Effetti del Latte di Soia e della Soia sulla Fertilità e il Concepimento

La soia, un alimento chiave nella nutrizione umana, si è affermata come componente fondamentale della cucina tradizionale orientale, per poi diffondersi con successo anche nelle diete vegane e vegetariane a livello globale. Questa popolarità è in gran parte dovuta alla sua versatilità e alle sue presunte proprietà salutari, tanto che la soia e i prodotti a base di soia sono stati studiati per i loro potenziali benefici per la salute, inclusi il supporto al sistema cardiocircolatorio e la prevenzione di alcune malattie croniche. Gli alimenti a base di soia possono essere, infatti, una buona fonte di proteine, configurandosi come sostituenti ideali per chi segue una dieta vegetariana o vegana. Integrare la soia in una dieta ben bilanciata può essere vantaggioso per il benessere generale e la salute riproduttiva.

Tuttavia, il dibattito sul suo impatto, in particolare sulla fertilità e il concepimento, ha generato notevoli discussioni. Negli ultimi anni, sono emerse preoccupazioni circa il suo potenziale impatto sulla fertilità, soprattutto negli uomini. Esiste un fondo di verità in queste preoccupazioni? La confusione riguardo ai possibili effetti della soia sulla fertilità nasce dal fatto che la soia, ma non solo, contiene delle sostanze che assomigliano molto agli estrogeni, dette fitoestrogeni, che mitigano o rinforzano l'azione prodotta dagli estrogeni endogeni.

Fitoestrogeni nella Soia: Un Simile Ma Diverso

Il successo della soia dipende principalmente dalla versatilità e dalle presunte proprietà salutari degli alimenti a base di soia e dei suoi componenti. Nel frattempo, la possibile influenza sul sistema endocrino, in particolare da parte degli ISOFLAVONI, ha sollevato preoccupazioni tra alcuni ricercatori. Questi composti vegetali possono comportarsi come gli estrogeni, ormoni comuni agli uomini e alle donne, sebbene i loro livelli siano più alti nelle donne, dove favoriscono lo sviluppo femminile. È risaputo, infatti, come un eccesso di estrogeni possa impedire l’ovulazione.

La soia, oltre ad essere praticamente l'unica fonte di isoflavoni introdotti con la dieta umana, contiene numerose altre sostanze fitochimiche che hanno un effetto anti-ossidante. Gli isoflavoni fanno parte dei fitoestrogeni. Si potrebbe intuitivamente pensare che un elevato consumo di prodotti a base di soia possa influenzare i livelli ormonali negli uomini, come ad esempio il testosterone. Alcune ricerche indicano che la soia può influenzare i cicli mestruali e l'ovulazione grazie ai suoi effetti estrogeno-simili.

Tuttavia, le evidenze attuali suggeriscono che è improbabile che un consumo moderato di prodotti a base di soia danneggi la fertilità maschile o femminile. Come per molti componenti della dieta, l'equilibrio è essenziale. La risposta di ogni persona ai componenti della dieta può variare. Se avete dubbi specifici sulla soia e sulla fertilità, valutate la possibilità di discuterne con un medico o un nutrizionista.

La Soia e la Fertilità Femminile: Tra Studi e Incerti

Le preoccupazioni riguardo all'effetto della soia sulla fertilità femminile si basano principalmente sulla presenza di fitoestrogeni. Tuttavia, gli studi scientifici attuali indicano che l'assunzione di soia, entro i livelli normali di una dieta bilanciata, non sembra influenzare negativamente l'ovulazione e la fertilità femminile a breve termine. Una meta-analisi, che ha analizzato 11 studi, ha dimostrato come l'assunzione di soia comporti una riduzione dei livelli ematici dell’ormone FSH, misurato durante il 3° giorno di ciclo mestruale. Niente di simile, invece, è stato trovato per quanto riguarda la conta dei follicoli antrali e i livelli di ormone antimulleriano (AMH), indicatori molto più affidabili per quanto riguarda la riserva ovarica.

Uno studio del 2023 ha recentemente portato dati rincuoranti, sottolineando come non ci siano evidenze che confermino un’associazione negativa tra soia e riserva follicolare. Alcuni studi, invece, pare abbiano suggerito un'associazione positiva in particolare per chi soffre di problemi relativi alla fertilità, mentre per le altre persone sembra non avere alcun effetto. È bene ricordare, però, che riserva follicolare e fertilità NON sono la stessa cosa e le variabili da tenere in considerazione che determinano il successo, inteso come gravidanza portata a termine, sono diverse e interagiscono in una dinamica complessa. Non sappiamo, invece, dire con certezza quali possano essere gli effetti più sul lungo termine. Pertanto, ad ogni donna la sua porzione di edamame se lo desidera.

