Nel 2021, negli Stati Uniti si è verificata una grave carenza di latte artificiale. Questa situazione, di natura critica, è stata il risultato di una complessa interazione di fattori. La causa iniziale della carenza del prodotto è da ricercarsi nei problemi della catena di approvvigionamento legati al COVID-19, un fenomeno che ha colpito l'industria del latte artificiale così come tantissime altre, le quali si sono trovate a fare i conti con la mancanza di materie prime e personale. L'intera crisi è stata aggravata da un richiamo di prodotti su larga scala, da alcune restrizioni all’importazione e dalla concentrazione del mercato. La questione è seria e va avanti da mesi ormai, acuendosi nelle ultime settimane e generando una serie di problemi a cascata.

Le Radici della Carenza: Crisi della Catena di Approvvigionamento e Effetti a Cascata
La carenza del latte artificiale non è che un esempio delle carenze sperimentate con l'arrivo e il proseguire della pandemia. Le origini di questa situazione sono molteplici e profondamente interconnesse. In un contesto globale già fragile, i problemi della catena di approvvigionamento legati al COVID-19 hanno innescato una serie di disfunzioni. Queste difficoltà hanno causato rallentamenti in vari settori, dalla fornitura alla manodopera. Come il New York Times, attento osservatore di tutta la crisi, ha raccontato, l'industria del latte artificiale si è trovata a fare i conti con la mancanza di materie prime e personale.
La pandemia c'entra anche stavolta, così come la corsa ad accaparrare tutto il possibile nel timore di rimanere senza. Per certi aspetti la questione della carenza di latte artificiale negli Stati Uniti ricorda i primi momenti della pandemia, quando la paura di rimanere senza beni di prima necessità aveva spinto a svuotare gli scaffali dei supermercati. Molti consumatori, infatti, all'inizio della pandemia da coronavirus avevano adottato un comportamento di "panic buying". Nel 2020 i lockdown e le restrizioni per impedire la circolazione del virus avevano spinto molte persone ad acquistare beni di prima necessità in enormi quantità, nel timore che potessero terminare. Questo fenomeno ha avuto un impatto differito sulla domanda. Nel 2021 c’era stata quindi una decrescita della domanda, dato che molte donne avevano cominciato a usare le rimanenze delle scorte fatte l'anno prima. La domanda è risalita però rapidamente nel 2022, anche a causa di un aumento delle nascite e di una diminuzione dell'allattamento al seno, trovando il mercato impreparato a soddisfare questa ripresa.
La crisi del latte artificiale negli USA si trascina da mesi ed è dovuta a diversi fattori che hanno esercitato pressione sulla catena di fornitura di materie prime e servizi che servono a portare il latte di formula fino ai consumatori. Alla carenza di manodopera legata alla pandemia si sono aggiunte nuove criticità.
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Il Caso Abbott Nutrition: Un Epicentro della Crisi
Il caso della carenza di latte artificiale negli Stati Uniti è dovuto in buona parte ai problemi che hanno riguardato uno dei produttori d'oltreoceano: la chiusura della Abbott Nutrition nell'impianto di Sturgis, in Michigan. A pesare gravemente sulla situazione è stata anche la chiusura, a febbraio, di uno stabilimento del produttore Abbott nel Michigan, in seguito a un’indagine della Food and Drug Administration (FDA). L'azienda ha chiuso dopo che a febbraio aveva ritirato dal mercato alcuni dei suoi tipi di latte artificiale in polvere (Similac, Alimentum, e EleCare) per la segnalazione di infezioni in quattro bambini che avevano consumato prodotti dalla Abbott.
Il timore era la contaminazione da Cronobacter, un batterio che può dare origine a infezioni alimentari molto gravi nei neonati. L'indagine riguardava possibili irregolarità nei controlli igienici svolti nella struttura ed era stata avviata in seguito alla morte per infezioni batteriche di due neonati a cui era stato dato latte in polvere prodotto in quello stabilimento. Due dei bambini erano morti e l'infezione da Cronobacter, diceva la Food and Drug Administration (Fda), poteva aver contribuito alla morte dei due bambini.
