La Nascita della Democrazia Ateniese: Un Modello per il Mondo Antico

Atene, una delle più importanti polis dell’antica Grecia, ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della civiltà occidentale. Nota in tutto il mondo come la culla della democrazia, la città fu anche un faro di cultura, filosofia, arte e politica. La sua storia attraversa secoli di trasformazioni, dalle origini mitiche al dominio romano, passando per l’età dell’oro di Pericle e le guerre con Sparta. La parola "democrazia" (in greco: δημοκρατία) combina gli elementi demos (δῆμος, "popolo") e krátos (κράτος, "potere"), ed è attestata in Erodoto, la cui opera è datata tra il 440 ed il 430 a.C.; non è, invece, noto se lo storico di Alicarnasso abbia ripreso un termine già in uso in precedenza. L'ordinamento di Atene è detto 'democrazia' perché rispetta gli interessi non di una minoranza ma di tutto il popolo.

Vista dell'Acropoli di Atene

Dalle Origini Mistiche alla Polis: La Struttura Sociale e Politica Arcaica

Le prime tracce di insediamenti nell’area di Atene risalgono al periodo miceneo, intorno al XVI secolo a.C., quando l’Acropoli era probabilmente una cittadella fortificata. Con la fine della civiltà micenea e il successivo periodo oscuro, Atene riuscì a sopravvivere meglio di altre città, mantenendo una certa continuità culturale. A partire dall’VIII secolo a.C., Atene iniziò a svilupparsi come una polis, ovvero una città-stato indipendente, e nel corso dei secoli successivi ampliò il proprio territorio e la propria influenza sull’Attica. Prima del primo tentativo di governo democratico, Atene era governata da una serie di arconti o sommi magistrati, e dall'Areopago, composto da ex-arconti i quali, generalmente, erano espressione del ceto aristocratico.

La società ateniese era stratificata e profondamente escludente. Alla base c'era il concetto di cittadinanza attiva, riservata esclusivamente ai maschi adulti ateniesi, nati da padre e madre ateniesi. Solo loro potevano partecipare alla vita politica, votare in assemblea, essere eletti alle cariche pubbliche o servire come giurati nei tribunali. Accanto ai cittadini si trovavano i meteci, stranieri residenti ad Atene, spesso artigiani o mercanti, che avevano doveri fiscali ma non diritti politici. Nonostante la loro importanza economica, erano esclusi dalla sfera pubblica e non potevano possedere terre o partecipare all’Ecclesia. Una parte consistente della popolazione era costituita dagli schiavi, privi di libertà e diritti. Utilizzati nei campi, nelle miniere, nelle case private e negli uffici pubblici, gli schiavi rappresentavano una risorsa essenziale per il funzionamento della società ateniese. Alcuni potevano essere istruiti o ricoprire ruoli specializzati, ma la loro condizione restava comunque di subordinazione assoluta. Infine, le donne ateniesi, pur essendo libere, erano escluse dalla vita pubblica. Il loro ruolo era limitato alla sfera domestica, alla cura della casa e dei figli.

Raffigurazione di antichi greci in assemblea

I Primi Tentativi di Riforma: Solone e la Lotta contro l'Aristocrazia

Nel VI secolo, gli ateniesi, indeboliti dalla lotta tra le diverse fazioni ed esasperati dalla protervia dell’aristocrazia, chiamarono al potere Solone, all'epoca arconte, affinché garantisse un compromesso. In ogni caso, mediando tra le opposte fazioni, Solone riuscì ad assorbire l'aristocrazia tradizionale all'interno della cittadinanza che, composta da soggetti dotati di determinati requisiti di censo, poteva partecipare alle riunioni dell'assemblea ed essere selezionato come arconte. Dopo Solone, tuttavia, ripresero le lotte tra aristocrazia e classi medie ed il regime democratico fu rovesciato dalla tirannide di Pisistrato e dei suoi figli, Ippia ed Ipparco. Sebbene le stime della popolazione di Atene varino a seconda delle fonti, è assai probabile che nel corso del V secolo a.C., al tempo di Pericle, l'Attica ospitasse una popolazione di 250.000-300.000 persone.

