Le lesioni che interessano lo spazio epidurale spinale rappresentano condizioni mediche di notevole rilevanza clinica, potendo causare una compressione meccanica del midollo spinale con conseguenze neurologiche potenzialmente devastanti. Questo spazio, situato tra la dura madre - la membrana più esterna che riveste il midollo spinale - e le pareti ossee del canale vertebrale, è strategicamente importante e la presenza di raccolte anomale, sia di natura infettiva (ascessi) che emorragica (ematomi), può compromettere gravemente la funzionalità neurologica. La tempestività nella diagnosi e nel trattamento è cruciale per prevenire o ridurre al minimo i deficit neurologici permanenti, come evidenziato dalla rapida progressione dei sintomi in molte di queste patologie. Comprendere le cause, la sintomatologia, le metodologie diagnostiche e le opzioni terapeutiche, comprese le recenti innovazioni per il recupero funzionale, è fondamentale per una gestione efficace di queste emergenze neurochirurgiche e neurologiche.

Ascessi Spinali Epidurali: Un'Emergenza Infettiva
Un ascesso spinale epidurale è una raccolta di pus nello spazio epidurale che può comprimere meccanicamente il midollo spinale. Questa condizione rappresenta una vera e propria emergenza neurochirurgica, con il potenziale di causare danni attraverso due meccanismi principali: la compressione meccanica diretta del midollo spinale o delle radici nervose e l'interruzione dell'apporto ematico (ischemia) dovuta a trombosi settica delle vene o delle arterie spinali. La diagnosi viene effettuata tramite RM o, se non disponibile, mielografia seguita da TC.
Localizzazione e Fattori Eziologici
L'ascesso spinale epidurale normalmente si localizza nelle regioni toraciche o lombari. Tuttavia, l'ascesso può localizzarsi in qualsiasi tratto della colonna vertebrale, sebbene il segmento toracico e quello lombare siano i più frequentemente colpiti a causa della maggiore ampiezza dello spazio epidurale in queste zone. Un'infezione sottostante è spesso presente; può diffondersi per via ematogena (p. es., endocardite, foruncolo, ascesso dentale) o per contiguità (p. es., osteomielite vertebrale, ulcera da pressione, ascesso retroperitoneale).Gli ascessi epidurali sono spesso causati da batteri provenienti da un’altra infezione dell’organismo, generalmente della cute o dei tessuti adiacenti al midollo spinale. Tuttavia, a volte gli ascessi epidurali sono causati da un’infezione delle valvole cardiache (endocardite), piaghe da decubito, un’infezione nelle ossa delle vertebre (osteomielite) o un ascesso dentale. Possono anche formarsi dopo una procedura invasiva come un intervento chirurgico spinale o il posizionamento di un catetere nello spazio epidurale. A volte la causa è la batteriemia dovuta alla strumentazione medica, alla procedura odontoiatrica o all'uso di farmaci iniettati. Raramente, un ascesso simile si forma nello spazio subdurale.L'ascesso epidurale spinale è quasi sempre di origine batterica. In una serie di casi, il microrganismo causativo più comune era lo Staphylococcus aureus (circa il 60%), incluso i ceppi resistenti alla meticillina (MRSA), seguito da bacilli gram-negativi e da streptococchi (1). Talvolta l’ascesso è causato da tubercolosi a carico della colonna vertebrale (malattia di Pott). In circa un terzo dei casi o dei soggetti, la causa non può essere determinata.
Sintomatologia dell'Ascesso Spinale Epidurale
I sintomi dell'ascesso epidurale spinale iniziano con dolore dorsale locale o radicolare e dolorabilità alla percussione, che diviene intensa; il dolore può essere aggravato dal decubito. La febbre è frequente. La presentazione clinica dell'ascesso epidurale spinale può essere subdola, rendendo la diagnosi iniziale difficile. Si possono identificare stadi progressivi della sintomatologia.
- Stadio 1 (Fase spinale): Il sintomo d'esordio quasi universale è la rachialgia, ovvero un dolore localizzato alla colonna vertebrale, spesso descritto come sordo e persistente, che aumenta con la percussione della zona interessata.
