Il sonno del bambino non è mai una conquista definitiva. È un percorso costellato di fasi, scatti di crescita e inevitabili regressioni, momenti in cui, dopo periodi tranquilli, si ricomincia a "ballare" con ritmi di riposo disturbati. Capita spesso che il bambino, dopo aver trovato un accettabile ritmo sonno-nanna già nei primi mesi di vita, ricominci ad avere un sonno disturbato e che la situazione resti faticosa fino a due, tre anni. Questa è una realtà comune per molti genitori che si trovano a interrogarsi sui motivi per cui il loro piccolo, apparentemente sereno di giorno, fatica ad abbandonarsi al sonno la sera.

La Sleep Regression e le Tappe dello Sviluppo
Le difficoltà legate al sonno sono spesso un riflesso diretto delle intense fasi di sviluppo che i bambini attraversano. Non è raro che una regressione del sonno, nota anche come "sleep regression", riemerga intorno ai due anni, a causa dell'accumularsi di fattori di cambiamento che trainano il grande salto del bambino verso l'infanzia.
Già nei primi mesi di vita si possono osservare delle modificazioni significative nel sonno. Intorno ai 7/9 mesi, per esempio, arriva il periodo complicato della dentizione. Il dolore e il cambiamento hanno il sopravvento, e non è insolito che di giorno si pianga e di notte si rielaborino tensioni e sofferenze, con conseguenti risvegli. In questo periodo, poi, ci sono molti altri cambiamenti evolutivi. I bambini sono concentrati nella ricerca dell’equilibrio e del movimento, sperimentando i primi tentativi di alzarsi. Spesso tra i 9 e i 10 mesi si cominciano anche a mettere a fuoco meglio i suoni per imparare a parlare, un'altra tappa che può influenzare il riposo notturno. Un altro scatto si può registrare quando il piccolo ha 11 mesi, un momento in cui inizia l’educazione più restrittiva. Il bambino riceve i primi “no”, vede negata la propria volontà, soffre, reagisce, si arrabbia e di notte si agita.
I Terribili Due Anni: L'Affermazione dell'Identità
Intorno ai due anni, la fase conosciuta come i “terribili due anni” è una tappa molto significativa nello sviluppo di un bambino. Le parole più usate da quasi tutti i bambini di quell’età sono “no”, “io” e “faccio da solo”, che rappresentano perfettamente l’esigenza di affermare la propria identità e autonomia. In questa fase, solitamente i bambini raggiungono il culmine nel processo di separazione/individuazione dalla mamma, un percorso iniziato intorno ai sei mesi. Hanno bisogno, in un certo senso, di opporsi ai genitori per affermare la propria individualità. Allo stesso tempo, come nelle altre fasi di sviluppo e ancora di più, continuano ad avvertire il bisogno di sentirsi protetti dai genitori. Questa ambivalenza porta a comportamenti apparentemente contraddittori: di giorno il bambino a volte quasi respinge i genitori, mentre la sera sembra improvvisamente impaurito all’idea di essere lasciato da solo nel proprio lettino e non vuole più saperne di lasciarsi andare al sonno.
In questo periodo, il bambino inizia spesso anche l'apprendistato immunologico, perché sta di più con i coetanei e, di conseguenza, si ammala di più. Reagisce in modo più marcato con il “no” alle parole di mamma e papà, manifestando una crescente indipendenza che può però generare insicurezze profonde, influenzando la sua capacità di addormentarsi e mantenere il sonno. Certo, non è detto che questo calendario sia rispettato da tutti. Molto dipende dal carattere del bambino e dal suo rapporto con il sonno.

Il Ruolo Cruciale dei Genitori e l'Accoglienza della Regressione
L’altro elemento decisivo nell'affrontare le regressioni del sonno è quello relazionale. Spesso, infatti, sono i genitori che in qualche modo favoriscono questa regressione con le loro ansie. Di fronte a un bambino che si sveglia più spesso del solito e richiede nuovamente la presenza del genitore o anche di passare il resto della notte nel lettone con mamma e papà, i genitori possono sentirsi molto confusi. Per i genitori, l’ambivalenza del bambino, un continuo alternarsi di “vai via” e “aiutami”, può risultare difficile da tollerare.
