Un bambino plusdotato è una passeggiata di piacere… o quasi. I genitori di bambini “gifted” possono trovarsi in seria difficoltà quando si tratta di proporre attività da fare a casa (e non solo). I genitori di un bambino plusdotato spesso hanno un problema: parlare agli altri, insegnanti inclusi, della plusdotazione del proprio figlio. Il problema sono frequentemente le aspettative che le persone attorno a loro nutrono riguardo alla loro situazione. Sebbene la plusdotazione non sia un problema - non è infatti né un disturbo né una difficoltà - essa può però causare non poche criticità alla persona plusdotata e al suo contesto famigliare. Hai presente un cavallo da corsa? Ecco, spesso bambini e ragazzi “gifted” sembrano dei purosangue 🏇 costretti a stare fermi al box di partenza. Ecco perché la plusdotazione è sì un dono, ma che porta con sé una serie di problemi da risolvere.

Il primo dei quali è quasi immancabilmente questo: cosa far fare a un plusdotato? Con un bambino ad alto potenziale, tra il 10 in pagella e un rendimento al di sotto della sufficienza a volte è questione di poco più di un attimo. Perché i plusdotati perdono interesse facilmente e si annoiano con altrettanta semplicità. Possono anche diventare ansiosi e impazienti e arrivare a rifiutarsi di andare a scuola. Sì, decisamente meglio prevenire! Partiamo dalla domanda fondamentale. Esistono scuole per studenti con plusdotazione cognitiva, in grado di offrire tutti gli stimoli necessari a un bambino “gifted” e farlo progredire al ritmo a lui più congeniale? 🚀 La risposta è no. Ovvero genitori, insegnanti e specialista di riferimento devono collaborare affinché l’alunno con plusdotazione cognitiva possa essere protagonista di un percorso didattico personalizzato, a sua misura, inclusivo e in grado di mettere a frutto tutto il suo potenziale. Nel caso di un bambino ad alto potenziale non si corre il rischio di farlo diventare un “pallone gonfiato” 🐔, quindi non temere! Un bambino plusdotato ha bisogno di misurarsi su sempre nuove cose, fare attività diverse, approfondire le materie che lo appassionano, creare, inventare, fare domande 💬.
Identificare il talento: oltre il rendimento scolastico
Un bambino che divora libri, pone domande inaspettate e mostra una curiosità insaziabile: è un’immagine che molti insegnanti e genitori conoscono. Spesso, questi bambini sono etichettati come “secchioni” o “piccoli geni”, ma dietro questa percezione si nasconde una realtà più complessa e affascinante: quella della plusdotazione. I bambini plusdotati sono bambini ad alto potenziale, detti anche “gifted”. “Gift” in inglese significa “dono”. Letteralmente, potremmo dire che sono bambini che hanno ricevuto un “dono” speciale. In parole povere, si tratta di pargoletti con un’intelligenza superiore alla media! Non si tratta semplicemente di ragazzini brillanti, ma di qualcosa che va oltre. In effetti, per appurare la plusdotazione di un bambino, occorrono test specifici. Inoltre, possono servire anche valutazioni di uno psicologo esperto in bambini ad alto potenziale.
Vediamo nello specifico alcuni esempi per distinguere un bambino brillante da un bambino ad alto potenziale. Se un bimbo brillante conosce le risposte, un bambino plusdotato pone le domande! Dove un bambino brillante lavora sodo per essere il migliore, invece il plusdotato riesce bene senza troppa fatica. Il bambino brillante sta coi suoi coetanei, mentre i bambini ad alto potenziale spesso preferiscono gli adulti. Se il bambino brillante impara con facilità, il bambino gifted è già capace di creare astrazioni e iniziare progetti. Il bambino brillante ha bisogno di poche ripetizioni per imparare, ma il plusdotato ne ha ancora meno bisogno. Il bambino brillante è soddisfatto di imparare. Al contrario di quanto spesso si pensa, in realtà i bambini plusdotati incontrano spesso delle difficoltà a scuola. Infatti, spesso fanno fatica a socializzare coi loro coetanei, preferendo persone più grandi e mature. Il fatto che abbiano un’intelligenza superiore alla media, li porta ad annoiarsi a scuola. Così, potrebbero anche presentare un rendimento scolastico mediocre o inferiore alle loro capacità. La loro grande sensibilità può portarli ad avere anche una bassa autostima. A causa di questo e della loro diffidenza, potrebbero anche essere facili vittime di bullismo. Tutti questi fattori potrebbero spingerli a non voler più andare a scuola. Insomma, essere troppo intelligenti ha anche le sue pene e i suoi difetti.
