La Sindrome da Astinenza Neonatale (SAN) è un complesso disturbo che ha visto un incremento in tutti i Paesi del mondo, strettamente legato all'aumento del consumo di sostanze stupefacenti. Questo fenomeno, che tocca una percentuale significativa di neonati, figli di madri che hanno fatto uso di droghe, in particolare oppioidi, durante la gravidanza, getta luce su una realtà sommersa e spesso taciuta. Il libro d'inchiesta "La scimmia sulla culla", scritto dalla giornalista Angela Iantosca ed edito dalle Edizioni Paoline, intraprende un viaggio nel mondo della maternità "contaminata" dalle sostanze stupefacenti, raccogliendo dati, interviste e testimonianze dirette.

Il volume non si limita a documentare la cruda realtà della SAN, ma cerca di esplorare i vuoti interiori e le vere dipendenze che spingono alcune persone verso l'uso di droghe. Iantosca dà voce a chi lavora a stretto contatto con i giovanissimi, a chi è entrato in comunità minorile, a psichiatri, psicoterapeuti e a coloro che operano in ospedale, registrando quotidianamente il disagio dei più piccoli. Il libro, descritto come "crudo, duro, ma anche ricco di speranza" dall'Ansa, offre uno sguardo penetrante su un problema sociale che richiede attenzione e comprensione.
L'Origine Antica della "Scimmia": Dalla Tradizione Popolare alla Dipendenza Moderna
Il termine "scimmia", nella tradizione popolare, è spesso associato a connotazioni negative: qualcosa di brutto, malefico e pericoloso. Espressioni come "brutta scimmia", "cattivo come una scimmia" o "scimmia dispettosa" riflettono questa percezione. Anche figure spaventose per bambini, come il Gatto Mammone, sembrano richiamare l'immagine di una scimmia dall'aspetto sgradevole.
In diversi modi di dire, la scimmia è legata all'idea di perdita del controllo su se stessi, in particolare nel contesto dell'alcolismo, considerato un tempo uno dei vizi più gravi e vergognosi. L'abitudine al bere, diffusa e vituperata, portò la fantasia popolare a immaginare il bevitore come vittima di una scimmia appollaiata sulla spalla, che premeva insistentemente per ottenere altro alcol. Se l'ospite rifiutava, la scimmia si vendicava, procurando malessere, graffiando il volto o strappando i capelli.
Originariamente, quindi, la locuzione "avere la scimmia" indicava l'essere ubriachi fradici o bevitori abituali. Altri significati includevano l'avere un aspetto brutto, sgraziato, vagamente simile a una scimmia, specialmente per chi era molto peloso o aveva arti sproporzionati. Un ulteriore significato era quello di imitare qualcuno nel modo di fare, parlare, agire o pensare.

"In Bocca al Lupo": Un Augurio Mal Interpretato
Un esempio interessante di come i modi di dire possano nascere da equivoci è "In bocca al lupo". Molti ritengono che la risposta corretta a questo augurio sia "Crepi!", interpretando il detto come un augurio di finire nella fauci di un predatore. Tuttavia, questa interpretazione è errata. L'origine del detto risale all'abitudine dei lupi, e di molti altri mammiferi, di trasportare i propri cuccioli tenendoli in bocca per la collottola, mettendoli così in un luogo sicuro. Pertanto, "In bocca al lupo" significa in realtà "stai tranquillo, al sicuro", e la risposta appropriata dovrebbe essere un semplice "Grazie!".
Animali e Metafore: Un Linguaggio Ricco di Simboli
Gli animali sono protagonisti indiscussi del nostro linguaggio e dei modi di dire, spesso utilizzati per rappresentare caratteristiche della personalità umana. Si può essere rozzi come un cinghiale, lunatici come un cavallo, coraggiosi come un leone, forti come un toro, noiosi come una mosca, sfuggenti come un'anguilla, muti come un pesce, furbi come una volpe, curiosi come una scimmia, grassi come una balena, testardi come un mulo, ciechi come una talpa, veloci come una lepre, docili come un agnello o puzzolenti come una capra.
Tuttavia, l'uso di animali per indicare qualità etiche, morali o psicologiche può portare a errori concettuali. Ad esempio, l'espressione "solo come un cane" può avere un fondamento per i cani randagi, ma poco c'entra la capra con la cultura ("ignorante come una capra"), così come l'asino. Il serpente, contrariamente alla credenza popolare alimentata dalla Bibbia, non è intrinsecamente "infido" o "traditore". Pavoni e civette, definiti "vanitosi", si limitano a comportamenti volti ad attrarre partner e difendere territori, mentre il "cervello di gallina" non differisce significativamente da quello di altri galliformi.