- Stadio 2 (Fase radicolare): Con l'espansione dell'ascesso, si manifesta il dolore radicolare. Questo dolore è acuto, lancinante e si irradia lungo il decorso di un nervo (ad esempio, simile a una sciatalgia).
- Stadio 3 (Fase midollare iniziale): Iniziano a comparire i primi segni di sofferenza del midollo spinale.
Si può sviluppare compressione del midollo spinale; la compressione delle radici spinali lombari può causare una sindrome della cauda equina, con deficit neurologici simili a quelli che si sviluppano in una sindrome del cono midollare (p. es., paresi degli arti inferiori, anestesia a sella, disfunzione intestinale e vescicale). I soggetti con sindrome della cauda equina possono perdere la sensibilità in natiche, genitali, vescica e retto (detta area della sella). Le gambe possono indebolirsi o manifestare una paralisi parziale. Possono manifestare ritenzione urinaria o perdita del controllo della vescica (incontinenza urinaria) o dell'intestino (incontinenza fecale). Possono avere problemi a camminare. I deficit o i sintomi progrediscono nel giro di ore o di giorni. Altri sintomi possibili includono la cefalea e la rigidità nucale, specialmente se l'ascesso è localizzato nel tratto cervicale e causa un'irritazione meningea.
ANESTESIA SPINALE (o subaracnoidea): Indicazioni, procedure e vantaggi
Diagnosi dell'Ascesso Spinale Epidurale
Il sospetto clinico è fondamentale. Poiché il trattamento rapido è necessario per prevenire o ridurre al minimo i deficit neurologici, i medici devono prendere in considerazione l'ascesso epidurale spinale se i pazienti hanno significativo mal di schiena atraumatico, soprattutto quando vi è dolore focale alla percussione della colonna vertebrale, o in caso di febbre o se hanno avuto un'infezione o una procedura dentaria recenti. I deficit neurologici caratteristici sono più specifici, ma si possono verificare più tardi, quindi ritardare l'imaging fino a che questi deficit neurologici siano presenti può aggravare la prognosi.
La diagnosi di ascesso spinale epidurale è mediante Risonanza Magnetica (RM). Considerare la RM in urgenza per diagnosticare l'ascesso epidurale spinale se i pazienti hanno mal di schiena inspiegabile, anche senza reperti neurologici, in particolare se sono presenti dolore focale alla percussione e fattori di rischio (p. es., uso di droghe iniettive, recente infezione o batteriemia). La RM è estremamente sensibile e specifica: permette di visualizzare l'estensione dell'ascesso, il grado di compressione del midollo e l'eventuale coinvolgimento dei dischi o delle vertebre. Può essere effettuata la mielografia seguita da TC se non è disponibile la RM.
Campioni di sangue e campioni provenienti dalle aree infette devono essere messi in coltura. Emocolture sono fondamentali per identificare il batterio responsabile e guidare la terapia antibiotica. Spesso l’analisi di un campione di sangue rileva evidenze indicative di infezione, come una conta dei globuli bianchi elevata. La velocità di eritrosedimentazione (VES) e/o la C-reactive protein (CRP) è elevata, ma questo dato non è specifico.La presenza di un disco infiammato (discite) può aiutare a distinguere un ascesso da un tumore metastatico. La discite precede tipicamente la formazione di ascessi, mentre un tumore metastatico non influisce sul disco; distrugge l'osso vicino.Le RX non sono indicate di routine ma mostrano la presenza di un'osteomielite in circa un terzo dei pazienti. La puntura lombare è controindicata in quanto può innescare un'erniazione del midollo se l'ascesso ostruisce completamente la circolazione del liquido cerebrospinale.