La Vicinanza come Risposta
In caso di sleep regression, l’arma migliore è la vicinanza. Come suggerisce il dottor Massimo Agosti, responsabile dell’unità operativa dell’ospedale di circolo Fondazione Macchi di Varese, "Come appena nato il bambino ha bisogno del contatto fisico, così con il passare dei mesi il piccolo vive la necessità di sentirsi vicino a chi gli vuole bene, accudito e coccolato". Non conviene perciò affrettare il momento in cui il bambino va a dormire da solo in una stanza diversa dai genitori, ad esempio, se si capisce che è un bimbo che scarica nel sonno le sue tensioni.
In generale, la sleep regression va accolta con un approccio positivo. Le mamme e i papà dovrebbero accettare queste fasi di regressione con serenità, perché dimostrano che il bambino sta affrontando una nuova fase di sviluppo. È più facile affrontarla se i genitori diventano consapevoli del difficile percorso che stanno vivendo i loro figli. I bambini, infatti, sentono che stanno diventano grandi e desiderano conquistare sempre maggiori autonomie; allo stesso tempo, tuttavia, crescere fa paura, perché inevitabilmente e inconsapevolmente si chiedono: “Se divento grande…mamma e papà mi vorranno ancora bene?”
Pazienza e Accoglienza, Sfatando Falsi Miti
È importante che i genitori cerchino di mostrarsi pazienti, anche accogliendo se possibile le richieste di maggiori rassicurazioni, ad esempio acconsentendo a dare più coccole al momento dell’addormentamento oppure a farli tornare a dormire nel lettone. Spesso i genitori si chiedono se in questo modo non si corra il rischio di innescare abitudini che non erano intenzionati a dare al proprio bambino. In realtà, se si tratta solo di una richiesta di maggiore protezione dovuta alla “fatica” di crescere, il fatto di dare risposta a tale bisogno favorisce un aumento del senso di sicurezza del bambino e, di conseguenza, delle sue autonomie. In questa fase, infatti, i bambini hanno ancora più bisogno del solito di sapere che troveranno un porto sicuro se si sentiranno impauriti o in balia degli eventi. Al contrario, è più rischioso non riconoscere il bisogno del bambino e spronarlo a comportarsi da “bambino grande”: in un certo senso, potrebbe essere come chiedergli di fare un salto nel vuoto senza paracadute. Questa è un’immagine forte, ma può rappresentare bene il senso di insicurezza che prova. Le regressioni, anche quelle dei due anni, se affrontate con consapevolezza e serenità da parte dei genitori e delle altre figure che ruotano intorno al bambino, rappresentano realmente una fase passeggera, che può durare al massimo qualche settimana.
Da 4 a 7 mesi: il sonno - Intervista al dott. Castelli Gattinara
Comprendere i Disturbi del Sonno Infantile: Dalle Cause Comuni alle Condizioni Specifiche
I “disturbi del sonno” sono molto frequenti nell’infanzia e causano disagio e preoccupazione ai genitori. Sembra che il 25% dei bambini possa avere disturbi del sonno in un momento qualunque tra l’infanzia e l’adolescenza. Nella maggior parte dei casi il problema “si auto-risolve” con il tempo, ma in qualche caso può persistere causando turbe emotive e del comportamento. Insieme al bimbo non dormono bene neanche mamma e papà, e questo influisce molto sulla qualità di vita familiare.
L'Insonnia Infantile: Sintomi e Origini
Il disturbo del sonno più frequente nei bambini è l’insonnia infantile. Un bambino soffre di insonnia infantile se per oltre tre notti alla settimana manifesta questi disturbi: tarda ad addormentarsi (per più di 30-45 minuti), si sveglia di notte e si riaddormenta con difficoltà (in genere chiede che mamma e papà siano presenti), oppure si sveglia troppo presto al mattino.
All’origine della maggior parte dei casi di insonnia nei bambini non c’è una malattia. Spesso essi sono il risultato di un circolo vizioso di comportamenti inadeguati che si instaura nei primi sei-nove mesi di vita e che poi si auto-mantiene. Il più frequente disturbo del sonno nei primi anni di vita è quello che in termini medici viene definito disturbo da inizio del sonno per associazione e risvegli notturni. L’insonnia infantile con risvegli notturni frequenti è legata al fatto che alcuni bambini non sono capaci di addormentarsi se non in presenza di certi oggetti o situazioni, per esempio la presenza costante di mamma o papà, essere tenuto in braccio e cullato, o bere al biberon, o qualunque altro rituale si crei con il tempo. Questi bambini, quando si svegliano di notte - e ciò accade di frequente purtroppo - rimangono svegli a lungo e non sono capaci di riaddormentarsi da soli. Perciò chiamano i genitori, pretendono la loro presenza e per dormire hanno bisogno del rituale con cui sono stati abituati ad addormentarsi.