La soia protegge dagli effetti negativi del bisfenolo A, sostanza potenzialmente tossica per l’organismo che può interferire con la fertilità e con il concepimento. Consumare prodotti a base di soia può aiutare la fertilità. Questi alimenti, che si possono trovare sotto forma di tofu, hamburger, zuppe, barrette, secondo uno studio condotto alla Harvard University e al Brigham and Women’s Hospital (Stati Uniti), sembrano proteggere dagli effetti negativi del bisfenolo A (BPA), un composto chimico che, interferendo con gli ormoni estrogeni, influirebbe negativamente sulla fertilità femminile, ostacolando il concepimento e l’impianto di ovociti fertilizzati nell’utero durante la fecondazione in vitro.

La soia è un legume ricco di proteine vegetali, contenendo ben 8 amminoacidi essenziali, così chiamati perché non possono essere sintetizzati dall’organismo e vanno introdotti con l’alimentazione. Abbassa il colesterolo “cattivo” e mantiene in equilibrio quello “buono”, ha un basso indice glicemico e controlla la fame, ed è utile nei disturbi del ciclo e in menopausa. Ora questo studio aggiunge anche che consumare prodotti a base di soia può aiutare la fertilità. Per arrivare a questa conclusione, gli studiosi hanno esaminato 239 donne in età fertile che si sono sottoposte a fecondazione in vitro. Hanno, quindi, rilevato che il rischio di una maturazione inadeguata degli ovociti (le cellule femminili fecondabili) aumentava dopo che le aspiranti mamme erano state a contatto con il bisfenolo A (rilevato attraverso campioni di urine).

Effetti della soia sulla fertilità femminile
Dal punto di vista dell’alimentazione, questo studio suggerisce che consumare prodotti a base di soia può aiutare la fertilità, proteggendo dagli effetti negativi del bisfenolo. Come ogni legume, l’ideale è abbinarla ai cereali integrali, per un pasto completo ed equilibrato, ma non più di due volte a settimana (un eccesso di isoflavoni può dare problemi). Da provare la soia verde, detta anche “fagiolo mung”: sotto forma di germogli, contiene numerosi amminoacidi essenziali, minerali e vitamine. Un eccessivo consumo di carne pare essere deleterio anche per la fertilità femminile, mentre il consumo di soia e derivati sembra esercitare un debole effetto positivo.

La Soia e la Fertilità Maschile: Una Prospettiva più Complessa

La soia e i suoi derivati sono spesso indicati come un potenziale problema per la fertilità maschile per la rilevante presenza di fitoestrogeni, sostanze che teoricamente potrebbero interferire con l’azione degli ormoni maschili. Sostanze come la daidzeina e la genisteina, detti fitoestrogeni, presenti nei prodotti con la soia (latte, yogurt), e il metilparabene, presente in molti cosmetici, hanno un impatto negativo sulla qualità del liquido seminale e, perciò, sulla capacità riproduttiva. “Gli interferenti endocrini sono agenti esterni con cui si entra in contatto ogni giorno, e che influenzano il nostro equilibrio ormonale", ha spiegato il dottor Francisco Dominguez.

Uno studio recentemente pubblicato sulla principale rivista europea di medicina riproduttiva, Human Reproduction, ha rivelato che gli uomini che consumano in media mezza porzione di cibi a base di soia al giorno hanno una minore concentrazione di spermatozoi rispetto agli uomini che non ne consumano. Questo studio, frutto del lavoro del dott. Jorge Chavarro, ricercatore del dipartimento di nutrizione presso la Harvard School of Public Health, a Boston, USA, e dei suoi colleghi, ha esaminato il legame tra la qualità dello sperma e i fitoestrogeni. Si è scoperto che gli uomini la cui assunzione di soia nella dieta era maggiore rispetto ad altri avevano 41 milioni di spermatozoi per millilitro in meno rispetto agli uomini che non consumavano prodotti a base di soia. Considerando che in media la conta degli spermatozoi va da 80 a 120 milioni/ml, tale riduzione si avvicina, per alcuni uomini, alla metà del totale.