Trattamento dell'Ascesso Spinale Epidurale
Gli ascessi epidurali devono essere trattati rapidamente per prevenire o ridurre i problemi. La terapia antibiotica con o senza agoaspirazione TC- o fluoroscopia-guidata può essere un trattamento sufficiente per un ascesso epidurale spinale se i pazienti non hanno deficit neurologici; tuttavia, quando gli ascessi determinano compromissione neurologica (p. es., paresi, disfunzioni intestinali o vescicali) devono essere immediatamente drenati chirurgicamente. Nella maggior parte dei casi, l'intervento chirurgico d'urgenza è necessario. La procedura standard è la laminectomia, che consiste nella rimozione di una parte della vertebra per accedere allo spazio epidurale, drenare il pus e pulire accuratamente l'area infetta (debridement).In casi selezionati (pazienti senza deficit neurologici, ascessi molto piccoli o pazienti con rischi chirurgici proibitivi), si può tentare un approccio conservativo con soli antibiotici sotto stretto monitoraggio clinico e radiologico.La terapia antibiotica deve essere iniziata il prima possibile, inizialmente per via endovenosa. Immediatamente dopo la raccolta delle emocolture, vengono somministrati antibiotici empirici per coprire lo stafilococco (p. es., con vancomicina) e gli anaerobi (p. es., con ceftriaxone). Se l'ascesso si sviluppa dopo una procedura neurochirurgica o una strumentazione urologica, devono essere utilizzati ceftazidima, cefepime o meropenem, e la vancomicina deve essere inclusa fino a quando i risultati della coltura e della sensibilità sono disponibili. Il pus deve essere sottoposto alla colorazione di Gram e messo in coltura per identificare i batteri responsabili. Una volta identificato il batterio specifico, la terapia viene mirata (de-escalation).
Ematomi Spinali Epidurali e Subdurali: Cause Emorragiche
Un ematoma spinale subdurale o epidurale è un accumulo di sangue nello spazio subdurale o epidurale che può comprimere meccanicamente il midollo spinale. Questi ematomi sono condizioni rare ma gravi, spesso osservate per la prima volta nei dipartimenti di emergenza. La diagnosi viene fatta mediante RM, oppure, se non è immediatamente disponibile, mediante mielo-TC.
Incidenza, Epidemiologia ed Eziologia
L'ematoma spinale epidurale o subdurale (solitamente toracico o lombare) è raro ma può essere la conseguenza di trauma dorsale, di terapia con anticoagulanti o trombolitici, o, in pazienti con diatesi emorragica, di puntura lombare. L'ematoma spinale epidurale spontaneo (SSEH) è una raccolta di sangue nello spazio epidurale vertebrale, in grado di causare una compressione del midollo spinale, non dovuta a traumi o a manovre iatrogene. In letteratura viene riportata una incidenza di 0.1 caso per 100.000 abitanti (1). Le sedi più frequenti, secondo una distribuzione bimodale, sono C6 e T12 (2). Anche l’età di incidenza ha una distribuzione bimodale, con un picco a 15-20 anni e un picco a 65-70 anni (1). Viene riportata una maggior incidenza nella popolazione asiatica (1). Il rapporto maschio/femmina è 1,5:1 (5).L’eziologia dell’ematoma spinale epidurale spontaneo è riconducibile a malformazioni vascolari (1), coagulopatie (2), assunzione di farmaci anticoagulanti (2) o antiaggreganti (2, 3). Sono stati riportati alcuni casi aneddotici avvenuti dopo manovre di manipolazione chiropratica (1). In letteratura sono attestati numerosi casi (1,2,3,4,5,6,9) in cui la sintomatologia insorge dopo aver effettuato esercizio fisico.
