Il Reale nel parlessere: lalangue e l'impatto del significante

Dire qualcosa dell'ultimo insegnamento di Lacan è molto complesso, non tanto perché i concetti sono difficili, ma perché J. Lacan, di pari passo con la sua elaborazione, è sempre più stringente, sempre più vicino a quell’indicibile che c’è del reale, e nei suoi ultimissimi testi questo è assolutamente percepibile. Ora, il modo in cui per ognuno si produce questa difficoltà dipende dal singolo individuo. Se ci troviamo di fronte a qualcuno che è in un certo tempo della propria analisi e dunque incomincia a cogliere, non solo intellettualmente ma soprattutto attraverso l’esperienza analitica, che cosa sia il reale per lui, quale posto occupi il sapere nella sua vita, quale posto occupi l’altro, cosa presupponga all’Altro o non presupponga, si troverà in una posizione diversa da chi invece è in un altro tempo della propria elaborazione, oppure da qualcun altro ancora che è nel tempo in cui il suo incontro con Lacan passa dalla lettura dei testi.

Comunque, torniamo all’ultimo insegnamento di Lacan per introdurre almeno uno dei concetti che sono presenti nel testo Il Sintomo, ovvero la conferenza tenuta da Lacan il 4 ottobre 1975 al Centro Raymond de Saussure durante un fine settimana di lavoro organizzato dalla Società Svizzera di Psicoanalisi. In questo testo, egli riprende alcuni concetti cardine, tra cui il filo che riguarda lalangue, termine introdotto dal 1971 in poi, in quel periodo del suo insegnamento dove concetti come "parlessere" e "godimento" diventano centrali.

rappresentazione concettuale del legame tra corpo, significante e reale

Dal primato del simbolico al parlessere

C’è un passaggio importante dal primo insegnamento di Lacan al suo ultimo. In una fase iniziale, vigeva il primato del simbolico e la riflessione teorica di Lacan era incentrata intorno alla questione dell’inconscio strutturato come un linguaggio e alla produzione del soggetto dell’inconscio; era una clinica orientata dal simbolico, una clinica del significante. Nel suo ultimo insegnamento parlerà di "parlessere" proprio per rendere conto del fatto che il linguaggio, con i significanti che provengono dall’Altro sin dalla nascita, toccano il corpo. Il corpo diventa corpo proprio a partire dal fatto che è toccato dal linguaggio.

Lacan in questa conferenza ci ricorda come il modo in cui è stato instillato un modo di parlare rispetto al figlio possa portare il senso di come i genitori l’abbiano accettato. Ci dice qualcosa di come ci sia un segno del desiderio che si è scritto: non percepito, ma instillato, impregnato nel corpo. Questi detriti toccano il reale; hanno un’assonanza sonora con ciò che si è ricevuto e, come precisa Lacan, "con cui si metterà a giocare e con cui bisognerà che faccia i conti".

Distinzione tra lalangue e lingua

Intanto possiamo dire che ciò che distingue lalangue dalle lingue, così come Lacan lo dice in Television, è che lalangue non ha significato, non punta al senso, non produce senso. lalangue, a differenza della lingua, non risponde a nessun significato convenzionale, così come invece succede per la lingua. Nel 1972, in L’etourdit - che pronunciato alle orecchie suona anche come Les-tours-dits, i giri del dire - Lacan mostra all’estremo il tratto unario e la differenza.

L’oggetto del desiderio dell’analista non si situa né nei detti né in ciò che l’analista ascolta. Non si situa neanche nel discorso dell’analista inteso come discorso che intrattengono analista e analizzante o di quello che si produce, ma è attento, piuttosto, al dire dell’analizzante quando si esauriscono le associazioni, quando si è essiccata la significazione (immaginaria) e asciugato il senso (simbolico). Lì, il desiderio dell’analista punta al reale, con il taglio di senso nell’epifania del transfert e del suo sembiante.

L'inconscio e l'eccedenza del soggetto

Il reale e l’equivoco della lalangue

Ogni analista, ma anche ogni analizzante, può testimoniare del fatto che in analisi ci si lamenta del discorso dell’Altro parentale, di ciò che è stato detto, di ciò che simbolicamente è mancato, di ciò che ha ricevuto o non ricevuto. Lacan, con il suo ultimo insegnamento, non misconosce l’importanza degli effetti del discorso dell’Altro, ma ricolloca il punto di impatto del peso del discorso dell’Altro al peso della lalangue che si produce a partire dall’ascolto dell’Altro.

Il reale è l’indicibile ed è strettamente connesso con lalangue. Reale perché è fuori dalla catena significante e dunque fuori senso, ed è enigmaticamente connesso al godimento. Il reale ha un’incidenza che si produce nel linguaggio e l’interpretazione si posa proprio sull’equivoco della lalangue.

Prospettive etiche e semantiche della parola

Questo spostamento verso l'impatto del linguaggio sul corpo richiama, in un'ottica di pensiero critico, le dinamiche di risemantizzazione. Come nel Settecento, dove il concetto di patria ha subito un processo di risemantizzazione recuperando le fonti classiche per giungere al patriottismo repubblicano, anche nel campo psicoanalitico assistiamo a una costante riattualizzazione dei termini. L'analisi di Nicolas, personaggio di Saviano, ci insegna come il "colpo di scena" sia una strategia testuale capace di alterare la percezione e porre dilemmi etici, invitandoci a riflettere sui valori della società ipermoderna.

Non è raro trovare in letteratura figure di "giuristi-letterati" che, come Kurt Hiller, hanno cercato di definire il "diritto su di sé" al di là del bene e del male, o traduttori che, nel confrontarsi con testi come Dei delitti e delle pene, mettono in luce l'ambiguità del termine "reo". Queste intersezioni tra l'universo della cultura scritta e le modalità in cui la società si sviluppa mostrano come il linguaggio documentario del potere sia in costante dialogo con ciò che è "fuori senso".

schema del processo di risemantizzazione e impatto del significante

La ricerca sulle tradizioni mitiche locali ci dimostra ulteriormente che ciò che viene occasionalmente recuperato dall'epica panellenica risponde a ragioni legate all'ambiente storico, un po' come i detriti di lalangue che si sedimentano nel corpo dell'infante. Il mito, proprio come lalangue, non è mai un blocco monolitico, ma un'epifania che si presta a innumerevoli interpretazioni, laddove il soggetto tenta di dare un nome a ciò che, originariamente, ha solo un'assonanza sonora.

In definitiva, comprendere la portata dell'ultimo insegnamento di Lacan significa accettare che il soggetto non sia solo un prodotto del simbolico, ma un "parlessere" le cui fondamenta sono poggiate sull'impatto traumatico e creativo della lalangue. Non esiste interpretazione che non passi per il corpo, e non esiste corpo che non sia, prima di ogni identità, un ricettacolo di quei "giri del dire" che definiscono l'enigma del godimento.

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