La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un campo complesso che interseca profondamente la medicina e la psicologia, toccando corde intime della vita individuale e di coppia. Avere un figlio, infatti, è un evento naturale e profondo, scritto nel percorso di vita di una coppia, che comporta a livello individuale l’acquisizione di una nuova identità, materna o paterna, e a livello di coppia rappresenta la realizzazione di un progetto condiviso e co-costruito tra i partner. Tuttavia, quando l'infertilità si frappone tra il desiderio e la sua realizzazione, molte ombre calano sui mancati genitori, modificando profondamente la percezione sociale e individuale che uomo e donna hanno di sé.

Il Contesto dell'Infertilità: Una Sfida Crescentemente Diffusa
L’infertilità è riconosciuta come un problema di salute globale. Si parla di infertilità come patologia, capace di generare disabilità (OMS, 2010), ed è comunemente definita come l’assenza di concepimento dopo un anno di rapporti sessuali non protetti, oppure come il risultato di aborti ricorrenti. Si stima che circa il 15% - 20% delle coppie italiane sperimenti dei problemi di infertilità, una percentuale che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità riguarda circa 1 persona su 6 in età fertile. Questo fenomeno appare destinato ad aumentare, con forti conseguenze psicologiche, sociali ed emotive. I problemi di infertilità sono generalmente riconducibili nel circa 40% dei casi ad un fattore maschile, nel circa 50% ad uno femminile e nel restante 10% ad eziologia mista (Ministero della Salute, 2008, Decreto dell’11 aprile, Art. 7, legge n. 40/2004). Si distingue tra infertilità primaria, se la donna non ha mai avuto precedenti gravidanze, e secondaria in caso contrario. La distinzione dal termine sterilità deriva dal fatto che, in quest’ultimo caso, esiste una causa documentabile che impedisce il concepimento, per cui quel soggetto non riuscirebbe a partecipare al concepimento nemmeno con l’ausilio delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Data la rilevanza evolutiva, clinica e sociale della riproduzione, il ruolo degli aspetti psicologici implicati nel processo diagnostico e terapeutico dell’infertilità costituisce un’area di investigazione e di intervento centrale nel campo della Medicina della Riproduzione e della Psicologia Clinica.
Le Procedure della PMA: Un Percorso Tecnologico e Emotivo
La procreazione medicalmente assistita (PMA), conosciuta anche come "fecondazione artificiale", rappresenta una possibilità a cui la coppia può ricorrere quando tutte le altre tecniche meno invasive non hanno portato ai risultati sperati. Affrontare un percorso di fecondazione assistita non riguarda solo l’ambito medico ma è una vera e propria sfida emotiva perché non basta solo seguire le indicazioni, fare le analisi, programmare gli interventi, ma bisogna essere pronti nel veder cambiare il proprio corpo, vivere nell’attesa, percepire lo scorrere inesorabile dei giorni e dei mesi. Tutto ruota intorno a una domanda: “Funzionerà questa volta?” e nel frattempo emotivamente ci si sente come su delle montagne russe.

Per individuare le cause dell’infertilità, è necessario, oltre alla prima visita e alle consulenze specialistiche, sottoporre entrambi i partner ad una serie di accertamenti specifici. Le tecniche di PMA si distinguono in tecniche di I livello, quando sono semplici da attuare e poco invasive, e tecniche di II e III livello, quando sono più complesse e più invasive, e sono regolate dalla Legge 40/2004, che prevede l’utilizzo iniziale delle tecniche meno invasive, passando successivamente alle altre in caso di insuccesso. Generalmente, tenendo conto del quadro diagnostico individuato, si opera gradualmente, partendo dalle tecniche meno invasive e procedendo con quelle più complesse, solo in caso di fallimento del tentativo precedente.
Tecniche di I Livello: Meno Invasive, ma Essenziali
Qualora non si riscontrino particolari problematiche alla base dell’infertilità, il primo passo consiste nella stimolazione ormonale finalizzata a rapporti sessuali programmati. Questo primo tentativo, non invasivo e generalmente più facile da accettare per i partner, rappresenta un modo per aumentare le probabilità di incontro di spermatozoi e oociti, sfruttando l’ovulazione indotta chimicamente per programmare il rapporto sessuale. La famosa inseminazione artificiale rappresenta una tecnica di I livello: consiste nell’introdurre, dopo averli preparati adeguatamente, gli spermatozoi del partner direttamente nella cavità uterina. Questo procedimento richiede l’induzione farmacologica dell’ovulazione, per facilitare la fecondazione degli ovociti direttamente all’interno del corpo della donna.