Dal punto di vista fisiopatologico, sono descritti tre meccanismi che portano a sviluppare un ematoma spinale epidurale: rottura di vene epidurali, rottura di arterie epidurali ed emorragie da anomalie vascolari (3). Alcuni studi sostengono che l’ematoma sia causato da rottura di vene epidurali e postulano un locus di minor resistenza che cede per la trasmissione di pressione intratoracica o intraddominale. Questo può succedere in seguito a minimi sforzi durante la tosse o la defecazione o durante il sollevamento di un grave. L’ipotesi del sanguinamento venoso è supportata dal fatto che il plesso venoso epidurale è diviso in una porzione posteriore più larga e in una porzione anteriore più stretta coperta dal legamento vertebrale longitudinale posteriore: questo corrisponde all’osservazione che la maggior parte degli ematomi sono localizzati nella parte posteriore dello spazio epidurale. Da studi autoptici risulta che il plesso venoso posteriore vertebrale presenta la forma di “ponti” trasversali prominenti da C5 a T2: questo costituirebbe un locus di minor resistenza, in cui è possibile il verificarsi di un sanguinamento (1, 2). Secondo altri autori la sintomatologia radicolare suggerisce un sanguinamento a livello delle arterie radicolari, che corrono lungo le radici dei nervi ed entrano nel canale spinale, formando arterie longitudinali a ponte che possono facilmente essere lese in corso di stimoli meccanici. Questa ipotesi viene supportata da evidenze operatorie, nelle quali si è osservato come l’ematoma sia spesso in corrispondenza della radice dei nervi radicolari (1). In alcuni casi l’ematoma epidurale si forma per rottura di piccole anomalie vascolari epidurali, che rappresentano un locus di minor resistenza. Probabilmente le anomalie vascolari talora non vengono riconosciute, poiché coperte dall’ematoma o distrutte (1). Attualmente non vi è una spiegazione univoca sulla fisiopatologia dell’ematoma spinale epidurale spontaneo.

Sintomatologia e Diagnosi degli Ematomi Spinali
I sintomi di ematoma spinale epidurale o subdurale iniziano con dolore dorsale locale o radicolare e con dolorabilità alla percussione; sono spesso gravi. La presentazione clinica è caratterizzata da esordio con dolore al collo e/o al dorso improvviso e severo, che non recede con la terapia analgesica. Successivamente il dolore si accompagna a segni e sintomi di compressione midollare o di compressione radicolare (1). Il deficit motorio e/o sensitivo, è ingravescente nel giro di poche ore. La progressiva compressione midollare, se non trattata, può portare a deficit neurologici permanenti. La sintomatologia neurologica comprende paraparesi, disfunzione sfinteriale e tetraplegia. I deficit progrediscono nel giro di minuti o di ore. In alcuni casi la sintomatologia dolorosa può essere assente (1). In alcuni casi l’esito è fatale, per l’estensione ai livelli cervicali sopra a C5, per il coinvolgimento dei centri del respiro e la conseguente depressione respiratoria (1, 2). Viene riportato, purtroppo, che la sintomatologia tipica compare solo nell’88% dei casi (3). Nei rimanenti si hanno manifestazioni cliniche anomale (1): sono attestati casi di dolore toracico, dolore addominale, cefalea e anche casi di esordio senza dolore. In questi casi la diagnosi viene posta alla comparsa dei sintomi di compressione radicolare, talora dopo ore o giorni dall’insorgenza della sintomatologia.
L'ematoma viene sospettato in quei pazienti con sintomi e segni di compressione midollare acuta non traumatica o paresi improvvisa e inspiegabile degli arti inferiori, in particolare se è presente una possibile causa sottostante (p. es., trauma, diatesi emorragica). Il sospetto diagnostico è posto dal clinico, spesso in Pronto Soccorso. La diagnosi di un ematoma epidurale o subdurale spinale viene fatta mediante Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) spinale cervicale dorsale, che è la metodica diagnostica scelta. Essa evidenzia l’estensione e la posizione dell’ematoma, la compressione del midollo, la presenza di edema e la presenza di malformazioni vascolari (1). Se la RM non è immediatamente disponibile, si può ricorrere a una mielo-TC.La diagnosi differenziale si pone con le seguenti patologie: emorragia spinale subaracnoidea, rottura acuta di disco intervertebrale, neoplasia epidurale, mielite trasversa, aneurisma disseccante dell’aorta, spondilite, sindrome di Guillain-Barrè, mielomalacia, frattura vertebrale patologica (3).