All’età di 2-3 anni compare più di frequente l’insonnia da difficoltà dell’addormentamento, nota anche come disturbo da inadeguata definizione del limite. Questa in genere è dovuta al fatto che i genitori non riescono a stabilire e far rispettare regole ferme per l’addormentamento. Il bambino rifiuta di andare a letto all’orario stabilito da mamma e papà, se portato a letto fa i capricci, i genitori spesso cedono e l’addormentamento può subire forti ritardi. Con il tempo il problema si accentua e questi bambini spesso dormono molto meno di quanto sarebbe previsto per la loro età, cosa che può riflettersi negativamente anche sul temperamento e sul comportamento sia a casa sia a scuola. I fattori che possono causare questo problema di insonnia nel bambino sono uno stile genitoriale un po’ troppo permissivo, conflitti tra i genitori su come educare il bambino, il temperamento vivace e oppositivo del bambino, ecc.
Paure Notturne e Altri Disturbi
È meno frequente che il bambino dorma male a causa di un problema preesistente, ad esempio apnee notturne dovute a problemi ostruenti delle prime vie aeree (es. tonsille voluminose), malattie croniche o dolore. In questo caso il disturbo del sonno si risolve se si riesce a trattare adeguatamente la malattia che sta alla base del disturbo.
Tra i 2 e i 4 anni può essere presente anche l’insonnia, con difficoltà a iniziare o mantenere il sonno, e può comparire un respiro rumoroso con russamento. Quest’ultimo comportamento è sempre da indagare: se infatti si verifica al di fuori di episodi infettivi può essere sintomo di Sindrome delle Apnee Ostruttive nel sonno (OSAS), una condizione in cui il passaggio dell’aria viene ostacolato durante il sonno.
Tra i disturbi del sonno del bambino, intorno ai 2 anni, può comparire un fenomeno che per le sue caratteristiche viene chiamato “pavor nocturnus”, terrore notturno. Nella prima metà della notte, il bambino può svegliarsi come in preda a uno spavento, urlando e muovendosi come se fosse in grave difficoltà. Si tratta tuttavia di un comportamento para-fisiologico nell’ambito delle parasonnie, e il bambino in genere non ha ricordo di questi episodi. L'incubo, invece, è un sogno spaventoso che in genere provoca il risveglio e viene ricordato come un'esperienza intensa. L'incubo, in quanto versione spaventosa del sogno, può essere un'opportunità per esprimere ed elaborare i conflitti e le ansie della vita quotidiana.
Più tipica dei 7-10 anni di età è l’insonnia nei bambini da cause psicologiche e paure dell’addormentamento, che probabilmente è legata a una particolare fase dello sviluppo psicologico e affettivo. È l’età in cui i bambini acquisiscono il concetto della morte come momento “irrevocabile”. Il problema può essere scatenato e perpetuato da eventi traumatici come seri problemi familiari, stati di ansia, stress. In questo tipo di disturbo, il bambino al momento di andare a dormire piange e richiede rassicurazioni eccessive, rifiuta di addormentarsi; le paure possono scomparire in parte o del tutto se al bambino viene consentito di dormire con qualcuno.
In età adolescenziale si possono osservare addormentamenti improvvisi mentre il ragazzo è occupato in attività tranquille: più che espressione dell’insonnia, può trattarsi di narcolessia, una malattia rara causata da una carenza di orexina, uno degli ormoni che ci mantengono svegli. La narcolessia compare soprattutto intorno ai 15 anni, ma spesso la diagnosi viene ritardata fino all’età adulta. In molti casi questi disturbi del sonno dell’adolescente sono associati a obesità e pubertà precoce.

Strategie Pratiche per un Sonno Sereno: Igiene, Routine e Ambiente
Per aiutare il vostro bambino a lasciarsi andare dolcemente tra le braccia di Morfeo, ci sono tre parole chiave da ricordare: Calma, Pazienza e RE-GO-LA-RI-TÀ. Spesso i genitori si chiedono: "Cosa fare se il mio bambino non vuole dormire?". Per migliorare il sonno del bambino, il cui problema non è cronico, è spesso sufficiente intervenire sulle abitudini di vita e sui fattori ambientali (il rumore, la temperatura nella stanza, la luce nella stanza, ecc.), applicando i principi di igiene del sonno e i comportamenti di prevenzione di un disturbo del sonno.