Tecniche di II e III Livello: Maggiore Complessità e Invasività
Le tecniche di secondo e terzo livello prevedono interventi più invasivi e complessi, come la fecondazione in vitro. La riproduzione in vitro con trasferimento dell’embrione (FIVET) è una tecnica di II livello, che prevede che spermatozoi e oociti vengano messi in contatto in laboratorio, in modo tale da facilitare la formazione degli embrioni, che saranno poi trasferiti nell’utero della donna. Più complessa è la microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), che prevede le stesse tecniche utilizzate nella FIVET, con la differenza che gli spermatozoi sono iniettati direttamente all’interno dell’oocita. Nel 2014, la Corte Costituzionale ha eliminato il divieto di utilizzare la fecondazione eterologa, consentendo così sia la fecondazione omologa che quella eterologa.
Tecniche PMA
Dal momento in cui la coppia, ricevuta la diagnosi di infertilità e conosciute le cause sottostanti, decide di intraprendere un percorso di PMA, si trova a confronto con la possibilità di valutare la tecnica più adatta alle proprie esigenze, tenendo conto non solo del quadro diagnostico, ma anche dell’impegno che ogni procedura richiede in termini fisici, economici, psicologici e di tempo: ogni procedura, infatti, prevede una serie di passaggi che possono rappresentare, soprattutto per la donna, un impedimento al raggiungimento di obiettivi lavorativi o al mantenimento della carriera (McLaney, Tennen, Affleck, & Fitzgerald, 1995).
L'Impatto Psicologico dell'Infertilità e della PMA
L'infertilità e il percorso di PMA non sono solo una questione medica, ma un vortice emotivo che travolge l’identità, la coppia, i sogni e le paure più profonde. Il percorso di PMA può mettere a dura prova l'equilibrio psichico della coppia. Per i pazienti, il trattamento dell’infertilità presenta, infatti, notevoli implicazioni psicologiche a livello individuale, di coppia, relazionale e sociale, che sono state ampiamente indagate (Domar, Brome, Zuttermeister, Seibel & Friedman, 1992; Slade, Emery & Lieberman, 1997; Newton, Sherrad & Glavac, 1999; Daniluk, 2001; Bergius & Stanton, 2002; Verhaak et al., 2005; Lechner, Bolman & van Dalen, 2006).
La Crisi dell'Identità Individuale e di Coppia
L’infertilità è stata definita una vera e propria crisi di vita e rappresenta un evento impegnativo sia sul piano individuale che nella relazione di coppia. Questa esperienza può essere fortemente stressante per entrambi i partner, poiché viene profondamente messa in discussione l’identità personale: per la donna, può sembrare negata l’esperienza della maternità; per l’uomo, la capacità riproduttiva può essere vissuta come rappresentazione della propria potenza sessuale. La mancata realizzazione del desiderio di procreare e la successiva diagnosi di infertilità possono generare intense reazioni emotive e stati d’animo come senso di fallimento della dimensione progettuale, delusione, impotenza, incertezza, angoscia, rabbia, solitudine, senso di colpa, tristezza e dolore del lutto. Tutto questo può mettere a dura prova l’equilibrio psico-fisico dei singoli partner e il legame di coppia.

Le coppie che contemplano la decisione di intraprendere un percorso di PMA spesso sono stanche e sofferenti, poiché hanno già vissuto frequenti delusioni e insuccessi, sperimentando sentimenti di perdita rinnovati dall’arrivo del ciclo mestruale, che segna mensilmente il fallimento del progetto. Pensieri e paure diventano sempre più presenti con il passare del tempo e con i continui tentativi naturali non andati a buon fine. Questo iter lungo e stressante, fatto di pratiche invasive, attese, incertezza del processo e preoccupazioni reiterate ad ogni step, è molto impegnativo a livello emotivo e relazionale di coppia. Non dobbiamo dimenticare che l’esperienza dell’infertilità colpisce la qualità del legame della coppia e mette a dura prova gli equilibri costruiti fino a quel momento. Nella coppia possono generarsi atteggiamenti finalizzati a fornire sostegno e protezione oppure comportamenti conflittuali e ostili, che possono sfociare in accuse reciproche sulle responsabilità del fallimento procreativo che minano la coesione e la stabilità coniugale.