Busto di Solone

La Rivoluzione di Clistene: Istituire la Democrazia

Il punto di svolta avvenne nel 508 a.C., quando Clistene attuò una serie di riforme che segnarono la nascita della democrazia ateniese. Dopo una fase di assestamento, nel 508/507 a.C., Clistene attuò una serie di riforme avendo come obiettivo il consolidamento delle istituzioni cittadine secondo un criterio politico e non più geografico. Il nuovo sistema si basava su un’organizzazione dei cittadini in tribù e sulla creazione di organi collegiali come la Boule (Consiglio dei 500) e l’Ecclesia (Assemblea dei cittadini), che permettevano una partecipazione più ampia alla vita politica. In primo luogo, Clistene sostituì le quattro tribù tradizionali con dieci nuove tribù, ognuna delle quali fu composta da tre trittie, a loro volta costituite da tre demi presso i quali venivano registrati tutti i cittadini ateniesi, di sesso maschile, che avessero compiuto i 18 anni. Abbiamo dunque dieci trittie della città, dieci della costa e dieci dell'interno. Le trittie della città comprendevano soprattutto ceti medi di commercianti, le trittie della costa le grandi famiglie aristocratiche, mentre le trittie dell'interno erano costituite da piccoli allevatori e agricoltori. Le tribù erano dunque costituite ciascuna dal raggruppamento di tre trittie ciascuna proveniente da un diverso distretto territoriale (come abbiamo detto: città, costa e interno).

Clistene trasformò gli ordinamenti politici spezzando il predominio degli aristocratici e garantendo i diritti uguali per tutti. Ogni tribù aveva un certo numero di opliti e cavalieri, e anche 50 consiglieri che componevano il cosiddetto consiglio dei 500 (50 consiglieri per ogni tribù), che sostituì il consiglio dei 400 creato da Solone. Svolgeva funzioni importanti: preparava i decreti, controllava il lavoro dei magistrati e le finanze pubbliche e gestiva la politica estera. Il consiglio dei 500 era l’organismo più importante e ne potevano far parte tutti i cittadini. I 50 pritani del consiglio dei 500 sceglievano a sorte un presidente che restava in carica un giorno. Non si poteva essere eletti per più di 2 volte, quindi ogni cittadino poteva prima o poi diventare presidente.

Statua di Clistene

Atene: la nascita della democrazia

L'Età d'Oro di Pericle: L'Apice della Democrazia Ateniese

La democrazia ateniese raggiunse il suo apice nel V secolo a.C., durante l’età di Pericle, un periodo di grande prosperità economica e culturale. La democrazia ateniese si basava sulla partecipazione diretta di tutti i cittadini alla vita politica. Tutti i cittadini avevano uguali diritti, tutti avevano piena libertà di parola, che veniva chiamata isegoria. Il politico democratico più influente fu, tuttavia, Pericle, con cui la democrazia raggiunse la sua forma più compiuta. «Il nostro sistema politico non si propone di imitare le leggi di altri popoli: noi non copiamo nessuno, piuttosto siamo noi a costituire un modello per gli altri.» La democrazia ateniese è la prima forma di governo democratica attestata nella storia. Imitato da altre città, il sistema ateniese prevedeva che un limitato numero di cittadini, adulti e di sesso maschile, dai 30.000 ai 50.000 su una popolazione di 250/300.000, potesse proporre disegni di legge e votare quelle di iniziativa di un organo esecutivo, anch'esso selezionato tra la popolazione.

Busto di Pericle

Le Istituzioni Democratiche: Ecclesia, Boule e Tribunali

L’assemblea era composta da tutti i cittadini ateniesi e si svolgeva per approvare, respingere o modificare le proposte del consiglio e per qualsiasi argomento. L’assemblea aveva il compito di eleggere 10 strateghi che comandavano l’esercito guidato da un arconte. La parola "democrazia"(in greco: δημοκρατία) combina gli elementi demos (δῆμος, "popolo") e krátos (κράτος, "potere") ed è attestata in Erodoto, la cui opera è datata tra il 440 ed il 430 a.C.; non è, invece, noto se lo storico di Alicarnasso abbia ripreso un termine già in uso in precedenza. Quella ateniese fu la prima democrazia del mondo. La democrazia ad Atene si basava sulla partecipazione diretta di tutti i cittadini alla vita politica. Tutti i cittadini avevano uguali diritti, tutti avevano piena libertà di parola, che veniva chiamata isegoria. La democrazia ateniese non era un sistema migliore di altri di governo, era semplicemente un'alternativa innovativa.