Creare l'Ambiente Giusto
Innanzitutto, è fondamentale creare un ambiente che favorisca il sonno. Riducete i rumori, abbassate le luci e evitate attività troppo stimolanti. Ovviamente, gli schermi vanno evitati del tutto! Alla sera è meglio creare una condizione di penombra e dopo le 19 non permettere al bambino l’uso di PC, tablet, cellulare per giocare. Il televisore alla sera andrebbe tenuto spento sino a che il bambino va a dormire. Ricordate anche di curare il vostro atteggiamento: parlate con voce più bassa, muovetevi lentamente e con dolcezza. Date voi per primi il buon esempio! Anche voi avreste più voglia di dormire leggendo un bel libro, vicino al camino, con una musica rilassante… piuttosto che durante una serata rumorosa con gli amici!
Un bambino che dorme bene è prima di tutto un bambino che si sente al sicuro e sereno nella propria cameretta. È importante creare insieme a lui un piccolo rifugio che lo rispecchi e che lo faccia sentire tranquillo. Lasciategli scegliere la decorazione: colori delle pareti, posizione di alcuni oggetti, ecc. Il letto non deve mai essere percepito come una punizione - deve essere un luogo di riposo e tranquillità. Potete anche mostrare al vostro piccolo la foto di un "protettore" (adesivi, pon pon, nastri, ecc.) prima della nanna, dicendogli che lo state proteggendo e che siete sempre lì vicino a lui.
L'Importanza della Routine e della Regolarità
Fino ai 7 anni, il vostro bambino fa ancora fatica a capire davvero il passare del tempo. Spesso, quando gli dite che è ora di andare a dormire, vi guarda con un’aria sorpresa e dice: “Già? Ma non ho ancora sonno…” Per evitare che si senta preso alla sprovvista, avvisatelo regolarmente di quanto tempo manca prima di andare a nanna. “Ancora un’ora per giocare”, “Tra 20 minuti si cena e poi si va a dormire”.
È molto importante anche stabilire un rituale serale. L’obiettivo è che sia il più regolare possibile. Stabilire dei ritmi di sonno regolari (orari più o meno regolari per addormentamento e risveglio) è cruciale. Un rituale positivo può includere un bagnetto, luci soffuse, la lettura di una fiaba e poi la nanna. Mandare il bambino a dormire già sazio è un altro accorgimento utile.
Per tenere saldo il controllo della situazione alla sera occorre mantenere la calma e parlare al bimbo con voce ferma e decisa, manifestandogli il vostro affetto ma anche la vostra ferma intenzione di farlo andare a dormire all’orario stabilito. Anche se non è facile, non bisogna perdere la calma. Il momento della nanna deve essere un tempo di riposo per tutti. Ma questo non significa rinunciare alla fermezza. Voi sapete meglio di vostro figlio cosa è davvero buono per lui. Dare delle regole chiare significa offrirgli un contesto sicuro in cui crescere ed evolversi serenamente. Quindi, niente sensi di colpa: state facendo la cosa giusta, e ne dovete essere convinti. Non esitate a passare il testimone al vostro partner nei momenti più impegnativi.
Promuovere l'Autonomia nell'Addormentamento
Quasi tutti i trattamenti sul sonno nella prima infanzia hanno come obiettivo il fare in modo che il bambino riesca ad addormentarsi autonomamente. A tal fine, è consigliabile mettere a letto il bambino assonnato ma ancora sveglio. È utile uscire dalla stanza prima che il bimbo si addormenti perché possa acquisire la capacità di addormentarsi da solo. Evitare che si addormenti mangiando, bevendo tisane, toccando i capelli del genitore, in braccio mentre lo si culla, ecc. Altrimenti, al momento del risveglio durante la notte, per riaddormentarsi avrà bisogno delle stesse cose. Un altro fattore da considerare è il pisolino durante il giorno: anche un bambino può rifiutarsi di andare a dormire se è troppo stanco! È ciò che si chiama debito di sonno, e un riposino adeguato può aiutare a prevenirlo.