La Sessualità Sotto Pressione
Un elemento fondamentale della coppia che spesso subisce gli effetti della diagnosi di infertilità e degli interventi di PMA è la sessualità. Molti studi evidenziano come le difficoltà sessuali possano essere un esito del percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (Coëffin-Driol & Giami, 2004; Piva et al., 2014; Tao et al., 2011; Wischmann, 2010; Wischmann & Thorn, 2013). Gli studi a tal proposito riportano che l’infertilità provochi problemi sessuali nel 10-60% dei casi (Moller, 2001; Boivin et al., 2001), soprattutto in termini di perdita di desiderio sessuale e di riduzione della frequenza dei rapporti. Uno dei principali problemi in questo senso è la perdita di spontaneità e piacere tipici dell’atto sessuale: questo viene trasformato nel mezzo attraverso il quale raggiungere l’obiettivo di concepire, perdendo gli aspetti di intimità e gioco che caratterizzano i rapporti prima della diagnosi di infertilità (Ohl et al., 2009; Piva et al., 2014; Wischmann et al., 2014). A rischio è anche la sessualità, che spogliata della sua funzione riproduttiva può diventare un atto sterile e meccanico. Moller (2001) evidenzia come il 69% degli uomini riporti un calo del desiderio, a fronte del 26% delle donne, con una popolazione maschile caratterizzata per il 17% di casi di disfunzione erettile e il 13,5% di eiaculazione precoce, ed una femminile caratterizzata per il 50% da dispareunia e il 22% difficoltà nel raggiungere l’orgasmo.
Le Emozioni Durante la PMA
Le emozioni che si provano durante un percorso di fecondazione assistita sono tante e diverse tra loro. Si prova ansia perché ogni attesa pesa e perché nonostante gli sforzi non c’è una garanzia di successo. La quotidianità nell’infertilità cambia silenziosamente ma in profondità. Tutte le attività che prima si riuscivano a svolgere con tranquillità diventano pesanti da affrontare. Il tempo non scorre più con naturalezza ma è sospeso e scandito da fasi specifiche da rispettare e anche il futuro cambia forma perché non si riesce più ad immaginarlo con leggerezza. Si prova rabbia nei confronti del proprio corpo e nei confronti di chi è riuscito a coronare il sogno della genitorialità. Si prova tristezza, un senso di vuoto che in alcuni casi può sfociare in uno stato di depressione emotiva, o in bassa autostima che mina il proprio senso di valore. Infine, ci si sente in colpa perché i problemi di fertilità vengono visti come un fallimento personale o mettono in crisi la coppia se si attribuisce la colpa al partner. C’è anche un barlume di speranza che riaccende l’animo ad ogni tentativo ma è una speranza cauta, spesso silenziosa, che convive con la paura di illudersi ancora. Questo stress emotivo legato all’infertilità ti cambia, ti scuote e ti mette in discussione. Non è sbagliato provare un mix di emozioni diverse e contraddittorie durante la PMA, perché il percorso che si sta affrontando è molto faticoso e pieno di ostacoli.
Il Senso di Solitudine e l'Isolamento Sociale
La solitudine in una situazione di infertilità è fatta di assenze, di silenzi, di persone intorno a te che magari ti vogliono bene ma che non possono capire fino in fondo cosa provi, che dicono la frase sbagliata, anche se in buona fede o che ti evitano e fanno finta di nulla perché non sanno come starti accanto. E così ci si ritrova a vivere un dolore che non si vede, invisibile ma che pesa come un macigno, come se si fosse in una campana di vetro in una stanza piena di gente e mentre gli altri parlano, ridono e vanno avanti, tu resti lì, con quel vuoto addosso che nessuno sembra notare. Il percorso di PMA è fatto anche di isolamento emotivo, di momenti in cui si vorrebbe solo che qualcuno senza parlare stesse semplicemente accanto per confortare. Quando si attraversa un percorso di fecondazione assistita le relazioni sociali diventano più faticose. Anche i momenti felici degli altri, come una gravidanza annunciata a sorpresa, possono diventare faticosi non perché non si è felici per loro ma perché dentro si sente un vuoto ed è normale, quindi, che si scelga di tirarsi un po’ indietro e che si mettano dei confini che permettono di evitare certi discorsi.

