Riceviamo con una certa frequenza dalle mamme che accedono al nostro sito domande riguardanti la scelta e l'utilizzo del latte artificiale. Spesso, questi quesiti sorgono quando il bambino ha ormai compiuto 6 mesi o un anno, e i genitori iniziano a raccogliere informazioni per scegliere il latte di proseguimento o di crescita. Questo processo può generare molti dubbi, in quanto i tipi di latte in commercio sono a volte lodati, a volte banditi, creando confusione su quale sia la scelta migliore. La rinuncia all'allattamento al seno, a volte scaturisce da motivi clinici, a volte da una libera scelta, mentre molte altre, purtroppo, dal mancato sostegno fisico ed emotivo della mamma. In ogni caso, molte famiglie si trovano spesso di fronte alla necessità di scegliere il latte artificiale per il neonato e di capire le differenze tra le varie formule presenti in commercio.

Questo articolo si propone di fornire una guida completa e strutturata per orientarsi nel mondo del latte artificiale, con particolare attenzione al periodo cruciale che va dai 2 ai 5 mesi e mezzo di vita del bambino, e la successiva transizione. Il fine di questo articolo non è esprimere giudizi, ma piuttosto offrire informazioni basate su evidenze per supportare le famiglie nelle loro scelte, tenendo presente che il latte materno è di gran lunga l'alimento più adatto per un neonato, sia sotto il profilo igienico-sanitario sia nutrizionale. Nel caso in cui l'allattamento materno non sia possibile o non sia sufficiente, il latte formulato diventa un sostituto essenziale.
Latte Materno vs. Latte Artificiale: Una Scelta Informata
Si fa sempre un gran parlare dell'allattamento al seno e dei suoi innegabili vantaggi e benefici per la salute: crescita sana, sistema immunitario rafforzato, protezione contro il tumore al seno per la mamma, risparmio economico, comodità di poter nutrire il proprio bambino in qualunque posto e in ogni momento. Il latte materno, oltre a essere facilmente digeribile e assimilabile, è sempre prontamente disponibile, fresco, alla giusta temperatura e senza possibilità di contaminazione esterna. Tuttavia, ci sono anche dei casi in cui, nonostante la buona volontà della madre, l'allattamento materno non parte in maniera adeguata oppure viene abbandonato per mille motivi o addirittura mai iniziato. In queste situazioni, la soluzione è il latte artificiale.
Oggi l'incoraggiamento ad allattare al seno è molto forte: se ne sa di più, e sono molte le figure professionali coinvolte in questa importantissima attività di supporto, tra cui ostetriche, puericultrici, neonatologi, pediatri, consulenti per l'allattamento e mamme alla pari. Tutto questo, che è giustissimo, ha però un rovescio della medaglia: spesso il latte artificiale viene "demonizzato" e visto solo come uno strumento per far soldi per le case produttrici e per i medici stessi. Noi non vogliamo schierarci da nessuna parte, perché una donna deve essere prima di tutto serena, sia che allatti al seno, sia che dia al suo bambino un biberon di latte artificiale. Ed è quindi giusto sapere come comportarsi qualora si decida per il secondo tipo di alimentazione. Nell'impossibilità di allattare al seno, deve essere utilizzato esclusivamente il latte formulato nel primo anno di vita.

Il latte materno è una matrice complessa composta per l’87% da acqua, il 3,8% da grassi, l’1% da proteine e per il 7% da lattosio. Il grasso e il lattosio forniscono rispettivamente il 50% e il 40% dell’energia totale. È importante sottolineare che la composizione del latte materno umano è dinamica e cambia nel tempo, adattandosi alle esigenze del bambino in crescita. Nel corso dei secondi 6 mesi (sempre circa), il latte materno soddisfa circa il 70% dei fabbisogni calorici del bambino. Nel secondo anno di età, il latte materno fornisce ancora il 30% dell’energia di cui il bambino ha bisogno. Se il bambino non è allattato, sarà il latte artificiale a prendere il posto di quello materno nel primo anno di vita, con le stesse modalità.