Ascoltare, Rassicurare e Intervenire: Tecniche Comportamentali e Supporti Naturali
È essenziale capire perché il vostro bambino non vuole dormire. È ansia? Ha bisogno di più coccole? È troppo stimolato? Il tuo piccolo non distingue ancora bene tra sogno e realtà. È importante rassicurarlo e aiutarlo a capire che non deve avere paura. Spesso, se un bambino rifiuta improvvisamente di dormire, dietro c’è un’ansia o una preoccupazione. Parla con lui per scoprire cosa lo turba! La sua compagna non ha voluto giocare con lui all’asilo? Ha paura del buio e non vuole separarsi da voi? Un brutto sogno lo spaventa ancora?
Supporti Naturali e Meditazione
Se nonostante tutta la buona volontà e gli sforzi di mamma e papà non si riesce a stabilire rituali e regole positive e il bambino dorme veramente poco, si può ricorrere all’aiuto di alcune sostanze naturali come Passiflora, Melissa, Camomilla, che favoriscono il rilassamento e il sonno e possono essere di aiuto al bambino, limitando i risvegli notturni e facilitando l’addormentamento. Anche l’omeopatia può aiutare il vostro bambino a dormire meglio. Se è agitato, stressato o fa spesso brutti sogni, pensateci prima di ricorrere allo sciroppo, che potrebbe dare dipendenza.
Perché non provare la meditazione per aiutare il vostro bambino a rilassarsi? Ci sono alcune regole che è bene tenere a mente: è importante mantenere tutto molto semplice, stimolare - se possibile - l’immaginazione del bambino e adattarsi a ciò che gli piace e di cui ha bisogno.
Infine, fate anche un po’ di autoanalisi! Quando eravate bambini, di cosa avevate paura? Cosa vi aiutava a dormire meglio? Parlatene con vostro figlio: capirà di non essere solo e che anche le sue paure, col tempo, scompariranno! I bambini tendono spesso a ripetere gli stessi schemi dei genitori. Un adulto su tre soffre di disturbi del sonno, in particolare di insonnia.
Tecniche Comportamentali Specifiche
Per i casi di insonnia infantile dove le abitudini inadeguate si sono consolidate, esistono diverse tecniche comportamentali con l'obiettivo di fare in modo che il bambino riesca ad addormentarsi autonomamente:
- Estinzione “non modificata”: Consiste nella rimozione di ogni risposta di rinforzo di comportamenti errati del bambino. Si ottiene programmando una breve routine di addormentamento che preveda: un’interazione reciproca minima; il non intervento quando il bambino piange (per un massimo di tempo definito); se il bambino si sveglia e si alza, il riportarlo a letto e farlo riaddormentare con le stesse modalità. Questa tecnica richiede molta pazienza e grande autocontrollo, e consiste nel dire chiaramente al bambino che non tornerete subito a vederlo. Per ogni pianto successivo, aspettate un minuto in più rispetto alla volta precedente. Ripetete il processo la sera dopo, e ancora quella successiva, fino a quando il bambino si addormenterà da solo. Ovviamente, questa tecnica va utilizzata solo dopo aver escluso qualsiasi altra causa (incubi, paure notturne, ansia o stress, ecc.).
- Estinzione graduale: È indicata nei bambini di età compresa fra i sei mesi e i cinque anni nei casi di “disturbo da inizio del sonno per associazione” e di “disturbo da inadeguata definizione del limite”. Così come con l’estinzione “non modificata”, l’obiettivo è quello di rimuovere il rinforzo di comportamenti errati del bambino ma, in questo caso, la procedura è programmata in modo graduale. Questa tecnica prevede la creazione, insieme al genitore, di una routine di addormentamento quotidiana in grado di estinguere gradualmente i condizionamenti negativi.
- Estinzione in presenza dei genitori: È indicata nei bambini con età compresa tra i sei mesi e i due anni, con disturbi dell’addormentamento e della continuità del sonno, nei casi in cui il bambino richieda la presenza del genitore per addormentarsi o per riaddormentarsi dopo un risveglio. Con questa tecnica il bambino inizia a dormire da solo attraverso un programma predefinito che prevede l’iniziale vicinanza del genitore, associata ad un nuovo stimolo positivo (esempio, dormire insieme nella cameretta del bambino).
- Lasciapassare al momento di andare a letto (bedtime pass): Tecnica indicata per i bambini che si mostrano oppositivi al momento di coricarsi e che sono già in grado di dormire in maniera indipendente nel proprio letto. Si tratta di un protocollo basato sull’estinzione e consente al bambino di opporsi una sola volta al coricamento.