Il ruolo della scuola: costruire un ambiente stimolante
Per chi lavora nel mondo della scuola, incontrare uno studente gifted è una grande opportunità, ma anche una sfida complessa. La sua plusdotazione non si traduce sempre in rendimento scolastico brillante: senza strategie mirate, curiosità e talento rischiano di trasformarsi in disinteresse e frustrazione. Ancora oggi, il sistema scolastico fatica ad adattarsi ai bambini ad alto potenziale. Spesso vengono considerati solo “intelligenti e autonomi”, ma nella realtà presentano bisogni educativi specifici, che vanno oltre la semplice richiesta di contenuti più avanzati. Molti studenti gifted mostrano segni di malessere scolastico, si annoiano facilmente, hanno difficoltà a inserirsi nel gruppo classe o manifestano comportamenti di opposizione. L’aspetto emotivo ed esistenziale non può essere trascurato, soprattutto se pensiamo che la valorizzazione della plusdotazione passa prima di tutto dalla creazione di un ambiente scolastico inclusivo, stimolante e flessibile.
Bambini plusdotati: quando il talento si scontra con la scuola - FarWest 20/06/2025
Il Parlamento italiano, tramite la 7ª Commissione Cultura del Senato, si appresta ad approvare la prima legge specifica per gli alunni plusdotati, colmando un vuoto normativo storico. Il provvedimento equipara la plusdotazione a un insieme di caratteristiche cognitive, emotive e relazionali che non sempre emergono in classe, provocando disorientamento, noia o isolamento tra gli studenti. La plusdotazione rientra a tutti gli effetti all’interno delle Neurodivergenze. Ma sebbene i ragazzi Gifted vengano inclusi tra i BES, non esistono linee guida nazionali specifiche che regolino come lavorare con loro a scuola e non vengono utilizzate strategie per alunni plusdotati. Questo ha portato una grande variabilità nelle scuole italiane riguardo l’approccio curriculare ed emotivo agli studenti plusdotati.
Strategie didattiche per valorizzare il potenziale
Un insegnamento efficace non è solo questione di contenuti più difficili: serve un’organizzazione didattica differenziata, capace di accogliere la complessità del profilo gifted. Tra le strategie più efficaci troviamo:
- Compattazione del curriculum scolastico: consente di gestire la parte di programma che già conosce l’alunno eliminando parte del programma, a favore di altre parti che invece verranno ampliate. Prima di iniziare un nuovo argomento si può chiedere alla classe se qualcuno conosce già l’argomento e vuole già cimentarsi nella verifica finale. Il voto non verrà considerato né per chi ottiene una prestazione adeguata né per chi non raggiunge gli obiettivi.
- Differenziazione: consiste nel fornire all’alunno attività e contenuti che stimolano diversi stili di pensiero e di ragionamento. Permette di offrire attività più complesse, progetti personalizzati, spazi per l’autonomia, e un mix di stimoli che coinvolge il bambino a livello intellettivo ed emozionale. La differenziazione permette di aumentare il livello di prontezza dell’alunno aumentando la motivazione perché si lavora sull’area di interesse.
- Accelerazione: permette di rispettare il ritmo di sviluppo intellettuale della persona, per esempio spostando l’alunno plusdotato in una classe successiva per seguire alcune materie specifiche oppure all’interno della sua classe di età far studiare le materie a un livello avanzato. Il salto di classe è una possibilità prevista, ma non è sempre la scelta migliore. Può risolvere alcune esigenze cognitive, ma non sempre tiene conto della maturità emotiva o sociale dello studente.
- Apprendimento autoregolato: consiste nel dare la possibilità alla persona di dirigere il proprio impegno per acquisire conoscenze e abilità in modo autonomo. Tutte queste metodologie vanno nella direzione dell’apprendimento autoregolato: la più efficace modalità di realizzazione della didattica metacognitiva. In un ambiente che incoraggia l’autoregolazione, i bambini imparano a riflettere sul proprio percorso, a riconoscere i propri punti di forza e le aree da migliorare.

Strumenti operativi: contratto educativo e attività di arricchimento
Il contratto educativo è un impegno sottoscritto tra insegnante e alunno. Il senso dello strumento è utilizzare la dolcezza. “Io ti accolgo con le tue caratteristiche, so che hai già raggiunto questi obiettivi, quindi io per te ho preparato questi arricchimenti perché dall’intervista è emerso cosa vuoi fare”. “L’insegnante prepara delle attività che ti piacciono e tu rispetti queste regole”. Lo studente deve firmare, così come il docente. Questo contratto fornisce allo studente un margine di autonomia e di responsabilità nelle scelte riguardanti il proprio programma di studio. Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è un documento redatto dalla scuola per delineare gli interventi personalizzati necessari a garantire il successo formativo. Prevista dalla normativa italiana (in particolare dalla CM n. 562/2019), la personalizzazione si applica anche in situazioni non certificate, come nel caso della plusdotazione.
Per quanto riguarda le attività di arricchimento, possiamo classificarle secondo il modello di Renzulli:
- Arricchimento: Un aumento dell’offerta formativa. Permette allo studente un maggiore accesso a informazioni nuove.
- Approfondimento: Estensione di un argomento che è stato presentato. È uno studio più completo degli argomenti trattati nel programma. Permette di generare entusiasmo lavorando sugli interessi e i suoi punti di forza aumentando il divertimento.
- Attività di Tipo 1: attività esplorative generali.
