Il mondo delle bevande è un universo complesso, dove il liquido contenuto in una bottiglia racconta storie di ingredienti, processi, tradizioni e, sempre più spesso, di responsabilità. Al centro di questo racconto vi è l'etichetta, un vero e proprio biglietto da visita che non solo illustra il prodotto, ma comunica anche informazioni cruciali per il consumatore. Tra le varie indicazioni, quelle relative alla salute e, in particolare, al consumo durante la gravidanza, stanno acquisendo un'importanza sempre maggiore, alimentando un dibattito acceso a livello globale. Mentre in alcuni paesi la presenza di avvisi specifici è ormai consolidata, in altri la discussione è ancora aperta, riflettendo posizioni diverse tra istituzioni, produttori e consumatori. In questo contesto dinamico, emergono anche nuove categorie di bevande, come i fermentati botanici analcolici, che offrono alternative interessanti e sicure, ampliando le possibilità di scelta per un pubblico sempre più attento e diversificato.
Il Contesto Normativo Internazionale e il Logo per le Donne in Gravidanza
La questione delle indicazioni in etichetta per le donne in gravidanza, in particolare il logo barrato della donna incinta che beve, è un tema di grande attualità che attraversa diverse normative e sensibilità culturali. In Italia, e in molti altri Paesi, non è obbligatorio porre in etichetta indicazioni, scritte o in forma di pittogramma, sui rischi del consumo di alcol in gravidanza. Tuttavia, il dibattito sulla presenza o meno dei cosiddetti "health warning" sulle bottiglie di vino non sembra destinato a finire presto. Se da un lato c'è stata l'alzata di scudi di alcune associazioni di categoria, come Coldiretti, dall'altro le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le decisioni dell'Unione Europea vanno nella direzione di rendere le etichette "parlanti" anche dal punto di vista delle informazioni sanitarie legate ai rischi del consumo di alcolici.
Un recente rapporto dell'OMS sottolinea come nell'Unione europea il consumo pro capite di alcol tra gli adulti nel 2019 sia il doppio della media mondiale. Questo dato è preoccupante, soprattutto considerando che “oltre il 5% di tutti i decessi nell'UE è correlato all'alcol, con il cancro come causa principale”. L'OMS sostiene che l'etichettatura dell'alcol sia "un'opzione politica per ridurre i danni correlati", rendendo i consumatori più consapevoli dei rischi che corrono. Il rapporto evidenzia una scarsa consapevolezza sui legami tra alcol e salute: in un sondaggio online, solo il 39% degli intervistati era a conoscenza del fatto che l'alcol provoca il cancro del colon-retto, nonostante rappresenti un terzo di tutti i nuovi casi di cancro correlati all'alcol nell'UE. Ancora più sorprendentemente, solo il 15% degli intervistati sapeva che l'alcol provoca il cancro al seno, nonostante le crescenti prove che anche bassi livelli di consumo possono portare al cancro al seno e che, in generale, non esiste un livello sicuro quando si tratta di rischio di cancro.

A chi propone l'utilizzo di un QR Code per avere ulteriori informazioni, l'OMS risponde con dati concreti. Un primo esperimento pilota svolto in un supermercato di Barcellona, in Spagna, dove erano stati posizionati cartelli con la scritta "L'alcol nuoce gravemente alla salute" e un codice QR, ha mostrato un tasso di utilizzo estremamente basso. Complessivamente, sei clienti su 7079 hanno scansionato il codice QR durante la settimana, corrispondente a un tasso di utilizzo dello 0,085%. Tra i clienti che hanno acquistato alcolici, il tasso di utilizzo è stato di 2,6 per 1000 (0,26%), evidenziando l'inefficacia di tale soluzione per la diffusione di informazioni sanitarie vitali.
Già nel febbraio del 2025 (riferimento temporale fornito, da trattare come "recente"), è stato pubblicato un altro documento che ha scosso il mondo del vino, nel quale la Commissione europea ha fatto il punto sul BECA, ovvero il programma “Beating Cancer” del 2021, il Piano europeo di lotta contro il cancro, che già allora metteva nero su bianco la necessità di limitare il consumo di alcolici e introdurre un'etichetta sanitaria su vino e bevande alcoliche. Andando ancora più indietro nel tempo, lo "European framework for action on alcohol 2022-2025" invitava i governi a mettere in campo azioni significative per raggiungere l'obiettivo di una riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025.