Qualsiasi cittadino poteva presentare una propria proposta all'assemblea, le cui riunioni erano, in effetti, nulla di più che dibattiti tra i singoli oratori cui seguiva una votazione di assenso o diniego mediante alzata di mano. Va aggiunto che, sebbene vi fossero presenti blocchi di opinioni, talvolta duraturi, non esistevano partiti politici veri e propri così come un sistema di governo e di opposizione. Come sovente accadeva nelle democrazie antiche, la partecipazione fisica alla riunione era requisito imprescindibile per la votazione e pertanto il servizio militare impediva l'esercizio della cittadinanza. In taluni casi, era richiesto un quorum di 6.000 voti (in particolare era in uso per le concessioni di cittadinanza); il voto avveniva mediante l'uso di pietre colorate, bianco per esprimere assenso e nero per respingere la proposta: al termine della sessione, ogni elettore gettava un sasso in un vaso di creta che poi veniva rotto dai funzionari i quali avrebbero attuato il conteggio finale. La partecipazione all'assemblea non fu sempre volontaria: infatti, nel V secolo schiavi pubblici, dopo l'inizio della deliberazione, chiudevano i punti di accesso alla Pnice con una cordicella rossa macchiata ed i ritardatari che, pertanto, per entrare erano costretti a macchiarsi le vesti, ricevevano una multa.

L'Atene di Pericle: democrazia e riforme. Storia di Pericle, il politico oratore che governò Atene nei decenni della sua massima potenza tra il 461 a.C. ed il 429 a.C. La democrazia ateniese, che si realizza pienamente tra il 461 e il 322 a.C., ha un’importanza centrale nella storia. Nonostante i limiti che si possono segnalare (esclusione di donne, stranieri, schiavi, leadership di grandi aristocratici come Pericle, estrema aggressività e forte propensione alla guerra in politica estera), rimane comunque un’esperienza assolutamente eccezionale, nella quale un numero straordinario di cittadini anche di bassa estrazione è coinvolto, si può dire quotidianamente, nell’amministrazione della propria comunità, cui dedica uno spazio importante della propria vita, con grande dedizione e passione.

I principi fondamentali sui quali si basa il modello democratico ateniese sono quattro: 1) uguaglianza, 2) sorteggio, 3) retribuzione, 4) partecipazione. 1) In linea di massima, tutti i cittadini ateniesi, qualunque fossero la loro origine familiare e il loro reddito, detengono gli stessi diritti e hanno gli stessi doveri nei confronti della comunità. Nel “manifesto” della democrazia che Tucidide fa recitare a Pericle nel discorso di commemorazione dei caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, il grande statista esplicita questo fondamentale punto: “Se in base alle leggi tutti godono di una condizione di parità nelle dispute private, per ciò che riguarda la reputazione individuale si viene preferiti per la cura degli affari pubblici, in base al credito di cui ciascuno gode in qualche campo, non in virtù di un diritto di partecipazione in misura maggiore che per la propria eccellenza; e neppure chi è povero, se è in grado di rendere buoni servigi alla città, si trova impedito dall’oscurità del suo rango”. Esistono delle eccezioni, legate al permanere - per lungo tempo, ma con un’incidenza sulla vita comunitaria sempre meno rilevante - delle classi censitarie soloniane, che impediscono ai più poveri l’accesso a poche cariche pubbliche.

2) Tutte le cariche pubbliche vengono in linea di massima attribuite per sorteggio, tanto che tale forma di selezione diviene un vero e proprio marchio di fabbrica della democrazia, con relative critiche (“chi vorrebbe scegliere il proprio medico per sorteggio?”). Il sistema istituzionale ateniese si imponeva su tre pilastri: l'assemblea o Ecclesia, composta da tutti i cittadini dotati del diritto di voto, il Consiglio dei 500 o Bulè ed infine le corti (i cui magistrati erano sorteggiati tra i cittadini aventi un'età superiore ai trent'anni). Ogni cittadino poteva presentare una propria proposta all'assemblea, le cui riunioni erano, in effetti, nulla di più che dibattiti tra i singoli oratori cui seguiva una votazione di assenso o diniego mediante alzata di mano. Va aggiunto che, sebbene vi fossero presenti blocchi di opinioni, talvolta duraturi, non esistevano partiti politici veri e propri così come un sistema di governo e di opposizione. Come sovente accadeva nelle democrazie antiche, la partecipazione fisica alla riunione era requisito imprescindibile per la votazione e pertanto il servizio militare impediva l'esercizio della cittadinanza. In taluni casi, era richiesto un quorum di 6.000 voti (in particolare era in uso per le concessioni di cittadinanza); il voto avveniva mediante l'uso di pietre colorate, bianco per esprimere assenso e nero per respingere la proposta: al termine della sessione, ogni elettore gettava un sasso in un vaso di creta che poi veniva rotto dai funzionari i quali avrebbero attuato il conteggio finale.