La Gravidanza Dopo l'Infertilità: Una Nuova Serie di Sfide
La fine di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) può essere una fase critica per la coppia. L’attesa genera ansia e paure a causa dell’impossibilità di prevedere e controllare il risultato. È un tempo carico sia di speranze sia di timori per un possibile fallimento. Quando il trattamento va a buon fine, coloro che si confrontano con un successo provano da una parte gioia e soddisfazione perché il desiderio di concepire un figlio si sta per avverare, ma dall’altra spesso vivono preoccupazioni eccessive durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino.
La "Gravidanza Premio" e le Sue Ambiguità
La gravidanza dopo un’esperienza di infertilità è spesso vissuta come “gravidanza premio”: gioia, soddisfazione ma anche ansia e angoscia della perdita che rendono non solo la gravidanza, ma anche il periodo successivo alla nascita del figlio, particolarmente faticosi da affrontare e da gestire. È un evento che coinvolge eccessivamente anche per i rischi che la contraddistinguono, poiché è stato impiegato un tempo lungo per ottenerla, è costata un investimento emotivo, un dispendio di energie fisiche e psichiche, ma anche economiche e mediche. La brusca transizione da uno stato prolungato d’infertilità ad uno potenziale di genitorialità è un compito difficile perché richiede una rapida ridefinizione dell’identità e una ristrutturazione interna. La veloce successione con cui la gravidanza arriva a termine rispetto ai lunghi anni di tentativi per ottenerla, e quindi l’identità dei pazienti deve adeguarsi in un tempo relativamente breve alla condizione di attesa di un figlio.

Le reazioni alla gravidanza dopo un’esperienza di infertilità tendono a collocarsi tra due estremità. Da una parte il diniego e l’evitamento (negazione/rifiuto): ci sono donne che negano la gravidanza, non seguono le prescrizioni mediche e non riescono a prestare le cure prenatali appropriate per diversi mesi. Dall’altra parte ci può essere un atteggiamento ipervigile: si evidenzia uno stato di paura esagerata per ogni minimo e insignificante sintomo; sono donne che in preda a paure eccessive contattano in continuazione il medico per ricevere rassicurazioni circa l’evoluzione della gestazione. L’ansia compare perché le donne vivono la gravidanza come un “periodo di attesa di una perdita”, un allarme per la possibile e imminente minaccia di aborto e la scarsa fiducia nella nascita del figlio. Sono in costante allarme per un possibile segnale che annunci un aborto imminente, perché incapaci di credere di poter mettere al mondo un figlio.
La Transizione alla Genitorialità e le Sue Complessità
Le donne con alle spalle un’esperienza di infertilità tendono ad effettuare più controlli e sono più ansiose, depresse e arrabbiate con se stesse rispetto alle donne fertili. La storia di una donna infertile può essere anche la storia di una donna che ha subito molte perdite importanti nella vita, e quando si ottiene la gravidanza è facile idealizzarla e fare fantasie su un bambino che sarà perfetto o sull’essere una madre speciale. Queste donne, inoltre, vivono e descrivono la gravidanza solamente in termini di esperienza gratificante e appagante, mentre negano le difficoltà psicologiche e fisiche di questo stato. In realtà vivono l’attesa del figlio con più difficoltà, appaiono meno interessate a documentarsi sulla nascita del bambino e sull’esperienza di genitorialità e sono meno predisposte a leggere o a partecipare ai corsi di preparazione alla nascita. Comunicano poco con i loro bambini in pancia e ritardano tutti i preparativi per la nascita del bebè. Controllano ogni aspetto della loro gravidanza con lo sforzo di distanziarsi dai normali sentimenti d’inquietudine e ambivalenza.
La fase di transizione alla genitorialità e l’adattamento al nuovo ruolo genitoriale in queste coppie può risultare più complessa e faticosa: risente di tutti gli anni passati nell’esperienza dell’infertilità e delle possibili precedenti perdite. La futura madre si sente ancora in bilico tra delinearsi infertile o incinta, non riesce a viversi come una donna in gravidanza come tutte le altre, poiché l’esperienza che ha appena vissuto (trattamenti medici e possibili perdite) la fanno sentire diversa. Per questo difficilmente legano con altre donne in attesa che non possono condividere con loro l’esperienza dell’infertilità, che si lamentano di qualsiasi cosa, perché pensano che non possano capire le fatiche che hanno attraversato per avere un figlio.