Il caso dell'Irlanda: un approccio pionieristico
L'Irlanda è stato un paese apripista in materia di etichette sanitarie sulle bevande alcoliche, vini compresi, fornendo informazioni visibili legate ai rischi per la salute direttamente sulle bottiglie. Non è stata inserita la scritta generica, come per le sigarette, “nuoce gravemente alla salute”, ma messaggi precisi come “Il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e "Alcol e tumori mortali sono direttamente collegati", oltre al messaggio, spesso disegnato con un simbolo, per le donne in gravidanza, che dovrebbero astenersi dal bere alcolici. La legge, approvata nel 2023, diventerà ufficiale nel 2026, dopo tre anni di transizione. Già all'epoca del suo primo semaforo verde, la norma aveva attirato non poche critiche, anche dall'Italia e da Coldiretti, che vedevano in questa legge un possibile freno agli introiti dell'export per i produttori nazionali.
L'esempio di Australia e Nuova Zelanda: avvisi obbligatori dal 2023
Non è una questione di etichetta solo in Europa. Anche in Australia e Nuova Zelanda, il vino, così come ogni altro alcolico in commercio, dovrà presto comunicare molte più informazioni di quanto non faccia oggi. Dal 31 luglio 2023, secondo la nuova regolamentazione dei due Paesi, ogni confezione di alcolico (sopra 1,15 gradi) messa in vendita al dettaglio dovrà riportare, sotto forma di messaggio di avvertimento o pittogramma, un’avvertenza sui pericoli del consumo di alcol per le donne in gravidanza. Per quanto riguarda i prodotti importati, la nuova legge prevede che se l’etichetta ha già un messaggio di avviso non c’è nessun obbligo di rimuoverlo, ma ne va comunque applicato un altro, facendo coesistere i due messaggi. Sono consentiti gli adesivi, senza specifiche sul posizionamento o l’orientamento, mentre la dimensione del messaggio, il colore del testo, i caratteri e altri elementi visivi sono codificati. A seconda del volume della confezione è previsto un pittogramma (fino a 200 ml) o un messaggio di avviso (oltre 200 ml).Un’altra novità, che però arriverà nel 2024, riguarda l’indicazione in etichetta degli allergeni, che per il vino sono essenzialmente pesce, uova, latte e solfiti. Sulla falsariga di quanto visto in Europa, oltre alla questione degli allergeni, la Food Standards Agency for Australia and New Zealand (Fsanz) sta esaminando altri aspetti dell’etichettatura delle bevande alcoliche, a partire dalle informazioni nutrizionali, come valore energetico, carboidrati e zuccheri, considerate necessarie per permettere al consumatore di fare scelte informate in conformità con le linee guida dietetiche. Nel dicembre 2021 la proposta della Fsanz mirava ad un’etichettatura obbligatoria ridotta, con una tabella di informazioni nutrizionali abbreviata, contenente solo il contenuto energetico medio, mentre su carboidrati e zuccheri è in programma una consultazione pubblica alla fine dell’anno.
La Voce dei Produttori e l'Etica della Trasparenza
Il dibattito sulla necessità degli "health warning" non vede posizioni unanimi. Se da un lato il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida si schiera a favore del "no", dall'altro esistono produttori che hanno deciso di introdurre tali avvertenze e sono favorevoli a seguire l'esempio di quanto fatto in Irlanda. Michele Fino, professore ordinario di Fondamenti diritto europeo all'università di Pollenzo e autore del libro "Non me la bevo", è uno di questi. Egli spiega: "È giustissimo inserire queste informazioni già in etichetta perché la molecola dell'etanolo ha delle proprietà genotossiche ed è anche una sostanza psicotropa che dà dipendenza. Le persone devono essere consapevoli delle scelte che fanno".
Secondo Fino, l'esempio irlandese è "equilibrato" e “induce consapevolezza”. Egli osserva che "In Irlanda c'è un'abitudine al binge drinking. Hanno 50-60 persone all'anno che muoiono col bicchiere in mano, che bevono così tanto da raggiungere il coma etilico. Hanno quindi introdotto misure informative molto caute e proporzionate, perché sanno che, con un'abitudine così radicata, se si mette il bando si ottiene l'effetto opposto. I bandi stimolano la voglia di andare contro l'autorità mentre noi abbiamo bisogno di un'educazione alimentare nelle scuole. Non è vero che un bicchiere non fa male a nessuno, perché dipende da tanti fattori, come la genetica. Rimane comunque qualcosa che aumenta il rischio di malattie". Da queste considerazioni, insieme a un altro produttore piemontese, Cascina Garitina, Fino ha lanciato la proposta di introdurre i “messaggi irlandesi” anche qui in Italia.
