New Orleans: la culla pulsante del Jazz e crocevia di culture

New Orleans è una di quelle città degli Stati Uniti da visitare almeno una volta nella vita. Viene fondata dai francesi nel 1718 con il nome di Nouvelle-Orléans. È così chiamata in onore di Filippo II d’Orleans, principe di Francia. Si trova in Louisiana, stato che deve il suo nome a Re Sole, Luigi XIV. Ai suoi fondatori francesi però succedono presto gli spagnoli, e non solo. New Orleans diventa in pochi anni una delle mete privilegiate del commercio degli schiavi dall’Africa. Nella città vivono immigrati europei, schiavi africani, artisti, commercianti e imprenditori di tutto il mondo. In breve tempo New Orleans diventa una città unica nel suo genere, un centro culturale in continuo fermento. La contaminazione tra diverse culture porta alla nascita di nuove forme d’arte. Non a caso, New Orleans è la culla della musica jazz. Inoltre, qui si possono gustare anche molte specialità gastronomiche nate proprio dall’incontro tra tante diverse tradizioni culinarie.

Veduta storica e contemporanea del French Quarter di New Orleans

New Orleans, la Big Easy a ritmo di jazz

Negli anni Sessanta New Orleans è stata chiamata “the Big Easy” in contrapposizione ideale a New York, nota come “the Big Apple”. Mentre New York è la città degli affari, New Orleans è la città della rilassatezza e della spontaneità. La musica la fa da padrona, tutto si muove a tempo di musica. In particolare, è il jazz a esprimere l’anima più profonda del luogo. Ancora oggi si possono visitare luoghi molto interessanti legati alla musica jazz, uno su tutti il French Quarter, il quartiere francese, o Vieux Carré. Questo quartiere è un’icona della città: si distingue per la sua architettura coloniale francese e ispanica, per i suoi influssi voodoo, per i locali di musica che ospitano concerti in ogni giorno della settimana e per ottimi ristoranti di cucina creola. Inoltre, qui si tiene anche la celebre festa del Mardì Gras, una delle più importanti feste di carnevale di tutti gli Stati Uniti d’America.

Passeggiando in questa zona non si può non visitare Bourbon Street, storica via di bar e di celebri locali. Qui si trova anche il Fritzel’s European Jazz Bar, piccolo locale di culto per gli amanti del jazz. Camminando su Frenchmen Street si incontra anche un altro celebre luogo, lo Spotted Cat, piccolo, affollatissimo, ma perfetto per chi ama la musica live. Da non perdere nemmeno la Preservation Hall, altro tempio del jazz dalle atmosfere decadenti e vintage, che regalerà esperienze musicali uniche.

Documentary on the New Orleans origins of Jazz

Alla scoperta della cucina creola di New Orleans

Il termine “creolo” è nato per descrivere i figli di emigrati francesi e spagnoli nelle Americhe, in breve tempo è stato allargato anche ai nati da matrimoni tra i francesi, gli spagnoli e gli afroamericani. Oggi questo termine viene utilizzato per descrivere quell’universo culturale in cui cultura europea e afroamericana si legano. Questa definizione si usa anche per descrivere la tradizione gastronomica locale.

La cucina creola si distingue per i suoi piatti di pesce fresco, per l’uso di spezie e di salse. I gamberi sono i grandi protagonisti della tavola in Louisiana. Celebre la zuppa di riso e frutti di mare chiamata “gumbo”, come caratteristico è anche l’incontro tra riso, carne, verdure e gamberi della “jambalaya”. Carne e pesce li ritroviamo insieme pure nel panino “po’ boy”. Da assaggiare anche le patate “dauphinoise” alla creola, ovvero un tipico sformato di patate francese reinterpretato alla maniera americana. Se volete provare ottimi gamberi alla creola, in un ambiente ottocentesco e suggestivo, prenotate un tavolo al Muriel’s di Jackson Square. Si dice che in questo locale storico di New Orleans si veda spesso passare anche un fantasma. Se amate queste atmosfere, è da provare assolutamente anche l’Antoine’s Restaurant a St. Louis Street.