3) Quello relativo alla retribuzione delle cariche pubbliche è uno dei punti più delicati, e anche quello che suscita la riprovazione più diffusa negli avversari della democrazia. Alla base della società greca tradizionale, infatti, vi è il concetto che la cura della cosa pubblica, la politica, sia un’attività superiore, cui possono dedicarsi le persone in possesso del necessario tempo libero; in altre parole, che non siano costrette a lavorare per vivere. Qualsiasi diritto di partecipazione ai processi decisionali riguardanti la comunità sarebbe rimasto lettera morta, se la grande maggioranza degli interessati non avesse avuto la possibilità di partecipare. Ed ecco la soluzione, che Pericle introduce inizialmente per i giurati dei tribunali e viene estesa progressivamente alle cariche pubbliche e ai membri del Consiglio dei Cinquecento: gratificare l’impegno pubblico con un gettone di presenza, corrispondente grosso modo al modesto compenso di un lavoratore salariato non specializzato.

4) L’ultimo punto è legato al precedente. Se ogni sistema politico adottato nelle poleis presuppone una diretta partecipazione dei politai, per quanto riguarda Atene colpisce il numero delle persone coinvolte; molti studiosi hanno altresì sottolineato la particolare passione con la quale molti ateniesi si dedicano alla politica, alla partecipazione attiva al funzionamento quotidiano della macchina statale. Tutto vero, ma dobbiamo ricordare che esistono anche molti “quiet Athenians” che non hanno alcuna voglia di partecipare al grande gioco pubblico e coltivano una sorta di disgusto per i luoghi della politica, privilegiando l’apragmosyne, il disimpegno, come una virtù. Difficile, anzi impossibile fornire statistiche, ma possiamo affermare con sicurezza che i secondi, gli ateniesi tranquilli, sono in netta maggioranza. Lo possiamo affermare, per esempio, facendo notare come i partecipanti all’assemblea - prima dell’introduzione del misthos ekklesiastikos - raramente raggiungessero il numero di 6000, richiesto come quorum in varie circostanze. 6000 cittadini, lo ricordiamo, non erano che il 10 percento della popolazione maschile adulta, al momento del massimo sviluppo della città. Ma non esiste forza al mondo - crediamo - capace di convincere un contadino di Maratona o del Laurio a svegliarsi alle tre di notte per compiere un tragitto di 40-50 km in tempo per giungere di prima mattina sulla collina della Pnice, per ascoltare lunghi discorsi su argomenti che lo riguardano in misura modesta.

Ricostruzione della Pnice, luogo delle assemblee ateniesi

I Limiti della Democrazia: Esclusione e Critiche

Benché l'Atene classica sia considerata il primo esempio compiuto di democrazia, non bisogna dimenticare che solo i cittadini ateniesi adulti di sesso maschile che avevano completato l'addestramento militare (efebia) godevano del diritto di voto. Il sistema istituzionale ateniese si imponeva su tre pilastri: l'assemblea o Ecclesia, composta da tutti i cittadini dotati del diritto di voto, il Consiglio dei 500 o Bulè ed infine le corti (i cui magistrati erano sorteggiati tra i cittadini aventi un'età superiore ai trent'anni). Come si è visto, nell'assembea potevano parlare (almeno in teoria) e votare solo i cittadini maschi che avessero compiuto 18 anni, mentre gli incarichi come magistrati e giurati erano limitati ai maggiori di 30 anni. Gli stranieri non avevano diritti politici. Le donne erano escluse dalla vita politica, il loro dovere era quello di generare figli e di governare la casa. La donna doveva avere un tutore: prima il padre, poi il marito; se restava vedova passava sotto la tutela di un figlio. Le donne appartenenti a famiglie benestanti potevano uscire di casa raramente; le donne povere erano più libere. Solo a Sparta le donne godevano di una certa autonomia.