Tecniche PMA
Nel dopo parto queste madri presentano una minore autostima e più sfiducia circa la loro abilità di prestare un adeguato accudimento al neonato. Si conferma la presenza nelle coppie precedentemente infertili non solo di sentimenti di ipervigilanza o di evitamento, ma anche una minore preparazione alla transizione verso la genitorialità. Le madri che hanno concepito attraverso la fecondazione in vitro è più probabile che sviluppino un attaccamento forte al bambino, che rende più difficile il processo di separazione ed individuazione tra genitore e figlio. Queste coppie presentano più difficoltà ad adattarsi alla condizione di genitorialità (almeno fino al primo anno di età). Le donne si percepiscono meno abili nel ruolo materno e ricercano più rassicurazioni sulla salute dei loro figli. Spesso sono determinate a essere genitori perfetti, valutano il figlio come un bene troppo prezioso da cui dipende la felicità del nucleo familiare (il bambino come cura per ogni ferita psicologica causata dalle difficoltà riproduttive) e si sentono responsabilizzati enormemente verso di lui.
Il Ruolo Cruciale del Supporto Psicologico
L’infertilità è un fenomeno complesso ad origine multifattoriale, e pertanto necessita di essere analizzato in tutte le sue sfaccettature. Tralasciare la componente psicologica nella diagnosi e nelle cure a discapito degli aspetti medici, significa trascurare e negare le emozioni che le coppie portano, favorendo le condizioni che possono influenzare negativamente gli esiti delle procedure mediche e riducendo le probabilità di successo di una terapia. Lo stress infertilità-correlato è infatti risultato associato in modo significativo allo scarso successo dei trattamenti.
L'Approccio Integrato Medico-Psicologico
Un approccio integrato medico-psicologico al trattamento dell’infertilità, ampiamente diffuso negli Stati Uniti ed in molti Paesi europei, potrebbe costituire la base per un lavoro più proficuo, sia per la coppia, sia per l’equipe multidisciplinare, facilitando il lavoro di tutti gli specialisti in campo. L’importanza del supporto e della consulenza psicologica come parte integrante di tutto il percorso di procreazione medicalmente assistita è stata sottolineata anche dal Consiglio Superiore della Sanità. Le Linee guida pubblicate ad aprile 2008, ad integrazione della legge 40 del 2004, introducono tra le varie novità l’obbligo per ogni centro di PMA di prevedere la possibilità di consulenza e supporto psicologico per le coppie che ne abbiano necessità, che devono essere resi accessibili in tutte le fasi dell’approccio diagnostico-terapeutico dell’infertilità, ed anche dopo che il processo di trattamento è stato completato. Le Linee guida evidenziano inoltre come la consulenza debba essere proposta a tutti, e che tale offerta debba essere inserita nella cartella clinica al pari di qualsiasi altro intervento medico. L'Ansa riporta la notizia che il 40% delle coppie che inizia un percorso di PMA abbandona il processo in corsa, a sottolineare come questi percorsi si rivelino lunghi, incerti e faticosi da un punto di vista emotivo e relazionale sia per la donna che per l’uomo. Diventa perciò fondamentale rendere tale percorso meno doloroso, attraverso un accompagnamento psicologico prima, durante e dopo un trattamento di riproduzione assistita.
Le Modalità di Supporto Psicologico
Il sostegno psicologico nella PMA si articola in tre principali modalità, pensate per rispondere ai bisogni specifici delle coppie nei diversi momenti del percorso, secondo le linee guida internazionali per i centri di PMA redatte dalla European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE).

- Decision Making Counseling: Aiuta la coppia a prendere decisioni informate e consapevoli sulle opzioni disponibili. Ad esempio, può essere utile quando si deve scegliere tra fecondazione omologa o eterologa, o valutare se proseguire dopo diversi tentativi falliti. Questo counseling offre uno spazio neutro dove esplorare dubbi, paure e aspettative, favorendo una scelta condivisa e serena.
- Support Counseling: Si concentra sul fornire sostegno emotivo durante le fasi più stressanti del trattamento. Un esempio pratico è l’accompagnamento durante l’attesa dei risultati o nei momenti di ansia legati agli esiti dei test. Questo tipo di counseling può aiutare a normalizzare le emozioni, ridurre il senso di isolamento e rafforzare la resilienza della coppia.
- Therapeutic Counseling: Interviene quando emergono difficoltà psicologiche più profonde, come ansia persistente, depressione o conflitti di coppia. In questi casi, il percorso terapeutico può includere tecniche di gestione dello stress, rielaborazione del lutto per la mancata genitorialità naturale o sostegno nella ridefinizione del progetto di vita.