Il Mississippi: l’arteria di un continente

Il destino di un grande fiume è quello di segnare la storia del suo paese e il Mississippi ha fatto parte parecchie volte della storia degli Stati Uniti d’America. Gli ha fatto vivere l’epopea dei battelli a vapore e ha nascosto nelle sue acque le migliaia di soldati morti durante la guerra civile, ha visto le sponde abitate dagli indiani e lavorate dagli schiavi negri, le sue acque percorse dai ragazzini di Mark Twain e dai viandanti di Kerouac. Ha ispirato musiche e film, letteratura e esplorazioni.

La meraviglia del fiume arriva alla fine, in Louisiana, circa 150 km prima che il Mississippi sfoci nel Golfo del Messico. Il paesaggio che circonda New Orleans è ritratto benissimo in un film minore ma molto poetico, “Una canzone per Bobby Long” con un atipico John Travolta e la bella e brava Scarlet Johansson. Un mondo di umide paludi, di sonnolenti paesini di provincia, di catapecchie costruite sulle rive fangose del fiume, con le loro verande invase da zanzare ma che assicurano un po’ di frescura serale, magari ascoltando un buon pezzo jazz su una sedia a dondolo.

E’ questa sensuale città fondata dagli esploratori francesi nel 1718 il vero motivo per cui vale la pena di seguire il corso del Mississippi fino al mare: si arriva qui e si vive la leggendaria, inimitabile capitale del Jazz. Sono le centinaia di club e di bar musicali schierati su Bourbon Street il richiamo che funziona da generazioni, da quando almeno è cominciato il mito di Dixieland, quel jazz suonato per la prima volta proprio a New Orleans dove le band di bianchi provavano a imitare le voci dei neri.

Il corso del Mississippi e la sua influenza sul delta

Una città con l’anima: tra letteratura e storia

A New Orleans la musica scorreva e ancora scorre nel cuore e nel sangue dei suoi abitanti, scorre placida e naturale come il Mississippi. Bianchi, neri, creoli, europei, ex schiavi, un crogiuolo di razze, di lingue, di religioni, di cucine e ovviamente di musiche, di canti e di suoni: il vero miracolo di New Orleans è sempre stato questo. Una città con l’anima, dove oltre a un gran caldo si sentono cose, si provano brividi. Dove senza un vero perché si resta a vivere, come hanno scelto di fare grandi scrittori come William Faulkner, che qui trasse l’ispirazione per “Luce d’agosto” e “L’urlo e il fiume”, Tennessee Williams che nel vedere i tram sferragliare su St. Charles Avenue compose “Un tram chiamato desiderio” ed Ernest Hemingway che dai bastioni e dai vicoli del quartiere francese trasse spunti per il suo stile passionale.

Il Vudù di New Orleans: una tradizione sincretica

Il vudù della Louisiana, o vudù di New Orleans originariamente entrò negli Stati Uniti tramite immigrati dall'Africa e da Haiti come Marie Laveau, "la regina del vudù di New Orleans". Marie era una pacifista e nota per la guarigione delle persone. Sebbene senza precedenti, il prete cattolico locale lasciò che Marie praticasse il vudù nella Chiesa cattolica e, di conseguenza, divenne famosa, portando molti in Louisiana a credere nel Voodoo. Il vudù di New Orleans descrive una serie di credenze e pratiche spirituali sviluppate dalle tradizioni della diaspora africana in Louisiana. È una forma culturale delle religioni afroamericane sviluppate dalle popolazioni dell'Africa occidentale e centrale dello stato. È diventato sincretizzato con la cultura cattolica e francofona di New Orleans a causa dell'oppressione culturale africana nella regione come parte della tratta degli schiavi dell'Oceano Atlantico.

La pratica di creare e indossare ciondoli e amuleti per la protezione, la guarigione o il danno degli altri era un aspetto chiave del primo vudù della Louisiana. L'Ouanga, un incantesimo usato per avvelenare un nemico, conteneva le radici tossiche dell'albero figuier maudit ("fico maledetto"), portato dall'Africa e conservato in Louisiana. Dall'altra parte della strada rispetto al cimitero dove è sepolto Laveau, vengono lasciate offerte di pound cake alla statua di Sant'Expédite; si ritiene che queste offerte accelerino i favori richiesti.

