Lucas Pertossi: Tra le accuse e la difesa di un'accusa di omicidio

Lucas Pertossi

Lucas Fidel Pertossi, uno degli otto giovani accusati e condannati per l'omicidio di Fernando Báez Sosa, è diventato una figura centrale in uno dei casi di cronaca nera più discussi e dibattuti in Argentina. Nato a Zárate, una cittadina della provincia di Buenos Aires, Lucas Pertossi, all'età di 20 anni al momento dell'omicidio, si trovava a Villa Gesell con un gruppo di amici, tra cui i suoi cugini Ciro e Luciano Pertossi, anch'essi coinvolti nel tragico evento. La sua storia, in particolare la reazione della sua fidanzata Karen e le sue recenti dichiarazioni dalla prigione, offre uno spaccato complesso e spesso contraddittorio della percezione pubblica e personale di quanto accaduto.

La notte dell'omicidio di Fernando Báez Sosa

Rissa fuori dal locale Le Brique

La notte tra il 17 e il 18 gennaio 2020, Fernando Báez Sosa, un giovane studente di giurisprudenza di 18 anni, si trovava a Villa Gesell, una popolare destinazione estiva, con i suoi amici e la sua fidanzata, Julieta. Il gruppo aveva intenzione di rimanere qualche giorno nella località balneare. Sabato 18 gennaio, verso l'1:30, Fernando e i suoi amici arrivarono al club Le Brique, all'angolo tra Avenida 3 e Calle 102.

Alle 4:30 del mattino, il sovraffollamento del locale ha portato uno degli amici di Fernando a scontrarsi involontariamente con uno dei rugbisti. Questo incidente minore sulla pista da ballo ha dato il via a una discussione verbale tra i due gruppi. Secondo quanto raccontato da Fernando ai suoi amici, la rissa è scattata per una sua intromissione: stava cercando di smorzare la tensione tra un ragazzo a cui era stato versato un drink addosso - membro di un gruppo di rugbisti della città di Zárate - e quello che involontariamente aveva commesso il gesto.

Un bodyguard del locale ha raccontato di aver visto uno dei rugbisti prendersela con Fernando, che in risposta gli ha tirato un pugno. Per questo motivo ha deciso di portare fuori prima Fernando e poi il rugbista, identificato come Máximo Thomsen. Per l'atleta, confermerà il capo della sicurezza, servirono due persone per quanto forte e alterato fosse. A quel punto, tutti escono dal locale.

CRIMEN de FERNANDO BÁEZ SOSA: VEREDICTO antes del VEREDICTO - Telefe Noticias

Alle 4:37 circa, i rugbisti individuano Fernando, diretto verso la gelateria di fronte al locale. La zona era scoperta, una rissa dietro l'angolo aveva attirato l'attenzione di tutta la polizia presente sul posto. Lucas Pertossi ha filmato parte dell'aggressione sul suo cellulare, fino a quando non ha interrotto la registrazione per partecipare a sua volta al pestaggio. Nella registrazione video, si può sentire Thomsen urlare a Báez Sosa, dicendogli di "alzarsi e combattere".

Alle 4:44, due dei giocatori di rugby (Enzo Comelli e Ciro Pertossi) hanno attaccato Fernando e i suoi amici. Di punto in bianco, Fernando è a terra. Gli amici cercano di difenderlo ma vengono trattenuti: "Mi hanno colpito lateralmente, ero intontito" racconta uno; "ho chiesto di smettere di picchiarlo, e hanno picchiato anche me" racconta un altro. Si ritiene che otto giocatori di rugby su dieci abbiano preso parte al pestaggio. Hanno preso di mira Fernando, prendendolo a pugni e calci finché non è rimasto privo di sensi; ha subito un trauma contusivo alla testa. I rugbisti hanno anche attaccato gli amici di Fernando, impedendo loro di avvicinarsi a Fernando. Secondo il procuratore incaricato del caso, ci fu una premeditata collaborazione tra i rugbisti per organizzare l'attacco: alcuni membri del gruppo attaccarono Fernando, mentre altri si misero di guardia per impedire a chiunque di avvicinarsi e intervenire. Cinquanta secondi. Sono bastati cinquanta secondi a otto rugbisti di Zárate per uccidere Fernando Báez Sosa. Dopo cinquanta secondi, con Báez Sosa a terra già morto, il gruppo se ne va.

Un agente si avvicina a Fernando, gli sente il polso e pratica la rianimazione, poi prende la descrizione degli aggressori. Nel giro di qualche minuto arriva l'ambulanza. Fernando viene portato in ospedale, ma è in arresto cardiaco. L'autopsia ha rilevato che Báez Sosa era deceduto in seguito a uno shock neurogeno, che aveva provocato un'emorragia interna dovuta a più colpi.