In base a quanto riporta il Time, a marzo, un'indagine preliminare della Food and Drug Administration americana aveva evidenziato condizioni igieniche non adeguate nell'impianto della Abbott, dopo che all'interno della struttura erano stati trovati diversi ceppi del batterio Cronobacter sakazakii, il patogeno che si pensa possa aver contribuito alle morti dei neonati. Al 16 maggio, in base all’accordo siglato con la FDA, Abbott ha corretto le condizioni igieniche che hanno portato alla contaminazione batterica e alla chiusura dell’impianto. Tuttavia, oltre il 40% delle forniture di latte artificiale era esaurito.
È importante notare che, alla fine però non sono risultate prove che collegassero l’infezione al latte in polvere prodotto nello stabilimento. Non ci sono state prove che collegassero direttamente le morti al latte in polvere, così la multinazionale ha siglato un accordo con la Fda per riprendere la produzione lo scorso 16 maggio. Robert Ford, amministratore delegato di Abbot, ha scritto in una nota al Washington Post: «Ci dispiace per tutte le famiglie che abbiamo deluso da quando il nostro ritiro ha aggravato la carenza di latte artificiale nella nostra nazione».
Un Mercato Concentrato e Barriere all'Ingresso
Se la chiusura di un solo stabilimento può sembrare poca cosa per giustificare la crisi attuale, comprendere come funzioni l'intera industria del latte artificiale negli Stati Uniti può far ricredere. La Abbott, da sola, controlla circa metà del mercato, scrive il Nyt. Dati più precisi indicano che Abbott copre il 48% del mercato, Mead Johnson e Perrigo il 31% e Nestlé meno dell’8%, per un giro di affari di 1,2 miliardi.
Di per sé parliamo di un settore popolato in mano a pochi, ed estremamente poco competitivo negli Usa. Circa il 90% del mercato è controllato da pochissime aziende: Abbott, Reckitt e la Nestlé le principali. Queste sono anche le uniche che possono fornire i loro prodotti al programma Wic, un programma di assistenza sanitaria e nutrizionale federale, volto a supportare mamme e bambini con difficoltà economiche nella prima infanzia attraverso grant versati ai singoli stati. E a sua volta il programma Wic - tramite cui i singoli stati siglano accordi con uno dei produttori approvati - domina in larga parte le vendite nel settore.
Questo scenario si complica ulteriormente a causa delle rigide normative statunitensi. Negli Usa, dove il 98% del latte artificiale consumato è quello che proviene dallo stesso paese, le restrizioni all’importazione sono significative. La FDA, infatti, proibisce l’importazione (per scopi commerciali) e la vendita di latte artificiale dall’Europa negli Stati Uniti. Questo accade anche se molti prodotti europei soddisfano o addirittura eccedono quanto previsto dalle Linee guida nutrizionali della FDA, semplicemente perché l'etichettatura nutrizionale non è conforme ai requisiti statunitensi. I produttori, inoltre, sono soggetti a normative e tariffe rigorose.
Kevin Ketels, esperto di supply chain management presso la Wayne State University, sulle pagine di The Conversation spiega come l'origine della crisi del latte vada ricercata in questi monopoli, cui ha contribuito lo stesso governo. Va da sé che, in un panorama popolato da pochi e regolato perché sia difficile l'ingresso di altri player con le importazioni ridotte al minimo, un problema produttivo a uno dei massimi produttori diventa un problema per l'intera industria.

L'Impatto Devastante: Scaffali Vuoti e Famiglie in Difficoltà
La carenza di latte artificiale ha avuto un impatto devastante sulle famiglie americane. Dopo mesi di scaffali vuoti, gli Stati Uniti stanno ancora affrontando una carenza di latte artificiale a livello nazionale. La situazione ha raggiunto livelli critici: al 14 maggio, il tasso di esaurimento delle scorte a livello nazionale era pari al 43%, saliti al 70% già il 22 maggio. Secondo la società di ricerca Datasembly, all’inizio di maggio il 43 per cento del latte artificiale prodotto negli Stati Uniti era esaurito presso i rivenditori. In Iowa, Sud Dakota, Nord Dakota, Missouri, Texas e Tennessee, la metà delle marche di questo alimento necessario per i neonati risultava del tutto sold out, esaurito. Nella prima settimana di maggio le scorte di prodotti in formula erano più basse del 43% rispetto al solito, secondo il Washington Post. In effetti, poco più del 20% dei prodotti era esaurito nelle sei settimane precedenti al 24 luglio.
