trattamento delle discromie cutanee, per questo motivo è sempre importante scegliere i prodotti specificatamente formulati e affidarsi a formulazioni efficaci e testate. Il primo passaggio è, appunto, la detersione. Un gel detergente con effetto micro-peeling, appositamente formulato per uniformare il colorito e attenuare le macchie scure, la presenza di acido poliidrossiacetico (PHA) conferisce al prodotto una delicata azione esfoliante. Il secondo passaggio fondamentale è l'utilizzo di un siero specifico formulato per affrontare anche le discromie più persistenti. Nella routine è essenziale includere prodotti specifici per proteggere la pelle dai possibili effetti dannosi dei raggi UV. Una crema con SPF 30 rappresenta una scelta eccellente da abbinare agli altri prodotti. Questo prodotto, da applicare al mattino dopo l'utilizzo del siero, offre una protezione solare a largo spettro contro gli UVA e UVB. Questa protezione è fondamentale per prevenire l'iperpigmentazione e mantenere un colorito uniforme. In alternativa, un fluido invisibile SPF 50+ offre un'opzione altrettanto valida. Questo fluido leggero e invisibile è ideale per un utilizzo quotidiano e offre una protezione molto alta contro i raggi UVB, UVA e UVA lunghi. Arricchito con ingredienti come il Mexoryl 400 e la glicerina, questa formula è stata testata dermatologicamente e si adatta a tutti i tipi di pelle, anche a quelle sensibili.

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