Fino rivela di aver trovato "produttori contrari che pensano che nascondendo la polvere dell'alcol sotto il tappeto andrà tutto bene o come è sempre stato". Tuttavia, la sua esperienza personale come produttore di vini è differente: "La verità è che nessuno dei miei clienti si è spaventato di queste scritte trasparenti e non ho registrato un calo impressionante del fatturato". Fino non è il solo a pensarla così. Gianluca Morino, vignaiolo indipendente con la sua azienda e cantina Garitina, che produce 120mila bottiglie l'anno (delle quali il 70% vola all'estero), condivide questa visione. "Da tre anni ho introdotto sulle mie etichette gli stessi messaggi che sono stati inseriti dall'Irlanda", spiega Morino, aggiungendo di essersi mosso "dopo aver letto la prima stesura del BeCa, ed ero convinto che fosse necessario anticipare i tempi. Del resto, se l'alcol è cancerogeno, inserito in classe di rischio 1, i viticoltori devono fare pace con sé stessi. Non è vero che l'alcol del vino è diverso, la molecola è sempre la stessa. Non esiste il rischio zero, ma si può fare una campagna di comunicazione diversa".
Anche Morino ha riscontrato solo feedback positivi dai consumatori, "soprattutto dai più giovani che sono più attenti ultimamente alle questioni legate alla salute", e "nessun calo delle vendite". Quell'etichetta viene utilizzata in Italia e su tutto il mercato europeo, anche perché negli Stati Uniti gli "health warning" sono già presenti da anni.Questa tendenza evidenzia una crescente consapevolezza tra alcuni attori del settore sulla necessità di informare i consumatori, anche a costo di sfidare le convenzioni e le resistenze di una parte del mercato. La trasparenza sull'etichetta non è solo una questione di conformità normativa, ma un segno di responsabilità etica nei confronti della salute pubblica.
Nutrizione e salute: saper leggere le etichette alimentari
Feral: Un'Innovazione Analcolica Pensata Anche per la Gravidanza
In questo panorama complesso, emergono nuove soluzioni e prodotti che rispondono alla crescente domanda di alternative alle bevande alcoliche, in particolare per chi non può o non vuole consumare alcol, come le donne in gravidanza. Tra queste, Feral si posiziona come una proposta innovativa e distintiva.
Feral non è un vino naturale, bensì una bevanda analcolica fermentata. Sebbene si possa trovare nelle fiere degli appassionati di vini naturali come Raw Wine, Karakterre, Naturale Festival Milano, Raisin, etc., Feral non è vino e non vuole copiare il vino o fingere di esserlo. L'azienda non mira a dealcolarlo, preferendo focalizzarsi sul ‘togliere’ qualcosa (come l'etanolo) che potrebbe essere un prodotto naturale di una fermentazione alcolica. Al contrario, ha scelto di tracciare una nuova strada che parte da ingredienti umili per nobilitarli con una fermentazione che non produce alcol: la fermentazione lattica.
L'ispirazione per Feral deriva dal vino in quanto esperienza gastronomica lenta, interessante e multidimensionale, che accompagna ed esalta il cibo. L'obiettivo è esaltare il cibo senza coprirlo, creando un viaggio di gusto diverso, non per forza alternativo ma anche complementare al vino.
Distinzione dalla Kombucha e innovazione del processo
No, Feral non è una Kombucha. La Kombucha è una bevanda a base di tè zuccherato e fermentato con una particolare comunità di batteri e lieviti che vivono in simbiosi per digerire zucchero e creare alcol e vari tipi di acidi organici, nominata SCOBY. Feral non parte dal tè ma dal succo di tuberi come la barbabietola, e non usa lo SCOBY ma ceppi specifici di batteri lattici, che sono stati selezionati. Questo implica che - diversamente dalla Kombucha - non produce né alcol né CO2, e quindi Feral non è frizzante (con l'eccezione di Feral N°5, come vedremo).
