La luce sulla pancia in gravidanza: una guida completa allo sviluppo sensoriale del feto

Quando nasce un bambino si dice che è «venuto alla luce». Giusto, ma non è del tutto vero. Una ricerca condotta negli Usa dimostra non soltanto che gli occhi iniziano a funzionare già a livello fetale, ma anche che esporre il pancione alla luce del sole è cruciale per un sano sviluppo della vista. I ricercatori del Cincinnati Children's Hospital Medical Center e dell'università della California a San Francisco hanno individuato un meccanismo di risposta alla luce, sulla retina del feto, che determina il numero dei neuroni che si svilupperanno. E questo fenomeno sembra incidere sullo sviluppo della vascolarizzazione, ossia la formazione dei vasi sanguigni che portano nutrimento all'occhio.

rappresentazione stilizzata dello sviluppo oculare fetale influenzato dalla luce ambientale

L’ambiente intrauterino e la percezione luminosa

Il grembo non è immerso nell'oscurità assoluta come si credeva in passato. Le ricerche condotte dalle università inglesi di Lancaster e Durham, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology, spiegano che l'utero umano è molto più trasparente di quanto si pensasse. Grazie a questa caratteristica, i feti nel grembo materno possono riuscire a vedere gli stimoli luminosi esterni attraverso la parete uterina. All'interno dell'utero, infatti, esiste una luminosità molto maggiore rispetto a quanto non si credesse in passato.

Il nervo ottico si forma all’8a settimana, ma il feto comincia ad aprire le palpebre soltanto verso la 26a settimana. Da questo periodo in poi, se si sposta una forte sorgente luminosa sulla superficie del ventre materno, il piccolo la segue con lo sguardo. Anche se gli giunge solo l'1% della luce diurna, il bambino è sensibile alla luce e questo permette di distinguere i volti già nel pancione, specialmente a partire dalla 34a settimana di gestazione.

Sperimentazione scientifica e riconoscimento dei volti

Per condurre l’esperimento sul riconoscimento dei volti, i ricercatori hanno ricostruito con la luce di un laser un volto umano stilizzato (un triangolo con la punta rivolta verso il basso con due puntini in alto a rappresentare gli occhi) e lo hanno proiettato sul ventre di ciascuna donna in gravidanza coinvolta nello studio, mentre un ecografo seguiva i movimenti della testa del nascituro. Lo stesso esperimento è stato poi ripetuto rovesciando il triangolo, in modo che non fosse più identificabile con la forma di un viso umano.

Lo studio, svolto su 39 bambini dalla 34a settimana di gestazione in poi, ha messo in evidenza che il numero dei feti che hanno girato la testa verso la luce a forma di viso è stato doppio rispetto a quello dei bimbi che sono risultati attratti dal triangolo con la punta rivolta verso l’alto. Nel terzo trimestre di gravidanza i feti umani hanno già la capacità di processare alcune informazioni che gli arrivano dai sensi. La differenza di comportamento fra le due forme che gli abbiamo presentato è stata molto netta. Tuttavia, è bene sottolineare che, sebbene la curiosità al riguardo possa essere tanta, è bene non cimentarsi in esperimenti fai-da-te.

Il ruolo biologico della melanopsina

È stato scoperto il meccanismo con cui la melanopsina esercita un importante ruolo moderatore della luce. Un gruppo di ricercatori americani, guidato dal dottor Richard Lang, oftalmologo pediatrico del Cincinnati Children’s Hospital, ha mostrato che l'esposizione alla luce regola la vascolarizzazione della retina del feto e, per conseguenza, il numero di neuroni retinici che saranno presenti al momento della nascita.

Secondo il dottor Lang, si tratta di una scoperta importante, perché numerose malattie dell'occhio sono vascolari, tra cui la retinopatia del prematuro. I ricercatori hanno condotto esperimenti con topoline che erano state sottoposte a una mutazione tramite un gene (il gene Opn4) che controlla la produzione di melanopsina, al fine di impedire l'attivazione del fotopigmento. I risultati mostrano un ruolo regolatore da parte della luce, che limita il numero di neuroni retinici, limita l'ipossia (la carenza di ossigeno, qui a livello dei tessuti oculari) e regola l'espressione locale di uno specifico fattore di crescita. Una risposta alla luce normale modula questo fattore di crescita in modo da evitare una proliferazione anomala.