Comprendere il Latte Artificiale: Tipi e Regolamentazione
Il latte artificiale, meglio chiamato latte formulato, non è propriamente "latte" ma una formulazione "artificiale", in quanto creata in laboratorio a partire, nella maggioranza dei casi, da latte vaccino. Gli alimenti per lattanti sono accomunati da caratteristiche precise. Tutti i latti artificiali, infatti, devono avere una composizione regolata in modo molto rigoroso dalla legge italiana, che a sua volta deriva da una direttiva europea, che a sua volta deriva da un regolamento internazionale. Questa rigorosa regolamentazione assicura che tutte le formule artificiali risultino adeguate per la nutrizione dei lattanti, garantendo un giusto equilibrio di sostanze nutritive, calorie e vitamine. Non esiste nessuna dimostrazione scientifica che una marca sia meglio di un’altra in termini di risultati di salute e nutrizione, e anche dal punto di vista della qualità non vi sono differenze sostanziali.
Le formule artificiali tentano di riprodurre questo cambiamento di nutrienti del latte materno modificando le proprie caratteristiche nutrizionali tra i principali tipi 1, 2 e 3. Le differenze tra proteine contenute nel latte materno e proteine della formula artificiale sono anche qualitative; infatti, la seconda presenta in proporzione una maggiore quantità di caseina (rispetto alle sieroproteine del latte umano) che risulta meno digeribile e tende a formare dei precipitati. Tutti i bambini allattati artificialmente dovrebbero assumere delle formulazioni di latte arricchite con ferro per prevenire l’anemia da carenza di ferro, e questi prodotti sono reperibili con o senza integrazione di ferro.

Latte Artificiale Tipo 1: I Primi Sei Mesi di Vita
Fino ai 4-5 mesi, e più generalmente fino al compimento del sesto mese, si usa un latte adattato di tipo 1, detto anche "latte iniziale". Questo viene prodotto modificando la composizione del latte vaccino per renderlo quanto più simile a quello materno: si riduce il contenuto di proteine e di sali minerali, si sostituiscono parzialmente i grassi con oli vegetali o con acidi grassi polinsaturi "buoni" (gli Omega 3 e gli Omega 6), e si aggiungono lattosio, che ha una importante funzione di acidificazione delle feci, e oligosaccaridi prebiotici, che stimolano la flora batterica intestinale.
Durante la prima settimana dopo la nascita, i neonati assumono 15-60 ml alla volta, con graduale aumento dalla seconda settimana di vita, sino a 90 o 120 ml circa 6-8 volte al giorno. I neonati, crescendo, assumono maggiori quantità di latte, fino a 180-240 ml per volta entro il terzo o quarto mese. La crescita del peso è molto rapida dalla nascita ai primi mesi, ma tenderà a rallentare costantemente nel primo anno di vita.
Orientativamente, la quantità del latte artificiale può essere calcolata moltiplicando 150/160 ml per il peso del bambino e dividendo questo volume (quantitativo di formula) per il numero di poppate che effettivamente assume nel corso di 24h. Questa "regola" rappresenta, tuttavia, solo un’indicazione generale che deve necessariamente essere adeguata al bambino, che va rispettato nel suo senso di fame e sazietà. I genitori non devono forzare il neonato a finire il biberon ma, piuttosto, permettergli di assumere la quantità che desidera ogni volta che ha fame. Se piange dopo aver finito tutta la poppata più volte durante la giornata, è il momento di aumentare il latte.
La Transizione al Latte Artificiale Tipo 2: Oltre i Sei Mesi
Un chiodo fisso delle mamme che hanno optato per l'allattamento artificiale sorge quando il neonato ha raggiunto l'età dei 6 mesi, interrogandosi sul passaggio al latte di proseguimento. Dai 6 mesi si cambia, passando ad un latte artificiale di tipo 2, detto anche di proseguimento. Questo viene modificato per soddisfare le nuove esigenze del bambino, che ora ha iniziato lo svezzamento e quindi assume alimenti diversi che apportano ciò di cui ha bisogno. Tuttavia, il latte rimane fondamentale.
Non vi sono grandi differenze nemmeno tra i cosiddetti latti artificiali 1 (quelli iniziali, raccomandati nei primi 6 mesi) e 2 (quelli di proseguimento, raccomandati tra i 6 e i 12 mesi). Tant'è che molti ricercatori e pediatri affermano che non è necessario cambiare latte artificiale al passaggio dei 6 mesi. Tuttavia, è anche vero che nella maggior parte dei casi si tratta solo di una data di inizio raccomandata. Visto che, infatti, la composizione delle formule di tipo 1 non è poi così diversa da quelle di tipo 2, non succede niente di grave se decidiamo di iniziare a dare il latte di proseguimento una o due settimane prima o dopo che il bimbo avrà compiuto l'età. In ogni caso, la cosa migliore è sempre quella di chiedere consiglio al proprio pediatra: solo il medico, esaminando le curve di crescita del tuo bambino, può indicare quando è il momento giusto per il passaggio.