Un esempio clinico di ematoma epidurale spinale spontaneo riguarda un paziente maschio caucasico, di 52 anni, che ha chiamato il 118 per dolore cervico-dorsale molto intenso, insorto da 3 ore e ingravescente. Non assumeva terapia anticoagulante né antiaggregante. All’esame clinico presentava una posizione obbligata degli arti superiori, parestesie e iniziale perdita di forza agli arti superiore e inferiore di sinistra. Dopo terapia con ketoprofene senza successo, e successiva visita neurologica che evidenziava un deficit di forza 4/5 all’arto superiore sinistro e marcia falciante all’arto inferiore sinistro, si è sospettata una mielopatia cervicale. La Risonanza Magnetica cervicale urgente ha rivelato un ematoma epidurale acuto posteriore e posterolaterale a sinistra, con estensione da C3 a D1, che improntava il midollo soprattutto nel tratto C4-C6. Questo caso sottolinea l'importanza di una diagnosi rapida.
Trattamento e Prognosi degli Ematomi Spinali
Il trattamento di un ematoma subdurale o epidurale spinale è il drenaggio chirurgico immediato. Il trattamento è chirurgico ed è finalizzato alla rimozione dell’ematoma. La tecnica operatoria più usata è la laminectomia. Un’altra tecnica chirurgica descritta è l’emilaminectomia, decompressione interlaminare. La scelta del tipo di intervento è una prerogativa dello specialista neurochirurgo, che valuta come ridurre al minimo il danno midollare.È fondamentale interrompere qualsiasi terapia anticoagulante. Ai pazienti che assumono anticoagulanti antagonisti della vitamina K (p. es., warfarin) vengono somministrati fitonadione (vitamina K1) e concentrato di complesso protrombinico a quattro fattori (PCC). Se il concentrato di complesso protrombinico non è disponibile, viene somministrato plasma fresco congelato secondo necessità per normalizzare l'INR (rapporto internazionale normalizzato). Il fitonadione viene somministrato EV se è necessario un trattamento urgente; viene somministrato per via orale se il trattamento non è urgentemente necessario. Ai pazienti che assumono inibitori diretti della trombina (p. es., dabigatran) viene somministrato idarucizumab o concentrato di complesso protrombinico a quattro fattori. L'anticoagulazione con inibitori diretti del fattore Xa (p. es., apixaban, rivaroxaban) può essere invertita con andexanet alfa o concentrato di complesso protrombinico a quattro fattori. Ai pazienti affetti da trombocitopenia vengono somministrate piastrine. Non vi sono evidenze che supportano l’utilizzo di corticosteroidi, come terapia addizionale (25).
I fattori prognostici più importanti sono rappresentati dal tempo che intercorre tra l’insorgenza della sintomatologia e l’intervento chirurgico e dalla severità dei deficit neurologici presenti prima dell’intervento (1,2,3,24,26). Kreppel (3) ha condotto un’interessante meta-analisi, in cui ha esaminato una casistica di 605 ematomi spinali, di cui 455 epidurali. Ha rilevato la completa ripresa funzionale nel 39.6% dei casi, deficit neurologici permanenti nel 34.4%, nessun miglioramento funzionale nel 14.4%, decesso a causa dell’ematoma nel 5.5%, decesso per altre cause nel 6.1% dei casi. È molto interessante in questo studio l’osservazione dell’outcome in relazione alla tempestività del trattamento chirurgico: i pazienti che hanno ricevuto il trattamento chirurgico entro 12 ore dall’inizio dei sintomi, hanno avuto una completa ripresa funzionale nel 65.9% dei casi, hanno avuto un deficit neurologico lieve nel 12.8% dei casi, invece nel 12.8% dei casi l’esito è stato sfavorevole (deficit neurologico grave permanente o nessun miglioramento sintomatologico o decesso); i pazienti che sono stati trattati entro 13-24 ore dall’inizio dei sintomi hanno presentato nel 36% dei casi completo recupero funzionale o lieve danno neurologico e nel 64% grave danno neurologico o morte.Per un buon esito è dunque necessario un corretto e rapido inquadramento clinico, una precoce diagnosi strumentale ed un rapido intervento neurochirurgico. I medici dell’emergenza devono conoscere questa patologia, anche se rara, in quanto tempo-dipendente, invalidante e in alcuni casi mortale. Anche nell’ambito dell’emergenza-urgenza sul territorio, l’anamnesi approfondita e l’esame obbiettivo sono sempre un importante strumento per impostare un percorso diagnostico. Qualora vi sia fondato sospetto di questa patologia, si deve eseguire una centralizzazione primaria verso un centro HUB dotato di RMN, un reparto di terapia intensiva o un reparto di neurochirurgia. In Pronto Soccorso l’unico esame che ha consentito la diagnosi è stata la RMN, un esame generalmente non indicato d’urgenza. Una precoce valutazione neurochirurgica e un corretto timing dell’atto chirurgico sono indispensabili per il miglior esito della patologia.