Diamo i numeri. Su un bacino di 300mila cittadini solo 30mila potevano eleggere i membri dell'assemblea (ecclesia). Diritto di proposta. Ogni cittadino maschio poteva, quindi, partecipare al principale organo democratico di Atene, l'assemblea di tutti i cittadini (ekklesia). Nel IV e V secolo a.C. la popolazione cittadina maschile di Atene probabilmente variò in un numero compreso tra 30.000 e 60.000, a seconda del periodo storico. L'assemblea si riuniva almeno una volta al mese, più probabilmente due o tre volte, sulla collina della Pnice in uno spazio dedicato che poteva ospitare circa 6000 cittadini. Qualsiasi cittadino poteva prendere la parola durante l'assemblea e quindi votare le decisioni semplicemente alzando la mano: le decisioni dell'assemblea, definitive, venivano dunque prese a maggioranza. L'assemblea aveva anche il potere di votare per ostracizzare da Atene qualsiasi cittadino che fosse diventato troppo potente e quindi pericoloso per la polis. In questi casi si svolgeva una votazione segreta in cui i cittadini potevano scrivere scritto un nome su un pezzo di ceramica rotta (ostrakon).

I critici della democrazia, come Tucidide e Aristofane, sottolinearono come non solo i procedimenti politici erano dominati da una ristretta élite, ma che il dēmos troppo spesso nei fatti veniva influenzato da oratori o leader (i cosiddetti demagoghi) che facevano leva sulle emozioni del popolo. L'accusa principale dei critici nei confronti della democrazia, come accade in fondo ancora oggi, era insomma che il popolo non avesse le conoscenze necessarie per prendere decisioni informate. E in effetti ci furono molti casi di decisioni palesemente sbagliate prese dal dēmos ateniese, come ad esempio l'esecuzione dei sei generali vincitori della battaglia delle Arginuse contro Sparta nel 406 a.C.

Ostrakon (frammento di ceramica usato per l'ostracismo)

Dalla Democrazia all'Impero e la Sconfitta

Nel V secolo a.C., Atene fu protagonista delle guerre persiane, un conflitto epico che la vide opporsi, insieme ad altre poleis greche, all’impero achemenide. Le vittorie di Maratona (490 a.C.), Salamina (480 a.C.) e Plateia (479 a.C.) alimentarono il prestigio ateniese e posero le basi per la creazione della Lega Delio-Attica, una coalizione di città greche guidata da Atene. Con il tempo, la lega si trasformò in un vero e proprio impero marittimo ateniese, che permise alla città di accumulare immense ricchezze e di finanziare la costruzione di opere pubbliche, templi e monumenti. La lunga guerra con Sparta si concluse con la sconfitta di Atene, che nel 404 a.C. dovette arrendersi e accettare l’imposizione di un governo oligarchico, noto come i Trenta Tiranni. Sebbene la democrazia fu poi restaurata, Atene non tornò mai più ai fasti del secolo precedente.

Nel corso del IV secolo a.C., Atene mantenne un ruolo culturale di primo piano, ma perse progressivamente peso politico e militare. La definitiva perdita dell’indipendenza avvenne nel 338 a.C., con la battaglia di Cheronea, in cui le forze ateniesi e tebane furono sconfitte da Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. La democrazia, che aveva prevalso durante l'età d'oro di Atene, fu sostituita da un sistema oligarchico già nel 411 a.C. Il cambiamento costituzionale, secondo Tucidide, sembrava l'unico modo per ottenere il necessario sostegno dell'Impero persiano contro Sparta e, inoltre, si pensava che il cambiamento non sarebbe stato permanente. La democrazia, anche se in una forma leggermente modificata, venne infatti ristabilita presto ad Atene. Usando le parole dello storico K.A. Raaflaub, "The Breakthrough of Demokratia in Mid-Fifth-Century Athens". Questi principi introdotti (pur con tutti i suoi limiti) dalla democrazia ateniese costituiranno i capisaldi di tutte le democrazie sorte nel mondo moderno.