L'Allocco: Un Simbolo di Imbranataggine o di Saggezza?
Il modo di dire "stupido come un allocco" dipinge questo rapace notturno come un simbolo di imbranataggine. Tuttavia, la realtà potrebbe essere diversa. Un episodio accaduto a Pavia negli anni '80, durante una ricerca sui rapaci notturni, suggerisce una maggiore perspicacia da parte degli allocchi. Una coppia che nidificava nella Torre Civica, monitorata regolarmente, scomparve misteriosamente. Solo in seguito si scoprì che la torre era crollata improvvisamente a causa di un cedimento strutturale. Gli uccelli, evidentemente, avevano percepito il pericolo imminente e si erano allontanati per tempo, dimostrando una notevole capacità di anticipazione.
Eredità Linguistica e Simbolismo Culturale
I modi di dire legati al mondo animale, compresi quelli che hanno come protagoniste le scimmie, sono un'eredità linguistica che affonda le radici in un passato lontano e in una concezione del mondo che a noi appare talvolta crudele. Queste espressioni, sopravvissute alla loro origine, riflettono un sistema simbolico complesso, spesso basato sull'associazione iconica con gli animali, le cui caratteristiche comportamentali o fisiche venivano percepite come analoghe a quelle umane.
L'antropomorfia della scimmia, in particolare, gioca un ruolo significativo in una miriade di modi di dire che si riferiscono a metafore animali. Come evidenziato dal lavoro dello studioso Ottavio Lurati, queste espressioni non nascono da creazioni individuali, ma fanno parte di una rete di dati antropologici diffusi in tutta Europa. Il ricorrere sistematico di determinati simbolismi legati a specifici animali in varie lingue suggerisce un carattere simbolico condiviso e proiettato sull'animale in diverse culture europee, radicato in usanze, credenze e tipologie mentali comuni.

Evoluzione Semantica: Dalla "Bertuccia" alla Dipendenza da Droghe
Nell'italiano antico e nei volgari, forme come "simia", "mona", "berta" e "bertuccia" erano utilizzate in contesti legati all'ubriachezza. L'espressione "prendere la bertuccia", attestata già nel XVI secolo, significava "ubriacarsi", derivando dal costume della scimmia, ritenuta molto avida di vino.
Anche l'espressione "prendere la monna", attestata in testi fiorentini del XVII secolo, indicava l'essere ubriachi, con particolare riferimento a chi cadeva in buffonerie e faceva pazzie dopo aver bevuto troppo. Il termine "monnino", derivato da "monna" (scimmia), poteva indicare un "motto arguto, mordace" e si riferiva anche alla bertuccia presente sulla carta del quattro di coppe.
L'espressione "avere la scimmia" ha sviluppato, nell'italiano moderno, nuovi significati, probabilmente influenzata dall'inglese "to have a monkey on back". Oggi, si riferisce non più all'ubriachezza, ma alla dipendenza da droghe pesanti, come la morfina e l'eroina. La più antica attestazione nota di questo uso risale al 1965, ma è stata retrodatata al 1953 attraverso un articolo di Mario Monti.
Sindrome da astinenza neonatale
La "Scimmia sulla Culla": Un Simbolo della Dipendenza Moderna
Il titolo del libro di Angela Iantosca, "La scimmia sulla culla", racchiude in sé il legame tra l'antica metafora della dipendenza e la sua manifestazione più drammatica nel contesto della Sindrome da Astinenza Neonatale. La "scimmia" che un tempo si credeva appollaiata sulla spalla del bevitore, oggi assume la forma di una dipendenza che si trasmette dalla madre al figlio, causando sofferenza e un complesso percorso di guarigione. Il libro, dunque, non solo esplora le origini linguistiche e culturali di questa metafora, ma la proietta su una realtà contemporanea, offrendo uno spaccato toccante sulla fragilità umana e sulla resilienza necessaria per affrontare le sfide della vita.