Il latte 2 o di proseguimento si differenzia dal latte 1 per un diverso dosaggio di alcuni tipi di proteine, vitamine e grassi come l’acido linoleico appartenente al gruppo degli Omega 6; anche il quantitativo di ferro è maggiore. Il motivo di queste maggiorazioni è legato al fatto che con la crescita il fabbisogno di alcuni nutrienti aumenta, dunque è necessario dare al neonato allattato artificialmente una formula più ricca. Inoltre, l’apparato digestivo del neonato di 6 mesi è molto più sviluppato rispetto a quello di un bambino di pochi giorni e settimane, tanto che di solito è proprio in questa fase che inizia lo svezzamento: anche per questo è utile una formulazione più consistente. C'è una differenza nel prezzo: nella maggior parte delle marche, il latte di tipo 2 costa di meno rispetto al latte di tipo 1. In rari casi, le due formule (1 e 2) hanno lo stesso prezzo. Un'informazione finale che di sicuro farà felice è che nella maggior parte dei casi il latte di tipo 2 dura più a lungo di quello di tipo 1, probabilmente a causa del suo utilizzo prolungato fino ai 12 mesi.
Preparazione e Conservazione del Latte Artificiale: Sicurezza e Praticità
I vari tipi di latte artificiale in commercio sono disponibili pronti per l’uso, in flaconi sterili, in forma concentrata da diluire con acqua, e in polvere. Sia la formula artificiale in polvere che quella liquida possono essere utilizzate in quanto dal punto di vista nutrizionale sono analoghe; tuttavia, presentano alcune differenze nella modalità di utilizzo e nella conservazione.
Il latte formulato liquido è più semplice da utilizzare, in quanto è già pronto e si può scaldare direttamente la quantità necessaria (a bagno maria o nello scaldalatte o, con attenzione, nel forno a microonde). Inoltre, prima dell'apertura della confezione, è sterile, quindi meno a rischio di contaminazione. Tuttavia, una volta aperta, la confezione deve essere conservata in frigorifero e consumata entro 24 ore. La formula liquida viene commercializzata in brick in genere da circa 500 ml ed è sterile. Nel corso di integrazione dell’allattamento al seno materno, ovvero nell'allattamento misto, laddove meno di 500 ml di formula al giorno vengano assunti dal bambino, scegliere una liquida può comportare degli sprechi di prodotto aperto e non impiegato.
Il latte formulato in polvere, invece, non è sterile e quindi è più a rischio di contaminazione. Pertanto, richiede una corretta preparazione per poter essere consumato. La polvere va sciolta nell'acqua (minerale o di rubinetto) che avrete fatto bollire per 5 minuti e poi lasciato raffreddare un po'. La polvere va aggiunta quando la temperatura arriva a 70°C e poi raffreddata fino a diventare tiepida. I genitori che usano latte concentrato o in polvere devono seguire attentamente le indicazioni per la preparazione; questi tipi di latte dovrebbero essere preparati con acqua che contenga del fluoro. È importante non cambiare il rapporto tra acqua e quantità di latte indicato sulla confezione, in quanto farlo di propria iniziativa potrebbe essere pericoloso per il bambino. Il vantaggio della formula in polvere è che in genere è meno costosa rispetto al latte liquido e dopo l’apertura della confezione può essere conservata a temperatura ambiente per 10-15 giorni. Sono entrati di recente nel mercato prodotti in polvere confezionati in porzioni, blocchetti incapsulati singolarmente, si aprono uno stick per volta e gli altri restano intonsi, durando fino alla data di scadenza.

Per ridurre il rischio di infezioni, il latte artificiale deve essere assunto in un contenitore sterile. Contenitori di plastica monouso eliminano la necessità di usare biberon sterili. Le tettarelle per il biberon devono essere sterilizzate in lavastoviglie o in una pentola con acqua bollente per 5 minuti. I genitori devono riscaldare il latte artificiale fino alla temperatura corporea. I biberon pieni (o i contenitori di latte artificiale, se monouso) vengono messi in acqua calda e portati alla temperatura corporea. I bambini possono ustionarsi gravemente se il latte è troppo caldo, quindi è necessario agitare delicatamente il biberon per uniformarne all’interno la temperatura e controllarla versandone alcune gocce sulla zona interna del polso, particolarmente sensibile. Il latte a temperatura corporea non deve risultare troppo caldo o troppo freddo al tatto. Il forno a microonde può surriscaldare pericolosamente gli alimenti e non viene consigliato per preparare latte o cibi per neonati.
