L'alimentazione dei più piccoli rappresenta una delle sfide quotidiane più significative per ogni genitore. Il latte, essendo il primissimo alimento con cui viene a contatto il bambino, costituisce la sua unica fonte di nutrimento auspicabilmente fino al 6° mese di vita, che sia il buon latte di mamma o, nei rari casi in cui non sia possibile allattare al seno, quello artificiale, adeguatamente studiato per assicurare una formula che riproduca il più possibile fedelmente il latte materno. Tuttavia, intorno a questo tema ruotano dubbi, tradizioni e talvolta abitudini che meritano di essere analizzate alla luce della moderna pediatria.

L'evoluzione del legame tra latte e biscotti
I biscotti per bambini sono una specialità tutta italiana, molto apprezzata dalle mamme e dai bambini stessi. Credo che tutti abbiamo ancora nella nostra memoria il loro sapore, la sensazione della loro consistenza friabile, il ricordo del piacere che ci dava sgranocchiarli. E così le mamme non vedono l'ora di darli ai loro piccoli. Biscottini e latte: sembra l'accoppiata ideale, ma non sempre è così.
Quando furono inventati (negli anni ‘50 del secolo scorso) i biscotti per bambini effettivamente servivano ad arricchire di sostanza il biberon, che generalmente si riempiva con latte di mucca diluito con acqua: si scioglievano e davano al biberon un gusto dolce, che invogliava i bambini che cominciavano a fare le loro prime esperienze gustative. Oggi però la situazione è un po' diversa: almeno fino ad un anno, quando non c'è il latte materno, si beve un latte “formulato”, cioè un prodotto speciale che contiene tutti gli elementi nutritivi indispensabili, dosati si può dire al grammo. E così, se noi sciogliamo in questo latte che è già “perfetto” i biscotti per bambini, ne alteriamo la composizione e lo trasformiamo in un “superlatte”, cioè in un cibo eccessivamente nutriente. E questo non fa bene, perché per difendere la salute dei nostri bambini noi non combattiamo più contro la denutrizione, ma contro la “supernutrizione” che potrebbe farli diventare oggi “ciccioni”, e domani adulti obesi. Ecco perché i pediatri dicono no ai biscotti nel latte “di proseguimento” (la formula n. 2 che si usa a questa età).
Considerazioni sulla preparazione del latte artificiale
Il corretto utilizzo del latte artificiale non riguarda solo l'aggiunta o meno di altri alimenti, ma anche la tecnica di preparazione. Molti dubbi nascono da una percezione errata delle quantità necessarie al bambino.
Una domanda frequente riguarda la diluizione: "Allatto mia figlia di 3 mesi con il latte artificiale di tipo 1 in polvere: ne dovrebbe mangiare 120/150 ml con 4/5 misurini e invece ne mangia 60/70 ml". In questo caso, il Dott. Mordenti chiarisce: "Ricordi che la giusta diluizione è un misurino di polvere ogni 30 grammi di acqua e quindi non capisco perché lei ne usi solo 3 in 120 ml di acqua. In questo modo la concentrazione di nutrienti è inferiore a quella giusta e quindi la piccola compensa con un numero maggiore di poppate la ridotta densità energetica di ciascuna".

