La tragica vicenda di Lorys Stival: dall’oblio alla verità giudiziaria

La storia di Lorys Andrea Stival, nato il 18 giugno 2006, è una ferita aperta nel tessuto sociale italiano, un dramma familiare consumatosi in un piccolo centro della provincia di Ragusa, Santa Croce Camerina. La mattina di sabato 29 novembre 2014, la vita del bambino di soli otto anni viene bruscamente interrotta, dando inizio a una vicenda giudiziaria e umana che avrebbe tenuto il Paese con il fiato sospeso per anni. L'evento scatenante avviene verso l’ora di pranzo, quando la madre, Veronica Panarello, una donna di 26 anni, si presenta presso la stazione dei Carabinieri per denunciare la scomparsa del figlio.

veduta panoramica di Santa Croce Camerina, luogo del tragico ritrovamento

La denuncia e il ritrovamento del corpo

Secondo la versione fornita inizialmente dalla donna, quella mattina era uscita di casa con i due figli, Lorys e Diego. Dopo aver accompagnato il più piccolo in ludoteca, avrebbe lasciato Lorys presso l’Istituto “Psaumide”. Tuttavia, le verifiche immediate condotte dalle autorità rivelano discrepanze insanabili: le insegnanti e i compagni di classe confermano che il bambino non è mai arrivato a scuola. Le riprese delle telecamere di videosorveglianza locale smentiscono inoltre il passaggio dell’auto della donna in via Fratelli Cervi, la strada dell'istituto scolastico.

Il dramma precipita poco dopo le ore 16:00 dello stesso 29 novembre. Orazio Fidone, un pensionato locale appassionato di caccia, rinviene il corpo senza vita del piccolo in un canalone vicino al Mulino Vecchio, alla periferia del paese. Il bambino viene trovato privo di mutandine e con i pantaloni slacciati, un dettaglio che inizialmente spinge gli investigatori a ipotizzare la pista di un predatore di bambini, poi prontamente scartata. L’esame autoptico, effettuato dal dottor Giuseppe Iuvara, stabilisce con precisione che la morte è avvenuta per strangolamento tra le 8:30 e le 10:00 del mattino, causato da alcune fascette di plastica.

Le indagini e le contraddizioni della madre

L’attenzione degli inquirenti si concentra rapidamente su Veronica Panarello. La donna aveva dichiarato di aver consegnato personalmente le fascette al figlio per un’attività scolastica, ma le insegnanti negano categoricamente di aver mai formulato una simile richiesta. Il 9 dicembre 2014, la donna viene prelevata insieme al marito, Davide Stival, per essere condotta in questura. Le telecamere avevano registrato il passaggio dell’auto della Panarello nei pressi del Mulino Vecchio prima che la stessa arrivasse a un corso di cucina a Donnafugata alle 9:55.

Il Gip di Ragusa, Claudio Maggioni, convalida il fermo il 12 dicembre, disponendo la custodia cautelare in carcere. Veronica Panarello, la cui infanzia è stata segnata da traumi familiari, tra cui la scoperta che l'uomo che considerava suo padre non era il genitore biologico, si mostra fin da subito come una figura complessa, descritta dai periti come una personalità "non armonica" ma capace di intendere e di volere, dotata di una spiccata capacità manipolatoria.

La genealogia di un crimine e le versioni alterne

Per comprendere la tragedia, occorre osservare le dinamiche vissute dalla donna: cresciuta tra la Liguria e la Sicilia, il suo passato è costellato da tentativi di suicidio e presunti abusi. L’incontro con Davide Stival, avvenuto il 1° novembre 2004, aveva portato alla nascita di Lorys, nome scelto in omaggio al pilota Loris Capirossi. Nonostante il ruolo di madre affettuosa, sotto la superficie della vita coniugale covavano tensioni inespresse.

Dopo dieci mesi di silenzio e di dichiarazioni di innocenza, la donna inizia a proporre versioni frammentarie e contraddittorie:

  1. In un primo momento, attribuisce l'omicidio a un capriccio del bambino che si rifiutava di andare a scuola, portando a una reazione fatale.
  2. Successivamente, parla di un tragico incidente: il bambino si sarebbe strangolato giocando accidentalmente con le fascette, e lei, spaventata dalla reazione del marito, avrebbe occultato il cadavere.
  3. Nel 2016, emerge la versione più eclatante: la donna accusa il suocero, Andrea Stival, di essere il vero esecutore materiale. Sostiene di aver avuto una relazione clandestina con lui e che Lorys fosse stato ucciso perché aveva minacciato di rivelare la verità al padre.

Delitto di Lorys Stival

Il processo e la verità giudiziaria

L’accusa, rappresentata dal Procuratore Capo di Ragusa Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota, smonta sistematicamente la tesi del coinvolgimento del suocero, definendola priva di riscontri probatori. Gli psichiatri, nel valutare la donna, chiariscono che l'imputata non ha mai perso la lucidità durante i colloqui e che le sue continue variazioni testimoniali rispondevano a una strategia consapevole per sottrarsi alle responsabilità.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, si conclude il 17 ottobre 2016 con la condanna di Veronica Panarello a 30 anni di reclusione per omicidio e occultamento di cadavere. La sentenza viene confermata in Appello nel 2018 e definitivamente dalla Cassazione il 21 novembre 2019. L'omicidio di Lorys Stival rimane un caso emblematico di come un segreto inconfessabile possa spingere una madre a compiere un atto irreversibile, privando un bambino di appena 8 anni del suo futuro.

Oggi, mentre Davide Stival continua a ricordare il figlio attraverso lettere commoventi e il ricordo di momenti mai vissuti, come il raggiungimento della maggiore età che Lorys non ha mai potuto festeggiare, Veronica Panarello sconta la sua pena nel penitenziario femminile di Torino. Lì, la donna prosegue il suo percorso, studiando per diventare operatrice socio-assistenziale, distante anni luce dalla comunità di Santa Croce Camerina, che ancora oggi porta il peso di un dolore che il tempo non ha potuto cancellare.

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