Modalità di Somministrazione e Allattamento a Richiesta
La posizione ideale per i neonati che si alimentano al biberon è quella semiflessa o seduta. I bambini non devono prendere il biberon sdraiati sulla schiena, perché il latte può risalire nel naso o nelle trombe di Eustachio. Per un allattamento al biberon sereno e piacevole per tutti, vi sono alcuni accorgimenti utili: mantenere il bambino con il busto sollevato, stimolare le labbra con il dito o la tettarella, instaurare un contatto visivo con il piccolo e mantenerlo aderente al corpo dell'adulto. Per fare questo, si può utilizzare un supporto allattamento.

La dimensione dei fori della tettarella è importante: in genere, il latte deve fuoriuscire lentamente dal biberon capovolto. Capovolgendo la bottiglia, il latte dovrebbe uscire prima a "zampillo" e poi defluire più lentamente. Se non dovesse andare bene, sarà il caso di cambiare tettarella o allargare il buco. Durante la poppata, la tettarella e il collo della bottiglia devono essere sempre pieni di latte e non di aria che, passando nel pancino, potrebbe provocare coliche. La ghiera del biberon deve essere ben chiusa.
Uno dei classici dubbi delle neomamme riguarda la frequenza con cui si può somministrare latte artificiale. Fino a qualche tempo fa, c’era parecchia rigidità su questo punto: il latte artificiale è meno digeribile, quindi gli esperti erano concordi nel dire che andava somministrato almeno ogni due ore e mezza-tre. Oggi quasi tutti i pediatri sono più aggiornati e la posizione è molto più "morbida": l’allattamento a richiesta si può fare anche con il latte formulato. Il principio da cui si parte è che ogni neonato è capace di autoregolarsi e di capire quando è sazio. Nessun bambino mangia troppo, ma si ferma quando ha mangiato a sufficienza, stabilendo così quante poppate fare e con quale quantità di latte, indipendentemente dalle indicazioni del medico.
Gli orari rigidi creano nervosismo sia al bimbo che ai genitori e frustrazione. Diventa perciò fondamentale cogliere i segnali di fame che il piccolo manda e cercare di soddisfarli prima che l’agitazione prenda il sopravvento. È fondamentale essere sensibili ai segnali di ogni neonato e alimentarlo quando manifesta fame, anziché seguire rigide tabelle, utili per comprendere le quantità standard per un bambino per età e peso. Al contrario, è importante anche non sovra-alimentare il neonato: generalmente si consiglia di dare la possibilità affinché il piccolo possa avanzare una piccola quantità di latte alla fine della poppata, senza insistere con l’allattamento quando il bambino mostra di voler allontanare il biberon con la lingua. Infatti, anche i bambini allattati con latte artificiale sono in grado di autoregolarsi, proprio come accade con l’allattamento al seno.
In caso di allattamento artificiale a richiesta, la crescita va monitorata e vanno posti dei limiti giornalieri di latte per evitare la sovralimentazione. Se i piccoli sono prematuri, hanno basso peso o patologie, si deve prestare particolare attenzione all’alimentazione perché non si possono correre rischi. Il numero e la frequenza delle poppate dev’essere adeguato alle loro esigenze nutrizionali. Quando poi la situazione si assesta, si può passare all’allattamento a richiesta. Solo nel primo mese, per evitare episodi di ipoglicemia, soprattutto per neonati piccoli, è meglio evitare intervalli tra un pasto e l’altro superiori a 4 ore. Quando il bambino è abbastanza cresciuto e mostra di richiamare l’attenzione quando ha fame, non è necessario svegliarlo, ma è possibile attendere la sua richiesta. I bambini più grandi, capaci di reggere il biberon da soli, non devono essere messi a dormire con il biberon, perché il contatto prolungato con latte o succo di frutta può danneggiare e cariare i denti.