- Rinforzo positivo: Si utilizza nei bambini di almeno 3 anni, con cui è possibile interagire verbalmente. La tecnica consiste nel patteggiare col bambino un premio se eseguirà il comportamento desiderato (esempio, se questa notte riesci ad addormentarti da solo domani mattina compreremo il regalo che desideri).

Quando Rivolgersi al Pediatra o a uno Specialista
“Ma come faccio a capire se il mio bambino soffre di un disturbo del sonno?” è questa una domanda molto comune tra i genitori che si interrogano sui motivi e le cause che non fanno dormire il figlio. “Sarà una cosa normale? È una fase della crescita oppure ha qualche problema?” aggiungono poi molto preoccupati. Da questa breve sintesi si evince che le difficoltà del sonno nei bambini sono tante e diverse tra loro. Ma quando preoccuparsi se il bambino dorme poco?
Innanzitutto occorre ricostruire la giornata tipo del nostro bambino, così da descriverla al pediatra che valuterà se la quantità di sonno è adeguata all’età. Ci sono situazioni di insonnia pediatrica che devono essere portate senza troppi indugi all’attenzione del Pediatra perché possa valutare la situazione del bambino e decidere come approcciare il problema. Per esempio, se il bambino dorme male da parecchio tempo, se manifesta paure immotivate e persistenti al momento di andare a dormire, se la notte russa e ha crisi di apnea (in certi momenti sembra quasi che smetta di respirare). La valutazione da parte del Pediatra è ancora più necessaria se il bambino, in seguito al disturbo del sonno, è cambiato anche di giorno, è molto capriccioso, si ribella continuamente, è irritabile e aggressivo, o è molto difficile da gestire anche a scuola. Il Pediatra deve essere consultato anche nel caso di sonnambulismo, crisi di terrore notturno o incubi frequenti (settimanali o più volte alla settimana).
Per quanto riguarda le parasonnie e i disturbi respiratori del sonno è indispensabile una valutazione caso per caso da parte del pediatra, cui potrebbe essere utile sottoporre un video del comportamento notturno del bambino.
Infine, se dopo aver provato di tutto nulla sembra funzionare, non esitate a consultare uno specialista per avere indicazioni più precise. Esistono strumenti e professionisti dedicati al sonno infantile, come REMI e la sua app, il cui obiettivo è aiutare le famiglie a dormire meglio. Un genitore ha raccontato: "Ho comprato REMI per il mio bambino di 4 anni che non voleva più dormire da solo dopo l’arrivo della sua sorellina. Grazie al sistema di sveglia e alle storie che posso avviare a distanza, abbiamo risolto il problema!"
Miti da Sfatare sul Sonno Infantile
Nel sonno del bambino nel primo anno di vita si verificano importanti cambiamenti, che in parte si riflettono nelle grandi acquisizioni che possiamo osservare dalla nascita ai 12 mesi. Un neonato passa gran parte delle 24 ore dormendo, senza fare differenza fra il giorno e la notte, svegliandosi per ottenere il nutrimento, indispensabile per la sua crescita, a qualunque ora. È quindi assolutamente normale che si svegli ogni 3-4 ore di notte. Anche se comportano una disregolazione del sonno dei genitori, è raro che i risvegli notturni frequenti possano essere la spia di un disturbo del sonno del neonato, se il piccolo cresce regolarmente.
Nei primi 6 mesi di vita del bambino, durante il sonno, si possono osservare comportamenti che possono allarmare i genitori, come un respiro irregolare o rumoroso, movimenti anomali o altri fenomeni che non sono presenti in età successive. Molti genitori si preoccupano inoltre che il proprio bambino “vada in apnea”, sebbene si tratti di un fenomeno molto comune, che di rado risulta pericoloso per il piccolo. È quindi necessario mettere da parte la paura, talvolta causata dallo spettro della Sudden Infant Death Syndrome o morte in culla, e seguire le regole per il sonno sicuro.
È invece una falsa credenza che sostituire il latte materno con il latte artificiale possa prolungare il tempo di sonno. Se da un lato questa può essere una strategia per consentire un po’ di riposo in più alla mamma, bisogna considerare che il latte artificiale ha caratteristiche che lo rendono meno digeribile, e porta alla perdita dei noti benefici dell’allattamento materno, anche in termini di protezione dalla morte in culla.