L'influenza italiana e le radici del Jazz

Sì, perché New Orleans è la culla natale del jazz. È qui infatti che fu ideato per la prima volta il “genere nero” per eccellenza, agli inizi del XX secolo. Vi è pure chi sostiene che a inventare il jazz sia stato un siciliano originario di una famiglia del Trapanese emigrata in America; o, comunque, che nella sua affermazione vi sia stato un significativo contributo dei musicisti siculo-americani. Alla fine dell’Ottocento gli italiani emigrati a New Orleans erano circa 12 mila, in buona parte siciliani. Correva l’anno 1876 quando la famiglia La Rocca s’imbarcò sul “Montebello”.

Tra loro, fu Nick La Rocca a essere più attratto dalla musica e a rivelare presto il suo talento. Nel 1915 Nick La Rocca entrò a far parte della band del batterista Johnny Stein. Il gruppo cominciò a farsi notare nei locali dove si suonava il jass, si ballava, beveva, e si faceva qualcos’altro. Quel “bordello” di note piaceva, metteva allegria e scatenava danze e movimento. La data memorabile in cui l’Original Dixieland Jass Band di Nick La Rocca incise su disco i primi brani di jazz, anzi di jass, fu il 26 febbraio del 1917. Quel disco fu baciato da un successo eccezionale, vendette un milione di copie superando persino le incisioni di Caruso.

New Orleans: geografia, clima e architettura

New Orleans, nota in italiano arcaico come Nuova Orleans e in francese come La Nouvelle-Orléans e soprannominata NOLA o Big Easy, è una città consolidata degli Stati Uniti d'America nonché principale centro dello Stato della Louisiana. La città si trova sulle rive del fiume Mississippi a circa 170 chilometri dal golfo del Messico. La città ha un'area totale di 350,2 miglia quadrate ed è situata nel delta del fiume Mississippi, a est e a ovest delle rive del fiume e a sud del lago Pontchartrain.

New Orleans ha un clima subtropicale umido, influenzato dalla posizione in cui si trova. L'estate a New Orleans è particolarmente calda, afosa e piovosa, con temperature massime giornaliere fra i 30 e i 35 gradi, ma con alta umidità che porta all'afa e alla percezione di una maggiore temperatura dell’aria. Nel periodo estivo, a partire da giugno, si apre la stagione degli uragani che dura fino a novembre e vede il suo periodo di picco da fine agosto a settembre. Dopo l'uragano Katrina il corpo statunitense degli ingegneri ha istituito misure massicce di riparazione degli argini e di protezioni anti-uragano per proteggere la città.

Il quartiere francese, noto anche come Vieux Carré e Barrio Francés, è il quartiere più antico della città. Dopo che New Orleans è stata fondata nel 1718 la città si è sviluppata intorno alla Vieux Carré ("Piazza Vecchia" in francese), una piazza centrale. Il distretto è più comunemente chiamato il quartiere francese oggi, o semplicemente "Il quartiere", in relazione ai cambiamenti nella città con l'immigrazione americana dopo l'acquisto della Louisiana del 1803. Il Garden District è un quartiere della città di New Orleans. L'area è stata originariamente sviluppata tra il 1832 e il 1900 ed è considerata una delle collezioni di dimore storiche meglio conservate negli Stati Uniti meridionali.

Architettura coloniale del Garden District

Il Carnevale: il Mardi Gras

Il Carnevale di New Orleans o Mardi Gras ha origini antiche, le prime feste risalgono all’800. Le sfilate del Mardi Gras sono organizzate dalle Carnival krewe, delle “corporazioni” che realizzano costumi e carri, ironici verso governo e società. Le sfilate avvengono per le strade della città alta, da San Charles Avenue e Canal Street fino all’inizio di Quartiere francese. Valanghe di coriandoli piovono sulla folla, monete di legno e collanine. Mardì Gras è la terminologia francese che deriva proprio dal passato francese di cui la città va fiera. I festeggiamenti durano diverse settimane e si concludono con le celebrazioni del martedì grasso, che venne celebrato per la prima volta nel 1827. Anche la scelta dei colori è di grande importanza: tra i tanti spiccano sicuramente il porpora, il verde e l'oro - e non è un caso.