Latte Vaccino e Latti di Crescita: Miti e Realtà Dopo i 12 Mesi
Spesso i genitori si interrogano se sia il caso di dare latte vaccino normale o se sia necessario evitare il latte in polvere in commercio. Alcuni libri consigliano di alleggerire il latte vaccino allungandolo con acqua. È importante chiarire che il latte vaccino comune non è un cibo adatto al bambino durante il primo anno di vita. Non è indicato utilizzare latte vaccino nei primi 12 mesi di vita del bambino come sostituto del latte materno, in quanto non fornisce tutti i nutrienti necessari nelle giuste quantità (ad esempio, è carente di ferro) ed è ipercalorico/iperproteico per i bisogni di un lattante (è infatti adatto alla crescita di un vitello, non di un bambino). Ti chiederai allora perché non passare già al latte di mucca e il motivo è semplice: il latte vaccino, anche se diluito, è infatti troppo povero di ferro o troppo ricco di grassi e proteine per essere somministrato ad un bambino così piccolo. Fino ai 12 mesi è meglio evitare il latte vaccino perché non fornisce i giusti nutrienti e può scatenare forme di allergia o intolleranza.
Dopo i 12 mesi, infatti, la dieta del bambino, per la quota eccedente le calorie fornite dal latte (preferibilmente materno), è quella familiare. Come in qualsiasi dieta familiare, il latte non è essenziale: si possono assumere tutti i nutrienti necessari senza il latte. Se nella dieta familiare c’è il latte, di mucca o di altro mammifero, questo va bene anche per il bambino non allattato. In Italia, questa è quasi la norma; sono rare le famiglie in cui non si consuma latte. Ma il latte dev’essere intero e dato tale e quale, non diluito con acqua. Il bambino ha infatti bisogno di ingerire molti grassi, essenziali per la crescita e lo sviluppo del suo cervello. Dal compimento del primo anno di vita è possibile e raccomandato ricorrere al latte vaccino.
I cosiddetti latti di crescita, un nome inventato dalla pubblicità ma fuorviante (tutti i bambini crescono, sia prima dei 12 mesi sia dopo i 3 anni), non sono veri latti, ma delle formule con decine di ingredienti, fatto che dovrebbe già indurre alla prudenza. Inoltre, non hanno nessuna dimostrata utilità e non hanno niente più del vero latte, salvo il prezzo. Anzi, alcuni ricercatori sostengono che potrebbero avere ingredienti di qualità inferiore rispetto al vero latte, oltre ad essere zuccherati e ad abituare il bambino a preferire i dolci.
Formule Speciali: Rispondere a Esigenze Specifiche
Comunemente, il latte artificiale si ottiene dal latte vaccino, ma sono disponibili altre varietà per i lattanti che non lo tollerano. Se il lattante non tollera la comune varietà di latte artificiale, il pediatra può consigliare di passare a una varietà a base di soia o idrolizzata. In caso non tolleri il latte idrolizzato, è possibile passare alla varietà con aminoacidi. A lungo termine, non sono state rilevate sostanziali differenze nello stato di salute dei bambini allattati con i due diversi tipi di formula.
Esistono poi latti speciali che devono essere scelti con cura in caso di allergie, problematiche (come stitichezza o problemi digestivi) o latti specifici per soddisfare esigenze particolari. Le formule HA sono indicate ad esempio per chi ha familiari (genitori o fratelli) che soffrono di allergie e quindi potenzialmente potrebbero svilupparle. Le proteine presenti in questo prodotto vengono ridotte in particelle più piccole con un processo detto idrolisi, che diminuisce il rischio di reazioni allergiche. Gli idrolizzati spinti invece contengono proteine già digerite e hanno un’efficacia maggiore del latte HA. Il problema è che per il loro costo e per la composizione speciale sono destinati ai bimbi con specifiche malattie intestinali.
Esistono poi prodotti antirigurgito (contengono sostanze ispessenti, come le fibre, ad esempio di carruba, che evitano il reflusso di latte dallo stomaco all’esofago) oppure anticolica, per i piccini che soffrono di questo disturbo molto fastidioso. La maggior parte dei tipi di latte artificiale infine è studiato per evitare la stitichezza, un "effetto collaterale" piuttosto diffuso tra i bimbi nutriti in questo modo. Tra i latti speciali rientrano anche formule per prematuri, anti-diarrea, anti-stipsi. È importante riuscire a capire i bisogni del proprio bambino, in quanto ogni bambino è diverso e segue la sua natura e le sue necessità.