Lo studio ha esaminato 99 uomini che frequentavano una clinica della fertilità tra il 2000 e il 2006. Questi uomini sono stati divisi in quattro gruppi a seconda della loro assunzione di cibi a base di soia. "Gli uomini del gruppo con maggiore apporto di soia assumevano in media mezza porzione al giorno di cibi a base di soia: in termini del loro contenuto di isoflavoni, ciò equivale a consumare una tazza di latte di soia o una porzione di tofu, tempeh o hamburger di soia a giorni alterni," ha detto il dott. Chavarro. Il risultato ha tenuto conto di fattori variabili come l'età, il tempo di astinenza, l'indice di massa corporea (IMC), l'assunzione di alcool o caffeina e fumo. Al gruppo di uomini è stato anche chiesto quanto spesso e in quale quantità avevano consumato soia durante i tre mesi precedenti; i cibi comprendevano tofu, tempeh, salsicce, bacon, hamburger e tritato di tofu o soia, latte, formaggio, yogurt e gelato di soia, e altri prodotti a base di soia come noccioline tostate, bevande, polveri e barrette energetiche. Tali cibi sono stati inoltre classificati a seconda del livello di isoflavoni che contenevano. Studi precedenti sugli animali avevano messo in relazione l'alto consumo di isoflavoni con l'infertilità negli animali. Grazie a questa classifica è stato più facile confrontare l'assunzione di prodotti a base di soia: per esempio, una porzione standard di tofu era 115g e una tazza per quanto riguarda il latte di soia. "È importante sottolineare che il valore di mezza porzione al giorno è il consumo medio degli uomini del gruppo con maggiore apporto. Alcuni uomini di questo gruppo presentavano un consumo di cibi a base di soia di quasi quattro porzioni al giorno," ha detto il dott. Chavarro.

Lo studio ha inoltre rilevato una forte correlazione tra alta assunzione di cibi a base di soia, livelli di spermatozoi e obesità. Il dott. Chavarro ipotizza che la ridotta produzione di spermatozoi negli uomini obesi potrebbe essere risultato dei cibi a base di soia che rafforzano l'aumentata produzione di estrogeni, che si verifica in presenza di alti livelli di grasso corporeo. I ricercatori precisano, però, che, fino a questo momento, la portata clinica della ricerca resta da definirsi. Verificare che la salute degli spermatozoi sia al di sopra della soglia "normale" dovrebbe essere il punto di partenza quando si parla di fertilità maschile. Sebbene un'elevata assunzione di soia possa influenzare i livelli ormonali e la concentrazione di sperma, un consumo moderato sembra essere sicuro per la maggior parte degli uomini.

Ruolo degli estrogeni nella fertilità maschile. Estrogen and male fertility

Tuttavia, una meta-analisi pubblicata sulla rivista "Tossicologia della riproduzione" ha rilevato che né l'assunzione di soia né di isoflavoni influisce sugli ormoni riproduttivi maschili. Al contrario, una meta-analisi pubblicata in "Fertilità e sterilità" ha esaminato diversi studi e ha concluso che né gli alimenti a base di soia né gli integratori di isoflavoni hanno un effetto significativo su conta degli spermatozoi, concentrazione o motilità. L'idea di dover consumare la soia solo in minime quantità per riuscire ad avere figli, a causa del potenziale impatto degli isoflavoni sulla produzione di estrogeni e sull'equilibrio ormonale, è una preoccupazione che circola. Tuttavia, bere il latte di soia o mangiare cibi a base di soia come la farina di soia o il formaggio di soia in quantità normali (200-300 cc per il latte e 200-250 g per farina e formaggio) non causa certamente sterilità nell'uomo e neppure alcun altro tipo di danno nel sesso maschile. Anzi, la soia ha una potente azione antiossidante e antiradicalica e protegge la prostata contro i fenomeni di ingrossamento e anche di degenerazione tumorale.

Esistono altre prospettive che sottolineano come un alto consumo di soia potrebbe compromettere lo sperma. Un altro motivo per evitare la soia è che una dieta ricca di soia causa perdita di testosterone, in seguito alle modifiche degli estrogeni. Una ricerca fatta su bambini maschi alimentati con latte di soia ha riscontrato un livello di estrogeni 17.000 volte più alto rispetto ai bambini nutriti con latte vaccino o al seno. Ogni biberon di latte di soia ha l’equivalente di fitoormoni di 5 pillole contraccettive.