Il Contesto delle Lesioni Midollari: Diagnosi e Gestione Generale
Le lesioni spinali, sia esse causate da ascessi, ematomi o traumi diretti, richiedono un approccio diagnostico e terapeutico integrato. La diagnosi e la gestione del trauma spinale può essere difficile e lesioni non diagnosticate possono causare gravi complicazioni. Nei casi di incidenti in cui si sospetta una lesione spinale, essa deve essere data per scontata fino a prova contraria.
Valutazione Iniziale e Diagnostica per Immagini
La valutazione iniziale comprende un esame clinico approfondito. La diagnostica per immagini riveste un ruolo cruciale e può includere radiografie, Tomografia Computerizzata (TC), e Risonanza Magnetica (MRI). È importante che i test includano tutta la colonna vertebrale, non solo la regione in cui si sospetta la lesione, per escludere lesioni multiple o l'estensione di quelle note.
Intervento e Recupero
L’intervento iniziale comprende l'immobilizzazione della testa, collo e schiena, un passo fondamentale per prevenire ulteriori danni al midollo spinale. Farmaci steroidei possono essere somministrati per controllare il gonfiore, sebbene il loro utilizzo sia oggetto di discussioni e protocolli specifici.Gli effetti a lungo termine del trauma spinale variano a seconda della posizione e la gravità della lesione. Lo shock spinale, che può durare da poche ore a un paio di settimane, potrebbe ridursi nel corso del tempo per rivelare la vera entità del danno. La riabilitazione è una componente essenziale del processo di recupero a lungo termine. Terapia fisica, occupazionale e logopedia sono parti importanti di questo percorso, mirando a massimizzare il recupero funzionale e l'autonomia del paziente.
ANESTESIA SPINALE (o subaracnoidea): Indicazioni, procedure e vantaggi
Innovazioni nel Recupero Funzionale: La Stimolazione Elettrica Epidurale (EES)
Le lesioni midollari gravi, specialmente quelle che interessano il cono midollare, rappresentano tra le più difficili da trattare e spesso comportano una combinazione di paraplegia, dolore neuropatico severo e disturbi sfinterici. Le opzioni terapeutiche tradizionali sono limitate e si concentrano soprattutto sulla riabilitazione, ma i margini di recupero sono generalmente modesti. Tuttavia, la ricerca sta aprendo nuove prospettive per il recupero funzionale in pazienti con lesioni midollari estese.
Il Cono Midollare e le Sfide Terapeutiche
Il cono midollare rappresenta la porzione terminale del midollo spinale, situata indicativamente tra la prima e la seconda vertebra lombare (L1-L2). Proprio per la complessità anatomica e funzionale di questa zona, tali lesioni comportano un impatto profondo sulla qualità della vita e sull’autonomia, con deficit motori e sensitivi gravi e persistenti che impattano profondamente sulla qualità della vita e sull’autonomia. Il quadro clinico può variare da paziente a paziente.