È una strada nuova, l'azienda è la prima a percorrerla con questo processo che ha brevettato. Quindi non c’è un nome di ‘categoria’ ufficiale, ma si definisce come "fermentati botanici analcolici (FAB)", oppure "FERmentati ALternativi - Feral". Nel mercato delle bevande alternative al vino o dell’abbinamento analcolico, che sta iniziando a crescere nei paesi anglosassoni, spesso si parla di Proxy, Wine proxy, NOLO drinks, NA wine o alternative analcoliche al vino. Feral preferisce focalizzarsi più su cosa è, piuttosto che proporsi come alternativa o proxy di qualcos'altro.
Idoneità al consumo in gravidanza e sicurezza
Oltre a non avere alcol, Feral è una bevanda con una quantità di calorie di circa 4 volte inferiore rispetto al vino (19 Kcal per 100ml contro circa 85 per il vino). La quantità di zuccheri residui contenuti nelle ricette è del 4.3% massimo. Vengono selezionati ingredienti di altissima qualità e non vengono usati conservanti. Per quanto riguarda le botaniche, si parte direttamente dalle piante: foglie, fiori, bacche, radici, legni. Tutte le estrazioni e macerazioni sono prodotte internamente.

Di solito non vengono fatte dichiarazioni salutistiche perché la salute è un argomento molto serio che non si vuole sia ‘solo’ marketing. Tuttavia, visto che tante persone hanno posto la domanda, l'azienda ha deciso di investire nell’analisi dei benefici per la salute che verrà fatta da un laboratorio certificato. Appena saranno disponibili i risultati, saranno pubblicati.
Sì, Feral è adatto al consumo durante la gravidanza. Al termine della fermentazione e della macerazione, il prodotto viene pastorizzato utilizzando una tecnologia in attesa di brevetto, che lo rende una bevanda stabile a temperatura ambiente e sicura anche per le donne in gravidanza, senza alterarne le caratteristiche organolettiche. In questo modo, anche chi non beve alcolici può gustare qualcosa di interessante. Feral N°5 contiene meno dello 0,5% vol. Feral è veramente senza alcol perché la fermentazione che viene utilizzata è svolta da batteri lattici, che trasformano zuccheri naturalmente presenti nel succo di barbabietola esclusivamente in acido lattico, senza produrre alcol o bolle. Il termine ‘lattico’ riferito ai batteri utilizzati potrebbe destare confusione in italiano, ma non hanno nulla a che vedere con il latte.
Le bevande Feral sono 100% vegane, con l'eccezione di Feral N°6. Feral è un prodotto interamente a base di tuberi, radici, fiori, bacche, legni e spezie: nessuno degli ingredienti utilizzati deriva da prodotti animali. Le ricette sono inoltre naturalmente prive di glutine, poiché nel processo di produzione non vengono utilizzati cereali o ingredienti contenenti glutine.
La linea di prodotti: Feral N°5 e Feral N°6
I primi quattro riferimenti a Feral sono privi di bollicine: i ceppi di batteri lattici utilizzati non producono alcol o anidride carbonica, ma trasformano gli zuccheri naturalmente presenti nel succo di barbabietola in acido lattico.Feral N°5 introduce una variazione con una fermentazione ancestrale. La fermentazione ancestrale è una tecnica tradizionale che prevede la fermentazione in bottiglia senza filtrazione né aggiunte successive, come ad esempio CO₂. Nel caso di Feral N°5, il processo è stato reinterpretato: l'innovazione risiede nelle fasi pre-fermentative, dove vengono selezionati con precisione gli ingredienti, i ceppi di lievito e le condizioni di fermentazione per ottenere una bevanda frizzante e gastronomica con una gradazione alcolica inferiore allo 0,5% Vol. Feral N°5 ha un profilo aromatico e una struttura che possono ricordare un rosé, ma proviene da ingredienti completamente diversi (come linfa di betulla, aronia e botaniche) e da un processo di fermentazione non vinicola. È progettato per offrire un'esperienza gastronomica elegante e complessa. L'effervescenza di Feral N°5 è il risultato di una fermentazione ancestrale in bottiglia, dove lieviti selezionati trasformano gli zuccheri naturalmente presenti negli ingredienti in bollicine fini e naturali.