Scena della battaglia di Cheronea

Eredità e Influenza della Democrazia Ateniese

L'Atene di Pericle non era una democrazia, come la intendiamo in senso moderno. Nella raffinata Atene di Pericle (495-429 a.C), culla di arte, cultura e filosofia, la democrazia non era certo come la intendiamo noi oggi. La parola "democrazia", che deriva da démos, "popolo" e da krátos, "potere", letteralmente significa "governo del popolo". Ma nel V secolo a.C. i grandi esclusi. Avevano diritto di voto solo gli uomini liberi e adulti (cioé coloro che avevano finito l'addestramento militare). Un capitolo a parte meritano le donne, che non partecipavano alla vita politica della polis: erano costrette a rimanere chiuse in un'ala della casa, il gineceo, riservato alle mogli, ai bambini e alle schiave.

La democrazia ateniese, che si realizza pienamente tra il 461 e il 322 a.C., ha un’importanza centrale nella storia. Nonostante i limiti che si possono segnalare (esclusione di donne, stranieri, schiavi, leadership di grandi aristocratici come Pericle, estrema aggressività e forte propensione alla guerra in politica estera), rimane comunque un’esperienza assolutamente eccezionale, nella quale un numero straordinario di cittadini anche di bassa estrazione è coinvolto, si può dire quotidianamente, nell’amministrazione della propria comunità, cui dedica uno spazio importante della propria vita, con grande dedizione e passione. Chiedersi se con Clistene nasca la democrazia è una domanda un po’ oziosa. Sì, secondo i solerti organizzatori di iniziative e convegni che, nel 1992, ne celebrarono i 2500 anni. No, infine, anche secondo la verisimiglianza storica. Clistene mantiene in vita, con un ruolo di fondamentale importanza, quello strumento principe del controllo aristocratico sulla vita politica che è l’Areopago, il consiglio di anziani formato dagli ex arconti; più in generale, il percorso di formazione del “modello anomalo” è un processo complesso, che si realizza per fasi, nel tempo. Difficile dunque stabilire un momento preciso dopo il quale si possa parlare di demokratia (“dominio”, kratos, del demos: un termine che, in origine, rivela, come ha notato Luciano Canfora, il carattere violento e liberticida del governo popolare) - il più plausibile è il 461 a.C., anno nel quale le riforme di Efialte e Pericle esautorano l’Areopago di gran parte dei suoi poteri, riducendo formalmente le capacità di controllo dell’aristocrazia sulla cosa pubblica.

Mappa dell'antica Atene e dell'Attica

Ad Atene viene adottato un modello compiuto tra il 461 e il 322 a.C., con due soli, brevi intervalli. “Atene, che già prima era grande, divenne ancora più grande, da quando si era liberata dai tiranni”, afferma Erodoto, stupito della crescita straordinaria, in dimensioni e potere, dell’Atene del suo tempo. I Greci contavano solo i maschi adulti; se volessimo abbozzare un confronto con una città moderna, dovremmo aggiungere altrettante donne e un numero considerevole di bambini e ragazzi, che nella struttura demografica delle città premoderne sono in numero molto maggiore che non oggi. Un primo dato su cui riflettere, un dato che - tutto sommato ingiustamente - è stato nei secoli utilizzato per sminuire l’importanza dell’esperimento democratico ateniese: esso, a ben guardare, riguarda una minoranza esigua del complesso della popolazione. Ne sono esclusi, oltre agli stranieri residenti, le donne e i numerosissimi schiavi. Non solo: con una legge del 451 a.C. Pericle limita il diritto di cittadinanza a quanti abbiano non solo il padre, ma anche la madre di origine ateniese: una restrizione non da poco, nonostante le oggettive difficoltà per stabilire con sicurezza i requisiti necessari. Pieni diritti e sarebbe ingeneroso, oltre che stupido, mettere in conto agli Ateniesi questa mancanza; in generale, ogni realizzazione deve essere giudicata con gli standard dell’epoca, e in quest’ottica il tentativo ateniese è rivoluzionario. Ma è vero, e va sottolineato, che la democrazia ateniese ha anch’essa alla sua base il principio dell’inclusione/esclusione. Fare parte della cittadinanza è, con qualunque regime, partecipare di un privilegio. Quando si tratta di risolvere controversie private, tutti sono uguali davanti alla legge; quando si tratta di anteporre una persona ad un'altra in posti di responsabilità pubblica, ciò che conta non è l'appartenenza ad una classe particolare, ma l'effettiva capacità che l'uomo possiede. Nessuno, finché ha in sé la capacità di servire lo Stato, viene tenuto nell’oscurità politica a causa della sua povertà. (Thuc. II 37.1, trad. Ugo Fantasia).

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