Fattori Alimentari e Stile di Vita che Influenzano la Fertilità (Uomo e Donna)

I problemi di fertilità, maschile e femminile, sono sempre più diffusi. L’infertilità è definita come l’inabilità di una coppia di procreare dopo un anno di tentativi: si tratta di un problema che riguarda dal 10 al 15% delle coppie, particolarmente diffuso in alcuni paesi del ricco occidente. L’alimentazione è soltanto uno dei tanti fattori che possono contribuire all’infertilità, sia maschile che femminile.

L'Età e la Fertilità

L’età è un fattore sicuramente importante: la fertilità raggiunge un picco per poi calare, più o meno rapidamente, in entrambi i sessi. Nell’uomo la qualità del seme inizia a scemare dai 35 anni in poi: diminuisce il volume prodotto, mentre per gli spermatozoi cala la motilità e aumenta la quantità di cellule anormali o con danni al DNA, con un aumento significativo del tempo necessario ad avere una gravidanza quando l’uomo supera i 45 anni. Nella donna la situazione è ancora più complessa: alla nascita la donna possiede già da seicentomila a due milioni di ovociti immaturi, ma soltanto 400-500 di questi andranno incontro a maturazione durante il periodo fertile che va dalla pubertà alla menopausa. L’età aumenta il tempo necessario affinché la donna rimanga incinta, in particolar modo oltre i 36 anni, con un incremento del rischio di anomalie genomiche e aborti spontanei.

Stile di Vita: Attività Fisica, Stress, Fumo e Alcol

L’attività fisica ha un impatto decisamente positivo nell’uomo. Soggetti attivi, impegnati in almeno tre ore di esercizio vigoroso a settimana, hanno un seme con parametri migliori rispetto ai sedentari. Troppo sport può invece essere un problema, ma non avete motivo di preoccuparvi di questo, a meno che non siate degli atleti di élite. L’attività fisica nella donna ha un effetto positivo in soggetti sovrappeso, che probabilmente beneficiano della perdita di peso determinata dal movimento, ma può diventare problematica se eccessiva, in grado di alterare il bilancio energetico del soggetto, con importanti ricadute sull’equilibrio ormonale: tra le atlete non è raro rilevare disturbi del ciclo mestruale e in effetti un aumento di durata, intensità e frequenza dell’attività fisica sembrano ridurre la fertilità. Tuttavia un’attività fisica moderata risulta debolmente correlata con un aumento della fecondità, indipendentemente dal peso corporeo della donna. L’attività fisica è importante, ma non deve essere esagerata, specie nella donna, per evitare di creare problemi di equilibrio metabolico.

Nell’uomo lo stress può ridurre la qualità del seme: depressione e stress riducono il testosterone e altri ormoni impegnati nella spermatogenesi, anche se è ancora dubbio se sia la depressione a ridurre il testosterone oppure se un ridotto testosterone possa essere tra le cause di depressione. Anche nella donna lo stress ha un impatto negativo, come dimostra la fertilità ridotta di soggetti che lavorano oltre le 32 ore settimanali rispetto a quelli con lavori meno impegnativi. Alcuni ricercatori fanno notare come tra le cause di stress possano esserci anche l'ansia e la depressione che spesso si accompagnano a diagnosi di infertilità e ai successivi trattamenti.

Il fumo di sigaretta riduce la fertilità nell’uomo e nella donna. L’alcol riduce la fertilità maschile; tra i bevitori si osserva infatti una netta riduzione del numero di spermatozoi presenti e della loro motilità. Anche tè, caffè e alcol, se consumati in quantità eccessive, possono contribuire ad una riduzione della fertilità, anche se i dati disponibili sono molto sfumati e di non facile interpretazione.

Stile di vita e fertilità

Sovrappeso e Obesità

Sovrappeso e obesità aumentano l’infertilità nell’uomo. Nei soggetti obesi si riduce numero e motilità degli spermatozoi e aumenta in maniera significativa il danno al DNA dei gameti. A livello del tessuto adiposo è presente in quantità l’enzima aromatasi, che è responsabile della conversione del testosterone ad estrogeno, con un aumento del rischio di problemi d’erezione. Anche nella donna l’obesità è causa di infertilità, con un aumento dell’incidenza di aborti spontanei tanto maggiore quanto più rilevante il sovrappeso: in donne obese si hanno importanti modifiche a livello follicolare, con alterazione dei livelli di ormoni chiave che possono influenzare negativamente l’ovulazione. I problemi legati al sovrappeso paiono essere reversibili e si riducono o scompaiono quando il soggetto perda peso. Mantenere un buon peso, con un Indice di Massa Corporea inferiore a 25, è fondamentale.