Le ore successive e le prime reazioni

Subito dopo il pestaggio, le telecamere di sorveglianza riprendono Luciano Pertossi e Matías Benicelli abbracciarsi mentre si dirigono verso casa. La stessa telecamera mostra, a distanza di un minuto, i poliziotti tornare di corsa verso la scena del crimine. In quel momento, Máximo Thomsen si separa dal gruppo e inizia a correre fino a casa. Appena arriva, scrive ai suoi amici: «Dove siete? Vi hanno fermato?».

Un ultimo video, quello delle telecamere di sicurezza di un supermercato, mostra alcuni dei ragazzi venire fermati dagli agenti, e Ciro Pertossi leccarsi le nocche per cancellare le tracce del sangue di Fernando. Ma dopo quel breve controllo vengono lasciati andare. Una volta tornati a casa, Thomsen e Lucas Pertossi escono di nuovo per andare al McDonald's. Dalle immagini li si vede ridere e scherzare con la cassiera.

L'accusa ha potuto dimostrare che, dopo quanto accaduto, i ragazzi hanno parlato del fatto. In un audio delle 4.55, Lucas Pertossi racconta: «Sono qua vicino dove c’è il tizio. Tutti urlano, c’è la polizia, hanno chiamato l’ambulanza. È andato».

Notizie sull'omicidio

Cinque ore dopo il crimine, i ragazzi vengono fermati dalla polizia, che riesce - grazie alle telecamere e ai testimoni - a risalire alla casa dove soggiornano, non molto distante dal locale. Sono dieci in tutto. Alla polizia confermano di aver preso parte a una rissa ma nulla di più. Vengono arrestati con l'accusa di omicidio aggravato; le maglie e le scarpe ancora sporche di sangue vengono sequestrate come prove. Sul volto di Fernando c'è un chiaro segno della marca di scarpe che lo ha colpito.

In un primo istante Thomsen cercherà di incolpare un altro ragazzo di Zárate, un certo Pablo Ventura, affermando che si era fatto venire a prendere dal padre dopo la rissa. Ventura verrà arrestato e rilasciato nel giro di poco, dopo che questo dimostrerà di non essere mai stato a Villa Gesell. Thomsen non spiegherà mai perché l'ha ingiustamente coinvolto, ma sicuramente quella bugia peggiorerà la sua posizione.

Alle 5:30 del mattino del 19 gennaio, vengono portati in carcere. Il 10 febbraio, 23 giorni dopo il delitto, due dei dieci ragazzi vengono liberati. Nessuno li ha identificati: né i testimoni né le telecamere di sorveglianza (fondamentali per ricostruire quanto accaduto quella sera).

La controversa difesa di Karen, la fidanzata di Lucas Pertossi

Karen, fidanzata di Lucas Pertossi

La figura di Lucas Pertossi è stata ulteriormente messa in luce dalle dichiarazioni della sua fidanzata, Karen. A pochi giorni dall'omicidio di Fernando Báez Sosa, e con l'attenzione dei media già focalizzata sul gruppo di rugbisti, Karen rilasciò un'intervista a "Telenoche" il 18 gennaio 2020. Le sue parole, che all'epoca suscitarono scalpore e indignazione, sono riemerse con forza durante il processo, gettando una luce sulle percezioni iniziali e sulla lealtà familiare e affettiva in contesti di grande pressione mediatica e legale.

Karen, nella sua intervista, difese strenuamente il suo fidanzato e gli amici, affermando che erano "bravi ragazzi" e che "la gente parla senza sapere". Sostenne con decisione che Lucas non era una persona aggressiva, descrivendolo come "un amore" nei suoi confronti e negando categoricamente che i Pertossi e i loro amici fossero violenti o avessero partecipato a risse precedenti. "Non dubito di nulla perché so come sono i ragazzi, so chi ho al mio fianco e la verità è che si dicono molte cose false," dichiarò Karen, visibilmente scossa ma ferma nella sua posizione.

Le sue affermazioni secondo cui i ragazzi "studiano, lavorano e non hanno tempo di mettersi nei guai" si scontrarono con la crescente mole di prove e testimonianze che dipingevano un quadro molto diverso degli eventi di quella notte. La giovane espresse il proprio dolore per l'accaduto, definendolo una "tragedia" che l'aveva "distrutta", ma ribadì il suo impegno ad accompagnare Lucas in quanto suo fidanzato e parte della sua famiglia, così come le famiglie degli altri imputati.

Un aspetto particolarmente controverso delle sue dichiarazioni fu l'affermazione che Lucas Pertossi si sentiva "molto pentito" per l'accaduto. Questa espressione di pentimento, sebbene potesse essere intesa come un segno di umanità, fu accolta con scetticismo da parte dell'opinione pubblica, specialmente alla luce dell'evidenza che mostrava i rugbisti vantarsi e scambiarsi messaggi indifferenti dopo l'attacco.

