La Placenta: Organo Vitale e Dinamico nello Sviluppo Umano

La placenta, organo temporaneo che si forma a partire dalla quarta settimana di sviluppo dell’embrione, è il principale legame tra mamma e bimbo ed ha il compito di proteggere il feto, nutrirlo e supportarne lo sviluppo nel corso del tempo. Essa collega il sistema circolatorio del concepito e della donna gravida e funge da "barriera" di separazione tra l'ambiente amniotico del feto e l'ambiente della cavità uterina. L'importanza a livello tassonomico, evolutivo e di conseguenza funzionale di questo importante organo, attraverso il quale avvengono gli scambi tra il corpo materno e l'embrione, è fondamentale. La placenta è un organo deciduo, quindi temporaneo, che si forma nell'utero durante la gravidanza; ha origine sia dal corpo della mamma, per la precisione da modifiche dell’endometrio, sia dall’embrione. La sua formazione è un processo biologico complesso che trasforma il rapporto tra due organismi in un sistema di scambio integrato e vitale.

rappresentazione schematica dello sviluppo della placenta e del feto nell'utero

Origine ed Evoluzione del Processo di Impianto

Subito dopo la fecondazione, che avviene nelle Tube di Falloppio, l'ovulo fecondato - chiamato zigote - inizia la sua marcia di avvicinamento all'utero, durante la quale subisce una serie di divisioni cellulari. Cinque o sei giorni dopo, lo zigote - ora costituito da una sfera cava formata da 100 cellule circa, detta blastocisti - raggiunge la cavità uterina. Intorno al settimo giorno inizia l'impianto (o annidamento) della blastocisti nell'endometrio, grazie al rilascio di particolari enzimi proteolitici da parte della blastocisti stessa. Questa, dopo esservi penetrata, viene completamente avvolta dall'endometrio (dodicesimo giorno) e continua il suo sviluppo.

Le cellule embrionali che diventeranno placenta iniziano a formare propaggini digitiformi, dette villi coriali, che penetrano nell'endometrio vascolarizzato materno rilasciando enzimi che corrodono le pareti dei vasi sanguigni. Da questo momento in poi numerosi villi andranno incontro ad ulteriori ramificazioni e trasformazioni strutturali, affondando ancor più nella mucosa uterina, fino ad originare un intimo sistema di scambi che, sotto il nome di placenta, unisce la madre al feto.

La porzione embrionale deriva dal corion, mentre la porzione materna della placenta è denominata "pars basalis" ed è composta dalla tonaca mucosa (endometrio) dell'utero. Durante il 14º giorno circa del ciclo mestruale, l'endometrio è soggetto a regolazione ormonale da parte dell'ovaio. Nello specifico, la formazione del corpo luteo in seguito all'ovulazione permette alla donna di possedere un livello ematico sempre più alto di progesterone, che modifica la composizione del muco cervicale, rendendolo basico e meno viscoso per consentire allo spermatozoo di risalire.

diagramma istologico dell'endometrio durante il ciclo mestruale e l'annidamento

Struttura e Maturazione Placentare

La forma base è di solito rotonda o ovale con due superfici piatte ed un margine di poco più spesso; è dotata di 2 appendici e cioè la membrana fetale ed il cordone ombelicale. Il peso può variare da 400 a 700 grammi, con un diametro che alla fine della gravidanza va dai 20 ai 30 centimetri. Lo spessore è decisamente più consistente al centro. Allo stadio di definitiva maturazione, la placenta è costituita da una porzione fetale, derivante dal corion frondoso, e da una porzione materna, derivante dalla decidua basale.

Verso il quarto-quinto mese di gravidanza, la placenta presenterà dai 10 ai 30 cotiledoni materni: essi sono delle porzioni di placenta, che vengono divise dalla presenza di setti connettivali che si dipartono dalla decidua basale. Non c’è però contatto diretto tra sangue materno e quello fetale, cioè il passaggio delle sostanze nutritive e dell’ossigeno avviene attraverso la cosiddetta barriera placentare, una membrana molto sottile che riduce al minimo la distanza tra i due flussi ematici. Feto e placenta comunicano tramite il cordone ombelicale o funicolo, mentre la madre comunica direttamente con la placenta attraverso lacune ripiene di sangue (lacune sanguigne), dalle quali "pescano" i villi coriali.

