Struttura organizzativa e funzioni delle ASL: Evoluzione e complessità del management sanitario

La dimensione organizzativa all’interno delle aziende sanitarie è molto importante così come in tutte le aziende di rilevanza strategica. Questo non si traduce ovviamente solo nell’avere un chiaro organigramma e regolamento delle funzioni, sarebbe troppo semplicistico, ma sicuramente anche questo ha la sua rilevanza per migliorare l’efficacia dell’azione. L'Azienda Sanitaria Locale (ASL) o Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) è un ente pubblico della pubblica amministrazione italiana, deputato all'erogazione di servizi sanitari in un determinato territorio, di solito provinciale, nata formalmente dal processo di aziendalizzazione degli anni Novanta.

organigramma gerarchico di una moderna azienda sanitaria locale

La Direzione Strategica: il cuore pulsante dell'azienda

Le aziende sanitarie, con l'eccezione degli IRCCS, sono aziende monocratiche nelle quali il Direttore Generale, anche da un punto di vista organizzativo, accentra molte, troppe, responsabilità in maniera diretta. Questo funge infatti da Legale rappresentante, come il Presidente di un cda ed anche da CEO (Chief Executive Officer o Amministratore Delegato) ed a lui riportano appunto molte strutture in maniera diretta. Funzioni che spesso agiscono come advisor del Direttore Generale senza attribuzioni specifiche.

Il Direttore Generale è nominato dalla Regione tra gli iscritti nell’apposito elenco presso il Ministero della Salute; tra i requisiti necessari vi sono laurea, non necessariamente in Medicina e Chirurgia, e qualifica di direzione tecnica o amministrativa. I suoi compiti principali sono verificare che sia rispettata la corretta ed economica gestione delle risorse assegnate e accertarsi dell’imparzialità e del buon andamento dell’azione amministrativa. La sfida per la leadership del cambiamento risiede proprio nella capacità di dare perimetro, responsabilità ed autonomia ai propri collaboratori.

Assetto direzionale e organi di supporto

Il Direttore Amministrativo, in collaborazione con il Direttore Sanitario, il Consiglio dei Sanitari ed il coordinatore dei servizi sociali, coadiuva il Direttore Generale. Laureato in discipline giuridiche o economiche, ha la funzione di dirigere i servizi amministrativi dell’ASL. È importante notare che, in un'ottica di revisione organizzativa, il ruolo del direttore amministrativo risulta spesso limitato, non rispondendo direttamente del bilancio o del controllo di gestione.

Il Direttore Sanitario, nominato dal Direttore Generale, deve essere medico abilitato con esperienza di direzione tecnico-sanitaria. Sovrintende ai fini igienico-organizzativi dei servizi sanitari ed è consulente tecnico in campo medico. A completare il quadro vi è il Consiglio dei Sanitari, presieduto dal Direttore Sanitario e costituito da medici (tra cui un veterinario), rappresentanza del personale infermieristico e tecnico. Questo organismo fornisce consulenza tecnico-sanitaria obbligatoria al Direttore Generale per le attività relative all'assistenza.

L'evoluzione del management finanziario e tecnologico

Nella moderna organizzazione aziendale, il ciclo di pianificazione, rendicontazione ed analisi degli scostamenti dovrebbe essere attribuito a un CFO (Chief Financial Officer). Tuttavia, in sanità tale figura spesso manca, con una frammentazione tra il momento della pianificazione e quello della revisione degli obiettivi.

Parallelamente, il ruolo dell'IT (Information Technology) richiede un profondo ripensamento. Nelle moderne aziende sanitarie, la complessità dei supporti tecnologici necessari comporta la transizione verso un'IT strategy capace di gestire l'interoperabilità dei sistemi. Spesso, la mancanza di competenze funzionali e organizzative impedisce una reale visione di sistema, trasformando l'IT manager in un semplice gestore di infrastrutture invece che in un architetto del cambiamento. È necessario dotarsi di figure in grado di tradurre i bisogni degli utenti in realizzazioni tecniche, gestendo il rapporto con i fornitori in ottica di partnership.