Jazz e letteratura: uno stream of consciousness

Nelle radici più profonde del jazz si origina un vero e proprio stream of conscioussness musicale. Da New Orleans ai giorni nostri scorre un unico, possente fiume. Viste retrospettivamente, anche le fratture, perfino le rivoluzioni - per esempio quella del bebop e più tagli tardi del free jazz - assumono via via un carattere di continuità, di spontaneità. Lo stream si fonda per sua natura sulla jam session e l’improvvisazione.

Cosa hanno in comune il jazz e la tragedia, a parte la probabile origine da un’improvvisazione rituale, o almeno divenuta in seguito tale? Condividono il senso umano del dolore, della lacerazione, della protesta, del perenne mutamento del divenire, i vari registri esistenziali che suscitano e verso cui attraggono e trascinano. La musica è perciò il fondamento della riflessione umana sul proprio destino. La forza dell’arte, suggerisce Cortázar, sta nella sua inesauribile capacità propositiva e rigenerante: se un tessuto inerte viene lacerato, la cucitura segnerà sempre lo strappo; ma nel caso di una ferita viva, la cicatrice permetterà all’organismo di ricomporre il taglio senza inibire in alcun modo l’organismo.

Il testimone: Jelly Roll Morton

Per un pianista che ha dato le spalle a migliaia di clienti armati nei postriboli di New Orleans, non essere morto sparato potrebbe già essere considerato un successo. Ferdinand Joseph LaMothe, in arte Jelly Roll Morton, sparato non lo fu mai, ma accoltellato alle spalle mentre armonizzava alla tastiera, sì. E non successe a New Orleans, bensì in uno squallido club di Washington, il Jungle Inn, di cui Morton era insieme co-proprietario, gran cerimoniere, pianista, buttafuori e, all’occasione, cuoco e cameriere. «Buttava sangue come un vitello sgozzato», è la vivida immagine che ci consegnò la moglie Mabel.

Morton poteva peccare di modestia, non certo di carattere. Era un creolo orgoglioso e sfrontato, che non amava farsi mettere i piedi in testa da nessuno, men che meno da teppisti e maleducati. La vita di Jelly Roll Morton, «creolo di New Orleans e inventore del jazz», è oggetto insieme di leggenda e di un libro ben noto agli appassionati di jazz e di musica americana. Mister Jelly Roll fu pubblicato per la prima volta dal suo autore, l’etnomusicologo americano Alan Lomax, nel 1950. A questo proposito è importante premettere che l’idea di una New Orleans culla del jazz cominciò a diffondersi negli Stati Uniti soltanto sul finire degli anni ’30, e questo grazie in particolare alle conversazioni che appassionati e collezionisti di jazz newyorchesi intrattennero con i musicisti di New Orleans.

Le interviste che Alan Lomax condusse con Jelly Roll Morton nel 1938 sono dunque di grande rilievo storico. Rappresentano una delle prime e delle più importanti testimonianze relative alla scena musicale e allo sviluppo del jazz di New Orleans d’inizio Novecento, e precedono di un anno la pubblicazione del libro Jazzmen, il primo vero studio sul jazz seguito, tre anni dopo, da The jazz record book. Curiosamente il libro di Alan Lomax trova soltanto ora la prima traduzione in lingua italiana. Ci ha pensato la casa editrice Quodlibet, la quale, grazie alla collana Chorus curata da Fabio Ferretti e Claudio Sessa, mette infine a disposizione del lettore italiano questo prezioso affresco di storia musicale d’America.

Verso New Orleans: logistica e consigli

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Dirigetevi a Oak Street e passeggiate per questa via che è a tutti gli effetti un punto di riferimento non solo per gli studenti universitari di New Orleans, ma anche per visitatori, artisti locali, scrittori artigiani e musicisti, attirati qui dalla voglia di scoperta di questo meraviglioso e caratteristico centro, che sorge tra il margine occidentale della città e il fiume Mississippi. Una volta arrivati in Oak Street non dimenticate una visita in un altro storico locale di New Orleans, il Maple Leaf Bar. Proprio qui si sono esibiti molti tra gli artisti più importanti al mondo. È aperto dalle 15 alle 3 di notte ed è situato in una delle tipiche costruzioni che caratterizzano la città.

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