A differenza di altri prodotti alimentari, quelli per lattanti spesso non hanno un sostituto disponibile e accettabile come fonte di nutrimento. Il latte in polvere, che negli Stati Uniti viene chiamato baby formula, è un latte artificiale ottenuto dalla disidratazione del latte vaccino, ma ne esistono in commercio anche versioni liquide (molto più costose e quindi meno utilizzate). Oltre ai neonati, i richiami di latte artificiale hanno colpito pazienti adulti che necessitano di alimentazione nasogastrica, ad esempio.
La carenza di latte artificiale ha creato una serie di difficoltà significative, spingendo i genitori a intraprendere "viaggi della speranza" in cerca di latte artificiale, ad affrontare limiti negli acquisti e a considerare tentativi di produzione home-made. Sono stati registrati anche tentativi di condivisione di latte materno, ma questi ultimi sono sconsigliati dai pediatri e dall'Fda, per il rischio di contaminazioni, di formule inadeguate se non rischiose dal punto di vista nutrizionale per i bambini più piccoli e per la mancanza di controlli.
Le famiglie più colpite dalla carenza di latte sono quelle appartenenti alle minoranze etniche. Negli USA solo il 17% delle donne con figli ha accesso a un congedo di maternità, e quelle meno abbienti devono rientrare al lavoro entro tre mesi se non vogliono perdere posto e stipendio. In tutte queste situazioni, riuscire ad acquistare latte artificiale è diventata un'impresa. La crisi ha portato anche bimbi portati in ospedale a causa della carenza della cosiddetta baby formula, il sostituto del latte materno ottenuto dalla disidratazione del latte vaccino.
La Risposta del Governo Statunitense: Azioni Straordinarie per un'Emergenza Unica
La crisi è stata presa in carico addirittura dalla Casa Bianca, che ha proceduto su più fronti per tentare di risolverla. Per risolvere il problema, il presidente Joe Biden ha dovuto fare ricorso a una vecchia legge risalente alla guerra di Corea degli anni Cinquanta. Il 16 maggio, in risposta all’emergenza, il presidente Biden ha invocato il Defense Protection Act per garantire che i produttori avessero gli ingredienti giusti per produrre un prodotto sano e sicuro.
Il provvedimento, varato nel 1950 in concomitanza con l'inizio della Guerra di Corea, autorizza il presidente ad ordinare al settore manifatturiero di dare priorità alle forniture a determinati settori produttivi. Concepito per consolidare lo sforzo industriale bellico, il provvedimento servirà ora ad accelerare la produzione di latte in polvere nel Paese, per tentare di far fronte rapidamente alla carenza sugli scaffali. A tal fine, Biden ha anche ordinato ai fornitori di dare priorità alla produzione di baby formula.
Oltre alla ripresa della produzione nello stabilimento della Abbott, una soluzione alla carenza di latte in polvere dovrebbe arrivare dal “Defense Production Act”, una legge del 1950 che dà al governo statunitense il potere di obbligare le aziende ad aumentare la produzione di determinati prodotti, a cui il presidente Biden ha deciso di far ricorso.
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Sono state attivate importazioni di tipi di latte speciale dall'Europa e sono state allentate anche le stesse regole dell'Fda sull'importazione dall'estero, così da aumentarne la disponibilità. L'Fda infatti impone una serie di rigide regole riguardo la dichiarazione in etichetta dei requisiti relativi alla produzione e alla preparazione stessa del latte e agli aspetti nutrizionali. Aver allentato queste regole sta già producendo i suoi risultati: l'agenzia ha appena annunciato che un'azienda britannica invierà due milioni di barattoli di latte artificiale negli Stati Uniti.
Il presidente Usa ha autorizzato la Abbott Nutrition ad aumentare la produzione giornaliera mentre alla inglese Reckitt è stato chiesto di raggiungere il massimo della produzione nei propri stabilimenti negli Stati Uniti. Per tamponare la carenza dopo diverse settimane di crisi, iniziano ad arrivare dall’Europa i primi carichi di latte in polvere. Ha disposto che i ministeri della Salute e dell’Agricoltura usino i cargo della Difesa per importare dall’estero latte in polvere che rispetti gli standard stabiliti della Food and Drug Administration (Fda). Un aereo militare speciale partito dalla Germania dalla base di Ramstein, con a bordo 35 tonnellate di scatole (proveniente da Zurigo), 132 bancali con 1,5 milioni di confezioni di latte in polvere Nestlé, è atterrato nella città di Indianapolis e altre consegne sono previste per «l’inizio della settimana», come ha assicurato il consigliere economico della Casa Bianca Brian Deese.