Funzioni Metaboliche e di Scambio

La funzione primaria della placenta è di permettere gli scambi metabolici e gassosi tra il sangue fetale e quello materno. Essa fornisce ossigeno al feto e allontana l’anidride carbonica, così come depura i liquidi corporei del feto, portando avanti le funzioni che spettano ai reni durante la vita intrauterina. La placenta è permeabile da parte di tantissimi nutrienti presenti nel sangue materno, dalle proteine ai trigliceridi, senza dimenticare il glucosio e alcune vitamine.

Gli scambi gassosi

Il passaggio delle sostanze non avviene solo per osmosi, cioè per differenza delle concentrazioni fra i due versanti, ma anche per veri e propri meccanismi di trasporto attivo o facilitato, piuttosto selettivo. Oltre a nutrire, la placenta funge da barriera protettiva, impedendo l'accesso ad alcuni organismi patogeni, pur rappresentando un filtro meno efficace contro determinati virus, batteri e sostanze tossiche trasmissibili al feto, come il treponema della sifilide o le sostanze cancerogene presenti nelle sigarette.

Regolazione Endocrina della Gravidanza

La placenta ha un'importantissima funzione endocrina, essenziale per il mantenimento della gestazione. Già dall’inizio del suo sviluppo, la placenta secerne l’ormone gonadotropina corionica umana (hCG), la cui frazione beta viene rilevata nei test di gravidanza. L’hCG ha un compito fondamentale: sostenere i processi di sintesi del progesterone, che partono dal corpo luteo. Attorno alla settima settimana di gravidanza, la placenta è in grado di gestire in maniera autonoma la sintesi di tutto il progesterone che serve all’embrione; di conseguenza, il corpo luteo degenera e la quantità di hCG prodotta dalla placenta si riduce. Oltre all'hCG, la placenta secerne il lattogeno placentale umano, gli estrogeni (che inibiscono la maturazione di altri follicoli), il progesterone (che impedisce le contrazioni uterine e sostiene l'endometrio) ed altri ancora, tra cui inibina, prolattina e pronenina.

Localizzazione e Difetti Placentari

La placenta può presentare diverse localizzazioni in base all'impianto dell'embrione: posteriore, fundica, anteriore, oppure laterale destra o sinistra. Quando l'embrione si impianta nella parte inferiore dell'utero, si parla di placenta bassa o, nei casi in cui essa ricopre la cervice uterina, di placenta previa. Questa condizione merita immediata attenzione medica, poiché con la dilatazione del collo dell'utero, la placenta potrebbe staccarsi, mettendo a rischio il feto. In tali casi, si opta solitamente per il parto cesareo.

I difetti placentari possono riguardare la forma (bilobata, bipartita o multilobata) o l’aderenza. Tra le condizioni di aderenza anomala troviamo:

  • Placenta accreta: si attacca troppo in profondità e con forza alle pareti dell’utero.
  • Placenta increta: penetra ancora più a fondo nella parete.
  • Placenta percreta: si estende fino agli organi vicini, come la vescica.

La placenta membranacea, invece, è un difetto dove la circonferenza si ingrandisce, occupando gran parte della parete uterina e causando, talvolta, emorragie. Il monitoraggio ecografico costante è fondamentale per prevenire complicanze come la preeclampsia o la sofferenza fetale, che spesso derivano da un deficit funzionale di questo organo.

confronto visivo tra placenta normale e placenta accreta

Il Secondamento e la Conclusione del Legame

Il distacco e l'espulsione della placenta dal feto avviene subito dopo il parto, in una fase detta secondamento. Dopo il parto, la placenta viene espulsa nella grande maggioranza dei casi in maniera spontanea a circa mezz’ora dalla nascita. Ciò avviene grazie a delle contrazioni che, pur essendo meno intense di quelle del travaglio, permettono il distacco dei cotiledoni dalle pareti uterine. In quel momento, l'utero attua un meccanismo di contrazione tetanica noto con il nome di globo di sicurezza, che ferma l'emorragia. Un mancato distacco placentare completo può portare a perdite ingenti di sangue e richiede un intervento chirurgico tempestivo. La cura della placenta, attraverso stili di vita sani, un'alimentazione corretta e l'evitamento di sostanze tossiche come fumo e alcol, rappresenta il primo atto di protezione verso il benessere del nascituro.

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