Feral N°6 è una fermentazione botanica analcolica, creata in collaborazione con Atelier Moessmer, classificato tra i 50 migliori ristoranti al mondo. Questa collaborazione incarna la filosofia “Cook the Mountain”: ogni ingrediente è selezionato tra quelli che possono crescere sulle Alpi. Atelier Moessmer è riconosciuto a livello internazionale per la sua innovazione e per l’impegno verso il territorio locale, espresso nella filosofia “Cook the Mountain”. Ogni ingrediente è scelto per la sua capacità di crescere in ambiente alpino, valorizzando la biodiversità e i sapori della montagna. Feral N°6 è realizzato esclusivamente con ingredienti che possono crescere sulle Alpi, secondo la filosofia “Cook the Mountain”. La ricetta comprende: Base fermentata di barbabietola bianca (acqua, succo di barbabietola bianca da concentrato 20%), Estratto botanico (semi di finocchio, fiori di tiglio, pino mugo, bacche di ginepro, salvia, menta, peperoncino), Agresto d’uva, Miele di tiglio, Aceto di mele. Non vengono utilizzati aromi artificiali, conservanti o prodotti di origine animale (ad eccezione del miele). Di conseguenza, Feral N°6 non può essere classificato come vegano a causa del miele di tiglio. Non è ancora certificato biologico, ma l'azienda è in fase di completamento dei requisiti necessari per la certificazione biologica; una volta ottenuta, il logo ufficiale verrà inserito sulla bottiglia.Feral N°6 offre un profilo aromatico complesso, con note di fiori bianchi e miele, e un palato stratificato e rinfrescante. L’uso di botaniche alpine e la fermentazione della barbabietola bianca creano una bevanda elegante e profondamente legata al paesaggio montano. Assolutamente sì, Feral N°6 è completamente analcolico. Il processo di fermentazione si basa su batteri lattici che trasformano gli zuccheri in acido lattico senza produrre alcol o anidride carbonica. Sì, Feral N°6 è pastorizzato con un processo in attesa di brevetto che garantisce stabilità e sicurezza, anche per le persone in gravidanza. Si consiglia di servire Feral N°6 fresco (8-10°C) in un calice da vino per apprezzarne appieno la complessità aromatica. Ogni bottiglia contiene circa 7 porzioni e, sebbene sia eccellente da solo, può essere utilizzato anche come base per cocktail analcolici sofisticati (mocktail).
Costi e accessibilità
Il prezzo di Feral N°6 riflette la qualità degli ingredienti, la complessità del processo di fermentazione e lo sviluppo collaborativo con un ristorante stellato Michelin. Come piccola azienda innovativa, i costi di produzione sono molto alti rispetto a quelli delle grandi aziende. Le materie prime non sono solo biologiche e di alta qualità, ma vengono fermentate e macerate con un processo innovativo messo a punto in più di due anni di ricerca. Non avere l’alcol implica non avere un conservante naturale, rendendo impossibile lasciare il succo a temperatura ambiente e aspettare che fermenti senza rischi. Allo stesso modo, non si possono effettuare trattamenti termici importanti - tipici dei succhi di frutta - perché l'organolettica verrebbe rovinata. L'azienda ha affrontato numerosi test di produzione falliti prima di poter lanciare il prodotto, e deve lavorare in condizioni di altissima igiene per evitare contaminazioni, con lavaggi continui dei macchinari e analisi microbiologiche e di contenuto alcolico per ogni lotto, per garantire massima sicurezza e stabilità delle bevande. Essendo una startup, i costi per ingredienti, bottiglie, analisi microbiologiche, etc., sono significativamente più alti rispetto a quelli sostenuti da aziende molto più grandi. Infine, un impatto significativo sul prezzo, specialmente nell'e-commerce, è il trasporto, che può costare oltre 10€ per spedizione in Italia e molto di più all'estero. L'azienda spera di migliorare la distribuzione per permettere ai consumatori di fare assaggi più economici vicino a casa.

Etichettatura e Design: Il Linguaggio della Bottiglia
L'etichetta di una bottiglia è molto più di un semplice adesivo; è la carta d'identità del prodotto e un biglietto da visita per l'azienda produttrice. Attraverso un’etichetta ben confezionata, è possibile raccontare la storia della sua terra d’origine e i valori di chi lo produce, facendola diventare un importantissimo strumento di marketing per le aziende che vogliono farsi conoscere anche da un pubblico meno esperto.
La creazione di un'etichetta efficace parte dalla chiara identificazione del target. Ad esempio, se la bevanda fosse pensata per una clientela giovane e il prezzo fosse contenuto, si dovrebbe utilizzare un design moderno, con colori e font accattivanti. Subito dopo aver chiarito il target è importante conoscere la forma e il formato della bottiglia a cui è destinata: l’etichetta infatti deve risultare sempre equilibrata e in armonia con il suo contenitore. Altri elementi importanti sono sicuramente il tappo e la capsula, che dovranno essere coordinati con la bottiglia e l’etichetta.