Queste modalità, spesso integrate tra loro, permettono di adattare il sostegno psicologico alle esigenze specifiche di ogni coppia, accompagnandola in modo personalizzato lungo tutto il percorso di PMA.
I Benefici del Supporto Psicologico
Numerosi studi hanno evidenziato che il sostegno psicologico durante la PMA può apportare benefici sia a livello individuale che di coppia. Un percorso di sostegno può aiutare a gestire le emozioni intense, contribuendo a ridurre i livelli di ansia e favorendo una maggiore serenità durante le fasi del trattamento. Inoltre, si osserva un miglioramento della qualità della vita: le persone seguite da uno psicologo spesso riferiscono una migliore percezione del proprio benessere, sia nella vita quotidiana che nella relazione di coppia. Alcuni studi suggeriscono che la riduzione dello stress può essere associata a un impatto positivo sugli esiti della PMA, migliorando l’aderenza ai trattamenti e la motivazione a proseguire (Gameiro et al., 2015). Il supporto psicologico può anche aiutare a superare i momenti di sconforto, contribuendo a ridurre il rischio che la coppia interrompa prematuramente il percorso di PMA.
È auspicabile una continuità di supporto anche nella fase della genitorialità ma ancora troppo spesso l’obiettivo rimane quello del “bambino in braccio” e si tende a non considerare nessuna ulteriore conseguenza possibile. È perciò fondamentale offrire supporto psicologico alle coppie infertili anche nel momento di successo di un trattamento di riproduzione assistita. Per facilitare l’adattamento alla gravidanza e la preparazione alla genitorialità una importante area da sostenere nella coppia infertile che giunge alla gravidanza è quella della sessualità, pesantemente condizionata dagli anni di cicli di PMA. Lo psicologo può aiutare nel ritrovare un’intimità sessuale, incoraggiando la comunicazione di questi temi tra i partner, favorendo il recupero della confidenza anche se, frequentemente, vengono manifestati timori rispetto ai rapporti sessuali in gravidanza, anche quando ottenuta naturalmente.
Tecniche PMA
Strategie Pratiche per la Gestione Emotiva
Affrontare la PMA può mettere a dura prova l’equilibrio emotivo della coppia. Ecco alcune strategie pratiche, suggerite dagli psicologi specializzati in sostegno alla fertilità, per gestire meglio lo stress e le emozioni durante questo percorso:
- Comunicazione aperta: Parlare apertamente dei propri sentimenti con il partner può aiutare a rafforzare il legame e a sentirsi meno soli. Può essere importante condividere paure, speranze e delusioni senza giudizio.
- Ritrovare momenti di normalità: Dedicare tempo ad attività piacevoli e non legate al percorso di PMA (come una passeggiata, un hobby o una serata tra amici) può aiutare a ridurre la tensione e a mantenere un senso di normalità.
- Tecniche di rilassamento: Pratiche come la respirazione profonda, la mindfulness o il rilassamento muscolare progressivo possono essere utili per gestire l’ansia e favorire il benessere psicofisico.
- Stabilire piccoli obiettivi: Suddividere il percorso in tappe più gestibili può aiutare a non sentirsi sopraffatti e a celebrare ogni piccolo traguardo raggiunto.
- Chiedere aiuto quando serve: Rivolgersi a uno psicologo specializzato in PMA può offrire uno spazio sicuro dove elaborare le emozioni e trovare strategie personalizzate per affrontare le difficoltà.
Integrare queste strategie nella quotidianità può rendere il percorso di PMA più sostenibile e aiutare la coppia a mantenere un equilibrio emotivo anche nei momenti più complessi.
La Fine del Percorso: Successo e Fallimento
La fine di un trattamento è un momento delicato. Quando il trattamento non va a buon fine, la coppia è chiamata a confrontarsi nuovamente con un insuccesso che provoca sofferenza, la cui entità dipende molto dalla storia della coppia, dal tipo di personalità dei soggetti coinvolti e dal numero di tentativi falliti in precedenza. Seppur ancora lontani dal costituire una cultura condivisa nel rispetto delle specifiche professionalità, un approccio integrato medico-psicologico al trattamento dell’infertilità, ampiamente diffuso negli Stati Uniti ed in molti Paesi europei, potrebbe costituire la base per un lavoro più proficuo, sia per la coppia, sia per l’equipe multidisciplinare, facilitando il lavoro di tutti gli specialisti in campo.
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