Esposizione al sole in gravidanza: benefici e accortezze

Nonostante i rischi noti di un'eccessiva esposizione al sole, non si può negare che un po' di abbronzatura può far sì che una donna si senta meglio con sé stessa, anche dal punto di vista estetico. Inoltre, a piccole dosi, il sole apporta benefici reali, come la produzione di vitamina D, fondamentale per le ossa e per la crescita del feto, sintetizzata dalle cellule della pelle grazie all'azione dei raggi ultravioletti (UV).

Prendere il sole in gravidanza si può fare, ma non è una necessità impellente: per ottenere questi risultati basta una normale attività all'aria aperta. Il sole sulla pancia della gestante non è pericoloso per il bambino: il liquido amniotico che circonda completamente il corpo del piccolo, infatti, regola la temperatura in utero e la mantiene costante, senza che questa venga alterata dall'esposizione ai raggi.

Regole per una corretta esposizione

Per godere dei benefici del sole in sicurezza, è necessario seguire alcune linee guida fondamentali:

  1. Limitare l'esposizione: È sconsigliabile esporsi al sole nelle ore più calde della giornata. Prediligere quindi le ore più fresche (prima mattinata o tardo pomeriggio), alternando momenti all'ombra.
  2. Utilizzare la protezione adeguata: In commercio ne esistono di varie marche e prezzi, che non necessariamente vanno di pari passo con la loro qualità. Molto importante da valutare è il fattore di protezione solare (SPF), che deve essere alto (di valore 30-50).
  3. Idratazione e freschezza: Una buona idratazione (1,5-2 litri al giorno) è fondamentale, così come una corretta alimentazione. Per ridurre al minimo il rischio di colpi di calore, occorre bagnarsi spesso testa, piedi e gambe e utilizzare un cappello.
  4. Prevenzione del melasma: Il melasma, comunemente chiamato “maschera gravidica”, è una forma particolare di iperpigmentazione che consiste nell’apparizione di alcune aree scure sulla cute. Per evitare un peggioramento bisogna continuare a utilizzare la crema solare, indossare indumenti protettivi e ridurre l'esposizione ai raggi. Qualora le macchie dovessero apparire, la diagnosi va affidata al medico.

Altre facoltà sensoriali del feto

Oltre alla vista, il bambino sviluppa precocemente altri sensi fondamentali.

  • Senso del gusto: I bimbi imparano già nella pancia a riconoscere i sapori. Tutto quello che ingerisce la mamma diventa nutrimento per il feto e contribuisce alla formazione di una sorta di banca-dati dei sapori.
  • Risposta allo stress: Il bambino è in grado di avvertire lo stress già nel pancione. Persino le ecografie in 3D rivelano che, quando la mamma è sottoposta a forti condizioni di stress, il bimbo tende a portarsi le mani in prossimità degli occhi, come se volesse ripararsi.
  • Udito e linguaggio: I meccanismi cerebrali connessi all'udito iniziano a svilupparsi dalla trentesima settimana. I bambini sono in grado di riconoscere filastrocche, canzoni e persino la lingua materna, che continuano a ricordare anche dopo la nascita.
  • Espressioni ed emozioni: Le moderne ecografie in 3D permettono di vedere sorrisi, pianti e buffe faccine, dimostrando che i bambini provano emozioni e reagiscono agli stimoli con espressioni felici o crucciate.
  • Coordinazione: Dal terzo trimestre il feto è in grado di coordinare i movimenti di mani e bocca, un esempio tipico è il gesto di succhiarsi il dito, che implica un movimento armonico tra braccia, mani e apertura della bocca.

infografica che riassume le tappe dello sviluppo sensoriale fetale per trimestre

Sviluppo neurologico: la visione dopo la nascita

La vista, rispetto agli altri sensi, è un senso “ritardatario”. Alla nascita, il neonato non riesce a mettere a fuoco oltre i 25 centimetri e distingue poco i colori. Ma è esattamente quanto gli serve per agganciare lo sguardo della mamma e individuare il capezzolo per le prime poppate. Per un meccanismo innato, il bambino riconosce un viso umano, anche se solo disegnato su un foglio, e con uno sguardo intenso cercherà la madre per stimolarla a prendersi cura di lui. Tra la 25esima e la 32esima settimana, il bambino comincia a rivolgere l'attenzione verso il mondo esterno e, se dovesse nascere dopo la 29esima settimana, sarebbe già in grado di sopravvivere con l'aiuto di supporti medici. In questa fase, le vie di conduzione nervosa collegano già gli occhi alla corteccia cerebrale, preparando il piccolo all'incontro con la luce del mondo esterno.

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