L'intervista di Karen, sebbene rilasciata anni fa, ha continuato a essere un punto di riferimento nelle discussioni sul caso, simboleggiando la difficoltà di conciliare la percezione personale e intima di un individuo con la gravità delle accuse e la realtà dei fatti emersi durante il processo. Le sue parole hanno evidenziato il divario tra la lealtà e l'affetto di una fidanzata e la necessità di affrontare la responsabilità penale per un crimine efferato.

Il processo e la condanna

I genitori di Fernando Báez Sosa al processo

Il processo contro Máximo Thomsen, Ciro Pertossi, Lucas Pertossi, Luciano Pertossi, Matías Benicelli, Blas Cinalli, Enzo Comelli e Ayrton Viollaz è iniziato il 2 gennaio 2023 presso il Tribunale Criminale N°1 di Dolores. I genitori di Báez Sosa sono stati rappresentati pro bono dal celebre avvocato Fernando Burlando. Durante il processo, 130 testimoni hanno deposto. L'accusa è stata di "omicidio premeditato qualificato", la cui pena massima è l'ergastolo.

La difesa, invece, ha chiesto la condanna per omicidio in rissa, ovvero una morte in seguito a uno scontro non pianificato in anticipo, senza quindi l'intenzione di uccidere qualcuno. L'obiettivo era ottenere un massimo di 25 anni di carcere e non l'ergastolo.

Dalle testimonianze è emerso un attacco mirato contro Fernando, non contro il gruppo. Luciano Pertossi ha cercato di spiegare che non aveva preso parte alla rissa, affermando che dal video lo si vede fermare il calcio in tempo per non colpirlo. Anche Thomsen ha parlato, ma per chiedere scusa "perché mai nella vita mi è passato per la testa di voler uccidere qualcuno".

Il verdetto, denominato Causa N° 629, è stato annunciato il 6 febbraio 2023. Tutti e otto i rugbisti sono stati dichiarati colpevoli di omicidio, "doppiamente aggravato" da premeditazione e agguato. Cinque degli assassini (Máximo Thomsen, Ciro Pertossi, Luciano Pertossi, Matías Benicelli ed Enzo Comelli) sono stati dichiarati "co-autori" e condannati all'ergastolo; i restanti tre (Lucas Pertossi, Blas Cinalli e Ayrton Viollaz) sono stati dichiarati "partecipanti secondari" e condannati a 15 anni di carcere.

Durante la lettura della sentenza, Thomsen si è sentito male, costringendo il giudice a chiedere l'uscita di chiunque non fosse coinvolto nel processo. Dopo la sentenza, è stato portato via dal tribunale in ambulanza.

Le condanne nel caso Báez Sosa

Nell'ottobre del 2023, la difesa ha presentato ricorso contestando l'intenzione di uccidere e irregolarità nel processo. Ma le otto condanne sono state confermate. Gli avvocati hanno annunciato che si appelleranno ai massimi gradi di giudizio nazionali e internazionali.

Oggi i ragazzi - che hanno tra i 23 e i 25 anni - sono rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Melchor Romero, a La Plata (vicino Buenos Aires), in Argentina. Secondo i racconti dei quotidiani argentini, partecipano tutti alle attività organizzate all'interno del carcere e ai corsi di formazione. Lucas Pertossi si sarebbe anche iscritto a Giurisprudenza. Solo Thomsen ha vissuto un periodo in isolamento in seguito a una rissa con un altro detenuto.

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La nuova versione dei fatti di Lucas Pertossi dalla prigione

Lucas Pertossi in prigione

A sei anni dal brutale assassinato di Fernando Báez Sosa, Lucas Pertossi ha deciso di rompere il silenzio assoluto che ha mantenuto il gruppo sin da quell'estate del 2020. In un'intervista esclusiva a Mauro Szeta per America TV, Pertossi ha offerto la sua versione dei fatti, lanciando dardi diretti contro la strategia legale che li ha mantenuti uniti durante il processo e tentando di minimizzare la sua partecipazione all'aggressione.

Pertossi ha ammesso che, riascoltando la sua stessa voce registrata in quei momenti, l'impatto è stato devastante. Tuttavia, ha sostenuto di non essersi "reso conto della situazione come per dire 'fermatevi'". Ha descritto uno scenario di "caos assoluto e adrenalina". Ha ricordato che, dopo essere stati espulsi dal locale Le Brique - dove ha affermato di aver sentito un buttafuori dire su Máximo Thomsen: "Tiratelo fuori dalla cucina, andiamogli addosso" -, si è seduto su un cordolo prima che tutto degenerasse.