Alla Abbott era già stato accordato l'ok per il rifornimento di formule speciali ai bambini con particolari bisogni metabolici e la produzione nello stabilimento chiuso riprenderà agli inizi di giugno (dopo aver comunicato che non sono stati trovati collegamenti con le infezioni dei bambini e i prodotti realizzati dall'azienda). La FDA sta lavorando con le principali aziende del settore per massimizzare la produzione soprattutto del latte artificiale con formulazioni speciali, adatte a bambini con allergie e più difficili da trovare anche in condizioni normali.

Oltre la Crisi Immediata: Prospettive e Riforme Future
La carenza di latte artificiale non è però finita e potrebbe richiedere ulteriore tempo. Ci vorrà un po' per riportare a regime i rifornimenti. Basterà tutto questo? È probabile che la riapertura, gli aiuti che arrivano dall'estero risolveranno la crisi del latte nel giro di qualche settimana. Ma a voler guardare oltre - oltre a un auspicabile ridisegno del mercato oltreoceano - il pediatra Steven Abrams della University of Texas suggerisce anche altro per evitare che questo accada di nuovo. Scrive infatti su The Conversation: “Credo che l'America debba anche rivedere le sue politiche di supporto all'allattamento materno. Non fraintendetemi, alcuni genitori avranno sempre bisogno di latte artificiale. Ma le donne che volessero allattare al seno dovrebbero poter contare su qualsiasi tipo di aiuto possibile."
Secondo l’organizzazione «Save the Children» solo il 75% delle donne americane allatta al seno contro il 91% delle italiane. Queste statistiche sottolineano la potenziale area di miglioramento nelle politiche di supporto all'allattamento materno negli Stati Uniti.
Ulteriori Complessità e Sviluppi Recenti
La carenza del latte in polvere in commercio ha diverse cause, che vanno dalla generale crisi delle forniture di materie prime ai problemi avuti da un importante stabilimento produttivo americano. Tra le cause profonde, si sono aggiunte nuove criticità come la guerra in Ucraina e le sanzioni internazionali, che hanno fatto calare la disponibilità e gonfiato i prezzi di alcuni ingredienti usati nel latte artificiale (che sia in polvere o liquido). Per aumentare l'apporto di acidi grassi insaturi (i "grassi buoni") di questi prodotti, a una base solitamente di latte vaccino vengono aggiunti per esempio oli vegetali come quello di girasole, di soia, di cocco o di colza.
In un contesto più ampio di sicurezza alimentare, sono in corso richiami multinazionali di vari prodotti nutrizionali per neonati (tra cui latte artificiale) di diversi lotti e marchi, a causa della rilevazione di cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus che causa nausea, vomito e diarrea. I richiami sono iniziati a dicembre 2025 e proseguono a gennaio 2026 a livello globale, sia per prodotti venduti in Europa che fuori. La cereulide nei neonati più piccoli, può alterare l’equilibrio salino del corpo e portare a complicazioni come la disidratazione. L’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha ricevuto segnalazioni di diarrea nei neonati dopo il consumo dei prodotti richiamati.
Le indagini nazionali sono in corso e l’ECDC non è stato ancora informato di casi gravi legati a questo evento. Per i neonati che sviluppano vomito o diarrea dopo aver assunto il latte artificiale incluso nel richiamo, l’ECDC raccomanda di consultare un medico da un professionista sanitario o, se i sintomi sono gravi (ad esempio disidratazione o vomito persistente), presso un pronto soccorso. L’ECDC sta monitorando l’evento e fornendo consulenza e linee guida scientifiche a supporto delle indagini nazionali, facilitando al contempo uno scambio tempestivo di informazioni tra i paesi. ECDC, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e la Commissione Europea stanno lavorando fianco nella mano per garantire una risposta coordinata ed efficace a questo evento multinazionale. Per informare le decisioni di gestione del rischio, la Commissione Europea ha chiesto all’EFSA di fornire consulenza scientifica sulla soglia di contaminazione oltre la quale i prodotti dovrebbero essere richiamati.
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