La trasformazione digitale delle aziende - Codice la vita è digitale 14/07/2023

Modelli organizzativi: dalla teoria alla pratica

I modelli organizzativi rappresentano le molteplici forme che le relazioni tra strutture, procedure e personale possono assumere. Essi possono essere impliciti, quando emergenti, o espliciti, quando previsti come strumento di gestione. L'unità minima è costituita dalla componente professionale. Lo "skill-mix", ovvero la combinazione delle competenze professionali, è fondamentale per sostenere l'erogazione di una funzione sanitaria.

Tra i modelli più diffusi nelle ASL troviamo:

  1. Struttura gerarchica (piramidale): centralizzata, tipica delle grandi burocrazie professionali.
  2. Struttura funzionale: basata su reparti (Dipartimenti o Strutture Complesse) guidati da un primario.
  3. Modello a matrice: dove i professionisti, come gli anestesisti, rispondono sia a un responsabile funzionale che ai responsabili dei percorsi operativi.
  4. Modello a rete (Hub & Spoke): utilizzato tra strutture ospedaliere centrali e periferiche.
  5. Modello Agile: tipico dei pronto soccorso e dell'emergenza-urgenza, focalizzato sull'adattamento rapido.

Integrazione tra territorio e ospedale

La legge 23/2015 ha introdotto figure come il Direttore Socio-Sanitario, il cui ruolo è cruciale per la gestione delle unità territoriali. La responsabilità organizzativa delle unità territoriali deve ricadere sul direttore socio-sanitario, che si avvale del direttore sanitario solo per la conduzione clinica.

Il Distretto è l'area funzionale ed operativa per l'erogazione delle cure primarie. Al suo interno è prevista la Centrale Operativa Territoriale (COT), modello innovativo per il coordinamento della presa in carico del paziente. L'obiettivo è garantire la massima capillarità, assicurando che una parte significativa della popolazione anziana possa essere assistita a domicilio o in strutture protette, superando la tradizionale distinzione tra prestazioni puramente sanitarie e socio-sanitarie.

schema concettuale del distretto socio-sanitario e della centrale operativa territoriale

Dipartimento di Prevenzione e organizzazione dipartimentale

L’organizzazione dipartimentale è il modello ordinario di gestione operativa nelle aziende sanitarie. Il Dipartimento di Prevenzione è una struttura dotata di autonomia organizzativa e contabile, suddivisa in aree funzionali quali l'igiene e sanità pubblica, la sicurezza degli ambienti di lavoro, la sanità animale e l'igiene degli alimenti.

Il direttore di dipartimento, nominato tra i direttori delle strutture complesse aggregate, è membro di diritto del Collegio di Direzione. Questa figura detiene sia responsabilità professionali in materia clinico-organizzativa, sia responsabilità di tipo gestionale per la corretta programmazione delle risorse. La capacità di collegare la strategia aziendale alla dimensione clinica tramite i capi dipartimento rappresenta la sfida futura per un'integrazione sempre più efficace tra visione macro e realtà operativa dei reparti.

La natura giuridica e il regime dei contratti

Le ASL sono enti pubblici dotati di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale. Nonostante questa natura, la giurisprudenza, in particolare con la sentenza della Corte di Cassazione n. 24640/2016, ha ribadito che le aziende sanitarie sono "organismi di diritto pubblico". Ciò comporta l'obbligo di uniformarsi al Codice dei contratti pubblici.

La forma scritta dei contratti rappresenta una garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa, tutelata dall'art. 97 della Costituzione. Tale rigore si estende anche all'espropriabilità dei beni: i beni destinati a un pubblico servizio sono sottratti alla libera esecuzione forzata, al fine di garantire la continuità dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Il sistema delle tutele si completa con procedure contabili speciali, come quella "in conto sospeso", che permette l'esecuzione dei provvedimenti di condanna al pagamento di somme di denaro anche in presenza di vincoli di bilancio.

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