Indicazioni obbligatorie e leggibilità
Le principali indicazioni obbligatorie in etichetta riguardano le dimensioni dei font, con la regola generica che ogni elemento testuale presente all’interno di un’etichetta del vino (o bevanda similare) non può avere un’altezza minore di 1,2mm. Tra le informazioni che devono comparire obbligatoriamente vi sono:
- Categoria del Prodotto: costituisce la denominazione (IGT, IGP, DOC, DOP, DOCG) e può essere riportata sia per esteso che in forma ridotta.
- Nome o codice ICQRF del produttore e dell’imbottigliatore: ovvero denominazione sociale completa come risulta sulla visura camerale, comprensivo di indirizzo della sede legale e dello stabilimento.
- Volume nominale: la capienza della bottiglia, espresso in cl, ml o litri.
- Conformità per gli imballaggi preconfezionati: Il famoso simbolo “℮” presente ed obbligatorio per tutti gli alimenti confezionati.
- Etichettatura ambientale: obbligatoria in Italia dal 01.01.2023, è stata introdotta dalla Comunità Europea per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi. Il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) ha sviluppato un interessante tool per costruire una corretta etichetta ambientale.
Stili di design e scelta dei materiali
Il design dell'etichetta può assumere diversi stili, ognuno con una propria estetica e messaggio:
- Stile classico: utilizzato spesso da aziende vinicole storiche, che vogliono un look vintage che dà l’idea di alta qualità. Tutto questo viene rappresentato sull’etichetta con font calligrafici e molto aggraziati che suggeriscono tradizione ed eleganza. Si trovano spesso insieme a illustrazioni di un vigneto, e la composizione presenta qualche elemento stampato a caldo (solitamente dorato) che conferisce alla bottiglia un aspetto costoso.
- Stile moderno: questo stile è caratterizzato da immagini, font contemporanei, disegni e colori astratti o forme asimmetriche e motivi geometrici. Molto indicato per colpire i consumatori giovani, può dare risultati davvero inaspettati ed è un ottimo modo per promuovere un nuovo vino o una nuova linea di vini.
- Stile minimalista o flat design: questo stile è una delle tendenze tra le più forti. Il Flat Design è caratterizzato per ridurre al minimo ogni elemento, mediante immagini e forme elementari, pochissimo colore e semplici font angolari. A volte può succedere che gli unici elementi visibili sull’etichetta siano il nome del vino o del produttore e il logo.
- Stile tipografico: potrebbe essere considerato molto simile a quello del design minimal, ma questo stile è caratterizzato dalla totale assenza di illustrazioni o immagini: il font è assoluto protagonista dell’etichetta.
Altro aspetto di grande importanza è il tipo di font che si vuole utilizzare: ne esistono migliaia, ma non tutti sono facilmente leggibili. Anche in questo caso le possibilità per il supporto sono infinite: si può scegliere tra carta di ogni genere e rifinitura, film plastici colorati o trasparenti, persino la stoffa. A seconda del design scelto, o della sensazione che si vuole evocare nel consumatore, insieme allo stampatore si sceglie il tipo di supporto più giusto per l'esigenza. Le finiture più utilizzate sono senza dubbio la stampa a caldo con lamina e la goffratura. Ma oltre all’aspetto estetico esistono delle variabili più tecniche da considerare quando si sceglie un supporto per l’etichetta. Uno di questi aspetti è la modalità di conservazione del vino. Un vino destinato al frigorifero, o ad essere servito in cestello con del ghiaccio, ha esigenze diverse rispetto ai grandi vini rossi della tradizione italiana, destinati a lunghe conservazioni in cantina.L'etichetta non è solo un veicolo di informazioni, ma un elemento di design cruciale che contribuisce a formare la percezione del prodotto e a influenzare le decisioni d'acquisto.

Requisiti Specifici di Etichettatura per l'Esportazione Nelle Americhe
L'esportazione di bevande, sia alcoliche che analcoliche, in mercati internazionali come le Americhe, implica la conformità a normative di etichettatura spesso complesse e specifiche per ciascun paese o addirittura stato. Questi requisiti vanno ben oltre le semplici informazioni obbligatorie e i principi di design, estendendosi a specifiche avvertenze per la salute, tra cui quelle per le donne in gravidanza, e a procedure burocratiche dettagliate.