Il Contesto dell'Allattamento Misto
L'allattamento misto prevede l’alternanza tra allattamento al seno e allattamento con latte artificiale con il biberon. L’allattamento al seno è altamente raccomandato e, nella maggior parte dei casi, il latte materno è più che sufficiente ad alimentare il neonato. Non esiste un momento specifico per iniziare l'allattamento misto, e anche la sua durata è variabile proprio perché dipende dalle necessità specifiche di madre e neonato. Una volta iniziato, si può scegliere di continuare fino allo svezzamento, o solamente finché non si risolve la problematica sottostante (per esempio, ripresa del peso ponderale o stabilizzazione della produzione di latte materno).
Una volta deciso di adottare l'allattamento misto, è essenziale comprendere come combinare l'allattamento al seno con quello al biberon. Gli approcci più popolari sono due:
- Allattamento misto alternato: Prevede un’alternanza tra allattamento al seno e quello al biberon. Tuttavia, questo metodo può compromettere la produzione di latte materno, per via della minor stimolazione delle ghiandole mammarie. Usare un tiralatte può aiutare a mantenere stabile la produzione di latte.
- Alimentazione combinata: Prevede l’offerta sia di latte materno sia di latte artificiale ad ogni poppata.
L'allattamento misto è sicuro per la salute del bambino e della madre. Questo è particolarmente certo nei casi in cui viene implementato per far fronte a difficoltà nella crescita del bambino o in assenza di sufficiente latte materno. In generale, il latte materno è sempre l’opzione da preferire, ma l'alternanza con il latte artificiale non compromette la crescita del neonato, se eseguita con attenzione e sotto controllo medico.
ALLATTAMENTO MISTO: Vi racconto la MIA ESPERIENZA
Come per la modalità, anche le dosi e le tempistiche dell’allattamento misto devono essere stabilite con il pediatra, per evitare un’alimentazione eccessiva o insufficiente. Parlare di tabelle e dosi per l'allattamento misto è complesso, perché il dosaggio varia notevolmente da caso a caso. Per comprendere il quantitativo di latte per ciascuna poppata, il totale deve essere diviso per il numero di pasti giornalieri. Queste cifre sono indicative e il numero di poppate nell’arco della giornata può differire da neonato a neonato. Nell’allattamento misto, uno dei dubbi principali è ogni quante ore dare il biberon o il seno. Non esiste una risposta univoca, perché la frequenza, come le dosi, dipende dall'età e dalle esigenze del bambino o bambina. Solitamente, i neonati alimentati con latte artificiale vengono nutriti ogni 2-4 ore; questo mantenendo sempre un’adeguata elasticità sugli orari, lasciando dormire il piccolo se riposa o anticipando un pochino il biberon se manifesta fame. Inoltre, spesso si pensa che limitare l'allattamento misto solo alla sera semplifichi la routine del sonno, supponendo che un neonato allattato con latte artificiale dorma più a lungo rispetto a uno allattato al seno, ma questo non è vero.
Scegliere il Biberon Giusto per l'Allattamento Misto
Nell'allattamento misto, la scelta di un biberon di alta qualità è essenziale per il benessere del bambino. In particolare, un buon biberon per l’allattamento misto ha queste caratteristiche fondamentali:
- Tettarella simile al seno materno: Deve essere morbida e larga per i primi mesi, così da simulare al meglio l’attacco al seno, facilitando la transizione tra seno e biberon.
- Funzione anti-colica: Il biberon dovrebbe ridurre al minimo l'ingestione di aria durante la suzione per prevenire la formazione di coliche, grazie a un flusso uniforme di latte. Questo è cruciale per il comfort del neonato.
- Flusso adeguato: Il biberon deve essere dotato di tettarella adeguata all'età e alle esigenze di ogni bambino. Un flusso lento è indicato per bambini piccoli o per i neonati meno affamati, mentre flussi più veloci sono adatti a bambini più grandicelli o per i più voraci.
Il set NaturalFeeling di Chicco, ad esempio, offre tutto ciò di cui si ha bisogno fin dai primi giorni. Infatti, contiene ben quattro biberon NaturalFeeling, due adatti a partire dei primi giorni di vita (0M+) e con tettarella per flusso lento, e due biberon adatti ai bambini più grandi a partire dai due mesi, con tettarella per flusso medio. Tutti i biberon hanno una tettarella larga e morbida che simula l’attacco naturale al seno.