In Italia, il tema dell'alimentazione artificiale dei neonati si intreccia con dinamiche di mercato distorte, differenze di prezzo proibitive rispetto al resto d'Europa e questioni di salute pubblica che riguardano direttamente il benessere del bambino. Le famiglie si trovano spesso ad affrontare un'impresa economica considerevole, in un contesto dove il costo di un bene di prima necessità può variare drasticamente a seconda del canale di vendita e del confine geografico.

Il paradosso dei prezzi: l'Italia tra le più care in Europa
In Italia, allattare il proprio bambino con metodi artificiali può risultare un'impresa molto impegnativa. O quanto meno costosa, dato che si può arrivare a spendere più di 1000 euro in sei mesi. Un chilo di latte in polvere, necessario per una settimana di poppate, costa infatti circa 40 euro. La situazione, però, è ben diversa nel resto d'Europa, dove le stesse marche costano anche 16 euro al kg, con piccole differenze di prezzo tra Spagna, Germania e Gran Bretagna e Francia.
L’indagine, effettuata a marzo da Lega Consumatori Acli Toscana, mostra che il latte in polvere italiano, tranne un’unica eccezione, arriva a costare intorno ai 40-45 euro al chilo per i latti di partenza e 30-35 euro al chilo per le formule di proseguimento. Secondo i dati dell’Annuario Telematico del Farmaco e Parafarmaco, allattare in modo artificiale un neonato durante il suo primo anno di vita può costare ad una famiglia italiana oltre 1.200 €, senza contare le spese per l’acquisto di tettarelle, sterilizzatori e biberon. Analizzando i dati dell’Informatore Farmaceutico, il prezzo medio dei latti è aumentato del 6,5 per cento tra il 2002 ed il 2003 e, negli ultimi mesi si sono registrati ulteriori aumenti del 5 per cento, più del doppio rispetto ai dati registrati dall'Istat.
Perché tanta differenza? Il latte tedesco non è molto dissimile da quello italiano, come ha accertato il dott. Luigi Colombini, direttore dei laboratori Neotron. Nonostante l'aggiunta di alcuni ingredienti, la loro composizione si equivale. La qualità dei prodotti non giustifica quindi una disparità di prezzo così elevata. Inoltre, nel nostro paese un litro di latte costa alla stalla 33 centesimi. Ma prima di arrivare al biberon del piccolo si "impreziosisce" 16 volte più del suo valore originario, arrivando anche a 5 euro.
Le strategie di mercato e l'intervento delle autorità
Quali sono i motivi di un aumento così vertiginoso? Poco chiari e nobili, come ha accertato il garante della concorrenza e del mercato che - nel marzo 2000 - ha condannato i principali produttori di latte a una sanzione di 6 miliardi di lire per aver stretto un cosiddetto "cartello di mercato", volto a far lievitare i prezzi rispetto alla media europea. Cos'è un cartello? Con quest'intesa illecita, le aziende si accordano per mantenere alti i prezzi e scongiurare il calo dei prezzi dovuto alla concorrenza e al libero mercato.
L'inchiesta dell'Autorità aveva accertato che non solo le aziende produttrici di latte in polvere avevano deciso di non abbassare i prezzi entro un certo limite. Inoltre avevano cercato di assicurare la stabilità delle rendite elevate con ulteriori tattiche: impedire alla grande distribuzione la possibilità di mettere in commercio i prodotti, assicurando questo privilegio esclusivamente al canale farmaceutico; ostacolare l'esportazione parallela dall'estero; rifornire gli ospedali di campioni gratuiti con cui dare inizio alla nutrizione artificiale dei bambini.
Quest'ultimo è un metodo indiretto per promuovere il latte in polvere nelle strutture ospedaliere. Le mamme si fidano di quanto gli è stato "regalato" da medici e infermieri e, una volta a casa, continuano ad acquistare lo stesso prodotto. La distribuzione gratuita a medici o genitori di prodotti che possano distogliere dal metodo più efficace di allattamento, quello naturale, è però proibita a livello internazionale. Com'è proibita anche la stessa pubblicità di latte in polvere.
Le aziende produttrici lamentano che proprio a causa di questi divieti sono costretti a rinunciare una grossa fonte di guadagni, derivanti proprio dalla pubblicità. Giustificano in questo modo il prezzo elevato, sottolineando altri costi che gravano sulle loro spalle: aggiornamenti per i pediatri e rappresentanti e la bassa richiesta, perché le mamme italiane sono seconde, dopo quelle scandinave, a scegliere l'allattamento naturale.
La reazione delle famiglie e la solidarietà tra consumatori
Le mamme italiane si sono perciò organizzate in associazioni per comprare il latte all'estero. Come avviene a Milano, dove la G.A.S. LatteMiele, con il patrocinio del Comune di Milano, vende latte in polvere delle marche più famose alla metà del loro prezzo originario.