Stati Uniti d’America
Le bevande alcoliche seguono particolari disposizioni negli Stati Uniti d’America, a cui occorre attenersi anche per la commercializzazione, in quanto sono presenti regole diverse da Stato a Stato nella vendita al dettaglio. Nell’esportazione verso gli USA è necessario per le bevande alcoliche avere delle autorizzazioni preventive. Più precisamente occorre ottenere il COLA (Certificate of Label Approval), che comprende anche l’approvazione dell’etichetta. Il produttore italiano deve inoltre, per poter registrare l’etichetta, individuare un importatore e autorizzarlo a registrare i suoi prodotti per venderli nello Stato dove opera l’impresa importatrice. Solo dopo la registrazione dell’etichetta sarà possibile spedire e commercializzare il prodotto alcolico.
Tra le informazioni richieste in etichetta troviamo:
- Il nome dell’importatore, dell'imbottigliatore o del confezionatore. Se il nome ha riferimenti geografici e può essere confuso con l’origine del prodotto, bisogna abbinarlo al termine BRAND, riportato con carattere di dimensioni non inferiori alla metà del nome stesso.
- Tipologia, ad esempio "Table Wine".
- Nome e indirizzo dell’importatore, dell’agente, del distributore o del responsabile dell’importazione preceduto dai termini “Imported by” o similari.
- Paese d’origine (“Product of Italy” o “Produced in Italy by…”).
- Contenuto netto (NET CONTENT - ML). È possibile aggiungere l’equivalente in once: “FL.OZ.”.
- Titolo alcolometrico. L’indicazione al di sotto di 14 % vol. non è obbligatoria per il governo federale, ma lo è in molti Stati; pertanto è opportuno riportarla.
- Avvertenze per la protezione del consumatore. Se è presente un quantitativo di anidride solforosa totale maggiore di 10 mg/L, è necessario indicare “Contains sulfites” o “Contains (a) sulfiting agent(s)”. In alternativa, è possibile specificare il tipo di solfato presente, come ossido di zolfo, metabisolfito di potassio, metabisolfito di sodio ecc.
- Avvertenza per la salute “GOVERNMENT WARNING: (1) According to the Surgeon General, women should not drink alcoholic beverages during pregnancy because of the risk of birth defects. (2) Consumption of alcoholic beverages impairs your ability to drive a car or operate machinery, and may cause health problems”.
In generale, a seconda del volume è necessario rispettare i requisiti di leggibilità e di altezza dei caratteri: per volumi superiori a 187 ml l’altezza minima di tutte le informazioni, ad eccezione del titolo alcolometrico, è pari a 2 mm. Per volumi uguali o inferiori a 5 L l’altezza minima dell’informazione relativa al titolo alcolometrico è compresa tra 1 e 3 mm. Per il "Government warning" sono previste specifiche disposizioni sulle dimensioni del carattere che deve essere leggibile: in altezza, ad esempio minimo 2 mm di altezza tra 237 mL (8 fl.oz.) e 3 L (101 fl.oz.), in larghezza, ad esempio al massimo 25 caratteri per pollice nel caso di altezza di 2 mm, mentre la collocazione è libera ma deve essere separata dalle altre informazioni.
Canada
Nell’agosto del 2014 è stato raggiunto l’accordo di libero scambio CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra UE e Canada che ha portato anche ad importanti aspetti commerciali nell’agroalimentare tra cui il riconoscimento di alcune DOP (comprese IGP). L’accordo prevede che ulteriori DOP possano essere inserite in seguito nell’elenco di tutela. Un altro aspetto importante da sottolineare è che la protezione viene estesa a tutte le DOP nella fase di comunicazione anche grafica: su prodotti non DOP non sarà possibile inserire ad esempio una bandiera italiana o altri simboli evocativi dell’Italia.
Di seguito sono riportate le informazioni che devono comparire in etichetta. Le etichette devono essere redatte nelle due lingue ufficiali, cioè inglese e francese. È possibile nel caso di importazione di specialità alimentari che non sono prodotte in Canada mantenere la denominazione del prodotto nella lingua originaria: occorre quindi verificare la presenza di questo requisito.
- Le denominazioni di origine possono essere indicate nella lingua originale.
- Paese di origine in francese e inglese.
- Titolo alcolometrico.
- Contenuto netto.