L'Importanza della Dieta

Una migliore fertilità passa anche dalla tavola. Negli ultimi 25 anni l’alimentazione nei paesi occidentali è andata via via peggiorando: grassi saturi, zucchero e carboidrati raffinati hanno sostituito frutta, verdura e cibi integrali. Un buon consumo di verdure, vegetali e cereali integrali, alimenti ricchi di acqua, vitamine, minerali e fitonutrienti ad azione antiossidante, ha mostrato un effetto positivo sullo stato ossidativo degli spermatozoi, cellule nelle quali si accumulano in quantità radicali liberi. Se gli antiossidanti presenti non sono sufficienti a neutralizzare le specie reattive man mano che si formano, queste possono produrre danni ai lipidi, alle proteine e al DNA degli spermatozoi, riducendone concentrazione, vitalità e motilità; inoltre possono aumentare aborti e malformazioni del feto. Le persone che consumano più frutta e verdura assumono più antiossidanti: è questo l’aspetto decisivo. Il motivo per cui gli antiossidanti possono essere efficaci nel favorire la fertilità è che sono in grado di intercettare i legami dannosi, i cosiddetti radicali liberi, che possono danneggiare le membrane degli spermatozoi e il DNA.

Tra le vitamine, i folati sono molto importanti per la spermatogenesi e una loro carenza può determinare anomalie cromosomiche degli spermatozoi. Buone le evidenze per le vitamine del gruppo B, in particolare la B12, e per i folati: questi ultimi, accanto ad un aumento della fertilità, presentano un ben noto effetto protettivo nei confronti di difetti del tubo neurale del feto. Ovaie, endometrio e placenta sono ricche di recettori per la vitamina D e vari studi hanno mostrato che donne con fertilità ridotta - soggetti con ovaio policistico e forte carenza di vitamina D - hanno registrato miglioramenti con integrazione della vitamina. Tuttavia i lavori epidemiologici disponibili non mostrano chiara correlazione tra status plasmatico di vitamina D e gravidanza. L’associazione risulta debole e richiede di essere indagata con studi dedicati e di qualità.

Pesce, crostacei e molluschi hanno un ruolo positivo grazie al contenuto di acidi grassi insaturi, in particolar modo omega 3. Tuttavia, va considerato il potenziale rischio, dovuto al possibile accumulo di metalli pesanti, in specie mercurio.

Dieta e fertilità
Più complessa la situazione con latte e latticini. Il consumo di latte intero è associato a riduzione della qualità dello sperma, forse per la presenza di estrogeni di origine animale, mentre il consumo di prodotti scremati è associato ad un miglioramento. Gli studi indicano, invece, che consumi elevati di carni lavorate e carne rossa possono causare problemi: si tratta di alimenti ricchi di grassi saturi e di grassi trans naturali, sostanze che hanno un impatto negativo sulla salute maschile, con possibile riduzione dei livelli di testosterone e riduzione della spermatogenesi. Per quel che riguarda i grassi, anche nella donna si conferma il ruolo problematico dei grassi trans, mentre non paiono avere impatto determinante quelli saturi.

Consumare una buona quantità di verdure e frutta: particolarmente preziose le verdure a foglia, ricche di folati. Purtroppo non esistono protocolli testati clinicamente o diete della fertilità che abbiano una solida base scientifica. È ben noto a tutti la correlazione tra ipotiroidismo e fertilità. Anche altre due sostanze del gruppo degli isoflavoni sembrano interferire con la tiroide.

Importanza del Consulto Professionale

Quando esistono problemi di questo tipo è importante essere seguiti da professionisti - ginecologi e andrologi in primis - in modo da verificare se non esistano patologie in atto e intervenire in maniera mirata con modifiche del proprio stile di vita. Questo tipo di ricerca ci aiuta a chiarire ciò che influisce sulla capacità riproduttiva degli uomini e quindi permette loro di adottare misure per contribuire ad aumentare le possibilità di successo quando sottoposti a trattamenti di riproduzione assistita. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Mangiare bene non serve soltanto a dimagrire, ma a vivere meglio, al massimo delle proprie possibilità.

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