Alcune amiche, data la vicinanza, si sono recate in Svizzera, oppure in Austria; altre, navigando in internet, hanno scovato numerosi siti, per lo più esteri (austriaci e tedeschi, appunto) e così hanno avuto la possibilità di ricevere il latte in Italia entro pochi giorni. Ad esempio, il sito tedesco www.flaschenmilch.de offre a prezzi contenuti il latte Humana ed è consultabile anche in inglese. ROMA - In una lettera al ministro della Salute, le 14 associazioni di consumatori del CNCU chiedono un incontro per affrontare la questione del prezzo del latte artificiale, che risulta essere il più caro d'Europa.
Altre iniziative hanno in quegli anni calmierato i prezzi, in particolare del latte artificiale che, secondo una ricognizione di Altroconsumo, si sono abbassati del 25 per cento a seguito dell'introduzione di questo prodotto nella grande distribuzione, oltre che in farmacia.
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Considerazioni scientifiche sulla nutrizione infantile
È la Commissione del Codex Alimentarius dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a definire norme, linee guida e testi correlati volti a proteggere la salute dei consumatori e garantire pratiche commerciali leali a livello globale. Difatti, rispetto ai parametri di riferimento forniti dall'Espghan - Società Europea di Nutrizione, epatologia e Gastroenterologia Pediatrica, è emerso che a prezzo differente non corrisponde diversa qualità perché i latti artificiali equivalgono nei componenti nutrizionali.
È bene anzi considerare i rischi dell'alimentazione con latte artificiale. “Il latte materno - si legge in un documento dell'ISS - protegge i neonati dai batteri e virus con cui le loro madri hanno contatto. Il latte materno è sempre diverso. Il colostro e poi il latte vero e proprio vengono adattati all'età gestazionale del bambino e il latte materno maturo cambia di mese in mese, di giorno in giorno e da pasto a pasto per rispondere ad ogni particolare necessità del neonato”. È sempre il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità a far luce nel medesimo documento: le famiglie di basso livello socioeconomico e culturale possono voler diluire il latte artificiale per farlo durare più a lungo, favorendo così la malnutrizione infantile.
Gestione dell'allattamento artificiale e benessere del neonato
Le informazioni scientifiche cambiano completamente la concezione di coliche del neonato, il latte artificiale e il latte anticolica. Le coliche gassose del neonato sono causate da un quadro infiammatorio intestinale (causato principalmente dal latte - artificiale o al seno - e altri fondamentali fattori). Lo dimostra senza ombra di dubbi un recente studio scientifico (Tu Mai et al., "Infantile Colic, New Insights into an Old Problem").
I rimedi per le colichette partono dalla conoscenza di tutti i fattori che le provocano. Se il bambino è allattato artificialmente bisogna valutare l’alimentazione materna in gravidanza e la tipologia/marca di latte artificiale che assume ora, come viene proposto il latte (posizione e ritmo di poppata), la tipologia di biberon e la tettarella.
Fattori che influenzano la digeribilità
Secondo l’esperienza di molti professionisti, tutti i latti hanno gli stessi valori nutrizionali, ma non tutti i latti vengono digeriti bene. Ci sono alcuni latti che i bambini digeriscono bene nell’80-95% dei casi. Quello che ho imparato nei miei anni di lavoro è che bisogna garantire alle mamme un latte che sia il più digeribile possibile per il proprio bimbo.
Il ruolo del flusso e della tettarella
Il bambino allattato al seno deve succhiare attivamente per bere il latte. Al contrario, la maggior parte dei bambini allattati artificialmente NON fa fatica e la suzione è PASSIVA. Questo accade quando il biberon anticolica non regola il flusso, ha una tettarella con un foro troppo ampio e quando il genitore (inconsapevolmente) imprime un ritmo rapido, senza fare delle pause.
Per evitare che questo accada, dobbiamo lavorare su 4 parametri fondamentali:
- Biberon e foro della tettarella.
- Ritmo della poppata.
- Posizione del bambino durante la poppata.
- Tipologia di latte artificiale.
Un buon biberon e una buona tettarella anticolica devono garantire un flusso lento e controllato. In poche parole, il bambino deve ciucciare attivamente dalla tettarella affinché esca latte; altrimenti non deve uscire una goccia. Per scegliere il biberon che ti aiuti ad evitare o risolvere le coliche nel neonato e il possibile reflusso, è bene optare per un prodotto che abbia una valvola efficace, un sacchetto interno o un altro sistema che trattenga l’aria e limiti la velocità di flusso. Inoltre, la tettarella deve essere preferibilmente di forma fisiologica (arrotondata) piuttosto che una forma "anatomica" (irregolare).

Infine, il ritmo della poppata va regolato dal genitore. Nonostante tu possa scegliere un biberon anticolica con la tettarella adeguata e il foro piccolo, il flusso di latte al biberon sarà sempre più rapido e meno controllato rispetto al seno. Sarà compito del genitore rallentarlo, staccando il biberon ogni qualvolta si senta il bambino ingozzarsi o sembra non gestire il flusso del latte. Solo quando tutti questi parametri vengono messi correttamente in pratica, si possono davvero curare le coliche gassose nel neonato che beve latte artificiale.