Devono inoltre comparire anche se non sull’etichetta principale:
- Solfiti, se presenti in quantità superiori a 10 ppm.
- Nome e indirizzo dell’azienda responsabile, secondo le modalità previste.
- Lotto di produzione.
A seconda del luogo dove avviene la commercializzazione occorre verificare se sono richieste informazioni aggiuntive, in quanto sono presenti regole dei singoli Stati canadesi. Vi sono norme definite per la collocazione delle informazioni e sono specificati i requisiti di leggibilità: i caratteri devono avere un’altezza minima di 1,6 mm (1/16 inch), se in caratteri maiuscoli, o basati sull’altezza della lettera “o”, se in caratteri minuscoli. Nel caso della quantità occorre seguire le regole specifiche, a seconda dell’area disponibile.
Messico
In Messico le indicazioni relative all’etichettatura di bevande alcoliche confezionati e venduti al consumatore sono riportate nella disposizione di legge NOM-142-SSA1/SCFI-2014. In Messico le bevande alcoliche sono quelle che presentano un grado alcolico compreso tra 2% vol. e 55% vol.
In etichetta le informazioni richieste dalla normativa messicana devono essere riportate in spagnolo, su etichette adesive apposte sulla confezione (non asportabili) o stampate direttamente sulla confezione. Se si utilizzano sulla medesima confezione anche altre lingue, le dimensioni delle scritte in spagnolo devono essere uguali o maggiori a quelle riportate nelle altre lingue.Secondo il NOM-142-SSA1/SCFI-2014 le indicazioni obbligatorie che devono comparire in etichetta sono:
- Denominazione alimento/descrizione del prodotto.
- Nome commerciale/brand.
- Nome e indirizzo della persona responsabile del prodotto; nel caso di prodotti importati deve figurare l’importatore. Le informazioni relative al produttore devono essere fornite dall'importatore, su sua richiesta, al Ministero dell'Economia (Secretaría de Economía), il quale a sua volta le fornirà ai consumatori che ne facciano richiesta quando vi siano reclami sui prodotti.
- Paese d’origine (“Hecho de …”, “producto de …”).
- Contenuto alcolico a 20°C in % Alc. Vol.
- Volume netto (secondo NOM-030-SCFI-2006).
- Termine minimo di conservazione, per i prodotti che hanno una durabilità uguale o inferiore a 12 mesi.
- Indicazione sul lotto.
- Elenco degli ingredienti, per le bevande che dopo la distillazione e/o prima dell'imbottigliamento utilizzano ingredienti facoltativi e/o additivi che provocano ipersensibilità, intolleranza o allergia e sono presenti nel prodotto finale.
In etichetta devono inoltre comparire l’indicazione “El abuso en el consumo de este producto es nocivo para la salud” e i simboli che si riferiscono al divieto di consumo di alcol per i minori, le donne in gravidanza o in caso di guida. La denominazione, il brand, il volume e il titolo alcolometrico devono essere riportati nel campo principale dell’etichetta.
Brasile
Le informazioni obbligatorie per il vino devono essere riportate in lingua portoghese (sono ammessi sticker) e sono stabilite principalmente dal DECRETO Nº 8.198, DE 20 DE FEVEREIRO DE 2014.Le indicazioni obbligatorie includono:
- Denominazione del prodotto e marchio commerciale.
- Nome e indirizzo del produttore e dell'importatore.
- Il numero di registrazione del prodotto presso il Ministério da Agricultura, Pecuária e Abastecimento (MAPA) o il numero di registrazione dello stabilimento importatore, quando il prodotto viene importato.
- Ingredienti.
- Paese di origine.
- Volume.
- Titolo alcolometrico.
- Lotto.
- Indicazioni circa la presenza di glutine (contiene o non contiene).
- Avvertenza per la salute del consumatore: “Evite o consumo excessivo de álcool” (Evita il consumo eccessivo di alcol).
Brand, denominazione del prodotto e volume devono figurare sull’etichetta frontale. Dal gennaio 2020 sono entrate in vigore nuove disposizioni per l’importazione in Brasile, rendendo il quadro normativo un elemento chiave per chiunque intenda accedere a questo mercato.
Queste normative dettagliate sottolineano l'importanza cruciale dell'etichettatura non solo come strumento informativo, ma come barriera all'ingresso in mercati esteri, richiedendo una profonda conoscenza delle leggi locali per garantire la corretta commercializzazione delle bevande.