La Stimolazione Elettrica Epidurale (EES) come Nuova Frontiera
Un recente studio, pubblicato su "Med" di Cell Press con la firma dei medici e ricercatori del MINE Lab, documenta il recupero, grazie alla stimolazione elettrica epidurale, della deambulazione in un paziente paraplegico con lesione midollare a livello T11-T12. Il caso clinico, condotto dal team multidisciplinare del MINE Lab, che vede coinvolti medici, fisioterapisti e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) insieme ai bioingegneri della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa coordinati dal prof. Silvestro Micera, si inserisce in un percorso di ricerca avviato con il primo intervento di impianto di un neurostimolatore midollare nel 2023.
"Con questo case study abbiamo dimostrato, per la prima volta, l’efficacia della stimolazione elettrica epidurale (Epidural Electrical Stimulation, EES) coadiuvata dalla riabilitazione nel ripristinare le funzioni motorie degli arti inferiori in un paziente affetto da paraplegia a causa di una lesione grave estesa al cono midollare, ovvero la porzione terminale del midollo spinale, consentendogli di raggiungere la stazione eretta e di deambulare per brevi distanze," spiega il dott. Luigi Albano, uno dei ricercatori coinvolti. "I risultati di questo studio - aggiunge il prof. Pietro Mortini, direttore della Neurochirurgia del San Raffaele - sono incoraggianti e aprono nuove possibilità per il recupero funzionale in una tipologia di pazienti con gravi lesioni midollari e limitate possibilità di recupero funzionale con le sole terapie tradizionali."
Il Caso Clinico e i Risultati Straordinari
Il protagonista di questo studio è un uomo di 33 anni, colpito quattro anni fa da una grave lesione midollare a livello toracico basso (T11-T12), che gli ha causato una paralisi degli arti inferiori. Nonostante due cicli intensivi di riabilitazione eseguiti dopo l’incidente, il paziente non era più in grado di camminare né di stare in piedi. Si trattava di una condizione particolarmente difficile da trattare, perché le terapie tradizionali raramente danno risultati quando i circuiti nervosi sono danneggiati a più livelli.
"Abbiamo impiantato un sistema di stimolazione midollare con 32 elettrodi, posizionandolo tra T11 e L1," spiega il prof. Pietro Mortini. La stimolazione, una volta attivata, ha consentito di riaccendere alcuni circuiti nervosi residui, in particolare quelli che controllano i muscoli del tronco e i flessori dell’anca, essenziali per il recupero della postura e della camminata. Grazie al programma di riabilitazione innovativa, seguito dai fisioterapisti dell’IRCCS ospedale San Raffaele, i miglioramenti sono stati sorprendenti: "In soli tre mesi, il paziente ha manifestato un incremento significativo dell’escursione articolare dell’anca, con un conseguente potenziamento della mobilità degli arti inferiori; ha inoltre migliorato il controllo posturale del tronco in posizione seduta, permettendo lo spostamento del baricentro senza perdita di equilibrio; infine, si è osservato un ampliamento dell’angolo di flessione del tronco, riscontrabile esclusivamente con lo stimolatore attivo," commenta il dott. Luigi Albano.
Nel tempo, il paziente ha gradualmente ridotto il supporto necessario per camminare: da esercizi su tapis roulant con scarico del peso corporeo, è passato a camminare con l’ausilio di un deambulatore e tutori. Alla dimissione, era già in grado di percorrere 58 metri in sei minuti e completare il test dei 10 metri in poco più di 40 secondi."Il successo di questo percorso dimostra quanto sia fondamentale il lavoro di squadra tra fisioterapisti, fisiatri, neurologi, neurochirurghi e ingegneri," commenta il dott. Luigi Albano, evidenziando l'importanza di un approccio multidisciplinare per affrontare queste complesse patologie. Le persone con lesioni del midollo spinale interessate a valutare un percorso di diagnosi e trattamento con stimolazione elettrica epidurale possono rivolgersi all’IRCCS Ospedale San Raffaele. Il team multidisciplinare composto da neurochirurghi, neurologi e fisioterapisti valuta ogni caso in modo personalizzato, anche nell’ambito di studi clinici in corso.