Autoregolazione e svezzamento precoce
I bambini fino ai due anni si autoregolano, per cui se non ci sono dati oggettivi che ci fanno supporre che non stia crescendo in maniera adeguata (scarsa crescita, pianto frequente, sonnolenza estrema), in generale sarebbe bene conformarsi alle sue necessità e volontà. Alcuni genitori, preoccupati per un'assunzione di latte ridotta, tendono a forzare il bambino, magari durante il sonno. Tuttavia, è bene ricordare che ogni bambino è vivo e unico, non è un oggetto con su scritto “mangia ogni 4 ore, X quantità di latte”.
Qualora il bambino mostri segni di eccessivo consumo di latte, come nel caso di un bimbo di 10 mesi che beve oltre un litro di latte al giorno, la Dott.ssa Cammisa suggerisce: "Il consiglio è di mantenere i due pasti principali di latte, cioè colazione e merenda, e iniziare a diluire gli altri biberon: se usa formule liquide, inizi con 3/4 di latte e 1/4 di acqua oligominerale, per poi passare a diluizioni via via maggiori".
Scelta del latte artificiale: cosa sapere
Sappiamo già che non si tratta propriamente di “latte” ma di una formulazione “artificiale”, in quanto creata in laboratorio a partire, nella maggioranza dei casi, da latte vaccino. Il latte materno è una matrice complessa composta per l’87% da acqua, il 3,8% da grassi, l’1% da proteine e per il 7% da lattosio. Le formule artificiali tentano di riprodurre questo cambiamento di nutrienti del latte materno modificando le proprie caratteristiche nutrizionali tra i principali tipi 1, 2 e 3.
Postbiotici nuova frontiera della nutrizione non solo per neonati
Per orientarsi nella scelta, occorre distinguere tra:
- Formula liquida: Sterile e di comodo impiego, non presenta il rischio di contaminazione connesso alla preparazione.
- Formula in polvere: Non è sterile, è suscettibile di contaminazione nel corso della conservazione e manipolazione deve essere resa sicura mediante l’ebollizione dell’acqua; la polvere va aggiunta quando la temperatura arriva a 70°C e poi raffreddata fino a diventare tiepida.
Il ruolo dell'idratazione e delle acque minerali
Per sciogliere il latte artificiale usiamo un’oligominerale. La linea pediatrica di acqua oligominerale Fontenoce, grazie al suo residuo fisso di soli 102,5 mg/l, poco sodio 0,007 g/l e basso contenuto di nitrati 1,6mg/l ben si adatta al delicato apparato dei neonati e dei bambini. È, inoltre, priva di arsenico e nitriti che, specialmente nei piccoli, possono essere dannosi. La ricerca scientifica condotta su neonati a termine e pretermine presso il Policlinico di Messina testimonia che acqua Fontenoce è indicata per la preparazione degli alimenti dei lattanti e dei bambini, con l’approvazione del Ministero della Salute.
Superare le abitudini errate dopo l'anno
Molti bambini utilizzano la sera il biberon per rilassarsi. Tuttavia, la quantità dei biscotti nel latte è spesso decisamente eccessiva ed elevando l’osmolarità del latte induce sete e un notevole sovraccarico renale.
La Dott.ssa Cammisa suggerisce una strategia graduale: "Togliendo, quindi, un biscotto a settimana si eviteranno i problemi di un cambio troppo drastico del sapore del latte. Anche la quantità di latte è eccessiva e tra l’altro non più indispensabile a questa età. È bene iniziare a ridurre le quantità, nell’arco di 2-4 settimane, fino a 250-200 ml. Si potrebbe, infine, provare a sostituire il rito dell’assunzione del latte per l’addormentamento con nuove cerimonie meno mangerecce, come cantare una ninna nanna, leggere una favola, abbassare le luci e ascoltare della musica".

Alimentazione complementare e costruzione del gusto
Il lattante di tre mesi non ha ancora i sistemi enzimatici adatti per digerire gli amidi presenti nei biscotti e nelle farine. Inoltre, i biscotti non hanno un grande significato nutrizionale per i bambini, sono alimenti squilibrati, ipercalorici ed iperglucidici, favoriscono l’obesità ed aumentano il carico renale di sali.
Nel primo anno di vita comunque è meglio preferire le creme di cereali e le farine e sempre dopo i primi sei mesi di vita. La regola di base deve essere il rispetto dei bisogni e dei tempi del bambino. Se la mamma cerca di comprendere i bisogni del proprio figlio, di favorirli, di proporre e non imporre, la graduale separazione dal seno, dal biberon, dai frullati, dagli omogeneizzati avverrà spontaneamente nel tempo, garantendo una crescita sana e consapevole.
Infine, durante l’introduzione dell’alimentazione complementare, ricordiamo che dopo i 12 mesi, età in cui il bambino mangia oramai tutto, la sua alimentazione dovrebbe prevedere almeno 1-2 porzioni di latticini freschi o yogurt al giorno, come indicato dalla ormai nota e indispensabile Piramide Alimentare nell’età evolutiva e nell’adolescenza. È fondamentale ricordare che il picco di massa ossea si ottiene fino a circa i 25 anni di età per cui fino a quel momento è indispensabile garantire una buona mineralizzazione dell’osso che consentirà di mantenerlo il più sano possibile anche nell’età adulta e avanzata.
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