- Attività di Tipo 2: centrato su attività di insegnamento in gruppo, si impegna a promuovere lo sviluppo di competenze, abilità, sentimenti, permette di sviluppare le abilità cognitive e pratiche.
- Attività di tipo 3 (per chi raggiunge livello elevato): apprendimento autoregolato.

Apprendimento collaborativo e gestione del gruppo classe
Il cooperative learning è un percorso condiviso, dove ogni studente porta la propria unicità costruendo qualcosa di più grande della somma delle singole menti. Immaginiamo una classe dove i più brillanti non sono isolati, ma sono parte di un team che, attraverso il dialogo e il confronto, arricchisce il pensiero collettivo. Il cooperative learning stimola il rispetto reciproco, l’empatia e la consapevolezza che ogni persona, con le sue diverse competenze, è fondamentale per il successo del gruppo.
Peer to peer: due o più ragazzi coetanei con competenze diverse si aiutano per prendere il meglio l’uno dall’altro. Momenti di libera scelta dell’attività didattica: gli allievi collaborano o scelgono singolarmente l’argomento che vogliono esporre davanti alla classe. Promuovere l’attività di ascolto: insegnare a gestire i tempi e i contenuti da lui proposti. Un'altra strategia utile è quella del tutoraggio. Ovvero, si coinvolge il bambino ad alto potenziale in attività di spiegazione alla classe. O ancora, di ricorrere a lavori di gruppo, così che abbia ruoli che lo valorizzino. In questo modo, risulterà utile, e non ostile, anche ai compagni. Una strategia parallela è dare attenzione specifica e univoca a quelle studentesse e studenti con piccoli gesti di cura (ti vedo, ti ascolto). Questo consente anche di supportare l’autostima della persona.
Attività extrascolastiche e apprendimento a casa
Tuo figlio ha una plusdotazione cognitiva e tu non sai come tenerlo occupato? Di apprendimento incidentale e della sua importanza abbiamo già parlato. Ecco un modo perfetto per fornire occasioni di apprendimento a un bambino plusdotato: portarlo al museo, piuttosto che all’acquario, a una mostra, a una fiera che lo interessa… (ecco 5 idee per una gita educativa). Cerca di sfruttare il tempo libero in maniera costruttiva, lo aiuterai a tenere la mente “al lavoro”! Questo consiglio è soprattutto valido per i bambini che frequentano la scuola primaria. Se non sai come occupare tuo figlio durante i pomeriggi o le giornate in cui è a casa da scuola, proponigli di fare una ricerca su un argomento che lo appassiona 🔍.
Il web e la tecnologia rappresentano una fantastica opportunità per i bambini “gifted”, che possono sfogare il loro desiderio di conoscere, capire e costruire tramite l’utilizzo di videogiochi 🎮 e software online e anche tramite la semplice navigazione in rete. Certo, servirà la tua presenza, quantomeno per le prime volte. Proprio così: inutile riempire i pomeriggi di un bambino plusdotato con millemila attività. Avrà sempre bisogno di tempo per sé: che si tratti di costruire con i mattoncini Lego, leggere, disegnare, programmare al computer, non gli deve mancare tempo per la sua attività preferita. Regalagli un bel quaderno, così che possa riempirlo con le sue idee e i suoi pensieri. Esistono tantissimi modi per educare il loro talento.
Collaborazione tra scuola e famiglia
La comunicazione tra insegnanti e genitori è fondamentale per accompagnare in modo armonico lo sviluppo del bambino plusdotato. È importante che i docenti si sentano supportati, formati e ascoltati, mentre le famiglie devono essere coinvolte con trasparenza, senza pregiudizi o stereotipi. Un buon progetto educativo si fonda su una relazione di fiducia e sull’intervento coordinato di tutti gli attori: famiglia, scuola, psicologi scolastici e referenti per l’inclusione. Guardare alla plusdotazione con occhi nuovi significa riconoscere che non si tratta di un vantaggio da gestire in automatico, ma di una specificità che merita ascolto, empatia e progettualità. Ogni bambino o ragazzo plusdotato porta con sé un mondo ricco, a volte difficile da decifrare, ma sempre degno di essere accolto e coltivato. Il PDP, in questo senso, non è solo un documento: è una promessa educativa. Una promessa che dice “ti vedo, ti ascolto, voglio aiutarti a fiorire”. Promuovere l’inclusione significa anche questo: saper dare spazio al talento, all’entusiasmo, alle domande fuori dagli schemi.

Per chi volesse approfondire ulteriormente le dinamiche di questo ambito, si rimanda alla letteratura specializzata, tra cui il testo di SARTORI L., CINQUE M., Gifted. Conoscere e valorizzare i giovani plusdotati e di talento dentro e fuori la scuola, Roma, Edizioni Scientifiche Ma.Gi, o il volume di WINEBRENNER S., Teaching gifted Kids in Today’s Classroom. Come creare un ambiente stimolante per gli alunni ad alto potenziale. La formazione continua rimane il pilastro fondamentale per tutti gli educatori che desiderano trasformare la sfida della plusdotazione in un autentico percorso di crescita e scoperta condivisa.