La sua versione degli eventi differisce in modo significativo da quanto emerso nel processo riguardo alla sua partecipazione attiva al pestaggio. Pertossi ha dichiarato: "Vedo che sta per scoppiare una rissa, c'erano urla". Ha ammesso la sua "unica" intervento fisico della notte, sebbene abbia cercato di minimizzarlo: "Dietro un'auto avevano Blas. Un ragazzo lo teneva per i piedi per farlo cadere. Mi sono avvicinato e gli ho detto 'lascialo'". Questa descrizione è in contrasto con le prove video e le testimonianze che lo vedevano filmare l'inizio dell'aggressione e poi partecipare attivamente.

Ciò che è seguito, secondo Pertossi, è stato un ritorno alla casa che avevano affittato, in un clima di "sconcertante normalità". Ha raccontato che, quando ha chiesto cosa fosse successo, la risposta è stata evasiva: "Non è successo niente, stai tranquillo, eh, ci siamo picchiati, ma non è successo niente di più grave". Ha anche dettagliato che in seguito sono andati in un'hamburgeria dove il clima era di "calma assoluta", parlando della notte e delle ragazze. Questa narrazione mira a dipingere una mancanza di consapevolezza immediata della gravità dell'accaduto da parte del gruppo.

Oggi, con la distanza degli anni e l'esperienza del carcere, Lucas Pertossi ha espresso un "pentimento carico di sfumature". "Mi pento di non aver fatto nulla per evitare che succedesse quello che è successo", ha dichiarato. Nonostante la condanna sociale e giudiziaria, ha insistito sul fatto che il gruppo "non ha mai avuto l'intenzione di uccidere il giovane studente di giurisprudenza". "Non è stato un omicidio perché nessuno aveva intenzione di ucciderlo. Lo considero una tragedia, qualcosa che è sfuggito di mano", ha affermato, cercando di reinterpretare la natura dell'atto.

Questa nuova versione dei fatti, rilasciata da Lucas Pertossi, solleva interrogativi sulla sua autenticità e sul suo intento. Potrebbe rappresentare un tentativo di mitigare la propria responsabilità o di influenzare future istanze legali. Tuttavia, la sua testimonianza rimane un elemento controverso in un caso già estremamente complesso, evidenziando le diverse percezioni e le difficoltà di affrontare le conseguenze di un atto di violenza collettiva.

L'impatto sociale e le conseguenze legali

Mappa delle manifestazioni per giustizia

L'omicidio di Fernando Báez Sosa ha suscitato un'ondata di indignazione e condanna diffuse in diversi settori della società argentina. I media argentini hanno dedicato una notevole attenzione al caso per tutto gennaio e febbraio 2020. Anche i media paraguaiani hanno fatto eco al caso, date le origini di Báez Sosa. L'omicidio è stato etichettato come un attacco razzista e classista da attivisti, studiosi e dal governo argentino.

I genitori di Báez Sosa hanno ricevuto messaggi di cordoglio da Papa Francesco e dal presidente argentino Alberto Fernández, tra gli altri. La Federazione argentina di rugby ha rilasciato una dichiarazione poco dopo l'omicidio manifestando il suo "rammarico" per la morte di Báez Sosa; la formulazione generica della dichiarazione ha suscitato notevoli critiche sui social media. L'omicidio di Báez Sosa non è stato il primo caso in cui dei giocatori di rugby e il mondo del rugby sono stati associati alla violenza in Argentina.

Si sono tenute diverse manifestazioni pubbliche per chiedere giustizia per l'omicidio di Báez Sosa. Il 18 febbraio 2020, un mese dopo l'omicidio, i genitori di Báez Sosa hanno indetto una manifestazione nazionale con epicentro nella piazza del Congresso di Buenos Aires. Manifestazioni annuali per l'anniversario dell'omicidio si sono svolte in tutto il Paese nel 2021 e nel 2022, in particolare a Villa Gesell. Il 9 dicembre 2022, Graciela Sosa ha guidato un altro sit-in davanti al Palazzo del Congresso. In occasione del terzo anniversario dell'omicidio, il 19 gennaio 2023, Sosa ha guidato una "preghiera interreligiosa" in memoria del figlio a Dolores, luogo del processo.

Manifestazioni per Fernando Báez Sosa

Le condanne per l'omicidio di Fernando Báez Sosa sono state severe: cinque degli imputati sono stati condannati all'ergastolo e tre a 15 anni di carcere. Questo verdetto, sebbene contestato in appello dalla difesa, ha rappresentato un passo significativo nella lotta contro la violenza e l'impunità in Argentina. Il caso ha messo in luce questioni sociali profonde, tra cui la cultura della violenza in certi ambienti sportivi e le dinamiche di classe e razzismo presenti nella società. La richiesta di giustizia per Fernando Báez Sosa continua a risuonare in Argentina, mantenendo viva la memoria della vittima e la necessità di prevenire simili tragedie in futuro.

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